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lunedì 17 luglio 2017

Giorgio Ferrara autoincoronatosi a Spoleto

Non ci sarà bisogno di attendere l'uscita del film documentario sui sessant'anni del Festival fondato ed INVENTATO da Gian Carlo Menotti  per avere conferma che si chiuderà con l'autocelebrazione dell'attuale direttore del festival,  ormai da dieci anni, e che lo sarà ancora per almeno altri tre, essendovi stato appena riconfermato, Giorgio Ferrara.

Non ci sarà bisogno di attendere l'uscita del film documentario, perché ieri, a  conclusione del festival Giorgio Ferrara si è attribuito il 'Premio Carla Fendi' che nelle passate edizioni ha premiato personalità della cultura dell'arte  e dello spettacolo.
 Tutti contenti, a cominciare dal ministro Franceschini che in Ferrara ha salutato il salvatore del festival, al sindaco di Spoleto che gongola per il rinnovo dell'incarico di Ferrara per altri tre anni, il quale ha anche annunciato che  prossimamente il festival non si celebrerà solo nel periodo estivo, ma avrà propaggini ed anticipazioni anche negli altri mesi dell'anno, perché Spoleto è una città bellissima da visitarsi in qualunque stagione.

Unica nota stonata il solito  Valerio Cappelli del Corriere della Sera che, anticipando il concerto in piazza di Riccardo Muti, ha voluto rifare i conti delle presenze a Spoleto, che Ferrara  ha diramato a suo favore: come poteva il festival anche nelle sue peggiori stagioni, quelle a guida Francis Menotti, ha scritto Cappelli, fare solo 5.000 spettatori, se il solo Concerto in Piazza, sempre ambitissimo, ne prevede 2500? Se fossero vere quelle cifre vorrebbero dire che in tutte le altre giornate del festival gli spettacoli sarebbero andati deserti. Il che, anche  sotto la gestione Francis, non era vero. Questo gli ha detto a Giorgio Ferrara che canta vittoria su tutto e tutti, quando dice che lui ha portato le presenze dalle 5.000 di Francis Menotti alle 80.000 di oggi ( ed anche su queste cifre che ogni anno vengono gonfiate a piacimento,  viene il dubbio che vengano quasi sempre arrotondate per eccesso).

Ci piacerebbe che la stessa meticolosa cura nel verificare le cifre degli spettatori e degli incassi, Cappelli  la mettesse anche nei riguardi di altre istituzioni. Noi, modestamente, lo abbiamo fatto nei riguardi dell'Opera di Roma, relativamente a Caracalla, per la cui stagione ogni anno Fuortes canta vittoria  preventiva, mentre a consuntivo i conti non tornano. Ma, come si sa, i giornali hanno vita corta. Appena un giorno, e ciò che si è scritto il giorno prima non è detto che debba essere verificato il giorno dopo.

sabato 12 luglio 2014

Partito,famiglia,casta. Le cose che contano di più per gli italiani, perchè le sole che possono assicurare un futuro. I Casi di Marinelli, Muti, Boldrini

Alla fine ha vinto Giovanna Marinelli, anzi ha vinto il partito al quale appartiene, il PD attuale, ma lei nel grande partito popolare della sinistra ha sempre militato; e a tale militanza deve tutta - TUTTA - la sua carriera prima nelle stanze della politica e poi  in quelle delle istituzioni. Un tecnico che conosce l'amministrazione, l'hanno definita  in queste ore. 'Tecnico' sarebbe nella materia della quale andrebbe ad occuparsi, conoscitrice dell'amministrazione a causa della sua permanenza a capo degli uffici dell'assessorato alla cultura, sotto il regno di Gianni Borgna. Quanto ci mancherà Nicolini, quando vediamo la cultura amministrata da burocrati di partito, onesti per carità, ma burocrati e, perciò, a nostro parere, inutili.
 Ma Muti, il grande direttore, quanti amici ha, e quanto grande è la sua famiglia? La prima donanda  è stato lui stesso a suggerircela, quando abbiamo visto ben due 'concerti per un amico', il primo alla memoria di Claudio Abbado - che suo amico non era; il secondo per Candido, anch'egli suo amico, ma solo indirettamente, in quanto marito di Carla Fendi che ha restaurato il Caio Melisso di Spoleto e vi ha ospitato il concerto di Muti di questa sera, da lei offerto e pagato s'intende, in collaborazione con il Festival di Ravenna. E rispunta la famiglia, nella persona del pianista solista, che è il marito di sua figlia Chiara, che ha debuttato con lui l'anno scorso a Ravenna e quest'anno a Roma (prima Hindemith e poi Puccini), prima nel festival di mammà e dopo nel teatro di papà. Ora c'è posto anche per il genero.
 La Boldrini, presidente della Camera, si sta rivelando meno incisiva di quando era 'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati'. Oggi le sue energie sono rivolte in buona parte a difendere la casta che presiede, quella dei parlamentari e dei dipendenti della Camera dei deputati. Per i quali, parlamentari e dipendenti, tutti i tagli di Renzi, non hanno valore. Devono decidere da sè, per difendere la loro indipendenza, se un barbiere dei parlamentari debba guadagnare a fine carriera quanto guadagna un giudice. Oppone la Boldrini: guardate che i dipendenti sono persone altamente specializzate.  Scusi, signora presidente,  tutti i professori delle nostre scuole, compresi quelli universitari che, a fine carriera, guadagnano comunque molto meno dei suoi barbieri, le sembrano dei FESSI? E' bello ascoltare gli inviti alla riflessione, alla ragionevolezza, a fare sacrifici che spesso i presidenti delle camere rivolgono al paese, e poi vederli mettere sotto i piedi ogni ragionevolezza, per difendere ad oltranza privilegi, quando non addirittura vere e proprie RUBERIE. Ora basta, state attenti, un giorno il paese può esplodere. Ha sopportato già troppo.