Franceschini teme la figuraccia agli occhi del mondo per la sua riforma bocciata dal TAR, contro la quale, naturalmente, ha fatto ricorso. E teme anche per una seconda figuraccia, quella relativa alla sovrintendenza speciale del Colosseo, preventivamente bocciata, per la quale aveva già bandito una richiesta internazionale di 'manifestazione di interesse ' (concorso) alla quale avevano risposto oltre un centinaio di aspiranti. Anche questo concorso dev'essere fermato, in attesa della pronuncia dei vari tribunali che in Italia si palleggiano le decisioni: uno propone qualcosa, un altro ricorre per bocciargliela, ed il primo, a sua volta, ricorre per annullare la bocciatura. E così': come fra Camera e Senato, si va avanti per mesi, senza che mai una qualche decisione possa essere presa in Italia e dando al mondo intero l'idea ormai consolidata, che in Italia nulla sia definitivo come il provvisorio. Italia paese dell'indecisione e dell'incertezza.
Ma anche della volgarità diffusa. Di cui Franceschini non si preoccupa, mentre dovrebbe, perché si tratta della figuraccia più pesante, la più pesante in assoluto, che Lui e la sua gestione ministeriale stanno facendo agli occhi del mondo, con lo scandalo dell'opera rock, Divo Nerone, la più volgare realizzazione che il Colle Palatino abbia visto nei duemila e passa anni di storia.
Il ministero, nella persona del sovrintendente Prosperetti ( quello dei nudi del Campidoglio ricoperti, ricordiamocelo), ha concesso il sito della cosiddetta 'Vigna Barberini' sul Palatino, ad una società messa su in quarant'otto ore o giù di lì, perchè vi venisse impiantata una struttura, di abnorme grandezza, per ospitarvi un prodotto che dovrebbe rendere vivo quel luogo che , altrimenti, sarebbe 'morto', secondo le parole dell'illuminato sovrintendente che parla ovviamente in vece e per suggerimento di 'mezzodisastro' Franceschini.
Prosperetti durante un forum sull'argomento organizzato da Repubblica, ha detto che anche lui si è meravigliato della 'invasività' della struttura quando l'ha vista. E cioè dopo che è stata montata. Un palco enorme ed una platea di tremila posti ( la quale platea, dopo la anteprima ad inviti, nelle due serate successive con pubblico pagante aveva registrato rispettivamente 500 e 300 posti occupati. Rivelando, quindi, che quando ha concesso l'autorizzazione a quella società 'così e così' che aveva messo sul tavolo una 'strampalata' manciata di 'premi oscar' che vi collaboravano - uno dei quali, Bacalov ha dichiarato di essere all'oscuro della cosa e di aver scritto per quel musical solo una canzonetta, e di non averla neppure orchestrata!- o dormiva o non era sobrio o si era messo sull'attenti agli ordini del suo capo.
Di questa figuraccia Franceschini sembra non preoccuparsi, e male fa, perché questa sancisce la volgarità di coloro che hanno la responsabilità della nostra grande storia. Franceschini non si rende conto - e questo è gravissimo! - che cedendo il Palatino a quella società 'così e così' per uno spettacolo, che durerà per tutta l'estate, ha autorizzato la profanazione di quei luoghi.
Profanazione resa ancora più grave dalla volgarità dello spettacolo, opera rock, della sua musica dozzinale, come hanno avuto modo di verificare tutti coloro che l'hanno visto ed ascoltato, e che il Palatino non meritava. Uno spettacolo che in buona parte i membri di quella società 'così e così' è riuscita a far pagare alla Regione Lazio, in buona parte, senza che nessuno abbia potuto mettere bocca sulle caratteristiche del prodotto. Insomma paga e sta zitto, come si usa nelle società governate dal PIZZO!
Da anni noi andiamo gridando che certi luoghi non si possono impunemente profanare, mentre accade di sovente. Lo abbiamo segnalato in occasione del concerto 'giubilare' pagato dal ricchissimo 'pirata' malese in onore di sua moglie cantante (per la cui carriera, ha dato soldi anche all'Opera di Roma, entrando di diritto, pagando, nel CdI del Teatro). Abbiamo gridato allo scandalo quando Villa Adriana veniva messa nelle mani sacrileghe di un cosiddetto organizzatore di festival, in realtà di un procacciatore di affari ma per se steso; ed anche contro la concessione del magnifico Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, da anni occupato da concertini di bassa qualità.
Franceschini di questi spettacoli volgari dovrebbe preoccuparsi, per la figuraccia che fa fare all'Italia e a Roma nel mondo. Ma non lo fa, a meno che volgari non li ritenga, il che dovrebbe preoccupare prima che il mondo intero soprattutto gli italiani.
Ora, tra la fine di giugno e tutto luglio, a due passi dal Palatino, sotto i colossali ruderi della Basilica di Massenzio si svolgerà il festival della letteratura, fatto organizzare in extremis dalla Gaeta, prima esonerata dal visionario assessore Bergamo, quello che ha avuto dai grillini in dotazione l'assessorato nutato nella titolazione, che ora suona: 'alla ricrescita culturale'.
E gli organizzatori sono preoccupati dalle interferenze acustiche che potrebbe produrre l'opera rock dal Palatino. Ma anche questo non è nuovo a Roma. Nessuno potrà dimenticare come, a Caracalla negli anni passati si svolgesse anche il festival dell'Unità, non distante dal sito nel quale l'opera fa la sua stagione estiva, e come interferenze di ogni genere, anche di traffico, vi fossero fra le due manifestazioni.
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venerdì 9 giugno 2017
domenica 28 giugno 2015
La musica a Roma d'estate: assente o un vero disastro
Va in vacanza la musica a Roma proprio nel periodo di massima affluenza di turisti stranieri. Chi vuole ascoltare un pò di musica a Roma , d'estate, e non ha tempo per aspettare che Santa Cecilia, quella nuova di dall'Ongaro, vi provveda organizzandosi come un tempo lontano e più glorioso degli anni di Massenzio, o va fuori città, magari allontanandosi un pò dalla Capitale, va ad esempio a Spoleto, in questi giorni e nelle prossime settimane, o verso Sermoneta e Fossanova, per il Festival Pontino, o magari in Umbria o Toscana - certo distanti, ma non tanto se qualche quotidiano ( come il Messaggero) si ostina a segnalare alcuni appuntamenti addirittura sull'Amiata o dintorni - oppure deve accontentarsi delle mezze cose che Roma ospita da anni, con la complicità degli amministratori che, anche in questa stagione, si stanno rivelando al peggio, compresa la disastrosa Marinelli, agli ordini di Marino che, nel settore della cultura, come in quello delle buche e della' zozzeria' di Roma, supera 'mezzodisastro' Franceschini.
Insomma il turista che, a Roma, in una sera d'estate, volesse ascoltare della musica, tolte le tre scoordinate serate di Santa Cecilia, all'Auditorium, deve contentarsi di quelle che, da tempo lo andiamo denunciando, vengono ospitate in uno dei luoghi magici di Roma, il Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, affidate, da tempo immemorabile, al m. Carotenuto ed al suo ensemble orchestrale ( International Chamber Ensemble), con il quale vi fa di tutto ogni estate, mentre dovrebbe diventare una sorta di palcoscenico 'alto' del barocco musicale.
Oppure approfittare del festival ( Rome Opera Festival) che il m. Fritz Maraffi organizza, anch'egli da tempo immemorabile, nei cortili dei palazzi nobiliari romani, ed un tempo a san Clemente, uno dei gioielli dell'architettura sacra paleocristiana, mentre in questa stagione a Via IV Novembre.
Perchè non si riesce mai ad organizzare qualcosa di significativo ed all'altezza dei luoghi nei quali viene ospitato? Roma non lo merita?
Del Festival di Villa Adriana, a Tivoli, s'è persa ogni traccia, quantomeno l'edizione di quest'anno di tracce non ne ha ancora lasciate, perchè quasi sicuramente è stato cancellato, a favore di 'Luglio Suona Bene' organizzato da Fuortes e che si svolge nella cavea dell'Auditorium e a Caracalla, per rendere più appetibile la stagione d'opera non appetibilissima, secondo le vedute lungimiranti e competenti di Fuortes che vi ha trasferito un pò di big con il compito di fare da richiamo per il grande pubblico, a suo parere non attratto dal melodramma, come lo è quel ricco industriale malese che ha appena donato all'Opera un milione di Euro, e promette di farlo anche per gli anni a venire, e che per questo è entrato nel CdI del Teatro della capitale, salvo che non ci ripensi anche perchè rompe il fidanzamento con la giovane cantante lirica di origini italiane.
Poi, senza voler infierire ancora sulla povera ditta 'Marino & Marinelli', in questi giorni lo storico edificio della Zecca, in Piazza Verdi, prima di diventare un hotel di lusso, si apre alla musica, gestito dall'Accademia di Francia, E con che? Con dj e musica leggera. E solo perchè lasciando ad altri non si hanno responsabilità organizzative. A che punto arriva l'incapacità di governare.
Stesso discorso vale per la lunga estate al Museo degli Strumenti musicali, a Santa Croce in Gerusalemme. 'Musica al Museo' hanno intitolato la rassegna che sembra 'Estate rock alle Capannelle' per la festa di noantri. Vergogna su vergogna di cui la povera ditta non si rende neanche conto.
E poi, il povero turista, se proprio lo desidera, può anche andare a sentire musica da 'camera' ( da 'fiume') sulle rive del Tevere, augurandosi che un novello Mosè fermi lo scorrere non silenzioso dell'acqua, dove sono stati costretti ad esibirsi i 'migliori' allievi del Conservatorio romano. I migliori nelle condizioni peggiori.
Questa è la tristissima condizione della musica a Roma. d'estate. Senza vergogna.
Insomma il turista che, a Roma, in una sera d'estate, volesse ascoltare della musica, tolte le tre scoordinate serate di Santa Cecilia, all'Auditorium, deve contentarsi di quelle che, da tempo lo andiamo denunciando, vengono ospitate in uno dei luoghi magici di Roma, il Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, affidate, da tempo immemorabile, al m. Carotenuto ed al suo ensemble orchestrale ( International Chamber Ensemble), con il quale vi fa di tutto ogni estate, mentre dovrebbe diventare una sorta di palcoscenico 'alto' del barocco musicale.
Oppure approfittare del festival ( Rome Opera Festival) che il m. Fritz Maraffi organizza, anch'egli da tempo immemorabile, nei cortili dei palazzi nobiliari romani, ed un tempo a san Clemente, uno dei gioielli dell'architettura sacra paleocristiana, mentre in questa stagione a Via IV Novembre.
Perchè non si riesce mai ad organizzare qualcosa di significativo ed all'altezza dei luoghi nei quali viene ospitato? Roma non lo merita?
Del Festival di Villa Adriana, a Tivoli, s'è persa ogni traccia, quantomeno l'edizione di quest'anno di tracce non ne ha ancora lasciate, perchè quasi sicuramente è stato cancellato, a favore di 'Luglio Suona Bene' organizzato da Fuortes e che si svolge nella cavea dell'Auditorium e a Caracalla, per rendere più appetibile la stagione d'opera non appetibilissima, secondo le vedute lungimiranti e competenti di Fuortes che vi ha trasferito un pò di big con il compito di fare da richiamo per il grande pubblico, a suo parere non attratto dal melodramma, come lo è quel ricco industriale malese che ha appena donato all'Opera un milione di Euro, e promette di farlo anche per gli anni a venire, e che per questo è entrato nel CdI del Teatro della capitale, salvo che non ci ripensi anche perchè rompe il fidanzamento con la giovane cantante lirica di origini italiane.
Poi, senza voler infierire ancora sulla povera ditta 'Marino & Marinelli', in questi giorni lo storico edificio della Zecca, in Piazza Verdi, prima di diventare un hotel di lusso, si apre alla musica, gestito dall'Accademia di Francia, E con che? Con dj e musica leggera. E solo perchè lasciando ad altri non si hanno responsabilità organizzative. A che punto arriva l'incapacità di governare.
Stesso discorso vale per la lunga estate al Museo degli Strumenti musicali, a Santa Croce in Gerusalemme. 'Musica al Museo' hanno intitolato la rassegna che sembra 'Estate rock alle Capannelle' per la festa di noantri. Vergogna su vergogna di cui la povera ditta non si rende neanche conto.
E poi, il povero turista, se proprio lo desidera, può anche andare a sentire musica da 'camera' ( da 'fiume') sulle rive del Tevere, augurandosi che un novello Mosè fermi lo scorrere non silenzioso dell'acqua, dove sono stati costretti ad esibirsi i 'migliori' allievi del Conservatorio romano. I migliori nelle condizioni peggiori.
Questa è la tristissima condizione della musica a Roma. d'estate. Senza vergogna.
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giovedì 26 giugno 2014
A Roma non servono i Rolling Stones, semmai il contrario
Il recente Concerto dei Rolling Stones
al Circo Massimo ha riproposto la questione della concessione di
spazi pubblici per manifestazioni di privati, come il concerto romano
al quale hanno partecipato 70.000 persone circa, e che ha reso
complessivamente agli organizzatori la considerevole somma di quasi
7.000.000 di Euro. Sette milioni di Euro, avete letto bene. Ma non è
su questo che si discute, bensì sul costo per gli organizzatori
dell'affitto di uno spazio pubblico dalla storia e monumentalità
straordinarie, universalmente riconosciute.
In tale circostanza il sindaco Marino
è apparso come persona che non è a conoscenza del valore del bene
che amministra, il Circo Massimo, che ha ceduto ai Rolling Stones al
costo di neppure 7.000 Euro. Quasi gratis. S'è giustificato che s'è
attenuto alle tariffe, anomale, ma in vigore, ed ha aggiunto a
parziale giustificazione per non aver richiesto un compenso più
adeguato ( i giornali, fra cui il Messaggero, hanno riportato i costi
di analoghe manifestazioni in altre capitali europee, dai quali si
evince che sono per lo meno venti o trenta volte superiori, nel
peggiore dei casi), che l'indotto del concerto, a vantaggio della
città di Roma ( dei privati, Marino!), raggiungeva la considerevole
somma – da molti contestata - di 25.000.000 di Euro. E poi lui e
qualche assessore o sindaco di municipio consideravano che Roma aveva
bisogno di un evento simile, almeno una volta l'anno.
Al sindaco Marino si potrebbe far
notare che il Campidoglio, dove si doveva svolgere l'adunanza ROM,
che poi è saltata, veniva concesso a 6.000 Euro, e solo per
qualche ora, a differenza di ciò che è accaduto al Circo Massimo,
con la sua vastissima superficie, occupato per quasi una settimana
per l'allestimento ed il suo smantellamento); ed anche che le varie
sale dell'Auditorium vengono concesse a cifre di parecchio superiori
a quella richiesta per il Circo Massimo.
Ma qui, oltre all'adeguamento del
valore economico dello sfruttamento di simili spazi, si vuole tornare
sul problema della concessione di spazi pubblici, quasi sempre di
grande valore storico ed architettonico, per manifestazioni che non
sono sempre all'altezza.
Sgombriamo subito il terreno
dall'opinione che qualunque cosa vi si faccia in detti spazi è
benvenuta perchè toglie ad essi l'aspetto museale, funereo, e li
rende nuovamente vivi. E' tale concezione assolutamente contraria ad
ogni logica che vuole detti spazi ospitare manifestazioni sempre
degne del loro passato e nel rispetto delle caratteristiche e della
monumentalità che, se non sfugge a nessuno dei visitatori stranieri,
non è ancora entrata nella mentalità di chi questi spazi pubblici
gestisce in Italia.
Esempi passati lo dimostrano senz'
ombra di dubbio. Quando negli anni Ottanta l'Arena di Verona portò
l'Aida alle Piramidi, ci fu una sollevazione internazionale per lo
sfregio, anche materiale, che le strutture spettacolari avevano
recato allo storico sito, mentre non v'è stata analoga
sollevazione, quando recentemente la Galleria Borghese di Roma ha
ospitato una cena di gala per raccogliere fondi in favore della
galleria medesima, ma che, per l'allestimento del catering il
piazzale antistante la galleria era stato deturpato. Lì sì è
voluto omaggiare la casta dei ricchi, potenti e mondani; al Circo
Massimo, la casta della 'ggente. Il risultato è lo stesso: uso
improprio di luoghi sacri alla storia, alla identità ed alla cultura
di un paese, con danni anche materiali, opportunamente occultati.
Ma c'è da aggiungere un altro
elemento, decisivo. Negli ultimi anni, e non solo in questi – come
abbiamo più volte segnalato – luoghi sacri per la nostra storia e
cultura s vengono regolarmente affittati per manifestazioni indegne
di essi, per lo meno non all'altezza del loro valore anche simbolico.
E non entriamo nella discussione di quanto venga fatto valere, da
parte dell'amministrazione, il loro conseguente valore commerciale.
Abbiamo più volte segnalato come
Villa Adriana di Tivoli abbia ospitato manifestazioni inqualificabili
del cosiddetto Festival EuroMediterraneo, e per diversi anni; e come
lo stesso Colosseo, monumento simbolo dell'Italia e di Roma, sia
stato concesso negli ultimi anni solo a Franco Mannino, per
l'esecuzione di una sua messa, a Paul Mc Cartney per un concerto
sponsorizzato da una nota industria ed, infine a Bocelli, per
raccogliere fondi per il Conservatorio dell'Aquila, i cui fondi,
qualche dopo il direttore del Conservatorio ancora reclamava;
potremmo aggiungere anche a questo elenco di inadeguati ed
inappropriati usi di luoghi storici, il gioiello del Cortile di
Sant'Ivo alla Sapienza, o il Chiostro del Bramante o Piazza del
Popolo offerta a Mediaset, da qualche anno, per un festival popolare.
Per la concessione a prezzi modici di questi luoghi vale anche la
comune appartenenza politica di amministratori ed organizzatori; in
particolare le Chiese e Basiliche romane, vengono concesse solo ad
organizzatori specializzati in manifestazioni dozzinali e,
contemporaneamente, in impeccabili baciamano ai prelati preposti.
Noi ci ostiniamo a sperare che la
svendita ed il cattivo uso di luoghi sacri alla nostra identità un
giorno possano cessare.
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martedì 10 giugno 2014
fatece largo che passamo noi....
Ieri è stato inaugurato sull'appia antica un altro importantissimo sito archeologico, all'interno del quale c'è anche il mausoleo di Romolo. Non ci sbagliamo, vero? Perdonateci, non siamo archeologi.
Chi l'ha fatta l'inaugurazione ? Marino, naturalmente, in compagnia del nuovo sovrintendente Presicce. A far da cornice all'avvenimento, dopo il taglio del nastro, il Coro femminile Aureliano - ci sa tanto che di secondo cognome fa 'sinistra' - ha cantato canti della tradizione popolare romana. Solo degli analfabeti possono mettere insieme cose tanto diverse. E non è l'unico schiaffo alla grande storia romana. Poco distante da lì c'è un altro luogo importante, che ha a che fare con la storia della famiglia dei Quintili, dove da anni viene ospitato un festivalino commerciale, tre o quattro concerti in tutto, di varia umanità e stupidità, sotto l'etichetta che richiama il grande mare nostrum, affidata alle cure pasticcione di un tale che tante volte abbiamo segnalato per i casini che ha combinato qui ed anche in Sicilia, perchè - sia nell'una che nell'altra regione - gli vengono offerti luoghi sacri per la storia e la cultura di questo paese, lasciando che li profani con le sue dilettantesche operazioni.
E, infine, a proposito di festivals. ci stiamo domandando che Fuortes non possa avere una crisi di nervi, causa superlavoro a seguito di superkilometraggio, nel corso di queste vacanze. Perchè? Lui sovrintende contemporaneamente al Festival di Caracalla, come sovrintendente del famoso Teatro dell'Opera di Roma, ancor più famoso da quando ha aggiunto alla sua deminizazione anche quella di 'Capitale'; sovrintende pure al festival 'Luglio suona bene, e Agosto si riposa' ospitato nella Cavea dell'Auditorium ed organizzato da Musica per Roma, di cui lui è amministratore delegato; e, infine, al FestiVAl ( quel VA sta per Villa Adriana, a Tivoli: il festival la famosa villa l'aveva nel destino) di Villa Adriana, organizzato da Musica per Roma, di cui Fuortes è ancora amministratore delegato.
C'erano tempi in cui uno le cose le faceva una alla volta - bei tempi - e poteva farle bene.
Chi l'ha fatta l'inaugurazione ? Marino, naturalmente, in compagnia del nuovo sovrintendente Presicce. A far da cornice all'avvenimento, dopo il taglio del nastro, il Coro femminile Aureliano - ci sa tanto che di secondo cognome fa 'sinistra' - ha cantato canti della tradizione popolare romana. Solo degli analfabeti possono mettere insieme cose tanto diverse. E non è l'unico schiaffo alla grande storia romana. Poco distante da lì c'è un altro luogo importante, che ha a che fare con la storia della famiglia dei Quintili, dove da anni viene ospitato un festivalino commerciale, tre o quattro concerti in tutto, di varia umanità e stupidità, sotto l'etichetta che richiama il grande mare nostrum, affidata alle cure pasticcione di un tale che tante volte abbiamo segnalato per i casini che ha combinato qui ed anche in Sicilia, perchè - sia nell'una che nell'altra regione - gli vengono offerti luoghi sacri per la storia e la cultura di questo paese, lasciando che li profani con le sue dilettantesche operazioni.
E, infine, a proposito di festivals. ci stiamo domandando che Fuortes non possa avere una crisi di nervi, causa superlavoro a seguito di superkilometraggio, nel corso di queste vacanze. Perchè? Lui sovrintende contemporaneamente al Festival di Caracalla, come sovrintendente del famoso Teatro dell'Opera di Roma, ancor più famoso da quando ha aggiunto alla sua deminizazione anche quella di 'Capitale'; sovrintende pure al festival 'Luglio suona bene, e Agosto si riposa' ospitato nella Cavea dell'Auditorium ed organizzato da Musica per Roma, di cui lui è amministratore delegato; e, infine, al FestiVAl ( quel VA sta per Villa Adriana, a Tivoli: il festival la famosa villa l'aveva nel destino) di Villa Adriana, organizzato da Musica per Roma, di cui Fuortes è ancora amministratore delegato.
C'erano tempi in cui uno le cose le faceva una alla volta - bei tempi - e poteva farle bene.
sabato 12 aprile 2014
Facce note al FESTIL-VA ( Villa Adriana)
Dopo due anni di sospensione torna, d'estate, il FestilVA( Villa Adriana) di Tivoli e torna nelle mani rassicuranti ed organizzate di Musica per Roma, che sono mani sante rispetto a quelle in cui era stato praticamente buttato in precedenza, senza che nessuno si alzasse a gridare allo scandalo di uno dei più grandi monumenti, profanato da una programmazione un pò troppo personale, raffazzonata, paesana, sottoposta a cambiamenti anche all'ultimo minuto. Adesso questo non accadrà più. E forse la ragione per cui tre anni fa ed ora si ricorre alla collaudata macchina da guerra di Musica per Roma è proprio questa, oltre naturalmente alla appartenenza politica; non dimentichiamola. Musica per Roma assicura organizzazione. Certo, però , propone la stessa minestra della sede centrale. Basta andare a vedere la programmazione invernale o quella estiva precedente e presente, per trovarvi le stesse facce - sia chiaro, tutte presentabili e degne di essere riviste - anche a Tivoli. In pratica Musica per Roma non fa che allargare la tournée dei cavalli della sua scuderia. Si dirà che questo - forse - promette sconti sui costi degli artisti e delle produzioni, ma a quale prezzo? Al prezzo di vedere troppo le stesse facce, alcune anche decotte, e di restringere troppo il mercato degli spettacoli, affidandone la gestione a poche mani pigliatutto. E così la creatività, la fantasia, la diversità viene mortificata e calpestata.
Se si esamina il raggio di azione e di potere di Musica per Roma vengono fuori dati poco consolanti: Musica per Roma ha lo stesso amministratore delegato dell'Opera di Roma - Fuortes ha ammesso anche lui che trattasi di una situazione straordinaria che dovrà finire! - ; lo stesso amministratore gestisce anche il Festil VA di Tivoli; ha avuto in dono la gestione di 'Suona Italiano' in Francia, dagli stessi organizzatori di 'Suona Francese' in Italia, che sono poi gli stessi, cioè a dire Oscar Pizzo che gestisce il francese e l'italiano, per conto di Musica per Roma, sotto l'egida dell'Ambasciata di Francia a Roma e che fa anche 'Contemporanea' e che Fuortes aveva chiamato, come collaboratore, anche a Bari. Fino a qualche mese fa in questa morsa di potere c'era anche il Petruzzelli di Bari. Non è troppo?
Ma forse conviene non sottovalutare gli aspetti positivi di questa concentrazione di potere che fa incontrare i protagonisti più d'una volta a stagione. Come, ad esempio, il piccolo miracolo che questo FestilVA di Tivoli ha fatto facendo riconciliare, in seno a Musica per Roma, il Pizzo con Barbieri Guido, un tempo manovratori in tandem della rassegna 'Contemporanea' , ancora di Musica per Roma. Si vedrà a Tivoli, lo spettacolo da loro ideato, ma anche a Ravenna, al Festival Muti, e ai Cantieri dell'immaginario dell'Aquila - il festival fortemente voluto da Salvo Nastasi e reiterato con passione perchè lì incontrò, alla prima edizione, il suo amore, Giulia Minoli.
Barbieri, qui con Pizzo, firma uno spettacolo su un'altra sciagura umanitaria: la sua specialità di drammaturgo. Infatti nel suo recente passato si ricordano altrettali spettacoli sui migranti morti nel mediterraneo, sul primo incidente nucleare avvenuto anni fa negli Stati Uniti, sui bambini del Medio Oriente che fecero guerra con le pietre, mentre poi lodevolmente si incontravano riappacificati in una scuola, ed infine sulla sciagura del terremoto a L'Aquila. Evidentemente il dolore, che rende in palcoscenico, si addice a Barbieri.
Ci domanderete perchè abbiamo scritto Festil VA? Perchè ci colpiscono quelle due lettere maiuscole nel logo del festival che starebbero a dire che nel destino del celebre monumento di Tivoli, era scritto che ci sarebbe stato un Festival 'Villa Adriana' . Non resistiamo ad esprimere ammirazione ogni volta che c'è una esplosione di invenzione e fantasia, come in questo caso.
Se si esamina il raggio di azione e di potere di Musica per Roma vengono fuori dati poco consolanti: Musica per Roma ha lo stesso amministratore delegato dell'Opera di Roma - Fuortes ha ammesso anche lui che trattasi di una situazione straordinaria che dovrà finire! - ; lo stesso amministratore gestisce anche il Festil VA di Tivoli; ha avuto in dono la gestione di 'Suona Italiano' in Francia, dagli stessi organizzatori di 'Suona Francese' in Italia, che sono poi gli stessi, cioè a dire Oscar Pizzo che gestisce il francese e l'italiano, per conto di Musica per Roma, sotto l'egida dell'Ambasciata di Francia a Roma e che fa anche 'Contemporanea' e che Fuortes aveva chiamato, come collaboratore, anche a Bari. Fino a qualche mese fa in questa morsa di potere c'era anche il Petruzzelli di Bari. Non è troppo?
Ma forse conviene non sottovalutare gli aspetti positivi di questa concentrazione di potere che fa incontrare i protagonisti più d'una volta a stagione. Come, ad esempio, il piccolo miracolo che questo FestilVA di Tivoli ha fatto facendo riconciliare, in seno a Musica per Roma, il Pizzo con Barbieri Guido, un tempo manovratori in tandem della rassegna 'Contemporanea' , ancora di Musica per Roma. Si vedrà a Tivoli, lo spettacolo da loro ideato, ma anche a Ravenna, al Festival Muti, e ai Cantieri dell'immaginario dell'Aquila - il festival fortemente voluto da Salvo Nastasi e reiterato con passione perchè lì incontrò, alla prima edizione, il suo amore, Giulia Minoli.
Barbieri, qui con Pizzo, firma uno spettacolo su un'altra sciagura umanitaria: la sua specialità di drammaturgo. Infatti nel suo recente passato si ricordano altrettali spettacoli sui migranti morti nel mediterraneo, sul primo incidente nucleare avvenuto anni fa negli Stati Uniti, sui bambini del Medio Oriente che fecero guerra con le pietre, mentre poi lodevolmente si incontravano riappacificati in una scuola, ed infine sulla sciagura del terremoto a L'Aquila. Evidentemente il dolore, che rende in palcoscenico, si addice a Barbieri.
Ci domanderete perchè abbiamo scritto Festil VA? Perchè ci colpiscono quelle due lettere maiuscole nel logo del festival che starebbero a dire che nel destino del celebre monumento di Tivoli, era scritto che ci sarebbe stato un Festival 'Villa Adriana' . Non resistiamo ad esprimere ammirazione ogni volta che c'è una esplosione di invenzione e fantasia, come in questo caso.
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