Raccontiamo una storiella ingenua, d'altri tempi e paesi. In gioventù, durante gli anni di studio, d'estate, facemmo speso viaggi in Europa. Viaggi molto utili - quando l'Erasmus non c'era ancora - dei quali serbiamo vivo il ricordo.
In uno di questi viaggi ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma - ma il discorso vale anche per buona parte del Paese - non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.
Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.
Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi; lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli potrà evitare la richiesta di danni.
Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è mai sicura, per evidente incapacità di governare?
Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
Chissà se, almeno d'ora in avanti, il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.
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giovedì 23 febbraio 2017
L'anomalia dell'Italia sta nel suo DNA: l'unica certezza è che non c'è nulla di certo. Il caso Roma
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domenica 12 febbraio 2017
L'assessore alla 'ricrescita culturale', Luca Bergamo, lavora all'affossamento della 'ripartenza' romana
Ci ha colpito leggere l'altro giorno il racconto della rinascita cittadina di Forlì, dopo il restauro del complesso del 'San Domenico' che ospita mostre ed attività culturali in grado di richiamare ogni anno folle di visitatori nell'unica provincia rimasta indietro alle altre emiliane. Insomma un progetto culturale perseguito con ferrea determinazione alla base della rinascita della città.
E abbiamo pensato, di contro, a quanto sta - anzi, non sta - accadendo a Roma, dopo l'avvento all'assessorato di Piazza Campitelli - ironicamente rinominato 'alla crescita culturale', da noi ribattezzato con altrettanta ironia della 'ricrescita' culturale, pensando alla ricrescita illusoria di qualunque cuoio capelluto - di Luca Bergamo, fine intellettuale cresciuto alla scuola di Rutelli, collaboratore di Giovanna Melandri, ideatore del festival 'Enzimi' che, evidentemente, negli ultimi decenni hanno perso la loro forza rigeneratrice, e sono diventati assolutamente innocui.
Luca Bergamo, che abbiamo sentito più di una volta parlare 'forbito', e del quale abbiamo letto dichiarazioni di intenti, da quando la sindaca gli ha affidato anche la delega di vicesindaco, si è concretamente segnalato all'attenzione generale esclusivamente per alcuni misfatti. A partire dal Concerto di Capodanno, che lui - per rompere con la tradizione - ha voluto dalle tre a mezzanotte del primo gennaio, e non più, come fanno volgarmente tutti nel resto del mondo, a cavallo della mezzanotte fra il trentuno dicembre ed il primo gennaio successivo, con un fiasco totale meritatissimo.
Poi anche per le politiche dell'accorpamento, più che per quelle della 'ricrescita'. Ha accorpato alcune istituzioni museali, mettendole tutte sotto l'egida di Palaexpo, lasciando fuori il Maxxi della sua datrice di lavoro di un tempo, Giovanna Melandri; ha trasferito la 'Casa del jazz' nel ministero 'senza portafoglio' di Musica per Roma; il 'Teatro Valle' ancora chiuso, sotto l'ala del Teatro di Roma (ma si discute ancora sulle modalità del suo restauro: Bergamo lo vorrebbe a tappe, tenendolo comunque aperto,come non bastasse la confusione di questi anni, e per non urtare teatranti ed opinione pubblica molto battaglieri), e, pochi giorni fa, ha cancellato dalla faccia del Comune la 'Casa delle letterature', organizzatrice del Festival di Massenzio da molto più di un decennio (in difesa della istituzione e del festival, oltre che della direttrice dell'una e dell'altro, Maria Gaeta, si sono mossi in tanti) e, notizia freschissima, rivuole i locali dove ha sede, a Villa Torlonia, l'Accademia delle Scienze, storica istituzione culturale della Capitale e nazionale.
Insomma Bergamo, per preciso mandato dei Cinquestelle e della Raggi, ed in nome del loro credo politico - ' Onestà,Trasparenza e zero Papocchi' - che non ammette sconti ed eccezioni, sta facendo piazza pulita della cultura a Roma, solo di tutta quella che non è presidiata momentaneamente da chi potrebbe abbaiare forte ed azzannare l'Assessore della 'ricrescita' all'incontrario.
Mentre al Teatro di Roma, al cui vertice, in scadenza, si trova un pezzo grosso dell'informazione via etere, quel Marino Sinibaldi che, nei giorni scorsi, ha presentato il bilancio positivissimo dell'ultimo triennio (2014-16) - perché non quello 'preventivo' del prossimo(2017-19)?- siccome potente, Bergamo non lo toccherà, come sta facendo con gli altri.
Ci viene da sperare che questa sua azione distruttrice non prosegua, perchè che lui e la sindaca vanno a casa prima.
E abbiamo pensato, di contro, a quanto sta - anzi, non sta - accadendo a Roma, dopo l'avvento all'assessorato di Piazza Campitelli - ironicamente rinominato 'alla crescita culturale', da noi ribattezzato con altrettanta ironia della 'ricrescita' culturale, pensando alla ricrescita illusoria di qualunque cuoio capelluto - di Luca Bergamo, fine intellettuale cresciuto alla scuola di Rutelli, collaboratore di Giovanna Melandri, ideatore del festival 'Enzimi' che, evidentemente, negli ultimi decenni hanno perso la loro forza rigeneratrice, e sono diventati assolutamente innocui.
Luca Bergamo, che abbiamo sentito più di una volta parlare 'forbito', e del quale abbiamo letto dichiarazioni di intenti, da quando la sindaca gli ha affidato anche la delega di vicesindaco, si è concretamente segnalato all'attenzione generale esclusivamente per alcuni misfatti. A partire dal Concerto di Capodanno, che lui - per rompere con la tradizione - ha voluto dalle tre a mezzanotte del primo gennaio, e non più, come fanno volgarmente tutti nel resto del mondo, a cavallo della mezzanotte fra il trentuno dicembre ed il primo gennaio successivo, con un fiasco totale meritatissimo.
Poi anche per le politiche dell'accorpamento, più che per quelle della 'ricrescita'. Ha accorpato alcune istituzioni museali, mettendole tutte sotto l'egida di Palaexpo, lasciando fuori il Maxxi della sua datrice di lavoro di un tempo, Giovanna Melandri; ha trasferito la 'Casa del jazz' nel ministero 'senza portafoglio' di Musica per Roma; il 'Teatro Valle' ancora chiuso, sotto l'ala del Teatro di Roma (ma si discute ancora sulle modalità del suo restauro: Bergamo lo vorrebbe a tappe, tenendolo comunque aperto,come non bastasse la confusione di questi anni, e per non urtare teatranti ed opinione pubblica molto battaglieri), e, pochi giorni fa, ha cancellato dalla faccia del Comune la 'Casa delle letterature', organizzatrice del Festival di Massenzio da molto più di un decennio (in difesa della istituzione e del festival, oltre che della direttrice dell'una e dell'altro, Maria Gaeta, si sono mossi in tanti) e, notizia freschissima, rivuole i locali dove ha sede, a Villa Torlonia, l'Accademia delle Scienze, storica istituzione culturale della Capitale e nazionale.
Insomma Bergamo, per preciso mandato dei Cinquestelle e della Raggi, ed in nome del loro credo politico - ' Onestà,Trasparenza e zero Papocchi' - che non ammette sconti ed eccezioni, sta facendo piazza pulita della cultura a Roma, solo di tutta quella che non è presidiata momentaneamente da chi potrebbe abbaiare forte ed azzannare l'Assessore della 'ricrescita' all'incontrario.
Mentre al Teatro di Roma, al cui vertice, in scadenza, si trova un pezzo grosso dell'informazione via etere, quel Marino Sinibaldi che, nei giorni scorsi, ha presentato il bilancio positivissimo dell'ultimo triennio (2014-16) - perché non quello 'preventivo' del prossimo(2017-19)?- siccome potente, Bergamo non lo toccherà, come sta facendo con gli altri.
Ci viene da sperare che questa sua azione distruttrice non prosegua, perchè che lui e la sindaca vanno a casa prima.
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