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mercoledì 18 aprile 2018

Due ferraresi: Dario e Vittorio, su fronti opposti

La storia di questi due ferraresi doc, Francechini e Sgarbi, si concluderà  felicemente come fu già per un'altra coppia di loro concittadine,  incantevoli fanciulle dai nomi soavi: Dorabella e Fiordiligi, alla cui vicenda sentimentale pare si ispirasse  Da Ponte per il libretto del Così fan tutte messo in musica da Mozart?

Per l'attuale coppia di ferraresi  doc  non si tratta d'amore, ma di affari e di diritto, più di affari che di diritto.  Dario comanda dal Collegio romano, Vittorio contesta  da qualunque pulpito sul quale gli capiti di salire. E l'oggetto della contesa è lo sbarco di stranieri in Italia. Niente a che vedere con i due albanesi - finti- che misero alla prova la fedeltà delle soavi fanciulle quella volta.

 E oggi, proprio oggi, il plenum del Consiglio di Stato - porto dove i potenti fanno approdare tanti naufraghi della politica,  per compensarli dei passati servigi - dovrà decidere se  candidati stranieri possono ambire a dirigere in Italia istituzioni culturali: nel  caso specifico i Musei, ma la decisione del Consiglio di Stato potrebbe in futuro riguardare anche  altri settori.
Il Consiglio di Stato deve  decidere se  incarichi apicali - ma la direzione di Musei e sovrintendente possono intendersi tali? - possono essere affidati a cittadini stranieri. Meriti e competenze a parte, sebbene meriti e curriculum siano state ragioni per rivolgersi, da parte di  aspiranti esclusi, ai vari Tar e poi al Consiglio di Stato per il Ministero.

 Franceschini, il Dario della coppia, dice di sì, anche perché ha voluto a capo di dette istituzioni  professionisti stranieri, a seguito di  selezione - per molti non accurata e neanche esente da irregolarità; Sgarbi, il Vittorio non ancora vittorioso su Dario, afferma di no. E sostiene: potremmo mai accettare che a capo della polizia in Italia ci sia uno straniero, che a capo del governo altrettanto, o come ambasciatore del nostro paese uno straniero, magari del paese nel quale il nostro rappresentante diplomatico va ad accreditarsi? Certo che no, viene da dire su due piedi. Poi però... che problema ci sarebbe se uno straniero di grande nome e professionalità venisse a dirigere una grande istituzioni italiana?  Nel campo della musica è già accaduto, alla Scala, con Lissner e Pereira: come del resto anche il contrario: Bogianckino che diresse l'Opéra di Parigi.

 Il Vittorio, ma anche alcuni professionisti italiani  che si ritennero sottostimati dalla selezione di Franceschini. muovono anche un'altra obbiezione: e cioè che, a pari merito, furono in taluni casi preferiti professionisti stranieri a italiani . E questo farebbe parte di un costume contro cui noi  strenuamente ci battiamo da anni, denunciando la presenza massiccia, in taluni casi quasi esclusiva di artisti stranieri, in cartelloni  di nostre prestigiose istituzioni musicali, finanziate con denaro pubblico, a parità di merito e valore (Ma questa è questione diversa da quella su cui si attende la pronuncia del Consiglio di Stato).

 Giò sta qui il problema, e non serve tirare in ballo il fatto che l'arrivo di professionisti stranieri porterebbe nuova linfa e nuove idee nella gestione delle nostre istituzioni culturali come va sostenendo il Dario contestato. Perchè nuova linfa e nuove idee non sono appannaggio degli stranieri, basterebbe dare a tutti i dirigenti di tali istituzioni più autonomia decisionale, come Franceschini ha fatto, e vedere poi i risultati.  Naturalmente senza voler trasformare  Musei  e siti archeologici in macchine per soldi o location - perdonateci questa bestemmia linguistica - per matrimoni e feste  aziendali. O addirittura - sacrilegio! - per ospitarvi scalmanati e buzzurri  nostrani o piovuti in Italia in occasione di manifestazioni sportive, come ora si prospetta a Roma, per Piazza del Popolo, da parte di quella giunta di incompetenti e privi di cultura capitana da Raggi e dal suo fedele scudiero Bergamo.

sabato 3 febbraio 2018

Dario Dario che hai combinato, chiedono studiosi ed addetti ai lavori al Ministro Franceschini

Questa volta, nell'immediato, a fare danni non è Francechini, bensì il Consiglio di Stato il quale , in Italia, in combina con i  vari Tar,  in diverse occasioni ha detto tutto ed il contrario di tutto, anche contraddicendosi e smentendo con una sentenza ciò che aveva affermato con una sentenza precedente.

 I guai Franceschini li ha fatti prima, quando  ha deciso di affidare  i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso  una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta,  riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi  al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di  aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato  ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.

Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e  se ne accorga solo ora, gettando  nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici.  Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in  tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per  metà aprile. Fino a quella data  tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.

 Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a  Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi -  fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.

 Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso  sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo,  Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.

Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro -  dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo.  Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito  Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).

Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali -  come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed  è a conoscenza di questo,  come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?

sabato 9 settembre 2017

Virginia Raggi vuole una Capitale tutta nuova, splendida splendente come non è mai stata e perciò...

Ancora poco e finalmente e entrerà in vigore il nuovo regolamento comunale che, nelle intenzioni e determinazione di Virgina Raggi, deve dare di Roma una immagine più bella,  anzi splendida splendente, al punto da renderla agli occhi dei suoi visitatori irriconoscibile. O quasi
Una mano gliel'ha già data in tale opera di modernizzazione ed imbellettamento il Consiglio di Stato che ha cacciato dalle strade e dai monumenti i cosiddetti gladiatori, troppo invadenti al di là del piacevole colore.

Innanzitutto è proibito stendere panni alle finestre. Roma - ha detto la Raggi - non può essere essere ridotta come uno dei vicoli più popolari del napoletano, dove i panni stesi fanno parte del folclore. A Roma no.

I Condomini devono dotarsi tutti di un citofono, onde evitare che si odano per le strade schiamazzi.

Proibito mettere ad alto volume nelle macchine, ferme od in transito, la musica. E il divieto riguarda anche le abitazioni; ma non le manifestazioni a bordo Tevere della ridotta 'Estate romana'.

Vietato consumare pasti ricchi ma anche frugali sui mezzi pubblici.

Tutti questi divieti, se non osservati, comportano per i trasgressori una multa non proprio modica, comunque superiore, di poco o molto, i 100 Euro, ma per le prime infrazioni; mentre per le successive, oltre la multa ci potrebbe essere, nel caso, la chiusura di esercizi commerciali, l'interdizione da qualunque incarico pubblico e privato ed anche la galera, ma non la ineleggibilità dagli incarichi pubblici.

La Raggi ha pensato anche a tutti coloro che, arrivati a Roma dopo che la sua cura ha fatto effetto, dovessero stentare a riconoscere la Capitale di un tempo.

La monnezza, le buche, le strade dissestate, le periferie abbandonate, l'emergenza idrica, la precarietà dei mezzi di trasporto pubblico e la loro inaffidabilità, il traffico ingolfato, i parchi con vegetazione spontanea... nessuno dovrà toccarli, neanche la Raggi ed il suo gabinetto lo faranno. Tutto deve restare come prima. E così i visitatori, al cospetto della nuova Roma della Raggi, potranno essere certi e rassicurati: sono sbarcati nella Roma eterna, dove passato e presente convivono meravigliosamente.

domenica 16 luglio 2017

Centurioni contro monnezza. Il baratto proposto dai romani alla sindaca Raggi

Notizia dell'altro ieri. Via i centurioni dal Colosseo, Fontana di Trevi e da tutti quegli altri siti archeologici o dai monumenti dove attendono i turisti che, a pagamento, vogliono farsi fotografare con loro, per mostrare a qualche amico incredulo che loro a Roma ci sono stati davvero, e non solo con il pensiero.

La vicenda 'centurioni' è assai lunga. Da tempo  si discute della opportunità o meno di avere questi falsi guardiani dell'antichità, a pagamento,  che talvolta  infastidiscono, con richieste troppo esose, ignari turisti. Per una semplice foto in loro compagnia.

Loro si sono sempre difesi dicendo che si guadagnano il pane onestamente, alimentando il folclore da paccottiglia, e che la loro presenza non reca danno a nessuno, salvo a coloro i quali sono tallonati per la storia delle foto. Perché loro non sono lì a presidiare i monumenti, a presidiarli con la sola presenza, ma ad offrirsi come comparse in foto ricordo singole o di gruppo. E se a fine giornata raggranellano anche ciò che un qualunque lavoratore porta a casa ogni giorno - sicuramente di più -  anche non sono andati in miniera, comunque  sotto io sole cocente, con quegli abiti pesanti addosso, un qualche compenso se lo guadagnano.

Non è dello stesso parere il Campidoglio, come non lo sono i vari movimenti che si battono per il decoro ed il rispetto dei monumenti. Tanto che il sindaco Raggi con apposita ordinanza ne ha vietato la presenza e circolazione. I centurioni non si sono arresi e con le loro spade di plastica sono andati alla guerra inoltrando richiesta di sospensione della ordinanza al TAR. Che gli ha dato ragione e loro sono tornati in strada. Il Campidoglio non demorde e intende ricorrere al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del TAR.

Insomma una bagarre di carte bollate e di ordini e contrordini che  hanno lasciato abbastanza indifferenti fino ad oggi i cittadini romani che da questo fenomeno non hanno mai ricevuto rilevanti noie, tollerando quel folclore.  Ora però  hanno preso parte direttamente alla querelle e si sono rivolti alla sindaca Raggi per proporle un baratto, a vantaggio della cittadinanza: lasci stare in strada i centurioni, ma tolga invece dalle strade la monnezza che dà molto più fastidio delle povere comparse ai turisti, oltre che principalmente ai romani, che  sentono il peso ed il disagio dell'invasione dei rifiuti e per niente quello dei centurioni che, anche numericamente, sono irrilevanti. E, in linea di massima, non puzzano come i rifiuti e non attirano topi come invece  fanno i cassonetti della monnezza e i cumuli sempre più frequenti per strada.

La sindaca Raggi s'è presa qualche giorno di riflessione per decidere quale decoro assicurare ai romani, e quale alla amministrazione costerebbe meno: se togliere dalle strade i centurioni o la monnezza. E quale potrebbe essere realizzato nel minor tempo possibile e nella modalità più efficace e definitiva. I Romani temono che la Raggi, nonostante tutto, opterà per togliere i centurioni- che è poi l'impresa più complessa e difficile (impresa nella quale con una nuova ordinanza di queste ore sembra essere riuscita),  lasciando la monnezza per strada - troppo facile per una cinquestelle che ama
le sfide più dure, le imprese impossibili.

venerdì 26 maggio 2017

L'Italia è una Repubblica seduta sui TAR, a rischio esplosione

Avete presente la situazione di Napoli e dei suoi cittadini, da tempo seduti sul Vesuvio che è sempre a rischio esplosione? Quella dell'Italia, della nostra Repubblica, non è tanto dissimile, giacchè sta seduta sui TAR che ogni giorno mettono in croce qualunque governo decisionista, rallentano ogni cambiamento, mandano all'aria ogni riforma. L'ha detto anche Renzi, sempre più ringalluzzito, dopo la notizia che il TAR del Lazio aveva annullato la nomina di cinque dei venti direttori di Musei che Franceschini aveva nominato:' abbiamo fatto tante riforme, alcune altre le avremmo voluto fare ma ce le hanno bocciato, ma l'unica riforma alla quale non abbiamo pensato e che doveva essere fra le prime ad essere proposte, era la riforma del TAR.

Due degli esclusi da quelle nomine hanno fatto ricorso al TAR ed il Tribunale amministrativo del Lazio, fra i più attivi ed anche discussi, l'ha accolto, annullando la nomina dei cinque direttori, sentenza subito esecutiva che ha comportato la decadenza dei cinque direttori contestati, uno dei quali era straniero, messi a capo di musei che proprio nell'anno di loro direzione hanno aumentato gli introiti per ingressi.

Le ragioni addotte dal TAR nella sua sentenza è che la prova orale dei candidati è stata fatta a porte chiuse, dunque illegale (Paolo Baratta, l'esimio presidente della giuria internazionale, quel giorno dove stava? Non conosce le regole per i concorsi pubblici?), ed anche perchè - ma questo riguarda solo un caso quello del direttore straniero: europeo sia chiaro - per gli incarichi di dirigenti pubblici in Italia, secondo la legge, non possono parteciparvi cittadini non italiani. E se fossero europei? L'Europa non esiste, sembra affermare il TAR contro ogni evidenza. La risposta piccata dei giudici del TAR del Lazio non s'è fatta attendere: non date la colpa a noi, cambiate le leggi che noi siamo tenuti solo ad osservare, non c'è bisogno di cambiare il TAR.

Franceschini, che alla figura tiene più che alla sostanza, ha subito tuonato: ricorrerò al Consiglio di Stato - un altro di quei tribunali che assieme al TAR, fa il gioco delle parti in un paese in cui tre gradi di giudizio - ingiusto, tante volte  ammettiamolo!-  non bastano, ce ne vogliono altri due e forse anche tre o quattro ancora. Intanto quei cinque Musei in attesa del parare del Consiglio di Stato che Franceschini spera favorevole, sono rimasti senza direttori. Grasso, presidente del Senato che la riforma renziana voleva abolire o rendere quasi innocuo legislativamente, alla prima occasione di legge fatta 'con i piedi' dalla Camera dei Deputati. ha sottolineato che se non c'era il Senato avremmo dovuto tenerci quella legge mal fatta. Ma non ha detto che il Parlamento le leggi deve farle non a dispetto del diritto e dei cittadini,  ma come si conviene, ed ha difeso il Senato, la 'seconda' camera,  nella sua  funzione di 'balia' dei parlamentari ignoranti ed inadempienti della 'prima'.

Due riflessioni a margine di tale nuovo casino istituzionale. Nel nostro paese nessuno si fida  della magistratura e tanto meno dei governi, l'una e l'altro non ancora vaccinati contro imbrogli, inciuci, particolarismi e favoritismi di cui storia e cronaca sono pieni al punto che  si  potrebbero riempire milioni di pagine di 'tragica' e 'comica' insieme storia patria.

La nomina dei venti direttori, ad esempio. Per la gran parte risultarono vincitori italiani, sette o giù di lì stranieri d'Europa, e uno soltanto confermato, la direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva, sulla cui riconferma piovvero subito critiche anche giustificate: la signora, sicuramente brava direttrice come altri,  ma, a differenza degli altri, frequentatrice assidua dei salotti del potere romano, lei sola e nessun altro,  doveva aver convinto Franceschini ed anche Baratta che doveva restare. A pensar male non sempre si sbaglia. E, del resto, anche la Coliva aveva fatto qualche sbaglio clamoroso, come quando per dare il benvenuto ai 'Mecenati della Galleria Borghese', capeggiati da Maite Bulgari, aveva fatto impiantare all'esterno della Galleria, ma sicuramente  non a distanza di sicurezza, un catering con cucina annessa, sul quale erano piovute tante critiche. Ma quelle critiche  furono subito messe a tacere, per la stessa ragione per cui la Coliva  aveva convinto il ministro ed il presidente della commissione giudicatrice, attraverso la fitta rete di relazioni, costruita nel tempo con tenacia e scrupolo, pronta a proteggerla da ogni possibile attacco.

E poi Franceschini stesso dovrebbe sapere come alcune commissioni centrali del suo Ministero sono state elette in barba ai requisiti  professionali dei candidati, fra i quali s'erano preferiti quelli più ossequienti (ne abbiamo scritto all'epoca, specie per la Commissione centrale Musica, ma il discorso vale anche per le altre). Dunque Franceschini, al di là della figuraccia da lui fortemente temuta, dovrebbe prima dar prova della totale legalità  e correttezza di ogni sua decisione. Ma forse questa non può assicurarla a quei pochi cittadini che fossero d'accordo, eventualmente, con la decisione del TAR.

E c'è poi la questione 'europea', sulla quale anche s'è espresso il TAR: i cittadini non italiani, per la nostra legge, non possono partecipare a concorsi pubblici per incarichi di dirigenza; mentre cittadini italiano possono partecipare ad analoghi concorsi in altri paesi d'Europa, dove  per la direzione di importanti istituzioni pubbliche sono stati assunti anche cittadini italiani o stranieri per il paese interessato.
 Franceschini tuona: ci accuseranno come sempre di provincialismo, ed ha ragione; dimenticando che la più importante istituzione pubblica musicale, la Scala ( fintamente privata, reggendosi con il sostegno irrinunciabile dello Stato!) è da oltre dieci anni guidata da manager stranieri, prima Lissner (che a Milano ha trovato anche moglie) ed ora da Pereira ( che di compagna ne ha una orientale).

Noi, anche noi, siamo destinatari dell'accusa di provincialismo che Franceschini ha rivolto al TAR, per la ragione che da anni ci battiamo per l'invasione di musicisti stranieri nelle nostre istituzioni. Dunque anche noi saremmo 'provinciali' e provinciale sarebbe la nostra causa?

No, la nostra battaglia contro detta invasione poggia su altre basi, molto più solide. A santa Cecilia, di cui abbiamo scritto proprio nei giorni scorsi, per la prossima stagione sinfonica, i direttori sono TUTTIIII stranieri, e molti di loro sono praticamente sconosciuti in Italia. Il che dimostra che non sono stati invitati in virtù della loro fama - come, invece, accade ogni volta che all'estero scritturano per un incarico stabile un direttore italiano: Gatti ad Amsterdam - ma perchè la lunga mano delle agenzie straniere, le più potenti, arriva dove non  conta mai prima il merito e la carriera avviata. Come appunto all'Accademia di Santa Cecilia, ed anche all'Orchestra sinfonica della Rai di Torino, e l'elenco potrebbe continuare, e sta a dimostrare come i vizi si diffondono molto prima delle virtù.

mercoledì 2 novembre 2016

Teatro Comunale di Bologna. In casa PD c'è maretta a causa delle decisioni della Commissione Centrale Musica del Ministero di Franceschini

Qualche mese fa, ad inizio estate, s'era fatto sentire Vergnao, sovrintendente a Torino, quando aveva ammonito la Commissione Centrale Musica, in procinto di esaminare  qualitativamente i dati delle produzioni delle Fondazioni liriche, a guardar bene le carte, essendosi ritenuto, nell'anno precedente, sottostimato in tale giudizio.  Forse accogliendo tale invito,  l'esame della qualità delle produzioni del 2015 era stata più favorevole al Regio di Torino, come pure alla Fenice - sulla cui complessiva produzione e conduzione, il giudizio è da tempo positivo.

Perché tanta attenzione al giudizio di una commissione, la cui autorevolezza è data solo dalla nomina ministeriale e da nessun altro  merito o capacità vantabile dai singoli componenti?
Perchè, secondo il decreto, infame, di Nastasi, avallato dal solito 'mezzodisastro' Franceschini, il 25% dell'attribuzione del FUS dipende dal giudizio di qualità stilato dalla commissione, soi disant: Centrale Musica; ed il restante 75%, per il 50% dalla quantità della produzione e , per il restante 25%, dalla autonoma  capacità delle Fondazioni di procurarsi mezzi, attraverso soprattutto sponsor.
 Contro quel decreto era stata avanzata obiezione al TAR che l'aveva accolta, dichiarando al Ministero che quel decreto era contro la legge, e dunque invitandolo a cambiare musica.
 'Mezzodisastro' che aveva fatto? Aveva opposto che si sarebbe rivolto al Consiglio di Stato, e nell'attesa della decisione,  che avrebbe sospeso il pagamento dei finanziamenti alle Fondazioni liriche. Un vero e proprio ricatto: Zitti altrimenti vi metto il cappio alla gola! Cosa sia successo è cosa nota: quella sentenza è stata momentaneamente sospesa per continuare l'erogazione dei finanziamenti pubblici alle Fondazioni liriche.

Adesso che la Commissione s'è nuovamente riunita, ad inizio estate, ed ha preso in esame i resoconti artistici dell'anno precedente, il Comunale di Bologna, e non solo quello, è stato penalizzato da un giudizio artistico negativo, con conseguente decurtazione dei fondi. Ma come,  accusa, l'assessore alla cultura del Comune, PD come Franceschini? Il giudizio della Commissione è da modificarsi, se non altro perché  quella stagione giudicata non positivamente dalla Commissione, è stata per più di una occasione premiata dal giudizio dei Critici musicali italiani,  pur accettando che non sempre coincide con il giudizio della commissione e neppure con quello del pubblico.

E da questo contrasto insanabile in casa PD,  piovono contestazioni fra Comunale di Bologna, retto dal PDino Nicola Sani - come anche dal Comune in mano al PD - ed il ministero del PDino 'mezzodisastro ' Franceschini, che rischia di portare sull'orlo del fallimento il disastrato teatro bolognese, premiato dai critici ma amministrato malamente dalla dirigenza.

venerdì 8 luglio 2016

La musica italiana, parte (esigua e poco rappresentativa) di essa, plaude alla riforma del ministro Franceschini ( Nastasi), dopo la bocciatura della medesima dal Tar del Lazio

Lettera aperta al Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo Dr. Dario Franceschini 

 Egregio Ministro, 
 alla luce della recente sentenza del Tar Lazio circa la presunta illegittimità del Decreto Ministeriale MIBACT del 01.07.14 che porta il Suo nome e che ha modificato i criteri di assegnazione dei contributi FUS agli organismi culturali italiani dello spettacolo dal vivo, le associazioni scriventi intendono far conoscere la loro posizione sull'importantissimo argomento. E’ innegabile che la gran parte dei soggetti della programmazione dello spettacolo italiano, sulla cui qualità testimoniano i cartelloni realizzati, è stata avvantaggiata da tale D.M. e, pertanto, ha salutato con favore il nuovo impianto sulle assegnazioni del FUS. Chi scrive ha rilevato già un anno fa, accanto alle criticità che non ha sottaciuto, gli indubbi benefici che il DM ha apportato al mondo dello spettacolo, soprattutto nell'aver ribaltato il previgente sistema di assegnazione del FUS immobilizzato e basato su una totale discrezionalità di una Commissione Artistica che, anno dopo anno, pur cambiando i suoi membri, ribadiva, con piccolissimi e scarsamente comprensibili aggiustamenti, al rialzo o al ribasso, le cifre assegnate nella precedente annualità, senza alcuna possibilità per soggetti nuovi ed in crescita di vedere riconosciuti, attraverso criteri meritocratici, i propri progetti ed i relativi risultati. Nel nuovo D.M. l'aver invece limitato la discrezionalità della commissione artistica lasciando ad un sistema informatico impersonale la valutazione oggettiva dei parametri qualitativi e quantitativi (elementi essenziali quali bilanci, impatto sul pubblico, valorizzazione giovani artisti, giornate lavorative, etc) è stato, secondo noi, un positivo esperimento, di certo perfettibile in futuro, per scardinare un sistema bloccato dal peso eccessivo dato alla storicità e che garantiva solo rendite di posizione più che decennali, soffocando numerosi enti virtuosi sul piano della qualità artistica e su quello gestionale, che fino al 2014 non avevano avuto l'opportunità di fruire di bandi che evidenziassero una moderna capacità organizzativa e imprenditoriale della propria azione culturale. Grazie a questo ribaltamento dei criteri di giudizio, nel 2015 circa il 70-80% degli organismi ammessi al Progetto Triennale 2015-2017 (altro elemento di novità del DM che auspichiamo possa essere ulteriormente perfezionato con un’indicazione triennale del sostegno statale in grado di assicurare certezze alla programmazione) ha visto il proprio progetto premiato e il proprio contributo incrementato rispetto al passato, in alcuni casi in modo significativo. Il nostro intervento vuole essere anche un appello a Lei, Signor Ministro, perché impedisca un incomprensibile ritorno al passato e a vecchi criteri di valutazione, in modo da riaffermare in un eventuale prossimo strumento normativo, i principi innovativi del DM 1 luglio 2014. 

Non è la prima volta che alcuni soggetti,  che si ritengono favoriti da un cambio di regolamenti, si prostrano ai piedi del ministro del momento cantandone la bontà delle nuove direttive  ( Decreto ministeriale del 1 luglio 2014, oltre 100 pagine - farina del sacco di Nastasi, perchè Franceschini non sa  neppure  di cosa si tratta - con il quale vengono introdotti nuovi criteri per l'attribuzione del FUS allo spettacolo dal vivo, musica compresa), dimenticando i danni - e sono molto maggiori- che quel l'infame decreto ha prodotto e che sono alla base della bocciatura circostanziata attraverso sentenza, resa nota appena qualche giorno fa, del Tar del lazio,  contro la quale il ministro si è subito mosso chiedendo un'urgente sospensiva al Consiglio di Stato che gliel'ha naturalmente concessa. Altrimenti  egli avrebbe bloccato tutti i finanziamenti già attribuiti ed in  via di erogazione, magari proprio a quei soggetti che, per ringraziarlo ed ingraziarselo, hanno scritto e firmato quella miserabile lettera. La quale dimentica ciò che ha prodotto quel decreto ministeriale: la cancellazione con un colpo di algoritmo dell'80% delle associazioni musicali piccole e medie ma anche di medio grandi, come ad esempio il CEMAT, guidato da Gisella Belgeri, che molto ha fatto, nonostante Nastasi, per la musica contemporanea  italiana in Italia ed all'estero.
 Nella lettera si dice che la sentenza del TAR non fa che bloccare qualunque riforma anche positiva  come i firmatari ritengono la riforma Nastasi/Franceschini.
Bollano come improponibile il fatto che la valutazione dei criteri di qualità e il quasi automatico finanziamento sia  stata prerogativa della Commissione ministeriale.  Si capisce che i firmatari fanno finta di non sapere che quella commissione, i cui membri sono  stati scelti fra i più sfacciati servi di Nastasi, il quale solo decideva chi finanziare e per quanto, FOTTENDOSENE dei pareri dei commissari a lui ubbidienti - non riveliamo nulla che non sia già noto, è stato tante volte detto e scritto! -   che, proprio per questo, valevano come il 'due' di coppe. Solo i firmatari fanno finta di non sapere delle fortune arrise a quei poveri membri della Commissione che si facevo vanto fuori del Ministero promettendo  interessamento ed intanto facendosi i  cazzi propri. Ci vengono in mente almeno due o tre nomi  che nel tempo hanno goduto di qualche chance nel mondo musicale italiano solo perché membri di quella inutile commissione. Perchè sia chiaro ai firmatari  della lettera pro Franceschini che quei commissari mai avrebbero potuto contare qualcosa, se non fossero entrati in quella commissione.
 Si loda il Decreto perchè introduce la triennalità del finanziamento - magari fosse vero, e magari ancora fosse puntuale l'erogazione del medesimo; ma  questo il Ministero non riesce mai a stabilirlo per sè - a seguito di progetti triennali. Ora a chi non viene in mente che in un paese di millantatori, qual è l'Italia, si possano  presentare al ministero progetti faraonici, di durata triennale,  che poi non vengono attuati del tutto  o in parte, ed intanto il ministero sulla base di quei progetti eroga il finanziamento? Che ora il ministro ha agitato come spauracchio o ricatto per avere l'adesione almeno di quel gruppo di favoriti.
 Perchè deve essere chiaro a tutti, che commissione o non commissione, algoritmo o non algoritmo, chi stabilisce  il finanziamento è sempre e comunque il  Ministero,  più precisamente Nastasi  per il lunghissimo periodo di permanenza al Collegio romano,  dove è stato il dominus incontrastato., avendo dalla sua parte ministri ignoranti neanche tanto orgogliosi di occupare quel dicastero che a parole viene e sempre detto, il più importante in un paese come il nostro.
A chi non si convince di questi considerazioni generale vogliamo offrire alcuni esempi.
 Può spiegare Nastasi perché ha sempre generosamente finanziato l'Orchestra Cherubini di Muti e solo tardissimamente ( comunque fuori tempo massimo, se lo ha fatto) l'Orchestra Mozart di Abbado?
E Franceschini che si è adoperato in Europa per mantenere in vita l'Orchestra delle Unione Europea ( EUYO), perchè in Italia non ha mosso un dito per evitare la chiusura dell'Orchestra Mozart di Abbado?
 E i festival finanziati fin dalla prima edizione, finanziati lautamente, solo perchè dietro c'era il padrino di Nastasi, non nel senso mafioso, ma in quello di 'padrino di nozze', ma pur sempre padrino?
E i troppi favori di Franceschini e Nastasi al San Carlo di Napoli , anche passando sopra  l'assunzione della mogliettina  del 'grande&grosso' direttore generale nella Fondazione lirica napoletana, come li giustificherebbero i firmatari dell'appello a favore della cosiddetta riforma?
 E, colmo dei colmi, per restare nell'ambito delle orchestre, l'atteggiamento  dichiaratamente ostile che il Ministero ha sempre avuto nei riguardi dell'Orchestra Verdi di Milano, come spiegarlo? Una delle migliori orchestre sinfoniche italiane, con attività superiore a qualunque altra anche di qualità, con capacità di auto finanziamento enorme, e con un pubblico che supera quello di qualunque altra realtà sinfonica italiana, ha dovuto attendere oltre vent'anni prima di vedersi riconosciuta nel ristretto numero delle cosiddette ICO ( Istituzioni concertistiche orchestrali) che ricevono il Fus attraverso un capitolo dedicato. Poi il ministro Franceschini, ad aprile dello scorso anno, la inserisce con decreto nelle ICO, ma Nastasi che fa? Non gli attribuisce neanche per il 2015 il finanziamento ICO, come deciso dal suo ministro attraverso decreto, che lui non avrebbe ai voluto che venisse emesso.
 E' questo il Ministero che si vuole contrario alle clientele?  'Aprite un poco gli occhi, uomini incauti e sciocchi'... non vendetevi l'anima per un piatto di lenticchie che in futuro un diverso algoritmo potrebbe togliervi senza che nulla voi possiate opporre in vostra difesa.

venerdì 1 luglio 2016

Franceschini 'mezzodisastro' e l'infame ricatto

Il ministro Dario Franceschini, sostiene a spada tratta, contro tutti e tutto, il suo decreto del 1 luglio 2014 - suggerito e scritto da quel genio del suo aiutante Salvo Nastasi, con il quale si introducevano nuovi criteri per la distribuzione del FUS e che ora, la sentenza del 28 giugno u.s. del Tar del Lazio ha dichiarato 'contra legem' perché contraddice una legge - ed un decreto non può farlo, nè può intervenire in materia regolata da una legge  che, per essere modificata, nuovamente soltanto una legge può farlo, non un decreto ministeriale - e perché assegna maggior peso a criteri quantitativi, nella determinazione dell'attribuzione dei vari finanziamenti, mandando a farsi benedire la qualità che in progetti artistici deve essere il parametro principale e privilegiato e che deve motivare il sostegno statale. Quel decreto rappresentò l'ultimo regalo avvelenato di Nastasi al mondo dello spettacolo dal vivo, nel quale ha fatto - con la complicità silenziosa e ignorante di vari ministri - il buono e cattivo tempo, per un decennio almeno.
 Franceschini non ci sta , contesta la sentenza del TAR e dice che ora si rivolgerà al Consiglio di Stato per vedersi riconoscere le sue inconsistenti ragioni.
 Nel frattempo lancia un infame ricatto all'intero mondo dello spettacolo dal vivo che si è rivolto al TAR o che ha criticato in vario modo quel decreto che, per molti soggetti, ha significato niente più che la cancellazione dalla faccia della terra.
In attesa che il Consiglio di Stato si pronunci, ricatta il Ministro, SONO SOSPESI i FINANZIAMENTI già ATTRIBUITI, e  in corso di EROGAZIONE.  Chi si è rivolto al TAR  avrebbe dovuto prevedere una simile situazione - 'ritorsione', chiamiamola con il suo nome?
 No, caro Franceschini, il fatto è che a lei ed al suo fedele scudiero di un tempo, dello spettacolo non fotte assolutamente nulla, e che vederlo agonizzare con procura nessun brivido.
 Chieda magari consiglio alla sua signora, molto più ragionevole e saggia di Lei, almeno valutando le poche uscite che nei mesi scorsi ha fatto da capo della Commissione Cultura del Comune e in altre occasioni. E la smetta, comunque, con simili ricatti ed azioni punitive, gli uni e le altre infami.

mercoledì 29 giugno 2016

Al quotidiano 'Il Messaggero' spieghiamo chi è la 'Compositrice di danza'.

Ci deve essere un  numero diretto riservato fra il Consiglio di Stato ed alcuni suoi ricorrenti, come nel caso travagliatissimo della direzione dell'Accademia Nazionale di Danza di Roma, al cui vertice, dopo l'uscita di Margherita Parrilla - sulla cui gestione, lunghissima, qualche ombra è stata gettata - viene inviato dal Ministero, come commissario straordinario Bruno Carioti, direttore per 15 anni del Conservatorio dell'Aquila, nonchè presidente della Conferenza dei direttori dei Conservatori italiani.
 Alla fine del Commissariamento vengono indette le elezioni per la nomina del nuovo direttore.
 E qui si pose il primo problema : quali requisiti deve avere il direttore o direttrice dell'Accademia?
 La legge istitutiva dell'Accademia del 1948  dice espressamente che il direttore ( la legge dice: la direttrice): deve essere un 'compositore ('compositrice', scrive la legge) di danza' di riconosciuto valore. Un successivo regolamento ministeriale del 1999, che  annovera l'Accademia fra gli Istituti di livello universitario,  stabilisce che nella nomina del direttore, l'Accademia può dotarsi di propri criteri. Carioti commissario, in ossequio a tale regolamento ministeriale, stabilisce un regolamento per l'elezione del nuovo direttore, regolamento che ovviamente viene anche vistato dal Ministero competente.
Dal voto viene fuori che Carioti ha riscosso la maggioranza assoluta dei votanti. Il candidato escluso, Joseph Fontano, fa appello alla Legge del 1948 per sostenere che Carioti non ha i requisiti richiesti. Fa sospendere la nomina di Carioti, il ministero nomina un  commissario, e al termine del commissariamento, è costretto a nominare Carioti, vista anche la sentenza del TAR in suo favore. Fontano attende anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che sarebbe arrivato solo in queste ultime ore e comunicato al diretto interessato (Fontano) ancora per via ufficiosa, attraverso quella linea telefonica diretta e segretissima. A Carioti non è giunta fino a questo momento nessuna comunicazione ufficiale del  Ministero al riguardo, come scrive Il messaggero. E noi ci auguriamo che la sentenza per la quale Carioti fu poi insediato dal Ministero  detti legge, altrimenti ci troveremmo  di fronte ad un nuovo giro di danze, che recherebbe problemi all'Accademia.
 Ciò che però ci interessa spiegare oggi ai lettori del nostro blog è che quanto scritto dal Messaggero, a proposito dei requisiti richiesti a chi aspira alla carica di direttore dell'Accademia, in base alla Legge del 1948 ( ma non è superata di fatto dal regolamento ministeriale del 1999?), è frutto di assoluta ignoranza.
Scrive l'articolista che il candidato a direttore deve essere 'compositore' o  'scenografo'  Non è la prima volta che leggiamo della confusione, per intollerabile 'ignoranza', fra 'coreografo' e 'scenografo'. Ma qui l'articolista non capisce neppure che 'compositore di danza' vuol dire semplicemente 'autore di coreografia', più brevemente 'coreografo'  e non compositore 'di musica' e 'scenografo'.

martedì 12 maggio 2015

Consulta e Pensioni. Troppi tribunali e troppe incongruenze.

L'altro giorno sul Corriere si è letto un  titolo assai significativo: 'Quei giudici non vanno al mare', a Ostia. Era accaduto che all'apertura dei varchi, ritenuti illegali, per l'accesso al mare, bene di tutti, qualcuno si era opposto; il Comune di Roma aveva fatto ricorso ed il TAR aveva dato ragione al Comune che aveva proseguito nell'abbattimento degli ostacoli  che inibivano ai cittadini l'accesso al mare.
Alcuni gestori di tali stabilimenti fuorilegge hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato, il quale ha dato loro ragione e l'abbattimento degli ostacoli è stato sospeso. Ora... c'è ancora bisogno di fare commenti sui tanti tribunali, TROPPI, specie quelli della giustizia amministrativa dai quali escono sentenze  che il più delle volte lasciano letteralmente perplessi?
E la Consulta? anche la Consulta è nell'occhio del ciclone per la recente sentenza sulle pensioni che rischia di mettere in ginocchio ancora un volta l'Italia, dopo che lentamente  il nostro paese sta riprendendosi dalla batosta che l'Europa gli aveva  sferrato,  non del tutto priva di ragione.
 Molti si sono cimentati nel denigrare la Consulta e mettere anche il dubbio il valore della sua sentenza. A tanto inutile gridare molti ragionevoli commentatori si sono opposti,  commentando invece una serie di elementi che certamente può essere condivisa.
 La Consulta ha sentenziato  in maniera giuridicamente non irreprensibile. Al di sotto del numero legale dei suoi membri ( 12 su 14, perchè da mesi il parlamento non si mette d'accordo sui due nomi da mandare alla Consulta) la sentenza è stata assunta  a maggioranza risicatissima, e cioè per effetto del voto del presidente che vale il doppio e che ha fatto pendere la decisione dalla parte di coloro che ne chiedevano la dichiarazione di illiceità.
 Pur restando ferma la convinzione che le sentenze vanno rispettate, forse tale particolare avrebbe dovuto indurre la Corte ad una maggiore riflessione nella direzione che vuole prudenza in questioni molto delicate.
 Poi la Corte ha voluto anche dichiarare il valore retroattivo della sua decisione - mentre nei mesi scorsi per una analoga situazione non lo aveva previsto. Due pesi e due misure, per una corte al di sopra di ogni sospetto e super partes, fedele solo alla Costituzione?
 Sabino Cassese, già giudice, ha fatto notare che la Corte aveva una commissione che la illuminava nel caso di patenti conflitti sui diritti di qualcuno ed il bene comune, di tutti i cittadini, come in questo caso. Che fine ha fatto quella commissione? Non c'è più o la Corte se ne è fregata di sentire il suo parere in proposito?
Insomma la sentenza va rispettata, ma la guida del paese spetta al Governo e non alla Corte. Dunque  il Governo, per non mettere nuovamente in ginocchio il paese, può assumere decisioni che rispettino  lo spirito della sentenza ma che ne correggano la lettera. Discutibile assai. Come ad esempio quella relativa ai cosiddetti 'diritti acquisiti' che in taluni casi altro non sono che privilegi immeritati, compresi quelli  economici dei giudici della Consulta i quali li difendono a denti stretti contro tutto e tutti, anche dovessero andare contro il bene del paese.
A questo punto un altro macigno rischia di abbattersi sui conti pubblici italiani, per effetto della pronuncia della Consulta. Le vicine elezioni. Perchè tutti faranno a gara a promettere ciò che sanno già di non poter mantenere per non perdere voti, da Renzi a Salvini.

martedì 14 ottobre 2014

Il TAR del Lazio aveva un figlio. Il TAR della Liguria, invece, no. Sul caso dell'alluvione a Genova

Le notizie che ci giungono questi giorni da Genova, per la seconda volta nel giro di tre anni invasa dalle acque, riportano in primo piano il ruolo dei tribunali amministrativi regionali, conosciuti come TAR, ma la stessa cosa vale anche per il Consiglio di Stato, ai quali ci si può rivolgere in tutte le occasioni in cui è in discussione un atto amministrativo - come ad esempio l'attribuzione di un appalto, a seguito di gara pubblica, qualora si ravvisi, non importa  di quale genere od entità, una qualche irregolarità di carattere amministrativo. Ciò garantisce un cittadino o un'impresa che si ritenga ingiustamente escluso -  e bene fa - ma nello stesso tempo, talvolta, crea più danni di quanti la sua esistenza  vorrebbe e dovrebbe evitare.
Come appunto nel caso di Genova, dove, a seguito dell'alluvione del 2011, furono stanziati una trentina di milioni per effettuare quei lavori che da molti anni si sa quali sono e  che non sono stati effettuati appunto per un ricorso al TAR della ditta esclusa dall'appalto.
Al TAR  evidentemente è importato meno  che, per difendere gli interessi economici di un'azienda, ha fatto abbattere su una intera città un'alluvione che l'ha letteralmente sommersa, come puntualmente è accaduto questi giorni, nonostante che i fondi siano stati stanziati e siano materialmente disponibili per i lavori dal 2011.
 Sembra che ora nella prossima legge di stabilità il governo sia intenzionato a disporre che se dei lavori sono urgenti, e hanno a che fare con la incolumità della comunità, come tutti quelli che riguardano l'enorme dissesto idrogeologico delle nostre contrade,  si potrà procedere anche in presenza di un ricorso al tribunale amministrativo, salvo poi a risarcire con un indennizzo la ditta esclusa, qualora le sue ragioni venissero accolte.
 Il TAR non ha avuto colpe? Tante volte  alcune sue sentenze hanno lasciato tutti a bocca aperta, salvo poi ad essere capovolte in un grado di giudizio diverso e successivo, al punto che  l'eliminazione di tali tribunali, che hanno ingolfato ancora di più la nostra giustizia, è vista da alcuni con grande interesse.
 Il caso tragico di Genova ci ha fatto venire alla mente  un curioso episodio che ci occorse anni fa, quando insegnavamo in Conservatorio. Più d'una decina di anni fa, per gli esami da privatista si presentò un ragazzo accompagnato dal padre. Il quale padre aveva preventivamente telefonato, credo anche a noi, per dirci che lui era un alto, altissimo dirigente del TAR del Lazio e che si metteva a nostra disposizione nel caso avessimo avuto necessità di rivolgerci al tribunale amministrativo. Non non ne avevamo bisogno e quand'anche ne avessimo avuto,  non ci saremmo mai rivolti né a lui e a nessun altro per godere di qualche scorciatoia o favoritismo. Capimmo, naturalmente, la sottile ingerenza e pressione che si voleva fare con quella presentazione.
 Il ragazzo  andò male all'esame. Il padre  appena  ne ebbe notizia  minacciò un ricorso al 'suo' tribunale. Ora, non ricordiamo  più, perchè sono passati molti anni, come finì la storia, né come andò l'esame ripetuto nella sessione autunnale. Fatto sta che quella pressione voleva intimorire  i componenti della commissione la quale fece sapere al 'figlio' del TAR e di conseguenza a suo padre, altissimo dirigente del tribunale laziale, che, qualora avesse ravvisato qualche irregolarità nello svolgimento dell'esame od una valutazione non corrispondente all'esame medesimo, poteva far ricorso. E la commissione  ripetere l'esame qualora il ricorso  fosse stato accolto.
 Quando pensiamo a quel padre che avrebbe potuto non far valere con tempestività la sua alta carica all'interno del TAR laziale e contemporaneamente  ai giudici del TAR ligure che non hanno  dato corso immediato alla sentenza del ricorso che avrebbe potuto far fare i lavori a Genova, beh, un pò di rabbia ci prende, perché la lentezza del tribunale ligure, che  doveva giudicare su un interesse collettivo  non fa il paio con la sollecitudine mostrata da quel padre che invece voleva approfittarne per interesse privato.