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mercoledì 10 maggio 2017

...circolare, circolare!...la ricetta di Virginia Raggi per salvare i monumenti dagli assalti dei nuovi barbari

Da mesi, forse anni, si discute sui provvedimenti da assumere dalle autorità competenti per la salvaguardia e difesa dei monumenti storici, di Roma -  il discorso vale anche per altre celebri città italiane, Venezia prima di tutte le altre.  Ma di tutte le ricette finora proposte, sembra non ve ne sia una ben accetta alle autorità comunali. 

 Trinità dei Monti. Protetta da una cancellata, chiusa di notte - come s'era proposto per la splendida Scalinata? Non sia mai, la scalinata è di tutti, e deve essere di tutti, sia di notte che di giorno, con vigilanza o senza. E infatti la vigilanza non c'è, e  la scalinata è oggetto di bivacchi  di giorno e di di notte, ed anche di pasti consumati sdraiati sui suoi gradini.  Luca Bergamo l' assessore-intellettuale della giunta propone come rimedio l'educazione dei cittadini, la sola che può nei secoli dei secoli proteggere i monumenti. Chi la fa tale eduzione, quando si comincia e quanto dovrà durare per vedere i primi frutti?  Ci sta ancora pensando. E nel frattempo? 

E la Barcaccia fatta oggetto di un'offesa inimmaginabile, appena qualche anno fa,  messa in atto da barbari camuffati da tifosi scalmanati? Mettiamoci almeno attorno alla celebre fontana una cancellata, che non impedisca ai visitatori di ammirarla ma che ne vieti qualunque gesto di offesa, come quello di entraci dentro per bere alle fontanelle. No, cancellate niente!

E per la Fontana di Trevi , ammirata giornalmente da un fiume di turisti, e che nelle ultime settimane ha visto alcuni scalmanati bagnarsi nudi e ragazzotti incivili percorrere il monumento, da poco restaurato, da destra a sinistra, sotto lo sguardo assonnato e immobile dei vigili?

Virginia Raggi ha trovato, FINALMENTE, per la celebre fontana, un sistema di protezione 'made in Rome', e l'ha esposto ieri sera nel salotto di Bruno Vespa. Non potendo disporre di vigili per un turno ininterrotto di vigilanza ( ne ha soli cinquemila in dotazione, e la gran parte, in coppia, dunque 2.500, gira per le strade per beccare macchine fuori posto, anche momentaneamente, e comminare contravvenzioni)  impartirà ai due vigili, messi all'una e all'altra estremità della fontana, l'ordine di non far fermare i turisti e di invitarli a circolare. Signori, circolare! E la Fontana è salva!

venerdì 4 novembre 2016

Trinità dei Monti. La scalinata, restaurata e riaperta neanche due mesi fa, sta tornando al degrado di prima. Ve l'avevamo detto...

Adesso il difensore civico della celebra scalinata romana è Corrado Augias, con promozione sul campo, all'istante. Ieri su Repubblica in un'ampia pagina ha raccontato, dopo essersi speso alla vigilia dell'inaugurazione della scalinata-monumento per una vigilanza più attenta e continua,  ed essendosi documentato di persona, come la scalinata, a meno di due mesi dalla sua riapertura dopo il costoso restauro, è tornata ad essere quella di un tempo: bivacchi, pasti consumati con abbandono di contenitori e cibi, sigarette, gomme americane  che imbrattano i gradini in maniera evidente.

Adesso dovremmo tutti dire: ve l'avevamo detto; ma non lo diciamo. Anche perché coloro i quali avevano proposto, almeno nelle ore notturne, la chiusura della scalinata,  e  che quindi avrebbero ancor più diritto di parlare e di gridare: avevamo ragione, ora tacciono. Anche per paura di apparire impopolari, poco democratici. Tace  il capo di LVMH, tace il presidente della famosa maison di gioielli, Paolo Bulgari, tace anche la sindaca Raggi - che per la verità tace su tutto - tacciono tutti, perché tanto non serve dire: ve l'avevamo detto. Non serve, perchè non cambia nulla.

La vigilanza promessa è ridotta ad un paio di vigili che non possono far fronte alla pressione di camminanti e stazionanti sulla scalinata, i cartelli con i divieti - raccontava ieri Augias - non esistono; e quelli esistenti altro non sono che i cartelli preesistenti dove si fa la storia del celebre monumento,  e solo in calce - come nei truffaldini contratto di assicurazione - vengono elencati alcuni divieti difficili però da leggere, per i minuscoli caratteri impiegati, ed anche perché sono scritti in italiano e romanesco, essendo bandita ogni altra lingua comprensibile ai molti stranieri che visitano Roma e che forse, anzi senz'altro, sono più attenti di noi al rispetto di norme e divieti.
 E nel frattempo restiamo spettatori impotenti dinnanzi al nuovo, lento ma progressivo degrado  della scalinata di Trinità dei Monti.

venerdì 9 settembre 2016

Pappano per l'inaugurazione di Trinità dei Monti restaurata da Bulgari, dirige un concerto 'spagnolo'

La ragione per cui l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, guidata da Pappano, suonerà il prossimo 21 settembre in Piazza di Spagna, per l'inaugurazione delle restaurata Scalinata di Trinità dei Monti, pagata dalla famiglia di gioiellieri Bulgari, è semplicissima. E va ricercata più che nella 'rappresentatività' dell'Accademia di Santa Cecilia,  nella naturale ed ovvia 'richiesta ' dei gioiellieri all'Accademia ed a Pappano, ed al suo altrettanto naturale ed ovvio accoglimento.
 Richiesta naturale ed ovvia perché uno dei fratelli gioiellieri, Nicola, anche in rappresentanza del fratello Paolo, siede nel Consiglio di Amministrazione dell'Accademia, non per  benevola volontà,  e gratuita concesione dell'Accademia stessa ( come fa con altri pezzi da novanta del giro romano che conta, che però non mettono neppure una lira di tasca propria), ma perché i due fratelli, innanzitutto a causa della amicizia che li lega ad Antonio Pappano, e perchè uno dei due, Nicola, va matto per la muscia, ma anche in considerazione del bisogno sempre maggiore di mezzi dell'Accademia, proprio due anni or sono le  hanno dato la bella somma di 1.200.000 Euro, spalmata in più esercizi. Ed è questa la ragione per cui è del tutto naturale che la richiesta di tenere il concerto inaugurale sia stata esaudita dell'Accademia, senza pensarci, anzi 'volontieri'.
 E fin qui tutto bene. Mentre invece ci lascia abbastanza perplessi il programma che Pappano ha impaginato per il singolare concerto che sarà anche accompagnato da fuochi di artificio. Pur mettendo da parte il notissimo ma anche sfruttatissimo brano haendeliano, è del tutto fuori luogo l'impronta 'spagnola' che Pappano ha voluto dare al programma del suo concerto, per il semplice fatto che si terrà ai piedi (o dove altrimenti?) della scalinata che termina in piazza di Spagna, piazza che prende questo nome per il fatto che, spostato sulla destra della celebre scalinata, si erge maestoso il palazzo che ospita l'Ambasciata di Spagna.
 Con l'Orchestra in ranghi ridotti, quale quella che si porterà appresso Pappano, il pubblico si domanderà che musica sta ascoltando, quando Pappano dirigerà brani del 'Cappello a tre punte' di Falla', mentre  potrebbe capire la ragione della presenza dell'ouverture dal 'Barbiere', per la circostanza dei 200 anni della prima a Roma ( magari però quello non era il luogo più adatto) e lo stesso dicasi della Ouverture di 'Cenerentola', scelta per altrettali ragioni anniversarie. E poi anche quel 'Concerto per arpa e flauto' di Mozart che c'azzecca? Invece, la 'Carmen' (preludio) di Bizet, c'entra per la suddetta ragione spagnola.
 Non staremo ora a suggerire a Pappano un programma alternativo, anche se difficile non sarebbe a chiunque farlo ed inviarglielo. Ci sia consentito però aggiungere che non è la prima volta che Pappano, nel confezionare un programma, si perde appresso a parentele, discendenze, legami e suggestioni che solo nella sua testa prendono corpo e consistenza. Quando, addirittura, non toppa clamorosamente come è accaduto l'estate appena trascorsa, quando ha voluto dirigere, vantandosi della scelta 'fuori luogo', la 'Nona' di Beethoven allo Stadio del tennis.

P.S. Un ringraziamento di cuore a 'Repubblica' che ancora oggi, dopo che Pappano vive per molti mesi a Roma, dal 2003, finalmente ci fornisce  un profilo del direttore 'italo-anglo-americano', i cui genitori emigrarono a Londra dal beneventano. Grazie, sorella Repubblica.

martedì 12 luglio 2016

Vittorio Emiliani, sul Corriere, a difesa delle istituzioni culturali e dell'uso dei monumenti. Rifiutarli a Fendi, Bvlgari, Della Valle?

Vittorio Emiliani, a capo del 'Comitato per la bellezza' non passa occasione per farsi sentire su argomenti che con il suo Comitato, benemerito!, sono di stretta pertinenza.Due volte negli ultimi giorni, sul Corriere della Sera.

La prima  a proposito dell'uso che se ne sta facendo di certi monumenti noti nel mondo da parte di mecenati che hanno contribuito con soldi propri al loro restauro e manutenzione. Ad Emiliani non è andato giù il fatto che la griffe Fendi, che aveva fatto restaurare la Fontana di Trevi, l'abbia ottenuta per una sfilata  di moda. Da non dimenticare che fino a qualche anno fa la più grande sfilata di moda a Roma, si svolgeva sulla scalinata di Trinità dei Monti, e senza che nessuna delle griffe avesse tirato fuori una lira per il suo restauro, come invece ha fatto di recente Bvlgari, al quale sarebbe ingrato rispondere negativamente qualora domandasse la scenografica scalinata, a due passi dalla sua boutique di via de' Condotti, per una sfilata della maison. Eppure 'AltaRoma' domandava ed otteneva la scalinata per le sue sfilate, senza aver mai tirato fuori una lira per il suo restauro. Allora forse meglio darla ad alcune griffe se intervengono  con soldi propri nel restauro. E non si dica che oggi c'è il beneficio del cosiddetto 'Art Bonus'.

Il discorso vale anche ed a maggior ragione per Della Valle, che ha tirato fuori ben 25 milioni per il restauro del Colosseo. Può la Sovrintendenza dirgli, una volta restaurato il monumento, che lui i piedi - è proprio il caso di dirlo, essendo Della Valle un prestigioso 'scarpaio'  -in quel monumento non deve più metterceli? Sarebbe un gesto di profonda ingratitudine. E non venga a dirci Emiliani che di 'pubblicità, in questi anni, Della Valle ne ha avuta a sufficienza. Vero, però se non ci fossero i Della Valle, noi avremmo soltanto i Franceschini  che trovano soldi 'pubblici',  solo quando si mettono in testa balzane idee, come ricostruire l'inutile 'platea lignea' del celebre anfiteatro;  mentre, nel contempo, chiede aiuto ai privati per la manutenzione e conservazione del nostro patrimonio architettonico e monumentale, al quale egli dovrebbe primo fra tutti provvedere.

Altra cosa sarebbe se Fendi o Della Valle o Bvlgari pretendessero per gli anni a venire di poter utilizzare quei monumenti che hanno contribuito a restaurare, come stabili passerelle per i loro prodotti.In quel caso e solo in quello avrebbe senso la protesta di Emiliani.

La seconda volta Emiliani è intervenuto in difesa di alcune istituzioni musicali storiche della capitale, prima fra tutte l'Accademia Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, dalle cui sedi il Comune intende sfrattare, essendo concluso il contratto di locazione a prezzi scontatissimi. L'Accademia Filarmonica, se non ricordiamo male, paga ogni anno una lira di affitto per la sua celebre sede di Via Flaminia, nella quale certo l'Accademia ha negli anni prodotto alcune migliorie, costruito la cosiddetta 'Sala Casella' ecc...  Sebbene questo il Comune non possa non riconoscerglielo, ma una lira ad anno per un quarto di secolo o giù di lì, costituisce comunque trattamento di favore che poche altre istituzioni hanno. Perciò, forse, sarebbe più ragionevole un adeguamento del canone di affitto, certamente non ai prezzi di mercato, considerando l'opera meritoria che l'Accademia svolge, anche nel settore didattico, comunque non gratuitamente, è bene non dimenticarlo e che non lo dimentichi neanche Emiliani.

Tanto per fare un esempio, il Comune di Roma paga a 'Musica per Roma'  un affitto abbastanza alto per l'Accademia di Santa Cecilia; e proprio il mancato pagamento di tale affitto da parte del Comune, ha prodotto nel bilancio di Musica per Roma del 2015, un buco. Il Comune paga 1.500.000 Euro a Musica per Roma; perchè l'Accademia Filarmonica non dovrebbe pagare l'affitto al Comune? Un affitto equo, come quello di enti che non mirano al profitto, ma un affitto sì che lo deve pagare. Lo deve pagare l'Accademia come devono pagarlo  gli altri enti o istituzioni che nell'articolo di Vittorio Emiliani sono citati e che, se non ci sbagliamo, anche dal Comune, oltre che dallo Stato, ricevono finanziamenti per la loro attività.

venerdì 21 marzo 2014

Facoltosi artigiani globali salveranno l'Italia che rovina. Hanno cominciato Della Valle, Fendi, Bvlgari

Ha cominciato anni fa uno scarparo (Della Valle) che ha fatto il colpo della vita. Restaurare a proprie spese (una ventina di milioni di Euro) il monumento più famoso al mondo, il Colosseo - che secondo il mio nipotino Leonardo, fu Domiziano a costruire, lui in persona e non gli schiavi, come tutti sappiamo. Non so chi glielo abbia detto, ma qualcuno deve averglielo detto,altrimenti...
Dopo numerosissime polemiche , alcune delle quali davvero incomprensibili, finalmente il restauro del grande monumento ha preso il via e pare che già quest'estate ne vedremo uno spicchio risplendente.
Poi è venuta una famiglia di sartine, le Fendi, che hanno devoluto  un pò dei loro guadagni ( in verità non più grassi come una volta, perché in tempo di vacche magre le sarte rifanno gli orli e allargano o stringono, niente più vestiti su misura) al restauro di Fontana di Trevi, il monumento che  i turisti di mezzo mondo assaltano ogni giorno per farsi fotografare e gettare la loro monetina nell'acqua sperando così di tornare nella capitale, trovandola si spera più bella e restaurata di come l'avevano lasciata la volta precedente.
 Buon terzo, ma si spera non ultimo, arriva un famoso ferramenta, Bvlgari, che s'è messo in testa di restaurare la scalinata di 'Trinità de'monti'  dalla quale si intravede la loro bottega , all'inizio di via  de' Condotti, che è lì da centotrent'anni, in faccia al famoso Caffè greco.
  A Roma, da restaurare  c'è ancora quasi tutta la città, e se si aspetta che trovi i mezzi Marino, l'ennesimo nerone amministrativo della Capitale,  Roma arrivata fino a noi dopo 2000 anni di intemperie, rischia di franare in un sol colpo. Occorre che l'esempio dei noti scarpari, sartine e ferramenta, venga seguito da altri che, sborsando somme più o meno consistenti, riparino di volta in volta un pezzo del grande patrimonio romano ed anche italiano.
 Tatò, da qualche anno a capo della Treccani, ha fatto nei giorni scorsi una proposta, dalle pagine del Corriere. L'Italia senza i privati non si può salvare dal degrado,  già a livelli che non consentono distrazioni di sorta. E lo Stato? Per facilitare ed incoraggiare tali interventi deve rinunciare a tassare  i finanziamenti privati che servono a tenere ancora in piedi il Bel Paese. Sarebbe questo il prezzo, non altissimo, che lo Stato pagherebbe alla società, proprietaria del bene culturale, storico od architettonico, per  restituirglielo nello splendore originario. La proposta è interessante ed andrebbe messa in pratica dallo svelto  gabinetto di Renzi, mentre Marino  non fa nulla, neppure per risparmiare a Roma nuove buche, non storiche, che rischiano di diventare tali, e si fa bello, ricevendo Sorrentino e ringraziando gli artigiani che stanno tentando di salvare Roma dalla rovina.