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martedì 4 luglio 2017

Barbareschi dimezzato dal Parlamento

Aveva già cantato vittoria Barbareschi: 4 milioni per il 2017, e 4 ancora per il 2018. Una bella vittoria contro la quale c'era stata la rivolta  di tutto lo spettacolo italiano all'unisono: ma come, in tempo di crisi e fra il lamento generale, a Barbareschi, per il suo Teatro Eliseo - glorioso sì, ma privato - si danno in una botta sola ben 8 milioni di Euro? E giù il grido: è uno scandalo!

In effetti di un mezzo scandalo si trattava, anche se Barbareschi, gongolante ancor prima di vedere i soldi in cassa, s'era improvvisato caritatevole: voleva insegnare alle altre istituzioni culturali italiane come ottenere fondi imprevisti e generosi. E magari anche non del tutto meritati. Come ha fatto?

C'è stato anche chi ha tirato in ballo la passata esperienza di Barbareschi in Parlamento nelle file di Forza Italia, incaricato, in coppia con la Carlucci parlamentare, di occuparsi di cultura e spettacolo.
Ed anche chi, a mezza voce, aveva ricordato che l'attuale moglie di Barbareschi è la figlia di Monorchio, l'ex ragioniere generale dello Stato, una potenza, il cui fuoco di influenza non si sarà ancora del tutto esaurito.

 Alla fine il Parlamento ha capito che quella 'elargizione' era ingiustificata, pur considerando la storia del teatro romano e la sua attuale vitalità dopo che l'attore l'aveva rilevato dai precedenti gestori( Monaci) e rimesso a nuovo, anche nell'arredo. Come fare per attutire anzi mettere a tacere i malumori?
 Dimezzare senza una ragione il finanziamento,  pur incautamente elargito, significava fare una ignobile marcia indietro, un voltafaccia senza vergogna. E allora, lo stesso Parlamento -  si deduce che quando vuole, sa anche evitare plateali figuracce! - dimezza il finanziamento, con la seguente motivazione: gli altri quattro milioni li devolviamo alle zone terremotate.  E perciò Barbareschi ne ha  solo 4  di milioni di Euro, ma  non può che tacere, perchè certamente i terremotati ne hanno più diritto di lui.
 E così il Parlamento ha messo nel sacco Barbareschi che credeva di aver messo nel sacco il Parlamento e buona parte dello spettacolo in Italia.

giovedì 29 giugno 2017

Cherchez le parlementaire ou le senateur!

Pourquoi - viene voglia di rispondere con una delle quattro parole di francese che ricordiamo ancora.
Pourqoi, se uno vuol far valere le proprie ragioni in Parlamento, ottenendo una legge a proprio favore, deve cercarsi deputati o senatori che l'appoggino, sposando la sua causa.

Perchè ormai in Parlamento si naviga a vista e chi ha una vista più acuta di un altro, si butta avanti e indica la strada a chi ci vede poco o fa finta di vederci poco, in  attesa che si invertano le parti.

La cultura, naturalmente, è il terreno preferito di simili scorribande piratesche, e la musica in particolare - che è quella che ci interessa maggiormente.
L'invito o consiglio a cercarsi il parlamentare 'amico' è venuto, con enfasi, da Luca Barbareschi che, con questo sistema, nonostante il parere contrario dei ministri Franceschini e di Padoan, sì è visto regalato - in parte meritato, per qualche verso - un doppio premio di 4.000.000  di Euro cadauno, al Teatro Eliseo, di sua proprietà e gestione, a rischio chiusura per deficit.

Prima di Barbareschi, ci avevano provato altri due, con la legge finanziaria di fine 2016, nella quale il decreto 'milleproroghe', famigerato ma intoccabile, elargisce elemosine e premi a tutti quelli che contano.

Ad esempio al Festival Verdi di Parma, e, visto che erano con le mani in pasta, anche alla Fondazione Romaeuropa ( Causi, che potrebbe aver pensato di fare un regalo alla mogliettina Monique, ce'entra qualcosa, nel caso di Roma?). Non sappiamo quale sia stato l'esito della scappatoia (un decreto a parte che assicurava, ogni anno per il futuro, alle due istituzioni, un finanziamento statale di 1.000.000 di Euro, extra FUS), se i ciechi  erano nel frattempo guariti dalla cecità ed avevano voluto vederci chiaro. Ma forse non sono arrivati in tempo, e il decreto per le due istituzioni alla fine passò.

Adesso la Sereni, PD, e forse altri parlamentari umbri, tentano un nuovo colpo - ci stanno provando in questi giorni - chiedendo di approvare un nuovo decreto, extra FUS, per Umbria Jazz. Riusciranno i nostri parlementaires e senateurs ( senatrices)?

Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo, in linea di principio ma anche per i soggetti nominati, contrari al loro finanziamento. No, non lo siamo affatto, specie se pensiamo ai mille rivoli attraverso i quali lo Stato finanzia istituzioni, avvenimenti ed altro, troppo spesso inutili e di bassa qualità.

 Vorremo solo che simili finanziamenti fossero attribuiti in base al merito oggettivo ( lasciamo stare gli algoritmi fasulli di Nastasi) ed in un quadro generale  di sostegno dello Stato alla cultura, senza figli e figliastri, attraverso il FUS ( altrimenti potrebbe accadere che 'i figli della gallina bianca' diventino sempre di più e per loro si dovrà pensare ad un FUS bis).

Mentre ora accade che basta trovarsi il padrino in Parlamento e la richiesta di soldi va in porto, nell'indifferenza generale o nella previsione che in futuro toccherà ad altri richiedere il medesimo appoggio. E così diritti cosiddetti 'acquisiti' si aggiungono a diritti 'acquisiti' cosiddetti, nella confusione generale.

venerdì 17 marzo 2017

Barbareschi, Franceschini, Bergamo: volano stracci

Nel corso della conferenza stampa di Barbareschi, convocata per spiegare le ragioni della sua intenzione - necessaria - di chiudere l'Eliseo proprio alla vigilia delle celebrazioni per i suoi primi - e forse anche ultimi - cent'anni di vita, sono volati stracci all'indirizzo dei governanti, dal ministro Franceschini  all'assessore del Comune di Roma, Bergamo, ma anche, di ritorno, verso il lanciatore.

Barbareschi s'è lamentato dei magrissimi finanziamenti sia ministeriali che comunali; il ministro e l'assessore gli hanno risposto a stretto giro che la loro parte l'hanno fatta e che nessuno ha promesso uno stanziamento speciale di 4.000.000 di Euro, inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe' e poi saltato. Almeno fino a quando non fosse stato approvato. E si chiedeva di avere lo stesso trattamento di altre istituzioni culturali, verso le quali Barbareschi non ha mancato di indirizzare i suoi strali, perché continuamente foraggiate da governi e istituzioni amiche.

Nel tentativo di salvare dal naufragio la sua barca che egli ha rimesso a nuovo con soldi di tasca propria,  appena due anni fa, non ha risparmiato attacchi ad altri barconi, come il Piccolo di Milano e il Teatro di Roma che comunque faticano per tenersi a galla. Il Piccolo - ha accusato - superfinanziato dal Governo ma che , da cinquant'anni ripropone lo stesso 'Arlecchino', il Teatro di Roma che, non se ne comprende la ragione, riceve molto meno del Piccolo ecc..
 Ed ha accusato direttamente anche  il ministro che ha in testa solo il Colosseo - ha dimenticato Barbareschi di ricordare che sempre Franceschini ha trovato fondi consistenti per restaurare  un presidio militare  a Roma, nella circoscrizione  nella quale sua moglie, la bella e combattiva Michela Di Biase ha il suo collegio elettorale (i giornali a suo tempo ne parlarono) - e gli scavi di Pompei, dove anche a distanza, cioè da Roma, è in grado di far cadere muri di cinta e le stesse domus.

Contro bergamo ha detto che nonostante l'abbia invitato lui non s'è fatto mai vedere all'Eliseo, perché ai nuovi inquilini del Campidoglio della cultura non fotte assolutamente nulla - vero!
 E poi, nel tentativo estremo di tenersi lui  a galla ha tentato di agganciare con arpione avvelenato le Fondazioni liriche che 'macinano soldi' in maniera indecente. Barbareschi, basta.

La questione vera è che lo Stato della cultura se ne fotte, al di là delle mire di grandezza del ministro Franceschini che vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito la platea al Colosseo - una follia costosa! - e che vuole annettere al Ministero la gestione ed i  fondi (le entrate!!!) del monumento più visitato al mondo: da un lato ha trovato nelle pieghe della gestione ministeriale 20 milioni per la sua operazione faraonica, dall'altro vuole rimpinguare quelle stesse casse svuotate, annettendosi la gestione diretta del monumento. E che, per essa, ha sempre meno fondi disponibili, resi ancora più magri dalla crisi che non accenna a passare.  Intanto, per farsi incoronare come il miglior ministro d'Europa, fra pochi giorni, riunisce a Firenze - la città dell'ex capo - il cosiddetto stato maggiore della cultura europea, tutti i suoi omologhi e ci ha portato anche  Riccardo Muti a dirigere per il sollazzo dei convenuti.

 E, nello stesso tempo, vuole mettere bocca in tutte le nomine anche ai vertici delle istituzioni culturali, badando più alla fedeltà che alla competenza, non chiedendo mai conto della gestione di dette istituzioni, che certamente finiranno una dopo l'altra affondate proprio dal Ministero che, per dominarle, le tiene a stecchetto. Salvo poi, come  accusava Barbareschi, elargire fondi speciali alle istituzioni amiche.

La medicina per salvarle da morte sicura è semplice: mettere a disposizioni fondi che ne garantiscano la gestione, senza strozzarle, togliendo loro anche l'aria per respirare; farle guidare da persone competenti, anche se non  hanno giurato fedeltà preventiva al capo di turno; muovere azioni di responsabilità contro i cattivi amministratori e rimuoverli immediatamente.

Così si governa in un paese civile che ha a cuore i suoi tesori le sue ricchezze, dove le vittime non possono essere i cittadini ignari ed irresponsabili delle malefatte dei loro governanti a tutti i livelli.

venerdì 27 marzo 2015

Barbareschi, ci dice qualcosa dell'Eliseo, ora che ha prodotto Mennea? O è diventato lento?

Da tempo non abbiamo notizie del Teatro Eliseo  e della contesa che vede Luca Barbareschi  faccia  a faccia con i vecchi proprietari del teatro, quanto meno con uno di loro, Monaci.
 Ci aveva detto: nel giro di qualche settimana... prima aveva detto: addirittura di qualche giorno... avrebbe riaperto il teatro; poi ha detto che i lavori da fare, non più procrastinabili, erano tanti, e che quindi ci sarebbe voluto più tempo.
Ha detto che la stagione sarebbe ripresa ad inizio estate e che durante l'estate sarebbe proseguita, a differenza di quanto solitamente avviene nei teatri italiani, e che avrebbe aperto un ristorante in teatro. Insomma ci ha fatto venire l'acquolina in bocca.
 Poi più nulla. ma ora che anche lui si è allenato  a correre, avendo dovuto insegnare a Mennea, nella fiction RAI, a correre sempre, perchè non ci dà uno scatto di notizia sullo storico teatro finito nelle sue mani?
Aspettiamo a bordo pista, in attesa di accomodarci in oplaeta o di sederci a tavola, nel suo ristorante.

mercoledì 3 dicembre 2014

Barbareschi sull'Eliseo ha mentito

Eh no, caro Barbareschi, l' abbiamo anche difesa,  ma ora facciamo marcia indietro, siamo pentiti di averlo fatto.
 Aveva detto: tempo qualche giorno , una decina, e l'Eliseo lo riapro. Ed invece no. Ieri ha radunato la stampa per dire che ci vorranno cinque o sei mesi , per effettuare lavori necessari di restauro, e solo dopo, a primavera inoltrata, il teatro potrà riaprire. Se tali lavori erano tanto necessari ed evidenti,  per i quali ha ipotizzato una spesa consistente, pari a 600-700 mila Euro, come mai non se ne è accorto prima? Perchè era tutto preso dal nascondere quell'altra bugia, grande come una casa, relativa al cambio di proprietà del teatro?
 I Monaci, padre e figlio, saranno anche dei mascalzoni, a suo dire, perché sarebbero fuggiti con la cassa contenente i soldi degli abbonamenti, però non dicevano il falso quando affermavano che fra i proprieteri dell'Eliseo c'erano ancora loro e che nessun cambio eventuale di proprietà poteva esser fatto senza il loro assenso assieme a quello degli altri soci.
 Lei aveva dato ad intendere di aver acquistato per intero le quote degli altri due soci ( Corsi ed Eleuteri) e dunque aveva la maggioranza. I Monaci replicavano che questa operazione non poteva aver corso senza il loro assenso. Ora Lei dice, invece, di aver acquistato dagli altri due soci delle quote parte. Dunque ha mentito. Lei non è il proprietario del teatro, semmai ora i proprietari sarebbero quattro e non più tre come prima del suo arrivo barbaresco; ha mentito dicendo che lo avrebbe riaperto entro una decina di giorni ed ha mentito anche quando ha detto che alla sorte degli impiegati avrebbe pensato lei, mentre ora dice che naturalmente dovranno cambiare anche gli amministratori, perché vorrà metterci persone di sua fiducia, e che per la quindicina di dipendenti dovrà procedere ai licenziamenti. Ma che spera di ottenere il FUS, con il quale pagare gli arretrati, i contributi dei dipendenti, che in parte riassumerà quando il teatro riaprirà, e restituire i soldi agli abbonati, sempre che i Monaci non riportino in teatro la cassa con la quale sarebbero scappati.
 Insomma ne ha dette di falsità. L'unica novità della sua prossima gestione, quando ci sarà e se ci sarà, sarà un ristorante a  cinque stelle, per il quale già prevede che molti si scandalizzeranno, ma noi no; e che vorrebbe fare iniziare gli spettacoli alle 19,30, per non farli terminare a mezzanotte. E far cenare, prima o dopo, gli spettatori che lo vorranno. Giusta decisione.
Però non dica fandonie. Pensi ai lavori, li faccia fare bene, e faccia il possibile perché il teatro Eliseo che ha una storia gloriosa, continui sulla stessa scia; a tutti dispiacerebbe se Lei gli facesse prendere una china che non merita. A quel punto cominceremmo anche noi a nutrire seri dubbi sulle sue capacità imprenditoriali le quali lei va, fiero, sbandierando ogni momento.

P.S. Con una lettera al Corriere della Sera, Barbareschi ha precisato che egli ha assunto la gestione del Teatro Eliseo, per volontà della proprietà (  ma non certo di Monaci) e che , perciò, l'assetto proprietario del teatro non è mutato; ha aggiunto che le compagnie che oggi si lamentano dovrebbero tener presente che il teatro era ormai in condizioni disastrose e che quindi i lavori erano da farsi già prima, e che quando i lavori saranno finiti, le cose ricominceranno a marciare. Per ora occorre pazienza. Ed è inutile ed ingiusto prendersela cobn lui. Senza dimenticare che lo sfratto era stato annunciato, minacciato già una decina di volte e i tentativi di metterlo in atto altrettante volte, fino all'ultimo definitivo.

domenica 23 novembre 2014

All'Eliseo chiusa barbarescamente (?) la porta in faccia a Emma Dante

Stando alle apparenze, Emma Dante sarebbe la vittima e il Barbareschi, a dispetto del suo nome (?) il carnefice. Ma le cose non stanno così.
 Intanto il passaggio di proprietà dai vecchi soci, uno dei quali il Monaci, padre dell'attuale direttore, al nuovo è stato traumatico, nel senso che è stato preceduto da due o tre tentativi di sfratto sempre rimandati, ma che non potevano essere rimandati all'infinito, specie in presenza di un nuovo proprietario che, sacrosantamente, reclamava i locali. Passaggio traumatico accompagnato da polemiche ed accuse ( il Monaci direttore è fuggito con i soldi della cassa abbonamenti, accusa Barbareschi),  fino allo sfratto definitivo quando non lo si attendeva più, visti i reiterati rimandi.
 Nelle settimane degli sfratti minacciati e poi rientrati, il festival Romaeuropa, nel cui calendario figurava lo spettacolo di Emma Dante, aveva annunciato che ritirava tutti gli spettacoli ospitati all'Eliseo, per evitare esattamente ciò che poi è accaduto.
 Sta di fatto che la direzione di Romaeuropa, dopo averlo minacciato, il ritiro degli spettacoli dall'Eliseo, non lo ha fatto, pensando o sperando che poi le cose si sarebbero messe a posto. Come non si doveva successivamente dimostrare.
 E dunque Romaeuropa non può chiamarsi fuori, dando la colpa interamente al barbaro Barbareschi. Il quale forse non avrebbe ospitato la Dante, o forse sì, ma avrebbe dovuto deciderlo lui, una volta insediatosi.
Nei giorni più infuocati, era stato offerto alla Dante o a Romaueropa - non l'abbiamo ben capito - di trasferire lo spettacolo al Quirinetta, ricevendone però risposta negativa.
 A quel punto subentra nella proprietà del teatro Barbareschi, il quale chiede qualche giorno, solo qualche giorno, per mettere a posto tutto le questioni aperte dal passaggio - come ad esempio gli impiegati dei quali è forse bene non dimenticarsi - per poi riprendere regolarmente la programmazione. Nulla di più ragionevole. Certo c'è andata di mezzo Emma Dante, ma poteva andarci di mezzo chiunque si fosse trovato in calendario nei giorni del passaggio forzato.
 Poi alla fine una soluzione, dilazionata , s'è trovata. Lo spettacolo della Dante riaprirà il Valle, una volta ultimati i lavori di restauro che, verosimilmente, dovrebbero concludersi verso maggio/giugno. L'offerta è venuta dal Teatro di Roma che ha la gestione dello storico teatro, occupato per alcuni anni.
 Alla vigilia di tale annuncio - del quale non si s se la Dante sia soddisfatta - Monique Veaute di Romaeuropa aveva dichiarato che avendo avuto assicurazione di interesse alla soluzione del caso da parte di Giovanna Marinelli, l'assessore che in fatto di teatro sa come stanno le cose, Lei non si preoccupava più di tanto. Sì, giusto, perché ormai non serviva più, ma avrebbe dovuto preoccuparsi ed occuparsene prima dello sfratto dello spettacolo del suo festival dall'Eliseo.  E non l'ha fatto.

sabato 19 aprile 2014

In tempo di crisi,noi chiamiamo a lavorare i musicisti stranieri

La regola che sembra valere nel campo dello spettacolo e della musica, senza che nessuno alzi la voce, sembra essere l'esatto contrario della cosiddetta 'delocalizzazione' in ambito industriale, contro la quale tutti protestano, giustamente. In tempo di crisi si va a produrre dove il lavoro costa meno, per risparmiare e rendere i propri prodotti più competitivi.
 Nella musica avviene esattamente il contrario. In uno degli ultimi numeri di Music@ affidata alla nostra direzione - ora il Conservatorio aquilano, che ne era l'editore, ha cambiato testata, la sua rivistina si chiama ' Musica + o -', ed ha altre finalità - abbiamo lanciato l'ennesimo appello contro questo schifo italiano. Prendendo  ad esempio  due prestigiose stagioni sinfoniche, una più prestigiosa dell'altra - quella di Santa Cecilia rispetto a quella della Rai di Torino,  ambedue con reggitori in comune, il che stabilisce un legame non casuale - abbiamo dimostrato come la presenza di artisti italiani di valore  in ambedue i cartelloni della corrente stagione sia prossimissima allo ZERO. E ciò nonostante che  la crisi  dovrebbe consigliare i dirigenti di ambedue le istituzione a risparmiare ed a dare lavoro ad artisti italiani di valore uguale a quelli stranieri che vengono, invece, solitamente preferiti e che , sicuramente, costerebbero meno.
 Il problema  viene sollevato in questi giorni  ancora una volta da una intervista di Roberto Bolle e da una lettera inviata da Luca Barbareschi a 'Repubblica'. Nell'uno e nell'altro caso ci si riferisce alla programmazione della prossima  stagione della Scala che coinciderà con il tormentato, e forse non più così sicuro, arrivo di Pereira  e con le manifestazioni dell'EXPO 2015. Ed il riferimento preciso è fatto alla presenza del 'Circle du soleil' - complesso straordinariamente bravo ma straniero - quando Milano dovrebbe essere in tutti i campi vetrina delle eccellenze italiane; ed alla 'Turandot' inaugurale, diretta da Chailly, in un allestimento acquistato da Amsterdam, voluto da Lissner.
Barbareschi attribuisce tale scelta come altre simili, al PROVINCIALISMO italiano. Troppo facile e semplice. Non basta. Non da ora e da noi soltanto questo problema è stato sollevato e mai risolto. E' stato ipotizzato che dietro questi giri che portano lontano ci sono strani percorsi e scambi di artisti, ci sono agenzie potenti in grado di influenzare  le scelte delle istituzioni, e qualcuno vi ha anche visto l'ombra di tangenti. In tutti questi anni di denunce  il Ministero è stato alla finestra a guardare, e non crediamo che Franceschini, finchè avrà al suo fianco Nastasi, cambierà rotta e logica. La presenza, ora più ridotta, in Italia di un potente agente monegasco è stata foriera di tanti danni e soldi buttati, nelle sue tasche - non sappiamo se Nastasi lo conosca ed ancor meno se abbia mai avuto a che fare con lui.
 Certo è che il Ministero che potrebbe imporre direttive volte a  invertire drasticamente tale rotta, non lo fa. E forse ha la colpa maggiore, giacchè è lo stesso il Ministero che finanzia gran parte dell'attività musicale in Italia , senza di lui molte botteghe chiuderebbero. E invece , curiosamente,  rimane alla finestra. Con la tragica conseguenza che gli artisti stranieri in Italia vengono pagati più che altrove - lo hanno più volte dichiarato essi stessi - e che ad usufruire di questa 'america' dello spettacolo non siano, se non in minimissima percentuale, gli artisti italiani. Della crisi, che dovrebbe far riflettere, non frega, evidentemente, a nessuno.
Per convincersi del tutto, si sfoglino i cartelloni delle stagioni europee, anche di grandi istituzioni, e si vedrà che  in ciascuna di esse la presenza di artisti italiani o di altra nazionalità è occasionale, diciamo abbastanza rara, specie in questi ultimi anni difficili. Esattamente come dovrebbe essere anche in Italia. Ed , invece, non è.