In Campidoglio, a Roma, dove le ultime elezioni le ha vinte Virgnia Raggi, non c'è un vertice, di forma piramidale, al comando, bensì una matrioska.
La pupazza variopinta di legno più grossa rappresenta Grillo, subito dopo, due in una, Di Maio e Dibba sulle due facce della pupazza: all'interno, una seconda coppia, Roberta Lombardi e Paola Taverna, a giorni alterni l'una o l'altra e , più piccola ancora e sotto schiaffo e controllo di tutte le sorelle maggiori, Virginia Raggi. Per Bergamo la matrioska minuscola la stanno ancora preparando.
Ogni volta, quando si deve prendere una decisione, prima che si oda la voce della mastrioskina Raggi, ci vuole tempo, perchè si devono prima smontare tutte le altre che l'hanno in pancia. E così si ascolta prima la voce del matrioskone e poi via via degli altri. Salvo qualche rarissimo caso in cui ci si dimentica di mettere dentro le pance di tutte, la più piccola, e Lei, restata fuori, comincia a strillare: il sindaco sono io!
E' accaduto anche nel caso dello Stadio. Grillo aveva detto che lo stadio 'non s'aveva da fare'; Di Maio e Dibba, non s'è capito cosa volessero, perchè una volta parlava uno ed un'altra l'altro dicendo cose opposte, rappresentavano le due facce della matrioska; la Lombardi s'era detta decisamente contraria anche allo stadio, come alla Raggi e a tutto. Però, alla fine della storia, la piccola matrioska Raggi, per una volta, ha fregato tutti, battendoli sul tempo, col favore delle tenebre.
Giovedì notte ha avuto un lunghissimo confronto con i vertici della A.S. Roma, con i quali ha raggiunto un accordo. E forse sarà stato anche lo stress di queste settimane e della notte precedente all'annuncio a causarne il malore ed a consigliarne il ricovero per accertamenti. Una volta raggiunto l'accordo non voleva che il merito se lo ascrivessero la matrioske più grandi. Perciò s'è fatta dimettere - anche perchè non aveva nulla di grave - è arrivata in Campidoglio, ma non per l'incontro che segretamente s'era già tenuto, ma solo per annunciare l'accordo.
Insomma cosa ha deciso? Ha deciso che lo stadio si farà? Si o No? Ni. Cioè? Sorgerà nell'area di Tor di Valle, alla faccia di Grillo - sì! ; sarà ridotta la cubatura ed anche la cementificazione, per fra contente Lombardi e Taverna ed anche Di Maio e Dibba - sì! -, saranno ridotte anche le strutture di urbanizzazione previste, in rapporto a quelle cubature- sì!- ( saltano i grattacieli progettati da Libeskind- sì! Ora la cosiddetta conferenza dei sevizi capitolina avrà tempo un mese per ridefinire i particolari .
C'era bisogno di tutto questo casino? E siamo sicuri che, ora, le matrioske grandi non ricominceranno a mettere i bastoni fra le ruote alla matrioskina Raggi? Hanno un mese di tempo ancora.
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sabato 25 febbraio 2017
lunedì 20 febbraio 2017
Dallo stadio della Roma alle Terme di Caracalla. Storie che si ripetono
Premessa. A noi dello stadio della Roma, come di qualunque altro stadio di ieri, oggi e domani non frega assolutamente nulla, perché geneticamente estranei al mondo dello sport ed ancor più a quello del calcio.
Perché occuparcene, allora? Semplicemente perché ci sono fatti che non possono esser ignorati, per la singolare tempistica ed anche per il contenuto.
Partiamo dallo stadio che l'A.S. Roma vuole costruire a Tor di Valle e per il quale da anni ha presentato un progetto, approvato in linea di massima da Marino, ora rimesso in discussione dalla Raggi e dal suo ormai ex assessore Berdini.
Perchè questo voltafaccia? Perchè la Raggi è incapace a governare ed anche, semplicemente, a decidere, commissariata dal Movimento che l'ha candidata e sfiduciata dagli stessi ignari e disperati romani che l'hanno votata.
Anni fa, Raggi compresa, i Cinquestelle si opposero a quel progetto, come succesivamente, una volta al governo della città, si sono opposti alle Olimpiadi ed a qualunque cosa venisse proposta, per il terrore di sbagliare ed aggiungere errore ed errori che possono costare al Movimento un forte arretramento nel gradimento degli elettori.
Berdini, l'ex assessore, un mastino messo a guardia del territorio per difenderlo dagli assalti dei cementificatori, dice no! a tutto; la Raggi non è dello stesso parere - perchè ha cambiato idea - ed anche Grillo ed i suoi luogotenenti, Di Maio e Dibba, assicurano che lo Stadio si farà. Anche perchè sanno che, in caso contrario, avrebbero contro mezza Roma - non il costruttore - ma tutti i romanisti, esclusi ovviamente i laziali che rappresentano l'altra metà del pianeta cittadino. E avrebbero contro anche Totti, il nono re di Roma, soprannominato il 'pupone', al quale la sindaca avrebbe assicurato, pubblicamente, almeno sembra, esito positivo al progetto dello stadio.
Adesso, alla vigilia dell'esame del progetto e del definitivo parere del Comune, che sembra tuttavia ancora titubante, arriva una tegola sulla testa dei Romanisti che potrebbe, eventualmente, salvare la faccia alla Raggi, qualora si riconvertisse al no. E cioè una specie di AVVISO DI GARANZIA della sovrintendenza che avverte: quella zona non va toccata e soprattutto non va toccato il manufatto delle gradinate coperte dell'antico ippodromo di Tor di Valle, emblema dell'architettura degli ani 50, dismesso definitivamente quattro o cinque anni fa, ed ora in totale abbandono. La palla passa nelle mani del Ministero che dovrebbe pronunciarsi tra breve. L'AVVISO DI GARANZIA, cosiddetto, giunge proprio alla viglia delle grandi decisioni comunali. E lo invia la sovrintendente Eichberg, il cui fratello - e qui siamo nella fantascienza - è a capo di una società della Lazio.
Sergio Rizzo, ha fatto oggi notare sul Corriere che quel manufatto dell'architetto Lafuente, è a rischio crollo e avrebbe dovuto anche essere da tempo abbattuto, quantomeno bonificato dall'amianto. Perché, si domanda, se era così importante, non lo si è restaurato in tempo né bonificato? Ed invece lo si fa ora, per entrare forzatamente in gioco, con una carta truccata, sul progetto 'stadio' della Roma?
Le domande di Rizzo non sono fuori luogo, né si possono liquidare con la parentela della sovrintendente con il club avverso. Non scherziamo. Anche perchè Rizzo ricorda agli ignari Cinquestelle ed ai romani che li sostengono che in pieno centro c'è lo Stadio Flaminio, opera dell'arch.Nervi, in rovina, e che all'Eur, il velodromo è stato abbattuto con la dinamite e lì dove sorgeva, ora ci sono sterpaglie ed immondizie. Perchè, riflette Rizzo, fervore e tempistica sospetti per Tor di Valle?
Ed ora che c'entra lo stadio della Roma con le Terme di Caracalla, se non per il fatto che la tradizione ed anche la rima vuole che a Caracalla gli antichi romani giocavano a palla?
C'entra con una storia vecchia di un quarto di secolo, legata all'agibilità delle Terme ed alla opportunità e capacità di ospitare spettacoli operistici con grande affluenza di pubblico.
Le Terme ospitarono la prima volta spettacoli d'opera, negli anni Trenta, molti anni dopo Verona, per espressa volontà del Duce, e vi si rappresentò nella prima stagione Lucia di Donizetti. E si sa che di lì sono passati tutti i grandi nomi della lirica mondiale. Poi...poi negli anni Novanta, dopo la sovrintendenza Vlad, furono vietate agli spettacoli d'opera, esattamente negli anni in cui in quella stessa sovrintendenza, a Roman Vlad era succeduto Gian Paolo Cresci.
In quegli stessi anni Licia Borrelli, sorella del procuratore capo milanese e moglie di Roma Vlad era una dirigente del Ministero e della Sovrintendenza dalla quale dipendeva anche la vigilanza sulle Terme. Recentemente Licai Borrelli è stata intervistata per Repubblica da Gnoli che ne ha lodato gli indiscussi meriti di studiosa e dirigente statale; proprio quell'intervista ci ha fatto venire in mente il caso che stiamo per raccontarvi). Secondo la Borrelli, le Terme non potevano più ospitare spettacoli d'opera, perchè bisognose di lavori urgenti di manutenzione e consolidamento. E così a Cresci vennero inibite le stagioni estive dell'Opera a Caracalla, che qualche anno prima erano state concesse a Vlad; evidentemente con il passaggio di Vlad le Terme avevano subito gravi danni - verrebbe da pensare.
Non è la prima volta che ne scriviamo. Lo facemmo anche all'epoca, notando che le cattive condizioni di stabilità delle terme erano tali anche sotto la sovrintendenza di suo marito. Ma lei non le chiuse. Lo fece dopo che suo marito era andato via all'Opera e gli era succeduto Cresci.
Naturalmente nulla di penalmente rilevante e di formalmente irregolare nell'azione della Borrelli - esattamente come nel caso dell'intervento della Eichberg su Tor di Valle. Però a noi qualche sospetto, tuttavia, desta il fatto della tempistica, tralasciando, nel caso di Tor di Valle, il fattore 'consanguineità'.
Perché occuparcene, allora? Semplicemente perché ci sono fatti che non possono esser ignorati, per la singolare tempistica ed anche per il contenuto.
Partiamo dallo stadio che l'A.S. Roma vuole costruire a Tor di Valle e per il quale da anni ha presentato un progetto, approvato in linea di massima da Marino, ora rimesso in discussione dalla Raggi e dal suo ormai ex assessore Berdini.
Perchè questo voltafaccia? Perchè la Raggi è incapace a governare ed anche, semplicemente, a decidere, commissariata dal Movimento che l'ha candidata e sfiduciata dagli stessi ignari e disperati romani che l'hanno votata.
Anni fa, Raggi compresa, i Cinquestelle si opposero a quel progetto, come succesivamente, una volta al governo della città, si sono opposti alle Olimpiadi ed a qualunque cosa venisse proposta, per il terrore di sbagliare ed aggiungere errore ed errori che possono costare al Movimento un forte arretramento nel gradimento degli elettori.
Berdini, l'ex assessore, un mastino messo a guardia del territorio per difenderlo dagli assalti dei cementificatori, dice no! a tutto; la Raggi non è dello stesso parere - perchè ha cambiato idea - ed anche Grillo ed i suoi luogotenenti, Di Maio e Dibba, assicurano che lo Stadio si farà. Anche perchè sanno che, in caso contrario, avrebbero contro mezza Roma - non il costruttore - ma tutti i romanisti, esclusi ovviamente i laziali che rappresentano l'altra metà del pianeta cittadino. E avrebbero contro anche Totti, il nono re di Roma, soprannominato il 'pupone', al quale la sindaca avrebbe assicurato, pubblicamente, almeno sembra, esito positivo al progetto dello stadio.
Adesso, alla vigilia dell'esame del progetto e del definitivo parere del Comune, che sembra tuttavia ancora titubante, arriva una tegola sulla testa dei Romanisti che potrebbe, eventualmente, salvare la faccia alla Raggi, qualora si riconvertisse al no. E cioè una specie di AVVISO DI GARANZIA della sovrintendenza che avverte: quella zona non va toccata e soprattutto non va toccato il manufatto delle gradinate coperte dell'antico ippodromo di Tor di Valle, emblema dell'architettura degli ani 50, dismesso definitivamente quattro o cinque anni fa, ed ora in totale abbandono. La palla passa nelle mani del Ministero che dovrebbe pronunciarsi tra breve. L'AVVISO DI GARANZIA, cosiddetto, giunge proprio alla viglia delle grandi decisioni comunali. E lo invia la sovrintendente Eichberg, il cui fratello - e qui siamo nella fantascienza - è a capo di una società della Lazio.
Sergio Rizzo, ha fatto oggi notare sul Corriere che quel manufatto dell'architetto Lafuente, è a rischio crollo e avrebbe dovuto anche essere da tempo abbattuto, quantomeno bonificato dall'amianto. Perché, si domanda, se era così importante, non lo si è restaurato in tempo né bonificato? Ed invece lo si fa ora, per entrare forzatamente in gioco, con una carta truccata, sul progetto 'stadio' della Roma?
Le domande di Rizzo non sono fuori luogo, né si possono liquidare con la parentela della sovrintendente con il club avverso. Non scherziamo. Anche perchè Rizzo ricorda agli ignari Cinquestelle ed ai romani che li sostengono che in pieno centro c'è lo Stadio Flaminio, opera dell'arch.Nervi, in rovina, e che all'Eur, il velodromo è stato abbattuto con la dinamite e lì dove sorgeva, ora ci sono sterpaglie ed immondizie. Perchè, riflette Rizzo, fervore e tempistica sospetti per Tor di Valle?
Ed ora che c'entra lo stadio della Roma con le Terme di Caracalla, se non per il fatto che la tradizione ed anche la rima vuole che a Caracalla gli antichi romani giocavano a palla?
C'entra con una storia vecchia di un quarto di secolo, legata all'agibilità delle Terme ed alla opportunità e capacità di ospitare spettacoli operistici con grande affluenza di pubblico.
Le Terme ospitarono la prima volta spettacoli d'opera, negli anni Trenta, molti anni dopo Verona, per espressa volontà del Duce, e vi si rappresentò nella prima stagione Lucia di Donizetti. E si sa che di lì sono passati tutti i grandi nomi della lirica mondiale. Poi...poi negli anni Novanta, dopo la sovrintendenza Vlad, furono vietate agli spettacoli d'opera, esattamente negli anni in cui in quella stessa sovrintendenza, a Roman Vlad era succeduto Gian Paolo Cresci.
In quegli stessi anni Licia Borrelli, sorella del procuratore capo milanese e moglie di Roma Vlad era una dirigente del Ministero e della Sovrintendenza dalla quale dipendeva anche la vigilanza sulle Terme. Recentemente Licai Borrelli è stata intervistata per Repubblica da Gnoli che ne ha lodato gli indiscussi meriti di studiosa e dirigente statale; proprio quell'intervista ci ha fatto venire in mente il caso che stiamo per raccontarvi). Secondo la Borrelli, le Terme non potevano più ospitare spettacoli d'opera, perchè bisognose di lavori urgenti di manutenzione e consolidamento. E così a Cresci vennero inibite le stagioni estive dell'Opera a Caracalla, che qualche anno prima erano state concesse a Vlad; evidentemente con il passaggio di Vlad le Terme avevano subito gravi danni - verrebbe da pensare.
Non è la prima volta che ne scriviamo. Lo facemmo anche all'epoca, notando che le cattive condizioni di stabilità delle terme erano tali anche sotto la sovrintendenza di suo marito. Ma lei non le chiuse. Lo fece dopo che suo marito era andato via all'Opera e gli era succeduto Cresci.
Naturalmente nulla di penalmente rilevante e di formalmente irregolare nell'azione della Borrelli - esattamente come nel caso dell'intervento della Eichberg su Tor di Valle. Però a noi qualche sospetto, tuttavia, desta il fatto della tempistica, tralasciando, nel caso di Tor di Valle, il fattore 'consanguineità'.
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