Giletti ha fatto ascolti da record nelle ultime puntate, mettendosi a fianco di quattro donne siciliane ( tre sorelle e mamma), le quali, dopo la morte del loro genitore sono state vittime di soprusi mafiosi nel paesino dove vivono e dove hanno alcune proprietà. Giletti che ha un cuore grande come una casa, ha sposato la loro causa, ottenendo da Regione e Comune ed anche privati sostegno e mezzi perchè riprendano la loro attività nei campi .
E, sempre per il suo cuore grande come una casa, ha dato sostegno televisivo ad una giovane donna che ha aperto un agriturismo fra mille ostacoli e sabotaggi. Giletti non si ferma difronte alle ingiustizie e combatte; lui ha una forza umanitaria come nessun altro.
E, ancora, nell'ultima puntata - la settimana scorsa, ha preso in carico la storiaccia dell'Aquarius, carica di profughi sballottata dalle onde dopo la decisione del nostro Ministro degli Interni, il nobile Salvini, di vietarle qualunque approdo in Italia.
Nella tragica vicenda dell'Aquarius, Giletti ha fatto un secondo scoop, linguistico questa volta, è stato l'unico a chiamare la nave Aquerius.
Ma neanche il doppio scoop dell'Aquerius ha acquietato le sue mire di giornalista d'assalto. E così, già nelle scorse puntate ha fatto filtrare alcune foto che lo ritraevano per strada con un campione dell'umanità, per annunciare che nell'ultima trasmissione di quest'anno - quella di oggi - avrebbe fatto fare a Non é l'Arena, il botto con grande sorpresa perfino del suo datore di lavoro, Cairo. Un'intervista esclusiva a Fabrizio Corona, sì a quel relitto umano che la galera e e il ricovero in una comunità di recupero - come è quella di don Mazzi che lo tenuto in custodia per alcuni mesi - non sono riuscite a riformare, ma ci riuscirà Giletti.
Solo che Giletti non sa o finge di non sapere che a nessuno fotte di ascoltare quel che Fabrizio Corona avrà da blaterare. Perchè nulla di sensato e ragionevolmente accettabil c'è da attendersi; la sua vita dopo il carcere lo dimostra. Vogliamo scommettere?
P.S Sembra che la stessa facoltà di lingue dell'Università 'Mazzini' dove ha studiato il Giletti dell'Aquerius, negli stessi anni sia stata frequentata da Lucia Annunziata dell'Equerius
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domenica 17 giugno 2018
mercoledì 22 novembre 2017
Con Dario Franceschini ed il suo ministero ci risiamo
Domenica scorsa, a 'Non è l'Arena' de La 7, condotta da Giletti, il ministro Franceschini che, inseguito da una giornalista del programma aveva tirato avanti, senza rispondere alle domande sull'ecomostro del Palatino ( innalzato per consentire che andasse in scena quel capolavoro del 'Divo Nerone'), ha sentito il bisogno di intervenire telefonicamente in diretta per dire che lui non si tira indietro e non rigetta le responsabilità sue e del proprio dicastero, quando responsabilità esistono.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
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