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domenica 11 febbraio 2018

Finalmente rinnovato il contratto 'riformato' della scuola. Un pò di soldi e poco altro

I ministri Fedeli e Madia, in un comunicato congiunto, hanno annunciato l'ennesima firma di rinnovo contratto 'pubblico' di questa legislatura, quello per la scuola, dopo dieci anni dall'ultimo. Finalmente.

Sotto il profilo economico il nuovo contratto - firmato, ma non a caso, alla viglia delle Politiche - prevede un aumento medio mensile degli stipendi di 95,00 Euro LORDI. All'annuncio molti professori, ma solo fra quelli il cui aumento sarà di 98,50 Euro lordi, hanno prenotato per festeggiare nelle pizzerie più vicine al loro domicilio per martedì 13 febbraio,  giorno quantomai fatale.  E, infatti se vi provate a prenotare  in qualche pizzeria, vi sentirete rispondere che in quel fatidico giorno di festeggiamenti non c'è più posto.

 Molti i punti, che qualificano il nuovo contratto, dove si nota la 'mano' della ministra Fedeli.

Innanzitutto i professori che hanno rapporti,  anche solo telefonici, con gli studenti di carattere sentimentale o addirittura sessuale, e commettono qualche illecito, vanno IMMEDIATAMENTE licenziati. Se poi la magistratura  appurerà, con i suoi tempi 'biblici', che  di  nessuna colpa era imputabile il professore licenziato,  lo si potrà riammettere. La Fedeli ha voluto mostrare il pugno duro in questo caso, sull'onda della grande indignazione pubblica suscitata dagli ultimi fatti nelle scuole superiori romane, per poi mollare su tutti gli altri punti che avrebbero  meglio qualificato il rinnovo contrattuale che reca anche la sua firma.

C'è qualche elemento positivo nuovo. Quello, cioè, che prevede che un insegnante assegnato ad una sede non possa più cambiarla prima di tre anni di permanenza, onde evitare la girandola di insegnanti ad ogni inizio d'anno. Verrà punito anche chi dichiarerà il falso. E allora la Fedeli che da ministro ha dichiarato di avere un titolo di studio universitario, mentre  non  ne ha neanche uno di scuola superiore, e quello che ha l'ha forse preso in una scuola serale? E la Madia beccata a copiare la sua tesi di dottorato? Perché non si sono dimesse? Perché non le hanno punite?

Poi vengono le dolenti note. Intanto aumento uguale per tutti, e il merito è andato a farsi fottere per ora; mentre per gli anni a venir a giudicare a chi attribuirlo saranno i capi di istituto ed i sindacati. Dio ci scampi e liberi!

Nulla si dice sul reclutamento degli insegnanti: oggi, in possesso di titoli, per accedere all'insegnamento, devono  solo superare un concorso,  mentre le attitudini all'insegnamento di chicchessia non vengono mai prese in esame, come anche la salute di mente e la capacità di relazionarsi ai giovani, per i quali gli insegnanti restano sempre dei modelli, anche in tempi in cui sembra non godano di grande considerazione da parte della società tutta oltre che degli studenti.

Nulla si dice e risorse non si destinano per rendere i luoghi in cui gli studenti passano metà giornata per molti anni della loro vita, meno fatiscenti, più vivibili. Noi che abbiamo passato quasi quarant'anni ad insegnare in scuole di ogni ordine e grado, possiamo testimoniare che mai abbiamo trovato aule e suppellettili in ordine. No, una volta sì, a L'Aquila, in Conservatorio, dopo il terremoto, quando riprendemmo le lezioni, interrotte per il disastro sismico, nella nuova sede costruita nel giro di tre o quattro mesi dalla Protezione civile, guidata da Bertolaso. Solo in quegli anni, noi prossimi alla pensione, abbiamo insegnato in una sede nuova, non fatiscente, pulita e con banchi, lavagne e sedie nuove.
 Come possono gli studenti disporsi bene ogni giorno e pensare al loro futuro da costruire, se li si fa  vivere in luoghi che sembrano  quelli di un paese appena uscito da una guerra o da un disastro?

Come anche nulla si dice di fondi per dotare le scuole di  tutti gli strumenti più aggiornati ed idonei alla formazione degli studenti.

Tutto questo ci fa dire ancora una volta che anche questo rinnovo del contratto non va di pari passo con il rinnovo del cambio di passo del Governo sulla scuola. Sulla quale, ma solo a parole - e neanche tanto, come in molti hanno notato - tanti si sbracciano.  Mentre tutti hanno segnalato l'assenza del tema 'scuola' dai programmi elettorali, che promettono  felicità, benessere  e ricchezza per tutti. Per la scuola, tutto è rimandato alle prossime elezioni, sempre che qualcuno se ne ricordi!

venerdì 23 giugno 2017

Attilio Lolini è scomparso ieri. Era lui il LEPORELLO di MUSIC@, bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila

La notizia l'abbiamo appresa oggi, leggendo un elzeviro che Paolo Di Stefano gli ha dedicato sul Corriere. Il Poeta, il polemista senese Lolini  se ne è andato all'età di 78 anni. Solo alla morte non ha opposto la sua proverbiale pigrizia, lentezza, indolenza quasi.

Noi lo abbiamo conosciuto molti anni fa, in casa di suo cugino Ruggero, compositore, nostro amico. Ci colpì di lui subito l'acutezza di pensiero e di giudizio e la leggerezza del parlare e dello scrivere, oltre naturalmente la sua sviscerata passione per la musica e la conoscenza puntigliosa, specie il melodramma, che di essa ne aveva.  Viveva da sempre nella campagna di Siena, sede della Chigiana, dove anche noi negli anni Sessanta abbiamo studiato e dove molte altre volte siamo tornati; ma in quel palazzo da protagonista non lo abbiamo mai visto aggirarsi, nonostante che ai suoi vertici si siano succeduti l'uno dopo l'altro, degni, più o meno, reggitori, perché Attilio era schietto e perciò scomodo.

Lo avevamo già interpellato e coinvolto nella avventura di Applausi il mensile di musica patinato, ma sferzante, che ebbe vita breve in edicola, un paio d'anni circa. Poi quando decidemmo di dar vita a Music@, incoraggiato e sostenuto dal direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, che ne divenne l'editore, per la pagina conclusiva del bimestrale, intitolata Aria del catalogo e firmata da Leporello, pensammo immediatamente a lui.
 Lui sapeva essere anche cattivissimo ma di penna leggerissima, come una piuma. diremmo equilibrista della parola, funambolo, caratteristiche che attutivano, almeno nella facciata, la durezza dei suoi giudizi, la profondità delle sue analisi.
 Solo rarissime volte, nei sette anni in cui Music@ ebbe vita felice, non abbiamo condiviso il catalogo che lui autonomamente decideva come riempirlo e ci inviava. E lo abbiamo fatto, quelle rare volte, per paura. Per paura che il solito malandrino, scoperto a rubare, ci denunciasse, ma senza smettere di rubare, anzi ci denunciasse proprio per continuare a farlo.
 Che ci ricordiamo, una volta sola,invece, gli dicemmo che quella sua aria del catalogo non potevamo pubblicarla, come poi facemmo senza che lui se la prendesse. Riguardava una trasmissioncella radiofonica idiota che lui bistrattava senza ritegno. Come meritava.

Ci piacerebbe raccogliere e pubblicare in volumetto quei suoi cataloghi pieni di aria pulita e fresca.
Chissà che non ci riusciamo. Intanto, Leporello, passato a servire un altro padrone, ciao. Pietro

mercoledì 29 giugno 2016

Al quotidiano 'Il Messaggero' spieghiamo chi è la 'Compositrice di danza'.

Ci deve essere un  numero diretto riservato fra il Consiglio di Stato ed alcuni suoi ricorrenti, come nel caso travagliatissimo della direzione dell'Accademia Nazionale di Danza di Roma, al cui vertice, dopo l'uscita di Margherita Parrilla - sulla cui gestione, lunghissima, qualche ombra è stata gettata - viene inviato dal Ministero, come commissario straordinario Bruno Carioti, direttore per 15 anni del Conservatorio dell'Aquila, nonchè presidente della Conferenza dei direttori dei Conservatori italiani.
 Alla fine del Commissariamento vengono indette le elezioni per la nomina del nuovo direttore.
 E qui si pose il primo problema : quali requisiti deve avere il direttore o direttrice dell'Accademia?
 La legge istitutiva dell'Accademia del 1948  dice espressamente che il direttore ( la legge dice: la direttrice): deve essere un 'compositore ('compositrice', scrive la legge) di danza' di riconosciuto valore. Un successivo regolamento ministeriale del 1999, che  annovera l'Accademia fra gli Istituti di livello universitario,  stabilisce che nella nomina del direttore, l'Accademia può dotarsi di propri criteri. Carioti commissario, in ossequio a tale regolamento ministeriale, stabilisce un regolamento per l'elezione del nuovo direttore, regolamento che ovviamente viene anche vistato dal Ministero competente.
Dal voto viene fuori che Carioti ha riscosso la maggioranza assoluta dei votanti. Il candidato escluso, Joseph Fontano, fa appello alla Legge del 1948 per sostenere che Carioti non ha i requisiti richiesti. Fa sospendere la nomina di Carioti, il ministero nomina un  commissario, e al termine del commissariamento, è costretto a nominare Carioti, vista anche la sentenza del TAR in suo favore. Fontano attende anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che sarebbe arrivato solo in queste ultime ore e comunicato al diretto interessato (Fontano) ancora per via ufficiosa, attraverso quella linea telefonica diretta e segretissima. A Carioti non è giunta fino a questo momento nessuna comunicazione ufficiale del  Ministero al riguardo, come scrive Il messaggero. E noi ci auguriamo che la sentenza per la quale Carioti fu poi insediato dal Ministero  detti legge, altrimenti ci troveremmo  di fronte ad un nuovo giro di danze, che recherebbe problemi all'Accademia.
 Ciò che però ci interessa spiegare oggi ai lettori del nostro blog è che quanto scritto dal Messaggero, a proposito dei requisiti richiesti a chi aspira alla carica di direttore dell'Accademia, in base alla Legge del 1948 ( ma non è superata di fatto dal regolamento ministeriale del 1999?), è frutto di assoluta ignoranza.
Scrive l'articolista che il candidato a direttore deve essere 'compositore' o  'scenografo'  Non è la prima volta che leggiamo della confusione, per intollerabile 'ignoranza', fra 'coreografo' e 'scenografo'. Ma qui l'articolista non capisce neppure che 'compositore di danza' vuol dire semplicemente 'autore di coreografia', più brevemente 'coreografo'  e non compositore 'di musica' e 'scenografo'.

giovedì 17 dicembre 2015

Non solo la banca, anche l'INPS è allenato al furto 'legale' con destrezza. E i CAF dovrebbero essere più concludenti

Lo scandalo delle piccole banche, salvate dal decreto governativo che ha messo in mezzo alla strada tanti piccoli risparmiatori ai quali, con l'inganno, sono stati fatti acquistare dei titoli rischiosissimi, non deve far passare sotto silenzio altri ambiti, si veda l'INPS, nei quali si scopre quotidianamente lo scandalo di furti 'legali', ' di Stato', ai danni delle persone comuni, come siamo anche noi; ma solo ai danni delle persone comuni, perché anche l'INPS non tocca mai gli interessi di tanti privilegiati.
 E così, mentre l'INPS ed il Governo non riescono - perché non vogliono! - a trovare il modo per mettere fine ai tanti ingiusti privilegi, altri casi si registrano nei quali l'INPS, ultimamente passata nelle mani del moralizzatore Boeri, ne approfitta per mettere le mani nelle tasche dei cittadini contribuenti. Eccone uno, tanto per esemplificare.
 A noi, per esempio, l'INPS,  che da poco è di Boeri, ma poco prima che lo fosse, ha rubato dieci anni esatti di contributi versati in conto 'indennità di fine servizio', lavandosene le mani ed addossandone la colpa tutta al diretto interessato che nessun mezzo ha  per veder riconosciuti i propri diritti.
 Dal 72 all'82 il derubato ha insegnato nelle scuole superiori romane; a fine '82 è passato ad insegnare nei Conservatori di Musica, dove  è poi entrato in ruolo, alla fine del '90, come titolare della cattedra di 'Storia ed estetica musicale'.
Alla fine di quel primo periodo di insegnamento nei licei, per effetto di una diversa regolamentazione anche giuridica dell'insegnamento esercitato - quello della Religione - il derubato in questione,o con esplicita richiesta, o l'amministrazione da cui dipendeva, autonomamente, cioè 'sua sponte', avrebbero dovuto calcolare l'ammontare e liquidare 'l'indennità di fine servizio' per quei dieci anni, che non potevano essere considerati alla stregua degli anni 'preruolo' ( per quella materia non esisteva nè un ruolo nè un preruolo, ma comunque era considerata come se lo fosse, di ruolo, dal primo anno all'ultimo) - che rappresentava una bella somma.
 All'epoca il diretto interessato non lo fece, pensando che l'INPS ( allora l'INPDAP) mai e poi mai si sarebbe reso responsabile di un simile furto - come altro chiamarlo? - come invece ha appreso al momento in cui è andato in pensione ed ha visto, nel calcolo dell'indennità, assenti quei dieci anni.
 L'Amministrazione della quale era dipendente al momento della pensione, il Conservatorio dell'Aquila,  gli ha richiesto documentazione attestante il versamento dei contributi relativi - si premette che l'interessato ha sempre insegnato in scuole statali, senza mai interruzione alcuna, e perciò gli uffici avrebbero potuto comunicare fra loro evitandogli anche questo calvario che poi si è rivelato inutile - oltre tutto non era possibile che lo Stato non versasse i contributi al Tesoro - ha prodotto tale documentazione completa; ha interessato la scuola che per ultima lo vide insegnante nel diverso insegnamento, e cioè l'Istituto tecnico industriale 'E.Fermi' di Roma, ma la risposta dell'INPS dell'Aquila è stata tassativa: quei dieci anni, relativamente all'indennità di fine servizio, lei non li vedrà mai.
 Si aggiunga che essendo trascorsi dall'82 al 90 più di cinque anni prima dell'entrata in ruolo nel secondo insegnamento, che altri anni sono stati cassati dal computo dell'anzianità di servizio che avrebbe dovuto esser di 42 anni, mentre  è stata calcolata in 38, con un ulteriore furto di cinque anni, e si capirà come anche l'INPS  abbia adottato il criterio operativo di 'togliere ai poveri, o alle persone normali, per dare ai ricchi, cioè ai potenti e privilegiati'.
 Anche per questo, quando sentiamo parlare di contributi di solidarietà  richiesti ai pensionati o di vitalizi elargiti senza il relativo versamento di contributi, ci girano le scatole, avendo già dato e, in proporzione, anche molto.
 Una appendice ancora.
 In tale occasione l'interessato si è rivolto ad un CAF, di cui conosceva l'esistenza, ma al quale mai gli era capitato di fare riferimento negli oltre quarant'anni di attività lavorativa. Ha consegnato ad un avvocato del CAF (all'occorrenza potrebbe anche fornire nome cognome e ufficio di appartenenza), al quale è stato indirizzato, tutta la documentazione relativa al caso  ma a distanza di quasi un anno, il legale del CAF nulla ancora ha fatto sapere, anzi è sparito, nonostante che più di una volta sia stato sollecitato e abbia risposto che, appena terminato l'esame della documentazione, si sarebbe fatto vivo.
 Altro CAF,  interpellato dal medesimo inetressato, che aveva presentato, a suo nome e per suo conto, come richiesto, ancora all'INPS, domanda di adeguamento di pensione, a seguito di altri  consistenti contributi versati, dopo l'attribuzione della pensione, di questa seconda pratica nulla gli è stato fatto sapere.
Perchè abbiamo raccontato anche questo caso? Semplicemente per denunciare l'inaffidabilità e l'inconcludenza, del CAF, almeno in questi casi, e per spronare i dirigenti, a controllare che vengano portate sempre in porto le pratiche che  loro sottoposte.  Altrimenti è difficile per chiunque solidarizzare con i CAF quando si sentono minacce di riduzione di fondi statali e, conseguentemente, di personale e di sedi.
 Si è capito che quel diretto interessato, oggetto  di tanti disguidi, è lo scrivente in persona?

martedì 19 maggio 2015

Dal Conservatorio dell'Aquila. Lettera di un allievo molto speciale

Caro maestro Acquafredda,
spero si ricordi di me. Sono trascorsi quasi due anni da quando lei ha lasciato l'insegnamento e, da quel momento, a me è mancata qualunque opportunità di incontrarla, come avveniva settimanalmente, con regolarità, da quando sono entrato in Conservatorio, all'indomani del terremoto, e lei insegnava ancora. Non mi ha dimenticato, vero?
 Si ricorda allora di me? Arrivai all'Aquila, portatovi in macchina da un amico più grande di me, la prima volta alla vigilia della inaugurazione della nuova sede del Conservatorio, era la fine del 2009, alla presenza di Riccardo Muti. Già quel giorno feci la mia bella figura con il maestro Muti.
 La vita in Conservatorio per fortuna riprese regolare, nonostante la tragedia del terremoto, ed io mi affezionai all'istituto e anche ad alcune presenze. Devo confessarle che, ogni settimana, attendevo con piacere il suo ritorno in Conservatorio, il nostro incontro mi procurava sempre gioia -  come penso anche a lei - e mi riempiva di orgoglio perchè vedevo quanto Lei fosse attaccato a me ed interessato alle mie sorti oltre che al Conservatorio ed a tutti i suoi allievi, che la ricordano con grande stima ed affetto. Quanto ai suoi colleghi mi è capitato, seppure raramente, di orecchiare qualche critica nei suoi confronti, ma sussurrata a mezza voce, per timore che io ascoltassi e poi riferissi a lei.
 Mi mancano le chiacchiere che settimanalmente facevamo, quasi sempre alla presenza di qualcun altro, interessato come Lei al mio futuro musicale.  Si parlava di tutto, della sorte dei giovani musicisti in Italia, della formazione offerta e dei risultati non sempre adeguati alle esigenze del momento. Mi faceva un gran piacere ascoltare lei ed i suoi interlocutori; io preferivo ascoltare in silenzio, salvo i casi in cui lei mi dava letteralmente fiato, ed io intervenivo facendo sempre sentire, anche se timidamente , per il rispetto che nutrivo nei suoi confronti ed anche per immensa gratitudine, la mia voce.
 Poi Lei è andato via, per 'limiti di età' - mi disse, letteralmente. Da allora le cose sono cambiate; Lei non si è fatto più vedere in Conservatorio ed io, anche per questo, sono triste. Non lo sente dal tono di questa mia?
 Continuo a sentir parlare parlare, non sono interessato a quello che mi tocca ascoltare e, purtroppo, anche per questo sono diventato quasi muto; la mia voce mi riesce difficile tirarla fuori. Potrei dire come gli ebrei schiavi in Babilionia: 'come posso far sentire la mia voce in un paese straniero, in un luogo ostile?'
 Lei sa bene dove sono costretto a vivere in Conservatorio, sono rimasto sempre lì, ed ora che non la vedo più, la compagnia alla quale sono obbligato, non potendo cambiare  posizione, non mi piace più. Temo per la mia salute mentale e fisica ed anche per il mio canto,  che un giorno sgorgava felice, chiaro e limpido, e che ora è rauco ed ansimante.
 Caro maestro, perché non torna in Conservatorio per portarmi via con Lei?
                                                                                           sua  Phisharmonica

 Cara Phisharmonica,
 capisco i problemi che la tua permanenza  a L'Aquila ti ha creato, dopo la mia uscita definitiva dal Conservatorio, per 'limiti di età' - e solo per questi.  Prima ancora che tu mi scrivessi, supplicandomi di riportarti a casa, a casa mia, dove sei vissuta per alcuni anni, sempre guardata e curata con affetto, avevo intuito che la tua attuale collocazione a stretto contatto con presenze non proprio amichevoli, anzi ostili, ti  avrebbe ammutolita e inaridita, e per questo avevo chiesto agli attuali vertici del Conservatorio - lo so che  non sono più quelli che tu hai conosciuto appena giunta all'Aquila - di rimandarti a casa. Mi è stato risposto che il tuo futuro era lì, anche se io non c'ero più e i vertici erano cambiati. Quasi una costrizione. La tua prigione.
 Posso darti un consiglio, chissà che non serva a rendere la tua vita meno triste e disperata? Chiedi di cambiare stanza. Almeno questo te lo concederanno. Potrai non ascoltare  più i discorsi che - come mi scrivi - non ti interessano affatto, anzi ti annoiano.
                                                                                         Il tuo ex maestro

lunedì 27 aprile 2015

Del PD Rosato la vergogna continua

Il vice capogruppo vicario del PD alla Camera, Rosato, non ha sopportato la valanga di accuse che è piovuta addosso ai parlamentari come lui, che hanno disertato l'aula, la mattina di qualche giorno fa, quando al ministro Gentiloni era stato chiesto di rispondere urgentemente della morte, a causa di raid americano tramite drone, del cooperante italiano Lo Porto, da anni nella mani dei terroristi, in Pakistan; e Gentiloni  ha dovuto parlare davanti all'emiciclo praticamente vuoto, appena 40 i presenti secondo alcune indiscrezioni. E davanti  ad un gruppo di studenti inorriditi,  invitati ad assistere ai lavori parlamentari.
 Rosato s'è giustificato come fanno gli allievi di scuola primaria che, colti in fallo, si inventano la scusa più idiota per giustificarsi, non avendone una plausibile.
 Colpa della Boldrini, che  avendo calenderizzato altri lavori al momento della informativa del ministro, non poteva pretendere che i parlamentari fossero presenti in massa. Rosato, perdoni, non era molto importante sapere come Gentiloni avrebbe giustificato il ritardo  nella comunicazione dell'avvenuta morte di Lo Porto alle autorità italiane?
 Tutti i parlamentari assenti, di lunedì mattina, erano davvero tutti impegnati in altri lavori parlamentari, commissioni comprese? Non sarà stato che treni ed aerei  arrivavano più tardi a Roma?O che, comunque, i parlamentari, il lunedì mattina, se la prendono con comodo?
 Se era urgente sapere dal ministro la ragione del ritardo della comunicazione degli USA al governo italiano, allora la presenza in aula avrebbe dovuto avere la precedenza su qualunque altro lavoro, che per questa ragione poteva essere spostato di qualche ora.  Rosato non lo capisce. E, per giustificare il grave errore di valutazione, giustifica l'assenza - ingiustificata e vergognosa - con la più stupida delle ragioni.
 Non è la prima volta che governo od altri invitati a parlare parlano davanti ad un' aula semivuota o del tutto distratta. Le immagini delle aule parlamentari, anche quando pietosamente edulcorate dalle televisioni compiacenti, lo dimostrano inequivocabilmente.
 La scusa di Rosato, MUTATIS MUTANDIS, ci ha fatto venire in mente un altro episodio, lontano nel tempo, avvenuto nel Conservatorio in cui all'epoca noi insegnavamo, a L'Aquila. Il Conservatorio aveva organizzato un corso per organisti, lo fece per alcuni anni consecutivi, invitando nomi di grande prestigio, come ad esempio Luigi Ferdinando Tagliavini ed altri, altrettanto illustri, che ora non ricordiamo. E' evidente che quel corso, della durata di alcuni giorni, era rivolto principalmente alle classi di organo di quel Conservatorio.
 Bene, gli allievi ed anche i docenti brillavano per assenza. La ragione - simile a quella addotta da Rosato - era che avevano lezione in quelle stesse ore; come  tutte le settimane, mentre quel corso si temeva una volta l'anno. Era chiaro che si trattava di una scusa, e il direttore del Conservatorio non poteva obbligare studenti ed allievi a parteciparvi ( secondo noi avrebbe potuto ed anche dovuto obbligarli). La ragione vera era che gli insegnanti di organo  di quel Conservatorio - nessuno dei quali poteva considerarsi di pari livello di Tagliavini,  facevano all'illustre ospite, una guerra tacita, ma inutile ed idiota. Esattamente come fanno molti poveri... del mondo.

sabato 25 aprile 2015

Michele Dall'Ongaro. Dalla polvere sull'altare.Da Music@ a Musica+

Gli parve di conoscere quel nome, mentre andava leggendo, da una rivista di musica, una nutrita intervista, in apertura di giornale, con tanto di richiamo in copertina. Perchè quel nome lo conosceva già?
All'improvviso se ne ricordò. Gli venne allora in mente che  quel nome, anni prima, l'aveva letto sulla medesima rivista, l'unica edita in Italia da un Conservatorio, il ' Conservatorio 'Casella' dell'Aquila.
Poi man mano che leggeva l'intervista e sfogliava la rivista, il ricordo passato divenne sempre  più chiaro e preciso.
Sì, quel nome l'aveva letto proprio su Music@, la rivista edita dal 'Casella' dell'Aquila. Non era la stessa rivista? No, s'era detto, girando e rigirando fra le mani la rivista., che non aveva più la @ finale, e che al suo posto aveva preferito un diverso segno. Un '+' ( Musica +), per significare che, nel frattempo, quella rivista di un tempo era cresciuta. E, infatti, non era proprio la medesima rivista, e non solo perché s'era fatta più bella e ricca di colori, ma anche perché non era più la stessa, e pure il direttore era cambiato: particolare di poco conto, se era cambiata in meglio.
Ma perché - continuò a chiedersi - quel nome lo aveva associato non ad una precedente intervista, dal tono sinceramente adulatorio, come la presente? A quel punto si ricordò. Non era una intervista. 
Era una paginetta, intitolata ' Compagnia della buona radio', firmata dal direttore del giornale, che raccontava della gestione, a suo avviso 'troppo personale' - o 'pro domo sua' se si preferisce - della musica cosiddetta 'classica' a Radio Tre, da parte del suo responsabile, che era poi la stessa persona che 'Musica +' aveva appena intervistato, e cioè Michele dall'Ongaro che da due mesi ha lasciato, anzi 'sospeso' – così precisava nell'intervista, come fanno i parlamentari ai quali il popolo che li elegge tiene il posto in caldo, per tutta la durata del mandato – il suo lavoro in RAI, per assumere quello di Presidente/ Sovrintendente/ Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma. Un traguardo a lungo agognato e per il quale aveva sempre lavorato anche a Radio Tre.
 Insomma - si andava dicendo, mentre continuava la lettura - sulla medesima rivista, o quasi, dall'Ongaro era passato dalla povere sull'altare. Finì di leggere l'intervista, senza nascondere la sorpresa, perchè la paginetta 'antica' continuava a tornargli in mente. Poi  passò ad altro, senza che mai saprà cosa era accaduto negli otto anni trascorsi fra quella paginetta e la presente intervista.
Già.  Nel frattempo, a seguito di quella paginetta, ritenuta da dall'Ongaro diffamatoria, l'allora responsabile della musica 'classica' di Radio Tre ed ora Presidente /Sovrintendente/ Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia, aveva sporto denuncia 'per diffamazione' contro l'autore dell'articolo e contro il Conservatorio che era allora l'editore della rivista, Music@- come si chiamava un tempo - ed è ancora l'editore di Musica+, come si chiama ora. Con richiesta di danni per complessivi 130.000 Euro, a carico dell'autore della paginetta e del Conservatorio aquilano.
Questo succedeva nel 2007. Nel 2009 , a seguito del terremoto - una tragedia per la città ma anche per il Conservatorio rimasto senza sede - l'autore della paginetta e direttore della rivista, come il Conservatorio chiesero a dall'Ongaro di ritirare la denuncia. La risposta fu netta: no! La tragedia che si era abbattuta sul Conservatorio era per lui meno grave dell'offesa che quella paginetta gli avrebbe arrecato.
Il 27 novembre 2013, dopo sei anni di udienze, spesso rinviate causa terremoto, il giudice dott.ssa Camilli, del Tribunale dell'Aquila, ha rigettato la richiesta di condanna per diffamazione, come pure quella di danni, e rigettato anche il coinvolgimento del Conservatorio,  condannando dall'Ongaro a pagare le spese di giudizio.
 In particolare, nella sentenza, ha stabilito che le critiche mosse a dall'Ongaro, risultavano effettuate con le dovute maniere, senza mai recare offesa alla persona, e sulla base di documentazione che, nel corso del processo, l'autore della paginetta aveva prodotto.
Se il nostro lettore fosse stato a conoscenza di quanto accaduto nel corso di questi anni, la riabilitazione di dall'Ongaro, gli sarebbe sembrata  ancor più inspiegabile ed anche inopportuna. Ma lui non lo saprà mai.



lunedì 7 luglio 2014

Corsi di formazione con fondi europei: un fiume di soldi dilapidato

Una ricerca di questi ultimi giorni ha rivelato che, durante l'ultimo quinquennio, in Italia, si sono spesi ben 7 miliardi di Euro di fondi europei, per oltre 500 mila corsi di formazione, alcuni dei quali neanche censiti e che non hanno creato, almeno in Italia,  una quantità di posti di lavoro paragonabile a quella creata con gli stessi fondi, negli altri paesi dell'Unione. La solita mangiatoia; bastava avere gli occhi aperti, per accorgersi da tempo dello spreco di quei soldi. Anche in campo musicale. Per ottenerli basta mettere su una triangolazione fra nazioni che  collaborino al corso di formazione o al progetto formativo; che stilino un programma, sulla carta lodevole, e via, tanto poi nessuno andrà a controllare lo svolgimento e i risultati del progetto finanziato. Con 7 miliardi di Euro quante opere più durature, e con risultati tangibili, si sarebbero potute avviare e concludere. E, invece, no. In Italia, specie al sud, quel fiume di soldi è servito soprattutto a mantenere le clientele, a pagare picciotti di ogni genere di fratellanza, a compensare servizi, almeno fino a quando un magistrato non abbia voglia di fare qualche controllo, per scoprire e punire l'ennesima truffa, l'ennesimo spreco di denaro di tutti. Per sradicare questa mala pianta non basta che al governo ci sia uno giovane che questa mala piante intende estirparla, fino a quando non si saranno recise le radici anche quelle più profonde, la mala pianta ricrescerà, e il fiume di soldi si disperderà in mille inutili rivoli.
 Questa storia ce ne ha fatto venire in mente un'altra che noi stessi sperimentammo in passato e riscontriamo ancora oggi.
 Anni fa, molti anni fa ci candidammo alla direzione del Conservatorio dell'Aquila - ora non possiamo più farlo, perchè siamo già in pensione - e nel nostro programma,  mettemmo nero su bianco che i fondi del Conservatorio dovessero essere spesi per qualche progetto di utilità esclusiva degli allievi; mentre quasi sempre quei soldi vengono distribuiti, qualche centinaia o  migliaia di euro ciascuno agli insegnanti - una vera miseria per  arrotondare lo stipendio o da usare in periodi di saldi per gli acquisti - che se ne ricorderanno al momento della rielezione del direttore. Sapete come andò quella votazione.  Non ottenemmo che un altro voto oltre il nostro, quello di un'amica e estimatrice. Quella schiera di menti creative dei nostri illustri colleghi non si fidarono della proposta e preferirono comportarsi come i napoletani all'epoca del loro sindaco monarchico, Lauro, che li compensava, ad elezione avvenuta, con la miseria di un paio di scarpe o di una provvista di pasta e pomodoro.
 E la cosa non è che sia cambiata. Intendiamoci, formalmente, non c'è nulla di illecito, solo che quei soldi sono letteralmente buttati e non si usano per gli scopi dell'istituzione che ne è destinataria.
 Questi giorni, aprendo il sito del nostro ex Conservatorio, amatissimo ancora, abbiamo avuto modo di leggere di una sfilza di incarichi per collaborazioni, retribuiti ovviamente,  oltre settanta, per un totale di spesa di  oltre centomila Euro ( premettiamo che non abbiamo fatto il conto, ma temiamo che la somma impiegata superi i 100 mila Euro) che, ad esempio, avrebbero potuto essere impiegati per  dotare la biblioteca di  testi mancanti ma necessari per lo studio degli allievi, avrebbero potuto essere impiegati per offrire agli allievi ciò che manca nei nostri conservatori - un esempio per tutti: invitare  strumentisti  che lavorano in orchestra, per insegnare agli studenti un mestiere che nessuno insegna loro. Mentre invece sono stati spesi oltre che per compensare  una manciata di ore aggiuntive, forse inutili vista l'inutilità del risultato, o per fare manifestazioncine, o eventi - è stato creato anche un ufficio 'eventi' - perchè il 'concerto', in un istituto dove si studia musica, non sembra bastare più. Abbiamo preso ad esempio il nostro ex Conservatorio, solo perchè ci è rimasto familiare, ma a questa logica ubbidisce la maggior parte dei Conservatori italiani, nei quali leggendo della loro attività, non abbiamo ancora notato una iniziativa veramente importante per gli allievi.
Alla fine tutti contenti e soddisfatti e la direzione può sperare su una conferma. Conta un progetto formativo? Sembra di no. Che non si fa  in nome dell'istituzione!
 P.S. Sul sito del medesimo conservatorio aquilano leggiamo di un corso, masterclass, non ricordiamo più come lo chiamano,  dedicato alla musica antica, con diverse materie; solitamente il corso delle singole discipline dura due giorni ( due mezze giornate) per complessive 12 ore, salvo uno che è più lungo, ed appartiene proprio a quel genere di corsi che secondo noi non producono effetto alcuno, e dunque inutili, come molte altre cose che si fanno nei Conservatori, al semplice scopo di gettare fumo negli occhi  di molti ma non in quelli degli studenti, che capiscono perfettamente a vantaggio di chi vengono questi corsi - cosiddetti- organizzati.
Il corso è stato suggerito, voluto e ideato dal prof. Zimei, musicologo specializzato nella musica antica. Il quale è anche membro del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio, per la categoria 'esperto'. Fatto sta che Zimei non ha partecipato a nessuna riunione del consiglio, in ogni verbale si legge sempre 'assente giustificato'. ma forse è stato sempre assente perchè non voleva si opensasse che la sua presenza era mirata al corso al quale il consiglio ha dovuto dare il via libera in una delle sue sedute. Siamo sicuri, invece, che nei giorni del corso di musica antica,  Zimei si sia finalmente materializzato in Conservatorio e  sia stato presente 24 ore su 24, anche per compensare - secondo un'altra scuola di pensiero - le numerose ore di assenza, pur giustificate, ed anche perchè più interessato al corso che al conservatorio.