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lunedì 1 febbraio 2016

Il prof. Boeri ha rivoluzionato l'INPS

Chi va oggi in uno dei tanti uffici INPS e nota la solita folla di sempre sbaglia di grosso se ne deduce che con l'arrivo del prof. Boeri al vertice dell'istituto nulla è cambiato.
 La folla in sala di attesa un tempo era dovuto alle infinite domande inevase; oggi alla fiducia  nei poteri taumaturgici di Boeri. Insomma oggi si va in massa all'INPS, come ieri, ma solo perchè si è certi che nel giro di qualche mese o anno le cose cambieranno. Basta avere pazienza. Oggi è cresciuta la 'fiducia'.
 Intanto molte cose sono già cambiate. Due esempi, scusate se personali.
 Questa mattina all'Ufficio INPS di Montesacro a Roma, la solita folla  ma per le ragioni che vi abbiamo già detto. E, miracolo, le due domande che abbiamo sottoposto  hanno ricevuto immediata risposta. Ve l'avevamo detto che le cose sono veramente cambiate?
 Prima domanda. Contributi per una colf. Un tempo arrivavano i bollettini precompilati per i pagamenti trimestrali. Ora niente più bollettini, basta andare in una delle tante ricevitorie del superenalotto abilitate ad altri servizi, digitare il codice fiscale del datore  di lavoro, il numero di pratica del lavoratore e la macchinetta sputa la ricevutina arancione in duplice copia. Paghi e via. Tutto in un attimo.  Non è una rivoluzione?
Seconda domanda.  Un anno fa - febbraio 2015 - attraverso un CAF, non si può fare altrimenti e in via diretta dall'interessato - abbiamo presentato domanda per un adeguamento di pensione, visto che dopo l'attribuzione della pensione l'interessato ha versato e continua a versare altri contributi, anche in quantità considerevole, in ragione dei quali la pensione va aggiornata.  Quando, essendo trascorso già un anno?
Risposta. Tutte le richieste, compresa la sua, vengono esaminate da un nostro centro di Monteretondo - per chi non è di Roma, Monterotondo dista dalla capitale qualche decina di chilometri -  il quale le deve rimandare a noi per la decisione definitiva. Capisco che un anno è un tempo congruo per esaminare una pratica, ma noi non possiamo farci nulla, se non ci ritorna la sua pratica dal centro di Monterotondo. Faccio un sollecito. Dopo porto tale sollecito dal mio capoufficio, il quale sicuramente dirà: porca miseria!  Commento: chissà quante altre 'Porca miseria!' dovrà dire, per tutte le pratiche presentate già mesi e mesi fa e non ancora evase.  Comunque stia tranquillo, chiude così l'impiegato, le saranno pagati gli arretrati, naturalmente. Quando, chiediamo. Questa, ma solo questa domanda, resta senza risposta. Arrivederci e grazie.
Fuori incontriamo un signore in attesa, che sorseggia un caffè acquistato alla machinetta. chissà che schifo. E ci fa. che bella giornata. Godiamoci almeno la bella giornata.
 Abbiamo capito una cosa della rivoluzione del prof. Boeri.Quando si tratta di riscuotere, in un batter d'occhio ha trovato il sistema  e velocizzato tutto, quando invece si tratta di dare allora, anche all'INPS, propone ponderazione,  e chiede pazienza  e tempo.

giovedì 17 dicembre 2015

Non solo la banca, anche l'INPS è allenato al furto 'legale' con destrezza. E i CAF dovrebbero essere più concludenti

Lo scandalo delle piccole banche, salvate dal decreto governativo che ha messo in mezzo alla strada tanti piccoli risparmiatori ai quali, con l'inganno, sono stati fatti acquistare dei titoli rischiosissimi, non deve far passare sotto silenzio altri ambiti, si veda l'INPS, nei quali si scopre quotidianamente lo scandalo di furti 'legali', ' di Stato', ai danni delle persone comuni, come siamo anche noi; ma solo ai danni delle persone comuni, perché anche l'INPS non tocca mai gli interessi di tanti privilegiati.
 E così, mentre l'INPS ed il Governo non riescono - perché non vogliono! - a trovare il modo per mettere fine ai tanti ingiusti privilegi, altri casi si registrano nei quali l'INPS, ultimamente passata nelle mani del moralizzatore Boeri, ne approfitta per mettere le mani nelle tasche dei cittadini contribuenti. Eccone uno, tanto per esemplificare.
 A noi, per esempio, l'INPS,  che da poco è di Boeri, ma poco prima che lo fosse, ha rubato dieci anni esatti di contributi versati in conto 'indennità di fine servizio', lavandosene le mani ed addossandone la colpa tutta al diretto interessato che nessun mezzo ha  per veder riconosciuti i propri diritti.
 Dal 72 all'82 il derubato ha insegnato nelle scuole superiori romane; a fine '82 è passato ad insegnare nei Conservatori di Musica, dove  è poi entrato in ruolo, alla fine del '90, come titolare della cattedra di 'Storia ed estetica musicale'.
Alla fine di quel primo periodo di insegnamento nei licei, per effetto di una diversa regolamentazione anche giuridica dell'insegnamento esercitato - quello della Religione - il derubato in questione,o con esplicita richiesta, o l'amministrazione da cui dipendeva, autonomamente, cioè 'sua sponte', avrebbero dovuto calcolare l'ammontare e liquidare 'l'indennità di fine servizio' per quei dieci anni, che non potevano essere considerati alla stregua degli anni 'preruolo' ( per quella materia non esisteva nè un ruolo nè un preruolo, ma comunque era considerata come se lo fosse, di ruolo, dal primo anno all'ultimo) - che rappresentava una bella somma.
 All'epoca il diretto interessato non lo fece, pensando che l'INPS ( allora l'INPDAP) mai e poi mai si sarebbe reso responsabile di un simile furto - come altro chiamarlo? - come invece ha appreso al momento in cui è andato in pensione ed ha visto, nel calcolo dell'indennità, assenti quei dieci anni.
 L'Amministrazione della quale era dipendente al momento della pensione, il Conservatorio dell'Aquila,  gli ha richiesto documentazione attestante il versamento dei contributi relativi - si premette che l'interessato ha sempre insegnato in scuole statali, senza mai interruzione alcuna, e perciò gli uffici avrebbero potuto comunicare fra loro evitandogli anche questo calvario che poi si è rivelato inutile - oltre tutto non era possibile che lo Stato non versasse i contributi al Tesoro - ha prodotto tale documentazione completa; ha interessato la scuola che per ultima lo vide insegnante nel diverso insegnamento, e cioè l'Istituto tecnico industriale 'E.Fermi' di Roma, ma la risposta dell'INPS dell'Aquila è stata tassativa: quei dieci anni, relativamente all'indennità di fine servizio, lei non li vedrà mai.
 Si aggiunga che essendo trascorsi dall'82 al 90 più di cinque anni prima dell'entrata in ruolo nel secondo insegnamento, che altri anni sono stati cassati dal computo dell'anzianità di servizio che avrebbe dovuto esser di 42 anni, mentre  è stata calcolata in 38, con un ulteriore furto di cinque anni, e si capirà come anche l'INPS  abbia adottato il criterio operativo di 'togliere ai poveri, o alle persone normali, per dare ai ricchi, cioè ai potenti e privilegiati'.
 Anche per questo, quando sentiamo parlare di contributi di solidarietà  richiesti ai pensionati o di vitalizi elargiti senza il relativo versamento di contributi, ci girano le scatole, avendo già dato e, in proporzione, anche molto.
 Una appendice ancora.
 In tale occasione l'interessato si è rivolto ad un CAF, di cui conosceva l'esistenza, ma al quale mai gli era capitato di fare riferimento negli oltre quarant'anni di attività lavorativa. Ha consegnato ad un avvocato del CAF (all'occorrenza potrebbe anche fornire nome cognome e ufficio di appartenenza), al quale è stato indirizzato, tutta la documentazione relativa al caso  ma a distanza di quasi un anno, il legale del CAF nulla ancora ha fatto sapere, anzi è sparito, nonostante che più di una volta sia stato sollecitato e abbia risposto che, appena terminato l'esame della documentazione, si sarebbe fatto vivo.
 Altro CAF,  interpellato dal medesimo inetressato, che aveva presentato, a suo nome e per suo conto, come richiesto, ancora all'INPS, domanda di adeguamento di pensione, a seguito di altri  consistenti contributi versati, dopo l'attribuzione della pensione, di questa seconda pratica nulla gli è stato fatto sapere.
Perchè abbiamo raccontato anche questo caso? Semplicemente per denunciare l'inaffidabilità e l'inconcludenza, del CAF, almeno in questi casi, e per spronare i dirigenti, a controllare che vengano portate sempre in porto le pratiche che  loro sottoposte.  Altrimenti è difficile per chiunque solidarizzare con i CAF quando si sentono minacce di riduzione di fondi statali e, conseguentemente, di personale e di sedi.
 Si è capito che quel diretto interessato, oggetto  di tanti disguidi, è lo scrivente in persona?