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lunedì 6 novembre 2017

Messa da requiem per Rossini. La lettera di Giuseppe Verdi a Ricordi

Carissimo Ricordi 
Ad onorare la memoria di Rossini vorrei che i più distinti maestri italiani ( Mercadante a capo, fosse anche per poche battute) componessero una MESSA DA REQUIEM da eseguirsi all'anniversario della sua morte. Vorrei che non solo i compositori, ma tutti gli artisti esecutori, oltre il prestare l'opera loro, offrissero altresì l'obolo per pagare le spese occorrenti. Vorrei che nissuna mano straniera, né estranea all'arte, e fosse pur potente quanto si voglia, ci porgesse aiuto. In questo caso io mi ritirerei subito dall'associazione.
La messa dovrebbe essere eseguita nel S. Petronio della città di Bologna che fu la vera patria musicale di Rossini.

Questa messa non dovrebbe essere oggetto né di curiosità, né di speculazione; ma, appena eseguita, dovrebbe essere suggellata, e posta negli archivi del Liceo musicale di quella città, da cui non dovrebbe essere levata giammai. Forse potrebbe esser fatta eccezione per gli anniversari di Lui, quando i posteri credessero di celebrarli.

Se io fossi nelle buone grazie del Santo Padre, lo pregherei a voler permettere, almeno per questa sola volta, che le donne prendessero parte all'esecuzione di questa musica, ma non essendolo, converrà trovare persona più di me idonea ad ottenere l'intento.
Sarà bene istituire una Commissione di uomini intelligenti onde regolare l'andamento di questa esecuzione, e soprattutto per scegliere i compositori, fare la distribuzione dei pezzi, e vegliare sulla forma generale del lavoro.

Questa composizione (per quanto ne possano essere buoni i singoli pezzi) mancherà necessariamente d'unità musicale; ma se difetterà da questo lato, varrà nonostante a dimostrare, come in tutti noi sia grande la venerazione per quell'uomo, di cui tutto il mondo piange ora la perdita.

Addio e credimi. Aff.mo G. Verdi. ( Lettera di Verdi a Ricordi, Sant'Agata. 1968,17 novembre)

giovedì 8 dicembre 2016

Butterfly alla Scala. 'Prima assoluta mondiale'. Che vuol dire?

Ieri, in alto sullo schermo, durante la diretta televisiva della Butterfly inaugurale dalla Scala su Rai 1, si leggeva la seguente dicitura: PRIMA ASSOLUTA MONDIALE.

Sulla 'PRIMA', si può anche concordare, sia perché si trattava della 'prima' alla Scala (serata inaugurale e prima recita) sia perché in fondo, dopo oltre un secolo, quella versione scaligera del 1904, mai più ripresa, perchè soppiantata dalla versione cosiddetta di 'Brescia' ( che Puccini, dal 1904 in avanti considerò definitiva, con alcuni aggiustamenti ulteriori negli anni immediatamente successivi) tornava nel teatro per il quale era stata scritta, quasi come fosse la prima volta.

Allora che senso aveva  il secondo aggettivo della indicazione televisiva ( che certamente la televisione non si è inventata e quindi gliel'ha suggerito  la Scala): ASSOLUTA?
Certamente non si tratta di una prima assoluta, perchè allora quella di Milano del 1904 come dobbiamo chiamarla: ANTEPRIMA?  Una PRIMA ASSOLUTA  si ha solo  al battesimo di un'opera. A meno che - come nel nostro caso - i curatori della versione del 1904 non si siano permessi qualche licenza, magari prendendo anche spunto dalla versione successiva, cosiddetta ' di Brescia'. E solo in questo caso la Scala avrebbe potuto parlare di PRIMA ASSOLUTA.  E' successo questo?  O forse  la prima versione, quella che Puccini ritirò perché fu accolta malamente, è stata ricostruita in mancanza della partitura originale?  Perché, se invece la partitura della versione milanese è stata conservata, i curatori dell'edizione adottata da Chailly hanno fatto né più e né meno che il lavoro che  si fa  per ogni edizione.  Dunque senza toccarla;  perciò quella di sant'Ambrogio 2016 altro non era che la riproposta della versione bocciata e poi rivista. Dunque nè PRIMA nè ASSOLUTA.

A questo punto il terzo degli aggettivi: MONDIALE avrebbe senso solo se letto come la prima volta che nel mondo si vede l'opera in questa versione, giacché dopo l'apparizione del 1904 a Milano non è stata mai più ripresa.

 E allora la dicitura più corretta e meno enfatica sarebbe stata 'PRIMA RIPRESA MODERNA'. Ma per la Scala (e forse anche per Rai 1) non era abbastanza.

Infine, ci piacerebbe sapere cosa pensano i membri del Comitato delle opere di Puccini - che nulla hanno a che fare con i curatori delle opere di Puccini per Ricordi , la Scala e Chailly- di questa operazione. Già perché attorno all'osso Puccini, dove c'è ancora da spolpare, si accaniscono canizze di varia estrazione.

venerdì 29 maggio 2015

A proposito di inediti, due casi: uno divertente ed uno, invece, molto, ma molto serio, con numerose comparse

Dopo lo svarione di 'Repubblica'  sul falso inedito di Solgenitsyn pubblicato l'altro ieri e smascherato ieri da Socci su 'Libero', ci sono tornati in mente due episodi che sempre con inediti hanno a che fare. Uno assai divertente di molti anni fa ed uno assai più recente che deve far riflettere, come fece riflettere noi quando accadde.
 Cominciamo da quello divertente. Era la seconda metà degli anni Ottanta, e noi dirigevamo una famosa rivista di musica, Piano Time, la quale sin dal primo numero pubblicava una pagina di musica sotto il titolo  iniziale di 'made for you', sul quale D'Amico, per via di quell'inglese casareccio, ironizzò su L'Espresso, e mutato poi nel più italiano, più antico e senz'altro  migliore, ' fogli d'album'.
  Per una di quelle rubriche, d'accordo con un celebre compositore, facemmo uno scherzo innocente. Pubblicammo in fotocopia un manoscritto inedito, di cui conoscevamo l'autore, ma che facemmo finta di non conoscere, invitando i lettori a scoprirlo. Quel manoscritto, che conserviamo ancora, ce lo aveva fornito un celebre compositore nostro amico che agli inizi della sua carriera faceva il copista presso Ricordi.  L'autore di quel brano per pianoforte, ci inviò una lettera, firmata con uno pseudonimo femminile, dicendoci che conosceva quel pezzo, come del resto lo conoscevamo anche noi. Passa qualche giorno e l'autore del pezzo ci invita nella sua bella casa al centro di Roma una sera , per cena. Entrammo a casa sua, sul leggio del grande pianoforte a coda,  l'autore - che era poi Marcello Panni - aveva messo in bella mostra, quel pezzo stampato, anni ed anni prima, da Ricordi. Fu un gioco innocente, ben diverso dal vergognoso tranello, figlio dell' ignoranza, ordito da 'Repubblica' ai danni dei suoi lettori creduloni. Ai quali neppure dopo lo smascheramento ha ritenuto di scusarsi o di dare una qualche giustificazione, ammesso che ve ne fosse una accettabile, oltre l'ignoranza.
 E veniamo ora al caso serio, di una decina di anni fa, poco più. Quando scoprimmo, studiando una celebre rivista di primi anni Quaranta, alcuni inediti di Alberto Savinio, e la tecnica adottata dal celebre musicista pittore, letterato e critico, per non fa riconoscere quella fonte, ritenuta evidentemente 'disonorevole' dopo la caduta del regime, allorchè  confezionò, una decina di anni dopo, la celebre raccolta di scritti musicali, molti dei quali attinti proprio da quella rivista
('Documento') pubblicata da Ricordi nel 1955, con il titolo di 'Scatola sonora', e ripubblicata poi da Einaudi, nel 1977, con la cura di Luigi Rognoni.
 Che aveva fatto Savinio? Aveva cancellato ogni traccia che poteva far risalire i lettori a quella rivista, al punto che anche nell'indice confezionato per l'edizione di Einaudi e curato appositamente da Riccarda Vigini, non v'è traccia alcuna di quella rivista alla quale Savinio aveva collaborato per tutti gli anni della sua pubblicazione (tre in tutto) come critico musicale ed anche come scrittore.
 Una decina di anni dopo l'edizione Einaudi, nel 1987, Rosanna Buttier pubblica presso Bulzoni un libriccino, piccolo ma prezioso, intitolato 'Savinio giornalista', nel quale elenca tutte le testate alle quali Savinio collaborò, compreso 'Documento',  senza però avventurarsi nello studio dei singoli contributi, confrontando gli originali con quelli usciti in 'Scatola sonora', che invece fu ciò che noi facemmo con lavoro certosino, per il settore musicale, scoprendo anche che alla Buttier erano sfuggiti alcuni particolari.
Venne fuori che Savinio avrebbe volutamente occultato quella sua lunga ed intensa collaborazione; non si spiegava altrimenti quella sua azione 'purificatrice' nei riguardi di pezzi usciti sulla rivista e ripresi da 'Scatola sonora'.
A quel nostro studio, che ricostruiva per filo e per segno la collaborazione di Savinio e la sua azione di occultamento, unimmo una serie di articoli molto belli, inediti dopo la loro comparsa su Documento, o quanto meno dimenticati, anche più interessanti di quelli usciti in 'Scatola sonora' e lo proponemmo alla 'Nuova rivista musicale italiana', edita dalla ERI e a 'Studi musicali' edito dall'Accademia di santa Cecilia. Rifiutato.
Ambedue le redazioni non lo ritennero quel nostro studio così interessante ed anche importante, come era a nostro avviso? No, la ragione era un' altra. Ed era da cercare nella nostra assoluta libertà ed indipendenza da qualunque combriccola, anche da quelle musicologiche che nelle due redazioni imperavano, e che noi avevamo, all'occasione anche criticato, e che intesero vendicarsi rifiutando quello studio. A proposito della rivista dell'Accademia in particolare un importante  redattore ci disse che Berio aveva detto. finchè ci sono io nessuno scritto di Acquafredda sarà pubblicato sulla nostra rivista (la storia con Berio è lunga e non possiamo ora raccontarla per intero) e molti musicologi della sua corte assentirono senza neanche esprimere un giudizio sul valore della ricerca. Ma va anche aggiunto, per amore di completezza, che noi allora collaboravamo come critico musicale al quotidiano 'Il giornale' considerato in quelle redazioni musicologiche (da ridere!) come il diavolo nero da evitare per non contrarre la peste ( nella nostra carriera di critico musicale abbiamo scritto anche per Paese Sera, per il Venerdì di Repubblica, e diretto Piano Time, Applausi e poi Music@) ecc.)
Qualche anno dopo quando raccontammo la cosa ad un noto musicologo che faceva parte di una di quelle redazioni, ci sentimmo rispondere che non ci saremmo dovuti rivolgere a qualche 'ragioniere' della musicologia come egli considerava alcuni  redattori ma  a lui che l'avrebbe fatto pubblicare ( perchè non ci avevamo pensato?); ed un altro musicologo di una delle due redazioni ci disse che alla base di quel rifiuto c'era anche la volontà di favorire su quelle riviste, con la pubblicazione, sempre e solo giovani studiosi che provenivano da una università del nord dove quel musicologo redattore, di gran nome, insegnava.
 Fatto sta che nel 2002 quel nostro studio fu pubblicato da 'Nuova storia contemporanea', prestigiosa rivista di ricerca storica, diretta dal prof. Francesco Perfetti, ed alcuni brani veramente inediti ( nel senso che erano usciti negli anni Quaranta e poi ignorati, anche per volontà dello stesso Savinio) furono ripresi da alcuni quotidiani.
 Solo allora qualcuno delle redazioni delle due riviste - non ci va di dire i loro nomi e cognomi, perchè potrebbero non gradirlo - ci dissero: "peccato, avremmo potuto pubblicare noi quel bello studio".
La storia non finisce qui. Ha un seguito abbastanza avvilente e settario, come del resto l'inizio. Incontrammo il direttore di Radio3,  Marino Sinibaldi, al quale mostrammo il nostro studio chiedendogli che venisse presentato a Fahrenheit, che di libri parlava, o in qualche altro spazio della rete radiofonica che si occupava anche di musica. Ci rispose che  ne avrebbe dovuto parlare, per l'autorizzazione, con l'allora responsabile della musica per Radio3 , che era - immaginate chi?- Michele dall'Ongaro, con il quale i nostri rapporti erano inesistenti da  molti anni. I rapporti con dall'Ongaro anche per Sinibaldi, in una radio pubblica, contavano ovviamente più del valore della ricerca e scoperta. Stiamo ancora attendendo una risposta.
Come una seconda risposta stiamo ancora attendendo alla nostra successiva proposta di presentare a Radio3 la nostra biografia di Pappano, uscita per Skira, nel 2007- prima biografia del noto direttore - ed anche una terza risposta alla nostra richiesta di presentare un nostro ulteriore studio su Moravia, del quale avevamo scoperto e pubblicato ancora su 'Nuova storia contemporanea' dei curiosi testi anche musicali.
La ragione per cui nè di Pappano e neppure di Moravia si poteva parlare a Radio3,  sulla base di quei nostri studi, era ancora la presenza di dall'Ongaro come responsabile della musica. Con il quale nel frattempo, dopo un periodo di rapporti cordiali - un  giorno spiegheremo perchè - i rapporti si erano di nuovo interrotti, a seguito di una denuncia nei nostri confronti di dall'Ongaro, dopo l'uscita, a nostra firma, su Music@, di una articolo che lo riguardava e dal quale egli si ritenne diffamato.
Si fece il processo, il giudice decretò che noi avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica e che lo avevamo esercitato in maniera corretta, senza recare offesa alcuna al dall'Ongaro, al quale anche per quei tre divieti ( ma ce ne fu in seguito anche un altro, ancora più grave) attendiamo ancora le scuse ed un risarcimento, anche se è trascorso ormai del tempo..

sabato 30 agosto 2014

Milano è un comune? No, una comunella. E Milano e Torino sono un MiTo

Cominciamo dalle novità assolute di quest'anno nell'area milanese, in attesa dell'Expo. Tiene banco, quest'autunno, ma solo per qualche ora, l'arrivo,  chiacchierato già prima della presa di possesso, di Pereira che dopodomani si insedierà sulla poltrona lasciata da Lissner e che ha già più volte lanciato il suo  avveniristico programma di direttore artistico/ sovrintendente: cucire la bocca e legare le mani al loggione. Auguri di buon lavoro al nuovo timoniere della Scala.
Intanto parte  MiTo, il festival di cui tutto il mondo parla, per la novità dell'impostazione e la ricchezza delle prospettive ed il numero inverosimile di proposte. Si svolge fra Milano e Torino, distanti la bellezza di un centinaio di chilometri ( o forse sono di più?) costa alle due amministrazione un fottio di soldi per concerti ed altro che si ripetono nelle due capitali del florido nord , facendo conoscere a Torino fatti e persone del mondo della musica noti solo a Milano, e viceversa. Se, ad esempio, Milano gioca la carta Boccadoro, Torino gli risponde  battendo un colpo con Campogrande ed aggiungendovi, per ringraziare l'Orchestra Rai, il suo direttore artistico, Dall'Ongaro. In realtà si tratta di poca cosa, un pezzetto solo del noto compositore romano emigrato a Torino che meriterebbe molto di più, giacchè gli presta la sua orchestra ed alcuni ensemble per diversi concerti, persino il ricercatissimo Ensemble Noctis, quello delle serenate e ritirate piemontesi notturne.
A guardia della 'comunella' milanese la corte di Micheli ha il suo gazzettiere di fiducia, la Moreni, 24 ore dal sole al buio, e la sua casa editrice, anche quella di fiducia: Ricordi? Sì, quella.
 Se deve dar 'focus' agli autori li sceglie ovviamente dalla casa di fiducia - vedi Vacchi, e poi muori - nella quale il direttore artistico del mitico festival piemontese/lombardo, Enzo Restagno, ha lavorato, e forse lavora tuttora. E, se per caso non lavorasse più, può sempre rivolgersi a chi ha preso il suo posto, Carlo Mazzarelli che dirige l'altro festival, anche quello tutto milanese, che si intitola 'Milano Musica': e come altro si sarebbe potuto chiamare? Roma Musica o Palermo Musica? Neanche per sogno, giacchè Roma e Palermo non esistono - lo dice lo stesso nome del festival . E Mazzarelli, per proseguire nel solco della tradizione inaugurata da  Luciana Pestalozza,  e coadiuvato anche da altri pezzi da novanta, anche di anni, come Mario Messinis che con Ricordi troppo ha fatto da sempre, dedica quest'anno l'intero festival a Romitelli - compositore di grande valore morto giovane, a poco più di quarant'anni - edito da chi? Ma Ricordi!
 Come si vede Milano tiene fede al suo festival e anche quando si allea con Torino non viene meno alla sua missione: vedi Milano e poi... Torino, e basta.
 Un'ultima novità, annunciata con squilli di tromba da Micheli e dal segretario generale del festival, l'ing. Colombo: da quest'anno anche i cani possono ascoltare concerti. Ma non tutti i concerti, mentre i cani tutti. Il costo del biglietto 'animalier' dipende dalla stazza, non dalla razza. Chiariamo bene.

venerdì 2 maggio 2014

L'antico gioco del letta non è un gioco

Ieri sera a 'Servizio Pubblico' - in una delle rarissime occasioni in cui la televisione si occupa di ciò che tutti chiamiamo 'la nostra ricchezza', che di fatto calpestiamo - è stato mostrato lo spettacolo indecente davanti e dentro gli Uffizi di Firenze, come anche dentro e fuori gli scavi di Pompei, dove quell'immenso patrimonio è lasciato nell'incuria più generale, mentre fuori fanno affari le puttane, sia alla luce del sole che delle lampadine degli alberghetti da quattro soldi  dei dintorni. Uno spaccato di cui sinceramente vergognarsi ( ieri, detto per vergogna, in una Roma assediata dai turisti, il Colosseo e tanti altri monumenti erano chiusi). Ma Pompei non è sola. Davanti agli Uffizi, il più importante museo italiano accanto a quello vaticano, con centinaia e centinaia di capolavori esposti in sale piccole con temperatura da canicola estiva che certo bene non fa a tele e tavole famosissime ( da quanti secoli si parla dei grandi Uffizi come anche della grande Brera, e gli uni e l' altra continuano a vivere in perenne emergenza?) una folla costretta, per visitare quello scrigno di tesori, a fare file di ore,  o, in alternativa, ad acquistare biglietti dai bagarini che li vendono a prezzi superiori del doppio o triplo di quello regolamentare, e tutto alla luce del sole. Nella gestione della biglietteria, come di moltissimi altri servizi - quasi sempre pessimi - degli Uffizi e di tanti altri siti museali ed archeologici , c'è di mezzo Civita, la società che non è quella onlus che tutti immaginerebbero, bensì una società che fa profitti, senza in fondo dover molto faticare, sfruttando la ricchezza di cui parlavamo - la nostra 'grande bellezza' - e che tutti lasciano sfruttare in parte  e gratuitamente - diciamo così - a Civita( che ha anche partecipazioni azionarie in altre società, come Zetema). Perché tanta generosità nei confronti di Civita? Immaginate un pò?  Presidente di Civita, ha rivelato  'Servizio pubblico', è Letta, Gianni Letta. Direte:  anche lì? Sì, anche lì, e non solo lì, il 'monsignore' - come  da tempo ha rivelato sia L'Espresso che  altri giornali più attenti - non per fare opere di bene, bensì per  affari. Basterebbe  andare a guardare dentro 'Musica per Roma' per capire che  agli affari il monsignore,  talvolta attraverso la sua 'famiglia apostolica', non rinuncia neanche  se gli si minaccia l'inferno. E' consigliere di amministrazione di 'Musica per Roma', dell'Accademia di Santa Cecilia, e sua figlia, sposata Ottaviani, un nome dell' alta ristorazione romana, gestisce i bar,grandi e piccoli, dell'Auditorium ( cioè di 'Musica per Roma'), come del resto gestì  il catering del G8, chiamatovi dall'amico Bertolaso, messo a capo della protezione civile. C'è da dire che  il catering è efficiente, e che se ci fosse stata una gara per gli appalti in questione senz'altro Ottaviani/Letta l'avrebbero spuntata sugli altri.  Magari con un aiutino del Letta monsignore. Comunque  non è questo che ci interessa qui, e perciò torniamo ai biglietti dei nostri musei, il cui affidamento a Civita, meritatissimo, sia chiaro ( non dimentichiamo che a Civita hanno fatto capo, prima di Letta, anche altri mammasantissima delle nostre onlus  di carità e misericordia, come Imperatori, Maccanico, Abete) ci fa venire in mente un analogo episodio risalente ad alcuni anni fa e del quale non  conosciamo le situazione attuale. Quella volta ci colpì sapere che la biglietteria di molte fondazioni liriche era gestita da una società che aveva inventato un programma per il computer per detta gestione. A noi parve strano che tale programma non potesse essere acquistato una volta per tutte per consentire alle varie fondazioni di gestirsi la propria biglietteria Non, non si poteva. Chissà perché. Alcune fondazioni, cadendo dalla padella nella brace, avevano affidato ad altre società la gestione dei biglietti. Si scoprì poi, relativamente ad alcuni di questi casi (Arena di Verona), che il gestore tratteneva per sé una percentuale considerevole sui biglietti, a danno dell'Arena stessa.
Ora non ci vuole molto a capire che se l'affidamento a terzi di un servizio non è remunerativo per l'affidante, glielo si toglie. Perché allora non si agì come logica comandava? Rispondiamo con una domanda: perché si lascia a Civita questo servizio, senza che nulla sia migliorato nei fatti e consentendo che Civita guadagni su un servizio per il quale non ci si deve, in fondo, spendere più di tanto? Semplicemente perché, cambiano i governi, ma i mammasantissima sono sempre lì, in piedi, e nessuno osa toccarli e togliere di mano  certi affari molto remunerativi.
 Dalle biglietterie che rendono ai gestori più che ai musei, alla faccenda del noleggio della musica,  campo nel quale  Liliana Pannella, sorella di Marco, si è battuta per molto tempo, non sappiamo se con qualche  risultato. Il noleggio consiste in ciò: se una istituzione musicale esegue un autore edito mettiamo da RICORDI, anche se ha le parti di sua proprietà deve pagare all'editore il noleggio di quelle parti, anche quando giungono a destinazione, in pessime condizioni per i molti passaggi precedenti e perciò sarebbe consigliabile usare quelle di proprietà dell'ente.  Insomma oltre il diritto d'autore, l'editore guadagna anche sul noleggio. Vi sembra una cosa giusta? Eppure è così, e se grazie a dio ora non lo è più ( ma temiamo che contro lo strapotere degli editori nulla si possa, proprio come con i 'potenti' di Civita), lo è stato per anni ed anni.
P:S: Il Letta monsignore, appena presidente 'onorario' di Civita,  non può essere considerato  quel diavolo che Servizio Pubblico voleva far intendere; di conseguenza, l'estensore di questo post, ha finto di  condividere ciecamente 'Servizio pubblico',  salvo poi sottoporre tali considerazioni a verifica documentaria. 

Per tornare ai biglietti di Civita presieduta da Letta, riproponiamo l'ANTICO GIOCO DEL LETTA - già proposto ai nostri lettori nello scorso agosto -  avvertendo che, con il passare dei mesi,  quel gioco si è rivelato non essere più un semplice gioco.

 ANTICO GIOCO DEL LETTA
 Letta, gentiluomo di Sua Santità
 Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi
 Letta, presidente del Consiglio dei ministri
 Letta, sponsor di Nastasi e suo testimone di nozze (con Giulia Minoli, di Giovanni e Matilde Bernabei)
 Letta, amministratore delegato Medusa Cinema
 Letta, consigliere di amministrazione ‘Musica per Roma’
 Letta, consigliere di amministrazione Accademia di Santa Cecilia
 Letta, presidente della Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta sponsor del vertice (sovrintendente) della  Fondazione 'Teatro Vespasiano' di Rieti
 Letta, presidente onorario ‘Civita’, Associazione per la cultura
 Letta, presidente Premio ‘Maschere  del Teatro italiano’
 Letta, presidente Premio ‘Guido Carli’
 Letta, consigliere Premio Minerva, Roma
 Letta, presidente Premio giornalistico ‘Biagio Agnes’
 Letta,  vice presidente nazionale Croce Rossa Italiana
 Letta, presidente Museo delle Lettere d’amore
 Letta , membro di Bilderberg
 Letta, vice presidente 'Unione industriali' di Roma
 Letta, amministratore ‘Relais Le Jardin spa’, Roma
 Letta, gestore bar (sei) dell’Auditorium, 'Musica per Roma'
 Letta, membro Alta Roma
 Letta, socio Pallacanestro Cantù
 Letta, membro comitato d'onore Oratorio del Gonfalone, Roma
 Letta, consigliere di amministrazione 'Fondazione RomaEuropa'
 Letta sponsor della  ex sovrintendente Teatro di Cagliari Crivellenti
 Letta, mancato presidente della repubblica
 Letta, sponsor di Mastrapasqua, INPS, ed altri 25 incarichi - quasi più di Letta

Il giocatore scelga  un Letta qualunque e, in coppia con lui, muova guerra di 'riconoscimento' a tutti gli altri; lo faccia con mezzi leciti e non. Vincerà quando li smaschererà uno per uno, dando un nome  e volto a ciascuno, e scoverà i nascondigli degli altri (Letta), rimasti ancora nell'ombra ma attivissimi. Il vincitore avrà diritto a passare una serata con il Letta prescelto, sempre che lo consideri un premio.