Rai Parlamento è una testata giornalistica che ha una sua struttura: direttore: Nicoletta Manzione; vice Susanna Petruni e redazione. Produce giornalmente un paio di notiziari di qualche minuto ciascuno, per i quali basterebbero i giornalisti delle varie testate. E infatti Gubitosi, nel suo progetto di riassetto dell'informazione Rai l'avrebbe sicuramente accorpata alle redazioni dei TG, e forse la stessa cosa avrebbe fatto Verdelli, se fosse rimasto al suo posto ed il progetto di Campo Dall'Orto fosse andato in porto, prima della sua partenza da Viale Mazzini. Ma un simile progetto poteva avere qualche chance di riuscita, nei mesi precedenti le varie tornate elettorali che culmineranno, in primavera, con le politiche? Accorpare, inoltre, avrebbe significato cassare dall'organigramma Rai un bel gruppetto di direttori e vice direttori che sono incarichi che servono a promuovere - per meriti o senza demeriti - o per mettere a 'bagno maria' questo o quello in attesa di successive decisioni o spostamenti. Rai Parlamento e la sua struttura servono esattamente a questi scopi: promuovere chicchessia, senza merito o demerito, o tenerlo 'in ammollo'.
Al vertice, con i 'galloni' da direttrice è stata inviata Nicoletta Manzione ( dal Tg 1) sulla quale anche in rete si leggono alcune perplessità sulla nomina, prima fra tutte quella che l' attribuisce al ben noto 'giglio magico' renziano. Perchè Nicoletta è cugina, di secondo grado, di Antonella, capo dei vigili urbani di Firenze, messa a capo del dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi; e Antonella, a sua volta, è la sorella minore del sottosegretario agli Interni, Domenico. Speriamo che i fratelli Manzione siano solo due, altrimenti, scavando scavando, avremo altre sorprese. L'ultimo 'caso Manzione' si è avuto quando l'ex capo dei vigili di Firenze, Antonella, da Palazzo Chigi, è stata nominata al Consiglio di Stato, fra mille polemiche (competenza? età? ). Dunque a comandare a Rai Parlamento c'è una renziana 'di famiglia'.
Immediatamente sotto di lei, nel ruolo di vice direttore, una 'berlusconiana' di ferro, come Susanna Petruni. Sulla quale, a causa di una collanina con farfalla, con la quale si era presentata in video a leggere le notizie del TG 1, e che si appurò esserle stata donata dell'allora premier Berlusconi, si ebbe a suo tempo molto da ridire, giustamente. Lei proviene dalla vice direzione del Tg1 ( e non è proprio una promozione la sua!); ed è stata candidata addirittura alla direzione del Tg1, ai tempi di Berlusconi premier. Di recente, sotto la gestione Orfeo, per 'renzizzzare' il Tg1, in prospettiva elezioni politiche di primavera, è stata fatta sloggiare, e allocata a Rai Parlamento.
Come si vede, a Rai Parlamento, speschio del paese, si sta sperimentando il dopo elezioni, quando, se saranno resi innocui i grillini, Berlusconi e Renzi - come i sondaggi lasciano ora presagire, oppure Renzi e Berlusconi, qualora il vento dovesse cambiare, potrebbero allearsi per governare.
Intanto la prova generale di coabitazione a stretto contatto, a Rai Parlamento, di una renziana e di una berlusconiana sembra reggere
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domenica 19 novembre 2017
giovedì 6 ottobre 2016
Vice direttori Rai. Ormai un esercito
A quelli già esistenti, scaduti ma da ricollocare, altri 25 se ne aggiungono ora, sfornati freschi freschi dall'ultimo CDA Rai. Ognuno dei telegiornali ne ha cinque o sei, perfino Rai Parlamento, che in tutta la giornata fa complessivamente 6-7 minuti di notiziario - diviso in due , la mattina ed il pomeriggio - ha i suoi bei vice direttori, tre o quattro, che rappresentano il codazzo della nuova direttrice, la Manzione, il cui cognome qualcosa di tosco ricorda, aldi là naturalmente della parlata.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
Nulla di male se i vice direttori, e a maggior ragione, per gli alti costi, anche i direttori - perchè no? - alla fine di un mandato, che naturalmente non può durare in eterno, fossero rimandati ai loro 'gradi militari' che avevano prima di assumere il comando degli eserciti dell'informazione. Fine mandato, fine benefit di comando e si torna a fare il redattore capo o responsabile delle varie sezioni dalle quali erano stati prelevati prima di assumere l'incarico di vertice. Invece no.
Finito il mandato occorre trovare un lavoro agli ex, ma che sia adeguato al ruolo che avevano prima. E così accade che ad ogni cambio di poltrone anche il battaglione degli ex direttori si infittisca: alcuni di loro vengono destinati ad altri incarichi, altri - quelli più invisi ai nuovi potenti - restano senza cariche ma con gli stessi stipendi di quando erano direttori.
Dal battaglione degli ex direttori, all'esercito dei vice direttori. Con la conseguenza che man mano che il tempo passa e gli avvicendamenti ai vertici si susseguono l' esercito diventa sempre più numeroso (venticinque alla volta, ad ogni giro di valzer di poltrone). E se non si pone fine a questo assurdo meccanismo si va verso un capovolgimento delle forze in campo. Fra breve ci potrebbero essere più direttori e vicedirettori che giornalisti semplici, cioè la truppa; e si dovrà assegnare ad ogni giornalista in attività, almeno un ex direttore e due ex vice. E quel povero giornalista, soldato semplice, dovrà districarsi fra i tre ordini ricevuti per ogni servizio, talvolta contrastanti fra loro, perché fra ex direttori e ex vice ce ne saranno certamente di diversa provenienza partitica, ideologica e forse anche professionale.
Nel via vai più recente di nomine di vice, si segnala - unico caso - per trasloco e non per demansionamento, il passaggio di una vice (Susanna Petruni) dal TG1 ad altro TG, una vice di cui nel passato si è scritto che era assai simpatica al Cavaliere che le aveva regalato una collanina - niente di importante - ma con una farfallina, regalata anche a tante altre da Berlusconi.
Il progetto di Gubitosi di ridurre od accorpare le testate giornalistiche per ridurre direttori e vice e corrispondenti e tutto il resto, è saltato definitivamente, quando ci si è accorti che con tale riduzione non si avevano più poltrone sufficienti per placare gli appetiti di tutti i partiti al potere, sia di quelli che il potere l'avevano acquisito con i voti, che di quelli che se lo erano procurato, pur minoranza, sostenendo il governo, e anche di quelli che al governo avevano offerto, saltuariamente, la loro stampella.
sabato 28 maggio 2016
Vestirsi in maniera consona al momento ed al ruolo. Circolare Rai
Che ci si debba vestire, tutti, sempre, in ogni luogo ed in ogni circostanza, e perciò anche in Rai, in maniera consona al momento ed al ruolo, è perfino superfluo rammentarlo. Ma se in Rai qualcuno ha ritenuto di farlo, qualche ragione ci sarà. Anche se l'ultimo che avrebbe dovuto prendere l'iniziativa, fregando tutti sul tempo, è stato il direttore di Rai Parlamento.
Perchè lui no? Perchè nel corso della giornata fa due mini notiziari di due o tre minuti cadauno, ma ha una struttura propria, e nonostante la quale, i suoi giornalisti sono capaci di infilare spesso papere su papere anche in quei due o tre minuti; e perciò non aveva bisogno di proclami, li chiamava a raccolta nelle ore libere dal lavoro - che sono la gran parte della giornata - e glielo diceva uno per uno.
Ma che ce ne fosse bisogno non c'è dubbio, tanto che subito la Bignardi ci ha messo del suo. Che c'è di strano a chiedere a tutti di presentarsi in abiti non vistosi, senza gioielli appariscenti, quando si legge il telegiornale al mattino, o non inguainati in abiti di lattice superaderenti e supermodellanti per il telegiornale di mezzogiorno, e non con mise da gran sera per darci le notizie sul traffico? Che bisogno c'è? C'è bisogno. Noi stessi, tante volte, guardando questa o quella trasmissione, questo o quel telegiornale, ci siamo chiesti: ma chi l'ha vestito/a?
Gli esempi sono tantissimi. Non più tardi di un mese fa, una giornalista del tg regionale del Lazio s'è presentata con una camicia molto sbottonata sulla quale era appuntato il microfonino, e poco è mancato che le si scoprisse il seno. Quando è troppo...
Se ci viene da ridire anche della Hunziker che l'altra sera presentando, su Canale 5, il concerto di Bocelli, aveva tre quarti di seno, scolpito , in bella mostra, perchè non dovremmo farlo per presentatrici e giornaliste ( le donne si sa esagerano più degli uomini, i quali, semmai, sembrano appena giunti in città dalla campagna, nel senso che molto spesso non hanno nessuna idea di come ci si vesta) che si presentano in video con addosso il primo vestito che gli è capitato, o sembrano già vestite per la soirée mondana alla quale sono state invitate dopo la trasmissionre?
E perciò non capiamo la maghetta Merlino che rivendicando l'autonomia nel vestito e nei tachi, altissimi sempre, vuole che noi ci accorgiamo, anche chiudendo gli occhi, della sua bravura e solo per questa l'apprezziamo. Sì, maghetta, però... senza esagerare.
Un discorso a parte, infine, merita, poi il cambio di studio di luci di grafica che ad ogni cambio di direzione in Rai, e quindi anche ora, ci viene proposto. Come a dire: se non vi siete ancora accorti che qualcosa è cambiato ( e in molti casi è duro accorgersi di un cambiamento che non c'è stato!) vi costringiamo noi, con studio luci, grafica nuovi nuovissimi.
Perchè lui no? Perchè nel corso della giornata fa due mini notiziari di due o tre minuti cadauno, ma ha una struttura propria, e nonostante la quale, i suoi giornalisti sono capaci di infilare spesso papere su papere anche in quei due o tre minuti; e perciò non aveva bisogno di proclami, li chiamava a raccolta nelle ore libere dal lavoro - che sono la gran parte della giornata - e glielo diceva uno per uno.
Ma che ce ne fosse bisogno non c'è dubbio, tanto che subito la Bignardi ci ha messo del suo. Che c'è di strano a chiedere a tutti di presentarsi in abiti non vistosi, senza gioielli appariscenti, quando si legge il telegiornale al mattino, o non inguainati in abiti di lattice superaderenti e supermodellanti per il telegiornale di mezzogiorno, e non con mise da gran sera per darci le notizie sul traffico? Che bisogno c'è? C'è bisogno. Noi stessi, tante volte, guardando questa o quella trasmissione, questo o quel telegiornale, ci siamo chiesti: ma chi l'ha vestito/a?
Gli esempi sono tantissimi. Non più tardi di un mese fa, una giornalista del tg regionale del Lazio s'è presentata con una camicia molto sbottonata sulla quale era appuntato il microfonino, e poco è mancato che le si scoprisse il seno. Quando è troppo...
Se ci viene da ridire anche della Hunziker che l'altra sera presentando, su Canale 5, il concerto di Bocelli, aveva tre quarti di seno, scolpito , in bella mostra, perchè non dovremmo farlo per presentatrici e giornaliste ( le donne si sa esagerano più degli uomini, i quali, semmai, sembrano appena giunti in città dalla campagna, nel senso che molto spesso non hanno nessuna idea di come ci si vesta) che si presentano in video con addosso il primo vestito che gli è capitato, o sembrano già vestite per la soirée mondana alla quale sono state invitate dopo la trasmissionre?
E perciò non capiamo la maghetta Merlino che rivendicando l'autonomia nel vestito e nei tachi, altissimi sempre, vuole che noi ci accorgiamo, anche chiudendo gli occhi, della sua bravura e solo per questa l'apprezziamo. Sì, maghetta, però... senza esagerare.
Un discorso a parte, infine, merita, poi il cambio di studio di luci di grafica che ad ogni cambio di direzione in Rai, e quindi anche ora, ci viene proposto. Come a dire: se non vi siete ancora accorti che qualcosa è cambiato ( e in molti casi è duro accorgersi di un cambiamento che non c'è stato!) vi costringiamo noi, con studio luci, grafica nuovi nuovissimi.
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