“Personalmente riscuoto come ex deputato un assegno netto da 2400 euro mensili. Cinque anni fa inviai una lettera ai questori della Camera chiedendo che mi fosse annullato. La risposta fu che ci voleva una legge recepita dal regolamento della Camera, in mancanza di che l’assegno di sarebbe stato comunque accreditato. Mi domando che cosa si aspetti ad annullare i vitalizi…”.
Questo scriveva in un editoriale Eugenio Scalfari, alcuni anni fa, ritenendo davvero sconcio che il Paese, ridotto male, pagasse a lui, da tempo immemorabile, vista la sua lucida longevità attiva, un vitalizio, per quei quattro anni scarsi da parlamentare ( 1968-72) prima di fondare La Repubblica, nel 1976.
Bechis ha fatto un calcolo sull'ingiusto vitalizio - al quale però Scalfari, a differenza di tanti altri, ha detto pubblicamente di voler rinunciare, ma gli è stato impedito - ed ha scoperto che Scalfari, fino a qualche anno fa, aveva già percepito di vitalizio la bella somma di 908.000 Euro, a fonte di 61.000 Euro versati, con una bella differenza: 847.000 Euro fra i contributi versati ed il vitalizio percepito che naturalmente continua ancora a finire nelle tasche di Scalfari e che ora ha raggiunto quasi quota 2.500 Euro netti ( l'adeguamento anche dei vitalizi procede spedito, mentre quello delle pensioni di tutti gli altri cittadini non privilegiati va sempre a rilento).
Se fosse l'unico introito a finire nelle tasche di Scalfari, per il suo sostentamento, tutti oggi saremmo corsi in suo aiuto. Eccetto noi, che percepiamo di pensione l'equivalente del suo vitalizio, e dobbiamo farlo bastare per il sostentamento nostro e della nostra famiglia.
Certo Scalfari, nonostante avesse due famiglie da mantenere, ed anche due figlie, alle quali però ha trovato lavoro, ad una più che all'altra, in azienda, non aveva e non ha certo bisogno del vitalizio da ex parlamentare. Perchè Scalfari, come ha volgarmente rivelato Carlo De benedetti, di soldi ne ha guadagnati a vagonate. Tralasciamo i compensi da direttore che gli hanno fatto fare una bella vita - come giusto, del resto, visto che anche mezzecalzette ai vertici di gruppi editoriali guadagnano come fossero tutti Scalfari, e non lo sono!
Però quando Scalfari ci ricorda che il padrone De Benedetti possiede una lussuosa villa in Andalusia ed uno yacht che immaginiamo faraonico, si dimentica di aggiungere che lui è riuscito a spillargli, quando ha voluto uscire dalla proprietà del giornale, forte della montagna di quattrini che De Benedetti era riuscito a scucire a Berlusconi per il cosiddetto 'Lodo Mondadori, quasi 500 milioni di Euro - una cifra!- la modica cifra di 80 miliardi di lire (40 milioni di Euro circa!)
Biagi, Montanelli, giornalisti di razza, al confronto, erano dei poveracci. Benchè pagati profumatamente, loro non hanno mai trovato un fesso di editore, ricchissimo, come è capitato, per sua fortuna, a Scalfari.
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sabato 20 gennaio 2018
martedì 16 settembre 2014
Gli alti compensi delle star della RAI danneggiano l'azienda. Vero. Perchè IMMERITATI
Brunetta, al suo lavoro di parlamentare capogruppo ed economista nonché candidato al Nobel, unisce il lavoro di cercatore di brutte notizie - come sarebbero quelle dei compensi alle star della tv pubblica, la cui conoscenza farebbe venire il magone ai normali cittadini - che comunque non gli riesce di portare a termine, per la decisa opposizione del direttore generale Gubitosi che oppone la seguente ragione: rendere pubblici i compensi delle star RAI danneggerebbe l'azienda e, di contro, potrebbe favorire la concorrenza, Mediaset e La 7, che sarebbe poi la ragione per cui Brunetta, nelle intenzioni di Gubitosi, chiederebbe di conoscere l'ammontare dei loro compensi.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
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lunedì 8 settembre 2014
Giovanni Floris va al suicidio con il suo 'Diciannove e Quaranta'
Giovanni Floris nella sua nuova avventura a 'La7' ha dato prova di grande fantasia. La sua trasmissioncella, prima del Tg di Mentana, la chiama con l'ora in cui va in onda, '7 e 40'; esattamente quello che la Gruber fece con la sua trasmissione, in onda alle 8(20) e 30, giocando anche con il titolo di un celebre film di Fellini; ma se andiamo avanti di questo passo i programmi della tv di Cairo si chiameranno '6 e 50' e poi '15 e 20', per finire con 'bonasera', e 'bonanotte'... ai sonatori.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
domenica 6 luglio 2014
Nella Roma degli organi, c'è anche la meraviglia di un grande auditorium senza organo
Fabio Isman sul 'Messaggero', riprendendo una catalogazione effettuata anni fa e pubblicata dall'editore fiorentino Olschki, ricorda che la Roma dei Papi è una città che può vantare a tutt'oggi ben seicento organi, meravigliose macchine per musica, gran parte dei quali antichi ed a canne, disseminati nelle sue basiliche e chiese. In quel censimento forse mancano gli organi, meravigliosi, 'positivi' ed addirittura 'portativi', del Museo degli strumenti musicali. Isman non lo dice, e del resto aggiungere una decina circa di unità a quel catalogo non cambia di molto il panorama. In compenso ci dà notizie su alcuni di essi. Ad esempio ricorda che il più antico ancora attivo è quello di San Giovanni in Laterano dell'organaro perugino Luca Biagi (secondo l'ultima trascrizione del suo cognome che un tempo si riteneva fosse Blasi) è degli ultimi anni del Cinquecento (1598) e forse ebbe il suo battesimo ufficiale nel corso dell'Anno santo 1600, quando si ebbe anche, sempre a Roma, alla Chiesa Nuova, l'esecuzione del meraviglioso oratorio (opera spirituale?) 'Rappresentazione di anima e di corpo' di Emilio de' Cavalieri. Di quel meraviglioso strumento, sul quale nei secoli ci sono stati altri interventi che però non hanno cancellato il primitivo, suonò anche Haendel, come ci ricordano le cronache, perchè veniva considerato per la bellezza del suono e la sua grandiosità una sorta di 'ottava' meraviglia del mondo. Ci racconta ancora Isman che a Roma, ma non in una chiesa, bensì nei bei giardini del Quirinale, c'è ancora un organo 'idraulico', perfettamente funzionante da quel che se ne sa, anch'esso opera di Luca Biagi, perugino.
Insomma ce ne sono se solo si volessero suonare durante il culto ed anche al di fuori per concerti spirituali, sfruttando l'immensa letteratura che vanta i nomi di Bach e Frescobaldi, tanto per citare due organisti e compositori per organo, uno romano di adozione e l'altro universale.
Forse questo immenso patrimonio se è stato a tutt'oggi conservato, più o meno bene, si deve anche all'Associazione Musicale Romana, fondata da Annamaria Romagnoli, che aveva al suo interno un gruppo di volenterosi amanti dell'organo, ma anche studiosi ed organisti, riuniti sotto l'etichetta 'Amici dell'Organo' che a Roma organizzavano festival e si prodigavano per il restauro e la conservazione di strumenti storici. Qualche volta in tempi più lontani prendendo con quattro soldi strumenti che poi restauravano e tenevano nei propri salotti, comunque salvandoli da sicura rovina.
Anche la chiusa del pezzo di Isman ci interessa. Dice il giornalista che proprio la Roma che vanta questo enorme numero di strumenti storici, non ha creduto di mettere nel suo nuovo auditorium, nella sala grande, uno strumento a canne sul quale eseguire l'immensa letteratura organistica di ogni tempo. Isman non aggiunge altro.
Lo facciamo noi, ricordando che Renzo Piano aveva previsto una modifica nella sala 'Santa Cecilia' per la messa in loco dell'organo , ma che fu il grande compositore Luciano Berio a non volerlo, con la giustificazione che l'organo è uno strumento da chiesa e che non serve in un Auditorium. Solo per ubbidienza al motto latino 'parce sepulto' non diciamo quel che pensiamo , anche a questo proposito, di lui.
Insomma ce ne sono se solo si volessero suonare durante il culto ed anche al di fuori per concerti spirituali, sfruttando l'immensa letteratura che vanta i nomi di Bach e Frescobaldi, tanto per citare due organisti e compositori per organo, uno romano di adozione e l'altro universale.
Forse questo immenso patrimonio se è stato a tutt'oggi conservato, più o meno bene, si deve anche all'Associazione Musicale Romana, fondata da Annamaria Romagnoli, che aveva al suo interno un gruppo di volenterosi amanti dell'organo, ma anche studiosi ed organisti, riuniti sotto l'etichetta 'Amici dell'Organo' che a Roma organizzavano festival e si prodigavano per il restauro e la conservazione di strumenti storici. Qualche volta in tempi più lontani prendendo con quattro soldi strumenti che poi restauravano e tenevano nei propri salotti, comunque salvandoli da sicura rovina.
Anche la chiusa del pezzo di Isman ci interessa. Dice il giornalista che proprio la Roma che vanta questo enorme numero di strumenti storici, non ha creduto di mettere nel suo nuovo auditorium, nella sala grande, uno strumento a canne sul quale eseguire l'immensa letteratura organistica di ogni tempo. Isman non aggiunge altro.
Lo facciamo noi, ricordando che Renzo Piano aveva previsto una modifica nella sala 'Santa Cecilia' per la messa in loco dell'organo , ma che fu il grande compositore Luciano Berio a non volerlo, con la giustificazione che l'organo è uno strumento da chiesa e che non serve in un Auditorium. Solo per ubbidienza al motto latino 'parce sepulto' non diciamo quel che pensiamo , anche a questo proposito, di lui.
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