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venerdì 28 aprile 2017

Contro la feroce dittatura di Maduro in Venezuela Abreu e Dudamel tacciono ancora

L'abbiamo denunciato nei giorni scorsi . Il silenzio di due notissime personalità di quel paese ormai in guerra civile con decine e decine di morti e disordini giornalieri; mentre milioni di venezuelani scendono in piazza e per strada mettendo a repentaglio la loro vita, per denunciare la dittatura chavista di Maduro che non esita ad usare, dopo la fame e la mancanza di medicinali, anche l'esercito per reprimere la protesta popolare.

Ora tutto il mondo è al fianco dei venezuelani. In questo drammatico fragore, non s'è udita ancora la voce di due eminenti personalità venezuelane note in tutto il mondo:
 -Josè Abreu, padre del 'Sistema'- importante progetto di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi di ogni età e di ogni estrazione sociale - finanziato da oltre trent'anni da tutti i governi che si sono succeduti in quel paese:
- Gustavo Dudamel, figlio di quel 'Sistema', genio della direzione d'orchestra, stabile a Los Angeles, che la situazione del suo paese e conosce bene, e, nonostante ciò, insieme al suo 'padre artistico, Abreu, continua a tacere.

Ormai il tempo sembra essere scaduto. Abreu e Dudamel non possono, continuare a tacere, fingendo di non vedere in quale catastrofe anche umanitaria il folle Maduro sta sprofondando il loro paese.

lunedì 17 aprile 2017

Abreu, Dudamel tacciono. Che altro deve fare Maduro per costringerli a denunciare il dittatore?

Da tempo si discute della opportunità  che le personalità più in vista del Venezuela denuncino  la repressione e la gravissima crisi economica del loro paese, già avviata con Chavez - ma che nessuno denunciò con forza - ed ora condotta agli estremi da Maduro che ha ridotto il paese nella miseria più nera, dove mancano ormai, a da tempo, generi di prima necessità e medicinali.
 E Abreu? E Dudamel? cosa stanno facendo? non vedono o fingono di non vedere? Non intervengono per opportunismo? Ora anche, e soprattutto per loro, è arrivato il momento di denunciare il dittatore che anche se continua a finanziare - ma lo fa ancora?- il famoso Sistema delle orchestre giovanili ed infantili.
 Ora non possono più tacere. Lo avrebbero dovuto fare già anni fa con Chavez, e forse il paese non sarebbe ora ridotto nelle condizioni che sappiamo. Non lo fece neanche Abbado che per molti anni è andato a svernare in Venezuela raccontando al mondo di un paese dove 'vive e regna la musica', la 'terra promessa' degli anni a venire. Mai una parola: accanto agli accenni,  solitamente generici alla povertà ed all'emarginazione alle quali il 'Sistema' cercava di rimediare, mai una parola di condanna del feroce  dittatore.
 Ora Abbado non c'è più, ma Abreu e soprattutto il baldanzoso Dudamel  sono ancora vivi, hanno occhi per guardare e devono anche avere bocche per denunciare.
 Coraggio Abreu e Dudamel!

venerdì 28 agosto 2015

Attenti alla foto (Corriere). Senti chi parla ( Santanchè)

Ieri all'ennesima intervista legata alla venuta a Milano dei rappresentanti del Sistema  di Abreu, nato in Venezuela, ma che mirava a segnalare una iniziativa del quotidiano milanese ( che ha ospitato il direttore Dudamel, in redazione per porgli domande) era allegata una foto, gigante, di Dudamel che dirigeva. Dalla didascalia si apprendeva che stava dirigendo l'Orchestra 'Simon Bolivar' del Venezuela, orchestra che notoriamente è fatta di strumentisti giovani, mentre quelli che si vedevano nella foto giovani davvero non erano. Si trattava  quasi sicuramente dell'Orchestra di Los Angeles oggi affidata a Dudamel. Gli unici a non saperlo erano i redattori del Corriere, benché l'intervista ed anche i pezzoni usciti nei giorni precedenti sottolineavano il fatto che il 'Sistema' di Abreu era rivolto ai giovani, ai quali voleva dare un futuro anche attraverso la musica.

Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi  sicuramente in tv è più presente che in Parlamento,  sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove  passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini  e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi  che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
 La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò  si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?

martedì 23 dicembre 2014

Tutto il brutto che c'è in 'Tutto il bello che c'è' del TG2. Dalla Cenerentola di Rossini, non di Verdone, al Sistema delle orchestre giovanili in Italia

Fossi io il direttore del TG2 RAI - ma non lo sono, peccato! - prenderei a calci in c... chi ha scritto il 'lancio' della 'Cenerentola' di Rossini, che , con la regia di Verdone è diventato un film-opera ed in questi giorni viene proiettato, come  un film qualunque nelle sale cinematografiche italiane. L'abbiamo sentito con le nostre orecchie oggi  alle 18.30 nella rinomatissima rubrica del TG2, ' Tutto il bello che c'è'.
 Ecco il testo preciso: "in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane la CENERENTOLA di VERDONE su LIBRETTO di ROSSINI". Idiota di un giornalista.
 Si tratta della Cenerentola di Rossini che abbiamo visto in tv negli anni scorsi, uno degli spettacolari programmi ideati da Andrea Andermann,  ambientato nelle straordinarie reggie sabaude torinesi. Un'opera in diretta televisiva come fosse la ripresa di un film in diretta, senza palcoscenico. Sì'era già viste  Tosca 'nei luoghi e nelle ore di Tosca', 'Traviata a Parigi', Rigoletto a Mantova ed ora 'Cenerentola a Torino'- Di questa celebre opera di Rossini Verdone ha curato la regia. Dopo qualche anno Verdone, d'accordo con Andermann - ma sarebbe stato d'accordo anche Rossini, se glielo avessero chiesto - hanno rimontato quell'opera 'in diretta' da luoghi di favola e ne hanno tratto un film, come fu fatto da Rosi per Carmen e da Losey per Don Giovanni, per citare due fra gli esempi più illustri.
 Niente di più lontano da quanto annunciato dal TG2 questo pomeriggio. Perchè, innanzitutto Rossini non ha scritto il libretto che è di altri, e Verdone non ha fatto un film dall'opera, semplicemente a quel grandioso spettacolo (peraltro l'opera fu ridotta, per stare in certi tempi televisivi) operistico ha dato una seconda vita che non è diversa dalla prima. Non una sola immagine è stata cambiata, semmai sono stati fatti tagli e cuci per farlo diventare un film.
 M forse l'autore di quel lancio infame, per fare il verso a Verdone, avrà voluto scherzare, dichiarando che la 'Cenerentola' era di 'Verdone', sebbene il libretto - la musica asino! - di Rossini.
 Nella stessa  rubrica, culturale, del TG2  un'altra 'sòla', riguardante il 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili' fondato 35 anni fa da José Abreu in Venezuela, da poco impiantato in Italia, anche per merito e volontà di Claudio Abbado. Era questa la notizia,  perchè quella della nascita del Sistema è ormai vecchia di 35 anni.
 Allora il bravo giornalista che fa  racconta di come questo sistema è stato impiantato in Italia, la sua presenza e l'attività avviata. Il giornalista del TG2 prende un vecchio film documentario realizzato in Venezuela o forse un altro fatto da un italiano, e trasmette le immagini dell'orchestra 'Simon Bolivar' venezuelana ed un'intervista ad Abreu, realizzata a Roma, nell'Auditorium, anni fa - c'eravamo anche noi, fra i giornalisti che l'intervistavano.
 Alla fine fa dire due parole a Roberto Grossi, presidente di Federculture, attuale responsabile dell'attuazione e dei progetti del Sistema' in Italia. Ora, con tutta quella caterva di giornalisti che ha in dotazione un TG, è mai possibile che non ve ne è nemmeno uno in grado di raccontare che cosa il Sistema italiano sta facendo? Ecco un altro caso, anzi due, dove la riforma Gubitosi si rende necessaria, se non altro fa risparmiare, anche se non potrà trasformare certi giornalisti da asini in professionisti.