Anche ieri La 7 ed il direttore del suo telegiornale, Enrico Mentana, hanno mostrato a tutte le altre reti televisive, cosa voglia dire fare 'servizio pubblico'. Mentana certo è uno stakanovista dell'informazione e per una rete come La 7 che sull'informazione soprattutto si gioca le sue carte migliori, l'instancabile intraprendenza del direttore del suo telegiornale è una manna dal cielo.
Però, c'è anche da dire che Mentana è stato l'unico a fornire l'informazione necessaria su un fatto non di poco conto, come il referendum sull'indipendenza della Catalogna. E che tale fosse lo ha dimostrato sia la cieca repressione di Rajoy e del suo 'non governo', sia l'affluenza alle urne nonostante tutto, come anche la valanga dei 'si', oltre due milioni, e, infine, le dichiarazioni dei responsabili politici del 'governo' catalano che, appena chiuse le urne, si sono affrettati a parlare di 'Repubblica catalana' e del suo parlamento che oggi, già oggi, potrebbe dichiarare la sua indipendenza da Madrid.
Le istituzioni europee si sono comportate come le reti televisive italiane: si sono voltate dall'altra parte e, per ora, hanno taciuto, prendendo tempo; lo hanno fatto ancora ieri per tutta la giornata, non ascoltando gli esponenti indipendentisti catalani che si sono appellati apertamente alle istituzioni internazionali senza il cui riconoscimento la determinazione all'indipendenza catalana sarebbe vana o zoppa. Naturalmente ci sono poi infiniti problemi di carattere sia giuridico che economico dei quali è ancora presto parlare, ma che agli indipendentisti creeranno sicuramente molti più problemi di quanti la loro determinazione per il distacco non ne risolverebbe.
Come le istituzioni europee, tutte le televisioni italiane hanno continuato con i giochini, le canzoni, i grandi fratelli, le fiction - che palle la fiction con Gianni Morandi: un lunghissimo spottone dell'ente del turismo sardo: sono queste le fiction cui pensa Franceschini con la sua strigliata e sanzioni annesse alle televisioni perchè trasmettano ed investano sul prodotto italiano? Se vogliamo poi parlare anche di Fabio Fazio, detto 'Fabbio', noteremo che la banalità dell'esibizione di quel fenomeno di ragazza che è Bebe Vio; perchè Fabbio non s'è guardato, prima di invitare Bebe Vio, l'intervista intelligente che le ha fatto PIF, per il suo programma 'marziano', qualche settimana fa?
E, infine, Di Maio. La Spagna, Madrid, non Barcellon che di guai ne ha già, avrebbe bisogno, appena Rajoy si dimette - cosa che probabilmente ed inevitabilmente farà quanto prima, non avendo saputo gestire la partita referendaria catalana - avrebbe bisogno di un premier 'decisionista e riformatore' come Di Maio che l'Italia, per cristiana carità, cederebbe volentieri ai fratelli spagnoli perchè risolva ogni loro problema, ma non prima che abbia riformato tutto nel nostro paese, dalla Costituzione in giù, come ha fatto capire chiaramente che si prepara a fare parlando ai sindacati: 'o vi autoriformate voi o ci penserò io, appena insediato a Palazzo Chigi'.
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lunedì 2 ottobre 2017
Mentre in Italia è La 7 a fare 'servizio pubblico', alla Spagna , in sostituzione del 'non governo' Rajoy servirebbe un premier come Di Maio
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domenica 24 settembre 2017
MUSICA , RAI: c'era una volta un agente... e ve ne sono ancora oggi che fanno il 'buono e cattivo tempo'
Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta circolava in Italia un agente molto chiacchierato che rappresentava parecchi big della musica classica. Difficile ignorarlo anche per la sua buffa mole e per un cognome inzeppato di consonanti ( era originario dell'Est Europa); e che si faceva notare soprattutto per altre ragioni : nella sua agenzia, che aveva la residenza fiscale a Montecarlo, figuravano molti big , di quelli di prima fascia assoluta mondiale, per i quali lui riusciva a strappare chachets al di sopra del mercato.
Aveva di fatto drogato, anzi avvelenato il mercato della musica in Italia. Per i suoi artisti da noi richiedeva cachets superiori a tutti gli altri, e forse anche superiori a quelli che riusciva a farsi dare all'estero ( ma questo non lo sappiamo con esattezza). E glieli davano. Si disse allora, quando nella sua rete erano caduti anche alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione musicale italiana, che alcuni di loro avevano interessi nella sua agenzia (magari erano proprietari di quote sotto altro nome); ma quest'ultima cosa non si è mai dimostrata. E per di uno di essi, il più chiacchierato ma anche il principe dei direttori artistici, forse non era assolutamente vero, con il senno di poi, essendo morto malandato, quasi nell'indigenza, nonostante che terminasse la sua carriera ancora in servizio (alla Fenice di Venezia).
A quell'agente tanto chiacchierato capitò anche qualche incidente, come quello con i Berliner, in occasione di una loro tournée prima affidatagli e poi subito sfilatagli. E la ragione era solo una: soldi . Ricordiamo male o forse no come andarono le cose? Quell'agente aveva pattuito una cifra per la tournée, sulla cifra pattuita aveva fatto una bella 'cresta', e quando i Berliner vennero a saperlo gliela tolsero. Come si vede non era un apostolo e missionario della musica come ha sempre tentato di farsi accreditare, Era un mercante, per giunta spregiudicato.
Non serve aggiungere che i big della musica facevano a gara per entrare nella sua agenzia. Anche loro non erano apostoli, erano soltanto molto bravi, o considerati tali, e perciò in grado di farsi strapagare; poi l'agente provvedeva a fargli pagare meno tasse, a causa della sua vantaggiosa residenza fiscale.
Quando l'agente venne smascherato e trattato per quel che era, si mise ad organizzare festival o manifestazioni 'chiavi in mano', per le quali offriva i suoi musicisti, l'idea, il programma della serata ecc... Ricordiamo uno spettacolo , davvero scandaloso, da lui proposto alle Terme di Caracalla, con l'Opera di Roma, e che aveva a soggetto forse Cristoforo Colombo. 'Una cagata pazzesca', avrebbe detto Paolo Villaggio, alla quale assistettero anche notabili del mondo politico ( gli stessi che ancora oggi sperano di nascondere i loro panni sporchi facendosi vedere in giro in circostanze più accettabili!Non facciamo nomi).
Di quell'agente, un lupo ammantato da agnello, avevano bisogno soprattutto i provinciali, i quali erano disposti a pagare per figurare. Ed anche questo contribuì a far lievitare i cachets. Senonché ad un certo punto la situazione divenne troppo scandalosa e l'agente a gambe levate dovette riparare nella sua residenza fiscale. Non che sia del tutto sparito, perchè anche oggi c'è chi ha bisogno di lui, magari solo per farsi bello con nomi altisonanti, strapagati, ma al suo strapotere si mise un freno.
Oggi, nella musica, ci sono ancora agenti come quello di cui vi stiamo parlando? Certo che ve ne sono. Uno soprattutto, americano, con rappresentanze ovunque, che ha nella sua agenzia molti big che molla con altri (comprimari) con la formula: 'prendere o lasciare '. E, come quell'agente, organizza tournée internazionali e pure manifestazioni singole e interi festival. Perchè anche l'agente americano, come quello monegasco, tiene a dire che lui fa quel lavoro per amore della musica, essendo stato anche lui musicista (come quello monegasco), poi costrettovi dalle circostanze della vita. Noi,, naturalmente apparteniamo a quella sparuta schiera di cronisti che non ha mai creduto ad una sola parola dell'uno e dell'altro.
In Rai la musica non cambia. Vi sono due , massimo tre agenti che fanno in tutte le reti televisive e nelle fiction il buono e cattivo tempo. Hanno nelle loro agenzie alcuni big, molti comprimari, gruppi di autori, e sono titolari anche di case di produzione, con quote riservate anche alle loro galline dalle uova d'oro, che si fanno pagare due o tre volte i loro prodotti.
In questi giorni se ne parla per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, passato dalla terza alla rima rete della Rai, per il quale un agente fornisce conduttore, partecipanti, autori, produzione, format...Che altro?
Un parlamentare del PD, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che parla più spesso a sproposito, una volta che ha detto una cosa giusta è stato messo in minoranza. Aveva proposto un 'ATTO DI INDIRIZZO' per mettere fine a tutte queste anomalie ed allo strapotere , in generale, degli agenti; glielo hanno bocciato, anche quelli del suo partito, per bocca di Giacomelli, ed anche perchè se fosse stato approvato, il programma di Fazio non sarebbe potuto andare in onda, perchè contravveniva a tutte le regole, a cominciare dal cachet del conduttore-autore-proprietario del format e produttore.
Ora una domanda sorge spontanea, come direbbe Antonio Lubrano: perchè lo strapotere di pochi esterni nell'azienda culturale più importante del paese? La risposta non può che essere una, assai simile a quella che ci si dava all'epoca per l'agente monegasco. La pochezza dei dirigenti, la loro pigrizia, il dispregio totale delle intelligenze e forze che lavorano in Rai ed il sospetto - come ai tempi del nostro agente - che vi sia anche dell'altro, che forse non si vuole far venire alla luce.
Per queste ragioni il codice di comportamento formulato e proposto da Anzaldi non verrà mai approvato. Fino al prossimo caso o scandalo; e comunque non prima di quattro anni, quando 'Fabbio' ha promesso che si ritirerà a coltivare i campi.
Aveva di fatto drogato, anzi avvelenato il mercato della musica in Italia. Per i suoi artisti da noi richiedeva cachets superiori a tutti gli altri, e forse anche superiori a quelli che riusciva a farsi dare all'estero ( ma questo non lo sappiamo con esattezza). E glieli davano. Si disse allora, quando nella sua rete erano caduti anche alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione musicale italiana, che alcuni di loro avevano interessi nella sua agenzia (magari erano proprietari di quote sotto altro nome); ma quest'ultima cosa non si è mai dimostrata. E per di uno di essi, il più chiacchierato ma anche il principe dei direttori artistici, forse non era assolutamente vero, con il senno di poi, essendo morto malandato, quasi nell'indigenza, nonostante che terminasse la sua carriera ancora in servizio (alla Fenice di Venezia).
A quell'agente tanto chiacchierato capitò anche qualche incidente, come quello con i Berliner, in occasione di una loro tournée prima affidatagli e poi subito sfilatagli. E la ragione era solo una: soldi . Ricordiamo male o forse no come andarono le cose? Quell'agente aveva pattuito una cifra per la tournée, sulla cifra pattuita aveva fatto una bella 'cresta', e quando i Berliner vennero a saperlo gliela tolsero. Come si vede non era un apostolo e missionario della musica come ha sempre tentato di farsi accreditare, Era un mercante, per giunta spregiudicato.
Non serve aggiungere che i big della musica facevano a gara per entrare nella sua agenzia. Anche loro non erano apostoli, erano soltanto molto bravi, o considerati tali, e perciò in grado di farsi strapagare; poi l'agente provvedeva a fargli pagare meno tasse, a causa della sua vantaggiosa residenza fiscale.
Quando l'agente venne smascherato e trattato per quel che era, si mise ad organizzare festival o manifestazioni 'chiavi in mano', per le quali offriva i suoi musicisti, l'idea, il programma della serata ecc... Ricordiamo uno spettacolo , davvero scandaloso, da lui proposto alle Terme di Caracalla, con l'Opera di Roma, e che aveva a soggetto forse Cristoforo Colombo. 'Una cagata pazzesca', avrebbe detto Paolo Villaggio, alla quale assistettero anche notabili del mondo politico ( gli stessi che ancora oggi sperano di nascondere i loro panni sporchi facendosi vedere in giro in circostanze più accettabili!Non facciamo nomi).
Di quell'agente, un lupo ammantato da agnello, avevano bisogno soprattutto i provinciali, i quali erano disposti a pagare per figurare. Ed anche questo contribuì a far lievitare i cachets. Senonché ad un certo punto la situazione divenne troppo scandalosa e l'agente a gambe levate dovette riparare nella sua residenza fiscale. Non che sia del tutto sparito, perchè anche oggi c'è chi ha bisogno di lui, magari solo per farsi bello con nomi altisonanti, strapagati, ma al suo strapotere si mise un freno.
Oggi, nella musica, ci sono ancora agenti come quello di cui vi stiamo parlando? Certo che ve ne sono. Uno soprattutto, americano, con rappresentanze ovunque, che ha nella sua agenzia molti big che molla con altri (comprimari) con la formula: 'prendere o lasciare '. E, come quell'agente, organizza tournée internazionali e pure manifestazioni singole e interi festival. Perchè anche l'agente americano, come quello monegasco, tiene a dire che lui fa quel lavoro per amore della musica, essendo stato anche lui musicista (come quello monegasco), poi costrettovi dalle circostanze della vita. Noi,, naturalmente apparteniamo a quella sparuta schiera di cronisti che non ha mai creduto ad una sola parola dell'uno e dell'altro.
In Rai la musica non cambia. Vi sono due , massimo tre agenti che fanno in tutte le reti televisive e nelle fiction il buono e cattivo tempo. Hanno nelle loro agenzie alcuni big, molti comprimari, gruppi di autori, e sono titolari anche di case di produzione, con quote riservate anche alle loro galline dalle uova d'oro, che si fanno pagare due o tre volte i loro prodotti.
In questi giorni se ne parla per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, passato dalla terza alla rima rete della Rai, per il quale un agente fornisce conduttore, partecipanti, autori, produzione, format...Che altro?
Un parlamentare del PD, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che parla più spesso a sproposito, una volta che ha detto una cosa giusta è stato messo in minoranza. Aveva proposto un 'ATTO DI INDIRIZZO' per mettere fine a tutte queste anomalie ed allo strapotere , in generale, degli agenti; glielo hanno bocciato, anche quelli del suo partito, per bocca di Giacomelli, ed anche perchè se fosse stato approvato, il programma di Fazio non sarebbe potuto andare in onda, perchè contravveniva a tutte le regole, a cominciare dal cachet del conduttore-autore-proprietario del format e produttore.
Ora una domanda sorge spontanea, come direbbe Antonio Lubrano: perchè lo strapotere di pochi esterni nell'azienda culturale più importante del paese? La risposta non può che essere una, assai simile a quella che ci si dava all'epoca per l'agente monegasco. La pochezza dei dirigenti, la loro pigrizia, il dispregio totale delle intelligenze e forze che lavorano in Rai ed il sospetto - come ai tempi del nostro agente - che vi sia anche dell'altro, che forse non si vuole far venire alla luce.
Per queste ragioni il codice di comportamento formulato e proposto da Anzaldi non verrà mai approvato. Fino al prossimo caso o scandalo; e comunque non prima di quattro anni, quando 'Fabbio' ha promesso che si ritirerà a coltivare i campi.
martedì 19 settembre 2017
Il vero scandalo non è Veronica Oliva, ma Fabio Fazio, detto 'Fabbio'
Nella nostra quotidiana puntatina all'edicola sotto casa, oltre i soliti quotidiani, ci siamo fatti convincere dalla copertina, ad acquistare anche un noto settimanale, sulla quale campeggiava, un titolone: 'Per questa donna Fazio è nella bufera', settimanale che mai e poi mai avremmo comprato per il resto dei servizi.
La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale Rai, Mario Orfeo.
Avesse lavorato in Rai, dipendente o in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai, e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?
Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.
E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?
LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.
La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale Rai, Mario Orfeo.
Avesse lavorato in Rai, dipendente o in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai, e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?
Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.
E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?
LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.
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mercoledì 7 giugno 2017
Se Fazio se ne va, la Rai chiude
E' la sensazione che si ha parlando con addetti ai lavori, commentatori e critici televisivi. Come se la Rai fosse Fazio e Fazio la Rai, mentre così forse non è. La Rai sopravviverà al 'diluvio' Fazio?
Se riandiamo con la memoria soltanto a domenica scorsa, all'ultima puntata della trasmissione di Fazio, non per rinfrescare il suo straziante discorso di addio, seguito, fra i singhiozzi, dai suoi inconsolabili vedovi, bensì per ripercorrere lo strabiliante pirotecnico intervento di Fiorello, ci convinceremo che anche dopo Fazio, e senza di lui, la Rai continuerà ad esistere. Magari vivacchiando, nella peggiore delle ipotesi, ma continuerà ad esistere.
Ciò che, invece, Fazio dovrebbe chiedersi è se lui continuerebbe, domani, ad essere il Fazio di oggi, ad avere cioè lo stesso appeal o quello che lui crede e dice di avere, anche fuori della Rai, magari alla corte 'egiziana' - come ha scherzato Fiorello - di Cairo, il nuovo faraone dei media in Italia, con successi fra carta stampata e televisione.
Ma forse Fazio è allettato anche da una possibile probabile seconda uscita, a suon di miliardi, dal regno di Cairo, se le cose non dovessero filar liscie. Come accadde già molti anni fa, quando dopo una sola puntata del 'Fazio Lab', per volontà dei nuovi proprietari della rete, che allora non si chiamava ancora La 7, dovette abbandonare ma con una buonuscita, si disse, di una trentina di miliardi di lire. Neanche con quella montagna di soldi in tasca ha provveduto ad allungare quelle 'giacchettelle' da fricchettone che costituiscono anche oggi il suo guardaroba d'elezione.
Noi, lo confessiamo, saremmo felici di sapere che il suo nuovo faraone lo riempie d'oro più di quanto non abbia fatto la Rai- che pure l'ha coperto d'oro, sia chiaro ! -in tutti questi anni; e più felici ancora se sapessimo che lì - ma questo accadeva anche in Rai, dove ha potuto fare il tempo che voleva che facesse, salvo qualche acquazzone di stagione inevitabile - avrà mano libera per sperimentare nuovi programmi e che tali suoi nuovi programmi ottengono successo.
Vorremmo solo che Fazio non si facesse illusioni, secondo la sua filosofia che certi programmi sono certe facce, quelle dei conduttori, come la sua. Non siamo sicuri che questo possa valere per qualunque tv, come se la Rai fosse una vetrina di popolarità equiparabile alle altre indistintamente. Non è così e non sarà così neanche per Fazio a La 7, del faraone Cairo.
Confessiamo che non ci dispiacerebbe del tutto quel passaggio, se stimolasse la Rai a cercare volti nuovi e nuovi programmi. Ma potrebbe mai accadere, se tornasse direttore generale Giancarlo Leone, stantio e corazzatissimo ex dirigente in pensione, con la benedizione di Gianni Letta? Ancora loro!
Se riandiamo con la memoria soltanto a domenica scorsa, all'ultima puntata della trasmissione di Fazio, non per rinfrescare il suo straziante discorso di addio, seguito, fra i singhiozzi, dai suoi inconsolabili vedovi, bensì per ripercorrere lo strabiliante pirotecnico intervento di Fiorello, ci convinceremo che anche dopo Fazio, e senza di lui, la Rai continuerà ad esistere. Magari vivacchiando, nella peggiore delle ipotesi, ma continuerà ad esistere.
Ciò che, invece, Fazio dovrebbe chiedersi è se lui continuerebbe, domani, ad essere il Fazio di oggi, ad avere cioè lo stesso appeal o quello che lui crede e dice di avere, anche fuori della Rai, magari alla corte 'egiziana' - come ha scherzato Fiorello - di Cairo, il nuovo faraone dei media in Italia, con successi fra carta stampata e televisione.
Ma forse Fazio è allettato anche da una possibile probabile seconda uscita, a suon di miliardi, dal regno di Cairo, se le cose non dovessero filar liscie. Come accadde già molti anni fa, quando dopo una sola puntata del 'Fazio Lab', per volontà dei nuovi proprietari della rete, che allora non si chiamava ancora La 7, dovette abbandonare ma con una buonuscita, si disse, di una trentina di miliardi di lire. Neanche con quella montagna di soldi in tasca ha provveduto ad allungare quelle 'giacchettelle' da fricchettone che costituiscono anche oggi il suo guardaroba d'elezione.
Noi, lo confessiamo, saremmo felici di sapere che il suo nuovo faraone lo riempie d'oro più di quanto non abbia fatto la Rai- che pure l'ha coperto d'oro, sia chiaro ! -in tutti questi anni; e più felici ancora se sapessimo che lì - ma questo accadeva anche in Rai, dove ha potuto fare il tempo che voleva che facesse, salvo qualche acquazzone di stagione inevitabile - avrà mano libera per sperimentare nuovi programmi e che tali suoi nuovi programmi ottengono successo.
Vorremmo solo che Fazio non si facesse illusioni, secondo la sua filosofia che certi programmi sono certe facce, quelle dei conduttori, come la sua. Non siamo sicuri che questo possa valere per qualunque tv, come se la Rai fosse una vetrina di popolarità equiparabile alle altre indistintamente. Non è così e non sarà così neanche per Fazio a La 7, del faraone Cairo.
Confessiamo che non ci dispiacerebbe del tutto quel passaggio, se stimolasse la Rai a cercare volti nuovi e nuovi programmi. Ma potrebbe mai accadere, se tornasse direttore generale Giancarlo Leone, stantio e corazzatissimo ex dirigente in pensione, con la benedizione di Gianni Letta? Ancora loro!
lunedì 8 maggio 2017
RAI. Fazio Fabio, detto Fabbio, tu sei anche un COSTO. Non puoi dire: 'campo dall'orto!'
Nel corso del festival dedicato alla tv, a Dogliani, interrogato da Aldo Grasso, Fazio - per tutti 'Fabbio' - s'è dato a lamentarsi, rivelando anche alcuni spiacevoli particolari della sua attuale condizione. Come quello degli insulti spesso rivoltigli quando accompagna i figli a scuola, se viene riconosciuto da qualcuno. Ed anche di qualche minaccia, di morte addirittura, alla quale ovviamente occorre dare il peso che può avere uno sfogo momentaneo, dettato da condizioni di seria difficoltà in cui versano molti italiani, e certamente da non prendere alla lettera.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
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sabato 25 febbraio 2017
La corte di Beppe Caschetto a viale mazzini, dove Fazio è il re e Conti l'erede al trono
Non c'è verso di sapere , da dichiarazioni ufficiali quanto guadagni Fabio Fazio, il predicatore della tv, il clone di Vincenzo Mollica, almeno per il capitolo delle esclamazioni di meraviglia ad ogni presentazione di gruppi e gruppetti, ma anche di singoli sempre ben accetti, suggeriti dalle case discografiche o dalle agenzie di concerti, davanti ai quali ora Fazio come Mollica un tempo, si prostrano in ginocchio adoranti.
Ma quanto guadagna Fazio anche per tutte queste genuflessioni, inutili e sempre esagerate?
L'agente Beppe Caschetto, al quale Fazio fa gli auguri in diretta televisiva nel giorno del suo compleanno, tiene in pugno la tv di Stato, perché buona parte di artisti, conduttori, comici e comparse vengono dalla sua scuderia. Ed è perciò da considerare l'incaricato di fatto del casting televisivo.
Tre anni fa un giornale gli fece i conti in tasca, ed arrivò a dire - ma noi pensiamo che la cifra finale manchi per difetto - che alla sua agenzia arrivano ogni anno 40 milioni di compensi, che sarebbe quanto guadagnano i suoi rappresentati, insieme.
Ma Fazio quanto guadagna? Mai nessuno lo ha detto con la medesima precisione con cui, in questi giorni in cui si torna a parlare del calmiere ai compensi, anche degli artisti, si sono resi noti i compensi di Piero Angela - ma non è quasi scandaloso che lavori ancora alla sua veneranda età pagato 600.000 Euro circa ogni anno? Non basta già il figlio?; di Bruno Vespa - che ha dichiarato che il Ministero dell'economia proprietario della Rai troverà una soluzione al problema dell'applicazione del calmiere, che potrebbe svuotare la tv di Stato dei gioielli, così chiamati anche perché costosissimi! e di Carlo Conti - del quale però è stata resa nota solo la cifra del suo compenso a Sanremo - come della burrosa conduttrice della prova del cuoco, Antonella Clerici.
Di Fazio no, mai una cifra sicura, anche se tutti sanno che lui, in proporzione, guadagna più di Vespa, che certamente non se la passa male.
Che farebbe la Rai se tutto questo carrozzone costosissimo, le cui ruote vengono letteralmente oleate con bigliettoni verdi e viola, si trasferisse altrove? La Rai, povera Rai, rimarrebbe orfana, e forse mentre risparmierebbe da una lato forse perderebbe introiti pubblicitari che seguono le star?
Abbastanza curioso è il silenzio dei diretti interessati i quali non ripetono ora quello che senza eccezione hanno sempre detto, e cioè che la Rai è la Rai, è la loro azienda, non andrebbero via dalla Rai perchè sembrerebbe a loro come andar via da casa. E certo che è una casa accogliente, ti pare che andrebbero via? Sì, ma se cambia la pigione che la Rai paga ai suoi inquilini, e non il contrario si badi bene, loro vanno via.
Ma insomma quanto guadagna Fabio Fazio? Non lo sapremo mai ufficialmente, anche se proprio oggi abbiamo letto su qualche giornale che il suo contratto in Rai è di appena due milioni di Euro a stagione; sappiamo, con precisione, che quando andò via dalla tv, che poi è diventata La 7, si fece dare tanti di quei soldi che noi tutti ci auguriamo li abbia ben investiti e gli rendano il dovuto, da ora alla eternità. Perché se un giorno dovesse venire a piangere miseria, gli dovremmo concedere anche i benefici della 'Legge Bacchelli' per il suo meritevole servizio alla comunità ed alla Repubblica. Ma anche a Beppe Caschetto, dovesse finire come Lele Mora?
Ma quanto guadagna Fazio anche per tutte queste genuflessioni, inutili e sempre esagerate?
L'agente Beppe Caschetto, al quale Fazio fa gli auguri in diretta televisiva nel giorno del suo compleanno, tiene in pugno la tv di Stato, perché buona parte di artisti, conduttori, comici e comparse vengono dalla sua scuderia. Ed è perciò da considerare l'incaricato di fatto del casting televisivo.
Tre anni fa un giornale gli fece i conti in tasca, ed arrivò a dire - ma noi pensiamo che la cifra finale manchi per difetto - che alla sua agenzia arrivano ogni anno 40 milioni di compensi, che sarebbe quanto guadagnano i suoi rappresentati, insieme.
Ma Fazio quanto guadagna? Mai nessuno lo ha detto con la medesima precisione con cui, in questi giorni in cui si torna a parlare del calmiere ai compensi, anche degli artisti, si sono resi noti i compensi di Piero Angela - ma non è quasi scandaloso che lavori ancora alla sua veneranda età pagato 600.000 Euro circa ogni anno? Non basta già il figlio?; di Bruno Vespa - che ha dichiarato che il Ministero dell'economia proprietario della Rai troverà una soluzione al problema dell'applicazione del calmiere, che potrebbe svuotare la tv di Stato dei gioielli, così chiamati anche perché costosissimi! e di Carlo Conti - del quale però è stata resa nota solo la cifra del suo compenso a Sanremo - come della burrosa conduttrice della prova del cuoco, Antonella Clerici.
Di Fazio no, mai una cifra sicura, anche se tutti sanno che lui, in proporzione, guadagna più di Vespa, che certamente non se la passa male.
Che farebbe la Rai se tutto questo carrozzone costosissimo, le cui ruote vengono letteralmente oleate con bigliettoni verdi e viola, si trasferisse altrove? La Rai, povera Rai, rimarrebbe orfana, e forse mentre risparmierebbe da una lato forse perderebbe introiti pubblicitari che seguono le star?
Abbastanza curioso è il silenzio dei diretti interessati i quali non ripetono ora quello che senza eccezione hanno sempre detto, e cioè che la Rai è la Rai, è la loro azienda, non andrebbero via dalla Rai perchè sembrerebbe a loro come andar via da casa. E certo che è una casa accogliente, ti pare che andrebbero via? Sì, ma se cambia la pigione che la Rai paga ai suoi inquilini, e non il contrario si badi bene, loro vanno via.
Ma insomma quanto guadagna Fabio Fazio? Non lo sapremo mai ufficialmente, anche se proprio oggi abbiamo letto su qualche giornale che il suo contratto in Rai è di appena due milioni di Euro a stagione; sappiamo, con precisione, che quando andò via dalla tv, che poi è diventata La 7, si fece dare tanti di quei soldi che noi tutti ci auguriamo li abbia ben investiti e gli rendano il dovuto, da ora alla eternità. Perché se un giorno dovesse venire a piangere miseria, gli dovremmo concedere anche i benefici della 'Legge Bacchelli' per il suo meritevole servizio alla comunità ed alla Repubblica. Ma anche a Beppe Caschetto, dovesse finire come Lele Mora?
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sabato 28 gennaio 2017
Zaia e Nogarin non hanno diritto di parola sui vaccini. Parola del prof. Mantovani
Il prof. Alberto Mantovani uno dei nostri medici più rinomati, con specializzazione e importanti ricerche in oncologia, ha detto senza mezzi termini e non guardando in faccia a nessuno, che chi non ha competenza in fatto di medicina deve tacere sulla materia, compresa quella delle vaccinazioni. Non importa che a parlare siano presidenti di regione, come Zaia ( Lega) - che vogliono premiare candidandolo a premier - che per la sua Regione, Veneto, vuole che la vaccinazione non sia obbligatoria e sia frutto della libera scelta dei singoli - o sindaci come Nogarin di Livorno ( Movimento Cinquestelle), che sostiene una tesi analoga sull'argomento, premendo sull'informazione, a seguito della quale la scelta autonoma dei cittadini.
In tutta chiarezza, Mantovani ha giustamente dato dell'analfabeta a loro come a tutti quelli che pensano di poter aprir bocca e pontificare su materie che sono loro estranee, affermando che debbono star zitti.
Mantovani, autore del volume ' Immunità e vaccini', anticipando la scelta del Governo di rendere obbligatorie le vaccinazioni, che d'ora in poi saranno gratuite, e mettendole come condizione per l'iscrizione alla scuole materne - decisione che giù autonomamente hanno assunto alcune regioni - ha sposato in pieno la tesi della scienza medica in fatto di vaccinazioni.
Intervenendo nella trasmissione di Fabio Fazio ha illustrato le ragioni dell'obbligatorietà delle vaccinazione che ha definito un'assicurazione sulla vita dell'umanità, facendo notare che ogni minuto nel mondo muoiono cinque bambini colpiti da malattie contro le quali non sono stati vaccinati. E di statistica in statistica, ha anche detto che le vaccinazioni salveranno 25 milioni di persone nel mondo da qui al 2020 - fra i cinque, sei milioni ogni anno.
Riescono a capirlo Zaia, Nogarin e tutti quelli come loro? Il potere politico che amministra i vari territori non può e non deve esprimersi su tale materia, e le decisione che in tale settore assume devono essere dettate esclusivamente da pareri medici; anche perché di cosa pensino Zaia e Nogarin in fatto di vaccinazione - ammesso che pensino qualcosa - non fotte niente a nessuno. Ed il loro parere, quale che sia, conta meno di zero.
In tutta chiarezza, Mantovani ha giustamente dato dell'analfabeta a loro come a tutti quelli che pensano di poter aprir bocca e pontificare su materie che sono loro estranee, affermando che debbono star zitti.
Mantovani, autore del volume ' Immunità e vaccini', anticipando la scelta del Governo di rendere obbligatorie le vaccinazioni, che d'ora in poi saranno gratuite, e mettendole come condizione per l'iscrizione alla scuole materne - decisione che giù autonomamente hanno assunto alcune regioni - ha sposato in pieno la tesi della scienza medica in fatto di vaccinazioni.
Intervenendo nella trasmissione di Fabio Fazio ha illustrato le ragioni dell'obbligatorietà delle vaccinazione che ha definito un'assicurazione sulla vita dell'umanità, facendo notare che ogni minuto nel mondo muoiono cinque bambini colpiti da malattie contro le quali non sono stati vaccinati. E di statistica in statistica, ha anche detto che le vaccinazioni salveranno 25 milioni di persone nel mondo da qui al 2020 - fra i cinque, sei milioni ogni anno.
Riescono a capirlo Zaia, Nogarin e tutti quelli come loro? Il potere politico che amministra i vari territori non può e non deve esprimersi su tale materia, e le decisione che in tale settore assume devono essere dettate esclusivamente da pareri medici; anche perché di cosa pensino Zaia e Nogarin in fatto di vaccinazione - ammesso che pensino qualcosa - non fotte niente a nessuno. Ed il loro parere, quale che sia, conta meno di zero.
domenica 12 ottobre 2014
La Scuola. Siamo noi la 'grande bellezza'.
Siamo noi la 'grande bellezza' scandivano gli studenti che hanno manifestato qualche giorno fa nelle piazze e per le strade delle più importanti città italiane. Lo gridavano al ministro Giannini ed alla sua riforma che, ironicamente, chiamavano 'la nuova scuola'. Soldi e fondi promessi e mai arrivati per dare una sistemata agli edifici scolastici - a L'Aquila, salvo i pochi interventi effettuati all'indomani del sisma, la 'sistemata' promessa a tutti gli edifici scolastici, la attendono ancora! - per dotare gli istituti delle attrezzature necessarie, dare un futuro ai giovani, al termine del percorso di studi, per premiare il merito che da anni viene promesso agli insegnanti - la vera spina dorsale della scuola come il premier va dicendo, ed insieme a lui anche la Giannini - esattamente come faceva la Gelmini , sarà forse per la rima - senza che nulla avvenga, e tutto viene sempre rimandato, anzi peggiorato. Una botta alla scuola ed una agli insegnanti, data dagli stessi presidi, in quanti casi, insegnanti inetti votati da insegnanti altrettanto inetti. Perchè, sia chiaro, di inetti e mediocri ve ne sono anche nella scuola e nella stessa quantità, abbastanza alta, che si riscontra nella società, altrimenti da dove sarebbero usciti tanti parlamentari e politici che ogni giorno danno di sé spettacolo di incapacità e inettitudine? Gli studenti contestano tutto questo, vogliono una scuola che li formi e vogliono che il paese pensi a loro, al loro futuro, altrimenti una generazione intera, come vanno dicendo da tempo, verrà saltata, come se non fosse mai esistita.
Avendo insegnato per molti e molti anni, siamo veramente preoccupati all'idea che il preside dia i voti agli insegnanti. Pensiamo di poter dire, senza timore di essere smentiti e sulla base della nostra esperienza, che se sarà il 50% a giudicare rettamente e secondo merito, gli insegnanti, saremmo già a cavallo, un paese all'avanguardia nelle strutture scolastiche. Come può un direttore di istituto - mettiamoci anche i Conservatori nei quali abbiamo esercitato per un trentennio circa la nostra attività di insegnante - giudicare il merito di alcuni suoi docenti che ne hanno votato la sua elezione a capo d'istituto e che vengono, indipendentemente dal merito, anzi a dispetto di questo, premiati con corsi aggiuntivi che rappresentano una elemosina, ma sempre ben gradita dai poveri insegnanti straccioni? Pensiamo anche che un direttore che per censura nei confronti del direttore responsabile, impedisce la pubblicazione di una rivista prestigiosissima edita dal suo istituto per molti anni... quel direttore non potrà mai giudicare il merito di ottimi insegnanti, qualora abbiano avuto da ridire della sua gestione. Ne abbiamo le prove.
Nonostante tutto, nonostante anche la cattiva compagnia di tanti colleghi, brava gente ma insegnanti pessimi, talvota analfabeti, interessati a coltivare i propri meschini e miserabili interessi, ogni volta che pensiamo agli anni passati sulla cattedra, ci prende una autentica nostalgia e il desiderio folle di ricominciare. Ricordiamo tanti volti di giovani vispi, acuti - senza dimenticare tanti altri che, purtroppo, abbiamo cercato di aiutare ma che a poco è loro servito il nostro aiuto - e immaginiamo il loro futuro. Ne siamo certi che questi si tireranno fuori dalla palude nella quale chi governa, a dispetto delle parole, vuol far vivere la gioventù, anche la bella gioventù, la vera grande bellezza del nostro come di ogni altro paese al mondo. Non siete convinti? Guardate negli occhi quelle belle facce di ragazzi che a Genova si sono ritrovati in centinaia per dar aiuto ai cittadini alluvionati. Fissateli bene, non li dimenticherete più, mentre vien subito da dimenticare le facce di Burlando e Doria ed anche, permetteteci quella di Fabio Fazio, che 'saluta gli amici genovesi che ci stanno guardando', magari in poltrona galleggiando nel fango. Non ci sono andati i politici - ah, sì ci andranno ma solo domani, quelli di Grillo, a fare atto di presenza a non a spalare fango e merda - l'esercito è arrivato tardissimo e solo per far fronte al prossimo pericolo che fino a questa notte è ancora incombente. Ci sono andati i giovani, quelli che non saranno mai troppi se si vuol pensare ad una società migliore. I giovani come la ragazza pakistana insignita del Nobel per la pace che il suo messaggio l'ha lanciato ad una platea autorevole, dalla sede dell'ONU, qualche tempo fa:" un libro, un quaderno, una penna, un insegnante cambiano il mondo".
Avendo insegnato per molti e molti anni, siamo veramente preoccupati all'idea che il preside dia i voti agli insegnanti. Pensiamo di poter dire, senza timore di essere smentiti e sulla base della nostra esperienza, che se sarà il 50% a giudicare rettamente e secondo merito, gli insegnanti, saremmo già a cavallo, un paese all'avanguardia nelle strutture scolastiche. Come può un direttore di istituto - mettiamoci anche i Conservatori nei quali abbiamo esercitato per un trentennio circa la nostra attività di insegnante - giudicare il merito di alcuni suoi docenti che ne hanno votato la sua elezione a capo d'istituto e che vengono, indipendentemente dal merito, anzi a dispetto di questo, premiati con corsi aggiuntivi che rappresentano una elemosina, ma sempre ben gradita dai poveri insegnanti straccioni? Pensiamo anche che un direttore che per censura nei confronti del direttore responsabile, impedisce la pubblicazione di una rivista prestigiosissima edita dal suo istituto per molti anni... quel direttore non potrà mai giudicare il merito di ottimi insegnanti, qualora abbiano avuto da ridire della sua gestione. Ne abbiamo le prove.
Nonostante tutto, nonostante anche la cattiva compagnia di tanti colleghi, brava gente ma insegnanti pessimi, talvota analfabeti, interessati a coltivare i propri meschini e miserabili interessi, ogni volta che pensiamo agli anni passati sulla cattedra, ci prende una autentica nostalgia e il desiderio folle di ricominciare. Ricordiamo tanti volti di giovani vispi, acuti - senza dimenticare tanti altri che, purtroppo, abbiamo cercato di aiutare ma che a poco è loro servito il nostro aiuto - e immaginiamo il loro futuro. Ne siamo certi che questi si tireranno fuori dalla palude nella quale chi governa, a dispetto delle parole, vuol far vivere la gioventù, anche la bella gioventù, la vera grande bellezza del nostro come di ogni altro paese al mondo. Non siete convinti? Guardate negli occhi quelle belle facce di ragazzi che a Genova si sono ritrovati in centinaia per dar aiuto ai cittadini alluvionati. Fissateli bene, non li dimenticherete più, mentre vien subito da dimenticare le facce di Burlando e Doria ed anche, permetteteci quella di Fabio Fazio, che 'saluta gli amici genovesi che ci stanno guardando', magari in poltrona galleggiando nel fango. Non ci sono andati i politici - ah, sì ci andranno ma solo domani, quelli di Grillo, a fare atto di presenza a non a spalare fango e merda - l'esercito è arrivato tardissimo e solo per far fronte al prossimo pericolo che fino a questa notte è ancora incombente. Ci sono andati i giovani, quelli che non saranno mai troppi se si vuol pensare ad una società migliore. I giovani come la ragazza pakistana insignita del Nobel per la pace che il suo messaggio l'ha lanciato ad una platea autorevole, dalla sede dell'ONU, qualche tempo fa:" un libro, un quaderno, una penna, un insegnante cambiano il mondo".
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