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domenica 11 gennaio 2015

Musicologia che passione. Chi era veramente Bach; e Scelsi e Luchesi?

L'ultima novità - stravagante - in fatto di musicologia arriva dall'Australia. Il musicologo  e prof. Martin Jarvis è giunto alla conclusione che 'alcune' opere - sicuramente - ma forse 'molte' altre ancora del catalogo BWV, e cioè di Johann Sebastian Bach, sarebbero di sua moglie,  la sua seconda moglie, Anna Magdalena, musicista, sposata nel 1721 e dalla quale Johann Sebastian ebbe un esercito di figli, in parte deceduti piccolissimi.
 A tale conclusione il professore australiano è giunto dopo anni ed anni di studio e con l'ausilio di molte strumenti appartenenti ad altre scienze come lo studio della grafia, degli inchiostri, nonchè della sostanza musicale di alcune opere falsamente attribuite al marito, secondo il professore australiano.
 A suo dire, sicuramente di Anna Magdalena sono le 'Suites per violoncello', l'aria di inizio e fine delle  'Variazioni Goldberg', ed alcuni brani( preludi e/o fughe) del 'Clavicembalo ben temperato'.
 Per le Suites egli produce come prova maestra il fatto che alla fine del manoscritto pervenutoci, che non  sarebbe di Bach, si legge 'scritto dalla sig.ra Bach'. Ora si sa che Anna Magdalena, buona musicista - secondo Jarvis un genio quanto suo marito in fatto di musica - fu assidua collaboratrice del marito soprattutto negli anni di Lipsia( 1723-1750) dove Bach visse e lavorò per quasi tre decenni e  fino alla sua morte; ma non esclude che tale collaborazione 'attiva' si ebbe anche nei periodi precedenti.
 Le prove a sostegno della sua tesi sono numerose, ma tutte presuppongono che Anna Magdalena, cui Johann Sebastian dedicò il famoso 'Quaderno' contenente composizioni per tutta la famiglia e di vario genere, fosse un genio come suo marito. Anzi si spinge a dire che proprio nelle 'Suites' ci sono passaggi di tale novità che Johann Sebastian  non avrebbe potuto scrivere, in base alla conoscenza che abbiamo della musica di Bach, dove passaggi così diversi mai ricorrono.
 Avrà forse ragione il prof. Jarvis, anche se la  vera prova maestra difficilmente potrà egli mai produrre e cioè che la seconda moglie di Bach abbia veramente scritto i brani che egli dice ed altri ancora. Noi però restiamo increduli e lo saremmo anche di fronte alla prova maestra, perché siamo convinti che un genio come Bach, che dispiega meraviglie musicali ad ogni passo, sicuramente in tanti casi avrà 'sconfessato' se stesso con invenzioni mai prima proposte.  E se questo è difficile da far sottoscrivere al prof. Jarvis vorremmo che ci spiegasse il fatto che alcuni suoi colleghi, studiosi altrettanto preparati ma poco geniali, nonostante che la musicologia non sia scienza ragioneristica e basta, osino tante volte sostituirsi ai musicisti che studiano, ricostruendo intere opere andate perdute,  solo sulla base della loro approfondita conoscenza della musica di questo o quel musicista, anche di quelli più geniali - mentre altrettanto geniali essi non sono.
 Ora ad avvalorare le tesi del prof. Jarvis,  ma anche a spiegarle meglio e nei dettagli, esce un documentario dal titolo 'Scritto dalla sig.ra Bach'. Staremo a vedere.
 Ma al prof. Jarvis vorremmo sottoporre due questioni che sembrano fare il paio, anche se con opposte conclusioni, con quella da lui studiata  nel caso di Bach.
E cioè il 'Caso Scelsi', per il quale a dispetto della  presenza, dichiarata e stipendiata, di alcuni musicisti a fianco del compositore visionario, non nelle vesti di semplici 'copisti' o strumentatori' ma di autentici 'coautori', ci si ostini a dire che  la musica di Scelsi è solo sua.
Ed un altro caso: quello di Andrea Luchesi, presente a Bonn  a partire dagli anni in cui Beethoven andava formandosi, per il quale uno studioso detective italiano, Taboga, sostiene che opere di Luchesi sono presenti nei cataloghi di Beethoven , di Mozart e di Haydn. E che, quindi, per molte di quelle opere, alcune  straordinarie, si dovrebbe correggere: opera di Andrea Luchesi, attribuite a Beethoven, Mozart, Haydn.
Un bel rompicapo, molto più difficile da sbrogliare del caso di Anna Magdalena Bach che, seppure abbia scritto alcune opere finite nel  vasto catalogo del marito, nessun'ombra getterebbe sulla sua gigantesca figura di musicista. La Anna Magdalena suonava l'organo a posto del marito? E all'esame per la sua nomina a Lipsia, si presentò, senza farsi riconoscere, travestita da Johann Sebastian che da solo non avrebbe potuto vincere il concorso per quel posto, dopo la fuga di Telemann?

domenica 28 luglio 2013

Grazie cardinal Tonini

Ersilio Tonini, il cardinale Ersilio Tonini, scomparso all'età di 99 anni, non era un prelato come gli altri. Era uomo di fede sorretta da profonda autentica cultura, dall'amore per l'umanità e dalla certezza che il futuro, migliore, un giorno arriverà, se sapremo costruirlo. Noi lo abbiamo conosciuto. Fu in incontro speciale che ci piace raccontare.
Nell'estate del 2004  dirigemmo l' edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, in Umbria. Ci prefiggemmo di dare una immagine della 'nuova', 'giovane' Italia musicale, proprio in un festival che era  sempre alla ricerca di nazioni da mostrare, magari in formato 'turistico', dimenticando, colpevolmente, la nazione ospitante, l'Italia appunto.
La scelta apparentemente facile, imponeva un lavoro impegnativo per mostrare l'Italia musicale che meritava davvero di essere conosciuta.  Il cartellone si mosse su due direttrici: far ascoltare la musica italiana, in ogni genere,  quella che meglio ci rappresentava  nella storia e nel presente, ed affidarla ai musicisti più valorosi, nonostante la giovane età. Avemmo la fortuna della presenza , come  orchestra residente, di ospitare l'Orchestra sinfonica 'Giuseppe Verdi' di Milano, in quei mesi travagliata dal dissidio fra Chailly e Corbani, che portò al definitivo allontanamento del direttore. L'Orchestra si esibì in varie formazioni: sinfonica, cameristica, quartettistica con impegno e successo notevole.  Al quartetto d'archi, composto dalle prime parti dell'orchestra milanese, affidammo uno dei concerti più belli ed indimenticabili, nel quale coinvolgemmo il cardinal Tonini, allora  già novantenne ma in grandissima lucida forma intellettuale.
Un concerto domenicale, matinée, in un Oratorio della campagna castellana, a Morra. Voluto con tutte le forze, nonostante l'opposizione di alcuni componenti il consiglio di amministrazione del festival che, come è facile supporre, in fatto di musica e di organizzazione festivaliera non sapeva assolutamente nulla e che, anche per questa ragione, continua ad essere ancora lì, a tutt'oggi. Un oratorio preziosissimo, come stiamo per raccontarvi. In quell'Oratorio, dedicato a San Crescentino, si potevano ammirare, da poco restaurati, gli affreschi sulla 'Passione' di Gesù, di Luca Signorelli. Decidemmo di farvi eseguire il capolavoro di Haydn:
'Le sette ultime parole del Redentore sulla croce'. Dieci 'adagi' sublimi fra i quali,  come espressamente voluto dal committente settecentesco,  un prelato doveva dettare delle meditazioni sulla Passione di Gesù. Per quel compito, oggi spesso affidato a  inutili parlatori,  improvvisati cantori del sacro, al nostro festival, invitammo il cardinal Tonini, con la preziosissima mediazione di Antonio Lubrano, che volemmo al nostro fianco come 'consulente per la comunicazione' del festival. Il cardinale arricchì di  profondo senso spirituale quella magnifica esecuzione haydniana, che abbiamo ancora nelle nostre orecchie.  L'oratorio di San Crescentino  apparve quella domenica mattina infinitamente piccolo, incapace di contenere tutti coloro che non vollero mancare quel prezioso appuntamento e che si accontentarono di ascoltare, anche fuori dell'Oratorio.  Salutammo il cardinale e lo ringraziammo; non fece altrettanto uno dei consiglieri del festival, motivandolo così: non vado a salutare un rappresentante di un mondo reazionario, come la Chiesa. Quel consigliere, tuttora tale, era un  politico di mestiere, comunista, ed  era interessato al festival innanzitutto perchè due dei suoi famigliari esercitavano la professione musicale. Consumammo con il cardinale un pranzo frugale, terminato il quale, dopo un breve riposo, Tonini  riprese la via del ritorno per Ravenna.
Pietro Acquafredda    

Giovanni Allevi straparla

"Un giorno ho capito che dovevo uscire dal polverone e cambiare approccio con la musica, anche se si trattava di quella classica. Stavo ascoltando a Milano la Nona Sinfonia di Beethoven. Accanto a me un bimbo annoiato che chiedeva insistentemente al padre quando finisse.Credo che in Beethoven manchi il ritmo. Jovanotti, con il quale ho lavorato, ha capito cos'è il ritmo, elemento che manca nella tradizione classica. Nei giovani manca l'innamoramento nei confronti della musica classica proprio perché manca di ritmo".
Così parlò Giovanni Allevi, compositore classico contemporaneo, filosofo, direttore ( d'orchestra, lui dice!), davanti ad una platea di ignari ragazzi al Festival di Giffoni. Dunque se Beethoven  fosse vissuto dopo Jovanotti, avrebbe almeno appreso da lui la nozione di ritmo, mancandogli del tutto. Dopodomani, martedì 30, il compositore classicocontemporaneo e filosofo e direttore si presenterà davanti alla platea romana dell'Auditorium per far ascoltare il suo 'Sunrise', con sua grande soddisfazione, perchè:" ho la possibilità di dirigere la musica che viene a trovarmi - ha dichiarato ad un 'devoto' giornalista di Repubblica - lasciarsi avvolgere dal suono dell'orchestra e dimenticare le mie ansie, ascoltare attorno a me la musica che fino a ieri era solo nella mia testa, è un'esperienza fantastica,da capogiro! Invece, dirigere altri compositori non è ciò per cui mi brillano gli occhi". Ed ha aggiunto al sempre devoto giornalista di Repubblica:"voglio coinvolgere il mio pubblico il più possibile, la nostra è una storia d'amore inossidabile, è importante sapere cosa pensa la mia 'fidanzata', cosa vorrebbe ascoltare". E, a proposito della dichiarazione su Beethoven, ha precisato: "Non ho mai fatto  quella dichiarazione su Beethoven in quei termini. Basta vedermi o sentirmi parlare per capire la mia indole delicata, per nulla provocatoria. Quanto all'ascolto di Ludwig, se volete posso fischiettarvi tutta la Sonata op.110, fuga compresa".
 Sulla medesima dichiarazione è intervenuto anche Corrado Augias, forte dei suoi trascorsi musicali, anche beethoveniani, sollecitato da un lettore  di Repubblica, argomentando che Beethoven è senz'altro fra gli 'inventori' del ritmo, della melodia no, superato da Schubert. Chi non crede, Allevi compreso, provi ad ascoltare l'ultimo movimento della Settima Sinfonia , diretta dal giovane Omer Meir Wellber - consiglia il giornalista.

Ciò che non è stato detto all' Allevi filosofo, più semplicemente, è che egli confonde la 'ripetitività' del ritmo, sfruttata da Jovanotti, con  il 'senso' del ritmo, la sua 'invenzione', la sua 'varietà'. Chi ripete fino alla noia  lo stesso ritmo,  anche nel corso di una breve canzone, avrebbe secondo il filosofo musicista, più ritmo di colui che   un ritmo si inventa ad ogni passo, che ne produce di nuovi, e che, nella storia della musica va considerato senza ombra di dubbio l'inventore del ritmo, il primo musicista ad avere 'senso' del ritmo, ed a costruirci proprio su di esso addirittura interi movimenti di sinfonie o sonate o variazioni. Come fece appunto Beethoven e non fecero né Bach, né Haydn e né Mozart.

Pietro Acquafredda