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mercoledì 26 aprile 2017

E' morto Guazzaloca, ex sindaco di Bologna. Da Liegi lo piange Stefano Mazzonis

L'altro ieri ci siamo occupati del Teatro di Liegi amministrato - sembra bene - da una decina d'anni da Stefano Mazzonis. Ce ne siamo occupati sia perché aveva presentato la nuova stagione sia per la nomina di Speranza Scappucci a direttore principale del teatro.
 Ora ce ne occupiamo - in coincidenza con un fatto doloroso: la morte, a 73 anni, dell'ex sindaco di Bologna, Guazzaloca, detto anche il 'macellaio' al quale, ai tempi, tutti riconobbero una buona amministrazione - per raccontare la storia per cui Stefano Mazzonis, senza Guazzaloca (e Pierferdinando Casini, suo sostenitore politico) non sarebbe mai arrivato a Liegi.

Come si sa il sindaco presiede il Consiglio di amministrazione della Fondazione lirica della sua città, e i suoi poteri non sono ininfluenti.  Ci scuserete se non saremo precisi con gli anni.
 Accadeva che la carica di sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna fosse vacante - non ricordiamo se per conclusione di mandato o per fuoruscita degli amministratori, causa  buchi di bilancio ( la storia del Comunale bolognese è regolarmente segnata da tali buchi, compreso l'attuale, con Sani al vertice).
 In quegli anni, come abbiamo accennato, Casini contava qualcosa, certamente molto più di quanto non conti ora. Nella sua segreteria  lavorava, con un  incarico di prestigio, da quel che ricordiamo, Maria Delogu, vedova di Casini, Claudio, musicologo, morto prematuramente, imparentato con Pierferdi. La quale intercede presso il suo capo per la nomina a Bologna del suo compagno di allora Stefano Mazzonis, il nobile di Pralafera che, al suo attivo, all'epoca, di un qualche rilievo aveva solo  l'organizzazione/direzione dei Concerti  Italcable, con i soldi della importante compagnia telefonica (oltre una o due regie fatta in casa per operine lì rappresentate. Nulla di speciale)

Pierferdi ci mette un attimo e risolve, giusta l'indicazione della sua collaboratrice indirettamente imparentata con lui, il problema all'amico. Suggerisce con una certa forza a Guazzaloca il nome di Mazzonis. Guazzaloca non è in grado - ma neanche Pierferdi - di valutare l'idoneità professionale del candidato suggerito, e nomina Mazzonis  propostogli dal suo sponsor politico. 
Mazzonis sbarca a Bologna, chiama a lavorare con sè, un direttore artistico di nome molto più forte di lui, e  in coppia affiatatisima si mettono al timone della nave bolognese. Dalla cui navigazione è venuta la nomina successiva a Liegi, vantando nel  suo curriculum, Mazzonis, che aveva partecipato al bando del teatro belga, la 'sovrintendenza' a Bologna'. Il resto è storia nota. Lui è lì da parecchi anni  e, ripetiamo, sembra faccia bene.

Questa storia,  che crediamo già nota, l' abbiamo voluto comunque  nuovamente raccontare, per confermarci nell'idea che senza l'intervento della mala ( qui come in altri casi di buono non c'è proprio nulla!) politica, in Italia è quasi impossibile far carriera. Ciò non toglie che qualche rarissima volta, come nel caso di Mazzonis Stefano ( attenzione a non confonderlo con suo cugino, Cesare Mazzonis, anche lui di Pralafera, che ha fatto carrierissima in Italia nel medesimo settore, ma che aveva cominciato facendo il 'portaborse', nel senso più nobile del termine, di Francesco Siciliani, allora in Rai) che  la scelta si sia rivelata giusta, a guardare i risultati di questi anni.

Condoglianze alla famiglia Guazzaloca. E auguri di mille altre sovrintendenze a Stefano Mazzonis di Pralafera, dopo Liegi

domenica 12 ottobre 2014

Di Cesare Mazzonis, quando tentò di far cacciare un giovane critico musicale da Paese Sera, dove lavorava,senza riuscirci Appellandosi ai 'compagni'.

Ieri, solo ieri, avevamo promesso, ed ora teniamo fede alla promessa, che avremmo raccontato una brutta storia , una storia di sopruso e che il democraticissimo Cesare Mazzonis osò nei nostri confronti, quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e noi muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera, alla fine degli anni Settanta.
Il giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, al quale dobbiamo l'inizio del nostro lavoro di critico, ricca di informazioni e consigli sulle attività di spettacolo della serata romana, faceva quotidianamente proposte al responsabile della pagina - in quegli stessi anni muovevano i primi passi a Paese Sera altri nostri colleghi, che però si occupavano d'altro e dunque giornalistica,ente più utili e preziosi, come Paolo Boccacci, Fausto Giani, Massimo Lugli.
Nel corso delle vacanze estive, verso la fine, domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis (esiste anche un altro Mazzonis, Stefano, cugino del primo, anche lui ha fatto carriera in campo musicale, partito come dirigente Italcable, addetto alle pubbliche relazioni se ricordiamo bene, appassionato di musica, a seguito dei 'Concerti Italcable'  della domenica, organizzati per conto della sua società al Teatro Sistina, è oggi direttore artistico al Teatro di Liegi; e prima a Bologna, dietro suggerimento di Pierferdinando Casini  - lui che c'entra?  eppure c'entra  - ma di lui parleremo magari un'altra volta). 
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui, assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera,  forse un mese o due prima, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci - altrimenti, da chi altro? - e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 
Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli Spettacoli chiedendo che fossimo licenziato. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
In seguito riprendemmo a scrivere anche per la pagina degli Spettacoli, fino al giorno del nostro licenziamento ad opera di Giuseppe Fiori, fresco direttore chiamato a mettere ordine nel giornale. Oggi si direbbe a 'ristrutturare' che tradotto in termini  più chiari vuol dire licenziare il più possibile. E, fra i primi a farne le spese, noi che ci occupavamo di un argomento, come la musica cosiddetta seria, che evidentemente a lui non interessava affatto. Boccacci, Gianì, Lugli, invece, restarono fino a quando non furono chiamati dalla nascente 'Repubblica' insieme ad altri, come Dondi e Dietrich.