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venerdì 7 luglio 2017

Se non Woodcock chi altri? Un caso analogo, ma meno grave, che ci toccò personalmente

Vi raccontiamo una storia di sopruso di tanti anni fa, che fa il paio con quella di questi giorni nella quale è coinvolto il PM Woodcock e che riguarda il caso Consip, sul quale le notizie pubblicate da Il Fatto Quotidiano, si fatica a capire chi può averle fornite.  

La storia  ha come protagonista Cesare Mazzonis, si svolse alla fine degli anni Settanta quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e  riguarda noi che allora muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera.

Da giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, nel corso delle vacanze estive del 1979,  domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis, che ora per l'ennesima volta ( dopo Scala, Maggio Fiorentino, Orchestra Mozart) è tornato a dirigere la stagione dell'Orchestra sinfonica Nazionale  della Rai, a Torino.
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui - chi altri avrebbe potuto? - assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 

Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli 'Spettacoli' chiedendo che fossimo licenziati. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
Risulta dunque chiaro che se non fosse stato lo stesso Cesare Mazzonis a fornirci quelle notizie da nessun altro avremmo potuto averle. 

Le analogie con il caso Consip nel quale è coinvolto il PM napoletano Woodcock, a causa della fuga di notizie, sono evidenti. Ora la magistratura romana, sta tentando di capire se oltre il PM napoletano, ci sia stato qualcun altro, a conoscenza degli atti, a passare a Marco Lillo, de Il Fatto quotidiano, notizie relative al caso. ma certamente il primo indiziato non può che essere il magistrato napoletano. E se non lui, qualcuno sul quale lui potrebbe -volontariamente (?) - non aver vigilato il giusto.

lunedì 15 agosto 2016

Festival di Lucerna. Ciclo 'Primadonna', il nostro sospetto è confermato

Quando abbiamo letto il programma dettagliato della giornata 'monstre' del prossimo 21, durante la quale sfileranno sul podio della Lucerne Festival Orchestra, ben cinque direttrici, ci siamo resi conto che i nostri sospetti erano fondati. Perché le cinque direttrici che  dirigeranno nel corso di un concerto maratona programmato dal festival: Konstantia Gourzi, Mirga Gražinytė-Tyla, Anu Tali, Maria Schneider ed Elena Schwarz sono evidentemente sconosciute ai più, e ad esse il festival non ha ritenuto opportuno offrire a ciascuna lo spazio di un concerto, come ha fatto per le altre: Emmanuelle Haïm, Marin Alsop, Susanna Mälkki e Barbara Hannigan che, invece, dirigono da tempo e sono abbastanza note ed apprezzate, optando quindi per un'ammucchiata in un sol giorno, anche se non dirigono tutt'e cinque insieme e contemporaneamente. Questo sì che sarebbe stato un bel colpo.
 Ora se il sovrintendente avesse avuto certezza del loro valore, sebbene  a carriera ancora tutta da fare, avrebbe dovuto dare a ciascuna di loro lo spazio di un concerto. Invece no, il sovrintendente ha voluto solo strafare, come si usa anche nei festivalini di quarta categoria, dove come primo obiettivo non si ha la qualità delle proposte, bensì lo sbalordimento del pubblico, solitamente 'ignorante'- inutile nasconderselo. A questo stesso principio ubbidisce anche la presenza dei cosiddetti 'bambini-prodigio'.

L'iniziativa del Festival svizzero, relativamente alla giornata dell'ammucchiata, ci ha fatto venire in mente un altro episodio, italiano, di qualche anno fa, veneziano, nell'ambito del premio 'Una vita per la Musica', alla cui prima edizione, alla fine degli anni Settanta,  1979, noi assistemmo al Teatro La Fenice, quando il premio venne attribuito ad Arthur Rubinstein: una serata di grandissima commozione che ci è rimasta nella memoria e di cui scrivemmo per Paese Sera, giornale al quale allora collaboravamo.
In una delle numerose edizioni del premio, che ogni anno veniva (e viene tuttora, ma con cambio al vertice. Dalle mani del fondatore, Tosi, è passato in quelle di Messinis) attribuito ad una personalità italiana e non del mondo della musica, si decise di attribuire il premio a Franco Ferrara, da tutti ritenuto il 'maestro dei maestri', fra i direttori d'orchestra. Ma gli organizzatori pensarono non al valore del premiato, un valore assoluto per riconoscimento generale,  che doveva costituire in ogni edizione la ragione fondante del premio veneziano, ma al fatto che egli, avendo smesso di dirigere in anni lontani  e dedicandosi in seguito solo all'insegnamento, ai più non diceva quasi nulla, e perciò nella medesima edizione decisero di premiarne due e non uno di direttori, mettendo al fianco di Ferrara, Gianandrea Gavazzeni. Era come dire che non potevano sprecare una edizione del premio con un nome che non avrebbe potuto portare al premio stesso lustro. Una vera porcheria. Che ci pare anche Lucerna desideri mettere in atto, destinando a cinque direttrici un medesimo concerto fiume.

domenica 12 ottobre 2014

Di Cesare Mazzonis, quando tentò di far cacciare un giovane critico musicale da Paese Sera, dove lavorava,senza riuscirci Appellandosi ai 'compagni'.

Ieri, solo ieri, avevamo promesso, ed ora teniamo fede alla promessa, che avremmo raccontato una brutta storia , una storia di sopruso e che il democraticissimo Cesare Mazzonis osò nei nostri confronti, quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e noi muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera, alla fine degli anni Settanta.
Il giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, al quale dobbiamo l'inizio del nostro lavoro di critico, ricca di informazioni e consigli sulle attività di spettacolo della serata romana, faceva quotidianamente proposte al responsabile della pagina - in quegli stessi anni muovevano i primi passi a Paese Sera altri nostri colleghi, che però si occupavano d'altro e dunque giornalistica,ente più utili e preziosi, come Paolo Boccacci, Fausto Giani, Massimo Lugli.
Nel corso delle vacanze estive, verso la fine, domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis (esiste anche un altro Mazzonis, Stefano, cugino del primo, anche lui ha fatto carriera in campo musicale, partito come dirigente Italcable, addetto alle pubbliche relazioni se ricordiamo bene, appassionato di musica, a seguito dei 'Concerti Italcable'  della domenica, organizzati per conto della sua società al Teatro Sistina, è oggi direttore artistico al Teatro di Liegi; e prima a Bologna, dietro suggerimento di Pierferdinando Casini  - lui che c'entra?  eppure c'entra  - ma di lui parleremo magari un'altra volta). 
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui, assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera,  forse un mese o due prima, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci - altrimenti, da chi altro? - e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 
Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli Spettacoli chiedendo che fossimo licenziato. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
In seguito riprendemmo a scrivere anche per la pagina degli Spettacoli, fino al giorno del nostro licenziamento ad opera di Giuseppe Fiori, fresco direttore chiamato a mettere ordine nel giornale. Oggi si direbbe a 'ristrutturare' che tradotto in termini  più chiari vuol dire licenziare il più possibile. E, fra i primi a farne le spese, noi che ci occupavamo di un argomento, come la musica cosiddetta seria, che evidentemente a lui non interessava affatto. Boccacci, Gianì, Lugli, invece, restarono fino a quando non furono chiamati dalla nascente 'Repubblica' insieme ad altri, come Dondi e Dietrich.