La lettera pubblicata dall'assessore Berdini, sull'organo del partito che lo ha cooptato in giunta - Il fatto quotidiano, per chi non si fosse ancora accorto - ha prodotto l'unica reazione possibile nella sindaca Raggi. All'assessore autodefinitosi 'coglione' ma che ora recita magnificamente la parte del 'patetico', la sindaca, in attesa di cacciarlo a calci in culo non appena trova un sostituto, ha replicato: ma dove trova il tempo per fare interviste con tutto quello che c'ha da fare? Pensi a lavorare, la nostra pazienza ha un limite.
Ed ha ragione. perchè abbandonata la tesi del complotto, sempre invocata da chi commette un grave errore a sua insaputa, e perciò ancora più grave ed irresponsabile per un amministratore pubblico, Berdini, come qualunque amministratore attaccato alla poltrona, fa sapere alla sindaca che Lui è ancora disponibile a lavorare al suo fianco per il bene della città. Al fianco di una 'incapace totale e strutturale'. circondata da un 'banda di facinorosi', che 'promuove un funzionario con il quale ha una 'liaison sentimentale'? Berdini, Berdini... sei patetico. Dimettiti prima che la Raggi ti faccia dimettere, per il bene della città.
L'invito a lavorare rivolto dalla Raggi a Berdini fa il paio con un altro ascoltato ieri nella direzione del PD, rivolto a Gentiloni, premier 'in odore' di Renzi. Il quale ha detto che la fine della legislatura non rientra nelle competenze e responsabilità del segretario di un partito, sapendo di mentire, a causa delle sue mire sfrenate di tornare sulla poltrona che Gentiloni gli sta tenendo in caldo. Tutti ieri, senza eccezione, hanno dichiarato che loro lavorano per il Paese, ma poi tutti hanno eccepito su molti punti che la dedizione al bene del paese, avrebbe consigliato di non tirare in ballo.
E a chi non l'avesse capito durante la direzione PD, ieri sera dalla Gruber, l'ha spiegato chiaramente Cuperlo: la legislatura è giunta al capolinea. Ma come, non doveva Gentiloni lavorare fino al compimento naturale della legislatura, avendo davanti a sè molti problemi urgenti? Sì, ma Cuperlo ha dato a Gentiloni lo stesso consiglio della Raggi a Berdini: lavori, non si curi d'altro.
Il fatto che quell'invio, prima di questi giorni, già un'altra volta è risuonato a Roma- glielo rivolse il Governo di Renzi al sindaco Marino e si sa come andò a finire - dovrebbe far riflettere.
P.S. Berdini, un attimo prima che lo facesse la Raggi con il classico calcio in culo, si è dimesso.
E così anche Berdini, dopo Marino, ha confermato la nostra opinione sull'invito a lavorare. Adesso sinceramente noi ci auguriamo che non tocchi anche a Gentiloni, perché questa volta, a differenza dei due precedenti casi, quando la città di Roma ci ha guadagnato dalle due dimissioni, il Paese ne soffrirebbe.
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martedì 14 febbraio 2017
sabato 14 giugno 2014
Per Matteo Orfini. Promemoria
Un altro Matteo alla ribalta politica. Matteo Orfini, PD turco, è stato eletto a stragrande maggioranza alla Presidenza del PD italiano, succedendo al dimissionario Gianni Cuperlo. 'Li due Mattei' stanno ora al vertice del PD.
Orfini l'abbiamo ascoltato qualche volta in pubblico, in una di queste occasioni, precisamente nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, nel corso di una assemblea agitativa delle rappresentanze sindacali del settore dello spettacolo, e più precisamente delle Fondazioni lirico-sinfoniche - alla quale furono invitati e presero la parola anche i sovrintendenti di Venezia, Chiarot, e Napoli, Purchia - Orfini fece un discorso molto articolato e convincente, chiamando assai spesso in causa il suo partito ed il neo ministro Bray, sulle riforme che il settore attendeva da tempo e da tempo eluse, rimandate o pasticciate. E nel corso del suo intervento ebbe a dire senza mezzi termini che molte disfunzioni nel campo delle Fondazioni lirico-sinfoniche e dello spettacolo dal vivo erano da addebitarsi ai vertici del Ministero, per i quali sollecitava pubblicamente il neoministro, a non prestarvi ascolto, anzi a spedirli in altro settore. Il riferimento era chiaro, anzi chiarissimo, anche perché già numerose volte il grande-grosso direttore generale Nastasi era stato chiamato in causa, come la causa di molti mali del settore.
L'uditorio e noi per primi restammo meravigliati del fatti che Orfini veniva a fare in pubblico un discorso che avrebbe dovuto fare al ministro del suo stesso partito, Bray. In quel caso Orfini parlava come responsabile del settore cultura del partito. Oggi Orfini è assieme a Renzi la massima autorità del PD italiano, mentre allora lo era soltanto per i turchi del PD, e perciò può, anzi deve non solo consigliare ma ordinare - con la necessaria grazia ma con altrettanta determinazione - a Franceschini, di torgliersi di torno il grande grosso direttore generale, Nastasi, protetto da Gianni Letta, come tutti sanno. Finirebbe così di far altri danni e dimostrerebbe a tutti che il potere, apparentemente intramontabile, di Gianni Letta, comincia a perdere colpi.
Orfini l'abbiamo ascoltato qualche volta in pubblico, in una di queste occasioni, precisamente nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, nel corso di una assemblea agitativa delle rappresentanze sindacali del settore dello spettacolo, e più precisamente delle Fondazioni lirico-sinfoniche - alla quale furono invitati e presero la parola anche i sovrintendenti di Venezia, Chiarot, e Napoli, Purchia - Orfini fece un discorso molto articolato e convincente, chiamando assai spesso in causa il suo partito ed il neo ministro Bray, sulle riforme che il settore attendeva da tempo e da tempo eluse, rimandate o pasticciate. E nel corso del suo intervento ebbe a dire senza mezzi termini che molte disfunzioni nel campo delle Fondazioni lirico-sinfoniche e dello spettacolo dal vivo erano da addebitarsi ai vertici del Ministero, per i quali sollecitava pubblicamente il neoministro, a non prestarvi ascolto, anzi a spedirli in altro settore. Il riferimento era chiaro, anzi chiarissimo, anche perché già numerose volte il grande-grosso direttore generale Nastasi era stato chiamato in causa, come la causa di molti mali del settore.
L'uditorio e noi per primi restammo meravigliati del fatti che Orfini veniva a fare in pubblico un discorso che avrebbe dovuto fare al ministro del suo stesso partito, Bray. In quel caso Orfini parlava come responsabile del settore cultura del partito. Oggi Orfini è assieme a Renzi la massima autorità del PD italiano, mentre allora lo era soltanto per i turchi del PD, e perciò può, anzi deve non solo consigliare ma ordinare - con la necessaria grazia ma con altrettanta determinazione - a Franceschini, di torgliersi di torno il grande grosso direttore generale, Nastasi, protetto da Gianni Letta, come tutti sanno. Finirebbe così di far altri danni e dimostrerebbe a tutti che il potere, apparentemente intramontabile, di Gianni Letta, comincia a perdere colpi.
venerdì 6 dicembre 2013
Un mestiere alla volta
Alla vigilia delle primarie del PD, per eleggere il segretario del partito, uno dei tre aspiranti alla segreteria e cioè Cuperlo, riferendosi a Renzi, che ogni tanto lancia frecciatine agli altri due candidati, ha detto chiaro e tondo: e poi Renzi deve dirci quanto prima cosa intende fare, perchè non può fare contemporaneamente, se vincerà le primarie, il segretario del partito ed il sindaco di Firenze, in quanto ciò vorrebbe dire non rispettare nessuno dei due incarichi e fare ambedue con la mano sinistra, come si dice. Cuperlo ha ragione: i conflitti di interesse in ogni ambito sono infiniti in Italia, molto più che in ogni altro paese, e sembra che nessuno se ne prende carico. In uno dei nostri post, in questo blog, di qualche settimana fa ne abbiamo offerto un campionario eloquente. Ma a nulla sembra essere servito, per quanto diversi doppi o tripli incarichi , al di là del merito e della moralità del comportamento, sono in contrasto con la legge che regola l'attività dei dipendenti pubblici. Ma anche perchè alcuni di questi doppi e tripli incarichi vengono attribuiti ad occhi chiusi, semplicemente per compensare qualcuno per i servigi resi, oppure perchè si vuole mettere le mani su un posto di potere, attraverso prestanomi. Il merito, le capacità. le competenze non sono prese in considerazione in questi casi.
Vogliamo vedere uno di questi casi, estraneo all'elenco che abbiamo già prodotto nel nostro precedente post, al quale facevamo riferimento, quello di Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orchestra nazionale della Rai di Torino e della Accademia Filarmonica Romana,? Appena giunto a Roma - in realtà per lui si tratta di un ritorno- chiama per la serata inaugurale ad accompagnare Angela Hewitt, l'Orchestra nazionale della Rai di Torino, a ranghi ridotti. Chiama cioè la 'sua orchestra, mentre lì avrebbe potuto essere invitata un'altra compagine strumentale italiana.. Così facendo si restringono sempre più le possibilità di esercizio della professione per tanti solisti ed ensembles che non appartengono al giro di potere in auge. Mazzonis che farà a Roma? Molte cose, si presume, fra le quali cercare altre opportunità di lavoro per la sua orchestra. E le altre orchestre italiane? Andranno a farsi fottere, perchè Mazzonis ad esse preferirà sempre quella sua torinese, e in tale scelta non sarà solo perchè avrà al suo fianco il sovrintendente dell'Orchestra Rai di Torino che, pura coincidenza, è anche nel comitato artistico della Accademia Filarmonica Romana.
Vogliamo vedere uno di questi casi, estraneo all'elenco che abbiamo già prodotto nel nostro precedente post, al quale facevamo riferimento, quello di Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orchestra nazionale della Rai di Torino e della Accademia Filarmonica Romana,? Appena giunto a Roma - in realtà per lui si tratta di un ritorno- chiama per la serata inaugurale ad accompagnare Angela Hewitt, l'Orchestra nazionale della Rai di Torino, a ranghi ridotti. Chiama cioè la 'sua orchestra, mentre lì avrebbe potuto essere invitata un'altra compagine strumentale italiana.. Così facendo si restringono sempre più le possibilità di esercizio della professione per tanti solisti ed ensembles che non appartengono al giro di potere in auge. Mazzonis che farà a Roma? Molte cose, si presume, fra le quali cercare altre opportunità di lavoro per la sua orchestra. E le altre orchestre italiane? Andranno a farsi fottere, perchè Mazzonis ad esse preferirà sempre quella sua torinese, e in tale scelta non sarà solo perchè avrà al suo fianco il sovrintendente dell'Orchestra Rai di Torino che, pura coincidenza, è anche nel comitato artistico della Accademia Filarmonica Romana.
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