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domenica 16 agosto 2015

Ancora di Salvo Nastasi. per il quale si ipotizza qualche conflitto di interessi a causa dell'attività di sua moglie Giulia Minoli

Quando abbiamo ricordato che galeotto - permetteteci il paragone blasfemo!- fu il dopo terremoto dell'Aquila, per far incontrare Salvo Nastasi e Giulia Minoli, ci è sfuggito il ricordo che la presenza della Minoli a L'Aquila - dopo l'idea di Giovani Minoli, suo padre, subito sposata da Bertolaso e passata a Nastasi con la doppia benedizione di Gianni Letta, di fare qualcosa per i  cittadini feriti dal terremoto - si deve all'affidamento della comunicazione del progetto denominato poi ' Campi sonori', se non andiamo errati, alla società onlus 'CO2 The Crisis Opportunity. Onlus' di cui Giulia Minoli è vicepresidente e fondatrice.
Insomma Minoli padre suggerisce un progetto a favore degli aquilani, Bertolaso lo sposa e lo sposa pure Nastasi, al quale riesce il colpaccio di portare per una settimana Muti a L'Aquila , ma poi  lo fa gestire, per una parte, dalla società di sua figlia.
Certo che le crisi possono costituire una opportunità, come dice la società di Giulia Minoli; occorre solo vedere per chi.
Negli anni successivi a L'Aquila, Nastasi, per far arrivare nella città terremotata ogni estate un pò di soldi, ha messo su un festival intitolato 'sentieri dell'immaginario'- un mezzo fiasco, ma comunque utile per foraggiare gli aquilani e far contento anche il suo testimone di nozze, aquilano doc, Gianni Letta.
 Poi dopo molti anni- almeno fino al 2013 il festival è andato avanti - per il prossimo 6 settembre sono stati invece i jazzisti italiani che si sono dati appuntamento tutti a L'Aquila per tener desta l'attenzione della nazione sulla città le cui rovine storiche sono ancora sotto gli occhi di tutti( Non voleva L'Aquila candidarsi a capitale della cultura per il 2019? Quale Aquila? quella ancora un cumulo di macerie!).Per tale manifestazione Nastasi ha già stanziato 40.000 Euro circa,  una somma ben lontana dai tanti soldi dei suoi 'cantieri' aquilani degli anni scorsi.
 E Giulia Minoli, con la sua società onlus, alla quale chiese a tutti gli invitati del suo matrimonio di devolvere soldi al posto dei regali, non sta con le mani in mano. Ad esempio, da una sua idea, basta un'idea, con la regia e drammaturgia di Emanuela Giordano - che presso il Comune di Roma gode, anche meritato, di un credito notevole - è nato il progetto intitolato 'Palcoscenico della legalità' che è partito con uno spettacolo ospitato al San Carlo - vi dice qualcosa? non è il teatro nel quale Nastasi è stato anche commissario e lei, Giulietta, coordinatrice del Museo, messa lì da suo marito? - in alcuni teatri milanesi e poi al Massimo di Palermo,  che ne ha tutte le ragioni per ospitarlo, ma anche una in più: fare un favore alla mogliettina del 'grande & grosso' direttore generale dello Spettacolo, padrone del FUS;  ex,  per la gioia di tutti. Ora attuale vice segretario generale di Palazzo Chigi, in procinto di partire per Bagnoli onde bonifiacarne il sito di veleni.


sabato 26 luglio 2014

La vergogna di Nastasi coperta da Franceschini. Nomina commissione consultiva musica 2014

L'avevamo detto pubblicamente, e scritto nero su bianco, che anche questa volta, finché Nastasi metteva bocca, quel concorso per titoli, diciamo così, per i membri delle commissioni consultive del Ministero sarebbe stata un FARSA.
E puntualmente il decreto di nomina dei componenti firmato ieri dal ministro sta a dimostrarlo. La presiede detta Commissione VALERIO TONIOLO, un campione di trasformismo, senza  specifica competenza in nessuno dei campi nei quali l'hanno fatto girare al Ministero nei tempi passati ed ancora oggi. Toniolo gestisce l'Auditorium Conciliazione, della famiglia Cesa,  al quale la Polverini, per avere un teatro di rappresentanza, aveva fatto un contratto di qualche milione di Euro.
Ma il Toniolo era stato allevato al tempo del Giubileo nel seno di Rutelli e da allora, con la levatrice Cesa, è cresciuto in ogni campo, divenendo esperto per decreto e volontà di Nastasi ed i suoi soci ministri,  con competenze in campo teatrale, danza e musica.
 Evidentemente Franceschini ha affari suoi da coltivare perchè non si sveglia per sventare la oscure manovre che Nastasi mette in atto, con il tacito consenso di chi dovrebbe metterlo in riga, fottendosene dei suoi padrini eccellenti, in primis GIANNI LETTA, suo testimone di nozze. Sempre lui.
 Poi viene nominata anche Silvia Colasanti, esperta in melodramma. Chi la protegge per scrivere una simile fesseria? La Colasanti è una compositrice, anche brava, che ha scritto  qualche lavoro di teatro musicale. Per questo diventa esperta in melodramma?
 C'è poi Licalsi, ritenuto anch'egli particolarmente competente in campo musicale dal ministro Franceschini, si legge nel decreto. E che solo a noi è sconosciuto, specie per la sua prestigiosa attività di direttore, espletata con un coro di Caltanisetta.
E, solo per il 2014, farà parte della commissione, come membro aggiunto - si legge sempre nel decreto - il direttore generale Nastasi che evidentemente deve addestrare i pulcini; Toniolo no, l'ha già fatto nei trienni precedenti.
 Nel decreto si legge che 57 sono state le candidature.
 Dal ministero,  ministro compreso, poichè non conoscono ciò di cui devono occuparsi e quindi non capiscono bene quel che dicono, può uscire qualunque cosa. La solita vergogna italiana.
 Sarebbe stato opportuno conoscere anche l'elenco di coloro i quali avevano manifestato l'interesse a partecipare a detta gara; siamo convinti che sia Toniolo che la Colasanti non avevano neanche inviato i loro curriculum, e più facile pensare che li abbia scritti  ed infilati nelle domande Nastasi, dopo che  nella lista dei concorrenti non aveva trovato nessuno di suo gradimento, via i giornalisti. Sarebbe in fondo un imbroglietto da poco ed un gioco da ragazzi per una volpe come Nastasi.  Invece quell'elenco resta segreto. Per quale motivo? Sarebbe stato opportuno.

                  Di  Valerio Toniolo abbiamo scritto già a novembre scorso. Ecco il testo

Qualche anno fa su Music@ ( n. 7, marzo-aprile 2008) in un articolo intitolato ‘ una vera schifezza’ raccontavamo l’orrore dell’ultimo regalo fatto dal ministro Rutelli  al mondo della cultura italiano, prima di abbandonare definitivamente il Ministero: nelle commissioni  consultive per musica e danza aveva nominato persone senza competenza in materia, oppure vecchi mammasantissima ai quali  erano addebitabili  disastri  nei bilanci delle istituzioni che avevano in precedenza presieduto. Nella commissione musica, all’epoca, sedeva Valerio Toniolo,  e non era la prima volta che Rutelli lo sceglieva come suo ‘aiutante di campo’: prima era stato anche nella commissione cinema. Evidentemente non poteva farne a meno. Toniolo ci contattò, promettendoci che ci avrebbe mostrato le sue credenziali in fatto di musica. Non lo incontrammo allora.
I giornali ( La Repubblica, con una dettagliata ricostruzione) a seguito dello scandalo alla regione Lazio,  hanno tirato fuori anche il nome di Toniolo,  in relazione all’Auditorium Conciliazione,  concesso in gestione dal Vaticano  alla società ‘I Borghi’( di Lorenzo Cesa e Matteo, suo figlio) ristrutturato con i soldi di ARCUS ( vi dice qualcosa?),  con la quale la Regione ha  stipulato un contratto milionario (1.300.000  Euro circa) per tre anni, a partire dal 2010,  per avere un  luogo di ‘rappresentanza’. Il 2010 è l’anno in cui la Polverini arriva alla Regione e con Lei anche Francesco Artemisio Carducci, già assessore del sindaco Rutelli,  che  alla Regione è capogruppo UDC. Naturalmente Carducci, nonostante il cognome illustre, deve lasciare al momento dell’incarico in Regione,  quello di amministratore de ‘I Borghi’ che gli era stato passato da Cesa, quando anche la sua presenza come amministratore si era resa incompatibile con le sue cariche politiche. Da Cesa a Carducci,  e da Carducci a Toniolo,  suo fedelissimo, che ancora oggi siede in una di quelle Commissioni  ministeriali ( Danza. Dal cinema alla musica, alla danza!) ed amministra, attraverso la società ‘ I borghi’ dei Cesa, l’Auditorium Conciliazione che fra breve ospiterà l'ennesima edizione del 'Concerto di Natale' e che non è stato concesso al Nobel Dario Fo.
 renderlo noto con i rispettivi curriculum per leggere quante cazzate alcuni possono aver scritto, dei 57 che hanno fatto richiesta di partecipazione, sapendo che al ministero, per i loro giochi, le avrebbero bevute. Ne leggiamo di continuo. Più gli interessati sono delle nullità e più lungo è il loro curriculum. Tanto gli esaminatori, quando gli conviene, fingono di  credere a quel che leggono,  quando sanno che  per metà quei curriculum sono monnezza. In passato qualcuno della commissione riferiva, in segreto, che la commissione aveva espresso i suoi giudizi ma che poi Nastasi se ne sarebbe fottuto ed avrebbe agito diversamente.  Fino a quando Nastasi grazierà con le nomine persone non proprio all'altezza del compito, lui potrà fare ciò che vuole, e mai nessusno denuncerà l'accaduto nè si dimetterà.
 Il quale Nastasi, giacchè ci siamo, continua a finanziare i cosiddetti 'Cantieri dell'immaginario' aquilani, da anni, nonostante incontrino poco seguito,  con un bel gruzzolo; solo perchè nella prima edizione incontrò lì il suo amore, Giulia Minoli che poi ha sposato, ed anche perchè quella è zona  di Gianni Letta, suo padrino, che bisogna foraggiare anche quando non ce ne sarebbe la necessità.



domenica 2 marzo 2014

Gli Aquilani si votano a Franceschini

Auguro agli aquilani, io aquilano adottivo ed onorario - ho insegnato nel Conservatorio  della città per venticinque anni ininterrottamente, ed ho vissuto con gli allievi la tragedia del terremoto del 2009 e la delusione del dopo terremoto, fino alla esclusione della città dalla candidatura a capitale Europea della cultura per il 2019, fra cinque anni - di non aver sbagliato il destinatario nel quale riporre le loro speranze, che oggi ritengono di riporre in Franceschini  -  il quale,nonostante le assonanze nulla ha a che fare con Francesco, il santo dei poveri, essi stessi poveri di umanità, socialità, prospettive - che si è recato, e glielo riconosciamo, a visitare la città fantasma, oggetto di tante promesse non mantenute da Berlusconi in avanti,  e fino a tutti i ministri che l'hanno preceduto nel dicastero dei Beni culturali. Visitare la città che non c'è non gli può che aver giovato. Ora, però,  monitoreremo se anche lui ha fatto promesse al vento o no. Ha detto agli aquilani che in cinque anni verrà loro riconsegnata la città ricostruita. Nel 2019, anno nel quale, se la città non fosse stata ancora nelle condizioni in cui si trova, avrebbe potuto far parte della rosa ristretta di città candidate alla cultura europea. Nella visita alla città l'accompagnavano l'ex assessore ora parlamentare Stefania Pezzopane ed il sindaco Cialente, i due che dopo l'esclusione dell'Aquila da quella candidatura se la sono presi con i giornali, anzi con i cattivi giornali che hanno gettato fango sulla città. E lì hanno commesso un grande errore.  Perché forse i giornali non hanno nessuna responsabilità nel caso, semmai la responsabilità potrebbero averla anche i due amministratori che in tutti questi anni, ben cinque dal terremoto, evidentemente non hanno fatto abbastanza per ripulire la città dal fango dell'immobilismo, delle decisioni opposte, delle lotte interne per gestire i fondi, sempre insufficienti, sempre  fatti arrivare a rate larghe, e solo dopo ripetute proteste.
 Non vorremmo che ora anche la loro apertura di credito e fiducia cieca in San Franceschini sia  mal riposta. Si vedrà presto: ad aprile finiscono i soldi a disposizione degli amministratori per la ricostruzione e se San Franceschini non sarà capace di farne arrivare altri, allora dovranno  cercarsi l'ennesimo santo protettore, in grado, finalmente, di far risorgere una città che, come noi l'abbiamo conosciuta, era vanto ed orgoglio di tutti, ed oggi è ancora un cumulo di macerie o di scheletri architettonici imbullonati.

lunedì 3 febbraio 2014

I benemeriti della 'Musica italiana'onlus

 Tutti a dire che in Italia con la musica ci si arricchisce.  Lo dicono se non proprio tutti, in tanti dopo aver letto quanto guadagnano i dirigenti  massimi delle nostre più prestigiose istituzioni musicali, facendo un lavoro fra i più entusiasmanti del mondo che ora si scopre essere anche fra quelli meglio retribuiti,  se si eccettuano i grandi magnaccia di Stato. Questi guadagnano certo dieci volte e più dei nostri dirigenti musicali però fanno una vita stressante e sempre sul punto di doversi barricare nei rispettivi uffici dorati,  rincorsi dai loro dipendenti armati di spranghe e bastoni.
Ad onor del vero ciò è accaduto anche a qualche sovrintendente. L'ultimo caso che ricordiamo, di pochissimi anni fa, fu quello di Tutino , al Teatro Comunale di Bologna. Alla fine se ne dovette andare, ma il Ministero premiò la sua fedeltà al dicastero, chiamandolo a far parte di una sua commissione centrale. Stop, perchè ora siamo andati, presi dalla foga, fuori tema.
Torniamo a bomba, per rendere merito ed onore ai nostri volontari della onlus 'Musica italiana' - senza scopo di lucro.
 Abbiamo  saputo dalla rete che riporta tali cifre che Cesare Mazzonis attuale direttore artistico  della Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino, per il suo - secondo - incarico: direttore artistico della Filarmonica Romana, riceve il compenso di Euro 7.000 netti fino a tutto febbraio 2014. Un direttore così tutti lo cercano: ha un gran nome ed una lunga esperienza, un passato nelle istituzioni più prestigiose e lavora praticamente gratis a Roma. Come anche il caso di Guido Barbieri, direttore artistico ad Ancona, presso la Società di concerti 'Michelli' , il quale si occupa della stagione di concerti per 9.000 Euro lordi a stagione, dalla Società di concerti 'Barattelli' dell'Aquila, dove Barbieri ha il medesimo e secondo incarico , non sappiamo quanto prende. Immaginiamo  su per giù quello che gli danno ad Ancona. (Anche Alessio Vlad al Teatro delle Muse di Ancona prende  'solo' 20.000 Euro - ma lì fa un'opera per stagione! - mentre non siamo riusciti a sapere quanto gli danno all'Opera di Roma e al Festival di Spoleto. E vorremmo saperlo).
 E allora  i casi sono due: o Barbieri, pur di fare esperienza di direzione artistica in previsione di traguardi futuri più remunerativi e prestigiosi, è disposto a lavorare gratis, come sta facendo; oppure  delle due stagioni, anconetana ed aquilana lui non si occupa affatto, giacché è anche occupato ad insegnare, a scrivere per 'Repubblica' ecc..,  perché sono altri ad occuparsene in sua vece, primi fra tutti i potentissimi agenti che sono, in un' Italia così concepita, i veri direttori artistici. E, di conseguenza, se pagano già gli agenti, perché le istituzioni dovrebbero pagare anche i direttori artistici?  Il caso di Mazzonis  meriterebbe una diversa riflessione, che ora non abbiamo il tempo di fare. C'è solo un piccolo problema: le stagioni sono diventate tutte uguali,  e gli artisti in circolazione sono quelli degli agenti con più potere, a danno delle facce nuove, dei più giovani e degli artisti italiani, in questi tempi di crisi i più penalizzati.  Lo andiamo dicendo da tempo senza che nessuno ci ascolti.
Un momento. Non mancano, però, quelli che si fanno pagare ancora profumatamente. Come, ci sembra, faccia Gabriele Vacis che, per dirigere 'I teatri' di Reggio Emilia  riceve un compenso di 187.200 Euro, il che ci spiega come mai il suo predecessore in quell'incarico, Daniele Abbado, di professione regista come Vacis, ha fatto di tutto per non schiodare. Ma forse Vacis, per le caratteristiche del contratto che lo lega a Reggio Emilia, se li merita tutti. E sia.

lunedì 27 gennaio 2014

Anche la guardia di finanza denuncia, mentre il governo fa orecchie da mercante

 Un problema che ci sta particolarmante a cuore  per il quale una possibile soluzione non si intravede neanche in fondo al tunnel delle cose irrisolte italiane, è quello del doppio o triplo impiego di  pubblici dipendenti - del  caso Mastrapasqua non non serve occuparci, lui è al di là di ogni immaginazione, sovroccupato! -  nel nostro caso di insegnanti nei Conservatori, classe alla quale fino a due mesi fa appartenevamo anche noi, che svolgono parallelamente  attività di direzione artistica o amministrativa di società ed istituzione private, finanziate anche con soldi pubblici.
La Guardia di Finanza ha denunciato, nel suo rapporto annuale, oltre mille casi di dipendenti pubblici, ad ogni livello, impegnati - contra legem - in  incarichi fuori della pubblica amministrazione, per i quali naturalmente ricevono compensi, con grave danno per lo Stato.
 Nel numero di novembre di Music@ ( si consulta su :www.consaq.it) avevamo già sottoposto all'attenzione dei lettori il caso di numerosi insegnanti di conservatorio italiani che svolgono anche altre mansioni. E l'avevamo fatto perché nel caso particolare di un insegnante del Conservatorio dell'Aquila, il tribunale aveva sentenziato che tale secondo incarico era incompatibile e perciò lo  ha condannato a restituire allo Stato i compensi 'privati' ricevuti. Anche in quel caso la Guardia di Finanza aveva  detto che l'incarico di direttore artistico in un teatro abruzzese era incompatibile con quello di insegnante nel Conservatorio aquilano, il quale  ha iscritto nella sua relazione di previsione del bilancio 2014 le somme da restituire da parte del dipendente illegalmente impiegato fuori dal Conservatorio, come stabilito da tribunale e guardia di finanza.
 Forti di queste sentenze, alla fine di ottobre, prima di decadere dal nostro incarico di dipendente pubblico, avevamo scritto alla direzione del Conservatorio dell'Aquila per investirla del caso di alcuni insegnanti aquilani impegnati in incarichi  non consentiti dalla legge. Non sappiamo quale esito abbia avuto quella nostra lettera ufficiale protocollata. Fino ad oggi i direttori del conservatori come anche il ministero hanno fatto finta di non sapere, oggi possono continuare in questa logica da struzzo, sapendo che la legge impone loro di sapere, anche informandosi direttamente in assenza di sollecitazione diretta,  di vigilare e di intervenire secondo la disciplina che regola lo status giuridico di dipendente pubblico?
 Ora invieremo analoga richiesta al ministro Carrozza ed al Capo dipartimeno AFAM, sperando di  non trovarli ancora una volta distratti perchè impegnati nello studio di altre faccende meno rognose.

domenica 23 giugno 2013

L'Aquila capitale europea della cultura per il 2019


Quando, nell'annus horribilis del terremoto, fu ufficializzata la candidatura dell'Aquila a 'capitale europea della cultura' per il 2019, sull'onda della commozione e solidarietà generali, tale candidatura trovò subito sponsor e sostenitori, anche fuori delle istituzioni del capoluogo abruzzese, taluni autorevoli e super partes. Fra i primi Gianni Letta e lo stesso Governo Berlusconi. Alla candidatura della città messa in ginocchio dal terremoto, altre se ne sono aggiunte negli ultimi mesi: Venezia, Palermo, Matera fra le altre. Ora è venuto il tempo della decisione. L'Italia deve comunicare all'Europa la candidata ufficiale per il 2019, che dev'essere L'Aquila. E tale decisione, sarebbe auspicabile che avesse il consenso di tutte le altre città candidate - tutte degne, manco a dirlo! - pronte a fare un passo indietro a favore della consorella abruzzese. Le ragioni di tale scelta sono infinite: dalla storia della città alla sua singolare conformazione architettonica, dagli straordinari monumenti, palazzi, chiese, piazze, fontane, alla sua vivace vita culturale che la rende quasi unica in Italia; fosse solo per questo, L'Aquila non sarebbe diversa dalle altre città candidate che vantano storia, monumenti, palazzi, chiese altrettanto importanti.
L'Aquila, però, a differenza delle altre, ha una ragione in più che tutte le altre sorpassa ed azzera, e che ha a che fare con la sua tragica storia recente. Non si invoca compassione per una città duramente provata, senza sua colpa. Ma alto senso civile.
Vista oggi, nonostante gli sforzi sovrumani dei suoi abitanti e delle migliaia di giovani aquilani 'adottivi' che frequentano le numerose istituzioni formative (Università, Conservatorio, Accademia di Belle Arti, Accademia dell'Immagine), L'Aquila è una città desolata. C'è voglia di dimenticare e ricominciare, ma come si fa avendo davanti agli occhi una città desolata? Una città con uno dei centri storici più grandi e importanti al mondo, ancora impacchettata e vietata agli stessi cittadini, la cui vista fa venire i brividi, procura una stretta al cuore, ogni volta che, percorrendo quelle poche vie aperte del centro, capita di gettare l'occhio in strade e vicoli battuti ormai solo dal vento. Ora la città storica è un immenso cantiere; sono partiti alcuni lavori di consolidamento e ristrutturazione; altri ancora stanno per cominciare, e per altri, infine, si attende una decisione sul da farsi, che, però, tarda a venire. Ciò vuol dire che senza una accelerazione immediata, L'Aquila rischia di restare un immenso rudere per anni, forse decenni, negando la sua austera bellezza agli occhi di tutti e azzerando ogni speranza di futuro, per colpa di diatribe, fazioni, rallentamento del flusso dei finanziamenti promessi ma dati a piccole dosi.
L'Aquila deve essere proclamata 'capitale europea della cultura' per il 2019, per prospettare a tutti un suo futuro prossimo. Mancano otto anni pieni all'appuntamento, tremila giorni circa, che non sono tanti ma neppure pochi, se si mette l'acceleratore e si ha chiaro il traguardo. L'Aquila per il 2019 può, per buona parte, tornare ad essere 'com'era e dov'era'. E lo Stato non può tirarsi indietro quando viene chiamato ad assumere una decisione che a che fare con il futuro di una città, sulla quale sono puntati gli occhi del mondo. Lo Stato, ed il Governo per esso, devono assumersi tale responsabilità facendo affluire, in funzione di tale importante appuntamento mondiale, i fondi necessari; Comune Provincia e Regione, per la loro parte, si dotino degli strumenti idonei ad avviare in tempi brevi la ricostruzione, stabilendo preventivamente le linee guida; e gli abitanti tutti, smessi i panni non sempre produttivi della contestazione, si rimbocchino le maniche e si mettano al lavoro, per restituire al mondo L'Aquila, com'era prima del terremoto. L'Aquila deve tornare a volare ed i suoi abitanti con essa. Da subito e puntando al 2019. ( da Music@, bimestrale)
Pietro Acquafredda