- Giuseppe Conte, al suo curriculum già troppo lungo, lunedì scorso ha aggiunto un'altra voce; ' già premier incaricato - ma che ha dovuto rinunciare - del primo governo gialloverde della storia italiana'; e oggi una ulteriore: 'premier del governo 'salvimaio', altrimenti noto come 'gialloverde'.
I dubbi sulla sua autonomia di governo, come previsto dalla Costituzione, sono infiniti e impossibili, o quasi, da sciogliere.
Per saperne di più rivolgersi a Mimmo Cuticchio, titolare di una storica impresa di burattini. Vi spiegherà che i 'tiranti', per un teatro di burattini, anche con un solo pupazzo a grandezza naturale in scena, sono sempre più d'uno, esattamente come nel caso del governo Conte, il burattino con gli abiti di un eroe. Dietro di lui i tiranti che ne decidono le mosse: Salvini, Di Maio, Giorgetti. I quali pure gli prestano la voce. Solo che, a differenza di quello che accade nell'impresa di Mimmo Cuticchio, ogni volta che i tiranti di Conte devono muovere il loro burattino, Di Maio deve consultarsi con Grillo, Casaleggio e con la piattaforma Rousseau; Giorgetti deve chiedere a Salvini sulla mossa da far fare a Conte; e Salvini , a sua volta, al suo popolo. Insomma Conte rischia di restare immobile ed afono, incapace di muoversi e aprir bocca senza l'aiuto dei tiranti che lo fanno apparire anche ventriloquo.
Ma, comunque vadano le cose, un governo è stato varato, dopo le infinite vergognose, talvolta furbe, giravolte dei protagonisti, in tre mesi di estenuanti trattative e tira e molla, ed ora è atteso alla prova dei fatti. Perchè Conte, ma anche Salvini e Di Maio, sarebbero vincolati da un contratto, che devono rispettare e soprattutto - cosa ben più difficile - realizzare. Ma giudicarli ancor prima che si mettano all'opera non è corretto.
-Cottarelli superstar. Cottarelli, il Presidente del Consiglio della storia politica italiana, incaricato per il più breve tempo, quarant'otto ore, prima della rinuncia. al momento di congedarsi ha ricevuto dalla sala stampa del Quirinale un applauso sgorgato sincero e spontaneo.
Cottarelli, un signore con un curriculum, lui sì di tutto rispetto, ha risposto alla chiamata del Presidente, è corso a Roma, si è messo a lavorare a quel Governo 'neutrale' per la cui formazione aveva ricevuto l'incarico. Quando Mattarella gli ha fatto sapere che quella sua minaccia, sotto forma di incarico, aveva prodotto finalmente la nascita di un governo 'politico', lui si è tirato indietro, spiegando che un governo 'politico' è di gran lunga migliore di qualunque altro governo, compreso il suo; ha ringraziato per la fiducia, ha chiesto scusa per essere stato di poche parole, ha salutato ed è uscito, accompagnato dall'applauso dei giornalisti.
A confronto con Cottarelli, un autentico signore, Salvini e Di Maio, avrebbero potuto essere scambiati per due bifolchi, incaricati di curare il giardino della residenza del principe Cottarelli, anche senza divisa d'ordinanza, cioè da vivaisti di professione, mentre li conosciamo con cravatta o con felpe recanti l'indicazione geografica del precedente impiego. Non lavoro, perchè i due non hanno MAI LAVORATO.
-Bonafede, avvocato fiorentino, è ministro della Giustizia. Qualunque cosa uscisse dalla nostra bocca nei suoi riguardi, chiunque potrebbe ricordarci che ministri suoi predecessori, sono stati Mastella o Alfano...dunque mosca!
Vero. Ma, leggendo qualche riga che lo riguarda, abbiamo appreso che sarebbe stato lui a presentare Conte, professore a Firenze, a Di Maio. Come anche che, in questi giorni alla vigilia dell'assunzione del Ministero della Giustizia, il sito internet del suo studio legale fiorentino è 'in lavorazione': pulizia, correzione od altro? Abbiamo anche letto che il suo studio fiorentino si è specializzato sulla 'Class action'; continuerà ad essere specialista della materia, anche nel caso tale azione legale avesse come destinatario lo Stato? E, sempre da internet, che lo studio fiorentino di Bonafede, si sarebbe allargato enormemente, con l'arrivo di altri giovani avvocati, un drappello, nello stesso anno in cui Bonafede, deputato anche nella precedente legislatura, venne eletto 'vice presidente' della Commissione Giustizia della camera. Ma sarà una semplice coincidenza. Nessun conflitto, semmai profitto di interessi.
Savona, Di Maio, Salvini, Mattarella. Nelle ultime settimane i rapporti fra questi esponenti della politica e delle professioni non sempre sono stati corretti, e men che mai cordiali, con il Presidente Mattarella. Ora tutti questi, oggi pomeriggio, dovranno giurare davanti al Presidente della Repubblica, come ministri, e dovranno anche ipocritamente stringergli la mano e magari anche abbozzare un sorriso. E' la politica, bellezza!
Visualizzazione post con etichetta cottarelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cottarelli. Mostra tutti i post
venerdì 1 giugno 2018
martedì 29 maggio 2018
Le convulsioni della politica
Ha fatto bene o ha fatto male Mattarella a mandare a casa il Governo giallo verde presieduto da Conte ( leggi: Salvini-Di Maio) con Savona? C'è chi dice che abbia fatto male, anzi malissimo perchè avrebbe dovuto dire ai due giovinotti - uno un pò fessacchiotto, l'altro abilissimo e furbissimo - governate, vediamo cosa riuscite a realizzare del vostro impossibile programma. Ed anche chi dice che ha fatto non bene ma benissimo per evitare al paese mesi e forse anni di problemi.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma... a quel figlio resterà sempre il dubbio che quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.
Gli elettori italiani che non la pensano come Mattarella diranno sempre: se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.
Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.
Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli. E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!
Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
Cancellata la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già, in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.
Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore a quasi tutti i politici.
Etichette:
conte,
cottarelli,
di maio,
mattarella,
meloni,
Salvini
lunedì 28 maggio 2018
Salvini, Di Maio molto arrabbiati; Giuseppe Conte rinuncia, Cinquestelle e Fratelli d'Italia vogliono accusare di tradimento il presidente Mattarella, il quale ha convocato per questa mattina Cottarelli
I nostri lettori sono invitati a tollerare questa nostra invasione di campo, motivata solo dalla volontà di cittadino ed elettore, di riflettere sull'attuale situazione politico-istituzionale del Paese.
Cominciamo dai due capipopolo che per settimane e settimane hanno professato fede cieca e totale in Mattarella. Fede che gli è stata poi tolta in meno di quarant'otto ore, quando il Presidente, forte delle sue prerogative, ha dichiarato che la candidatura di Paolo Savona - per ragioni che ha a lungo spiegato nel suo messaggio - non l'avrebbe avallata.
Nel pomeriggio di ieri, prima del patatrac annunciato, in maniera irrituale, Mattarella, precedendo il ritorno di Conte con la lista dei ministri, aveva ricevuto separatamente al Quirinale, i due giovanotti ai quali ha fatto presente che avrebbe accettato la lista di Conte, a patto che vi fosse stato depennato il nome di Savona, indicando - pare - anche qualche nome della stessa Lega, anche assai in vista, in sua vece. I due gli avrebbero risposto 'picche', facendo capire al Capo dello Stato che chi comandava erano loro e che lui avrebbe dovuto accettare quella lista dei ministri, firmarla, farli giurare e, nel più assordante silenzio e con smacco istituzionale, far partire il governo.
Mattarella ha detto loro chiaramente che era sua prerogativa non accettare diktat, esattamente come loro sono andati a dire al Presidente che non accettavano veti. E siccome l'ultima parola spetta a Mattarella, il diktat su Savona è stato fatto valere; e Conte, con la coda fra le gambe, ma ligio alla sudditanza nei confronti dei due - come è apparso chiaramente dalle poche parole pronunciate per dichiarare la sua rinuncia - se ne è tornato a casa., in Via del Governo Vecchio, lasciando la casella del Governo Nuovo.
Apriti cielo. I due si sono arrabbiati. A noi è venuto spontaneamente di dire: e chissenefrega... Conte-Nessuno andava bene ai due perchè lo avrebbero comandato a bacchetta, non riconoscendogli nessuna autonomia nell'azione di governo; mentre Savona, accreditato anche in Europa, avrebbe dovuto fungere da macchina di sfondamento per ogni loro proposta, molte delle quali irrealizzabili nella attuale situazione, allo scopo di accreditarsi come governo 'del cambiamento'.
Se ci tenevano tanto a varare il loro governo di 'cambiamento' , perchè non hanno proposto al Capo dello Stato un nome alternativo a quello di Savona? Non esiste in Italia uno che possa svolgere altrettanto egregiamente il lavoro che sarebbe andato a fare il prof. Savona a Via XX settembre? Salvini si è impuntato su Savona, per dimostrare che, nel braccio di ferro, lui aveva la meglio su Mattarella.
Ma forse la ragione vera della rottura e della messa in stato di accusa di Mattarella, sta nella speranza- che per Salvini è quasi certezza - che alle prossime elezioni, la Lega farà il pieno di voti per governare da sola, e allora Salvini vorrà di nuovo sfidare Mattarella e vedere se metterà il veto su qualche ministro. E siccome il nome di Savona sarà una delle bandiere della campagna elettorale giù avviata, Mattarella se il nome di Savona gli verrà nuovamente sottoposto, non potrà agire altrimenti da come ha agito ora. Perchè è nei suoi poteri anche quello di porre il veto su ministri e non accettare diktat da nessuno, anche per la seconda volta.
Intanto Di Battista-cannoniere è già rientrato dal suo semestre sabbatico in America, anzi non è mai partito, per candidarsi al fianco di Di Maio che, evidentemente, è giudicato troppo morbido. E il dibattito, sebbene all'inizio, si è subito infuocato.
Mattarella ha convocato per questa mattina Cottarelli, da tutti stimato ed elogiato, per il suo lavoro sotto i governi Letta e Renzi, per tagliare le spese dello Stato, specie quelle inutili, e indirizzare le risorse ricavate verso terreni produttivi e più utili al paese. Ora non possono dire che anche Cottarelli, alfiere nella lotta contro privilegi e sprechi, sia un traditore, servo dei poteri forti, contrario a qualunque rinnovamento.
Anzi dovrebbero esser grati a Mattarella che, chiamando Cottarelli, farà fare il lavoro sporco proprio all'economista, un lavoro che nessun governo mai farà, per non perdere consensi. Il caso dei vitalizi che, a detta di Fico, sarebbe stato risolto dal nuovo Parlamento in una quindicina di giorni, non è entrato neppure nell'agenda della discussione. Questa inefficienza, anche in un settore che non sarebbe stato difficile riformare, deve far riflettere sul programma 'di cambiamento' del governo dei due giovanotti.
E' chiaro a tutti, a cominciare da Mattarella e Cottarelli - che non ha nulla da perdere, lui continuerà a fare l'economista anche dopo la sua uscita di scena, a meno che i Leghisti non lo vogliano insediare nella poltrona prenotata per Savona ( è difficile, anzi impossibile perchè Cottarelli e i ministri del suo gabinetto non si potranno candidare alle prossime elezioni; ma la sete di 'potere', non di 'governo' dei due è così forte che nei prossimi mesi li vedremo fare tante capriole) - che le elezioni sono alle porte, quindi nessuna paura per i due giovanotti che sono sicuri di far man bassa di consensi. Ma sarà proprio così? O già Di Maio potrebbe fare, obbligato, un passo indietro e lasciare che al suo posto si insedi un altro candidato più abile di lui, per fronteggiare Salvini che da questa trattativa esce rafforzato, essendosi comportato da abile giocatore, più abile di Di Maio, anche se ha dovuto capitolare di fronte a Mattarella, contro il quale il muso duro non ha funzionato, perchè lui non può modificare le regole e le prerogative che la Costituzione gli riconosce.
Cominciamo dai due capipopolo che per settimane e settimane hanno professato fede cieca e totale in Mattarella. Fede che gli è stata poi tolta in meno di quarant'otto ore, quando il Presidente, forte delle sue prerogative, ha dichiarato che la candidatura di Paolo Savona - per ragioni che ha a lungo spiegato nel suo messaggio - non l'avrebbe avallata.
Nel pomeriggio di ieri, prima del patatrac annunciato, in maniera irrituale, Mattarella, precedendo il ritorno di Conte con la lista dei ministri, aveva ricevuto separatamente al Quirinale, i due giovanotti ai quali ha fatto presente che avrebbe accettato la lista di Conte, a patto che vi fosse stato depennato il nome di Savona, indicando - pare - anche qualche nome della stessa Lega, anche assai in vista, in sua vece. I due gli avrebbero risposto 'picche', facendo capire al Capo dello Stato che chi comandava erano loro e che lui avrebbe dovuto accettare quella lista dei ministri, firmarla, farli giurare e, nel più assordante silenzio e con smacco istituzionale, far partire il governo.
Mattarella ha detto loro chiaramente che era sua prerogativa non accettare diktat, esattamente come loro sono andati a dire al Presidente che non accettavano veti. E siccome l'ultima parola spetta a Mattarella, il diktat su Savona è stato fatto valere; e Conte, con la coda fra le gambe, ma ligio alla sudditanza nei confronti dei due - come è apparso chiaramente dalle poche parole pronunciate per dichiarare la sua rinuncia - se ne è tornato a casa., in Via del Governo Vecchio, lasciando la casella del Governo Nuovo.
Apriti cielo. I due si sono arrabbiati. A noi è venuto spontaneamente di dire: e chissenefrega... Conte-Nessuno andava bene ai due perchè lo avrebbero comandato a bacchetta, non riconoscendogli nessuna autonomia nell'azione di governo; mentre Savona, accreditato anche in Europa, avrebbe dovuto fungere da macchina di sfondamento per ogni loro proposta, molte delle quali irrealizzabili nella attuale situazione, allo scopo di accreditarsi come governo 'del cambiamento'.
Se ci tenevano tanto a varare il loro governo di 'cambiamento' , perchè non hanno proposto al Capo dello Stato un nome alternativo a quello di Savona? Non esiste in Italia uno che possa svolgere altrettanto egregiamente il lavoro che sarebbe andato a fare il prof. Savona a Via XX settembre? Salvini si è impuntato su Savona, per dimostrare che, nel braccio di ferro, lui aveva la meglio su Mattarella.
Ma forse la ragione vera della rottura e della messa in stato di accusa di Mattarella, sta nella speranza- che per Salvini è quasi certezza - che alle prossime elezioni, la Lega farà il pieno di voti per governare da sola, e allora Salvini vorrà di nuovo sfidare Mattarella e vedere se metterà il veto su qualche ministro. E siccome il nome di Savona sarà una delle bandiere della campagna elettorale giù avviata, Mattarella se il nome di Savona gli verrà nuovamente sottoposto, non potrà agire altrimenti da come ha agito ora. Perchè è nei suoi poteri anche quello di porre il veto su ministri e non accettare diktat da nessuno, anche per la seconda volta.
Intanto Di Battista-cannoniere è già rientrato dal suo semestre sabbatico in America, anzi non è mai partito, per candidarsi al fianco di Di Maio che, evidentemente, è giudicato troppo morbido. E il dibattito, sebbene all'inizio, si è subito infuocato.
Mattarella ha convocato per questa mattina Cottarelli, da tutti stimato ed elogiato, per il suo lavoro sotto i governi Letta e Renzi, per tagliare le spese dello Stato, specie quelle inutili, e indirizzare le risorse ricavate verso terreni produttivi e più utili al paese. Ora non possono dire che anche Cottarelli, alfiere nella lotta contro privilegi e sprechi, sia un traditore, servo dei poteri forti, contrario a qualunque rinnovamento.
Anzi dovrebbero esser grati a Mattarella che, chiamando Cottarelli, farà fare il lavoro sporco proprio all'economista, un lavoro che nessun governo mai farà, per non perdere consensi. Il caso dei vitalizi che, a detta di Fico, sarebbe stato risolto dal nuovo Parlamento in una quindicina di giorni, non è entrato neppure nell'agenda della discussione. Questa inefficienza, anche in un settore che non sarebbe stato difficile riformare, deve far riflettere sul programma 'di cambiamento' del governo dei due giovanotti.
E' chiaro a tutti, a cominciare da Mattarella e Cottarelli - che non ha nulla da perdere, lui continuerà a fare l'economista anche dopo la sua uscita di scena, a meno che i Leghisti non lo vogliano insediare nella poltrona prenotata per Savona ( è difficile, anzi impossibile perchè Cottarelli e i ministri del suo gabinetto non si potranno candidare alle prossime elezioni; ma la sete di 'potere', non di 'governo' dei due è così forte che nei prossimi mesi li vedremo fare tante capriole) - che le elezioni sono alle porte, quindi nessuna paura per i due giovanotti che sono sicuri di far man bassa di consensi. Ma sarà proprio così? O già Di Maio potrebbe fare, obbligato, un passo indietro e lasciare che al suo posto si insedi un altro candidato più abile di lui, per fronteggiare Salvini che da questa trattativa esce rafforzato, essendosi comportato da abile giocatore, più abile di Di Maio, anche se ha dovuto capitolare di fronte a Mattarella, contro il quale il muso duro non ha funzionato, perchè lui non può modificare le regole e le prerogative che la Costituzione gli riconosce.
mercoledì 16 maggio 2018
Dateci tempo, stiamo scrivendo 'la storia' - va dicendo Di Maio. Cioè, 'la comica'!
Sembra che adesso siamo alle ultime battute della scrittura della comica rappresentazione - la 'storia' è altra cosa - di governo fra Di Maio e Salvini. E forse l'accelerazione potrebbe essere venuta alla coppia di drammaturghi, dopo l'uscita pilotata di quella bozza di contratto che l'Huffington Post ha reso pubblica ieri, alla cui sola lettura si sono drizzati i capelli in testa a mezza Italia e a tutta Europa.
Usiamo i cannoni per vedere l'effetto che fa? Ma che effetto poteva fare quel cumulo di progetti irrealizzabili, quel libro di sogni, e le spallate all'Europa ai suoi trattati alle sue regole? Senza parlare poi del vero nodo della discussione - che sta maggiormente a cuore ai due drammaturghi - è il nome del capo del governo, la scelta dei ministri, oltre che la spartizione dei dicasteri, come è sempre accaduto nelle trattative di governi di tutto il mondo, alle quali neanche questo, in procinto di nascere - sempre che non ne esca un aborto subito bocciato anche da Mattarella - non riesce a sottrarsi.
La faccenda del premier non è affatto secondaria, come vorrebbe far creder il comico Di Maio, il quale ogni volta si presenta dicendo che la trattativa verte esclusivamente sui contenuti del contratto, perché a loro - Cinquestelle - stanno a cuore i problemi e le sorti del Paese, non la spartizione e l'accaparramento delle poltrone. Poi, due ore dopo, ritorna la storia della staffetta al Palazzo Chigi dei due leader, e la richiesta di Di Maio di essere lui il premier, ed anche il primo eventualmente. Dunque sì i problemi degli italiani, ma anche le poltrone.E nessuno si azzardi a sfilare da sotto il culo di Di Maio quella poltrona alla quale lui tiene tanto, anzi più di ogni altra cosa.
Poi ci sono le incongruenze di quel contratto, come quel'consiglio di sorveglianza', che non si capisce che livello verrà posizionato se prima o dopo addirittura il Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe vigilare sui due sposi per interesse, e sulle loro azioni.
Sabino Cassese, dall'alto dei suoi anni, della sua esperienza di professore e della competenza in fatto di Stato, stamattina interpellato alla radio, ha riso di queste idiozie ed altre e si è detto sinceramente disposto ad impartire qualche lezioncina di politica e di governo ai due giovanotti, che in tal senso hanno un deficit per loro costituzione umana, culturale e politica.
Cottarelli, interpellato in tv, ha detto che per ora non è preoccupato per la salita dello spread e per gli indici negativi della borsa di Milano. Per ora. Ma che, se le cose dovessero andare nel senso in cui quel contratto farebbe supporre, allora ci si dovrebbe preoccupare. Perchè lo spread che sale o scende non è il risultato di un giochino, come vorrebbero fare intendere i due comici, e la comparsa Santanchè, che comunque non tifa per quel governo; ma sta a dimostrare quanto è affidabile o meno un paese; e che se si fanno giochi spericolati, potrebbe accadere che lo Stato non abbia più soldi per pagare anche gli stipendi, ad esempio; ed allora sarebbero c... - come si dice a Roma.
Usiamo i cannoni per vedere l'effetto che fa? Ma che effetto poteva fare quel cumulo di progetti irrealizzabili, quel libro di sogni, e le spallate all'Europa ai suoi trattati alle sue regole? Senza parlare poi del vero nodo della discussione - che sta maggiormente a cuore ai due drammaturghi - è il nome del capo del governo, la scelta dei ministri, oltre che la spartizione dei dicasteri, come è sempre accaduto nelle trattative di governi di tutto il mondo, alle quali neanche questo, in procinto di nascere - sempre che non ne esca un aborto subito bocciato anche da Mattarella - non riesce a sottrarsi.
La faccenda del premier non è affatto secondaria, come vorrebbe far creder il comico Di Maio, il quale ogni volta si presenta dicendo che la trattativa verte esclusivamente sui contenuti del contratto, perché a loro - Cinquestelle - stanno a cuore i problemi e le sorti del Paese, non la spartizione e l'accaparramento delle poltrone. Poi, due ore dopo, ritorna la storia della staffetta al Palazzo Chigi dei due leader, e la richiesta di Di Maio di essere lui il premier, ed anche il primo eventualmente. Dunque sì i problemi degli italiani, ma anche le poltrone.E nessuno si azzardi a sfilare da sotto il culo di Di Maio quella poltrona alla quale lui tiene tanto, anzi più di ogni altra cosa.
Poi ci sono le incongruenze di quel contratto, come quel'consiglio di sorveglianza', che non si capisce che livello verrà posizionato se prima o dopo addirittura il Consiglio dei ministri, il quale dovrebbe vigilare sui due sposi per interesse, e sulle loro azioni.
Sabino Cassese, dall'alto dei suoi anni, della sua esperienza di professore e della competenza in fatto di Stato, stamattina interpellato alla radio, ha riso di queste idiozie ed altre e si è detto sinceramente disposto ad impartire qualche lezioncina di politica e di governo ai due giovanotti, che in tal senso hanno un deficit per loro costituzione umana, culturale e politica.
Cottarelli, interpellato in tv, ha detto che per ora non è preoccupato per la salita dello spread e per gli indici negativi della borsa di Milano. Per ora. Ma che, se le cose dovessero andare nel senso in cui quel contratto farebbe supporre, allora ci si dovrebbe preoccupare. Perchè lo spread che sale o scende non è il risultato di un giochino, come vorrebbero fare intendere i due comici, e la comparsa Santanchè, che comunque non tifa per quel governo; ma sta a dimostrare quanto è affidabile o meno un paese; e che se si fanno giochi spericolati, potrebbe accadere che lo Stato non abbia più soldi per pagare anche gli stipendi, ad esempio; ed allora sarebbero c... - come si dice a Roma.
domenica 30 agosto 2015
'Furti di Stato' autorizzati per i vertici delle amministrazioni parlamentari e repubblicane. Serafin, Pagano, Aquilanti, Zampetti. Dietro di loro, una lunga scia di altri furti autorizzati ed impuniti
Leggevamo qualche giorno fa del problema sorto con l'attuale segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, che proviene dal Senato, dal quale tuttora dipende, distaccato alla Presidenza del Consiglio. Il problema nasceva nella impossibilità da parte della Presidenza del Consiglio di adeguare il suo compenso a quello consentito in Italia per i vertici di qualunque istituzione pubblica, e cioè 240.000 Euro. Uno stipendio da fame, appena bastante per mantenere una famiglia di quattro persone che vive in due camere e cucina.
Aquilanti non può avere quello stipendio. Essendo egli in pianta al Senato, benche distaccato presso altra amministrazione, il suo stipendio lo stabilisce il Senato, ed è di 427.000 Euro.
Il quale Senato, che avalla anche le leggi che mettono le mani nelle tasche dei cittadini - l'ultimo furto sventato pare fosse stato ipotizzato da Cottarelli, il quale aveva proposto di abbassare le pensioni oltre i 2.000 Euro, considerate troppo alte - quando s'è trattato di mettere in atto la direttiva del Governo relativa all'abbassamento degli stipendi massimi a 240.000 Euro - che è poi lo stipendio del Presidente della Repubblica Italiana, che è a sua volta superiore a quello di Barak Obama - ha messo le mani avanti: non si può fare. Sia Grasso che la Boldrini hanno fatto di tutto, almeno a parole, perchè dalle due Camere arrivasse al paese un segnale positivo, ma nulla da fare, perchè quegli stipendi non si possono toccare. Può ritoccarli solo il Senato medesimo che - direte voi - non se li abbassa neanche a schioppettate nella schiena.
L'attuale segretario generale del Senato, la bionda signora con il boccolo che le pende sulla guancia destra, Elisabetta Serafin, ha uno stipendio di 427.000 Euro, con un incremento annuo del 2%.
Alla Camera dei Deputati le cose non stanno diversamente. Lucia Pagano, da pochi mesi segretario generale, ha uno stipendio di 479.000 Euro.
E il segretario generale della Presidenza della Repubblica, provenienza Camera dei Deputati, e cioè Ugo Zampetti, che la stessa Presidenza s'è subito sbracciata a dire che alla Presidenza della Repubblica non costa nulla perchè lui ha rinunciato allo stipendio - lo credo bene! - guadagna in virtù del suo precedente incarico, dal quale, se non andiamo errati è in pensione, il doppio di quel che potrebbe guadagnare se fosse stipendiato dalla Presidenza. Guadagna cioè 478.000 Euro (che sarebbe, salvo una nostra clamorosa svista, la sua pensione).
Il Parlamento e il Senato per non turbare le notti dei loro più alti dirigenti, a cominciare dai segretari generali, ha stabilito, dopo infinite proteste, che l'adeguamento ai 240.000 Euro partirà solo dal 2018. Perchè? Sarebbe bene domandarlo a Grasso e Boldrini.
Perchè prevedendo lo stipendio da fame di 240.000 Euro, devo pensarci in tempo a cambiar casa e ad adeguare il loro tenore di vita.
E intanto in questi tre anni, questi quattro ladroni di Stato, e non solo loro, intascano ciascuno quasi 800.000 di Euro in più, che tradotti in lire fanno quasi un miliardo e mezzo di lire ciascuno?
Non è uno scandalo se il governo fa una legge e gli organi costituzionali di più alto grado non la osservano e nessuno può dire loro nulla, perchè a decidere se osservarla o meno sono loro e nessun altro, il governo del paese su di loro non ha giurisdizione?
Aquilanti non può avere quello stipendio. Essendo egli in pianta al Senato, benche distaccato presso altra amministrazione, il suo stipendio lo stabilisce il Senato, ed è di 427.000 Euro.
Il quale Senato, che avalla anche le leggi che mettono le mani nelle tasche dei cittadini - l'ultimo furto sventato pare fosse stato ipotizzato da Cottarelli, il quale aveva proposto di abbassare le pensioni oltre i 2.000 Euro, considerate troppo alte - quando s'è trattato di mettere in atto la direttiva del Governo relativa all'abbassamento degli stipendi massimi a 240.000 Euro - che è poi lo stipendio del Presidente della Repubblica Italiana, che è a sua volta superiore a quello di Barak Obama - ha messo le mani avanti: non si può fare. Sia Grasso che la Boldrini hanno fatto di tutto, almeno a parole, perchè dalle due Camere arrivasse al paese un segnale positivo, ma nulla da fare, perchè quegli stipendi non si possono toccare. Può ritoccarli solo il Senato medesimo che - direte voi - non se li abbassa neanche a schioppettate nella schiena.
L'attuale segretario generale del Senato, la bionda signora con il boccolo che le pende sulla guancia destra, Elisabetta Serafin, ha uno stipendio di 427.000 Euro, con un incremento annuo del 2%.
Alla Camera dei Deputati le cose non stanno diversamente. Lucia Pagano, da pochi mesi segretario generale, ha uno stipendio di 479.000 Euro.
E il segretario generale della Presidenza della Repubblica, provenienza Camera dei Deputati, e cioè Ugo Zampetti, che la stessa Presidenza s'è subito sbracciata a dire che alla Presidenza della Repubblica non costa nulla perchè lui ha rinunciato allo stipendio - lo credo bene! - guadagna in virtù del suo precedente incarico, dal quale, se non andiamo errati è in pensione, il doppio di quel che potrebbe guadagnare se fosse stipendiato dalla Presidenza. Guadagna cioè 478.000 Euro (che sarebbe, salvo una nostra clamorosa svista, la sua pensione).
Il Parlamento e il Senato per non turbare le notti dei loro più alti dirigenti, a cominciare dai segretari generali, ha stabilito, dopo infinite proteste, che l'adeguamento ai 240.000 Euro partirà solo dal 2018. Perchè? Sarebbe bene domandarlo a Grasso e Boldrini.
Perchè prevedendo lo stipendio da fame di 240.000 Euro, devo pensarci in tempo a cambiar casa e ad adeguare il loro tenore di vita.
E intanto in questi tre anni, questi quattro ladroni di Stato, e non solo loro, intascano ciascuno quasi 800.000 di Euro in più, che tradotti in lire fanno quasi un miliardo e mezzo di lire ciascuno?
Non è uno scandalo se il governo fa una legge e gli organi costituzionali di più alto grado non la osservano e nessuno può dire loro nulla, perchè a decidere se osservarla o meno sono loro e nessun altro, il governo del paese su di loro non ha giurisdizione?
Etichette:
aquilanti,
cottarelli,
grasso.boldrini,
mattarella,
pagano,
palazzo chigi,
Parlamento,
presidedenza dellarepubblicia,
Renzi,
senato,
serafin,
zampetti
sabato 5 aprile 2014
Genitori muratori
I muratori di cui abbiamo letto oggi sui giornali non hanno nulla da spartire con i muratori di massonica fede. Questi genitori non vogliono ricostruire l'universo o costruire il nuovo ordine del mondo come i fratelli con compasso e grembiulino, sono semplici genitori obbligati a fare i muratori, armati di cazzuola ed altri arnesi, per rendere le scuole in cui ogni giorno per tutta la mattina stazionano i loro figli meno schifose. Perchè lo Stato o i Comuni e le Province, che solitamente hanno il compito della manutenzione degli edifici scolastici - a proposito forse è la prima conseguenza pratica dell'abolizione delle Province? bel risultato! - non hanno i soldi per farlo. La notizia sembra essere stata accolta con stupore ma tutto sommato positivamente. A noi la notizia medesima ci fa inorridire. La comunità non ha i soldi per rendere i luoghi in cui i ragazzi passano buona parte della loro fanciullezza e prima giovinezza meno repellenti e deprimenti.
Sì, perché non è facile vincere la depressione che ti assale quando entri in un'aula scolastica con i muri scrostati e sporchi, i banchi schifosi ecc... ecc... e lo dice uno che ha passato quarant'anni della sua vita insegnando in scuole di ogni ordine e grado e non solo di Roma( Firenze, Latina, L'Aquila, Perugia ). E se facile non è per un insegnante a maggior ragione può passare indenne un allievo che si abitua da piccolo alla sciatteria, al sudiciume, alla mancanza di rispetto per la cosa pubblica. Cattive abitudini che porteranno - senza volerli giustificare; ma qualcuno dovrà incaricarsi di educarli! - ad atti di vandalismo, quando quei piccoli barbari che noi abbiamo formato ne saranno capaci, a scrivere (imbrattare) sui muri. Brutta storia.
Una volta accogliemmo la vista di un atto vandalico con semi accondiscendenza, dato che in quell'istituto tutto era in rovina, in malora. Parliamo del Liceo Castelnuovo, dove sulla porta di un'aula gli allievi in ore e d ore di lavoro - immaginiamo - avevano fatto un buco grande quanto una casa, sotto il quale avevano scritto 'Foro Italico'. La scritta , assai spiritosa, creativa ci sembrò potesse far passare in second'ordine lo scempio. A rifletterci non era, non poteva essere così. Oggi ce ne rendiamo conto, alla lettura della notizia che OBBLIGA i genitori ad arruolarsi come muratori, dopo aver conseguito il patentino abilitante.
E questo colpo di genio accade in un paese in cui Renzi ed il suo socio Cottarelli si dimenticano che i giudici costituzionali guadagnano sui 500 mila Euro l'anno; dove gli stipendi dei politici non si possono toccare perchè nel caso dovrebbero ritoccarseli essi stessi - e non lo faranno mai; dove le macchine blu continuano a sfrecciare per le strade della capitale ed in tutte le città in cui troneggiano i luoghi del potere; un paese che ha ambasciate in numero maggiore degli Stati Uniti e paga i suoi ambasciatori e similari come gli sceicchi ( ma anche qualche politico nostrano, straricco) pagano le escort per una serata anti noia... e potremmo continuare. Un paese al quale mai potremo abituarci.
Sì, perché non è facile vincere la depressione che ti assale quando entri in un'aula scolastica con i muri scrostati e sporchi, i banchi schifosi ecc... ecc... e lo dice uno che ha passato quarant'anni della sua vita insegnando in scuole di ogni ordine e grado e non solo di Roma( Firenze, Latina, L'Aquila, Perugia ). E se facile non è per un insegnante a maggior ragione può passare indenne un allievo che si abitua da piccolo alla sciatteria, al sudiciume, alla mancanza di rispetto per la cosa pubblica. Cattive abitudini che porteranno - senza volerli giustificare; ma qualcuno dovrà incaricarsi di educarli! - ad atti di vandalismo, quando quei piccoli barbari che noi abbiamo formato ne saranno capaci, a scrivere (imbrattare) sui muri. Brutta storia.
Una volta accogliemmo la vista di un atto vandalico con semi accondiscendenza, dato che in quell'istituto tutto era in rovina, in malora. Parliamo del Liceo Castelnuovo, dove sulla porta di un'aula gli allievi in ore e d ore di lavoro - immaginiamo - avevano fatto un buco grande quanto una casa, sotto il quale avevano scritto 'Foro Italico'. La scritta , assai spiritosa, creativa ci sembrò potesse far passare in second'ordine lo scempio. A rifletterci non era, non poteva essere così. Oggi ce ne rendiamo conto, alla lettura della notizia che OBBLIGA i genitori ad arruolarsi come muratori, dopo aver conseguito il patentino abilitante.
E questo colpo di genio accade in un paese in cui Renzi ed il suo socio Cottarelli si dimenticano che i giudici costituzionali guadagnano sui 500 mila Euro l'anno; dove gli stipendi dei politici non si possono toccare perchè nel caso dovrebbero ritoccarseli essi stessi - e non lo faranno mai; dove le macchine blu continuano a sfrecciare per le strade della capitale ed in tutte le città in cui troneggiano i luoghi del potere; un paese che ha ambasciate in numero maggiore degli Stati Uniti e paga i suoi ambasciatori e similari come gli sceicchi ( ma anche qualche politico nostrano, straricco) pagano le escort per una serata anti noia... e potremmo continuare. Un paese al quale mai potremo abituarci.
mercoledì 2 aprile 2014
Una rivelazione al giorno dal benemerito ISTAT
Se non ci fosse, l'ISTAT bisognerebbe crearlo. Ma giacchè c'è, ringraziamo Dio che ce lo ha dato, perché ogni giorno il nostro istituto di statistica ci fa una rivelazione sorprendente. L'ultima reca la data di ieri e ci dice - udite udite - che in Italia dei 16 milioni circa di pensionati, ben sette hanno una pensione al di sotto dei mille Euro; e calcoliamo che le pensioni sociali sono esattamente metà di tale cifra. Poi ci dice che ad una decina di milioni di pensionati va una pensione fino a duemila Euro, e, infine che qualche centinaio di migliaia ha pensioni fino a cinquemila Euro, e poco più di diecimila pensioni superiori a diecimila Euro.
Dunque dopo anni ed anni di studio ed indagine l'ISTAT ci dice che in Italia la gran parte dei cittadini - fra quelli che hanno regolarmente versato i contributi negli anni di lavoro - ha pensione in linea con quanto i geriatri vanno raccomandando agli ultrasettantenni. E questa è una assoluta novità. Forse nei prossimi mesi, a causa di ciò, per la prima volta in Italia, vedremo pensionati voraci - fra quelli che non seguono i consigli dei geriatri che invitano a mangiare poco, anzi a digiunare perchè il digiuno fa star meglio - andare al mercato all'ora di chiusura per scontare un prezzo vantaggioso per gli acquisti alimentari, e forse potremmo correre anche il rischio di vedere infoltite le file davanti alle mense religiose, e addirittura vedere i poveri, quelli senza vergogna, davanti ai cassonetti per cercarvi qualcosa di commestibile, a costo zero. Pur di mangiare, e a dispetto dei consigli medici.
Questo potrebbe accadere in Italia nei prossimi mesi che ancora non è mai accaduto. E il campanello d'allarme l'ha suonato l'ISTAT che anticipa sempre i tempi con i suoi studi approfonditi.
L'ISTAT non dà una ricetta per, eventualmente, correggere tale rotta ed evitare qualche leggero disservizio che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Questo compito spetta ai politici, i quali, Cottarelli in testa, si augurano una qualche epidemia influenzale con esiti mortali specie nella popolazione anziana - al semplice, caritatevole, scopo di evitargli uno degli inconvenienti ipotizzati.
Una volta assottigliata la massa dei pensionati al di sotto dei mille Euro, per gli altri viene prospettata una sorta di terra promessa, con grande fiducia verso il proprio futuro.
E infatti sia Cottarelli che Padoan che Renzi 'lo svelto', si sono precipitati a rassicurare i pensionati al di sopra dei cinquemila Euro che le loro pensioni non saranno toccate - si tratta di sacrosanti diritti acquisiti- e che quindi potranno vivere a lungo ancora, felici e contenti. E che, infine, quel venticello serpeggiante che riferiva di un contributo di solidarietà non ha più ragione di spirare, perchè i beneficiari di un tempo sono tutti, o in gran parte, passati a miglior vita, se non l'hanno nel frattempo radicalmente mutata.
Dunque dopo anni ed anni di studio ed indagine l'ISTAT ci dice che in Italia la gran parte dei cittadini - fra quelli che hanno regolarmente versato i contributi negli anni di lavoro - ha pensione in linea con quanto i geriatri vanno raccomandando agli ultrasettantenni. E questa è una assoluta novità. Forse nei prossimi mesi, a causa di ciò, per la prima volta in Italia, vedremo pensionati voraci - fra quelli che non seguono i consigli dei geriatri che invitano a mangiare poco, anzi a digiunare perchè il digiuno fa star meglio - andare al mercato all'ora di chiusura per scontare un prezzo vantaggioso per gli acquisti alimentari, e forse potremmo correre anche il rischio di vedere infoltite le file davanti alle mense religiose, e addirittura vedere i poveri, quelli senza vergogna, davanti ai cassonetti per cercarvi qualcosa di commestibile, a costo zero. Pur di mangiare, e a dispetto dei consigli medici.
Questo potrebbe accadere in Italia nei prossimi mesi che ancora non è mai accaduto. E il campanello d'allarme l'ha suonato l'ISTAT che anticipa sempre i tempi con i suoi studi approfonditi.
L'ISTAT non dà una ricetta per, eventualmente, correggere tale rotta ed evitare qualche leggero disservizio che potrebbe verificarsi nei prossimi mesi. Questo compito spetta ai politici, i quali, Cottarelli in testa, si augurano una qualche epidemia influenzale con esiti mortali specie nella popolazione anziana - al semplice, caritatevole, scopo di evitargli uno degli inconvenienti ipotizzati.
Una volta assottigliata la massa dei pensionati al di sotto dei mille Euro, per gli altri viene prospettata una sorta di terra promessa, con grande fiducia verso il proprio futuro.
E infatti sia Cottarelli che Padoan che Renzi 'lo svelto', si sono precipitati a rassicurare i pensionati al di sopra dei cinquemila Euro che le loro pensioni non saranno toccate - si tratta di sacrosanti diritti acquisiti- e che quindi potranno vivere a lungo ancora, felici e contenti. E che, infine, quel venticello serpeggiante che riferiva di un contributo di solidarietà non ha più ragione di spirare, perchè i beneficiari di un tempo sono tutti, o in gran parte, passati a miglior vita, se non l'hanno nel frattempo radicalmente mutata.
Etichette:
cottarelli,
ISTAT,
padoan,
pensioni,
Renzi
giovedì 13 marzo 2014
Letto sulla stampa. Come si dice a Roma: si sono bevuti i cervelli, Renzi e Cottarelli
Secondo il Presidente del consiglio Matteo Renzi, la soglia della povertà, per chi lavora, è di 1500,00 Euro netti al mese, più o meno 25.000 Euro lordi annui. A coloro i quali lavorano ed hanno uno stipendio netto mensile intorno a quella cifra il Governo, dal maggio di quest'anno, farà trovare in busta paga circa 80 Euro mensili in più. Non sono una manosanta, ma per chi guadagna 1500 Euro netti al mese significa, nel giro di un anno, avere altri 1.000 Euro netti in più, una specie di quattordicesima, di cui già godono alcune categorie, naturalmente di privilegiati. Il che forse darà loro l'illusione di non essere i più poveri della società. Guadagnare 2000 Euro netti al mese vuol dire, se la logica non va a farsi fottere, essere un pò meno poveri. Perchè nessuno verrà a dirci che chi guadagna 1500 Euro è povero, a detta di tutti statistiche comprese, chi invece guadagna 2000 è ricco.
Il livello di povertà e di ricchezza cambia radicalmente, invece, quando si va in pensione, a leggere quello che scrivono i giornali di oggi sulle misure indicate da Cottarelli a Renzi.
Le pensioni cosiddette d'oro, considerando tali quelle al di sopra di 5.000 Euro netti mensili - ma ve ne sono ben più alte, anzi altissime, e quasi sempre guadagnate senza aver versato i relativi contributi, semplicemente per privilegi su privilegi che gli stessi pensionati, all'epoca in cui lavoravano si sono attribuiti - quelle , anche a detta della Corte costituzionale - i cui membri, non dimentichiamo, appartengono, una volta in pensione, ai cosiddetti pensionati d'oro e di diamante - non si possono toccare, sarebbe ingiusto. Sarebbe ingiusto toccarle, sentenzia al Consulta, mentre non è ingiusto che se le siano date senza meritarle (attraverso il versamento di contributi adeguati).
Ora mettiamo che uno vada in pensione, magari dopo quarant'anni di contributi, anche con il sistema retributivo favorevole al pensionando, ma che non abbia mai avuto promozioni stipendiali di un certo rilievo specie verso la fine della carriera lavorativa, come accade alla quasi maggioranza dei lavoratori onesti, esclusi i politici che non sono nè lavoratori - come si vede ogni giorno dalle Camere vuote - e neppure onesti, come le magistrature del paese vanno ogni giorno scoprendo. E mettiamo che una volta pensionati abbiano una pensione mensile di 1500 Euro netti. Da pensionati quella soglia di povertà fissata per i lavoratori, non ha più valore? No, forse ha ancora valore; mentre non ha più valore, il tetto dei 2000 Euro che secondo Cottarelli, ex del Fondo monetario Internazionale e dunque stipendiato a 1999 Euro netti al mese, indicano che quel pensionato può permettersi un certo benessere.
Dalla povertà al benessere, bastano 500 Euro in più al mese, secondo quella mente di Cottarelli, il quale argomenta il prelievo di una quota di solidarietà a partire dalle pensione di 2000 Euro netti al mese, per la propensione che i pensionati hanno al risparmio. Dunque sragiona Cottarelli, quei soldi che risparmiano ( risparmierebbero, eventualmente, Cottarelli se hanno altre entrate!!!), giacchè possono vivere tranquillamente con 1500 Euro (quegli stessi 1500 Euro che per Renzi rappresentano la soglia dell'indigenza) allora possiamo toglierglieli per darli a chi ne ha 500 in meno al mese.
E perciò via al prelievo di solidarietà dai 2000 Euro in avanti, con una percentuale a scalare che man mano che si sale nelle pensioni ha minore se non nulla incidenza. Così le pensioni d'oro e di diamante saranno salve. Almeno quelle!
Ultimissime da Palazzo Chigi ( domenica 16 marzo). Ci fanno sapere che le agevolazioni IRPEF studiate per i lavoratori non saranno applicate ai pensionati i quali pagheranno un pò di più. Ma ci fanno sapere anche che le pensioni cosiddette d'oro non saranno toccate. Applausi per Renzi e Cottarelli.
Il livello di povertà e di ricchezza cambia radicalmente, invece, quando si va in pensione, a leggere quello che scrivono i giornali di oggi sulle misure indicate da Cottarelli a Renzi.
Le pensioni cosiddette d'oro, considerando tali quelle al di sopra di 5.000 Euro netti mensili - ma ve ne sono ben più alte, anzi altissime, e quasi sempre guadagnate senza aver versato i relativi contributi, semplicemente per privilegi su privilegi che gli stessi pensionati, all'epoca in cui lavoravano si sono attribuiti - quelle , anche a detta della Corte costituzionale - i cui membri, non dimentichiamo, appartengono, una volta in pensione, ai cosiddetti pensionati d'oro e di diamante - non si possono toccare, sarebbe ingiusto. Sarebbe ingiusto toccarle, sentenzia al Consulta, mentre non è ingiusto che se le siano date senza meritarle (attraverso il versamento di contributi adeguati).
Ora mettiamo che uno vada in pensione, magari dopo quarant'anni di contributi, anche con il sistema retributivo favorevole al pensionando, ma che non abbia mai avuto promozioni stipendiali di un certo rilievo specie verso la fine della carriera lavorativa, come accade alla quasi maggioranza dei lavoratori onesti, esclusi i politici che non sono nè lavoratori - come si vede ogni giorno dalle Camere vuote - e neppure onesti, come le magistrature del paese vanno ogni giorno scoprendo. E mettiamo che una volta pensionati abbiano una pensione mensile di 1500 Euro netti. Da pensionati quella soglia di povertà fissata per i lavoratori, non ha più valore? No, forse ha ancora valore; mentre non ha più valore, il tetto dei 2000 Euro che secondo Cottarelli, ex del Fondo monetario Internazionale e dunque stipendiato a 1999 Euro netti al mese, indicano che quel pensionato può permettersi un certo benessere.
Dalla povertà al benessere, bastano 500 Euro in più al mese, secondo quella mente di Cottarelli, il quale argomenta il prelievo di una quota di solidarietà a partire dalle pensione di 2000 Euro netti al mese, per la propensione che i pensionati hanno al risparmio. Dunque sragiona Cottarelli, quei soldi che risparmiano ( risparmierebbero, eventualmente, Cottarelli se hanno altre entrate!!!), giacchè possono vivere tranquillamente con 1500 Euro (quegli stessi 1500 Euro che per Renzi rappresentano la soglia dell'indigenza) allora possiamo toglierglieli per darli a chi ne ha 500 in meno al mese.
E perciò via al prelievo di solidarietà dai 2000 Euro in avanti, con una percentuale a scalare che man mano che si sale nelle pensioni ha minore se non nulla incidenza. Così le pensioni d'oro e di diamante saranno salve. Almeno quelle!
Ultimissime da Palazzo Chigi ( domenica 16 marzo). Ci fanno sapere che le agevolazioni IRPEF studiate per i lavoratori non saranno applicate ai pensionati i quali pagheranno un pò di più. Ma ci fanno sapere anche che le pensioni cosiddette d'oro non saranno toccate. Applausi per Renzi e Cottarelli.
Iscriviti a:
Post (Atom)