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martedì 16 febbraio 2016

Al Messaggero, il Barbiere dell'Opera di Roma un giorno piace e l'altro no.

All'indomani della prima del 'Barbiere' di Rossini all'Opera di Roma, prima rappresentazione della serie celebrativa per i duecento anni dal debutto romano del  grande capolavoro,  sul 'Messaggero' di Roma è tutto un peana all'indirizzo del nuovo corso del Sovrintendente Fuortes e del regista valenciano, Livermore, che non ha fatto uno, ma mille 'Barbieri', anzi tutti i 'Barbieri' della storia di palcoscenico del capolavoro rossiniano. E in teatro c'era questo e quello, e nel foyer apparivano e sparivano celebrità e teste coronate - non importa con quante 'palle' - e in palcoscenico si vedeva il più ricco 'Barbiere' mai immaginato. E poi c'erano i cantanti - tutti bene,  visto che non si leggeva una sola riga di critica, e sul podio Renzetti, veterano del mestiere.
 Una sola noticina, sottovoce, di critica: alla fine dello spettacolo - ma sarebbe stato molto meglio scrivere 'alla fine dell'opera' - qualche dissenso all'indirizzo del regista , autore dello spettacolo.
 Passano tre giorni e oggi sul medesimo quotidiano si corregge il tiro, anzi si  gioca al 'tiro al Barbiere': lo spettacolo aveva troppe incongruenze, oltre alcune cose esagerate,  e la parte musicale così e così, forse nessuno dei cantanti - di cui ripete l'elenco - si salva, meritando  il massimo dei voti.
 Cosa è accaduto? E' cambiato il critico autore della recensione ed assieme a lui la considerazione dell'opera, come altre volte ed anche su quotidiani altrettanto o forse più autorevoli del Messaggero è accaduto (ricordiamo un caso clamoroso a Spoleto, dell'epoca di Menotti, quando  prima Francesco Maria Colombo e poi Paolo Isotta si  corressero a vicenda sul medesimo spettacolo, a qualche giorno di distanza l'uno dall'altro) oppure il critico che ha firmato la prima recensione s'è pentito, e l'ha voluto fare pubblicamente,  scusandosi con i lettori per la eccessiva benevolenza nei confronti dell'Opera di Roma e del suo sovrintendente, nella recensione  scritta ' a caldo' la sera della 'prima', con il cappello in mano?

lunedì 19 ottobre 2015

Giorgio Battistelli. Un compositore dalla memoria corta

Leggiamo dal 'Messaggero' di ieri, in una di quelle pagine 'Eventi' che non ci sono mai piaciute, per il fatto che non si limitano ad illustrare un prodotto, ma si arrischiano ad
 esaltarne  caratteristiche e  qualità miracolose - come Dulcamara nell'Elisir donizettiano! - anche quando di tali prodotti si conoscono difetti di fabbricazione, criticità ed effetti collaterali.
 Leggevamo ieri, a proposito della incipiente stagione dell'Opera di Roma che, per l'anno in corso, si è chiusa con due opere 'contemporanee ( una di Adams e l'altra di Weill-Brecht) e con un'altra contemporanea si inaugurerà prossimamente, di Henze, della iniziativa,  annunciata per maggio-giugno 2016, che reca la firma e lo stampo di Giorgio Battistelli, direttore artistico 'in seconda' dell'Opera di Roma, ingaggiato per ancorare con maggior forza la stagione del teatro al presente - che poi è un vanto di cui si pavoneggia il sovrintendente Fuortes, al quale chiediamo di farci sapere le presenze a dette rappresentazioni ( quando non sono entusiasmanti lui non le diffonde, temendo che gli si consigli di cambiar rotta!), prima che assuma anche l'incarico di sub-commissario del Comune di Roma, per il Giubileo.
 Ieri su quelle pagine del Messaggero, Giorgio Battistelli dichiarava, a proposito della sua iniziativa della prossima primavera, testualmente: "Per la prima volta nella sua storia il Teatro dell'Opera ha programmato un FESTIVAL CONTEMPORANEO ... Ci è sembrato necessario aprire una finestra su quanto accade oggi nella scena operistica proponendo anche lavori del recente passato che non sono allestiti da parecchio tempo. Mi riferisco, per esempio, alla 'Passion selon Sade' di Bussotti che proporremo in una nuova produzione".
Fin qui il Battistelli disinformato. Il quale, bastava che si fosse rivolto al suo collega  nella direzione artistica, Alessio Vlad, per sapere  che non si tratta affatto della prima volta di un 'Festival contemporaneo' all'Opera di Roma. Perchè Alessio Vlad? Perchè il figlio di Roman proprio sull'argomento ha scritto, certamente a quattro mani con il padre, un racconto sull'indimenticabile 'Festival di opere contemporanee' che ebbe luogo nientemeno che nell'autunno del 1942, proprio all'Opera di Roma, sotto l'occupazione nazista ed in piena guerra, per volontà di Tullio Serafin, caldeggiato anche da Goffredo Petrassi e Fedele d'Amico; e il Duce che  telefonò a Hitler, che parte di quella musica aveva proibito, per rassicurarlo in qualche modo (L'articolo di Alessio Vlad si legge nel catalogo della mostra ' Sotto le stelle del '44' che ebbe luogo al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1994, a cinquant'anni esatti dalla Liberazione).
 In quel festival di oltre settant'anni fa, si ebbe la prima italiana del Wozzeck di Alban Berg (direttore Serafin, regista Milloss), con una recita rivolta esclusivamente ad un pubblico di operai; Belfagor di Respighi;  I capricci di Caillot di Malipiero, con scene e costumi memorabili di Enrico Prampolini; Arlecchino di Busoni; Volo di notte di Dallapiccola, Coro di morti di Petrassi in una versione scenica ec...
 Queste cose Battisetlli avrebbe dovuto sapere, nè vale  come scusante il fatto che egli  non era ancora nato - non lo eravamo neanche noi che pure ci siamo informati (e ne abbiamo già più d'un volta anche scritto), quando nel 2004, in occasione della nostra unica esperienza di 'direzione artistica', al Festival delle Nazioni di Città di Castello, organizzammo ed ospitammo una mostra dedicata esclusivamente ad Enrico Prampolini, scenografo e costumista del melodramma, il cui materiale, preziosissimo, ci fu prestato da Francesco Ernani, gratuitamente,  proveniente dall'Archivio dell'Opera di Roma.
 Strano che di tutto ciò Battistelli non sapesse nulla, quando ha fatto quelle dichiarazioni, prontamente e acriticamente - ma non gratuitamnte, s'intende  - raccolte dal Messaggero.

domenica 20 settembre 2015

Sul caso Colosseo intervegono gli esperti come Carlo Fuortes, esperto in economia della cultura

Che quella di Renzi e Francechini nell'arena di risonanza mondiale del Colosseo, sia una 'vittoria di Pirro' non è difficile capirlo. In tempi di vacche grasse ogni agitazione terminava con qualche mancia agli scioperanti; in tempi di vacche magre neanche più le mance sono elargite.
Dunque occorre riformare. E Renzi, dopo promesse, ha riformato, inserendo i beni culturali fra i servizi essenziali, per i quali occorrono particolari circostanze nell'esercizio del diritto di sciopero, e soprattutto non possono più pochi scioperanti tenere in scacco tutti i lavoratori di un certo settore ( il che dovrebbe valere come regola ovunque!!!!!) Devono essere in congrua quantità,  almeno il 51% ci pare di capire. Giusto, giustissimo. Ma con ciò non è detto che nel settore dei beni culturali non si possa più scioperare.
 Il Colosseo ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sorprendente. Il Colosseo, ogni anno, ha 6 milioni circa di visitatori, con introiti per 50 milioni di Euro circa. I custodi che ogni giorno accolgono dai tre ai seimila visitatori sono distribuiti in tre turni e sono complessivamente meno di trenta,  e meno di dieci per ogni turno, come abbiamo appreso dai giornali di oggi. Chi non capisce che sono insufficiente per accudire una marea umana giornaliera?
 Perciò per le tre ore di assemblea annunciate da prima le possibili soluzioni erano almeno tre: spostare l'assemblea in altro orario; sostituire con altri custodi coloro i quali erano riuniti in assemblea; e, ancor più e meglio di ogni altra soluzione, in attesa di soluzione definitiva dei problemi sul tappeto, venire a discutere con loro, giorni prima, sulle ragioni dell'assemblea onde evitarla o farla rientrare.
 Lo ha detto anche il nuovo direttore di Brera, un canadese che ha detto che molte volte queste vertenze si possono risolvere senza danni per il pubblico.Tirare troppo la corda è stato l'errore del ministero di Franceschini o di chi per lui. Perchè i custodi INSUFFICIENTI reclamavano il pagamento degli straordinari, necessari, a causa dell'organico ridotto all'osso. Dopo la brutta figura, voluta anche dal ministero per usare la mano forte, la faccenda alla base dell'agitazione sembra essere stata risolta.
E' intervenuto anche Della Valle che per il restauro del Colosseo ha dato 20 milioni di Euro, affermando che non si può restaurare un monumento fra i più visitati e poi non dotarlo di un numero congruo di custodi per un servizio efficiente.
 Insomma Franceschini, o chi per lui, ha usato le cattive maniere, per giustificare l'assunzione di una decisione forte, ma nello stesso tempo è venuto incontro alle giuste richieste degli scioperanti. Non poteva farlo prima, lui ed anche Marino e la Marinelli e tutta la compagnia?
 Altra storia quella dell'Opera di Roma, il cui attuale sovrintendente, in un suo intervento sul 'Messaggero' di oggi, avanza l'idea che la sua strategia dell'esternalizzazione, quella per la quale gli ha riso in faccia tutto il mondo musicale, è stata la strategia che ha portato il teatro alla normalità. Il teatro alla normalità  l'ha portato il dialogo con i lavoratori del teatro, e la cancellazione di assurdi privilegi che neanche il Ministero ha voluto cancellare prima ed in  tempo, mentre avrebbe potuto farlo visto che i soldi sono pubblici per il timore di perdere voti. Dunque alla pace sindacale all'Opera di Roma si è giunti con la marcia indietro di Fuortes che ora viene a vantarsi della  strategia adottata, per la quale gli unici alleati furono quella coppia di  suoi fans, perchè incompetenti, di Franceschini e Marino. Ancora loro? Dovremmo metterci anche Nastasi, la vecchia volpe artefice di tante malefatte al ministero; ma ora Renzi  l'ha premiato portandolo a Palazzo Chigi.
 E poi il Fuortes che canta ogni volta vittoria prima ancora di aver debellato il nemico, non dice ad esempio che tutte le recite della nuova opera di Adams di questi giorni sono state disertate dal pubblico. La cosa non ci rende ovviamente felici; ma come dice dei trionfi a Caracalla, trionfi fallocchi  calcolatrice alla mano, deve anche dire  delle semi sconfitte al Costanzi quando ci sono. Senza incolpare la stampa che lo segue e lo osanna da sempre, e non gli fa mai le pulci - intendiamo a Fuortes - quando racconta storie non del tutto vere. Vedremo anche con la prossima stagione per la quale ha dovuto assoldare non uno ma ben due direttori artistici.
 E, infine, senza voler fare in conti in tasca a Fuortes. lo stiamo aspettando alla fine dell'anno, quando non avendo più il doppio incarico  all'Opera e all'Auditorium, chiederà al consiglio di amministrazione di portare il suo compenso dai 170.000 Euro circa, in un colpo solo, a 240.000, qual era quello che, sommando i due incarichi, ha percepito anche per il 2015, fingendo di fare uno sconto all'Opera in difficoltà. Se volete un bravo manager come me, sembra dire, non chiedetegli sacrifici. Pagatelo bene!