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sabato 22 aprile 2017

A Nerò, lo rifamo l'incendio de Roma? Prossimamente un musical sul Palatino

La celebre battuta di Petrolini che rappresentando l'incendio di Roma,  mostra Tigellino che riferisce a Nerone che tutto quel frastuono sotto il suo palazzo - a morte l'incendiario, gridavano i romani! - era perché i romani 'litigheno' e non perchè Roma stava andando a fuoco, non la riascolteremo nel prossimo musical che si sta già allestendo sul Palatino, a firma Migliacci, cinto di un gruppetto di nobel dello spettacolo, che andrà in scena  da giugno a settembre e che ha già ricevuto l'ok del Ministero, tanto che si sta montando palco e platea (500 posti) e presto anche le gradinate che porteranno la capienza complessiva a 3000 posti. Sul Palatino si giocherà su luci costumi e musiche; attendersi l'acume e l'ironia di Petrolini è speranza vana. Il ministero ha già ricevuto 250.000 Euro per l'uso del sito ma che potrebbe raddoppiare con il 3% sugli introiti dei biglietti venduti. Franceschini assicura che quei soldi serviranno alla manutenzione del Palatino, dove sorgeva la dimora dell'imperatore incendiario.
 E proprio sulla questione 'Nerone sì Nerone no sul Palatino' s'è incendiato il dibattito, per ora solo quello, nella speranza che presto qualcuno getti acqua sul fuoco anche del  semplice dibattito.

Mentre scriviamo ci viene in mente che già anni fa si parlò di un musical  di analogo argomento; l'avrebbe dovuto produrre l'ex sovrintendente del Petruzzelli, Pinto - se la memoria non ci tradisce. Ma poi il progetto, viste le ben note sorti del Petruzzelli, fu scaramanticamente abbandonato.

C'è chi dice che un luogo conosciuto in tutto il mondo, all'ombra del Colosseo, sacro alla memoria della civiltà romana, non può essere profanato con un musical. E noi in linea di principio, potremmo sposare un simile  parere, se facciamo leva sul ricordo di due estati fa quando sempre al Foro si ospitò un concerto OSCENO promosso e finanziato da un ricchissimo malese, il pirata, per fa sfilare, in passerella, sua moglie, di professione cantante. Con la complicità del Ministero, del Vaticano e dell'Opera di Roma.

E saremmo ancora di più in accordo con tale parere se pensiamo che  Villa Adriana a Tivoli per anni è stata concesso ad un soggetto che vi ha fatto un festivalino VERGOGNOSO; o che il magnifico Cortile di sant'Ivo alla Sapienza, ogni estate da tempo immemorabile,  viene concesso ad un'orchestrina che certamente non è il meglio che si possa immaginare in un luogo altrettanto unico al mondo.Per tutte queste ragioni diremmo: Nerone no, non  deve tornare ad incendiare, anche se soltanto  con la fantasia del pubblico, il Palatino.

Poi però, sposando in parte la tesi del Ministero, pensiamo che l'uso corretto, con spettacoli di qualità, non profani un sito storico archeologico di tale importanza; anzi potrebbe farlo conoscere meglio al mondo intero e  procurare i fondi necessari per la sua tutela. S'è già fatto al Colosseo , in omaggio a Della Valle che l'ha restaurato, con una serata di gala. Che c'è di male? Magari ci fossero tanti Della Valle, poco importa se  in cambio chiedessero di poter usufruire per qualche rara occasione dei siti che hanno restaurato, tirando fuori milioni di euro dalle proprie tasche.

Naturalmente occorre avere sicurezza che una volta smantellato palco platea e gradinate sul Palatino, nulla sia stato danneggiato e tutto torni come prima, anzi più bello e curato di prima. Già di questo, noi ci accontenteremmo.

martedì 8 novembre 2016

Il Colosseo è in pericolo - denuncia Prosperetti, il sovrintendente. Franceschini 'mezzodisastro' tace

Lo si è detto all'indomani delle forti scosse di terremoto. Perchè quel gigante architettonico, che di recente  si è rifatto il trucco con i soldi di Della Valle, ha i piedi infilati in una terreno paludoso- o qualcosa di simile - ed ha la testa - il suo anello più alto, che rischia di crollare. E sarebbe davvero tragico  doverne registrare la caduta all'indomani del costosissimo restauro, anche per effetto del terremoto, non sarebbe la prima volta.
 Il sovrintendente Prosperetti ha lanciato l'allarme minacciando la chiusura del Colosseo qualora non intervengano fatti nuovi. I fondi ci sarebbero, ma sono bloccati. Raggi e il suo giro tace. E il pericolo potrebbe essere ancora più incombente se riprendessero i lavori della metropolitana che, come un terremoto continuo, sebbene di intensità molto inferiore a quello dell'agosto e ottobre scorso, cominciasse a sollecitare la struttura dell'elefante architettonico.
 Nemmeno tale pericolo, a dire del sovrintendente  molto concreto, riesce a stanare 'mezzodisastro' Franceschini, cui competerebbe, tacendo l'inefficiente ed incapace Raggi, intervenire per non mettere in serio pericolo il nostro monumento più visitato e conosciuto nel mondo.
 E forse stanarlo servirebbe anche a fargli dare risposte e mezzi concreti ai sindaci del cratere del terremoto che lamentano la sua assenza nell' opera di salvaguardia e messa in sicurezza dei numerosi beni culturali, ora affidata a pochissimi tecnici ed agli uomini dei Vigili del fuoco, cui ora si dovrebbero aggiungere anche quelli dell'esercito, soprattutto nell'azione di vigilanza per dissuadere gli sciacalli che hanno già colpito.

martedì 12 luglio 2016

Vittorio Emiliani, sul Corriere, a difesa delle istituzioni culturali e dell'uso dei monumenti. Rifiutarli a Fendi, Bvlgari, Della Valle?

Vittorio Emiliani, a capo del 'Comitato per la bellezza' non passa occasione per farsi sentire su argomenti che con il suo Comitato, benemerito!, sono di stretta pertinenza.Due volte negli ultimi giorni, sul Corriere della Sera.

La prima  a proposito dell'uso che se ne sta facendo di certi monumenti noti nel mondo da parte di mecenati che hanno contribuito con soldi propri al loro restauro e manutenzione. Ad Emiliani non è andato giù il fatto che la griffe Fendi, che aveva fatto restaurare la Fontana di Trevi, l'abbia ottenuta per una sfilata  di moda. Da non dimenticare che fino a qualche anno fa la più grande sfilata di moda a Roma, si svolgeva sulla scalinata di Trinità dei Monti, e senza che nessuna delle griffe avesse tirato fuori una lira per il suo restauro, come invece ha fatto di recente Bvlgari, al quale sarebbe ingrato rispondere negativamente qualora domandasse la scenografica scalinata, a due passi dalla sua boutique di via de' Condotti, per una sfilata della maison. Eppure 'AltaRoma' domandava ed otteneva la scalinata per le sue sfilate, senza aver mai tirato fuori una lira per il suo restauro. Allora forse meglio darla ad alcune griffe se intervengono  con soldi propri nel restauro. E non si dica che oggi c'è il beneficio del cosiddetto 'Art Bonus'.

Il discorso vale anche ed a maggior ragione per Della Valle, che ha tirato fuori ben 25 milioni per il restauro del Colosseo. Può la Sovrintendenza dirgli, una volta restaurato il monumento, che lui i piedi - è proprio il caso di dirlo, essendo Della Valle un prestigioso 'scarpaio'  -in quel monumento non deve più metterceli? Sarebbe un gesto di profonda ingratitudine. E non venga a dirci Emiliani che di 'pubblicità, in questi anni, Della Valle ne ha avuta a sufficienza. Vero, però se non ci fossero i Della Valle, noi avremmo soltanto i Franceschini  che trovano soldi 'pubblici',  solo quando si mettono in testa balzane idee, come ricostruire l'inutile 'platea lignea' del celebre anfiteatro;  mentre, nel contempo, chiede aiuto ai privati per la manutenzione e conservazione del nostro patrimonio architettonico e monumentale, al quale egli dovrebbe primo fra tutti provvedere.

Altra cosa sarebbe se Fendi o Della Valle o Bvlgari pretendessero per gli anni a venire di poter utilizzare quei monumenti che hanno contribuito a restaurare, come stabili passerelle per i loro prodotti.In quel caso e solo in quello avrebbe senso la protesta di Emiliani.

La seconda volta Emiliani è intervenuto in difesa di alcune istituzioni musicali storiche della capitale, prima fra tutte l'Accademia Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, dalle cui sedi il Comune intende sfrattare, essendo concluso il contratto di locazione a prezzi scontatissimi. L'Accademia Filarmonica, se non ricordiamo male, paga ogni anno una lira di affitto per la sua celebre sede di Via Flaminia, nella quale certo l'Accademia ha negli anni prodotto alcune migliorie, costruito la cosiddetta 'Sala Casella' ecc...  Sebbene questo il Comune non possa non riconoscerglielo, ma una lira ad anno per un quarto di secolo o giù di lì, costituisce comunque trattamento di favore che poche altre istituzioni hanno. Perciò, forse, sarebbe più ragionevole un adeguamento del canone di affitto, certamente non ai prezzi di mercato, considerando l'opera meritoria che l'Accademia svolge, anche nel settore didattico, comunque non gratuitamente, è bene non dimenticarlo e che non lo dimentichi neanche Emiliani.

Tanto per fare un esempio, il Comune di Roma paga a 'Musica per Roma'  un affitto abbastanza alto per l'Accademia di Santa Cecilia; e proprio il mancato pagamento di tale affitto da parte del Comune, ha prodotto nel bilancio di Musica per Roma del 2015, un buco. Il Comune paga 1.500.000 Euro a Musica per Roma; perchè l'Accademia Filarmonica non dovrebbe pagare l'affitto al Comune? Un affitto equo, come quello di enti che non mirano al profitto, ma un affitto sì che lo deve pagare. Lo deve pagare l'Accademia come devono pagarlo  gli altri enti o istituzioni che nell'articolo di Vittorio Emiliani sono citati e che, se non ci sbagliamo, anche dal Comune, oltre che dallo Stato, ricevono finanziamenti per la loro attività.

domenica 1 novembre 2015

WWW.UPAPERLACULTURA.ORG

UPA è l'associazione che riunisce le più importanti e prestigiose aziende industriali italiane, commerciali e di servizi, che investono in pubblicità e comunicazione in Italia; e oggi rappresentano 500 imprese investitrici, che vuol dire il 90% dell'intero mercato pubblicitario e della comunicazione. Il progetto - Upaperlacultura - che ha la benedizione del ministro Franceschini, offre un database di progetti di sponsorizzazioni o partnership culturale, proposti da Enti pubblici o soggetti di diritto privato in vari campi: archeologia, arte, architettura, musica, cinema, teatro, libri.
Gli enti pubblici o privati che agiscono in questi settori  possono collegarsi al sito e riempire una scheda descrittiva dei loro progetti per i quali chiedono alle aziende investimenti. E queste possono fare altrettanto, consultando nel sito i progetti fra i quali si spera ne trovino di loro interesse per investirvi. Almeno questa è la speranza anche di Franceschini che non fa che richiamare le aziende  ai vantaggi della sua azione di governo. Come aveva fatto già Veltroni, quando trasformò gli Enti lirici in Fondazioni, ma la fila delle aziende pronte ad investire nella cultura, neanche Veltroni è riuscito a vederla.
 Per ora si tratta di un semplice strumento che mette in rapporto i soggetti di domanda ed offerta, nei vari campi della cultura, Ma è già qualcosa. Sebbene sappiamo bene che in passato, e non c'è ragione per pensare che ora cambi improvvisamente e del tutto il costume in Italia, molte sponsorizzazioni avvenivano attraverso contatti privatissimi, quasi segreti, fra istituzioni culturali ed aziende investitrici. Le quali non sempre sceglievano il progetto più interessante, perché costrette a scegliere per i loro investimenti i progetti più sponsorizzati.
 Del resto la composizione di molti CDA di imprese culturali, bisognose sempre di appoggi e fondi, sta a dimostrare con chiarezza tale prassi. Quel caravanserraglio - detto senza nessun intento dispregiativo - del CDA di Musica per Roma, come prospettato in agosto, con 15 membri, in rappresentanza di tutti i poteri forti nei campi della politica e della finanza che altro poteva significare? E non è che quello a 5 membri, messo in pista all'ultimo minuto dal Marino scordarello,  sia diverso, nella sua pur ridotta composizione.
 Vale il discorso anche per l'Accademia di Santa Cecilia , il cui CDA è rappresentativo di tale logica: senza disconoscere che l'Accademia si è guadagnata una notevole fama e prestigio e la brava Maniezzo, che si occupa del settore, vanta lunga esperienza in tale campo e giuste conoscenze.
 Alla fine viene fuori che le due istituzioni più importanti del nostro paese hanno al loro vertice due uomini Mediaset, come vicepresidenti: Ermolli alla Scala, Letta a Santa cecilia, e nei loro CDA quelli che contano. Non si sa mai. E forse per questo sono le uniche ad avere finora ottenuto autonomia di gestione. C'è bisogno di aggiungere altro?
 Della Valle, che ha aperto la fila dei grandi industriali investitori in cultura (restauro), seguito poi da Fendi, Bulgari, Brioni ecc... ha invitato gli industriali italiani a seguire il suo esempio.

domenica 20 settembre 2015

Sul caso Colosseo intervegono gli esperti come Carlo Fuortes, esperto in economia della cultura

Che quella di Renzi e Francechini nell'arena di risonanza mondiale del Colosseo, sia una 'vittoria di Pirro' non è difficile capirlo. In tempi di vacche grasse ogni agitazione terminava con qualche mancia agli scioperanti; in tempi di vacche magre neanche più le mance sono elargite.
Dunque occorre riformare. E Renzi, dopo promesse, ha riformato, inserendo i beni culturali fra i servizi essenziali, per i quali occorrono particolari circostanze nell'esercizio del diritto di sciopero, e soprattutto non possono più pochi scioperanti tenere in scacco tutti i lavoratori di un certo settore ( il che dovrebbe valere come regola ovunque!!!!!) Devono essere in congrua quantità,  almeno il 51% ci pare di capire. Giusto, giustissimo. Ma con ciò non è detto che nel settore dei beni culturali non si possa più scioperare.
 Il Colosseo ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sorprendente. Il Colosseo, ogni anno, ha 6 milioni circa di visitatori, con introiti per 50 milioni di Euro circa. I custodi che ogni giorno accolgono dai tre ai seimila visitatori sono distribuiti in tre turni e sono complessivamente meno di trenta,  e meno di dieci per ogni turno, come abbiamo appreso dai giornali di oggi. Chi non capisce che sono insufficiente per accudire una marea umana giornaliera?
 Perciò per le tre ore di assemblea annunciate da prima le possibili soluzioni erano almeno tre: spostare l'assemblea in altro orario; sostituire con altri custodi coloro i quali erano riuniti in assemblea; e, ancor più e meglio di ogni altra soluzione, in attesa di soluzione definitiva dei problemi sul tappeto, venire a discutere con loro, giorni prima, sulle ragioni dell'assemblea onde evitarla o farla rientrare.
 Lo ha detto anche il nuovo direttore di Brera, un canadese che ha detto che molte volte queste vertenze si possono risolvere senza danni per il pubblico.Tirare troppo la corda è stato l'errore del ministero di Franceschini o di chi per lui. Perchè i custodi INSUFFICIENTI reclamavano il pagamento degli straordinari, necessari, a causa dell'organico ridotto all'osso. Dopo la brutta figura, voluta anche dal ministero per usare la mano forte, la faccenda alla base dell'agitazione sembra essere stata risolta.
E' intervenuto anche Della Valle che per il restauro del Colosseo ha dato 20 milioni di Euro, affermando che non si può restaurare un monumento fra i più visitati e poi non dotarlo di un numero congruo di custodi per un servizio efficiente.
 Insomma Franceschini, o chi per lui, ha usato le cattive maniere, per giustificare l'assunzione di una decisione forte, ma nello stesso tempo è venuto incontro alle giuste richieste degli scioperanti. Non poteva farlo prima, lui ed anche Marino e la Marinelli e tutta la compagnia?
 Altra storia quella dell'Opera di Roma, il cui attuale sovrintendente, in un suo intervento sul 'Messaggero' di oggi, avanza l'idea che la sua strategia dell'esternalizzazione, quella per la quale gli ha riso in faccia tutto il mondo musicale, è stata la strategia che ha portato il teatro alla normalità. Il teatro alla normalità  l'ha portato il dialogo con i lavoratori del teatro, e la cancellazione di assurdi privilegi che neanche il Ministero ha voluto cancellare prima ed in  tempo, mentre avrebbe potuto farlo visto che i soldi sono pubblici per il timore di perdere voti. Dunque alla pace sindacale all'Opera di Roma si è giunti con la marcia indietro di Fuortes che ora viene a vantarsi della  strategia adottata, per la quale gli unici alleati furono quella coppia di  suoi fans, perchè incompetenti, di Franceschini e Marino. Ancora loro? Dovremmo metterci anche Nastasi, la vecchia volpe artefice di tante malefatte al ministero; ma ora Renzi  l'ha premiato portandolo a Palazzo Chigi.
 E poi il Fuortes che canta ogni volta vittoria prima ancora di aver debellato il nemico, non dice ad esempio che tutte le recite della nuova opera di Adams di questi giorni sono state disertate dal pubblico. La cosa non ci rende ovviamente felici; ma come dice dei trionfi a Caracalla, trionfi fallocchi  calcolatrice alla mano, deve anche dire  delle semi sconfitte al Costanzi quando ci sono. Senza incolpare la stampa che lo segue e lo osanna da sempre, e non gli fa mai le pulci - intendiamo a Fuortes - quando racconta storie non del tutto vere. Vedremo anche con la prossima stagione per la quale ha dovuto assoldare non uno ma ben due direttori artistici.
 E, infine, senza voler fare in conti in tasca a Fuortes. lo stiamo aspettando alla fine dell'anno, quando non avendo più il doppio incarico  all'Opera e all'Auditorium, chiederà al consiglio di amministrazione di portare il suo compenso dai 170.000 Euro circa, in un colpo solo, a 240.000, qual era quello che, sommando i due incarichi, ha percepito anche per il 2015, fingendo di fare uno sconto all'Opera in difficoltà. Se volete un bravo manager come me, sembra dire, non chiedetegli sacrifici. Pagatelo bene!

lunedì 3 novembre 2014

L'Italia si mette in mostra per l'Esposizione Universale di Milano, a Venezia, Verona e Roma

Da una parte, tutto il mondo ambisce mettersi in mostra a Milano per l'EXPO 2015, dall'altra l'Italia ha già deciso di non andare a Milano, ma di invogliare i milioni di visitatori stranieri a fare  un bel grand tour per la penisola. Perchè gli avveniristici sbalorditivi progetti che alcune fra le più importanti città storiche e d'arte italiane stanno  realizzando non si possono portare a Milano, come non si può portarvi il Colosseo o l'Arena di Verona o  buona parte di Venezia e, pensate, neanche i bronzi di Riace che, se l'amministrazione regionale calabrese  non si deciderà a scucire un bel pò di soldi per la pubblicità, pochissimi si recheranno a vedere nel profondo sud.
 Cominciamo dal progetto che trasformerà Venezia da città d'acqua in città di terra.  Niente a che fare con il Mose che tutti sanno già cos'è, ma che nessuno può ancora vedere in azione, prima che sia terminato. Il Mose dovrebbe salvare Venezia dalle acque, ma se non ci riuscisse  del tutto, ecco il progetto di riserva già in avanzato stato di realizzazione. Alzare, sollevare Venezia sulle acque per evitare che la invadano.  Nessuno rida  pensando che stiamo dicendo panzane. No,  l'esperimento l'hanno fatto già molti anni fa a Trieste, quando hanno dovuto restaurare il Teatro Verdi che aveva le fondamenta fradicie. Lo hanno sollevato e sotto ci hanno fatto iniezioni di cemento, hanno impiantato un fitto sistema di palafitte, proprio come a Venezia, dopo di che sulle nuove solide basi l'hanno riadagiato. E sta ancora lì. A Venezia sembra che il compito sia ancora più semplice. Il Consorzio Venezia Nuova, quello che ha l'appalto generale del Mose, nel quale non crede del tutto e per questo ha fatto del bene a questo e a quello, distribuendo milioni di Euro, sta costruendo una chiatta grande,  lunga quanto il Canal Grande, che arriva fin dove si allarga, e cioè davanti a Piazza San Marco.Questa chiatta, attraverso un sistema idraulico di ingegneria civile e marittima viene sollevata da giganteschi pistoni, più alti delle navi che ora attraversano la laguna, al momento in cui sta per arrivare l'acqua alta e così solleva tutta Venezia, che poi non è tanto pesante come si potrebbe pensare, se da secoli  è lì  appoggiata su palafitte. Quando la marea si abbassa si fa l'operazione inversa e Venezia torna  al livello anteriore sull'acqua. A tale progetto guarda con interesse l'intera Olanda che ha , come Venezia, il problema di finire sott'acqua. E sembra che anche in Estremo Oriente il sistema veneziano sia seguito con grande attenzione, pensando che possa recare qualche sollievo in occasione di tsunami.  L'unico pericolo sarebbe  quello di  vedere dove poi va a riposarsi una città sollevata molto in alto. Ma anche ciò ha i suoi lati positivi. Se un governo decide di spostare del tutto una città non ha che da affidarsi alle cure del Consorzio Venezia Nuova.
 Ma questo, da quel che si sa, non è l'unico progetto veneziano. Ve ne è un secondo, finanziato da Marchionne, che prevede l'interramento dei canali che attraversano la città storica. In pratica si pomperebbe l'acqua mandandola nel Tirreno con canali che attraversano la pianura padana e finiscono in Liguria,, fino a farle raggiungere il livello desiderato e poi si asfalterebbero tutti i canali, dando finalmente spazio alle macchine che ora sono costrette a restare fuori della bella città.
 Un'altra bellissima città del Veneto, Verona, ha in serbo un grande progetto: costruire un tetto per l' Arena.  Ha cominciato coprendo la zona palcoscenico, per evitare che la pioggia danneggi le scenografie. Poi quegli intelligentoni dei leghisti si sono accorti che quando piove il palcoscenico resta asciutto, ma il pubblico deve munirsi di ombrelli se vuole continuare a vedere lo spettacolo; ed allora hanno pensato che occorra coprirla tutta. Che è ciò che stanno facendo, lontani da occhi indiscreti. Infatti hanno chiamato il famoso artista impacchettatore, Christo- che non è naturalmente una esclamazione di meraviglia!- che ha ricoperto l'Arena con un grande tendone, in attesa di scoprirla 'tettificata', al momento dell'inaugurazione dell'EXPO.
 Roma, infine, per non essere da meno di Verona, avendo anche la Capitale un anfiteatro, il Colosseo, ha deciso di costruirci dentro un pavimento per ospitare lotte fra politici e belve feroci, sperando tutti che le seconde divorino i primi, e trasmissioni televisive del genere' Ballando  nel Colosseo'. Il progetto che ha la benedizione del grande Franceschini, console romano, sarà finanziato da Della Valle, il quale chiederà che vi si ospitino spettacoli del genere 'Colisseum on ice', quando dovrà lanciare la sua nuova linea di scarpe, con lame, da pattinaggio.
 Infine, e sempre a Roma, per risolvere il problema dei tavolini dei ristoranti e bar che assediano Piazza Navona, Marino  ha deciso di  impermeabilizzare la piazza, inondarla completamente, costringendo  ristoranti e bar a spostare i loro tavolini al chiuso, e poi  ospitarvi dei tornei navali, come si faceva un tempo. Il progetto è finanziato interamente dalla Protezione civile che spera di potervi far confluire le acque di una possibile esondazione del Tevere
 Da quando queste notizie si sono diffuse,  fioccano le prenotazioni turistiche a Roma, Venezia e Verona, più che a Milano dove, per mangiare il risotto e vedere quei quattro padiglioni dell'EXPO, ci si può andare in ogni momento. Pisapia grida al 'colpo di stato'.

martedì 9 settembre 2014

Anna Mazzone ( Radio3Mondo) non si impegna anche nella salvaguardia della lingua italiana,come fa, invece, per il Colosseo. Restauro, non restaurazione

Ieri Anna Mazzone, ai microfoni degli approfondimenti' di Radio3Mondo, la trasmissione di metà mattina di Radio3Rai, ha dato una lezione di  snobistica  sciatteria e disprezzo dell'uso della lingua italiana, mentre andava discorrendo con Philippe Daverio della salvaguardia dei nostri tesori storici ed archeologici. Interrogatolo sulla compatibilità fra pubblico e privato nella loro gestione e sulla presenza di sponsor nel restauro di importanti beni storici ed archeologici, ha detto testualmente :"delle scarpe Tod's per la RESTAURAZIONE del Colosseo". Anche se si vuole passare sopra il tono spregiativo con cui ha citato lo 'scarparo' Della Valle senza il cui consistente contributo il Colosseo sarebbe andato in rovina, non si può accettare che una conduttrice radiofonica - giornalista, pretenderebbe l'interessata - disprezzi a tal punto la lingua nella quale deve sapersi esprimere, da usare 'RESTAURAZIONE' al posto di 'RESTAURO'. Perchè avanti di questo passo potrebbe usare 'CONSERVA' al posto di 'CONSERVAZIONE', e magari anche 'MANUTENGOLO' ( a proposito cosa vuol dire?) al posto di 'MANUTENZIONE'.
 E non ci sarebbe da meravigliarsi, visto che sempre più spesso si legge o si ascolta , a proposito di un direttore d'orchestra ' CONDUTTORE' invece di 'DIRETTORE',  se un giorno gli elettricisti, sull'esempio dei cultori della nostra lingua,  parlando delle proprietà dei metalli, cominciassero a sostituite il termine 'Conduttore' con 'Direttore', e 'conduzione' con 'direzione', proponendoci un ferro 'direttore', la cui 'direzione' del suono (  il suono: ecco da dove deriva la confusione fra conduzione e direzione) ecc...
 E non tocchiamo, per misericordia, il capitolo dei numeri, per i quali ascoltiamo sempre più spesso Luigi 13 o Enrico 5 per 'Luigi 13° e Enrico 5° ; e temendo, di conseguenza, di ascoltare, fra breve, anche Luigi 9 (citando il celebre compositore Luigi Nono) e Massimo 5°( per il regista/autore televisivo Massimo Cinque).

venerdì 21 marzo 2014

Facoltosi artigiani globali salveranno l'Italia che rovina. Hanno cominciato Della Valle, Fendi, Bvlgari

Ha cominciato anni fa uno scarparo (Della Valle) che ha fatto il colpo della vita. Restaurare a proprie spese (una ventina di milioni di Euro) il monumento più famoso al mondo, il Colosseo - che secondo il mio nipotino Leonardo, fu Domiziano a costruire, lui in persona e non gli schiavi, come tutti sappiamo. Non so chi glielo abbia detto, ma qualcuno deve averglielo detto,altrimenti...
Dopo numerosissime polemiche , alcune delle quali davvero incomprensibili, finalmente il restauro del grande monumento ha preso il via e pare che già quest'estate ne vedremo uno spicchio risplendente.
Poi è venuta una famiglia di sartine, le Fendi, che hanno devoluto  un pò dei loro guadagni ( in verità non più grassi come una volta, perché in tempo di vacche magre le sarte rifanno gli orli e allargano o stringono, niente più vestiti su misura) al restauro di Fontana di Trevi, il monumento che  i turisti di mezzo mondo assaltano ogni giorno per farsi fotografare e gettare la loro monetina nell'acqua sperando così di tornare nella capitale, trovandola si spera più bella e restaurata di come l'avevano lasciata la volta precedente.
 Buon terzo, ma si spera non ultimo, arriva un famoso ferramenta, Bvlgari, che s'è messo in testa di restaurare la scalinata di 'Trinità de'monti'  dalla quale si intravede la loro bottega , all'inizio di via  de' Condotti, che è lì da centotrent'anni, in faccia al famoso Caffè greco.
  A Roma, da restaurare  c'è ancora quasi tutta la città, e se si aspetta che trovi i mezzi Marino, l'ennesimo nerone amministrativo della Capitale,  Roma arrivata fino a noi dopo 2000 anni di intemperie, rischia di franare in un sol colpo. Occorre che l'esempio dei noti scarpari, sartine e ferramenta, venga seguito da altri che, sborsando somme più o meno consistenti, riparino di volta in volta un pezzo del grande patrimonio romano ed anche italiano.
 Tatò, da qualche anno a capo della Treccani, ha fatto nei giorni scorsi una proposta, dalle pagine del Corriere. L'Italia senza i privati non si può salvare dal degrado,  già a livelli che non consentono distrazioni di sorta. E lo Stato? Per facilitare ed incoraggiare tali interventi deve rinunciare a tassare  i finanziamenti privati che servono a tenere ancora in piedi il Bel Paese. Sarebbe questo il prezzo, non altissimo, che lo Stato pagherebbe alla società, proprietaria del bene culturale, storico od architettonico, per  restituirglielo nello splendore originario. La proposta è interessante ed andrebbe messa in pratica dallo svelto  gabinetto di Renzi, mentre Marino  non fa nulla, neppure per risparmiare a Roma nuove buche, non storiche, che rischiano di diventare tali, e si fa bello, ricevendo Sorrentino e ringraziando gli artigiani che stanno tentando di salvare Roma dalla rovina.

giovedì 5 dicembre 2013

Della Valle non sarà simpatico, però fa fatti e buone proposte

Dopo due anni sono finalmente iniziati i lavori per il restauro del Colosseo che dovrebbero durare tre anni, o quel che sarà;  ma lui controllerà - sicuramente molto meglio del ministero - che i tempi siano rispettati.
 Nel frattempo, da quando Della Valle ha messo a disposizione i 25 milioni di Euro necessari, è aumentata di due punti l'IVA, e lo Stato che non si cura di conservare  al meglio i suoi tesori del passato, si fotte sulle sponsorizzazioni, compresa quella di Della valle,  l'IVA che , essendo aumentata di due punti, gli arriva  ancor più consistente. Dite voi se questo non è uno stato di MERDA! Se non ci fosse stato Della Valle, quell'antipaticone che tutti conosciamo, ma che comunque ha messo mano al portafoglio, avremmo visto ogni giorno sfaldarsi il vecchio monumento; ora che lui ci ha messo i soldi, lo Stato - Ladrone! - ci vuole guadagnare. Nel senso che senza scucire un Euro avrà un monumento restaurato, ma  pretende soldi  anche da coloro che suppliscono alle sue funzioni, quando invece dovrebbe erigere loro un monumento e dargli tutte le onorificenze possibili. Ma ciò che non fa l'Italia, almeno in fatto di onorificenze, ci pensa la Francia.
L'ambasciatore a Roma ha dato il cavalierato nelle arti e nelle lettere, ancora una volta - negli ultimi tempi si è distinto nell'attribuire onorifcenze- a tre italiani  famosi nel mondo: Einaudi, non il presidente della repubblica, suo nipote, compositore esimio; Pizzo - non mi dite chi è, niente a che fare con Piazzolla- e Lotoro, noto nel mondo per la musica 'concentrazionaria'.
 E poi Della Valle ha avuto anche un'idea, altro che quella  panzana che voleva ogni anno una città italiana capitale 'italian'a della cultura. Ha detto Della Valle: facciamo un elenco dei monumenti bisognosi di restauri urgenti - tenendo fuori Pompei, perchè lì la storia è un'altra- e cerchiamo di sensibilizzare anche i privati ad intervenire. Bravo Diego.