mercoledì 12 giugno 2019

SALVINI COMINCIA A METTERE LE MANI NELLE TASCHE, ANZI NELLE CASSETTE DI SICUREZZA, prima DEGLI ITALIANI

Lo scudo sulle cassette di sicurezza. La proposta, delicata, arriva a sorpresa, Matteo Salvini sta rispondendo alle domande di Bruno Vespa a Porta a Porta. E parla di emersione di «soldi tenuti sotto al materasso». Il vicepremier spiega: «Non parlo di soldi all’estero, se qualcuno ce li ha portati sono affari suoi, ma mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi». «Soldi sostanzialmente nascosti» lo incalza il giornalista: «Sì, parliamo di soldi tenuti sotto al materasso». In sostanza, chi tiene nelle cassette di sicurezza del denaro potrebbe dichiararlo al fisco e, pagando una certa percentuale — quella che circola è del 15%, come la flat tax —, farlo pienamente «riemergere». Ancora Salvini: dopo i rigori di Equitalia, serve una pace fiscale per far emergere il denaro contante depositato nelle cassette di sicurezza, fermo. Con una nuova pace fiscale daremmo il diritto di utilizzarli, e lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita».
L’idea non è nuova. Addirittura, a sentire i leghisti, l’ispiratore sarebbe il procuratore capo di Milano, Francesco Greco. Che a un convegno del 2017, presente l’allora ministro Maria Elena Boschi, aveva quantificato in circa 200 miliardi l’ammontare dei contanti sepolto nelle cassette di sicurezza italiane. Lo stesso governo Renzi aveva accarezzato l’idea di «scudare» quelle somme, ma se ne sarebbe trattenuto per le delicate implicazioni che la mossa comporta: a seconda di come venisse messa in pratica si potrebbe sfiorare l’ipotesi di riciclaggio di denaro sporco da parte dello Stato.
Ma a questo proposito nell’entourage leghista si fa circolare anche una frase del procuratore milanese che a tarda notte è difficile contestualizzare. E cioè, la seguente: «Tra le somme di contante che non conosco e le somme di contante sbiancate da persone che conosco, cioè che accettano di fare disclosure, preferisco le seconde. Si poteva avere perplessità sugli scudi anonimi ma non in tempi di una procedura come la voluntary disclosure regolamentata dall’Ocse». Il primo a replicare alla proposta del leader leghista è il capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin: «L’avevamo detto che sarebbero arrivati a toccare i risparmi degli italiani. Certo, non ci aspettavamo così presto. Irresponsabili».

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