domenica 9 giugno 2019

LUIGI BOCCHERINI merita più attenzione: un recente volume di saggi ne spiega le ragioni



A margine di un nuovo volume edito da Leo S. Olschki e curato da Marco Mangani, German Labrador e Matteo Giuggioli, intitolato: Le sinfonie di Luigi Boccherini. Contesti, fonti, analisi. Pagg.294. Euro 35,00.

Motore della recente ricerca boccheriniana, pluriennale, è stato il Centro studi 'Luigi Boccherini' di Lucca che si è avvalso di alcuni progetti di ricerca universitari.

Prima di addentrarci nell'esame dell'articolazione del volume - che possiamo già anticipare si divide in tre sezioni, ciascuna delle quali affidata ad uno dei tre curatori - ci piace fare quello ciò che il recensore di una raccolta di saggi, non deve mai fare. E cioè mischiare l'esame dei contributi e del loro valore storico, documentario e musicologico con vicende della sua attività professionale.

Cominciamo col dire che la nostra attività come direttore del mensile Applausi, uscito per un triennio agli inizi degli anni Novanta, propose ai lettori del nuovo mensile, proprio sul primo numero, un saggio su Boccherini, affidato a Remigio Coli, autore di una biografia del musicista lucchese, da poco uscita. Quel numero non riusciamo più a trovarlo e perciò non possiamo riferirvi, come avremmo desiderato, quel che raccontava Remigio Coli di Boccherini. E la cosa ci sarebbe sembrata ancora più interessante, perché in questa raccolta di saggi, poco si cita quella biografia, mentre una seconda di Luigi Della Croce viene stracitata. Avremmo voluto scoprirne la ragione.

Resta comunque il fatto che Boccherini, in vita come nella storia, ha goduto sempre di non grande attenzione, neanche quando qualche musicista anche 'di nome', con un giochetto furbissimo ha tentato di risvegliarla. Ci riferiamo a Luciano Berio che alla Scala regalò quel giochino delle Quattro versioni originali della ritirata notturna di Madrid di Boccherini sovrapposte e trascritte per orchestra (1975).
La prossima volta che sentiamo qualcuno criticare Stravinsky per la sua svolta cosiddetta 'neoclassica' : Pulcinella, soprattutto, superlativa! - gli ricordiamo il giochino di Berio su Boccherini ma anche su Schubert, con Rendering - ambedue banali e inutili, mentre utilissimi e di grande inventiva, furono gli esperimenti neoclassici stravinskiani: a cominciare da quello sul 'falso' Pergolesi.

Boccherini, dunque, in vita e da morto, è stato sempre sottovalutato perchè ritenuto musicista da 'camera', dallo stile 'galante', del quale, ad esempio, si sono volutamente ignorate le sinfonie, divenute finalmente argomento principale di una raccolta saggistica, come la presente.

Forse nella valutazione complessiva della sua opera ha influito la storia, poco calorosa, della sua ricezione, che gli studiosi hanno scambiato per il valore dell' opera, evitando la diretta visione della stessa, per valutarla per quello che è, e non per come è stata recepita.
Qui, sicapisce dalla prima pagina, si procede altrimenti. Si parte dal 'Canone' delle sinfonie di Boccherini, dalla loro identificazione e catalogazione - impresa solo apparentemente facile, per i problemi posti delle edizioni a stampa - facendo tesoro delle ricerche di Yves Gérard, per il quale le sinfonie di Boccherini sono da catalogare in due gruppi: nel primo le sinfonie 'isolate e d'occasione' (tre in tutto) per poi passare a quelle raggruppate, nella maggioranza dei casi, in 'opere di sei ciascuna', per finire con il caso 'controverso' della sinfonia G 500, presente nell'unica fonte a stampa (dell'editore Grangé, datata 1767) dalla qual Picquot, primo biografo di Boccherini, trasse una copia manoscritta, conservata a Washington, nella Libreria del Congresso.

Nel suo saggio, Luca Aversano esamina l'italianità dello stile nelle sinfonie di Boccherini, e, nel successivo, German Labrador, l'estraneità della sinfonia boccheriniana al contesto spagnolo, dove il musicista visse per anni e dove le sue sinfonie, tranne qualcuna, non furono mai eseguite in pubblico.
Una indagine importante è rivolta all'esame delle parti orchestrali ed al conseguente lavoro dei copisti di Boccherini, come anche alle edizioni a stampa delle stesse.

Nei due saggi seguenti si esaminano aspetti molto particolari. Il primo a firma Alessandro Mastropietro – studioso che si è formato nel Conservatorio aquilano dove abbiamo insegnato per alcuni decenni e che sta facendo una brillante carriera – prende in esame una sinfonia in particolare, dominando bellamente l'arte della subitilitas alla base di ogni ricerca musicologica che si rispetti; mentre nel secondo ci si addentra in un aspetto particolarmente interessante forse anche nuovo. La drammaturgia nel movimento di esordio delle sinfonie - che ci ha fatto venire in mente un altro caso, analogo, sotto questo aspetto, e riguardante Domenico Scarlatti, anch'egli 'relegato' nella penisola iberica, prima di Boccherini, e lontano, ma solo apparentemente, dalle origini drammaturgiche familiari, per trafficare con i suoi 'esercizi' per gravicembalo, nei quali studiosi di fama hanno rintracciato poi stilemi teatrali.

Ed altro ancora, per la gioia della scoperta di Boccherini, prima di finire con il catalogo 'tematico' delle sinfonie ed i vari indici, preceduti da una nota discografica, nella quale spiccano, come ovvio, esecutori italiani.



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