Abbiamo perso la Ludo/ l'abbiamo persa, non la troviamo/ chi la trova ci faccia sapere/ della Ludo, trallala.
A parte il tono scherzoso della filastrocca, noi non scherziamo affatto, perchè la perdita della Ludo ci ha procurato parecchie notti insonni. La Ludo è naturalmente Ludovica Purini, figlia del famoso architetto, sposata Rossi; e chi altri se non Lei? L' abbiamo conosciuta anni fa quando in Campidoglio si presentò con Veltroni - più o meno una decina d'anni fa - alla vigilia della venuta a Roma di Claudio Abbado con l'Orchestra di Lucerna, per una sorta di 'Lucerna a Roma'. La Ludo, allora una sconosciuta, aveva raccolto dalle sue amiche un pò di soldi per metterli nella cassa di Santa Cecilia, onde far fronte alla spesa non indifferente della trasferta della grande orchestra. In concomitanza di quella sua uscita pubblica come mecenate della musica, la Ludo aveva fondato a Roma una 'Compagnia per la musica in Roma', il cui sito ufficiale a distanza di non molti anni e della poco intensa attività, è oggi in disarmo e abbandono.
Eppure la Ludo in questi anni non è stata con le mani in mano, ne ha tentate tante, anche in campi diversi. Che vanno dall'innamoramento per la causa venezuelana di Abreu, con le orchestre giovanili, sbocciata contemporaneamente alla passione per Abbado, poi annacquatasi; alla istituzione di un 'Concerto per l'11 settembre', allo scopo di non dimenticare - che però non ci ha fatto dimenticare neanche quella esilarante sua rappresentazione in video, sul sito della 'Compagnia per la musica' con un inglese assai improbabile, per lanciare appelli dalle strade di New York. E poi altre esperienze, alcune non proprio esaltantti, almeno per noi, di cui ha dato spesso notizia fotografica Dagospia, nel suo irresistibile 'cafonal', a seguito delle quali avevamo dato per esaurita quella sua vena di protettrice dell'arte e delle buone cause. Invece.
Adesso la Ludo riciccia per tentare l'ennesima capriola: catapultarsi sulla poltrona di vertice del 'Palazzo delle Esposizioni da cui dipendono anche la 'Scuderie del Quirinale', fiore all'occhiello delle mostre a Roma. Per tale poltrona la Ludo ritiene evidentemente di avere in mano buone carte da giocare.
Solo che quelle sue carte pare non siano state prese in considerazione se è vero che la decisione il comico duo Barca-Marino, sembra averla presa, facendo sedere su quella poltrona Franco Bernabè come presidente. Il quale Bernabè ha parecchia esperienza in tale settore essendo stato al vertic delle Biennale e del MART di Trento e Rovereto per molti anni. Per la poltrona di direttore generale si sta per annunciare la nomina di un tecnico nella materia propria dell'istituzione romana; e, anche per questa seconda possibilità, sembra che la Ludo non abbia in numeri per spuntarla. Che deve fare allora la Ludo? Senza scoraggiarsi, deve attendere il prossimo giro, in qualunque altro campo, per giocarsi le sue belle carte.
P.S. La Ludovica la ritroviamo, con grande nostra sorpresa unita a incontenibile gioia, a L'Aquila nel consiglio direttivo della Società di concerti 'Barattelli', nominatavi dal Consiglio di amministrazione alla fine del 2013, con durata biennale. Chi ce l'ha chiamata? Giorgio Battistelli. Fa figo! Perchè la Ludovica, con la sua Compagnia per la Musica in Roma, aveva finanziato (in parte) l'allora fulminante progetto di Battistelli, direttore della Biennale Musica all'epoca, di commissionare ad un compositore inglese che fa tanto figo, Michael Nyman, i 'Versetti lussuriosi' dell'Aretino. Che resteranno nella storia della musica, della committenza pubblica e privata.
mercoledì 12 febbraio 2014
Ludovica in Esposizione
lunedì 10 febbraio 2014
Profanata la Galleria Borghese
Qualche giorno fa su tutti i giornali trovava grande evidenza la notizia che stava nascendo una nuova associazione di mecenati allo scopo di raccogliere fondi per la Galleria Borghese - forse il più bel museo italiano - che non aveva nella sua dotazione economica i soldi per la custodia e per il restauro dei suoi meravigliosi tesori. Iniziativa lodevolissima, avviata da una giovane signora spagnola, naturalizzata italiana per via di matrimonio, Maite Carpio in Bulgari, la quale ormai va considerata a tutti gli effetti una protettrice dell 'arte in Italia. Inutile dire che in questa associazione,m come del resto nelle altre già promosse, alcune per fini caritatevoli ( Agenda Sant'Egidio) è riuscita a raccogliere molti paperoni italiani che non hanno ancora il pelo sul cuore e riescono a fare la mossetta di mettere la mano in tasca - nella loro di tasca - per tiravi fuori un pò di soldi.
Oggi però viene fuori che per la cena di inaugurazione dell'associazione, ospitata nella galleria, non s'è badato a spese, addossando tubi innocenti e tende ai monumenti ed alla galleria. Una vera VERGOGNA.
Molti anni fa si gridò allo scandalo quando l'Arena allestì una rappresentazione di Aida in Egitto, nel sito delle Piramidi, senza rispettare quei grandi monumenti, come risultò dalle foto pubblicate dai giornali, dalle quali si vedevano anche allora tubi innocenti addossati ai monumenti, in taluni casi anche danneggiati. Allora si gridò allo scandalo. Oggi? Ci sembra che solo Repubblica ( nella 'romana') parli dello sconcio. Gli altri tacciono per non dare del cafone e del barbaro a ciascuno degli organizzatori e dei partecipanti alla magnata, all'ombra del Museo.
Verrebbe da chiedersi: i soldi raccolti basteranno almeno a restaurare le opere danneggiate?
E la Coliva, anch'ella partecipe all'Associazione, non ha nulla da dire?
La Coliva, direttrice della Galleria Borghese, all'indomani della denuncia, se l'è presa con Repubblica affermando che in quella serata, come in tante altre organizzate in galleria pro galleria, sono state rispettate le regole. Vogliamo crederle.
Però ci piacerebbe sapere quanto hanno sganciato i ricconi che fanno parte dell'associazione, perché da analoghe iniziative è venuto fuori che sono quasi sempre abbastanza tirchi. E poi sarebbe interessante sapere anche chi ha curato il catering della serata. Noi un sospetto lo abbiamo. Ma è solo un sospetto e temiamo di sbagliarci, altrimenti lo diremmo.
Oggi un altro giornale torna sull'argomento, 'Il fatto quotidiano', che si scaglia contro coloro che credono di poter comprare, con i loro soldi, anche la bellezza che, invece, appartiene a tutti, ed addita alla loro attenzione la diversa cura dell'arte che si realizza in altre nazioni, dalla Francia agli Stati Uniti.
Oggi però viene fuori che per la cena di inaugurazione dell'associazione, ospitata nella galleria, non s'è badato a spese, addossando tubi innocenti e tende ai monumenti ed alla galleria. Una vera VERGOGNA.
Molti anni fa si gridò allo scandalo quando l'Arena allestì una rappresentazione di Aida in Egitto, nel sito delle Piramidi, senza rispettare quei grandi monumenti, come risultò dalle foto pubblicate dai giornali, dalle quali si vedevano anche allora tubi innocenti addossati ai monumenti, in taluni casi anche danneggiati. Allora si gridò allo scandalo. Oggi? Ci sembra che solo Repubblica ( nella 'romana') parli dello sconcio. Gli altri tacciono per non dare del cafone e del barbaro a ciascuno degli organizzatori e dei partecipanti alla magnata, all'ombra del Museo.
Verrebbe da chiedersi: i soldi raccolti basteranno almeno a restaurare le opere danneggiate?
E la Coliva, anch'ella partecipe all'Associazione, non ha nulla da dire?
La Coliva, direttrice della Galleria Borghese, all'indomani della denuncia, se l'è presa con Repubblica affermando che in quella serata, come in tante altre organizzate in galleria pro galleria, sono state rispettate le regole. Vogliamo crederle.
Però ci piacerebbe sapere quanto hanno sganciato i ricconi che fanno parte dell'associazione, perché da analoghe iniziative è venuto fuori che sono quasi sempre abbastanza tirchi. E poi sarebbe interessante sapere anche chi ha curato il catering della serata. Noi un sospetto lo abbiamo. Ma è solo un sospetto e temiamo di sbagliarci, altrimenti lo diremmo.
Oggi un altro giornale torna sull'argomento, 'Il fatto quotidiano', che si scaglia contro coloro che credono di poter comprare, con i loro soldi, anche la bellezza che, invece, appartiene a tutti, ed addita alla loro attenzione la diversa cura dell'arte che si realizza in altre nazioni, dalla Francia agli Stati Uniti.
Suggerimenti di un cantastorie
Un nostro assiduo lettore ci segnala, dopo aver letto i nostri ultimi post sui compensi, alcune anomalie, anzi mancanze. Il lettore in questione è nostro confratello: un cantastorie. Ci segnala , ad esempio , che nel sito dell'Accademia Filarmonica Romana, compaiono nella sezione amministrazione trasparente, solo i dati di Baratta presidente (che prende zero Euro, forse ci si dovrà rivolgere al sito della Biennale per capire in che misura già grava sulle casse pubbliche; grava già per 130.000 Euro, non una enormità, tutti i suoi direttori artistici sono meglio compensati ed anche il direttore generale. Ma vuoi mettere il presidente) e di Cesare Mazzonis che prende un'elemosina ( 7.000 Euro) e ci dice come mai non ci sono i dati del direttore generale della produzione e dell'assistente alla direzione artistica, citando nomi e cognomi degli interessati, presenti nell'organigramma e assenti nel settore dell'amministrazione. Già, come mai, presidente Baratta?
E poi ci consiglia di guardare il sito della IUC, altra benemerita storica istituzione musicale della capitale. Lì, addirittura, la pagina dell'amministrazione trasparente è in 'CONTRUZIONE' (crasi di : confusione e costruzione?). Nell'organigramma si notano due 'Fortuna' presenti. Una non bastava? Giusta osservazione.
Siamo poi andati a vedere altri siti importanti per constatare de visu se le rispettive istituzioni avevano ottemperato alla legge che prescriveva la pubblicazione entro il 1 febbraio. Va sottolineato che in alcune di esse, la voce 'amministrazione trasparente' è messa in maniera da risultare il meno visibile, ma poi i dati ci sono: ad esempio GOG genovese, Unione musicale Torino, Amici della Musica Perugia, i compensi dei rispettivi direttore artistici( Borgonovo, Pugliaro, Batisti) vanno da 51 a 57 mila Euro annui. Compensi , possiamo dire equi, se uno fa veramente il direttore artistico ed è impegnato nella formulazione del calendario ed anche nella organizzazione dei singoli concerti.
Ma navigando da un sito all'altro, si scoprono delle anomalie. Ad esempio, a Bologna, Gavazzeni , critico musicale de Il Giornale, sul quale anche noi abbiamo scritto per oltre un decennio, riceve oltre 30.000 Euro come compenso per la cura dei programmi di sala. Ciò che ci colpisce è però il fatto che lui fa di mestiere il critico musicale, il che a noi sembra una'anomalia. Faccia il musicologo per il teatro o il critico per Il Giornale, non tutt'e due le cose.
E ciò riporta a galla un problema che da sempre abbiamo sollevato: e cioè la situazione anomala di coloro che fanno contemporaneamente due mestieri in evidente conflitto di interessi, perché sarebbe come se uno facesse contemporaneamente il medico ed il becchino, senza che nessuno dei rappresentanti delle due onorevoli professioni si offenda.
Ma tutto questo accade perchè il Ministero emana leggi e regolamenti e poi non controlla. Quante sono ancora le istituzioni che non hanno pubblicato tali dati? che si aspetta a dire a coloro che non l'hanno fatto entro il 1 febbraio, che quest'anno non avranno diritto a ricevere lo stesso finanziamento dell'anno passato. Almeno una multa, altrimenti la solita storia delle leggi che esistono, ma che nessuno fa osservare. E in Italia questo è un costume antico.
E poi ci consiglia di guardare il sito della IUC, altra benemerita storica istituzione musicale della capitale. Lì, addirittura, la pagina dell'amministrazione trasparente è in 'CONTRUZIONE' (crasi di : confusione e costruzione?). Nell'organigramma si notano due 'Fortuna' presenti. Una non bastava? Giusta osservazione.
Siamo poi andati a vedere altri siti importanti per constatare de visu se le rispettive istituzioni avevano ottemperato alla legge che prescriveva la pubblicazione entro il 1 febbraio. Va sottolineato che in alcune di esse, la voce 'amministrazione trasparente' è messa in maniera da risultare il meno visibile, ma poi i dati ci sono: ad esempio GOG genovese, Unione musicale Torino, Amici della Musica Perugia, i compensi dei rispettivi direttore artistici( Borgonovo, Pugliaro, Batisti) vanno da 51 a 57 mila Euro annui. Compensi , possiamo dire equi, se uno fa veramente il direttore artistico ed è impegnato nella formulazione del calendario ed anche nella organizzazione dei singoli concerti.
Ma navigando da un sito all'altro, si scoprono delle anomalie. Ad esempio, a Bologna, Gavazzeni , critico musicale de Il Giornale, sul quale anche noi abbiamo scritto per oltre un decennio, riceve oltre 30.000 Euro come compenso per la cura dei programmi di sala. Ciò che ci colpisce è però il fatto che lui fa di mestiere il critico musicale, il che a noi sembra una'anomalia. Faccia il musicologo per il teatro o il critico per Il Giornale, non tutt'e due le cose.
E ciò riporta a galla un problema che da sempre abbiamo sollevato: e cioè la situazione anomala di coloro che fanno contemporaneamente due mestieri in evidente conflitto di interessi, perché sarebbe come se uno facesse contemporaneamente il medico ed il becchino, senza che nessuno dei rappresentanti delle due onorevoli professioni si offenda.
Ma tutto questo accade perchè il Ministero emana leggi e regolamenti e poi non controlla. Quante sono ancora le istituzioni che non hanno pubblicato tali dati? che si aspetta a dire a coloro che non l'hanno fatto entro il 1 febbraio, che quest'anno non avranno diritto a ricevere lo stesso finanziamento dell'anno passato. Almeno una multa, altrimenti la solita storia delle leggi che esistono, ma che nessuno fa osservare. E in Italia questo è un costume antico.
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domenica 9 febbraio 2014
Nastasi lo smemorato. Muti e Abbado, ancora fratelli
Chi glielo ha chiesto? Nastasi senza essere interrogato - 'excusatio non petita, accusatio manifesta', dicevano i latini - precisa, a Valerio Cappelli sul 'Corriere' di oggi, che l'Orchestra Cherubini riceve dal ministero identico contributo dell'Orchestra Mozart, cioè 300.000 Euro. Come a dire, non c'è mai stato nessun occhio di riguardo o preferenza per l'una o l'altra orchestra, naturalmente sempre a favore di quella di Muti, la Cherubini. Falso! Oggi è così, ma non lo è stato sempre. In anni passati, la Cherubini veniva finanziata con ben altri soldi, anche con il contributo di ARCUS, mentre la Mozart prendeva, quando le prendeva, le briciole che cadevano dalla tavola del Ministero, imbandita per Nastasi e soci. Oggi la Mozart è in grave difficoltà, semplicemente perchè la sua esistenza era troppo legata ad Abbado, alla cui morte - ma il dramma si presentò già in tutta la sua tragicità, al ricomparire in maniera violenta della sua malattia - una sentenza di chiusura definitiva sembrerebbe pendere anche sulla testa della povera 'Mozart'. Insomma data la instabilità di questi organismi non è automatico che 'morto un direttore se ne fa un altro' come avviene in ben altri ambienti, dove immediatamente sostituiscono il defunto regnante, e non è raro che il sostituto sia migliore del sostituito.
La notizia di oggi è che Muti dirigerà, il prossimo 30 giugno, un concerto in ricordo di Claudio Abbado, a Ravenna, nel festival di sua (di Muti) moglie Cristina, il Ravenna Festival, mettendo inseme la Cherubini e la Mozart, come del resto aveva lasciato fare ad Abbado qualche anno fa quando gli aveva imprestato la sua Cherubini per il 'Te Deum' di Berlioz.
Possiamo parlare in tutta sincerità, senza inutili pudori , come richiederebbe, secondo un galateo di maniera, la memoria del defunto direttore? Se questo fair play i due direttori l'avessero mostrato da sempre, se ne sarebbe avvantaggiata la vita musicale e i giovani componenti delle due compagini orchestrali, ma anche i giornali, almeno i più idioti - che sono la maggioranza - che non avrebbero più avuto giustificazione alcuna per il tempo perso a ricamare sopra le invidiuzze dei due.
Ai quali, senza mezzi termini, va detto che quel loro slancio verso i giovani, avrebbero deivuto indirizzarlo anche altrove, spingendoli a salire almeno una volta, sul podio, ad esempio, dell'Orchestra 'Verdi', la gloriosa orchestra di Milano ( che sia Abbado che Muti conoscevano bene!) fondata da Delman, negli anni duri che ha attraversato in passato. I giovani della 'Verdi' erano forse diversi da quelli della Cherubini e della Mozart? Nessuno dei due può avere alcuna giustificazione.
E, infine, andiamo fino in fondo: non sarebbe stato opportuno che sia Muti che Abbado lavorassero con le due orchestre giovanili sempre e solo GRATUITAMENTE? Forse che quei compensi erano indispensabili alla sopravvivenza? Non sappiamo se qualche volta l'abbiano fatto. Se sì, siamo contenti e riconoscenti. Ma certamente non l'hanno fatto sempre, come ci convincono due notizie che riguardano rispettivamente l'uno e l'altro e che ci sono rimaste impresse - negativamente - nella memoria.
A Roma Muti diresse un concerto al Senato alcuni anni fa. Era a Vienna per le 'Nozze' mozartiane, un aereo privato lo prelevò condusse a Roma e lo riportò a Vienna. Si scrisse che quel concerto costò la bellezza di 300.000 Euro. Una bella sommetta! Andò all'orchestra ed a sostenere le spese?
Sempre alcuni anni fa - lo scrisse L'Unità - Abbado diresse a Bologna i 'Brandeburghesi' e il suo cachet era di 100.000 Euro.
Ciò non ci impedisce di riconoscere ad Abbado il nobile gesto di devolvere alla Scuola di Musica di Fiesole il suo vitalizio di senatore a vita, sebbene giunto quando ormai le sue condizioni di salute facevano temere il peggio.
La notizia di oggi è che Muti dirigerà, il prossimo 30 giugno, un concerto in ricordo di Claudio Abbado, a Ravenna, nel festival di sua (di Muti) moglie Cristina, il Ravenna Festival, mettendo inseme la Cherubini e la Mozart, come del resto aveva lasciato fare ad Abbado qualche anno fa quando gli aveva imprestato la sua Cherubini per il 'Te Deum' di Berlioz.
Possiamo parlare in tutta sincerità, senza inutili pudori , come richiederebbe, secondo un galateo di maniera, la memoria del defunto direttore? Se questo fair play i due direttori l'avessero mostrato da sempre, se ne sarebbe avvantaggiata la vita musicale e i giovani componenti delle due compagini orchestrali, ma anche i giornali, almeno i più idioti - che sono la maggioranza - che non avrebbero più avuto giustificazione alcuna per il tempo perso a ricamare sopra le invidiuzze dei due.
Ai quali, senza mezzi termini, va detto che quel loro slancio verso i giovani, avrebbero deivuto indirizzarlo anche altrove, spingendoli a salire almeno una volta, sul podio, ad esempio, dell'Orchestra 'Verdi', la gloriosa orchestra di Milano ( che sia Abbado che Muti conoscevano bene!) fondata da Delman, negli anni duri che ha attraversato in passato. I giovani della 'Verdi' erano forse diversi da quelli della Cherubini e della Mozart? Nessuno dei due può avere alcuna giustificazione.
E, infine, andiamo fino in fondo: non sarebbe stato opportuno che sia Muti che Abbado lavorassero con le due orchestre giovanili sempre e solo GRATUITAMENTE? Forse che quei compensi erano indispensabili alla sopravvivenza? Non sappiamo se qualche volta l'abbiano fatto. Se sì, siamo contenti e riconoscenti. Ma certamente non l'hanno fatto sempre, come ci convincono due notizie che riguardano rispettivamente l'uno e l'altro e che ci sono rimaste impresse - negativamente - nella memoria.
A Roma Muti diresse un concerto al Senato alcuni anni fa. Era a Vienna per le 'Nozze' mozartiane, un aereo privato lo prelevò condusse a Roma e lo riportò a Vienna. Si scrisse che quel concerto costò la bellezza di 300.000 Euro. Una bella sommetta! Andò all'orchestra ed a sostenere le spese?
Sempre alcuni anni fa - lo scrisse L'Unità - Abbado diresse a Bologna i 'Brandeburghesi' e il suo cachet era di 100.000 Euro.
Ciò non ci impedisce di riconoscere ad Abbado il nobile gesto di devolvere alla Scuola di Musica di Fiesole il suo vitalizio di senatore a vita, sebbene giunto quando ormai le sue condizioni di salute facevano temere il peggio.
sabato 8 febbraio 2014
De Martino via. Emma Dante professore. La brutta storia del Palladium. Biscardi a Bari. Saggese e il ballerino. Letto sulla stampa di domenica 9 febbraio 2014
Possiamo dirlo che la notizia del licenziamento di De Martino dall'Opera di Roma ci può far sperare che giustizia si può fare, almeno in qualche caso? De Martino all'indomani della sua 'cacciata' come Sovrintendente - al suo posto arrivò Fuortes - riprese il suo ruolo di direttore generale, incarico che aveva al suo arrivo nel teatro, prima di essere nominato sovrintendente, con la benedizione di Alemanno ed anche Muti - diciamola tutta. Il suo nuovo contratto, quinquennale, prevedeva il compenso annuo di 180.000 Euro. In cinque anni, per fare due conti, l'Opera al dissipatore di fondi pubblici (10 milioni ed oltre di deficit nel solo esercizio 2013) assicurava emolumenti per quasi 1 milione di Euro. Bella ricompensa! Ora De Martino va a casa, e dovrà cercarsi un altro lavoro. Quei compensi chi glieli dà, dopo Alemanno? Ma come ha fatto a fare quel buco enorme ? Portavoce Cappelli ( Corriere della Sera): 'Ci sono state scelte artistiche sbagliate, come il giovanile 'Rienzi' wagneriano'. Le scelte artistiche sbagliate e l'amministrazione allegra erano tante;
andrebbe riesaminata l'intera gestione, e le consulenze inutili e costose, cui in questi ultimi giorni i sindacati fanno riferimento. Adesso Fuortes può lavorare senza sentirsi sul collo il fiato del 'deficitatore', e l'insulto della sua presenza in teatro, nonostante i danni procurati. Ora dovrebbero cadere anche altre teste, come il direttore artistico, e Muti deve convincersi che avere al fianco persone competenti ed autonome in fondo porta acqua al suo mulino. Purchè Fuortes non faccia arrivare anche a Roma, come ha fatto a Bari, la compagnia di giro che si porta dietro dappertutto. Teme di avere un calo di rendimento da solo, o in ambiente che reputa ostile.
A Bari, Petruzzelli, è prevalsa la scelta 'pugliese', con la nomina di Biscardi di Monopoli, a sovrintendente, debuttante in tale ruolo. Biscardi per anni, forse più di un decennio, è stato direttore artistico a Cagliari, e negli ultimi tempi ha lavorato a fianco di Abbado con la Mozart ( forse un suggerimento di Meli, amico del maestro e compagno di lavoro in gioventù della figlia del maestro, Alessandra, e sovrintende a Cagliari un tempo, con Biscardi direttore artistico, ora tornato per la seconda volta sul luogo del delitto:deficit).
Si è dato, finalmente, a Dante, Emma ciò che le spetta. Insegnare teatro nella sua città, Palermo, dove la precedente amministrazione l'aveva praticamente dimenticata, anzi esclusa. Forse sarà una delle cose buone per ricordare il sindaco Orlando; e forse riuscirà a farci dimenticare il probabile imminente ritorno del suo assessore Giambrone al timone del Teatro Massimo, dove era già stato già sovrintendente nella precedente amministrazione Orlando.
Il Palladium senza soldi che licenzia dalla direzione artistica la Fondazione RomaEuropa (Grifasi-Veaute), nelle stesse giornate in cui Emma Dante presenta il suo ultimo spettacolo è una brutta storia. Non ci sono soldi, il teatro torna a Roma Tre che ne è la proprietaria; poi, dal cilindro della Regione ( Assessorato alla formazione) sbuca fuori una dotazione per aprirvi una scuola. RomaEuropa commenta 'che scuola?', e sfodera i numeri delle sua passata positiva gestione. Assicurazioni per il futuro, promesse sia dalla Regione che dal Comune, il cui assessore Barca, è il principale imputato di questa come di tante altre criticità culturali della Capitale. Sembra una storia , brutta bruttissima, tutta interna alla sinistra. Mentre - ci è concesso un piccolo suggerimento? - non sarebbe ora che anche nelle istituzioni culturali della città, come RomaEuropa ed altre , ci fosse un ricambio al vertice? Mica possono credersi eterni.
Infine Saggese. per via del ballerino di tango scritturato per far danzare nell'aria i futuri astronauti. E' una delle tante troppe anomalie dell'ASI ( Agenzia Spaziale Italiana) presieduta dall'ingegnere elettronico Saggese, del quale abbiamo appreso dai giornali che deve la sua nomina all'amicizia, nata sui banchi di scuola, con Maurizio Gasparri. Sì, lui che fa nominare il capo dell'ASI che, a sua volta dà da mangiare a tutti gli amici, e spende a spande soldi pubblici. Ma non bastava mantenere Gasparri, del quale non abbiamo ancora capito che ruolo (mestiare) svolga, ci voleva anche Saggese? Anche lui dimesso.
andrebbe riesaminata l'intera gestione, e le consulenze inutili e costose, cui in questi ultimi giorni i sindacati fanno riferimento. Adesso Fuortes può lavorare senza sentirsi sul collo il fiato del 'deficitatore', e l'insulto della sua presenza in teatro, nonostante i danni procurati. Ora dovrebbero cadere anche altre teste, come il direttore artistico, e Muti deve convincersi che avere al fianco persone competenti ed autonome in fondo porta acqua al suo mulino. Purchè Fuortes non faccia arrivare anche a Roma, come ha fatto a Bari, la compagnia di giro che si porta dietro dappertutto. Teme di avere un calo di rendimento da solo, o in ambiente che reputa ostile.
A Bari, Petruzzelli, è prevalsa la scelta 'pugliese', con la nomina di Biscardi di Monopoli, a sovrintendente, debuttante in tale ruolo. Biscardi per anni, forse più di un decennio, è stato direttore artistico a Cagliari, e negli ultimi tempi ha lavorato a fianco di Abbado con la Mozart ( forse un suggerimento di Meli, amico del maestro e compagno di lavoro in gioventù della figlia del maestro, Alessandra, e sovrintende a Cagliari un tempo, con Biscardi direttore artistico, ora tornato per la seconda volta sul luogo del delitto:deficit).
Si è dato, finalmente, a Dante, Emma ciò che le spetta. Insegnare teatro nella sua città, Palermo, dove la precedente amministrazione l'aveva praticamente dimenticata, anzi esclusa. Forse sarà una delle cose buone per ricordare il sindaco Orlando; e forse riuscirà a farci dimenticare il probabile imminente ritorno del suo assessore Giambrone al timone del Teatro Massimo, dove era già stato già sovrintendente nella precedente amministrazione Orlando.
Il Palladium senza soldi che licenzia dalla direzione artistica la Fondazione RomaEuropa (Grifasi-Veaute), nelle stesse giornate in cui Emma Dante presenta il suo ultimo spettacolo è una brutta storia. Non ci sono soldi, il teatro torna a Roma Tre che ne è la proprietaria; poi, dal cilindro della Regione ( Assessorato alla formazione) sbuca fuori una dotazione per aprirvi una scuola. RomaEuropa commenta 'che scuola?', e sfodera i numeri delle sua passata positiva gestione. Assicurazioni per il futuro, promesse sia dalla Regione che dal Comune, il cui assessore Barca, è il principale imputato di questa come di tante altre criticità culturali della Capitale. Sembra una storia , brutta bruttissima, tutta interna alla sinistra. Mentre - ci è concesso un piccolo suggerimento? - non sarebbe ora che anche nelle istituzioni culturali della città, come RomaEuropa ed altre , ci fosse un ricambio al vertice? Mica possono credersi eterni.
Infine Saggese. per via del ballerino di tango scritturato per far danzare nell'aria i futuri astronauti. E' una delle tante troppe anomalie dell'ASI ( Agenzia Spaziale Italiana) presieduta dall'ingegnere elettronico Saggese, del quale abbiamo appreso dai giornali che deve la sua nomina all'amicizia, nata sui banchi di scuola, con Maurizio Gasparri. Sì, lui che fa nominare il capo dell'ASI che, a sua volta dà da mangiare a tutti gli amici, e spende a spande soldi pubblici. Ma non bastava mantenere Gasparri, del quale non abbiamo ancora capito che ruolo (mestiare) svolga, ci voleva anche Saggese? Anche lui dimesso.
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giovedì 6 febbraio 2014
Il giallo del compenso di Lissner alla Scala. Ed altri gialli
Insomma a fine giornata, ieri, il giallo del compenso di Stéphane Lissner alla Scala non è giunto a soluzione. Il Corriere della Sera riportava la ragguardevole cifra di Euro 507.000; Il Messaggero ( fonte MIBACT), invece, la sbalorditiva cifra di 817.000 Euro. Non serve chiedersi da dove è venuta la cifra pubblicata sul sito del Ministero. Dalla Scala. Perché, allora, dalla Scala - fonte del Corriere - dicono 507.000?
Il problema è che , se anche quella del Ministero fosse esagerata, addirittura errata, quella che avrebbe fornito la Scala al Corriere sarebbe ugualmente errata. Perché, è bene ricordarlo, quando nell'estate del 2012 si parlò del compenso di Lissner, che aveva fatto il beau geste di autoridursi lo stipendio, venne fuori che le due voci del suo stipendio erano 450.000 +150.000 Euro. Dunque 600.000 Euro, centesimo più centesimo meno. Questo s'era venuto a sapere da una intervista della Aspesi - da sempre avvocato d'ufficio di Lissner - al Sovrintendente . Il quale, dicendo ancora qualche inesatteza, dichiarava che 'il suo compenso per le mansioni di sovrintendente e direttore artistico, ammontava a Euro 14.500 Euro netti mensili. E che il 1.000.000 di Euro circa, di cui s'era parlato, lui non l'aveva mai visto. E rispondeva piccato a coloro i quali - tra cui Formigoni, quello delle vacanze pagate, delle ville comprate a saldo e di tutte le altre irregolarità che pian piano sarebbero venute fuori dalle indagini della magistratura - denunciavano che il suo stipendio era troppo alto, che quello stipendio era stato concordato ( proposto? almeno avallato) da Regione (Formigoni), Provincia e Comune ( Moratti) all'atto della sua chiamata a Milano. Dunque avevano tutti, compreso Formigoni, buone ragioni per tacere.
Bando a queste questioni che tuttavia non sono secondarie perché gettano non poche ombre sulla correttezza dei comportamenti e delle dichiarazioni pubbliche, è bene ricordare che il suo predecessore al timone del Piermarini, e cioè Carlo Fontana, aveva uno stipendio annuo di 180.000 Euro. Tre volte meno di Lissner o addirittura cinque. Poi Lissner ha una macchina ( giustificazione: è offerta dalla BMW per farsi pubblicità) ed ha un bell'appartamento in centro a Milano , costo 85.000 Euro ( giustificazione:lo hanno tutti quelli che vengono a lavorare a Milano da fuori. Chi non vorrebbe andare a lavorare alla Scala, a queste condizioni?). Il problema dell'appartamento , o dell'hotel - la cosa non cambia - che non compare nei compensi dei supermanager riguarda tutti coloro i quali sono chiamati a lavorare in una città lontana da quella di residenza).
Va ricordato anche che Lissner è il più pagato sovrintendente fra i più grande teatri d'Europa, ed è secondo solo a Peter Gelb del Metropolitan di New York che guadagna 1.400.000 dollari ( ma il MET è finanziato da privati, che è una differenza sostanziale). Nicolas Joel ( Parigi) guadagna 360.000; Tony Hall (Londra ) 205.000 sterline; Dominique Meyer ( Vienna) 260.000; Gérard Mortier ( Madrid) 250.000 (questi dati vennero raccolti nell'estate del 2012). Da non dimenticare che si tratta dei maggiori e forse unici, grandi teatri europei, quelli delle capitali, e non di uno dei tanti finanziati con soldi pubblici come avviene in Italia, dove non è facile venire a capo delle ragioni per cui c'è enorme disparità fra i compensi da teatro a teatro?
Perchè, si dirà, specie in una situazione di grave crisi proprio dell'intero settore, Lissner, Cagli, ( fino a pochi mesi fa avremmo dovuto metterci la Colombo che, a Firenze, aveva uno stipendio di 300.000 Euro),Girondini, e mettiamoci anche Fuortes ( Auditorium di Roma) devono esser più pagati degli altri? Perchè non si sono autoridotti gli stipendi, crisi perdurando? Non sono interrogativi moralistici, semplicemente frutto di consapevolezza ed anche di civile buon senso.
Quei compensi sono da mettere in relazione all'entità dei bilanci degli enti? No. Delle responsabilità ? Neppure. Dei risultati? Manco a dirlo. Anzi, quando i supermanager vanno via dopo aver fatto danni, si trova sempre qualche paracadute per premiarli (il caso di De Martino all'Opera di Roma GRIDA VENDETTA. Ma si tratta solo del caso più fresco, nel recente passato nessuna azione di responsabilità è stata promossa, ad esempio, contro Lanza Tomasi, Giambrone, Colombo,Tutino - sono quelli che ci vengono in mente - che hanno abbandonato i rispettivi timoni poco prima che le loro navi musicali affondassero.
Insomma non ci sono parametri in base ai quali quantificare i rispettivi compensi; e il Ministero e l'infaticabile ed inaffondabile Nastasi, direttore generale, non sembra vogliano porvi rimedio. Qualche ragione forse c'è. Ad esempio, la giovane moglie del direttore generale Nastasi, da lui messa a guidare il Museo del Teatro San Carlo, pare percepisca uno stipendio di 6.000 Euro ( fonte: Dagospia, sempre informata) che è più o meno lo stipendio che prende Nicola Sani, nelle sue funzioni di direttore artistico al Comunale di Bologna, potrebbe essere una ragione, seppur piccola? Al ministro ed al suo direttore generale sembra normale una cosa simile? Un altro caso. Pensate voi che uno, uno solo dei direttori delle nostre grandi biblioteche nazionali abbia lo stesso stipendio di Annalisa Bini che ha un incarico simile,ma nella più ridotta Accademia di santa Cecilia, e cioè 105.000 Euro annui?
Il principio malsano alla base di questi anomali compensi è il medesimo sul quale hanno basato il loro futuro coloro i quali, anche per breve tempo, occupano cariche politiche. Chi ha avuto quella fortuna, a differenza di tutti i poveri cristi di tutte le categorie, non avrà più problemi economici, perchè quelli lo Stato crede di doverglieli risolvere in partenza. Anzi, se non lo Stato in prima persona, se li risolvono gli stessi amministratori che, con l'avallo dei rispettivi CdA, si danno quei compensi.
Il problema è che , se anche quella del Ministero fosse esagerata, addirittura errata, quella che avrebbe fornito la Scala al Corriere sarebbe ugualmente errata. Perché, è bene ricordarlo, quando nell'estate del 2012 si parlò del compenso di Lissner, che aveva fatto il beau geste di autoridursi lo stipendio, venne fuori che le due voci del suo stipendio erano 450.000 +150.000 Euro. Dunque 600.000 Euro, centesimo più centesimo meno. Questo s'era venuto a sapere da una intervista della Aspesi - da sempre avvocato d'ufficio di Lissner - al Sovrintendente . Il quale, dicendo ancora qualche inesatteza, dichiarava che 'il suo compenso per le mansioni di sovrintendente e direttore artistico, ammontava a Euro 14.500 Euro netti mensili. E che il 1.000.000 di Euro circa, di cui s'era parlato, lui non l'aveva mai visto. E rispondeva piccato a coloro i quali - tra cui Formigoni, quello delle vacanze pagate, delle ville comprate a saldo e di tutte le altre irregolarità che pian piano sarebbero venute fuori dalle indagini della magistratura - denunciavano che il suo stipendio era troppo alto, che quello stipendio era stato concordato ( proposto? almeno avallato) da Regione (Formigoni), Provincia e Comune ( Moratti) all'atto della sua chiamata a Milano. Dunque avevano tutti, compreso Formigoni, buone ragioni per tacere.
Bando a queste questioni che tuttavia non sono secondarie perché gettano non poche ombre sulla correttezza dei comportamenti e delle dichiarazioni pubbliche, è bene ricordare che il suo predecessore al timone del Piermarini, e cioè Carlo Fontana, aveva uno stipendio annuo di 180.000 Euro. Tre volte meno di Lissner o addirittura cinque. Poi Lissner ha una macchina ( giustificazione: è offerta dalla BMW per farsi pubblicità) ed ha un bell'appartamento in centro a Milano , costo 85.000 Euro ( giustificazione:lo hanno tutti quelli che vengono a lavorare a Milano da fuori. Chi non vorrebbe andare a lavorare alla Scala, a queste condizioni?). Il problema dell'appartamento , o dell'hotel - la cosa non cambia - che non compare nei compensi dei supermanager riguarda tutti coloro i quali sono chiamati a lavorare in una città lontana da quella di residenza).
Va ricordato anche che Lissner è il più pagato sovrintendente fra i più grande teatri d'Europa, ed è secondo solo a Peter Gelb del Metropolitan di New York che guadagna 1.400.000 dollari ( ma il MET è finanziato da privati, che è una differenza sostanziale). Nicolas Joel ( Parigi) guadagna 360.000; Tony Hall (Londra ) 205.000 sterline; Dominique Meyer ( Vienna) 260.000; Gérard Mortier ( Madrid) 250.000 (questi dati vennero raccolti nell'estate del 2012). Da non dimenticare che si tratta dei maggiori e forse unici, grandi teatri europei, quelli delle capitali, e non di uno dei tanti finanziati con soldi pubblici come avviene in Italia, dove non è facile venire a capo delle ragioni per cui c'è enorme disparità fra i compensi da teatro a teatro?
Perchè, si dirà, specie in una situazione di grave crisi proprio dell'intero settore, Lissner, Cagli, ( fino a pochi mesi fa avremmo dovuto metterci la Colombo che, a Firenze, aveva uno stipendio di 300.000 Euro),Girondini, e mettiamoci anche Fuortes ( Auditorium di Roma) devono esser più pagati degli altri? Perchè non si sono autoridotti gli stipendi, crisi perdurando? Non sono interrogativi moralistici, semplicemente frutto di consapevolezza ed anche di civile buon senso.
Quei compensi sono da mettere in relazione all'entità dei bilanci degli enti? No. Delle responsabilità ? Neppure. Dei risultati? Manco a dirlo. Anzi, quando i supermanager vanno via dopo aver fatto danni, si trova sempre qualche paracadute per premiarli (il caso di De Martino all'Opera di Roma GRIDA VENDETTA. Ma si tratta solo del caso più fresco, nel recente passato nessuna azione di responsabilità è stata promossa, ad esempio, contro Lanza Tomasi, Giambrone, Colombo,Tutino - sono quelli che ci vengono in mente - che hanno abbandonato i rispettivi timoni poco prima che le loro navi musicali affondassero.
Insomma non ci sono parametri in base ai quali quantificare i rispettivi compensi; e il Ministero e l'infaticabile ed inaffondabile Nastasi, direttore generale, non sembra vogliano porvi rimedio. Qualche ragione forse c'è. Ad esempio, la giovane moglie del direttore generale Nastasi, da lui messa a guidare il Museo del Teatro San Carlo, pare percepisca uno stipendio di 6.000 Euro ( fonte: Dagospia, sempre informata) che è più o meno lo stipendio che prende Nicola Sani, nelle sue funzioni di direttore artistico al Comunale di Bologna, potrebbe essere una ragione, seppur piccola? Al ministro ed al suo direttore generale sembra normale una cosa simile? Un altro caso. Pensate voi che uno, uno solo dei direttori delle nostre grandi biblioteche nazionali abbia lo stesso stipendio di Annalisa Bini che ha un incarico simile,ma nella più ridotta Accademia di santa Cecilia, e cioè 105.000 Euro annui?
Il principio malsano alla base di questi anomali compensi è il medesimo sul quale hanno basato il loro futuro coloro i quali, anche per breve tempo, occupano cariche politiche. Chi ha avuto quella fortuna, a differenza di tutti i poveri cristi di tutte le categorie, non avrà più problemi economici, perchè quelli lo Stato crede di doverglieli risolvere in partenza. Anzi, se non lo Stato in prima persona, se li risolvono gli stessi amministratori che, con l'avallo dei rispettivi CdA, si danno quei compensi.
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mercoledì 5 febbraio 2014
Ricominciamo da Caracalla
Ricominceremo da Caracalla. Detto così - esattamente come l'ha detto il nuovo sovrintendente dell'Opera Fuortes, indicando da dove vuole cominciare la rivoluzione che renderà il suo teatro
'più grande e più bello che pria' - sembra che voglia affidarsi al mestiere più antico del mondo per rimpinguare le casse del teatro, giacché Caracalla voleva dire...quando noi eravamo ragazzi, voleva dire a quei tempi 'puttane', adesso non sappiamo.
Fatto sta che Fuortes vuole rivoluzionare Caracalla, tornando all'antico, a quella grande platea popolare, che può rendere in una città come Roma che ha d'estate tanti turisti, molti dei quali mettono nel pacchetto viaggi, una sera a Caracalla, per vedere ed ascoltare l'opera, in uno scenario che non ha pari al mondo, e se non più bello perfino dell'Arena di verona, senz'altro più suggestivo.
Chi infatti frequenta Caracalla sa che ogni sera giungono fiumane di spettatori, in parte italiani della provincia, ma in buona parte anche stranieri. Secondo Fuortes quella platea di 4000 posti può essere aumentata. Per fare cosa se poi non si è in grado di riempirla? L'estate scorsa, a fronte di una ventina di serate, vi sono stati 40.000 spettatori in tutto, quando avrebbero potuto essercene sulle 80.000.
Ma Caracalla, le grandiose terme romane, non rappresentava l'opera popolare un tempo, da quando nel '37 venne utilizzata la prima volta per spettacoli d'opera?
Caracalla era nata come vasta arena estiva popolare. E, diciamo che a questa vocazione non era venuta mai meno, neanche quando aveva dovuto traslocare il suo palcoscenico per non recare offesa al monumento.
Poi è arrivata la svolta intellettuale, dell'epoca Vlad, Alessio, avallata da Muti, senza il cui assenso nulla si fa in teatro, anche quando lui è a Chicago. Quando Vlad annunciò l'intento di trasformare Caracalla in un festival chic, noi obiettammo che caracalla Cra un'altra cosa. E infatti s'è visto. Nonostante i proclami dell'ufficio stampa, cantore delle gesta di De Martino, amplificate da Corriere e Messaggero, le stagioni alle terme sono state disastrose sotto il profilo delle entrate; ancor più disastrose quando hanno voluto presentare spettacoli che con le terme operistiche non avevano nulla da spartire: Monteverdi/Battistelli/Martone; Pucell/Muti Chiara; Kleiber/Cappelli/Pizzi. Spettacoli costosi, in un ambiente delle terme raccolto per un pubblico che in tutte le recite non arrivava complessivamente neanche a duemila unità.
Un analogo esperimento, abortito per fortuna, lo volle impiantare all'Arena di Verona Giorgio Battistelli, ora nel CdA dell'Opera, e all'epoca direttore artistico. Basta con gli spettacoli popolari, aveva detto. Che peccato, anche intelligenze sopraffine non capiscono che la vocazione di un luogo non può esser tradita, pena disastri finanziari. L'Arena ebbe fortuna, perchè Battistelli se ne andò quasi subito, mentre Vlad resta all'Opera. Ma Fuortes ha la forza per far sconfessare a Vlad e allo stesso Muti la fallimentare svolta chic di Caracalla? Sarà in grado di approntare in tempo un cartellone che ben si adatti allo spettacolo all'aperto, fra rovine monumentali? I titoli che piacciono tanto a Vlad e che sono onnipresenti nella stagione al Costanzi, dove non sembra che funzionino , perchè al Costanzi tutto funziona solo quando c'è Muti sul podio - troppo poco! - devono girare alla larga da Caracalla.
E, comunque, ci sembra che Fuortes sia tuttora incapace di fare un piano di riforme, e che giri alla larga dall'argomento centrale che è la stagione teatrale, il cartellone, i costi.
'più grande e più bello che pria' - sembra che voglia affidarsi al mestiere più antico del mondo per rimpinguare le casse del teatro, giacché Caracalla voleva dire...quando noi eravamo ragazzi, voleva dire a quei tempi 'puttane', adesso non sappiamo.
Fatto sta che Fuortes vuole rivoluzionare Caracalla, tornando all'antico, a quella grande platea popolare, che può rendere in una città come Roma che ha d'estate tanti turisti, molti dei quali mettono nel pacchetto viaggi, una sera a Caracalla, per vedere ed ascoltare l'opera, in uno scenario che non ha pari al mondo, e se non più bello perfino dell'Arena di verona, senz'altro più suggestivo.
Chi infatti frequenta Caracalla sa che ogni sera giungono fiumane di spettatori, in parte italiani della provincia, ma in buona parte anche stranieri. Secondo Fuortes quella platea di 4000 posti può essere aumentata. Per fare cosa se poi non si è in grado di riempirla? L'estate scorsa, a fronte di una ventina di serate, vi sono stati 40.000 spettatori in tutto, quando avrebbero potuto essercene sulle 80.000.
Ma Caracalla, le grandiose terme romane, non rappresentava l'opera popolare un tempo, da quando nel '37 venne utilizzata la prima volta per spettacoli d'opera?
Caracalla era nata come vasta arena estiva popolare. E, diciamo che a questa vocazione non era venuta mai meno, neanche quando aveva dovuto traslocare il suo palcoscenico per non recare offesa al monumento.
Poi è arrivata la svolta intellettuale, dell'epoca Vlad, Alessio, avallata da Muti, senza il cui assenso nulla si fa in teatro, anche quando lui è a Chicago. Quando Vlad annunciò l'intento di trasformare Caracalla in un festival chic, noi obiettammo che caracalla Cra un'altra cosa. E infatti s'è visto. Nonostante i proclami dell'ufficio stampa, cantore delle gesta di De Martino, amplificate da Corriere e Messaggero, le stagioni alle terme sono state disastrose sotto il profilo delle entrate; ancor più disastrose quando hanno voluto presentare spettacoli che con le terme operistiche non avevano nulla da spartire: Monteverdi/Battistelli/Martone; Pucell/Muti Chiara; Kleiber/Cappelli/Pizzi. Spettacoli costosi, in un ambiente delle terme raccolto per un pubblico che in tutte le recite non arrivava complessivamente neanche a duemila unità.
Un analogo esperimento, abortito per fortuna, lo volle impiantare all'Arena di Verona Giorgio Battistelli, ora nel CdA dell'Opera, e all'epoca direttore artistico. Basta con gli spettacoli popolari, aveva detto. Che peccato, anche intelligenze sopraffine non capiscono che la vocazione di un luogo non può esser tradita, pena disastri finanziari. L'Arena ebbe fortuna, perchè Battistelli se ne andò quasi subito, mentre Vlad resta all'Opera. Ma Fuortes ha la forza per far sconfessare a Vlad e allo stesso Muti la fallimentare svolta chic di Caracalla? Sarà in grado di approntare in tempo un cartellone che ben si adatti allo spettacolo all'aperto, fra rovine monumentali? I titoli che piacciono tanto a Vlad e che sono onnipresenti nella stagione al Costanzi, dove non sembra che funzionino , perchè al Costanzi tutto funziona solo quando c'è Muti sul podio - troppo poco! - devono girare alla larga da Caracalla.
E, comunque, ci sembra che Fuortes sia tuttora incapace di fare un piano di riforme, e che giri alla larga dall'argomento centrale che è la stagione teatrale, il cartellone, i costi.
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