Prima di leggere questo post vi invitiamo a leggerne uno precedente ,sempre in questo blog, datato 19 aprile c.a., nel quale si pubblicano alcune lettere, a firma Domenico Bartolucci, Michelle Campanella ed altri, anonimi, inviate agli Accademici di Santa Cecilia, allora presieduti da Bruno Cagli, per denunciarne alcuni comportamenti insoliti ed anche irregolari nella gestione della celebre istituzione, con particolari riguardanti l'ascesa di Michele Dall'Ongaro in Accademia e la 'promozione/ pressione' di Cagli per far entrare fra gli accademici la dott. Annalisa Bini, senza averne forse le carte del tutto in regola per la promozione ( e perciò più frutto di pressione) ora a capo della Bibliomediateca, generosamente retribuita per tale incarico.
Veniamo ai fatti recenti nei quali la dott. Bini - forse l'unica donna fra gli accademici o una delle pochissimissime - per il suo incarico dirigenziale ha un ruolo decisivo.
Ieri ci siamo recati nella Bibliomediateca, progettata anche quella da Renzo Piano e ben allestita, per restituire dei testi avuti in prestito. All'ingresso ci accoglie l'altolà della direzione la quale tramite cartello, fa sapere che a partire dl 1 ottobre l'ingresso alla Bibiliomediateca può avvenire solo dopo aver acquistato, al prezzo di Euro 30,00 ( 10 per i giovani) la tessera che un tempo veniva data gratis a chi ne faceva richiesta, naturalmente per ragioni di studio - come del resto avviene in qualunque biblioteca che si rispetti, a cominciare dalla Nazionale di Via Castro Pretorio, ancora a Roma.
La cosa ci è parsa molto strana, pensando ai bilanci dell'Accademia, in funzione quasi esclusiva della sua attività concertistica, ed a detrimento di quella didattica e di studio. L'Accademia ci è stato spiegato non ce la fa più a sostenere le spese di gestione della Bibliomediateca e perciò è ricorsa all'obolo della tessera d'ingresso. Che, per quanto possa avere consistenza, quelle spese non potrà mai ricoprire, tanto valeva allora, evitando anche la figuraccia, continuare a lasciare l'ingresso libero a quanti vi si recano per ragioni di studio.
Mesi fa abbiamo scritto un post a difesa della Bibliomediateca, quando un nostro conoscente ci aveva informato che alcuni servizi - come il prestito - l'Accademia non riusciva più a garantirli, scrivemmo allora, dopo esserci andato, che la sua lamentela non corrispondeva a verità e che a noi il prestito era stato dato in tempo debito ecc...
La dott. Bini ci disse più tardi che l'attuale sovrintendente, Michele Dall'Ongaro, con il quale è ben noto quanto deteriorati anzi inesistenti siano i rapporti nostri, aveva apprezzato tale precisazione che metteva fine a false notizie. Ma adesso sia la dott. Bini che Michele Dall'Ongaro certamente non gradiranno quanto stiamo per scrivere perché getta un'ombra sinistra sui principi ai quali ispirano la loro attività in seno all'Accademia ed alla Bibliomediateca.
Andiamo in ordine. Oltre un anno e mezzo fa, ragalammo alla Bibliomediateca alcuni numeri introvabili di Piano Time ed Applausi che mancavano nella collezione della Bibliomediateca, privandocene.
In quella stessa occasione facemmo dono anche di un numero speciale della nostra ultima rivista, cioè MUSIC@, un numero molto particolare che l'ottusità del direttore del Conservatorio dell'Aquila, Piermarini, non ha consentito che fosse stampata, benchè già in tipografia, e che noi abbiamo fatto stampare a nostre spese, in poche copie, ed abbiamo inviato alle più importanti biblioteche italiane che avevano, dal 2007 in avanti e fino alla fine del 2013, ricevuto regolarmente, il noto bimestrale edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila. In quel numero 'VIETATO' comparivano anche le lettere alle quali facevamo riferimento e che abbiamo ripubblicato su questo blog.
Un anno e mezzo fa regalammo quel numero anche alla dott. Bini perchè completasse la collezione della Bibliomediateca. La dott. Bini lo conosceva già, perchè quel numero era stato pubblicato, in rete ,da un noto blog italiano, quello di Luigi Boschi, sul quale si può ancora sfogliare e leggere. ( Ne vale la pena perchè un numero di grande qualità!) e noi stessi l'avevamo inviato in pdf a molti dei destinatari di Music@
Quando siamo tornati, dopo mesi, alla Bibliomediateca ed abbiamo riscontrato che quel numero non era stato ancora catalogato e messo assieme agli altri, abbiamo chiesto ragione alla dott. Bini, la quale ci ha risposto che stavano procedendo alla catalogazione e che presto sarebbe stato conservato dove doveva. Non sulla scrivania della Bini, ben occultato. Alle nostre rimostranze, ci aveva risposto che se lo volevamo indietro ce lo avrebbe volentieri ridato. Naturalmente a noi premeva che quel numero di Music@ completasse la collezione della rivista in Bibliomediateca; noi a casa avevamo una copia del numero in questione.
Ieri, giacchè eravamo di nuovo, dopo sette mesi, nella Bibliomediateca dell'Accademia, siamo andati a controllare se quel numero 'speciale' di Music@ si trovasse al suo posto, e cioè con gli altri del bimestrale. Non sorpresi più di tanto, abbiamo scoperto che quel numero non c'era, e che la dott. Bini, così facendo, aveva assecondato la volontà, inespressa (?), del suo sovrintendente, che non avrebbe sopportato che nella biblioteca dell' istituzione da lui presieduta, comparisse una rivista che lo accusava apertamente, e qualcosa di non proprio positivo azzardava anche a proposito dell'ascesa della dott. Bini. Ed ambedue le accuse non contenute in scritti di nostro pugno, ma in quelle lettere, pesanti come un macigno, cadute sulla gestione 'Cagli' dell'Accademia, a proposito della caldeggiata successione di Dall'Ongaro al vertice di Santa Cecilia , e della 'promozione/pressione, per far accogliere la dott. Bini fra gli Accademici ceciliani.
P.S. Quando la dott. Bini leggerà questo nostro post, che riterrà come una pugnalata alle spalle, quando invece la pugnalata alle spalle l'ha data Lei e il suo capo, alla cultura ed alla ricerca, ci risponderà che Lei quel numero 'speciale' di Music@, l'ha catalogo e messo assieme agli altri ma che qualcuno deve averlo trafugato, portando come prova che altri numeri della stessa rivista, un tempo in dotazione alla Bibliomediateca, ora mancano.
Ma noi non ci meraviglieremmo se scoprissimo che le stesse mani, che non hanno messo quel numero di Music@ al posto che le spettava, sono le stesse che, per camuffare la brutta operazione, hanno fatto, qualche istante dopo, sparire definitivamente, o occultare temporaneamente, anche gli altri numeri mancanti, che noi avevamo, anche quelli, regalato alla Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia.
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venerdì 8 dicembre 2017
Nella Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, a Roma, succedono cose strane
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lunedì 4 agosto 2014
Lettere come macigni piovvero sull'Accademia di Santa Cecilia, nell'estate 2013. Le pubblichiamo integralmente
Lettera
aperta ai colleghi Accademici di Santa Cecilia
Il
canto gregoriano, base della grande civiltà musicale dell'Occidente,
la polifonia sacra e profana, le prime espressioni dell'opera in
musica, l'oratorio sacro che da Carissimi approda a Refice e a Perosi
fanno parte di quella grande tradizione musicale romana alla quale io
ho potuto dare il mio modesto contributo. Le maggiori istituzioni che
nei secoli hanno valorizzato e trasmesso questa tradizione sono la
cappella Musicale Pontificia (Sistina) e la Congregazione dei musici,
poi Accademia di S. Cecilia. Purtroppo, da oltre due decenni la
tradizione musicale romana è totalmente trascurata dalle Istituzioni
locali, in primis dall'Accademia la quale dovrebbe riservare una
parte dei suoi programmi allo studio e all'esecuzione delle
composizioni di questa tradizione della quale peraltro si vanta nei
messaggi promozionali relativi alle proprie attività concertistiche
dove spesso appare il volto di Palestrina, principe della musica.
Basterà ricordare tra le tante omissioni, l'indifferenza riservata
all'anniversario della nascita di Carissimi. Notevole spazio alla
polifonia veniva dato dall'Accademia negli anni '60 quando la
Cappella Sistina da me diretta era presente annualmente nella
stagione dei Concerti. Successivamente, per non doversi avvalere di
una istituzione esterna si pensò a ragione di far eseguire il
repertorio polifonico al Coro dell'Accademia e io stesso per molto
tempo ne ho curato settimanalmente la preparazione in vista di
importanti esecuzioni in ltalia e all'estero. Accanto a questo
impegno ho potuto prestare il mio contributo - spesso gratuitamente -
in diverse occasioni nelle quali l'Accademia ha voluto presentare
miei lavori sinfonico corali. Il tutto ad indicare quanto grande sia
stata la mia affezione per il prestigio di una Istituzione che viveva
in un clima di condivisione, collaborazione e confronto tra gli
Accademici. Per quanto mi riguarda figuro tra di essi come
compositore ma l'Accademia non ha più ravvisato l'opportunità di
programmare niente di mio, né volle salutare con un semplice e
formale biglietto di congratulazioni la mia nomina a cardinale che
non per me ma per l’Istituzione avrebbe dovuto essere di vanto ed
orgoglio! Confesso che mi avrebbe fatto piacere poter condividere con
voi tale evento del tutto inatteso. Questa assenza di attenzione, ai
limiti del dispregio, contrasta con le reiterate e spontanee promesse
di inserire mie musiche nella programmazione, espresse più volte
nell'ultimo decennio con forte impegno a me o ai miei collaboratori,
specialmente in occasione delle elezioni per il rinnovo della carica
di Presidente... A 96 anni e come Accademico più anziano di nomina -
nel 2015 saranno 50 anni - mi sento in dovere di esternare a voi
queste considerazioni personali con le quali non desidero tanto
lamentare il trattamento a me riservato del quale poco mi importa,
quanto invitarvi a una seria riflessione sul futuro dell'Istituzione
di cui tutti e ciascuno di noi siamo parte essenziale. Con rammarico
noto che diversi colleghi non prendono parte, forse per disaffezione,
alle votazioni, che lo spirito di condivisione del quale accennavo
poco sopra è da tempo sparito, che fra le proposte di nuovi
accademici appaiono a volte nomi del tutto inappropriati, e che non è
più possibile discutere della programmazione la quale ci viene
comunicata senza poter esprimere alcun parere. Profondo disagio mi è
stato manifestato da vari colleghi anche per le recenti votazioni del
Consiglio di Amministrazione tenutesi per alzata di mano e non a
scrutinio segreto. Non è questo lo spirito di una Istituzione che
dovrebbe tenere in massima considerazione il corpo degli Accademici,
ma solo con l'impegno di tutti sarà forse possibile sanare una
situazione che molti non ritengono più compatibile con la storia e
le peculiarità dell'Accademia di Santa Cecilia. Con i migliori
auguri.
Domenico
Bartolucci
(Roma, 26 giugno 2013)
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
colleghi,
mi
è giunta come credo a tutti voi la lettera del M° Bartolucci che
francamente non mi sarei mai aspettato, dando per scontato che lui
potesse essere più o meno in linea con l'attuale gestione
dell'Accademia. In realtà questo viene palesemente smentito e il
fatto che una tale personalità abbia espresso una critica aperta
cosi puntuale mi rallegra e mi rafforza nelle mie opinioni critiche
che purtroppo non posso esprimere con la stessa franchezza. Il
trattamento personale che è stato riservato al Maestro non è
comunque un’eccezione e non mi meraviglia, poiché specie dopo le
ultime elezioni dovremmo sapere tutti quante promesse e quante
telefonate siano state fatte a molti di noi al fine di guadagnarsi -
in un modo che lascio a voi definire - un voto che forse senza tali
manovre non si sarebbe espresso. Prendendo spunto dall'accaduto e
dalle elezioni dei nuovi accademici che ricorreranno da qui a pochi
giorni mi sento di invitare TUTTl a votare, poiché TUTTI facciamo
parte di questo corpo e dobbiamo sentire la responsabilità di come
l'Accademia viene gestita ed amministrata senza disinteressarcene.
Personalmente ritengo che un segnale forte sia quello di votare
scheda bianca anche per non permettere che ancora una volta, a causa
dell'assenza di molti di noi, siano elette senza il necessario ampio
consenso alcune persone verso le quali si può avere la massima stima
e considerazione per l'operato svolto, ma che non hanno i giusti
requisiti per far parte del corpo degli Accademici. Questo potrebbe
costituire l'inizio di un percorso critico costruttivo per il futuro.
Mi dispiace dover rimanere nell'ombra e di questo mi scuso con tutti
ma la situazione presente non lascia spazio ad un confronto libero e
sereno tra di noi.
Lettera
non firmata
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
e stimati colleghi,
le
tre lettere che ho ricevuto in queste ultime settimane mi hanno fatto
molto riflettere sulla situazione attuale della nostra Accademia.
Sono accademico da molti anni, un riconoscimento di cui sono
orgoglioso, ma con molta e fraterna sincerità devo dirvi che il
contenuto delle lettere ha risvegliato dentro di me, e spero in molti
di noi, quella parte di coscienza etica e morale che per molto tempo
si è assopita. Alle ultime elezioni ho votato il nostro attuale
Presidente, come ho sempre fatto, confesso che la tentazione di
votare Battistelli è stata molto forte, ma alla fine mi sono
lasciato convincere dalle parole del nostro Presidente che mi ha
fatto previsioni catastrofiche qualora ci fosse stato un cambiamento
di Presidenza.
Durante
la campagna elettorale sono state fatte promesse a molti di noi, di
suonare, di essere eseguito, di pubblicare, di dirigere…Promesse
quasi mai rispettate tranne con quelle persone che possono tornare
utili al nostro Presidente, per esempio creare crediti con i nuovi
Accademici oppure assecondare i capricci artistici ed economici di
Abbado… Pollini…
Per
molti di noi Accademici è umiliante essere considerati come coloro
che chiedono sempre, ma ricordiamoci che il nostro Presidente non ci
risparmia mai le sue continue false lamentele per un ruolo che vuole
e che conserva da vent’anni e che non vuole assolutamente lasciare.
Sono
contrariato dalla promozione/pressione che il Presidente ha fatto per
far eleggere la Dottoressa Bini. Come pure trovo inelegante e
inopportuno come il Presidente sta preparando la sua successione nel
segno della continuazione con un imbarazzante appoggio
all’onnipresente Dall’Ongaro che con la sua spropositata
ambizione ci è stato presentato come “persona affidabile e utile,
nipote di Claudio Abbado e dirigente Rai… e quindi porta un po’
di denaro nelle casse dell’Accademia” ( queste sono parole tue,
Presidente).
Ai
miei tempi si diventava Accademici per meriti artistici e non perché
si è nipoti di… o dirigenti Rai. No, caro Bruno, questa volta non
ti seguo. Hai aperto le porte dell’Accademia a politici e
imprenditori per restare ben radicato sulla tua poltrona e rimango
basito quando vedo alcuni Accademici che ti applaudono per quello che
hai fatto. E’ paradossale!
Il
nostro presidente in alcune occasioni critiche o di tensione ha fatto
chiedere ad altri Accademici un segno di conferma e fiducia per la
sua persona e per il suo operato e questo è stato chiesto per alzata
di mano. Come pure ha fatto eleggere gli Accademici dell’attuale
CDA proponendo ai pochi presenti all’Assemblea di farlo per alzata
di mano. Queste sono situazioni dove il voto deve essere sempre a
scrutinio segreto, senza l’ipocrisia e la farsa di chiedere agli
Accademici cosa preferiscono fare, offrendo loro una falsa libertà
di scelta. E’ una questione di trasparenza e di correttezza.
Purtroppo
anch’io, come il ‘collega anonimo’ non ho la forza di firmare
questa lettera e credetemi mi dispiace molto. Questo è il clima che
ci troviamo a vivere all’interno della nostra Accademia, temere di
esprimere le proprie opinioni e poi di pagarne le conseguenze. Mi
auguro che in futuro possa esserci un vero cambiamento per il bene
della nostra Accademia.
PS.
Come sapete il nostro amico Sergio Perticaroli è molto malato e vi
assicuro che non è in grado di poter compilare nessuna scheda.
Lettera
non firmata
(10 luglio 2013)
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
Colleghi,
il
risultato più triste della presidenza Cagli è la disaffezione che
si è diffusa tra noi. Ormai la vita dell'Accademia è cosa che
riguarda un'esigua minoranze di colleghi, mentre la gran parte di noi
si tiene lontana dalle occasioni in cui viene deciso il futuro
dell'istituzione: perché partecipare quando si conosce già il
risultato? Alla vigilia delle scorse elezioni vi avevo inviato una
lettera che qualcuno di voi forse ricorderà, nella quale auspicavo
una svolta che recuperasse all'Accademia una vitalità, un dinamismo
indispensabili alla sua sopravvivenza. Così esponendomi, mi sono
condannato alle proscrizione: infatti sono stato escluso dal
cartellone dei concerti sine die. A quanto mi risulta, non sono il
solo a ricevere tale trattamento. Scrivo questo per dirvi che l'altra
faccia delle promesse elettorali (sistematicamente elargite, assai
spesso non mantenute) è l'isolamento. Chi non vota per il Presidente
o per i candidati che lui suggerisce, merita una punizione.......
Spero anch'io come il Cardinale Bartolucci e il nostro anonimo
collega che sia arrivato il momento di prendere coscienza della
necessità di una forte reazione alla decadenza etica nella quale
l'Accademia sta affondando. La causa principale di essa è
l’affezione al potere, che si autoalimenta in assenza di
un'energica dialettica interna e che non teme di ledere la dignità
degli Accademici attraverso atteggiamenti degni della peggiore
politica. Che brutta aria che si respira in Accademia! Non
rassegniamoci al suo declino! Vostro
Michele Campanella
Al
Presidente e agli Accademici di Santa Cecilia
e
p.c. ai
Professori del Coro e dell'Orchestra, al
Collegio dei Revisori
Cari
colleghi,
dopo
la pausa estiva desidero nuovamente rivolgermi a Voi per alcuni
necessari chiarimenti riguardo alla lettera da me inviata prima
dell'estate. Anzitutto voglio ringraziare i colleghi che mi hanno
telefonato e scritto, manifestando comprensione e condivisione dei
contenuti da me sollevati. Non credevo che un così grande numero di
accademici condividesse le mie stesse perplessità sulla situazione.
Come sapete, alla mia sono seguite due lettere anonime e la minuta di
Campanella. Le lettere anonime mi hanno amareggiato. Vi rendete conto
di cosa significa scrivere una lettera e non volerla firmare?
Significa trovarsi in una situazione di disagio, dove il dialogo ed
il confronto sereno si avverte come non possibile; significa essere
consapevoli che uscire allo scoperto può determinare conseguenze che
non si vogliono affrontare quali l'emarginazione e l'esclusione.
Verso questi colleghi che sono sicuramente più giovani di me e
impegnati nella loro professione non mi sento di esprimere in alcun
modo biasimo o critica per non averci fatto conoscere i loro nomi, ma
piuttosto comprensione. Ben più esplicito è stato Campanella che
come me ha voluto rendere noto quanto a lui personalmente accaduto e
le tristi conseguenze alle quali è andato incontro. Di esse mi
dispiace. Sono certo che tutti voi abbiate compreso l'ampiezza della
mia critica sull'attuale situazione dell'Accademia una critica che è
molto difficile restringere alla caricatura di un compositore che si
lamenta poiché non viene eseguito... Caro Presidente, i miei lavori
sono stati eseguiti in Accademia fin dal 1963 e sono soddisfatto di
quanto ho potuto fare per questa Istituzione, senza dover mai andare
a pietire alcunché per l'esecuzione delle mie musiche e per tutte le
volte che sono stato invitato a dirigere concerti di polifonia. Ed è
proprio qui che voglio chiarire a tutti in modo definitivo quanto mi
è capitato personalmente. Caro Presidente, dopo la scomparsa di
Luciano Berio, tua sponte, sei venuto da me con delle bottiglie di
champagne prima delle elezioni che ti videro nuovamente a capo
dell'Accademia presentandomi il tuo desiderio di affidarmi delle
esecuzioni di Palestrina (parlavi della Missa Esacordalis, ricordi?).
Tutto questo è caduto nel vuoto come anche la Commissione su
Palestina nella quale hai voluto inserirmi. Sono mai venuto a
ricordartelo? No. Da quell'incontro sono ripresi i nostri contatti
anche riguardo alla mia musica e credo che per un accademico
compositore sia umana e legittima l'aspirazione ad essere eseguito.
Tu però ogni anno promettevi, salvo poi dire che quello successivo
fosse già occupato dalla programmazione fatta da Berio... Questo
ritornello ti ha giovato per un po' di tempo, ma ti rammento che
anche prima delle ultime elezioni sei sempre tu che hai telefonato
per prendere contatto con me, e il Dott. Biciocchi, Segretario
Generale della Fondazione che porta il mio nome e con il quale spesso
vi siete incontrati, è venuto nel tuo ufficio e ha scritto “CAGLI"
sulla scheda elettorale sotto i tuoi occhi. Tu stesso gli confidavi
che nella prima votazione non eri stato eletto poiché "due
scemi" - parole tue - si erano auto votati (mi pare di ricordare
che Perticaroli e Petracchi presero un voto ciascuno dunque forse ti
riferivi a loro) e che Battistelli non era capace “nemmeno di
organizzare un concerto” per cui con lui l'Accademia sarebbe
precipitata in chissà quale catastrofica situazione. Nello stesso
incontro ti impegnavi con una stretta di mano ad eseguire il mio
Stabat Mater dando il tutto come cosa fatta e dicendo: "è un
impegno che prendo con lei, che mi importa io intanto programmo, poi
chi viene dopo di me se lo trova". A quanto so, telefonasti
seduta stante ad un tuo collaboratore dicendo che c'era lì pronta la
partitura di Bartolucci da mandare in produzione. Dunque come vedi il
tutto è partito da te e dal tuo modo di fare che apprendo essere
abbastanza comune. Lo scorso l0 luglio quando hai rincontrato il
Dott. Biciocchi che recapitava le mie schede in Via Vittoria per la
votazione, ti sei lamentato della mia lettera definendola
"menzognera" e gli hai chiesto se c'era qualche impegno
formale disatteso da parte tua. Beh!, caro Presidente, questo lo
giudico della più estrema gravità. E’ vero, sì, sulla carta non
hai preso alcun impegno formale, ma nella mia etica di vita e
professionale quanto hai fatto e detto è formale allo stesso modo.
Anche l'avergli ribattuto: "Si, avevo promesso!" come a
dire che dopo la mia lettera tale impegno non contava più nulla mi
fa rabbrividire. Chi ti dà questo potere su di noi? Chi ti concede
questa autorità di mortificarci nelle nostre aspirazioni umane ed
artistiche, di disattendere ad impegni che tu stesso prendi? Chi ti
consente di considerarci soggetti utili in campagna elettorale e poi
non più? Cosa conta per te la parola data? Riguardo a questa
situazione ti chiedo la cortesia se puoi, di non lavarti le mani con
due parole, descrivendomi come un povero compositore mortificato
perché non lo sono affatto. Il non essere eseguito in Accademia può
dispiacermi, ma l'essere preso in giro in questo modo è
inaccettabile. Peraltro rendo noto che nel mese di luglio u.s. ho
presentato la richiesta di ricevere a mezzo mail, fax o posta copia
dei verbali delle ultime tre Assemblee degli Accademici e, appena
approvato, di quella del l0 luglio. La documentazione mi è stata
negata dall'Accademia a motivo di “ovvie ragioni di riservatezza”
che impedirebbero l'invio di verbali, disponibili per la
consultazione presso la sede dell'Auditorium. Pur ritenendo molto
strana tale ragione di riservatezza che impedirebbe di spedire dei
verbali ad un accademico, lo scorso 3 settembre ho rinnovato la
domanda, delegando il mio Segretario a recarsi presso detta Sede. Ad
oggi non so ancora quando potrò essere accontentato e messo in
condizione di poter esercitare i miei diritti e i miei doveri. Per
coscienza riformulo espressamente la richiesta ai sensi e per gli
effetti della legge che consente l’ "accesso agli atti",
con la motivazione di voler comprendere i dubbi da molti verbalmente
sollevati circa un possibile conflitto di interesse e/o
incompatibilità esistenti, quale ad esempio quella eventuale del
collega Michele dall' Ongaro che, a prescindere dalla stima che
merita, è stato eletto Consigliere d'Amministrazione e Vice
Presidente pur conservando i numerosi ruoli - a dire di molti
confliggenti - che ricopre in ambito musicale (tra gli altri
Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e
Responsabile della Programmazione Musicale di RAI Radio-Tre). Poiché
alcuni colleghi si sono lamentati con me riguardo a ventilate altre
deleghe recentemente attribuite allo stesso Maestro e, pare,
ulteriormente confliggenti, desidero documentarmi su quanto accaduto
nelle ultime assemblee. Il nostro Statuto - sull'osservanza del quale
vigila il Collegio dei Revisori - prevede infatti l'astensione per il
consigliere di amministrazione che ha rapporti di dipendenza con
persone ed enti che possano avere interessi in conflitto con quelli
della Fondazione (art. 7). Caro Presidente, io ormai sono vecchio e
purtroppo la mia salute precaria non mi permette di venire a far
sentire la mia voce di persona come sai che farei, ma questo scritto
vuole costituire l'ultimo mio intervento su una situazione penosa che
ha determinato prostrazione, disaffezione e malessere all'interno di
una delle più prestigiose realtà musicali del nostro Paese, ove
figurano i più illustri musicisti italiani. Mi hai profondamente
deluso poiché con il tuo operato hai costretto molti accademici ad
una umiliazione che nessuno di noi merita ed hai contribuito al
decadimento dell'Accademia intitolata a Santa Cecilia patrona della
musica sacra.
Con
richiesta di protocollo.
Domenico
Bartolucci
( Roma,26 giugno 2013)
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giovedì 6 febbraio 2014
Il giallo del compenso di Lissner alla Scala. Ed altri gialli
Insomma a fine giornata, ieri, il giallo del compenso di Stéphane Lissner alla Scala non è giunto a soluzione. Il Corriere della Sera riportava la ragguardevole cifra di Euro 507.000; Il Messaggero ( fonte MIBACT), invece, la sbalorditiva cifra di 817.000 Euro. Non serve chiedersi da dove è venuta la cifra pubblicata sul sito del Ministero. Dalla Scala. Perché, allora, dalla Scala - fonte del Corriere - dicono 507.000?
Il problema è che , se anche quella del Ministero fosse esagerata, addirittura errata, quella che avrebbe fornito la Scala al Corriere sarebbe ugualmente errata. Perché, è bene ricordarlo, quando nell'estate del 2012 si parlò del compenso di Lissner, che aveva fatto il beau geste di autoridursi lo stipendio, venne fuori che le due voci del suo stipendio erano 450.000 +150.000 Euro. Dunque 600.000 Euro, centesimo più centesimo meno. Questo s'era venuto a sapere da una intervista della Aspesi - da sempre avvocato d'ufficio di Lissner - al Sovrintendente . Il quale, dicendo ancora qualche inesatteza, dichiarava che 'il suo compenso per le mansioni di sovrintendente e direttore artistico, ammontava a Euro 14.500 Euro netti mensili. E che il 1.000.000 di Euro circa, di cui s'era parlato, lui non l'aveva mai visto. E rispondeva piccato a coloro i quali - tra cui Formigoni, quello delle vacanze pagate, delle ville comprate a saldo e di tutte le altre irregolarità che pian piano sarebbero venute fuori dalle indagini della magistratura - denunciavano che il suo stipendio era troppo alto, che quello stipendio era stato concordato ( proposto? almeno avallato) da Regione (Formigoni), Provincia e Comune ( Moratti) all'atto della sua chiamata a Milano. Dunque avevano tutti, compreso Formigoni, buone ragioni per tacere.
Bando a queste questioni che tuttavia non sono secondarie perché gettano non poche ombre sulla correttezza dei comportamenti e delle dichiarazioni pubbliche, è bene ricordare che il suo predecessore al timone del Piermarini, e cioè Carlo Fontana, aveva uno stipendio annuo di 180.000 Euro. Tre volte meno di Lissner o addirittura cinque. Poi Lissner ha una macchina ( giustificazione: è offerta dalla BMW per farsi pubblicità) ed ha un bell'appartamento in centro a Milano , costo 85.000 Euro ( giustificazione:lo hanno tutti quelli che vengono a lavorare a Milano da fuori. Chi non vorrebbe andare a lavorare alla Scala, a queste condizioni?). Il problema dell'appartamento , o dell'hotel - la cosa non cambia - che non compare nei compensi dei supermanager riguarda tutti coloro i quali sono chiamati a lavorare in una città lontana da quella di residenza).
Va ricordato anche che Lissner è il più pagato sovrintendente fra i più grande teatri d'Europa, ed è secondo solo a Peter Gelb del Metropolitan di New York che guadagna 1.400.000 dollari ( ma il MET è finanziato da privati, che è una differenza sostanziale). Nicolas Joel ( Parigi) guadagna 360.000; Tony Hall (Londra ) 205.000 sterline; Dominique Meyer ( Vienna) 260.000; Gérard Mortier ( Madrid) 250.000 (questi dati vennero raccolti nell'estate del 2012). Da non dimenticare che si tratta dei maggiori e forse unici, grandi teatri europei, quelli delle capitali, e non di uno dei tanti finanziati con soldi pubblici come avviene in Italia, dove non è facile venire a capo delle ragioni per cui c'è enorme disparità fra i compensi da teatro a teatro?
Perchè, si dirà, specie in una situazione di grave crisi proprio dell'intero settore, Lissner, Cagli, ( fino a pochi mesi fa avremmo dovuto metterci la Colombo che, a Firenze, aveva uno stipendio di 300.000 Euro),Girondini, e mettiamoci anche Fuortes ( Auditorium di Roma) devono esser più pagati degli altri? Perchè non si sono autoridotti gli stipendi, crisi perdurando? Non sono interrogativi moralistici, semplicemente frutto di consapevolezza ed anche di civile buon senso.
Quei compensi sono da mettere in relazione all'entità dei bilanci degli enti? No. Delle responsabilità ? Neppure. Dei risultati? Manco a dirlo. Anzi, quando i supermanager vanno via dopo aver fatto danni, si trova sempre qualche paracadute per premiarli (il caso di De Martino all'Opera di Roma GRIDA VENDETTA. Ma si tratta solo del caso più fresco, nel recente passato nessuna azione di responsabilità è stata promossa, ad esempio, contro Lanza Tomasi, Giambrone, Colombo,Tutino - sono quelli che ci vengono in mente - che hanno abbandonato i rispettivi timoni poco prima che le loro navi musicali affondassero.
Insomma non ci sono parametri in base ai quali quantificare i rispettivi compensi; e il Ministero e l'infaticabile ed inaffondabile Nastasi, direttore generale, non sembra vogliano porvi rimedio. Qualche ragione forse c'è. Ad esempio, la giovane moglie del direttore generale Nastasi, da lui messa a guidare il Museo del Teatro San Carlo, pare percepisca uno stipendio di 6.000 Euro ( fonte: Dagospia, sempre informata) che è più o meno lo stipendio che prende Nicola Sani, nelle sue funzioni di direttore artistico al Comunale di Bologna, potrebbe essere una ragione, seppur piccola? Al ministro ed al suo direttore generale sembra normale una cosa simile? Un altro caso. Pensate voi che uno, uno solo dei direttori delle nostre grandi biblioteche nazionali abbia lo stesso stipendio di Annalisa Bini che ha un incarico simile,ma nella più ridotta Accademia di santa Cecilia, e cioè 105.000 Euro annui?
Il principio malsano alla base di questi anomali compensi è il medesimo sul quale hanno basato il loro futuro coloro i quali, anche per breve tempo, occupano cariche politiche. Chi ha avuto quella fortuna, a differenza di tutti i poveri cristi di tutte le categorie, non avrà più problemi economici, perchè quelli lo Stato crede di doverglieli risolvere in partenza. Anzi, se non lo Stato in prima persona, se li risolvono gli stessi amministratori che, con l'avallo dei rispettivi CdA, si danno quei compensi.
Il problema è che , se anche quella del Ministero fosse esagerata, addirittura errata, quella che avrebbe fornito la Scala al Corriere sarebbe ugualmente errata. Perché, è bene ricordarlo, quando nell'estate del 2012 si parlò del compenso di Lissner, che aveva fatto il beau geste di autoridursi lo stipendio, venne fuori che le due voci del suo stipendio erano 450.000 +150.000 Euro. Dunque 600.000 Euro, centesimo più centesimo meno. Questo s'era venuto a sapere da una intervista della Aspesi - da sempre avvocato d'ufficio di Lissner - al Sovrintendente . Il quale, dicendo ancora qualche inesatteza, dichiarava che 'il suo compenso per le mansioni di sovrintendente e direttore artistico, ammontava a Euro 14.500 Euro netti mensili. E che il 1.000.000 di Euro circa, di cui s'era parlato, lui non l'aveva mai visto. E rispondeva piccato a coloro i quali - tra cui Formigoni, quello delle vacanze pagate, delle ville comprate a saldo e di tutte le altre irregolarità che pian piano sarebbero venute fuori dalle indagini della magistratura - denunciavano che il suo stipendio era troppo alto, che quello stipendio era stato concordato ( proposto? almeno avallato) da Regione (Formigoni), Provincia e Comune ( Moratti) all'atto della sua chiamata a Milano. Dunque avevano tutti, compreso Formigoni, buone ragioni per tacere.
Bando a queste questioni che tuttavia non sono secondarie perché gettano non poche ombre sulla correttezza dei comportamenti e delle dichiarazioni pubbliche, è bene ricordare che il suo predecessore al timone del Piermarini, e cioè Carlo Fontana, aveva uno stipendio annuo di 180.000 Euro. Tre volte meno di Lissner o addirittura cinque. Poi Lissner ha una macchina ( giustificazione: è offerta dalla BMW per farsi pubblicità) ed ha un bell'appartamento in centro a Milano , costo 85.000 Euro ( giustificazione:lo hanno tutti quelli che vengono a lavorare a Milano da fuori. Chi non vorrebbe andare a lavorare alla Scala, a queste condizioni?). Il problema dell'appartamento , o dell'hotel - la cosa non cambia - che non compare nei compensi dei supermanager riguarda tutti coloro i quali sono chiamati a lavorare in una città lontana da quella di residenza).
Va ricordato anche che Lissner è il più pagato sovrintendente fra i più grande teatri d'Europa, ed è secondo solo a Peter Gelb del Metropolitan di New York che guadagna 1.400.000 dollari ( ma il MET è finanziato da privati, che è una differenza sostanziale). Nicolas Joel ( Parigi) guadagna 360.000; Tony Hall (Londra ) 205.000 sterline; Dominique Meyer ( Vienna) 260.000; Gérard Mortier ( Madrid) 250.000 (questi dati vennero raccolti nell'estate del 2012). Da non dimenticare che si tratta dei maggiori e forse unici, grandi teatri europei, quelli delle capitali, e non di uno dei tanti finanziati con soldi pubblici come avviene in Italia, dove non è facile venire a capo delle ragioni per cui c'è enorme disparità fra i compensi da teatro a teatro?
Perchè, si dirà, specie in una situazione di grave crisi proprio dell'intero settore, Lissner, Cagli, ( fino a pochi mesi fa avremmo dovuto metterci la Colombo che, a Firenze, aveva uno stipendio di 300.000 Euro),Girondini, e mettiamoci anche Fuortes ( Auditorium di Roma) devono esser più pagati degli altri? Perchè non si sono autoridotti gli stipendi, crisi perdurando? Non sono interrogativi moralistici, semplicemente frutto di consapevolezza ed anche di civile buon senso.
Quei compensi sono da mettere in relazione all'entità dei bilanci degli enti? No. Delle responsabilità ? Neppure. Dei risultati? Manco a dirlo. Anzi, quando i supermanager vanno via dopo aver fatto danni, si trova sempre qualche paracadute per premiarli (il caso di De Martino all'Opera di Roma GRIDA VENDETTA. Ma si tratta solo del caso più fresco, nel recente passato nessuna azione di responsabilità è stata promossa, ad esempio, contro Lanza Tomasi, Giambrone, Colombo,Tutino - sono quelli che ci vengono in mente - che hanno abbandonato i rispettivi timoni poco prima che le loro navi musicali affondassero.
Insomma non ci sono parametri in base ai quali quantificare i rispettivi compensi; e il Ministero e l'infaticabile ed inaffondabile Nastasi, direttore generale, non sembra vogliano porvi rimedio. Qualche ragione forse c'è. Ad esempio, la giovane moglie del direttore generale Nastasi, da lui messa a guidare il Museo del Teatro San Carlo, pare percepisca uno stipendio di 6.000 Euro ( fonte: Dagospia, sempre informata) che è più o meno lo stipendio che prende Nicola Sani, nelle sue funzioni di direttore artistico al Comunale di Bologna, potrebbe essere una ragione, seppur piccola? Al ministro ed al suo direttore generale sembra normale una cosa simile? Un altro caso. Pensate voi che uno, uno solo dei direttori delle nostre grandi biblioteche nazionali abbia lo stesso stipendio di Annalisa Bini che ha un incarico simile,ma nella più ridotta Accademia di santa Cecilia, e cioè 105.000 Euro annui?
Il principio malsano alla base di questi anomali compensi è il medesimo sul quale hanno basato il loro futuro coloro i quali, anche per breve tempo, occupano cariche politiche. Chi ha avuto quella fortuna, a differenza di tutti i poveri cristi di tutte le categorie, non avrà più problemi economici, perchè quelli lo Stato crede di doverglieli risolvere in partenza. Anzi, se non lo Stato in prima persona, se li risolvono gli stessi amministratori che, con l'avallo dei rispettivi CdA, si danno quei compensi.
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