Ci eravamo sintonizzati su Radio 3, per caso, mentre guidavamo in macchina, ed abbiamo ascoltato il racconto guida della città di Assisi, che per tante ragioni ci interessava. Chi fosse la guida non ricordiamo, anzi non l'abbiamo capito. Il nostro Virgilio, meno saggio di quello dantesco, ci ha raccontato delle due colline sulle quali sorge la cittadina di san Francesco.
Quella più alta, centrale, che reca ancora i segni della sua 'romanità', quella più bassa e quasi ai limiti dei confini cittadini, quella su cui sorge il complesso monumentale francescano. basilica inferiore, la prima ad essere costruita sulla tomba del santo, quella superiore con i magnifici affreschi di Giotto.
Abbiamo seguito il racconto perché ci era parso di tornare a vivere ad Assisi, come ci capitò all'inizio degli anni Ottanta, quando seguimmo per oltre un mese, lo svolgimento del Festival 'Festa Musica Pro' inventato da Giuseppe Juhar, un ungherese dai grandi ideali ma dalla molta confusione.
Ad Assisi - e questo aumentava la nostra curiosità - fino a qualche anno fa, ci siamo tornati tante volte, per seguire il 'Concerto di Natale', trasmesso da Rai 1 il giorno di Natale, per il quale scrivevamo, per conto della Rai, i testi per lo speacker.
Lo abbiamo fatto per tanti anni, fino a quando il vendicatore solitario Michele dall'Ongaro, allora sovrintendente dell'Orchestra Rai, protagonista del concerto natalizio, interruppe quella nostra collaborazione. Va detto, per inciso, che la vendetta dall'Ongaro l'andò maturando per anni prima di attuarla, da quando ci trascinò in tribunale querelandoci a causa di un articolo che noi avevamo scritto su Music@, relativamente al suo incarico proprio su Radio 3 (responsabile della musica per la rete) che lui ritenne diffamatorio della sua onorabilità. Quella causa, va anche detto, per completezza, lui l'ha persa ma quell'incarico, come anche un altro che pure tentò di toglierci, non ci è stato più restituito, nè noi gli abbiamo chiesto i danni- ed avremmo potuto.
Torniamo all'oggi. Il nostro narratore assisiano - ma che di Assisi non era - non poteva non accennare al terremoto che nel 1997 minò duramente la basilica superiore, ricostruita, affreschi compresi, per quanto possibile al meglio. Il discorso su quel terremoto era ormai terminato, quando senza nessun annuncio, Radio 3 trasmette la sigla del Giornale radio e comunica la notizia di una serie di scosse ecc... altra sigla e secondo annuncio di scosse, danni e crolli.
Una persona normale cosa pensa se non ha ascoltato nessun annuncio che precedeva l'ascolto dei fatti di quel terremoto di vent'anni fa? Pensa subito che si tratti del terremoto presente che ancora non accenna a diminuire, seminando ogni giorno panico.
Ora la registrazione del programma è certamente avvenuta in tempi recenti, a terremoto dell'anno scorso e di oggi, già avvenuto. Non poteva l'incosciente Virgilio assisiano intervenire con una semplice frase per dirci: ascoltate come fu annunciato allora il terremoto? Oppure cancellare del tutto quell'intervento ora inutile ed anche dannoso, capace di aggiungere panico a panico?
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domenica 5 febbraio 2017
Radio 3 o dell'incoscienza
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domenica 25 dicembre 2016
E' ripartita la giostra dei Concerti di Natale in tv
Come sempre, ogni anno, ancor prima che il Natale arrivi, partono in tv i Concerti di Natale. Si comincia una settimana prima, dal Senato, su Rai 1, con un concerto ibrido di cui abbiamo già scritto e che ha avuto anche buoni risultati: 14,2% di share e poco sopra i 2.000.000 i telespettatori.
La vigilia, il 'Concerto di Natale' dalla Scala, ripreso nel teatro milanese che del Natale se ne fotte, ma che viene spacciato per tale solo perché fatto in prossimità delle feste natalizie. Messo in onda, sempre su Rai 1, la viglia, alle 10,15 del mattino, non ha brillato particolarmente sul piano degli ascolti (il programma ha pure il suo peso, ma alla Scala non ne vogliono sapere). Dohnanyi, il vecchio direttore, 87 anni, tornato a Milano dopo molti anni, ha eseguito la Sinfonia n. 9 di Beethoven che certo la mattina della vigilia non è il massimo per telespettatori in tutt'altre faccende affaccendati. E infatti ha raggiunto uno share ridotto ( 9,2%) e 610.000 telespettatori.
Diversa sorte dovrebbe avere il Concerto di stamane, sempre su Rai 1, da Assisi, con l'Orchestra nazionale della Rai, nonostante il programma presenti alcune evidenti incongruenze ( la Danza cosacca da Mazeppa, il brano virtuosistico, per violino e orchestra, di Saint-Saens) ogni anno fa considerevoli ascolti. Su tutti va il Concerto di Capodanno della Fenice che, nonostante il calo di telespettatori degli ultimi due anni, si mantiene sopra i 4.000.000.
Del Concerto di Assisi ci ha colpiti la regia trasandata ed inesistente - ad un certo punto ci ha mostrato anche la campagna con un cavallo allo stato brado, e la solita passerella da destra a sinistra sul coro e da sinistra a destra. che palle! - e qualche chicca inutile e fuori luogo dei testi affidati , colme sempre lodevolmente alla voce di Roberto Chevalier. Il quale, ad un certo punto, è stato costretto a comunicarci che Paul Klee diceva che l'arte rivelava cose che altrimenti non consoceremmo.... che c'entrava ? Fra un brano e l'altro scivolano via una ventina di parole al massimo ma servono ad introdurre ciò che si sta per ascoltare, non riflessioni di altro tenore e adatte ad altre occasioni.
Per concludere, visto che ormai latv tiene ogni anno fede ai suoi numerosi appuntamenti musicali durante le feste, perché non manda uno dei suoi registi a studiare presso qualche rete televisiva europea per imparare il mestiere della regia di un concerto? Non sarebbe una cattiva idea. E soprattutto eviteremmo di vedere i cavalli, al di fuori delle corse o di ' Rai Agricoltura'?
La vigilia, il 'Concerto di Natale' dalla Scala, ripreso nel teatro milanese che del Natale se ne fotte, ma che viene spacciato per tale solo perché fatto in prossimità delle feste natalizie. Messo in onda, sempre su Rai 1, la viglia, alle 10,15 del mattino, non ha brillato particolarmente sul piano degli ascolti (il programma ha pure il suo peso, ma alla Scala non ne vogliono sapere). Dohnanyi, il vecchio direttore, 87 anni, tornato a Milano dopo molti anni, ha eseguito la Sinfonia n. 9 di Beethoven che certo la mattina della vigilia non è il massimo per telespettatori in tutt'altre faccende affaccendati. E infatti ha raggiunto uno share ridotto ( 9,2%) e 610.000 telespettatori.
Diversa sorte dovrebbe avere il Concerto di stamane, sempre su Rai 1, da Assisi, con l'Orchestra nazionale della Rai, nonostante il programma presenti alcune evidenti incongruenze ( la Danza cosacca da Mazeppa, il brano virtuosistico, per violino e orchestra, di Saint-Saens) ogni anno fa considerevoli ascolti. Su tutti va il Concerto di Capodanno della Fenice che, nonostante il calo di telespettatori degli ultimi due anni, si mantiene sopra i 4.000.000.
Del Concerto di Assisi ci ha colpiti la regia trasandata ed inesistente - ad un certo punto ci ha mostrato anche la campagna con un cavallo allo stato brado, e la solita passerella da destra a sinistra sul coro e da sinistra a destra. che palle! - e qualche chicca inutile e fuori luogo dei testi affidati , colme sempre lodevolmente alla voce di Roberto Chevalier. Il quale, ad un certo punto, è stato costretto a comunicarci che Paul Klee diceva che l'arte rivelava cose che altrimenti non consoceremmo.... che c'entrava ? Fra un brano e l'altro scivolano via una ventina di parole al massimo ma servono ad introdurre ciò che si sta per ascoltare, non riflessioni di altro tenore e adatte ad altre occasioni.
Per concludere, visto che ormai latv tiene ogni anno fede ai suoi numerosi appuntamenti musicali durante le feste, perché non manda uno dei suoi registi a studiare presso qualche rete televisiva europea per imparare il mestiere della regia di un concerto? Non sarebbe una cattiva idea. E soprattutto eviteremmo di vedere i cavalli, al di fuori delle corse o di ' Rai Agricoltura'?
domenica 27 ottobre 2013
Mysterium di Rota è un oratorio
Il Teatro San Carlo di Napoli ha presentato un noto brano sinfonico corale di Nino Rota, 'Mysterium', per soli coro ed orchestra, composto nel 1962, per la 'Pro Civitate cristiana' di Assisi e lì eseguito sotto la direzione di Armando Renzi - esiste una registrazione discografica della CAM; me ne fu regalata una copia dal compositore.
Paolo Isotta, sul Corriere di ieri, inneggia alla bellezza di tale opera, ed alla sua profondità di contenuto, come si rileva dal bellissimo testo, in latino, messo insieme con Vinci Verginelli, e tratto da numerose fonti, fra cui anche la patristica cristiana. Fra tutti il più coinvolgente e commovente anche per l' affascinante veste musicale è l'Unum panem frangimus, un testo di S.Ignazio di Antiochia, cantato dal coro misto e da un coro di voci bianche; un brano a noi particolarmente caro perchè, dietro nostra richiesta, Rota ne aveva approntato una versione per voci pari con accompagnamento di organo che avemmo il piacere e l'onore di dirigere nella Basilica della Quercia (Viterbo), alla presenza dell'autore. Fu proprio in quell'occasione che Rota ci regalò una copia della riduzione per canto e pianoforte, che conserviamo gelosamente insieme ad altre musiche scritte sempre per noi e destinate alla festa del Papa celebrata nella basilica della Quercia, con la lusinghiera e benevola dedica: ' A Pietro Acquafredda, con l'augurio di sentire questo oratorio diretto da lui. aff.mo Nino Rota'.
Bene, ne parliamo perchè Isotta nel suo articolo pone la questione relativa al genere cui il 'Mysterium' appartiene, propendendo per la cantata piuttosto che per l'oratorio, in ragione del fatto che qui manca una 'historia' come era all'origine di questo genere in latino. Ci dispiace dissentire dall'illustre collega, ma nella storia dell'oratorio musicale, molto presto la presenza dell'historia venne meno in favore del testo 'meditativo', se pure su un soggetto che restava sullo sfondo. Lo stesso 'Messia' di Haendel, stante la giustezza del ragionamento di Isotta, non potrebbe essere ritenuto un oratorio, come universalmente si è sempre fatto.
Ma c'è anche un'altra ragione che ci porta a dissentire da Isotta. Lo spartito regalatoci da Rota, innanzitutto riporta il titolo originale del lavoro, che è 'Mysterium Catholicum', solo successivamente abbreviato in 'Mysterium', sotto il quale viene speicficato ' Oratorio per quattro voci soliste, coro e orchestra'. Dunque la questione è risolta, almeno dalla parte dell'autore.
C'è,poi, una minuscola inesattezza nella quale Isotta incorre, laddove cita l'indirizzo romano del Maestro che lui indica in Via delle Coppelle, mentre era 'Piazza delle Coppelle', dove lo incontrammo anche in occasione di una intervista le cui peripezie una volta racconteremo.
A proposito dell'Oratorio, devo anche rivelare un particolare. Ne parlai sia a Muti che a Pappano, non contemporaneamente, perchè è difficile vederli insieme, alla vigilia delle celebrazioni del centenario della nascita di Rota. Ad ambedue dicemmo della bellezza e profondità del 'Mysterium', sperando di convincerli ad eseguirlo e magari a farne una nuova registrazione discografica, visto che quella di Renzi di ormai mezzo secolo fa ...mostra i segni dell'età. Muti, allievo di Rota ci disse che non lo conosceva; e Pappano che lo avrebbe letto. Ad oggi nè l'uno - e ci dispiace per Muti - nè l'altro - a digiuno della produzione del Rota non cinematografico - hanno accettato quel nostro suggerimento, dopo che inviammo, ci sembra ad ambedue, copia dello spartito in nostro possesso.
P.S. Sfogliamo il recente catalogo critico delle composizioni di Rota e scopriamo che in detto catalogo, il Mysterium appare con il titolo corretto, al quale è stato tolto l'aggettivo Catholicum, e con il sottotilo di 'cantata'. Il mysterium continua.
Paolo Isotta, sul Corriere di ieri, inneggia alla bellezza di tale opera, ed alla sua profondità di contenuto, come si rileva dal bellissimo testo, in latino, messo insieme con Vinci Verginelli, e tratto da numerose fonti, fra cui anche la patristica cristiana. Fra tutti il più coinvolgente e commovente anche per l' affascinante veste musicale è l'Unum panem frangimus, un testo di S.Ignazio di Antiochia, cantato dal coro misto e da un coro di voci bianche; un brano a noi particolarmente caro perchè, dietro nostra richiesta, Rota ne aveva approntato una versione per voci pari con accompagnamento di organo che avemmo il piacere e l'onore di dirigere nella Basilica della Quercia (Viterbo), alla presenza dell'autore. Fu proprio in quell'occasione che Rota ci regalò una copia della riduzione per canto e pianoforte, che conserviamo gelosamente insieme ad altre musiche scritte sempre per noi e destinate alla festa del Papa celebrata nella basilica della Quercia, con la lusinghiera e benevola dedica: ' A Pietro Acquafredda, con l'augurio di sentire questo oratorio diretto da lui. aff.mo Nino Rota'.
Bene, ne parliamo perchè Isotta nel suo articolo pone la questione relativa al genere cui il 'Mysterium' appartiene, propendendo per la cantata piuttosto che per l'oratorio, in ragione del fatto che qui manca una 'historia' come era all'origine di questo genere in latino. Ci dispiace dissentire dall'illustre collega, ma nella storia dell'oratorio musicale, molto presto la presenza dell'historia venne meno in favore del testo 'meditativo', se pure su un soggetto che restava sullo sfondo. Lo stesso 'Messia' di Haendel, stante la giustezza del ragionamento di Isotta, non potrebbe essere ritenuto un oratorio, come universalmente si è sempre fatto.
Ma c'è anche un'altra ragione che ci porta a dissentire da Isotta. Lo spartito regalatoci da Rota, innanzitutto riporta il titolo originale del lavoro, che è 'Mysterium Catholicum', solo successivamente abbreviato in 'Mysterium', sotto il quale viene speicficato ' Oratorio per quattro voci soliste, coro e orchestra'. Dunque la questione è risolta, almeno dalla parte dell'autore.
C'è,poi, una minuscola inesattezza nella quale Isotta incorre, laddove cita l'indirizzo romano del Maestro che lui indica in Via delle Coppelle, mentre era 'Piazza delle Coppelle', dove lo incontrammo anche in occasione di una intervista le cui peripezie una volta racconteremo.
A proposito dell'Oratorio, devo anche rivelare un particolare. Ne parlai sia a Muti che a Pappano, non contemporaneamente, perchè è difficile vederli insieme, alla vigilia delle celebrazioni del centenario della nascita di Rota. Ad ambedue dicemmo della bellezza e profondità del 'Mysterium', sperando di convincerli ad eseguirlo e magari a farne una nuova registrazione discografica, visto che quella di Renzi di ormai mezzo secolo fa ...mostra i segni dell'età. Muti, allievo di Rota ci disse che non lo conosceva; e Pappano che lo avrebbe letto. Ad oggi nè l'uno - e ci dispiace per Muti - nè l'altro - a digiuno della produzione del Rota non cinematografico - hanno accettato quel nostro suggerimento, dopo che inviammo, ci sembra ad ambedue, copia dello spartito in nostro possesso.
P.S. Sfogliamo il recente catalogo critico delle composizioni di Rota e scopriamo che in detto catalogo, il Mysterium appare con il titolo corretto, al quale è stato tolto l'aggettivo Catholicum, e con il sottotilo di 'cantata'. Il mysterium continua.
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