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giovedì 8 marzo 2018

La musica nei Palazzi del potere. Sciupata

Sulla opportunità di ospitare nei palazzi del potere la musica, abbiamo sempre nutrito la convinzione della sua necessità. Anche dopo che l'attuale Pontefice l'ha evidentemente snobbata, dichiarando di avere altro da fare, più importante, ogni volta che avrebbe potuto  (e dovuto) assistere ad un concerto in Vaticano - mentre ha trovato ogni volta il tempo per intrattenersi anche a lungo con giocatori di calcio. Ad ognuno, pure al Pontefice, i suoi hobby!

 Ma,  oltre che convinti della necessità che i Palazzi del potere ospitassero la musica che dell'Italia è vanto, durante tutta la storia e nel mondo, siamo altrettanto convinti, all'esame dei fatti, che tale presenza od ospitalità occasionale, sia stata sempre SCIUPATA, o sfruttata per fini tutt'altro che leciti.

 Tralasciamo il Quirinale, dove da molti anni la musica è di casa, con I Concerti del Quirinale della domenica, in collaborazione e per l'organizzazione di Radio 3,  un tempo direttamente  da Michele Dall'Ongaro che negli anni di sua permanenza in Rai se ne è servito come 'merce di scambio' con molti interpreti  regolarmente invitati (come abbiamo documentato ampiamente per difenderci, in tribunale, dall'accusa di calunnia rivoltaci da Dall'Ongaro. Il quale, avendo stabilito - per un minimo di decenza - che la sua musica non venisse trasmessa alla radio dove aveva la responsabilità della programmazione musicale, contraccambiava gli esecutori che gli eseguivano altrove la sua musica o addirittura gliela commissionavano, invitandoli a suonare ai Concerti del Quirinale) ed ora da Stefano Catucci (?), perchè in qualche modo, salvo eccezioni, i musicisti invitati potevano vantare carriere luminose, anche  se al tramonto, oppure esordi folgoranti, o, infine,  l'interesse e la novità del repertorio praticato.

 Tutto questo per dire che, in certo modo, la qualità, nelle stagioni de I Concerti del Quirinale, è tutelata. Mentre non lo è affatto in tutti gli altri palazzi del potere, in tutte le occasioni nelle quali le autorità decidono di ospitare la musica. Dal concerto di Natale, al Concerto per le donne, a quello per le vittime delle mafie o delle guerre... Ogni volta, con nostra grande sorpresa, vediamo l'occasione sciupata, presentandosi davanti ai nostri occhi  un teatrino con attori sconosciuti per nulla accreditati nel mondo della musica. Perché le decisioni  vengono prese da chi di musica non capisce nulla -  ed è la gran parte dei casi - e dove basta avere qualche buona entratura e la cosa è fatta.

E dove può anche accadere, laddove gli interpreti siano conosciuti, che, non essendosi calcolata la durata della musica prescelta in relazione alla 'diretta' televisiva, si sia stati costretti a tagliarla senza rispetto, in maniera grossolana e volgare, oltre che offensiva. E' accaduto alla Petite messe sollennelle di Rossini, diretta dal pianoforte, anni fa, da Michele Campanella in Senato, interrotta a metà, per la fine del collegamento. Ma Campanella non sapeva della durata della Messa e di quella della diretta televisiva? Perchè non ha scelto altra musica?

Tornando, infine, al Quirinale,  ci piacerebbe ,e sarebbe anche opportuno che, in occasione di visite di Stato, volendo offrire all'ospite di riguardo, un concerto, non ci si rivolga a vecchie glorie  in disarmo oppure giovani di - forse - belle speranze. Il Quirinale, per simili occasioni straordinarie dovrebbe mostrare, come fa  nel pranzo di gala con le eccellenze culinarie italiane, le eccellenze musicali,  ma quelle vere.

mercoledì 11 novembre 2015

L'Opera di Roma scopre l' esistenza della musica sinfonica, grazie a Giorgio Battistelli e a Carlo Fuortes. E Capossela è 'band lieder'

Se Carlo Fuortes non lo avesse assunto come direttore artistico 'in seconda' all'Opera di Roma - si dice per 'compensarlo' della sua partecipazione al primo 'consiglio di indirizzo''; ed anche per consolarlo della duplice sconfitta  nella scalata al vertice di Santa Cecilia, sul quale svetta Michele dall'Ongaro, e nella corsa al Comune di Albano; - l'Opera di Roma difficilmente avrebbe scoperto l'esistenza della musica sinfonica, che, fortunatamente, ha finalmente scoperto grazie a Giorgio Battistelli, che ha confezionato, per l'Opera della Capitale, un programma di ben sei concerti, uno ogni mese circa, da qui a maggio prossimo, uno 'Specchio dei tempi', quando ci sarà il secondo exploit battistelliano, e cioè il festival 'Contemporaneo'.
All'Opera di Roma, come in qualunque altro campo che conta, in Italia prima si assumono le persone e poi si cerca qualcosa da fargli fare. Mai il contrario: prima un progetto necessario, e poi le persone capaci per realizzarlo.
 Assunto Battistelli, in coppia con Vlad, qualcosa di 'suo' bisognava trovarlo, necessario o no importa poco. E Battiselli s'è subito attivato, con una serie di concerti che ha dell'incredibile: per ognuno di essi un brano classico, uno del Novecento ed uno contemporaneo: esattamente ciò che per anni ha fatto l'Orchestra del Lazio, poi defunta, ma non per questo.
 Ma più interessante del programma è il racconto che ne ha fatto alla stampa Fuortes. Una tecnica di programma innovativa, ha sottolineato, per rendere visibile come i secoli, gli stili sono legati fra loro, come a dire, da Beethoven a Battistelli.
 Non basta. Il Teatro, anche il teatro, inteso come Sala Costanzi, s'è rivoluzionato  per questo progetto. I nostri teatri non sono nati per la sinfonica - ha fatto capire Battistelli a Fuortes -  il palcoscenico non è il luogo più adatto per accogliere un'orchestra. E Fuortes, ha fatto a Battistelli un omaggio da mille e una notte, facendo costruire un prolungamento del palcoscenico che porterà l'Orchestra quasi in mezzo alla platea, in parte liberata di file di poltrone, ma non per paura che restino vuote. Una soluzione che molti teatri di mezzo mondo adotteranno.
 E poi, ha proseguito ancora Fuortes:  altra innovazione, non ci siamo rivolti allo star system musicale, nella scelta di direttori e solisti: quasi tutti nomi sconosciuti in Italia; notissimi invece a chi ,come Battistelli, frequenta sale da concerto teatri e festival di tutto il mondo, tutti tassativamente stranieri. Altro bel regalo.
 Evidentemente nè Fuortes - inutile pretenderlo da Battistelli- nè un qualunque giornalista si rendono conto delle idiozie, astruse ed anche costose, sparate per una iniziativa che, normalissima in un altro posto qualunque, all'Opera di Roma deve assumere connotati particolari, semplicemente per non porsi la domanda fondamentale: che ci sta a fare Battistelli; come anche : è questa la riforma e la rinascita dell'Opera secondo Fuortes. Il quale con Battistelli, si porta appresso la sua ( loro ) compagnia di giro. Fuortes le 'lezioni di musica' di Bietti, e Battistelli, le presentazioni dei concerti di Catucci, provenienza Quirinale. Piccola annotazione. E' vero allora che Battsitelli e dall'Ongaro sono rimasti amici, dopo l'ascesa del secondo e la sconfitta del primo a Santa cecilia. Altrimenti, Catucci, dello stretto giro dall'ongaro, già prestato a Battistelli , all'epoca della sua direzione della Biennale, ma sempre restando utilizzato 'dipendente non occasionale' di dall'Ongaro al Quirinale, non sbarcherebbe  all'Opera per i meravigliosi sei concerti di Battistelli, affollatissimi - come nessuno ha notato, l'altra sera.

Piccola aggiunta in calce.
 Ieri abbiamo scritto all'Ufficio stampa dell'Opera per segnalare un errore grossolano sul sito del teatro, errore che in nessun altro posto sarebbe tollerato. A proposito del curriculum professionale di VINICIO CAPOSSELA, ospitato il mese prossimo - sempre nella linea del grande rinnovamento - che egli è un BAND LIEDER (tutto minuscolo), quando invece avrebbero dovuto scrivere BAND LEADER. Siamo andati a riguardare il sito,  ancora nessuna correzione, loro non hanno tempo da perdere per queste quisquilie.

domenica 1 marzo 2015

Mattarella vuole aprire il Qurinale ai visitatori, ma anche ospitare mostre e concerti

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si sta consultando con esperti di sua fiducia - i cui nomi sono stati resi noti - per la decisione, già assunta, dell'apertura del Palazzo del Quirinale a turisti e cittadini, come accade ad altri grandi palazzi storici nel mondo. Fa bene il Presidente perché gli aspetti tecnici della sua decisione sono di grande importanza e vanno considerati prima ancora di dar corso all'apertura dello storico palazzo, uno dei più grandi e  belli. Il palazzo è sempre un bene prezioso e delicato e dunque prima di aprirlo alle visite è bene valutare ogni cosa.
 Il Presidente - così scrivono i giornali- vuole che il Quirinale ospiti mostre ed anche più concerti di quelli che attualmente e da anni già ospita. Parliamo dei 'Concerti del Quirinale' affidati alle cure di Michele dall'Ongaro - che ora necessariamente dovrà lasciarli, assieme a tutti gli altri incarichi che derivano dalla sua 'dirigenza Rai nel settore musicale', per l'assunzione della Presidenza di Santa Cecilia - e di Stefano Catucci, collaboratore di Radio Tre da tempo immemorabile.
 Sempre a proposito di concerti, il Quirinale , ne ospita di due tipi. Quelli 'di rappresentanza' in occasione anche di visite di Stato (in realtà numericamente irrilevanti, perché si preferisce una grande cena ad un bel concerto) e quelli 'celebrativi', in occasioni o ricorrenze importanti della nostra Repubblica, come il concerto del 2 giugno, tante volte saltato, per il quale, quando si tiene,  il programma sembra scelto con i piedi ( in uno di alcuni anni fa, ci colpì la celebre pavana 'funebre' di Ravel. In morte della 'giovane' Repubblica?) In occasione di visite di Stato, il Quirinale ingaggia più spesso dinosauri della musica italiana, e comunque in ogni caso sembra non esserci una linea di condotta negli inviti rivolti per simili circostanze. Mentre, ad esempio, il Presidente potrebbe frasi sponsor dei migliori talenti riconosciuti del nostro paese, preferendoli ai dinosauri. Ma anche in questo caso, a sceglierli non può essere il Quirinale attraverso i suoi incapaci ed inesperti suggeritori.
 Veniamo poi ai 'Concerti del Quirinale', organizzati da Radio Tre, e trasmessi in diretta dalla stessa  radio pubblica, la domenica mattina, preceduti da quattro chiacchiere di presentazione, solitamente di  Stefano Catucci. Questi concerti vanno rifondati, perché non hanno un criterio di guida (meglio ne hanno qualcuno che è impronunciabile): assemblano concertisti di varia natura ma di identica fede di appartenenza, e riuniti sotto una medesima bandiera. Si dirà che dal Quirinale si ascoltano anche nomi importanti. E' vero. Ma questo serve per poi farne passare tanti altri, presenti  per ragioni...sempre impronunciabili. Anni fa per fatti che ci riguardavano direttamente, prendemmo in esame alcune costanti presenze al Quirinale e i loro intrecci con altre manifestazioni musicali. Potremmo  mostrarle agli eventuali increduli.
 Questo scambio, chiamiamolo artistico, deve finire. E noi non siamo così certi che  cambiando il responsabile in testa, le cose cambino davvero. Per questo chiediamo che continui pure a trasmetterle  Radio Tre, ma che il cartellone sia affidato ad altri. E' chiaro? perché se  li affidano ancora a qualcuno della stessa radio che conosce bene le regole e le osserva, anche perché partecipa pure lui al banchetto, allora tutto resta come prima. Cioè male.