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mercoledì 1 giugno 2016

La stampa italiana si mobilita contro il Senato che vuole in galera i giornalisti mentre salva i politici corrotti ( dal sito di Franco Abruzzo)

ROMA. Conferenza stampa organizzata dalla Fnsi. Sanzioni più severe per la diffamazione di politici e magistrati. L'appello alle Istituzioni: "Quella norma va ritirata. Secco NO. Il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese". "Se questa norma – ha osservato Giuseppe Giulietti – è solo un equivoco, il Senato la ritiri. Se così non è siamo pronti a mobilitarci fino a scendere in piazza per ribadire quello che in Europa è ormai una certezza: il carcere per i reati di opinione va abolito". Raffaele Lorusso: "Al congresso della Federazione internazionale dei giornalisti chiederemo il sostegno dei colleghi di tutto il mondo".

 «Ci aspettiamo il ritiro della norma e un intervento del governo sul tema delle sanzioni previste per la diffamazione a mezzo stampa. Il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese». Questo l’appello rivolto alle istituzioni nel corso della conferenza stampa organizzata in Fnsi per ribadire il secco «No» dei giornalisti al tentativo di inasprire le sanzioni per la diffamazione a mezzo stampa nei confronti di politici e magistrati.«Ci aspettiamo il ritiro della norma in tempi brevi e ci aspettiamo anche una parola da parte del governo sul tema delle sanzioni previste per la diffamazione a mezzo stampa. Ma non ci fermiamo a questo: è necessario, infatti, che il Parlamento riprenda a discutere di abolizione del carcere per i reati di opinione e di tutti gli altri interventi che possano rendere più civile questo Paese». Questo l’appello lanciato dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, al termine della conferenza stampa indetta nella sede del sindacato dei giornalisti per protestare contro la previsione dell’inasprimento delle pene per i cronisti che dovessero essere riconosciuti colpevoli di diffamazione nei confronti di politici, amministratori locali e magistrati contenuta nel disegno di legge in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali.


Dopo l’introduzione della portavoce di Articol21, Elisa Marincola, la conferenza stampa, organizzata da Federazione nazionale della stampa italiana, Articolo 21, Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio e Pressing NoBavaglio, è stata aperta dall’intervento dell’avvocato D’Amati, che ha ricordato i diversi pronunciamenti della giurisprudenza, sia italiana che europea, secondo i quali la previsione della detenzione per i giornalisti è una pena sproporzionata: «L'apparato sanzionatorio che prevede il carcere per i giornalisti è medievale, fuori dal tempo. Piuttosto la politica e le istituzioni dovrebbero pensare a come rendere più facile il lavoro dei cronisti agevolando la consultazione di atti e documenti», ha detto D’Amati. E se è vero che i giudici della Corte di Cassazione hanno ormai segnato con le loro sentenze un consolidato indirizzo favorevole ai giornalisti, «restano – ha spiegato Domenico D’Amati – negli altri gradi di giudizio orientamenti spesso discordanti».


Nel corso del dibattito sono state affrontate anche le questioni delle richieste danni in sede civile, le cosiddette "liti temerarie", e i ripetuti tentativi di riproporre la questione delle intercettazioni: «Questo è solo l’ultimo tentativo – ha spiegato Marino Bisso, del comitato Pressing-NoBavaglio – di imbavagliare i giornalisti e creare una serie di impedimenti al diritto di cronaca. Anche indebolendo, come ha fatto il jobs act, le tutele dei lavoratori dell’informazione».Della necessità di ritornare ad una informazione di qualità, che eviti anche che il giornalista possa incorrere in errori in buona fede, ha parlato Paolo Butturini, della segreteria della Fnsi. Mentre Alessandro Galimberti, presidente dell’Unione cronisti, ha rilanciato l’opportunità di individuare con chiarezza gli obiettivi da perseguire: no al bavaglio alla stampa e no al carcere per il giornalismo. Spazio poi alle testimonianze di Vincenzo Vita, Paolo Brogi, Graziella Di Mambro e alle domande dei colleghi. Fino alle conclusioni del presidente della Fnsi Giulietti.


«Se questa norma – ha osservato Giuseppe Giulietti – è solo un equivoco, il Senato la ritiri. Se così non è siamo pronti a mobilitarci fino a scendere in piazza per ribadire quello che in Europa è ormai una certezza: il carcere per i reati di opinione va abolito. Quella di cui parliamo è una norma antinazionale, inserita nel provvedimento contro le minacce agli amministratori ma non richiesta dagli stessi promotori della legge, cioè Libera e Avviso Pubblico. Noi vogliamo ribaltare lo schema chiedendo di introdurre il reato di molestie all'informazione». «La prossima settimana – ha quindi anticipato in chiusura il segretario Lorusso – saremo al congresso della Federazione internazionale dei giornalisti e in quella sede presenteremo come Federazione nazionale della stampa italiana un documento sul tema del carcere per i cronisti sul quale chiederemo il sostegno dei colleghi di tutto il mondo. Nessuno chiede l’impunità. Se un giornalista sbaglia è giusto che venga sanzionato, ma servono gli strumenti giusti, come il Giurì dell'informazione, e sanzioni adeguate. Sarebbe sufficiente recepire l'indirizzo consolidato della Corte europea dei diritti dell'uomo». INhttp://www.fnsi.it/sanzioni-piu-severe-per-la-diffamazione-di-politici-e-magistrati-la-fnsi-quella-norma-va-ritirata

giovedì 4 febbraio 2016

Quando la stella della idiozia brilla nel cielo della magistratura, oscura tutte le altre

 L'ultimo sprazzo di luce violenta, accecante l'ha notato e descritto per noi tutti Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi.
 E riguarda il caso di un professore di filosofia che dopo anni ed anni è riuscito finalmente, nello scorso novembre, a passare di ruolo. Il professore ha moglie e tre figli e finalmente può pensare ad un futuro più sicuro, o più tranquillo. No, non gli è concesso, per l'intervento della magistratura che, quando si tratta di perseguire reati non guarda in faccia a nessuno.
 Il professore, bergamasco, è stato licenziato in tronco per un gravissimo delitto che lui stesso ha commesso una quindicina di anni fa del quale  si era completamente dimenticato, complice il casellario giudiziario che , nel suo caso, risulta vergine ed immacolato.
 Ma se qualcosa può sfuggire al casellario,  nulla sfugge all'occhio acuto  della magistratura, che l'ha  licenziato.
 Quindici anni fa è stato sorpreso da una pattuglia dei carabinieri, appena fuori un paesino della bargamasca, verso le tre di notte, fare  la PIPI' in un cespuglio, al termine di una festa paesana. Il pericoloso malfattore si era giustificato  adducendo che non c'erano bagni nè bar aperti nei dintorni, che era notte fonda e che si era quasi in campagna, ai bordi del paesino, e che non poteva più trattenerla.
 I carabinieri furono irremovibili; e, infatti, anni dopo gli giungerà una multa da pagare, per atti 'contrari alla pubblica decenza'. Lui la paga e la cosa sembra definitivamente chiusa.
 Al momento in cui viene immesso in ruolo al dirigente scolastico  non risulta nessuna pendenza penale, e il professore in questione concorda.
 Passano due mesi e come una mannaia arriva l'ingiunzione del licenziamento in blocco, non abbiamo capito bene se per l'emersione di quel suo lontano delitto, o perchè egli lo aveva taciuto al momento della immissione in ruolo, dichiarando perciò anche il falso. Doppiamente perseguibile e perciò decaduto all'istante.
 A questo punto c'è solo da augurarsi che la Giannini ed il suo capo, Renzi, chiameranno imemdiatamente quel magistrato e gli affideranno il caso 'Banca Etruria-Boschi', ringraziandolo della salomonica sentenza emessa nel caso del povero professore che non potendo più resistere aveva fatto la pipì di notte, all'aperto ed al buio.

Nei giorni scorsi avevamo segnalato un altro incredibile caso. Quello di un medico in pensione che chiede  alla mamma benestante un piccolo regalo in denaro, la mamma glielo da, nella misura di 100 Euro, ma poi il beneficiato viene accusato dalla sorella, per aver egli costretto la mamma a fargli quell'onerosissimo regalo. L'accusa alla udienza chiede di chiudere il caso, il giudice invece rinvia a giudizio e fissa una nuova udienza. Si sa già che  il CSM ha indicato il giudice integerrimo per la Cassazione.

L'ultimo caso è su tutti i giornali di oggi. Riguarda una coppia. Il marito va dai carabinieri a denunciare la moglie perchè non gli prepara da mangiare e non gli fa trovare la casa in ordine, come lui vorrebbe ed esige. La magistratura decide di intervenire, rinviando la donna a giudizio per 'VIOLENZA DOMESTICA, e Renzi candida il giudice alla Corte costituzionale, dove nei prossimi mesi si discuteranno parecchie cause di diritto matrimoniale, perchè tenga una lezione sulla materia ai giudici della suprema corte.

domenica 14 dicembre 2014

Berlusconi al Qurinale, a patto che Fabrizio Corona resti in carcere e Giancarlo Galan alla Commissione cultura della Camera

Saremmo tutti felici se, alla fine, cancellata anche la condanna della Cassazione - la pena è stata da subito resa innocua, come se non ci fosse - Berlusconi succedesse a Napolitano. Finalmente avremmo le gloriose ma austere sale del Palazzo del Quirinale invase dalla allegre brigate di signorine fatte venire apposta dalla villa berlusconiana, nella quale erano relegate per mancanza di altri più ampi spazi, negli anni del bunga bunga. E nessuno potrebbe obiettare qualcosa, perchè al padre e salvatore della patria Berlusconi gli verrebbe restituito l'onore ed il rispetto che si è meritato in vent'anni circa di governo, con alterne vicende, del nostro paese. Oggi è riabilitato di fatto, agli occhi della nazione. Ha una macchina blindata con guardie del corpo -  e non si tratta né del furgone penitenziario né delle guardie carcerarie, come qualche infame potrebbe suggerire - viene omaggiato dai corpi militari dello Stato ogni volta che da quella sua macchina cassaforte ne discende, parla alla Camera dei deputati, riunisce i suoi a palazzo Grazioli, tiene comizi. Cos'altro manca alla piena riabilitazione di un uomo che per il suo paese ha fatto moltissimo, più di chiunque altro? La presidenza della repubblica: Berlusconi for President (e speriamo di non aver toppato con l'inglese, che, a dir la verità, ci fa difetto).
Sì Berlusconi Presidente della repubblica a patto che Fabrizio Corona resti in carcere, per dimostrare al mondo che quando uno ha commesso un reato, per piccolo che sia, in Italia viene sempre punito. Se lui sta in carcere è perché il reato, anzi i reati da lui commessi, sono tanto più gravi di quelli addebitati a berlusconi, per i quali lui si professa innocente e ricorre alla Corte dei diritti umani di Strasburgo, che ascolterà il suo grido di dolore e la sua richiesta di giustizia. E' la ragione per cui Berlusconi non ha mai voluto chiedere la grazia, e Corona ora s'è deciso a domandarla a Napolitano.
Sostenendo la candidatura di Berlusconi, saltano le candidature che non hanno fondamento come quella di Tremonti ad opera di Bossi.  Perchè Bossi, in effetti, per il parallelo con il caso di Fabrizio Corona, non potrebbe candidare nessuno, essendosi fottuto non pochi soldi pubblici per sè ( non solo per curarsi), sua moglie (per la scuola, ora al verde come la sua cravatta), per il povero 'trota' (che ha fatto laureare in Albania) e per soddisfare le mire dell'altro suo figlio pilota che voleva aprire la 'Formula Uno' alle biciclette ed ai motoscafi che lui pilotava, sulle piste, da dio.
 Ma per vedere Berlusconi al Quirinale, occorre che anche illeciti non  ne vengano più  commessi sul suolo italico, che con la salita al Quirinale di Berlusconi, deve essere dichiarato, 'territorio deingiustizializzato'. Perciò, il deputato Galan, affondato con le pesanti mazzette del Mose legate in vita, non è giusto che si dimetta dalla presidenza della Commissione cultura del Parlamento. Sarebbe un'ingiustizia come ha spiegato la maestrina Boldrini dalle pagine del Corriere.  Già soffre tanto agli arresti domiciliari, dopo qualche mese durissimo di carcere. Perchè dovrebbe? Cosa c'entra la cultura con le mazzette, mazzettone? E chi a suo carico mette anche la nomina di qual ladro di libri, De caro, segnalatogli dall'amico bibliofilo Dell'Utri, alla direzione della Biblioteca napoletana dei Girolamini, sappia che quella - per dichiarazione dello stesso Galan- è stata una svista. non ha letto e verificato bene il curriculum del promuovendo direttore.

sabato 3 agosto 2013

fate tacere Sandro Bondi

"Se non si trova una soluzione per Silvio Berlusconi, sarà guerra civile", ha dichiarato Sandro Bondi all'indomani della sentenza della Cassazione, tanto per gettare acqua sul fuoco. Se fossimo in un paese civile, oltre che la condanna di Silvio Berlusconi, anche Sandro Bondi, l'ex mite ed inutile ministro della cultura, sarebbe immediatamente accusato da una qualunque delle procure italiane, giudicato e condannato per direttissima. Basterebbe una sola di quelle procure che in questi vent'anni si sono occupate moltissimo di Berlusconi,  per accusarlo di 'procurato allarme', 'istigazione al disordine sociale, ed alla sommossa'. La procura finora non s'è ancora trovata, essendo 'feriale', ma almeno che  qualcuno lo faccia tacere. Intanto il Quirinale ha bollato quella sua dichiarazione come 'irresponsabile'. Speriamo che ora taccia e lo faccia  a lungo, come del resto ha fatto finora e come ha fatto sempre quando era ministro della cultura e, a detta dei suoi medici, non aveva voce per gridare allo scandalo di Pompei, e non solo a quello.
Pietro Acquafredda