lunedì 20 luglio 2026

Le elezioni si avvicinano e, puntualmente, si torna a parlare di taglio delle tasse ( da Investire Oggi, di Giacomo Mazzarella) Sarà vero?

 

Taglio delle tasse nel 2027: 1.000 euro in più sulla pensione o in busta paga

Il taglio delle tasse sarà con ogni probabilità uno dei temi centrali della prossima Legge di Bilancio del governo Meloni. La riduzione della pressione fiscale è infatti un obiettivo perseguito dall’esecutivo già con le ultime due manovre finanziarie.

Anche le più recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, sembrano confermare questa direzione, delineando gli interventi che potrebbero essere inseriti nella prossima manovra.

Il problema del ceto medio è di stretta attualità

L’intervento sul quale il Governo intende concentrare l’attenzione riguarda l’IRPEF, l’imposta che grava sui redditi delle persone fisiche.

L’esecutivo è già intervenuto nelle ultime due Leggi di Bilancio modificando la struttura dell’imposta.

E, secondo le anticipazioni, anche la prossima manovra dovrebbe prevedere un ulteriore taglio dell’IRPEF. Quest’ultimo destinato soprattutto ai contribuenti appartenenti al cosiddetto ceto medio.

Una scelta che potrebbe suscitare qualche perplessità in chi ritiene prioritario sostenere i redditi più bassi, ma che trova una giustificazione nella distribuzione del carico fiscale.

Facendo riferimento agli attuali scaglioni IRPEF, il ceto medio comprende principalmente i contribuenti con redditi tra 28.000 e 50.000 euro, anche se, in senso più ampio, molti osservatori estendono questa fascia fino a 60.000 o 65.000 euro annui.

Si tratta di contribuenti che non possono essere considerati né poveri né particolarmente benestanti, ma che sopportano una quota significativa del prelievo fiscale.

Secondo uno studio dell’Università Cattolica, il 78,5% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 28.000 euro, ma da questa fascia di popolazione proviene soltanto il 31,4% del gettito IRPEF complessivo.

Di conseguenza, il restante 21,5% dei contribuenti versa circa il 68,6% dell’intero gettito IRPEF.

Sempre secondo lo stesso studio, appena il 5% dei contribuenti, con redditi superiori a 55.000 euro, sostiene da solo circa il 36,5% del gettito IRPEF destinato all’Erario.

Questi dati evidenziano come una parte relativamente ridotta dei contribuenti contribuisca in misura molto consistente al finanziamento delle entrate fiscali dello Stato, motivo per cui il Governo intende proseguire lungo la strada della riduzione della pressione fiscale su questa fascia di reddito.

Taglio delle tasse nel 2027: 1.000 euro in più sulla pensione o in busta paga

Il primo intervento dell’attuale Governo sull’IRPEF è stato la riduzione degli scaglioni d’imposta da quattro a tre.

In particolare, il primo scaglione, tassato con aliquota del 23%, è stato esteso fino a 28.000 euro di reddito. Mentre in precedenza si fermava a 15.000 euro. La fascia compresa tra 15.000 e 28.000 euro, che prima era assoggettata all’aliquota del 25%, è stata così ricompresa nel primo scaglione.

Successivamente è stato ridotto anche il prelievo sul secondo scaglione. Ovvero, con l’aliquota che è passata dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro.

Secondo le ipotesi attualmente allo studio, il nuovo intervento previsto per il 2027 potrebbe estendere il secondo scaglione fino a 60.000 euro di reddito.

Ciò significherebbe che la fascia di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro, oggi tassata con l’aliquota del 43%, verrebbe ricompresa nel secondo scaglione. Beneficiando così dell’aliquota del 33%.

In termini pratici, per questa parte di reddito il risparmio fiscale arriverebbe fino a 10 punti percentuali.

Con un beneficio che potrebbe tradursi in circa 1.000 euro annui in più, sotto forma di stipendio netto o di pensione più elevata. Ciò a seconda della posizione del contribuente.

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