giovedì 9 luglio 2026

Accademia Bizantina. Il Pomo d'oro, di Antonio Cesti ricostruito. L'opera più spettacolare del Seicento. Innsbruck, ad agosto ( Comunicato)

 

Il Pomo d’Oro: ricostruire l’opera più spettacolare del Seicento

 

Otto ore di musica, quarantasette personaggi, ventitré cambi di scena, draghi sputafuoco, tempeste, terremoti, divinità che scendono dal cielo su nubi sospese e un teatro costruito appositamente per ospitare lo spettacolo.  Quando Il pomo d’oro di Antonio Cesti debuttò a Vienna nel luglio del 1668, il pubblico assistette non solo a una “festa teatrale”, ma a una sontuosa celebrazione del potere imperiale e a uno sfoggio di meraviglia scenica e di innovazione tecnica destinato a lasciare il segno nella storia del teatro musicale.

Commissionata dall’imperatore Leopoldo I per celebrare il matrimonio con Margherita Teresa di Spagna, Il pomo d’oro riprende il mito classico del Giudizio di Paride e della Mela della Discordia, adattandolo però ai gusti del pubblico contemporaneo e alla funzione politica dell’opera, una grandiosa allegoria della dinastia asburgica.

Dopo il suo debutto, Il pomo d’oro scomparve dalle scene. La partitura ci è giunta incompleta e per secoli quest’opera, seppure celebre per la sua leggendaria durata e per l’imponente impianto scenografico, è rimasta di fatto inascoltata. Oggi, un paziente lavoro di ricerca e ricostruzione musicale e filologica permette finalmente di restituire al pubblico un capolavoro del teatro musicale del Seicento.

Cesti, Vienna e l’opera che celebra un impero


Poco dopo il suo arrivo a Vienna, Cesti fu incaricato di comporre musiche per celebrare le nozze dell’imperatore Leopoldo I con l’Infanta Margherita Teresa di Spagna, previste per il 1666. 

La scrittura del libretto de Il pomo d’oro fu affidata a Francesco Sbarra, collaboratore di lunga data di Cesti e veterano di numerose imprese teatrali. Ispirandosi al mito del Giudizio di Paride, Sbarra costruì una monumentale architettura teatrale articolata in un prologo e cinque atti, per un totale di sessantasei scene, in cui alla trama principale del mito greco si intreccia una moltitudine di episodi secondari.

La versione di Sbarra deve molto alle trame e ai temi tipici dell’opera italiana, ma ne amplia ulteriormente la complessità con un fitto susseguirsi di vicende, sottotrame e una fantasia scenica senza freni.

Who's Who: Il Pomo d'Oro - Scorri i post su Instagram per conoscere i personaggi dell'opera e scoprire come Cesti e Sbarra abbiano reinterpretato alcune delle divinità e degli eroi più famosi della mitologia greca adattandoli ai gusti del teatro barocco.

Il più grande spettacolo teatrale del Seicento

Per mettere in scena un’opera così grandiosa, serviva un palco all’altezza delle ambizioni imperiali. Leopoldo I affidò a Ludovico Burnacini, architetto di corte, la progettazione delle scenografie, delle macchine teatrali e di un nuovo teatro destinato a ospitare la rappresentazione

Lo spettacolo doveva suscitare meraviglia in ogni momento: Il pomo d’oro richiedeva ventitré sfarzosi cambi di scena e non si badò a spese per realizzare gli oltre trentanove complessi congegni scenici impiegati per creare tempeste, terremoti, draghi sputafuoco, tuoni e fulmini.

A distanza di oltre tre secoli, Il pomo d’oro resta uno degli esempi più impressionanti della spettacolarità raggiunta dal teatro barocco.

Il pomo d’oro – Bringing a Baroque Masterpiece Back to Life | Part 1

Più di otto ore di musica

L’impresa compositiva di Cesti fu altrettanto imponente. 
Cesti riuscì comunque a completare tutta la partitura, la cui musica avrebbe avuto una durata superiore alle otto ore, nel corso dell’autunno del 1666. L'opera però non andò in scena in occasione delle nozze imperiali come previsto.

Diverse circostanze contribuirono a rimandare la rappresentazione e Il pomo d’oro fu eseguito nel luglio del 1668, in occasione del diciassettesimo compleanno dell’imperatrice Margherita Teresa. La durata eccezionale dello spettacolo rese necessario dividere la rappresentazione in due giornate, molto probabilmente con il prologo e i primi due atti rappresentati la prima sera, e i restanti tre atti il giorno seguente.

Il pomo d’oro – Bringing a Baroque Masterpiece Back to Life | Part 2

Un capolavoro quasi perduto

Dopo la rappresentazione del 1668, Il pomo d’oro non entrò stabilmente nel repertorio teatrale e la sua memoria sopravvisse soprattutto attraverso le cronache dell’epoca che ne descrivevano l’impressionante impianto scenico.

La partitura ci è giunta in forma incompleta. Il libretto ebbe invece un’ampia diffusione a stampa, con numerose copie inviate in tutta Europa, ed è sopravvissuto nella sua interezza.

Riportare in scena Il pomo d’oro ha richiesto uno straordinario lavoro di ricerca e ricostruzione. L’occasione è nata nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, il festival della città in cui Cesti ha trascorso anni fondamentali della sua carriera. 

Quando Ottavio Dantone, direttore musicale del festival, ha iniziato a lavorare al progetto, ha scoperto che il terzo e il quinto atto dell’opera non erano conservati nell’unica fonte manoscritta. La ricostruzione dei due atti mancanti non poteva però essere arbitraria, ma condotta nel massimo rispetto possibile dello stile di Cesti. Perciò il lavoro si è trasformato in un’indagine sulle fonti, alla ricerca degli elementi che permettessero di ricostruire il linguaggio musicale del compositore.

“Ho preso le opere di Cesti e ho iniziato a cercare frammenti, passaggi e arie che corrispondessero, dal punto di vista metrico o espressivo, ai versi del libretto, o che potessero essere adattati in un modo o nell’altro, a volte apportando lievi modifiche al ritmo. In definitiva, si può affermare che il 99% della musica è di Cesti, anche se non possiamo sapere quale fosse effettivamente la musica originale. In ogni caso, la musica barocca, e quella di Cesti in particolare, presenta situazioni musicali e retoriche ricorrenti.
Ottavio Dantone

La prima produzione in epoca moderna de Il pomo d’oro Cesti, affidata alla regia di Fabio Ceresa, mette in dialogo il linguaggio scenico contemporaneo con l’estetica della meraviglia tipica del teatro barocco.

Ricreare fedelmente il colossale spettacolo del 1668 sarebbe impossibile, oltre che anacronistico. L’obiettivo è restituirne lo spirito, facendo rivivere la capacità di stupire che rese Il pomo d’oro un evento senza precedenti.
Perché, a 350 anni di distanza, la meraviglia è la stessa: quella di una musica capace di attraversare il tempo ed emozionare ancora.

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