'Dimettiti!' - lo aggiungiamo noi. Ma le diagnosi sulla cattiva, anzi pessima amministrazione della sindaca Raggi si susseguono ogni giorno, ormai all'unisono, su tutti i giornali, negli articoli di cronaca nelle rubriche della posta, negli editoriali. E non solo sui giornali italiani, sui quali anche ieri s'è letta la lettera di un italiano residente in Germania che deve aver visitato Roma di recente trovandola più sporca e disastrata di sempre.
Anche al di là dell'Oceano Atlantico: un grande giornale americano s'è interessato a Roma, denunciandone i mali, primo fra tutti la monnezza, incolpando di ciò la sindaca che, dopo un anno di governo, come scrive il New York Times: ' NON HA FATTO QUASI NULLA' ; dove il nulla è un avverbio di pura cortesia, che potrebbe anche essere cancellato, e rivelare, con precisione impietosa, cosa pensa esattamente il giornale americano del governo cittadino.
Del qual governo, la assoluta incapacità di chi lo gestisce, sfugge, in Italia, solo all'avveduto 'Fatto quotidiano', in procinto di vantare qualche credito nei confronti di Grillo e di essere per questo da lui arruolato, come capolista in qualche circoscrizione alle prossime politiche, che sembrano più vicine che mai. La direzione declina, ma staremo a vedere.
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giovedì 11 maggio 2017
venerdì 27 maggio 2016
Dagospia ha perso la tramontana. Ancora sulla Traviata glam di Valentino, Coppola ( e Verdi)
Roberto D'Agostino che si è presentato anche lui alla serata glam dell'Opera di Roma in tenuta da cavernicolo ( pizzolungo, codino... ma quando crescerà?) ma con ai polsi gemelli 'cazzuti'( anzi 'cazzetti' di corallo, che scoperta!), ha voluto sul suo cliccatissimo sito (Dagospia) fare il difensore d'ufficio della Capitale, che si sta riscattando, dopo che negli ultimi anni l' ha condannato a tutti i gironi dell'inferno, cominciando intanto dal luccicante Teatro dell' Opera, contro il quale, proprio in ragione della sua rinascita - di cui la Traviata era esempio palese - c'è chi complotta, temendone il riscatto definitivo che ad altri teatri ( uno solo, inutile farne il nome: Scala) che, da sempre, hanno monopolizzato l'attenzione italiana ed internazionale, non può in alcun modo piacere.
Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi - per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia - che era una volta! - raccontano che il vento è cambiato?
Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del suo sito, nel quale si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
In fondo quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare sugli stessi numeri del red carpet, affollato certo più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.
Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi - per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia - che era una volta! - raccontano che il vento è cambiato?
Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del suo sito, nel quale si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
In fondo quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare sugli stessi numeri del red carpet, affollato certo più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.
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giovedì 30 luglio 2015
Paolo Graldi sul 'gioco facile degli scoop degi altri (giornali) sulla Capitale. Dal Messaggero di oggi
Paolo Graldi nel suo consueto 'Colpo d'ochio' sulla prima pagina della 'romana' del quotidiano 'Il Messaggero', prende di mira i giornali stranieri, in particolare quelli americani ( New York Times) e francesi ( Le Monde) che, negli ultimi tempi, hanno scagliato frecce avvelenate sulla Capitale d'Italia e del mondo - questo Graldi non lo dice ma lo dicono anche i giornali stranieri.
Secondo alcuni esegeti benevoli con la Capitale, perchè Stati Uniti e Francia si contendono con Roma la designazione prossima olimpica e perciò hanno da guadagnare se infangano il nome della Capitale. Abbiamo detto 'infangano', e mai termine uscito involontariamente risultò più appropriato. Perchè, caro Graldi, al di là delle intenzioni denigratorie dei giornali stranieri - che, secondo Graldi, non farebbero che riproporre quanto ogni giorno i giornali italiani vanno scrivendo; allora Graldi come la mettiamo? perchè a questo punto sarebbero i giornali italiani a gettare fango sulla capitale del paese - di fango, o per dirla alla romana, di 'monnezza' a Roma ce n'è anche troppa.
Vogliamo ora chiudere gli occhi sulla sporcizia che inonda da cima a fondo la città? e chiuderli anche sui disservizi del trasporto pubblico? Graldi in questa impossibile difesa di Roma , evidentemente non ha letto i manifesti - assolutamente comici - che in queste stesse settimane di travaglio in Campidoglio, il PD romano ha affisso in tutta la città, dove si legge che, per iniziativa del PD, la raccolta della monnezza si farà anche la domenica; e che d'ora in avanti le officine dove si riparano i mezzi del trasporto pubblico, lavoreranno anche di pomeriggio.
Allora Graldi come la mettiamo? Sia lei che il sindaco Marino, moralizzatore distratto per ben due anni, non vi eravate mai accorti che la domenica la monnezza nella vostra e nostra città non veniva raccolta, come in tutte le capitali del mondo che voi frequentate abitualmente, e che i mezzi di trasporto pubblico restavano in garage in numero superiore al consentito semplicemente perchè i tecnici, non lavorando di pomeriggio, non riuscivano a ripararli in tempi brevi? Marino e Graldi se ne accorgono solo ora, apprendendolo dai giornali stranieri?
Graldi, tenta l'affondo, in questa sua difesa impossibile della capitale, in chiusura. Sì, scrive cattivissimo, leggiamo le denunce dei giornali stranieri sull'Italia, ma nel frattempo non manchiamo di leggere, per tenerci informati, delle continue sparatorie in strada di cittadini americani armati, o delle stragi per mano dell'ISIS in pieno centro a Parigi o degli scandali 'rosa' di alcuni alti membri del governo di sua maestà britannica.
Affondo privo di senso. la monnezza è monnezza lo schifo del trasporto pubblico è schifo ed ambedue questi disservizi, per tacere su molti altri, sono sotto gli occhi di tutti, tranne quelli di Graldi. Che c'entrano con l'ISIS, con gli scandali sessuali dei politici inglesi o con le sparatorie americane, quasi giornaliere, in strada?
Al quale, visto che ha tirato in ballo gli scandali 'rosa' di qualche membro del governo britannico,vogliamo ricordare che nel governo britannico i soggetti degli scandali vanno a casa e vi restano, mentre in Italia - vedi il caso di Piero Marrazzo - ai soggetti interessati, gli si dà la buonuscita e la pensione a governatore e lo si rimette al posto che aveva prima di assumere l'incarico pubblico: nel caso di Marrazzo a Rai Tre come 'inviato speciale', con stipendio non male, che si somma alla pensione da ex governatore, indegno, del Lazio.
Secondo alcuni esegeti benevoli con la Capitale, perchè Stati Uniti e Francia si contendono con Roma la designazione prossima olimpica e perciò hanno da guadagnare se infangano il nome della Capitale. Abbiamo detto 'infangano', e mai termine uscito involontariamente risultò più appropriato. Perchè, caro Graldi, al di là delle intenzioni denigratorie dei giornali stranieri - che, secondo Graldi, non farebbero che riproporre quanto ogni giorno i giornali italiani vanno scrivendo; allora Graldi come la mettiamo? perchè a questo punto sarebbero i giornali italiani a gettare fango sulla capitale del paese - di fango, o per dirla alla romana, di 'monnezza' a Roma ce n'è anche troppa.
Vogliamo ora chiudere gli occhi sulla sporcizia che inonda da cima a fondo la città? e chiuderli anche sui disservizi del trasporto pubblico? Graldi in questa impossibile difesa di Roma , evidentemente non ha letto i manifesti - assolutamente comici - che in queste stesse settimane di travaglio in Campidoglio, il PD romano ha affisso in tutta la città, dove si legge che, per iniziativa del PD, la raccolta della monnezza si farà anche la domenica; e che d'ora in avanti le officine dove si riparano i mezzi del trasporto pubblico, lavoreranno anche di pomeriggio.
Allora Graldi come la mettiamo? Sia lei che il sindaco Marino, moralizzatore distratto per ben due anni, non vi eravate mai accorti che la domenica la monnezza nella vostra e nostra città non veniva raccolta, come in tutte le capitali del mondo che voi frequentate abitualmente, e che i mezzi di trasporto pubblico restavano in garage in numero superiore al consentito semplicemente perchè i tecnici, non lavorando di pomeriggio, non riuscivano a ripararli in tempi brevi? Marino e Graldi se ne accorgono solo ora, apprendendolo dai giornali stranieri?
Graldi, tenta l'affondo, in questa sua difesa impossibile della capitale, in chiusura. Sì, scrive cattivissimo, leggiamo le denunce dei giornali stranieri sull'Italia, ma nel frattempo non manchiamo di leggere, per tenerci informati, delle continue sparatorie in strada di cittadini americani armati, o delle stragi per mano dell'ISIS in pieno centro a Parigi o degli scandali 'rosa' di alcuni alti membri del governo di sua maestà britannica.
Affondo privo di senso. la monnezza è monnezza lo schifo del trasporto pubblico è schifo ed ambedue questi disservizi, per tacere su molti altri, sono sotto gli occhi di tutti, tranne quelli di Graldi. Che c'entrano con l'ISIS, con gli scandali sessuali dei politici inglesi o con le sparatorie americane, quasi giornaliere, in strada?
Al quale, visto che ha tirato in ballo gli scandali 'rosa' di qualche membro del governo britannico,vogliamo ricordare che nel governo britannico i soggetti degli scandali vanno a casa e vi restano, mentre in Italia - vedi il caso di Piero Marrazzo - ai soggetti interessati, gli si dà la buonuscita e la pensione a governatore e lo si rimette al posto che aveva prima di assumere l'incarico pubblico: nel caso di Marrazzo a Rai Tre come 'inviato speciale', con stipendio non male, che si somma alla pensione da ex governatore, indegno, del Lazio.
venerdì 24 luglio 2015
Ignazio Marino non ci sta e ribatte
A Ignazio Marino non va giù quell'attacco durissimo del 'New York Times' sul degrado della città di Roma, a pochi mesi dall'apertura del Giubileo, quando il Comune, a detta dello stesso sindaco che comunque non accetta che il Governo gli metta al fianco un commissario che sa fare meglio di lui, è ancora a 'buongiorno e buonasera' nella preparazione della macchina comunale.
E rimprovera ai giornalisti italiani che hanno ripreso con grande evidenza l'articolo del quotidiano americano di non conoscere l'inglese e di aver tradotto male, ai suoi danni, il titolo dell'articolo.
Che, secondo Marino, avrebbe il senso di indicarlo come un eroe nella fossa dei leoni del degrado e malaffare cittadino. Sì, ma se, pur non facendosi sopraffare dai leoni continua a restare nella fossa, chi governa la città, hanno risposto al professorino? Dell'onestà del sindaco, sebbene sia ormai merce rarissima fra i politici, ne abbiamo piene le tasche; non basta che sia onesto, serve che sappia governare la città, mestiere che non è capace di esercitare. Indubbiamente.
Ed allora lui che non è deciso a mollare ed anzi vuole continuare a lottare con i leoni, ribatte, prendendo ad esempio ciò che gli accadeva di fare nella sua precedente vita di chirurgo. Il chirurgo sa, prima ancora che lo sappiano i familiari, come è andato a finire l'intervento sul loro congiunto. Marino ci vuol dire: aspettate, e fra qualche anno vedrete che la città sarà cambiata, perchè lui sa che il suo intervento chirurgico è riuscito ( da dove prenda tanta sicurezza non è lecito capire). Ma Roma può attendere? E Quanto?
Sì perchè, prendendo anche noi un esempio dal mondo della medicina, possiamo ribattere al chirurgo che non è stato ancora capace di rimettere in piedi la Capitale 'paziente'- perchè di pazienza ne ha davvero troppa - che non solo non siamo sicuri dell'esito del suo intervento, sul quale anzi nutriamo e non solo noi parecchi dubbi, ma ci sembra che il chirurgo Marino abbia messo il paziente Roma, in lista di attesa e chissà quando deciderà di intervenire oppure di togliersi mascherina, camice e guanti e uscire dalla sala operatoria, sbattendo la porta. Che è ciò che molti gli consigliano di fare prima che, per troppa attesa, la malattia si aggravi ulteriormente ed il malato Roma crepi.
Ieri poi ancora un male grave nel corpo della Capitale del quale il chirurgo Marino non s'era ancora accorto, nonostante l'abbia in cura da un anno e mezzo, e cioè quello dei trasporti, dove regna l'assessore Improta, per la cui partenza dalla giunta tutti piangono di dolore, mentre dovrebbero piangere di gioia, perchè neanche lui si è accorto del casino generale dell'azienda che ha governato da quando c'è Marino, nella sala 'operativa'.
E infine la faccenda delle strade alle quali Pucci, l'assessore, sta pensando in queste settimane. Ieri s'è saputo che i precedenti affidatari di tale manutenzione non usavano materiali adatti, dal che ad ogni pioggerellina venivano fuori buche che puntualmente la ditta appaltatrice risanava con toppe, pronte a riaprirsi. Che altro deve succedere perchè Marino tragga le dovute conclusioni?
E rimprovera ai giornalisti italiani che hanno ripreso con grande evidenza l'articolo del quotidiano americano di non conoscere l'inglese e di aver tradotto male, ai suoi danni, il titolo dell'articolo.
Che, secondo Marino, avrebbe il senso di indicarlo come un eroe nella fossa dei leoni del degrado e malaffare cittadino. Sì, ma se, pur non facendosi sopraffare dai leoni continua a restare nella fossa, chi governa la città, hanno risposto al professorino? Dell'onestà del sindaco, sebbene sia ormai merce rarissima fra i politici, ne abbiamo piene le tasche; non basta che sia onesto, serve che sappia governare la città, mestiere che non è capace di esercitare. Indubbiamente.
Ed allora lui che non è deciso a mollare ed anzi vuole continuare a lottare con i leoni, ribatte, prendendo ad esempio ciò che gli accadeva di fare nella sua precedente vita di chirurgo. Il chirurgo sa, prima ancora che lo sappiano i familiari, come è andato a finire l'intervento sul loro congiunto. Marino ci vuol dire: aspettate, e fra qualche anno vedrete che la città sarà cambiata, perchè lui sa che il suo intervento chirurgico è riuscito ( da dove prenda tanta sicurezza non è lecito capire). Ma Roma può attendere? E Quanto?
Sì perchè, prendendo anche noi un esempio dal mondo della medicina, possiamo ribattere al chirurgo che non è stato ancora capace di rimettere in piedi la Capitale 'paziente'- perchè di pazienza ne ha davvero troppa - che non solo non siamo sicuri dell'esito del suo intervento, sul quale anzi nutriamo e non solo noi parecchi dubbi, ma ci sembra che il chirurgo Marino abbia messo il paziente Roma, in lista di attesa e chissà quando deciderà di intervenire oppure di togliersi mascherina, camice e guanti e uscire dalla sala operatoria, sbattendo la porta. Che è ciò che molti gli consigliano di fare prima che, per troppa attesa, la malattia si aggravi ulteriormente ed il malato Roma crepi.
Ieri poi ancora un male grave nel corpo della Capitale del quale il chirurgo Marino non s'era ancora accorto, nonostante l'abbia in cura da un anno e mezzo, e cioè quello dei trasporti, dove regna l'assessore Improta, per la cui partenza dalla giunta tutti piangono di dolore, mentre dovrebbero piangere di gioia, perchè neanche lui si è accorto del casino generale dell'azienda che ha governato da quando c'è Marino, nella sala 'operativa'.
E infine la faccenda delle strade alle quali Pucci, l'assessore, sta pensando in queste settimane. Ieri s'è saputo che i precedenti affidatari di tale manutenzione non usavano materiali adatti, dal che ad ogni pioggerellina venivano fuori buche che puntualmente la ditta appaltatrice risanava con toppe, pronte a riaprirsi. Che altro deve succedere perchè Marino tragga le dovute conclusioni?
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