Ieri abbiamo scritto delle diverse leggi 'ad institutionem' che negli ultimi anni il Governo, con l'approvazione del Parlamento, ha emanato per foraggiare gli amici degli amici, senza altra ragione se non quella del favoritismo.
Ed abbiamo riferito, fra le tante, di due leggi speciali, inserite nella legge di stabilità - decreto 'milleproroghe' ( monnezza al governo!) - dello scorso dicembre riguardanti il Festival Verdi e la Fondazione Romaeuropa, con l'omonimo Festival. Trattandosi di provvedimenti che scivolano via, come il ladro nella notte dalle case che ha appena derubato, il loro definitivo via libera si ha solo dopo che i due rami del Parlamento le hanno votate. Fino all'ultimo ci può sempre essere un gruppetto che riesce a tirare dalla propria parte un gruppo più numeroso di parlamentari che votano contro, per nobili ragioni, fra le quali quella di metterla in c... ai parlamentari del gruppo rivale.
Il contenuto ed i destinatari di dette leggi speciali, nella logica con cui vengono stilate ed approvate, sono secondari, benchè, nel nostro caso specifico, contenuti e destinatari - come abbiamo scritto in lungo e largo - siano meritevoli,. Noi contestiamo lo strumento della legge speciale - TRUFFALDINA sia per le modalità di approvazione che per la singolarità delle condizioni contenutevi - essendoci il FUS deputato a finanziare simili attività. Insomma alta politica, come ognuno potrà capire!
Bene, navigando in rete, abbiamo scoperto che una legge speciale per il Festival Verdi, era stata già presentata l'anno precedente, nel 2015. Essa prevedeva che per tale manifestazione lo Stato assicurasse uno stanziamento annuale di 1 milione di Euro. Dunque stesso destinatario e stesso finanziamento approvato nel 2016, ma respinto nel 2015. Nel 2015 non c'era quello per il Festival Romaeuropa, per la cui richiesta forse, anzi sicuramente, si sarà speso anche Causi, onde farne dono a sua moglie Monique Veaute, presidente del Festival e della relativa Fondazione? Chissà
Perchè la legge per il Festival Verdi non era passata nel 2015? Per l'opposizione dei deputati del Movimento 5 stelle e della Lega ( non sappiamo come hanno votato i grillini nel 2016). E la ragione vera del Movimento era quella di 'metterla in c.... al povero Pizzarotti', transfuga del Movimento, suo malgrado, presidente di diritto del Festival parmense.
Ora il Movimento sta mettendo insieme la squadra di governo da presentare agli elettori per le prossime politiche, quando è sicuro di prendere il potere. In detta squadra non compare ancora il nome del candidato ministro alla cultura. E forse non ci sarà, l'interim potrebbe averlo l'intellettuale grillino che farà da premier. Perchè? Perchè, cultura o non cultura, loro sanno già come comportarsi in simili situazioni: il sindaco della città in cui ha sede la istituzione richiedente è grillino, avrà ciò che chiede, se non lo è o è stato espulso, anche a sua insaputa dal Movimento, si prepari per andare a bussare ad altre porte.
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sabato 22 luglio 2017
lunedì 20 giugno 2016
A Roma l'incognita Virginia
Che farà Virginia Raggi, sindaca di Roma, con le istituzioni culturali della Capitale, che non sono tanto poche e per le quali, come si ebbe a capire da una visita all'Opera, raccontata dal Corriere, alcuni mesi fa, la Raggi tiene soprattutto a vedere i conti, infischiandosene di ciò che quelle istituzioni fanno? Del resto la parola 'cultura', e i suoi sinonimi, non sono del tutto assenti dal vocabolario politico e elettorale del movimento di Grillo, ora giunto finalmente al potere, in due città capitali del nostro paese: Roma e Torino?
Fa bene a vedere i conti, sperando che d'ora in avanti chi sperpera ci rimetta di tasca propria, e fissando a non più di due mandati la permanenza negli incarichi dirigenziali delle 'partecipate' ed assimilabili' comunali.
La sindaca vorrà vederci chiaro nel Teatro dell'Opera, nell'Accademia di Santa Cecilia - sebbene goda di una certa autonomia, ma forse qualche stipendio degli incarichi apicali potrebbe essere limato al ribasso, perchè no? - in Musica per Roma, nella 'Festa del cinema', Palazzo delle Esposizioni, Teatro di Roma ecc..
C'è solo da augurarsi che non proceda, dopo aver verificato che i conti sono a posto, alla nomina di persone gradite al movimento ma digiune di amministrazione di istituzioni culturali, che non ripeta gli errori che Pizzarotti ha fatto a Parma, con le nomine al Teatro Regio, pescando i dirigenti in mondi ed organizzazioni di provincia che fanno temere per futuri 'disastri all'opera'. Già il doppio caso degli assessori alla cultura proposti dalla Raggi fanno sorgere qualche giustificato timore!
Poi c'è un altro caso, da poco portato all'attenzione, quello dell'Accademia Filarmonica che per i suoi uffici nella splendida sede di via Flaminia, paga pochi centesimi l'anno, e con contratto scaduto.
E poi se riuscisse, dopo molti anni, a cancellare l'impronta famigliare nella gestione della Istituzione Universitaria dei Concerti, in mano alla famiglia Fortuna, e ad un gruppetto agguerrito, da mezzo secolo e passa, non sarebbe male.
E c'è anche Romaeuropa, dove i dirigenti sono praticamente dirigenti 'a vita', ma con soldi pubblici e non di famiglia; le sorti del Teatro Valle la cui convenzione, con passaggio di proprietà, fra ministero e Campidoglio è stata firmato solo qualche giorno fa ecc...
Nella soluzione a tutti questi problemi, la Raggi avrà al suo fianco Bergamo, assessore alla cultura in pectore, almeno fino alla viglia delle elezioni.
A tutti questi problemi sarebbe importante che la Raggi dedicasse un pò d'attenzione, ma la stessa attenzione deve dedicare alle finalità di queste istituzioni, il cui raggiungimento deve misurarsi sotto il profilo economico e non.
E non vogliamo sentir dire: prima pensiamo alle buche, ai mezzi di trasporto pubblico e poi alla cultura. Se avessero ragionato in questo modo all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, oggi avremmo ancora un deserto culturale in Italia. Si devono risolvere i problemi pratici dei cittadini, ma nello stesso tempo si deve anche pensare a farli crescere in un nuovo spirito e far loro respirare nuova aria, e questo lo fa la cultura.
Fa bene a vedere i conti, sperando che d'ora in avanti chi sperpera ci rimetta di tasca propria, e fissando a non più di due mandati la permanenza negli incarichi dirigenziali delle 'partecipate' ed assimilabili' comunali.
La sindaca vorrà vederci chiaro nel Teatro dell'Opera, nell'Accademia di Santa Cecilia - sebbene goda di una certa autonomia, ma forse qualche stipendio degli incarichi apicali potrebbe essere limato al ribasso, perchè no? - in Musica per Roma, nella 'Festa del cinema', Palazzo delle Esposizioni, Teatro di Roma ecc..
C'è solo da augurarsi che non proceda, dopo aver verificato che i conti sono a posto, alla nomina di persone gradite al movimento ma digiune di amministrazione di istituzioni culturali, che non ripeta gli errori che Pizzarotti ha fatto a Parma, con le nomine al Teatro Regio, pescando i dirigenti in mondi ed organizzazioni di provincia che fanno temere per futuri 'disastri all'opera'. Già il doppio caso degli assessori alla cultura proposti dalla Raggi fanno sorgere qualche giustificato timore!
Poi c'è un altro caso, da poco portato all'attenzione, quello dell'Accademia Filarmonica che per i suoi uffici nella splendida sede di via Flaminia, paga pochi centesimi l'anno, e con contratto scaduto.
E poi se riuscisse, dopo molti anni, a cancellare l'impronta famigliare nella gestione della Istituzione Universitaria dei Concerti, in mano alla famiglia Fortuna, e ad un gruppetto agguerrito, da mezzo secolo e passa, non sarebbe male.
E c'è anche Romaeuropa, dove i dirigenti sono praticamente dirigenti 'a vita', ma con soldi pubblici e non di famiglia; le sorti del Teatro Valle la cui convenzione, con passaggio di proprietà, fra ministero e Campidoglio è stata firmato solo qualche giorno fa ecc...
Nella soluzione a tutti questi problemi, la Raggi avrà al suo fianco Bergamo, assessore alla cultura in pectore, almeno fino alla viglia delle elezioni.
A tutti questi problemi sarebbe importante che la Raggi dedicasse un pò d'attenzione, ma la stessa attenzione deve dedicare alle finalità di queste istituzioni, il cui raggiungimento deve misurarsi sotto il profilo economico e non.
E non vogliamo sentir dire: prima pensiamo alle buche, ai mezzi di trasporto pubblico e poi alla cultura. Se avessero ragionato in questo modo all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, oggi avremmo ancora un deserto culturale in Italia. Si devono risolvere i problemi pratici dei cittadini, ma nello stesso tempo si deve anche pensare a farli crescere in un nuovo spirito e far loro respirare nuova aria, e questo lo fa la cultura.
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martedì 22 settembre 2015
Faccia di m... arino. Ignazio Marino
Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
Io - romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid, insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
Il quale vice sindaco richiesto di fondi urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei insiste a non scriverlo nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
Io - romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid, insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
Il quale vice sindaco richiesto di fondi urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei insiste a non scriverlo nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.
giovedì 13 agosto 2015
Natalia Aspesi ha dato il via al Rossini Opera Festival. Come ogni anno.Dalle Pagine di Repubblica, Chailly va anche a Lucerna
La crisi può aver spuntato le aspirazioni internazionali del festival rossinianopesarese? Neanche per sogno. Come si ripete ormai da 36 anni, dopo la cena di apertura nella villa di famiglia di Paola Tittarelli, una cena che fa subito capire, scorrendo la lista degli invitati, chi la crisi ha azzoppato, ha rimesso in sella o addirittura tenuto a battesimo del mondo che conta, il Rossini Opera Festival, affidato alle cure di Gianfranco Mariotti e della sua famiglia - si può dire, vero! se al festival sono presenti suo figlio, il direttore in grande ascesa, come anche la di lui moglie celebre cantante, annota anche la Aspesi, la figlia, sua assistente, ed il figlio, impegnato negli uffici della comunicazione - può partire.
La Aspesi, visto che non lo fanno quei fannulloni del suo giornale, annuncia anche la sorpresa del ritrovamento del 'quintetto' de 'La gazzetta' - rinvenuto in un faldone di manoscritti della biblioteca del Conservatorio di Palermo (Gossett lo presentò assieme al bibliotecario Lo Cicero, dalle pagine della nostra indimenticata rivista Music@) - e che verrà inserito nelle recite dell'opera rossiniana in cartellone.
Non ancora soddisfatta, la Aspesi annuncia, il giorno stesso che il festival inizia, che è un successo, tutto esaurito - ma non sarebbe stato più prudente attendere la fine del festival per cantare vittoria? - e due giorni dopo annota con orgoglio, presentandosi pesarese e mariottiana verace e della prima ora, che quello di Gianfranco Mariotti è l'unico caso di un sovrintendente che è a capo della manifestazione da 36 lunghi anni, cioè dall'inizio.
Titolo di merito? Sì per la Aspesi, per noi assolutamente no, anche se non è l'unico fra i sovrintendenti o direttori artistici a capo di festival fra i più importanti in Italia, che lo sono ininterrottamente, dalla prima edizione.
Accade, ad esempio, anche al Festival della Valle d'Itria che non ha cambiato mai sovrintendente - Francesco Punzi - da quaranta edizioni; o al Ravenna Festival che ha come direttore artistico, fin dalla prima edizione, Cristina Muti Mangiavillani, da 26 anni e 26 edizioni ( la Aspesi, nonostante la sua ben nota non simpatia nei riguardi di Muti, direttore, farebbe bene a fare una passeggiata anche a Ravenna, perché anche lì si fa un bel festival); o come, infine, al RomaEuropa Festival, giunto all'edizione numero 30, e sempre con gli stessi dirigenti ( Veaute e Grifasi, e pure con l'on. Pieraccini che ora della Fondazione è presidente onorario, e tutti e tre, con altri pochissimi, membri 'a vita' del consiglio di amministrazione).
A Ravenna come a Martina Franca come a Roma si ripetono anche alcune altre modalità del festival pesarese come quella che in fondazione o nell'organizzazione del festival ricorrano nomi di famigliari dei rispettivi dirigenti. Questo per dire alla Aspesi che tutto il mondo è paese e che Pesaro non fa eccezione su nulla, salvo...
... un caso che fa l'eccezione di Pesaro e che la Aspesi non considera. Gianfranco Mariotti riceve un compenso che è il più alto di un sovrintendente di un festival, assai vicino a quello di alcuni sovrintendenti di fondazioni liriche che hanno ben altro da fare nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il suo compenso è oltre un decimo del finanziamento del FUS al festival ( 160.000 Euro su un finanziamento di 1.152.000 Euro, ben oltre il 10%; e se ci mettiamo anche il compenso del direttore artistico, Alberto Zedda, quasi 100.000; fanno 1/5 circa del FUS); mentre per i sovrintendenti dei teatri che hanno un compenso simile a quello di Mariotti, l'incidenza in rapporto al FUS e dell'1%. Bella differenza!
Mentre il sovrintendente del Festival della Valle d'Itria non percepisce alcun compenso, come anche la signora Muti, che forse viene compensata attraverso l'onorario di regista, e che anche il presidente del RomaEuropa Festival Monique Veaute, che presta la sua opera gratuitamente ( un compenso - 16.500 Euro - l'ha come 'direttrice' di un progetto 'digitale' del festival medesimo) ed il suo direttore artistico Grifasi, che s'è tagliato lo stipendio annuo di quasi 30.000 Euro, passando da 110.000 a 80.000 circa. Esempi che Gianfranco Mariotti farebbe bene ad imitare, anche se la Aspesi non si azzarda a consigliarglielo.
A tutti, invece, vorremmo dare noi un consiglio. Non sarebbe ora, dopo decenni di permanenza ai vertici di quei festival, che schiodassero tutti?
All'estero grandi festival come anche importantissime istituzioni musicali ed anche museali cambiano i loro vertici ogni quattro o cinque anni, senza che nulla di catastrofico si abbatta sul normale corso di quelle istituzioni - vi sono casi analoghi anche in Italia, sebbene rarissimi, come quello del MART di Rovereto.
Perchè non si fa dappertutto, Pesaro inclusa? Perchè la Aspesi non se lo augura, se ad un certo punto della sua corrispondenza, annota che il successo dell'attuale edizione - appena cominciata - tiene lontani gli 'INVISIBILI ASPIRANTI AL SUO RUOLO'?
PRENDETE NOTA
Giunge in questi giorni la notizia della nomina, a partire dal 2016, di Riccardo Chailly a direttore musicale della Orchestra del Festival di Lucerna, fondata da Toscanini e rifondata, in anni recenti, da Claudio Abbado. A parte l'accanimento dirigenziale nei confronti di Chailly ( ancora a Lipsia, prossimo a Milano ed ora anche a Lucerna), è bene si sappia che il suo incarico a Lucerna avrà la durata di cinque anni, e non di ventisei o trenta o trentasei o addirittura quarant'anni. E' chiara la canzone?
La Aspesi, visto che non lo fanno quei fannulloni del suo giornale, annuncia anche la sorpresa del ritrovamento del 'quintetto' de 'La gazzetta' - rinvenuto in un faldone di manoscritti della biblioteca del Conservatorio di Palermo (Gossett lo presentò assieme al bibliotecario Lo Cicero, dalle pagine della nostra indimenticata rivista Music@) - e che verrà inserito nelle recite dell'opera rossiniana in cartellone.
Non ancora soddisfatta, la Aspesi annuncia, il giorno stesso che il festival inizia, che è un successo, tutto esaurito - ma non sarebbe stato più prudente attendere la fine del festival per cantare vittoria? - e due giorni dopo annota con orgoglio, presentandosi pesarese e mariottiana verace e della prima ora, che quello di Gianfranco Mariotti è l'unico caso di un sovrintendente che è a capo della manifestazione da 36 lunghi anni, cioè dall'inizio.
Titolo di merito? Sì per la Aspesi, per noi assolutamente no, anche se non è l'unico fra i sovrintendenti o direttori artistici a capo di festival fra i più importanti in Italia, che lo sono ininterrottamente, dalla prima edizione.
Accade, ad esempio, anche al Festival della Valle d'Itria che non ha cambiato mai sovrintendente - Francesco Punzi - da quaranta edizioni; o al Ravenna Festival che ha come direttore artistico, fin dalla prima edizione, Cristina Muti Mangiavillani, da 26 anni e 26 edizioni ( la Aspesi, nonostante la sua ben nota non simpatia nei riguardi di Muti, direttore, farebbe bene a fare una passeggiata anche a Ravenna, perché anche lì si fa un bel festival); o come, infine, al RomaEuropa Festival, giunto all'edizione numero 30, e sempre con gli stessi dirigenti ( Veaute e Grifasi, e pure con l'on. Pieraccini che ora della Fondazione è presidente onorario, e tutti e tre, con altri pochissimi, membri 'a vita' del consiglio di amministrazione).
A Ravenna come a Martina Franca come a Roma si ripetono anche alcune altre modalità del festival pesarese come quella che in fondazione o nell'organizzazione del festival ricorrano nomi di famigliari dei rispettivi dirigenti. Questo per dire alla Aspesi che tutto il mondo è paese e che Pesaro non fa eccezione su nulla, salvo...
... un caso che fa l'eccezione di Pesaro e che la Aspesi non considera. Gianfranco Mariotti riceve un compenso che è il più alto di un sovrintendente di un festival, assai vicino a quello di alcuni sovrintendenti di fondazioni liriche che hanno ben altro da fare nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il suo compenso è oltre un decimo del finanziamento del FUS al festival ( 160.000 Euro su un finanziamento di 1.152.000 Euro, ben oltre il 10%; e se ci mettiamo anche il compenso del direttore artistico, Alberto Zedda, quasi 100.000; fanno 1/5 circa del FUS); mentre per i sovrintendenti dei teatri che hanno un compenso simile a quello di Mariotti, l'incidenza in rapporto al FUS e dell'1%. Bella differenza!
Mentre il sovrintendente del Festival della Valle d'Itria non percepisce alcun compenso, come anche la signora Muti, che forse viene compensata attraverso l'onorario di regista, e che anche il presidente del RomaEuropa Festival Monique Veaute, che presta la sua opera gratuitamente ( un compenso - 16.500 Euro - l'ha come 'direttrice' di un progetto 'digitale' del festival medesimo) ed il suo direttore artistico Grifasi, che s'è tagliato lo stipendio annuo di quasi 30.000 Euro, passando da 110.000 a 80.000 circa. Esempi che Gianfranco Mariotti farebbe bene ad imitare, anche se la Aspesi non si azzarda a consigliarglielo.
A tutti, invece, vorremmo dare noi un consiglio. Non sarebbe ora, dopo decenni di permanenza ai vertici di quei festival, che schiodassero tutti?
All'estero grandi festival come anche importantissime istituzioni musicali ed anche museali cambiano i loro vertici ogni quattro o cinque anni, senza che nulla di catastrofico si abbatta sul normale corso di quelle istituzioni - vi sono casi analoghi anche in Italia, sebbene rarissimi, come quello del MART di Rovereto.
Perchè non si fa dappertutto, Pesaro inclusa? Perchè la Aspesi non se lo augura, se ad un certo punto della sua corrispondenza, annota che il successo dell'attuale edizione - appena cominciata - tiene lontani gli 'INVISIBILI ASPIRANTI AL SUO RUOLO'?
PRENDETE NOTA
Giunge in questi giorni la notizia della nomina, a partire dal 2016, di Riccardo Chailly a direttore musicale della Orchestra del Festival di Lucerna, fondata da Toscanini e rifondata, in anni recenti, da Claudio Abbado. A parte l'accanimento dirigenziale nei confronti di Chailly ( ancora a Lipsia, prossimo a Milano ed ora anche a Lucerna), è bene si sappia che il suo incarico a Lucerna avrà la durata di cinque anni, e non di ventisei o trenta o trentasei o addirittura quarant'anni. E' chiara la canzone?
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mercoledì 29 luglio 2015
L'unica cosa sulla quale siamo d'accordo con Causi, nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma
Interrogato, a poche ore dall'accettazione dell'assessorato al Bilancio del Comune di Roma, su come ha trovato il Campidoglio, dopo otto anni di assenza, Causi ha risposto che l'aveva trovato cambiato in peggio, relativamente alla sala consigliare, il cui arredamento - aggiungiamo noi - è stato rifatto da quegl'incolti e cafoni dell'amministrazione Alemanno. Ed ha ragione, ce ne rendiamo conto e ci arrabbiamo per lo sfregio, ogni volta che la tv mostra qualche ignobile spettacolo della sala consigliare e di tutti i suoi abitanti scalmanati.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva gli scranni, per i consiglieri e della giunta, di una volta; poi nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo capoclan, Massimo, in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva gli scranni, per i consiglieri e della giunta, di una volta; poi nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo capoclan, Massimo, in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.
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venerdì 15 maggio 2015
Ancora per il capitolo: grandi quotidiani. 'Romaeuropa da trent'anni il Festival contemporaneo' scrive Di Giammarco
Intendiamoci Rodolfo Di Giammarco su Repubblica ha fatto bene a sottolineare l'anniversario e la notizia che il programma verrà annunciato quando sarà; ha fatto benissimo a rinfrescare la memoria di quanti, soprattutto i pubblici poteri, mettono mano al portafoglio 'pubblico' e sganciano gli Euro, e e che ora, senza la sveglia di Repubblica, potrebbero dimenticarsi che esiste il Romaeuropa Festival e magari pure di destinargli dei fondi, sebbene sempre meno.
Ma che dice Di Giammarco? Come ci si può dimenticare del Romaeuropa Festival? E poi anche della coppia, artistica, che da trent'anni lo gestisce, Veaute-Grifasi, senza alti e bassi - ma sempre e solo alti?
Il sindaco Marino che quest'anno ancora una volta ha tagliato i fondi destinati anche a festival storici della Capitale, soprattutto quelli estivi, forse per quelli autunnali farà un altro bando e, zitto zitto, i soldi li troverà per il Festival di Veaute-Grifasi.
Per il Ministero non ci dovrebbero essere problemi, la presenza nel FUS, al capitolo festival, di RomaEuropa è presenza consolidata. E poi Monique Veaute può sempre far intervenire, per intercedere presso Nastasi, la presidente del MAXXI, di cui è consigliera di amministrazione, quella Giovanna Melandri, imparentata con il 'grande & grosso' direttore generale.
Perciò un festival che, nonostante le tempeste continue, viaggia tranquillo e sicuro. Merito soprattutto dei suoi organizzatori che sono sopravvissuti ad ogni tempesta, da trent'anni a questa parte, e di tempeste ve ne sono state, senza mai un dubbio sulle persone al comando e sulla rotta da seguire: la modernità. E, del resto, squadra che supera il mare in burrasca, perchè cambiarla? In fondo si tratta di una squadra ancora giovane, trent'anni appena di navigazione.
Chi non ne è convinto, a differenza di noi che convinti lo siamo sempre stati, può leggersi e rileggersi il panegirico di Di Giammarco, inutile, e se ne convincerà anche lui. Decidendo di salire sulla nave del Romaeuropa che salperà a fine settembre (il 23, una notizia!), toccherà ben 15 'porti' della Capitale, e tornerà in secca soltanto l'8 dicembre, in concomitanza con la inaugurazione del Giubileo della Misericordia annunciato ed indetto da Papa Francesco. E sarà anche quest'anno un bel viaggio. Di Giammarco non conosce ancora il programma, ma sul 'bel viaggio' non nutre comunque dubbi. E l'8 dicembre, se vorrà, RomaEuropa potrà presentarsi in ginocchio alla Porta Santa per farsi perdonare i peccati. Che non ha.
Ma che dice Di Giammarco? Come ci si può dimenticare del Romaeuropa Festival? E poi anche della coppia, artistica, che da trent'anni lo gestisce, Veaute-Grifasi, senza alti e bassi - ma sempre e solo alti?
Il sindaco Marino che quest'anno ancora una volta ha tagliato i fondi destinati anche a festival storici della Capitale, soprattutto quelli estivi, forse per quelli autunnali farà un altro bando e, zitto zitto, i soldi li troverà per il Festival di Veaute-Grifasi.
Per il Ministero non ci dovrebbero essere problemi, la presenza nel FUS, al capitolo festival, di RomaEuropa è presenza consolidata. E poi Monique Veaute può sempre far intervenire, per intercedere presso Nastasi, la presidente del MAXXI, di cui è consigliera di amministrazione, quella Giovanna Melandri, imparentata con il 'grande & grosso' direttore generale.
Perciò un festival che, nonostante le tempeste continue, viaggia tranquillo e sicuro. Merito soprattutto dei suoi organizzatori che sono sopravvissuti ad ogni tempesta, da trent'anni a questa parte, e di tempeste ve ne sono state, senza mai un dubbio sulle persone al comando e sulla rotta da seguire: la modernità. E, del resto, squadra che supera il mare in burrasca, perchè cambiarla? In fondo si tratta di una squadra ancora giovane, trent'anni appena di navigazione.
Chi non ne è convinto, a differenza di noi che convinti lo siamo sempre stati, può leggersi e rileggersi il panegirico di Di Giammarco, inutile, e se ne convincerà anche lui. Decidendo di salire sulla nave del Romaeuropa che salperà a fine settembre (il 23, una notizia!), toccherà ben 15 'porti' della Capitale, e tornerà in secca soltanto l'8 dicembre, in concomitanza con la inaugurazione del Giubileo della Misericordia annunciato ed indetto da Papa Francesco. E sarà anche quest'anno un bel viaggio. Di Giammarco non conosce ancora il programma, ma sul 'bel viaggio' non nutre comunque dubbi. E l'8 dicembre, se vorrà, RomaEuropa potrà presentarsi in ginocchio alla Porta Santa per farsi perdonare i peccati. Che non ha.
domenica 23 novembre 2014
All'Eliseo chiusa barbarescamente (?) la porta in faccia a Emma Dante
Stando alle apparenze, Emma Dante sarebbe la vittima e il Barbareschi, a dispetto del suo nome (?) il carnefice. Ma le cose non stanno così.
Intanto il passaggio di proprietà dai vecchi soci, uno dei quali il Monaci, padre dell'attuale direttore, al nuovo è stato traumatico, nel senso che è stato preceduto da due o tre tentativi di sfratto sempre rimandati, ma che non potevano essere rimandati all'infinito, specie in presenza di un nuovo proprietario che, sacrosantamente, reclamava i locali. Passaggio traumatico accompagnato da polemiche ed accuse ( il Monaci direttore è fuggito con i soldi della cassa abbonamenti, accusa Barbareschi), fino allo sfratto definitivo quando non lo si attendeva più, visti i reiterati rimandi.
Nelle settimane degli sfratti minacciati e poi rientrati, il festival Romaeuropa, nel cui calendario figurava lo spettacolo di Emma Dante, aveva annunciato che ritirava tutti gli spettacoli ospitati all'Eliseo, per evitare esattamente ciò che poi è accaduto.
Sta di fatto che la direzione di Romaeuropa, dopo averlo minacciato, il ritiro degli spettacoli dall'Eliseo, non lo ha fatto, pensando o sperando che poi le cose si sarebbero messe a posto. Come non si doveva successivamente dimostrare.
E dunque Romaeuropa non può chiamarsi fuori, dando la colpa interamente al barbaro Barbareschi. Il quale forse non avrebbe ospitato la Dante, o forse sì, ma avrebbe dovuto deciderlo lui, una volta insediatosi.
Nei giorni più infuocati, era stato offerto alla Dante o a Romaueropa - non l'abbiamo ben capito - di trasferire lo spettacolo al Quirinetta, ricevendone però risposta negativa.
A quel punto subentra nella proprietà del teatro Barbareschi, il quale chiede qualche giorno, solo qualche giorno, per mettere a posto tutto le questioni aperte dal passaggio - come ad esempio gli impiegati dei quali è forse bene non dimenticarsi - per poi riprendere regolarmente la programmazione. Nulla di più ragionevole. Certo c'è andata di mezzo Emma Dante, ma poteva andarci di mezzo chiunque si fosse trovato in calendario nei giorni del passaggio forzato.
Poi alla fine una soluzione, dilazionata , s'è trovata. Lo spettacolo della Dante riaprirà il Valle, una volta ultimati i lavori di restauro che, verosimilmente, dovrebbero concludersi verso maggio/giugno. L'offerta è venuta dal Teatro di Roma che ha la gestione dello storico teatro, occupato per alcuni anni.
Alla vigilia di tale annuncio - del quale non si s se la Dante sia soddisfatta - Monique Veaute di Romaeuropa aveva dichiarato che avendo avuto assicurazione di interesse alla soluzione del caso da parte di Giovanna Marinelli, l'assessore che in fatto di teatro sa come stanno le cose, Lei non si preoccupava più di tanto. Sì, giusto, perché ormai non serviva più, ma avrebbe dovuto preoccuparsi ed occuparsene prima dello sfratto dello spettacolo del suo festival dall'Eliseo. E non l'ha fatto.
Intanto il passaggio di proprietà dai vecchi soci, uno dei quali il Monaci, padre dell'attuale direttore, al nuovo è stato traumatico, nel senso che è stato preceduto da due o tre tentativi di sfratto sempre rimandati, ma che non potevano essere rimandati all'infinito, specie in presenza di un nuovo proprietario che, sacrosantamente, reclamava i locali. Passaggio traumatico accompagnato da polemiche ed accuse ( il Monaci direttore è fuggito con i soldi della cassa abbonamenti, accusa Barbareschi), fino allo sfratto definitivo quando non lo si attendeva più, visti i reiterati rimandi.
Nelle settimane degli sfratti minacciati e poi rientrati, il festival Romaeuropa, nel cui calendario figurava lo spettacolo di Emma Dante, aveva annunciato che ritirava tutti gli spettacoli ospitati all'Eliseo, per evitare esattamente ciò che poi è accaduto.
Sta di fatto che la direzione di Romaeuropa, dopo averlo minacciato, il ritiro degli spettacoli dall'Eliseo, non lo ha fatto, pensando o sperando che poi le cose si sarebbero messe a posto. Come non si doveva successivamente dimostrare.
E dunque Romaeuropa non può chiamarsi fuori, dando la colpa interamente al barbaro Barbareschi. Il quale forse non avrebbe ospitato la Dante, o forse sì, ma avrebbe dovuto deciderlo lui, una volta insediatosi.
Nei giorni più infuocati, era stato offerto alla Dante o a Romaueropa - non l'abbiamo ben capito - di trasferire lo spettacolo al Quirinetta, ricevendone però risposta negativa.
A quel punto subentra nella proprietà del teatro Barbareschi, il quale chiede qualche giorno, solo qualche giorno, per mettere a posto tutto le questioni aperte dal passaggio - come ad esempio gli impiegati dei quali è forse bene non dimenticarsi - per poi riprendere regolarmente la programmazione. Nulla di più ragionevole. Certo c'è andata di mezzo Emma Dante, ma poteva andarci di mezzo chiunque si fosse trovato in calendario nei giorni del passaggio forzato.
Poi alla fine una soluzione, dilazionata , s'è trovata. Lo spettacolo della Dante riaprirà il Valle, una volta ultimati i lavori di restauro che, verosimilmente, dovrebbero concludersi verso maggio/giugno. L'offerta è venuta dal Teatro di Roma che ha la gestione dello storico teatro, occupato per alcuni anni.
Alla vigilia di tale annuncio - del quale non si s se la Dante sia soddisfatta - Monique Veaute di Romaeuropa aveva dichiarato che avendo avuto assicurazione di interesse alla soluzione del caso da parte di Giovanna Marinelli, l'assessore che in fatto di teatro sa come stanno le cose, Lei non si preoccupava più di tanto. Sì, giusto, perché ormai non serviva più, ma avrebbe dovuto preoccuparsi ed occuparsene prima dello sfratto dello spettacolo del suo festival dall'Eliseo. E non l'ha fatto.
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giovedì 14 agosto 2014
Spigolature agostane. Bentornata Aspesi; Salisburgo suona, dirige a canta italiano. Dal Canada ha già cantato Paolo Cervone per Romaeuropa Festival
Se non arrivava Ferragosto e non si riapriva il ROF - gli intenditori sanno di cosa parliamo - non avremmo avuto il cadeau della Aspesi, in vacanza, come ogni anno, in quel di Pesaro. Teniamocelo buono il ROF, senza il ROF, ora che anche Lissner se ne va e Pereira sembra non goda delle sue attenzioni, senza il ROF la Aspesi non ci delizierebbe con i suoi reportage musicali. Senonchè la lettura del reportage da Pesaro prima che il ROF tiri su il sipario, deve aver fatto infuriare qualche critico musicale della Repubblica - la Aspesi sì e io no?- che ha preteso, senza attendere i francobolli delle pagine domenicali, che nel corso della settimana, si parlasse anche di un altro festival, benchè in uno spazio più ridotto per rispetto delle gerarchie, di quello di Martina Franca che, zitto zitto, continua l'avanzata.
La Aspesi, una volta partita da Pesaro, nelle more autunnali, dia qualche consiglio alla sua amica Sonia, consorte di Kaiser Franz, che qualche giorno fa , sul concorrente Corriere, s'è sbracata in maniera indecente, al punto da costringere noi poveretti a parlarne su questo blog, e addirittura Tullio Gregory, ad intervenire per censurare quelle parole 'veramente sceme' in libertà, riguardanti i pacchi della Enciclopedia Treccani, che lei non sapeva dove mettere e che ha utilizzato, consigliata dalla figlioletta intelligente, a farne un bel tavolone da salotto, sul quale appoggiare le bevande fredde - era specificato. Non diceva la Sonia perchè solo quelle fredde, contava sull'intelligenza, almeno pari alla sua, dei lettori del Corriere. Natalia consigli, per favore, alla sua amica Sonia, il silenzio, seconod il saggio biblico: tarda ad loquendum, prompta ad audiendum.
Abbiamo ricevuto il catalogo generale di Romaeuropa Festival che avrà luogo da fine settembre e fine novembre, a Roma. C'è molta danza, anzi soprattutto danza, il più ricco festival italiano di danza, che surclassa bellamente e senza fatica quello di Rovereto. Solo che di molti di quegli spettacoli avevamo già avuto notizia dai sempre più frequenti reportages, soprattutto dal Canada, del nostro bravissimo collega Paolo Cervone. Che, a questo punto, non si capisce se è consigliere della direzione artistica del festival, oppure inviato del festival, o reporter in proprio che indovina sempre ciò che andrà al Festival Romaeuropa.
E, infine, l'ennesima scoperta: quest'anno Salisburgo canta, suona e dirige italiano. Ma non era la stessa cosa anche l'anno scorso, anzi soprattutto l'anno scorso e quello prima, pure? Certo. Come le televisioni, ad ogni inizio estate, dedicano trasmissioni su trasmissioni alla dieta, alla prova costume, alle cure anticellulite, chiamando qualche dottore che esibisce ragazze che sarebbero davvero sfigate se avessero anche la cellulite, tanto sono magre e malnutrite, i giornali parlano delle nostre eccellenze musicali, presenze costanti nei migliori festival del mondo, come Salisburgo.
La Aspesi, una volta partita da Pesaro, nelle more autunnali, dia qualche consiglio alla sua amica Sonia, consorte di Kaiser Franz, che qualche giorno fa , sul concorrente Corriere, s'è sbracata in maniera indecente, al punto da costringere noi poveretti a parlarne su questo blog, e addirittura Tullio Gregory, ad intervenire per censurare quelle parole 'veramente sceme' in libertà, riguardanti i pacchi della Enciclopedia Treccani, che lei non sapeva dove mettere e che ha utilizzato, consigliata dalla figlioletta intelligente, a farne un bel tavolone da salotto, sul quale appoggiare le bevande fredde - era specificato. Non diceva la Sonia perchè solo quelle fredde, contava sull'intelligenza, almeno pari alla sua, dei lettori del Corriere. Natalia consigli, per favore, alla sua amica Sonia, il silenzio, seconod il saggio biblico: tarda ad loquendum, prompta ad audiendum.
Abbiamo ricevuto il catalogo generale di Romaeuropa Festival che avrà luogo da fine settembre e fine novembre, a Roma. C'è molta danza, anzi soprattutto danza, il più ricco festival italiano di danza, che surclassa bellamente e senza fatica quello di Rovereto. Solo che di molti di quegli spettacoli avevamo già avuto notizia dai sempre più frequenti reportages, soprattutto dal Canada, del nostro bravissimo collega Paolo Cervone. Che, a questo punto, non si capisce se è consigliere della direzione artistica del festival, oppure inviato del festival, o reporter in proprio che indovina sempre ciò che andrà al Festival Romaeuropa.
E, infine, l'ennesima scoperta: quest'anno Salisburgo canta, suona e dirige italiano. Ma non era la stessa cosa anche l'anno scorso, anzi soprattutto l'anno scorso e quello prima, pure? Certo. Come le televisioni, ad ogni inizio estate, dedicano trasmissioni su trasmissioni alla dieta, alla prova costume, alle cure anticellulite, chiamando qualche dottore che esibisce ragazze che sarebbero davvero sfigate se avessero anche la cellulite, tanto sono magre e malnutrite, i giornali parlano delle nostre eccellenze musicali, presenze costanti nei migliori festival del mondo, come Salisburgo.
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