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sabato 27 gennaio 2018

Pizzarotti a Parma. Il primo sindaco cinquestelle attento al festival musicale della sua città

Una eccezione del tutto casuale? Sì, una bella  eccezione, poco importa se casuale, quella del Festival Verdi di Parma, nel panorama politico italiano dove festival, soprattutto musicali, si chiudono, si distruggono... mai che ne nasca uno nuovo. Anche se, c'è da considerare che la città di cui parliamo ha una vocazione musicale ed una storia che non possono non avere il loro peso. Verdi, Toscanini... tanto per fare due soli nomi.

Quando, dopo l'uscita della coppia Fontana-Arcà da Parma,  avevamo tante ragioni per nutrire dubbi sulla rinascita del Festival Verdi, che anche loro non erano riusciti a fare, in ragione della  scarsa caratura dei nuovi reggitori voluti da Pizzarotti, ed ancora l'altro ieri ne abbiamo manifestati a proposito dell'ininfluente Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma che il sindaco ha voluto affidare alle mani -   poco esperte  musicalmente e musicologicamente, mentre politicamente e diplomaticamente abilissime - di Nicola Sani, non potevamo immaginare che l'arrivo di Roberto Abbado alla direzione del festival avrebbe potuto avviare la sua rinascita. Come dimostra chiaramente, anche per i tempi ma soprattutto per i contenuti, la diffusione del programma della edizione 2018 del prossimo autunno.

A proposito della quale non può sfuggire la composizione del Comitato scientifico( che abbiamo riprodotto nel post precedente, prendendolo da 'Opera Click'), nel quale c'è un 'casino' di direttori, tutti membri arcititolati ma prima ancora direttori di dipartimenti e di istituti musicologici di un certo rilievo. C'è perfino un rappresentante di una nuova pubblicazione verdiana estera, edita dall'Università di Berna,'Verdi Perspektiven', sorta dopo la diaspora di buona parte di musicologi verdiani facenti capo all'Istituto di Parma, che hanno deciso di andar via da Parma e ritrovarsi a Berna dopo l'arrivo di Nicola Sani e della sua corte, poco verdiana.

 Nel Comitato c'è anche una longa manus dell'Istituto verdiano di Parma, questa volta 'femminile', rappresentata da Alessandra Carlotta Pellegrini,  direttrice scientifica a Parma, per grazia di Sani, sulla cui naturale incompetenza in fatto di studi verdiani nessuno ha mai nutrito dubbi. Lei viene indicata come  direttrice scientifica della edizione critica di carteggi e documenti. Perciò ininfluente, e solo per salvare la faccia (Pizzarotti non poteva ignorare l'Istituto che è, come il festival, affidato alla sua responsabilità di amministratore, almeno per salvare la faccia). Nulla a vedere con le edizioni critiche delle opere che, per il Festival Verdi , sono affidate a  musicologi di altra provenienza e di più nota caratura scientifica, con la benedizione di casa Ricordi. 
(Detto fra noi, se fossimo stati al posto di Sani, della Pellegrini e di qualche altro membro di quella corte dei miracoli, dopo tutte le critiche feroci rivoltegli, ci saremmo dimessi. Loro no, perché  hanno la faccia tosta - ma nelle aule universitarie dove in insegna a parlar forbito, direbbero: la faccia come il c... 

 Ma c'è anche un altro appunto da fare, questo a Roberto Abbado che, per le edizioni critiche si avvale della consulenza di Ricordi e del suo staff musicologico ed organizzativo, alla stessa maniera con cui Riccardo Chailly  fa con le opere di Puccini, per le cui edizioni non si avvale di quelle edite dalla Fondazione Puccini italiana - che a differenza di quella verdiana di Parma,  raggruppa  il fior fiore dei musicologi pucciniani. Nel caso di Puccini siamo di fronte all'ennesimo scandalo. lo Stato finanzia l'edizione critica delle opere del musicista, il massimo teatro italiano non  si serve di  quelle edizioni. E così di edizioni delle opere pucciniane ne avremo per ogni titolo un paio.

Certo Roberto Abbado vuol dire Ricordi, e forse Ricordi non ha buoni rapporti con l'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, sebbene anni fa abbia pubblicato l'edizione critica di Traviata, effettuata da un musicologo di quell'Istituto,  Fabrizio Della Seta, ai tempi della presidenza Petrobelli. Perciò  anche sotto il cielo verdiano di Parma, come sotto quello pucciniano di Torre del Lago - o Lucca, se si preferisce - la confusione è grande!  
Ora, dopo la morte di Simonetta Puccini, si spera che quel Comitato di gente competente non avrà più le mani legate e potrà proseguire il suo lavoro di ricerca, col solo intento di offrire al mondo l'immagine più autentica del musicista e delle sue opere. E forse Chailly ed anche casa Ricordi cambieranno fornitore.

giovedì 3 dicembre 2015

Che cosa non si fa in Italia per il Teatro alla Scala. Anche in RAI, dove resiste ed insiste Michele dall'Ongaro, sovrintedente di Santa Cecilia

Ieri sera, abbiamo visto in tv, finalmente, un programma  ben fatto e con una doppia logica di collocazione: sia nel palinsesto che temporale, alla vigilia cioè dell'inaugurazione della stagione che ha luogo, come si sa, il giorno 7 dicembre, festa di sant'Ambrogio. Chi segue le vicende della musica in Italia e soprattutto ama la musica e desidera approfondirne sempre più il significato e gli esiti, ieri sera avrà gioito vedendo su RAI 5, il programma 'Giovanna d'Arco all'Opera' , nel corso del quale da Franco Cardini, storico, ai registi ( già, sono due e con loro lavora sempre e dovunque una squadra ben affiatata: costumista, scenografo, luci, coreografo) ci hanno spiegato chi era la famosa eroina, nella visione storica, in quella verdiana ed anche nella registica, preparandoci a seguire sempre sulla stessa rete RAI, la prima del prossimo lunedì. Insomma una specie di 'Prima della Prima', la storica ma inutile trasmissione della Bronzetti, in onda su RAI TRE dalla creazione del mondo, senza mai domandarsi se la messa in onda di una puntata quando l'opera che illustra è andata in scena da mesi, abbia un minimo di senso. Ma Vianello, il direttore della rete, non si è mai posto simili domande, altrimenti non avrebbe fatto tante figuracce, e non continuerebbe a comandare forte della sola rendita delle trasmissioni che ha ereditato, tutte ben collaudate, molte delle quali - quelle di servizio e 'di dolore' - recano ancora la firma di Angelo Guglielmi, ormai ingiallita o del tutto sbiadita dal tempo.
 Abbiamo visitato anche l'immenso laboratorio dove nasce, per le scene ed i costumi, un'opera, e seguito le prove di Riccardo Chailly (in verità le prove della sola orchestra e, se non andiamo errati, i pochi minuti, erano sempre gli stessi ripetuti - ma forse il sonno ci ha giocato un brutto tiro e non abbiamo seguito con la dovuta attenzione. Chiediamo scusa!) e l'introduzione che lo scorso 29 novembre egli ha fatto, precedendo la prova aperta agli studenti delle università milanesi alla Scala, che non ci hanno mostrato neanche per un minuto secondo, mentre avrebbero potuto farlo senza nulla togliere all'evento della prima di lunedì. Comunque, stando alla trasmissione di cui  scriviamo, RAI 5 s'è rivelata una rete per specialisti od amatori.
 La RAI, che non è l'emittente parrocchiale di un paese sgarrupato, potrebbe, anzi dovrebbe, segnarsi sul calendario alcuni importanti avvenimenti musicali e illustrarli con la stessa tempistica e qualità. Perchè, invece, solo la Scala, che è l'unico teatro con il quale la RAI ha un contratto da anni,  sempre rinnovato e mai mutato, per la registrazione di due o tre titoli d'opera opera e qualche concerto?
 Tutto bene quel che finisce bene, dunque, anche se bene non comincia? No, perchè la serata era cominciata maluccio con una puntata di Petruska, ideata e condotta ancora da Michele dall'Ongaro che da quasi un anno ormai è sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia e che continua a fare contemporaneamente il mestiere precedente  in RAI, senza il quale non sarebbe mai arrivato dove è ora,  ma sarebbe rimasto un 'compositoretto' - direbbe con  il colorito  suo eloquio, il  governatore campano De Luca.
RAI5, diretta da Pasquale D'Alessandro, e RAI Cultura, la struttura affidata alla Calandrelli, in tutta Italia non sono riusciti ancora, nel giro di un anno, a trovare un sostituto di Michele dall'Ongaro. Che sarà mai? Oltre tutto il programma che ha seguito il suo Petruska era mille volte meglio del suo che non lo dimentichiamo, fa su per giù intorno ai 20.000 -25.000 telespettatori di media - allo stadio ce ne vanno il doppio se non il triplo!- perciò cambiarlo radicalmente o cancellarlo dal palinsesto dovrebbe essere un gioco da ragazzi.
Ma ci sono anche una ragioni di opportunità e di stile, per le quali  dall'Ongaro non dimostra un briciolo di sensibilità. Il Sovrintendente della istituzione romana fra le più antiche e gloriose, può fare a giorni ed ore alterne l'intervistatore tv ed il capo istituzione? E che farebbe quando dovesse parlare anche della Accademia che dirige? Comunque la si consideri la sua posizione è equivoca ed andrebbe risolta,  costringendolo, visto che non lo fa lui in prima persona, a togliere il piede da una delle due scarpe. Dall'Ongaro non lo farà mai, perchè teme - e teme giustamente - che, mollato prima il potere esagerato che aveva in RAI come responsabile della musica, per salire al vertice dell'Accademia,  e  poi oscurato sugli schermi televisivi, la sua faccia non la riconosca più nessuno, e, quando lascerà l'Accademia, nessuno più  la ricordi.
Santa Cecilia è Antonio Pappano e non dall'Ongaro o Cagli, per quanti  sforzi sia dall'Ongaro che il suo padre putativo, Cagli, abbiano fatto nel tempo per  dare un segno della loro esistenza di organizzatori musicali.

Dati Auditel di ieri: Petruska, 0,22 di share con 62.000 telespettatori ( in crescita per l'ora e la durata); 'Giovanna d'Arco al'opera': 0,28 di share e 41.000 telespettatori - penalizzata dall'ora e dalla lunga durata che , nelle reti generaliste gioca sempre a favore di una trasmissione.. Dunque, si dovrebbe dedurre che con RAI 5 non si sintonizzano gli amatori i quali non si fanno spaventare dall'ora e dalla durata? Ma allora che rete è RAI 5? Naturalmente parliamo sempre di share ininfluenti.

mercoledì 30 settembre 2015

Marino, Chailly, Benni, Nastasi

Ogni giorno aggrava la sua posizione il sindaco di Roma Ignazio Marino, chiamato a parlare in America sul tema : chirurgia e rianimazione della capitale, Roma che, per incapacità del medico curante sta morendo. Perfino il papa è 'imbufalito' - secondo l'espressione di mons. Paglia, chiamato a riferire sul caso da un finto Renzi  - per quell'imbucato di Marino, che il PD non può purtroppo scaricare immediatamente per due ragioni: l'imminente Giubileo e l'impossibilità di sostituirlo con un candidato forte, dal che consegue la difesa, ormai comica e pietosa di Orfini, commissario  PD a Roma.
 Riccardo Chailly proclamato da una rivista di musica 'direttore dell'anno' in assoluto - ormai il feeling della stampa internazionale  con Pappano sembra affievolito -annuncia che torneranno alla Scala certi direttori che da tempo vi erano assenti, che nella buca d'orchestra del teatro milanese non entreranno più giovanotti di belle speranze, perché la Scala è 'un punto d'arrivo' ( come non lo era stato per lui agli inizi di carriera quando, a 23 anni, divenne assistente di Abbado della Scala di papà Luciano Chailly, ed a 25 debuttava a Chicago) e dice anche , senza mezzi termini che l'Elisir all'aeroporto di Malpensa non era fra le cose che lui avrebbe fatto. Poi, riflette un attimo e fa marcia indietro, per non dispiacere il suo capo e il noto melomane  Bobo Maroni.
 Stefano Benni il noto scrittore  ha rifiutato il 'Premio De Sica' che avrebbe dovuto ricevere dalle mani di Franceschini, peer protestare contro anche questo governo che della cultura se ne fotte. Curioso che tale dichiarazione compaia proprio all'indomani di un'annuncio- del tutto falso e di facciata- di Renzi che chiede al mondo di reagire ai delitti contro il patrimonio artistico nel mondo, e promette una squadra di carabinieri specializzati in tale difesa. Che se li tenesse in casa nostra a fare altrettanto saerbbe più credibile.
Salvo Nastasi, ex direttore generale del Ministero dei beni ed attività culturali, spostato a Palazzo Chigi da Renzi come vice segretario generale, è stato inviato  a bonificare Bagnoli dai veleni, con decreto del premier. Il quale non ha ancora stabilito, d'accordo con 'mezzo disastro' Franceschini, chi andrà a bonificare - la bonifica è necessaria, anche dagli ultimi casini creati dall'algoritmo scelto da Nastasi per dispensare il FUS - il Ministero dai veleni di Nastasi.

domenica 16 novembre 2014

I due Riccardi del podio

Non sappiamo se uno dei due 'Riccardi della bacchetta' - discendenti di 'Guarneri del Gesù' che invece lavorava d'archetto - si offenderà nell'essere appaiato all'altro,  perchè in quest'accostamento nulla v'è di sacrilego. Ambedue sono 'Riccardi', ma c'è differenza fra l'uno e l'altro, differenza d'età, di provincia di nascita, sebbene poi abbiano in tempi diversi compiuti e completati gli studi a Milano, e poi anche di fama - perchè nascondersi che uno dei due 'Riccardi' è più famoso dell'altro, mentre  non sappiamo se l'altro è, invece, in egual misura della fama del suo omologo, affamato di fama?
 Il destino  li ha accostati, meglio contrapposti, senza colpa  di nessuno.  L'uno quello più di fama  è uscito dalla Scala, e l'altro, forse più affamato di fama,  vi è appena entrato per la porta principale, dopo lunga lunghissima anticamera e girovagare in Europa, per chiamata di Pereira.
 Il quale Pereira, proprio in questi giorni ha lanciato un messaggino d'amore verso il più famoso dei Riccardi: 'torna a Milano, la Scala aspetta a te', con doppia firma, la sua e dell'altro Riccardo, che si professa sincero. E noi non ne dubitiamo.
 Anche se gli esempi di clamorose rotture ed inattese riappacificazioni fra direttori e teatri od orchestre sono innumerevoli - per tutti il caso di Toscanini e la Scala, appunto - non è facile riportare sul podio milanese dell'orchestra che lo ha sfiduciato, il direttore che per quasi vent'anni ha portato l'Orchestra della Scala ai massimi trionfi  anche nel mondo. Certo tutto può accadere, ma prima che il Riccardo  più famoso, ma anche furioso, torni a Milano, passerà ancora qualche anno, e forse il messaggino d'amore di Pereira e dell'altro Riccardo dovrà essere reiterato. Tanto costa poco, basta cliccare per inviarlo infinite volte. Nessuno si stanchi e smetta di farlo. E se lo facesse anche la sua ex orchestra....
 Il Riccardo famoso,  in Italia, dopo il suo abbandono dell'Opera di Roma ( dove pure sperano di riportacelo...campa cavallo!) lo si potrà ascoltare solo con la sua Orchestra Cherubini, o con la Chicago, in caso di tournée.
Però  il prossimo luglio lo si vedrà anche in cattedra, e questa è davvero una buona notizia, perchè il Riccardo più famoso ha deciso di aprire a Ravenna sotto l'egida del festival di sua Moglie, una Accademia d'opera italiana, e già dai primi di luglio  impartirà lezioni di direzione a quanti vi si iscriveranno, esaminando (concertando) il 'Falstaff' di Verdi, che dal 23 al 26 luglio, è già programmato al Ravenna Festival con Muti sul podio, in buca l'Orchestra Cherubini, regista Cristina Muti.
Insomma con una bacchetta, al posto della 'fava' del detto popolare, si prendono due piccioni: il corso per giovani musicisti frutto della vocazione all'insegnamento di Muti, e lo spettacolo d'opera al Festival, che fa contenta anche la signora.