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lunedì 26 marzo 2018

Giulia Minoli, questi giorni, finalmente mette in mostra il suo talento di autrice e regista con le manifestazioni a favore della legalità. Tutto cominciò con quella sua onlus 'Co2 Crisis Opportunity', nell'Aquila del post terremoto


Odio l’inglese perché non lo conosco. Ma questa espressione riesco a tradurla anch’io. Co2 è la formula chimica dell’anidride carbonica;  The Crisis Opportunity onlus sta per ‘Opportunità delle crisi’; oppure, traducendo liberamente: ‘le crisi sono – possono diventare – un’opportunità’, E l’anidride carbonica che c’entra? C’entra perché anche l’anidride carbonica, quel puzzo orrendo che, metaforicamente, sprigiona da imbrogli e malaffare, se opportunamente stimolata, per effetto della fotosintesi ( per favore non dileggiamo anche la chimica!) può trasformarsi in ossigeno che dà la vita.

Ma a chi? ‘Co2 Crisis Opportunity’ con tutta la sua carica di ottimismo è il nome che si è scelto una onlus, no profit, che ha fra i soci fondatori la Dott. Giulia Minoli, oggi vice presidente. Presidente è Rachele Bonani che in questi ultimi mesi è spesso intervenuta per difendere l’onorabilità della sua associazione, sulla quale organi di stampa avevano avanzato qualche dubbio. Ora, via il vocabolario.

La storia si tinge di sentimento e di arte, e, in certo modo, si parte dall’Aquila, dal dannato terremoto i cui segni sono tutti ancora ben visibili. Con lo slogan 'non di solo pane si nutre l’uomo’, specie in periodo di crisi, Salvatore Nastasi, intraprendente direttore generale del MIBAC (Ministero dei beni culturali; quanto ci fanno ridere le sigle: GNAM, ROF, REF…) propone alla Protezione Civile di tener sollevato il morale dei disastrati aquilani con spettacoli di vario genere.

La protezione civile, sollecitata da Nastasi, affida la realizzazione di quell’estate (che vide, a L’Aquila, anche il m. Muti ) alla onlus che dimostra come trarre ‘opportunità dalle crisi’. Ma per chi? Quel semplice nome calzava a pennello. Il consiglio/invito a rivolgersi a detta onlus, venne da Protezione Civile e Rai Educational di Giovanni Minoli. Ma galeotta fu quell’estate 2009, perché fece sbocciare l’amore tra la giovane Giulia Minoli, vice presidente della onlus, laureata in filosofia e in regia cinematografica (per seguire, nei suoi progetti di studentessa, le orme della madre?) e il potente direttore generale dello spettacolo, Nastasi ( tutte queste notizie si ricavano da internet!).

Nel frattempo, evidentemente, si intensifica la conoscenza fra Nastasi ed il futuro suocero, scoprendovi la sua passione per l’arte. Sta di fatto che in quello stesso agosto, Minoli viene eletto presidente del Museo di arte contemporanea del Castello di Rivoli che non sappiamo, in tutta sincerità, quanto c’entri con il Ministero di Nastasi ( ancora di Bondi, per la verità). Certo, colpisce la vicinanza e concomitanza di certi fatti.

Passa un anno da quell’estate e i due piccioncini si sposano nell’isola di Filicudi, davanti ad un parterre di invitati da matrimonio 'di stato'. Intanto Nastasi deve aver scoperto che la passione per l’arte i Minoli ce l’hanno nel sangue, se, verso la fine del 2011, in partenza da Napoli, al termine del commissariamento, lascia la sua dolce metà a ‘dirigere’(‘coordinare’, per la precisione; così si legge sul sito del teatro napoletano) il neonato Museo del Teatro San Carlo (MeMus, ancora una sigla).“MeMus e la mostra Arte all'opera”, ha dichiarato Nastasi, “sono un atto d'amore nei confronti del Teatro e della cultura musicale napoletana” e di sua moglie - potremmo aggiungere noi. Alla fine, le crisi offrono sempre una qualche opportunità, come recita il nome della onlus, no profit. 
                                                                     (P. A. su Music@, 2012)

sabato 10 febbraio 2018

Filippo Balducci, organista, figlio di Angelo, arrivò all'Accademia di S.Cecilia, via Salvo Nastasi. I SOLITI NOTI ( da MUSIC@)

Angelo Balducci, nell’ interrogatorio dei giudici fiorentini ha dichiarato che suo figlio, Filippo, trent’anni, ancora senza lavoro sicuro, e che aveva aperto una scuola di musica evidentemente chiusa, ha trovato lavoro, con un contratto ‘presso il Conservatorio di Santa Cecilia’. 

Balducci padre ha confuso il Conservatorio romano con l’omonima Accademia, presso la quale, invece, suo figlio Filippo ha effettivamente un incarico di collaborazione a termine, della durata di un anno - scadenza luglio 2010 - con un compenso mensile di 2.000,00 Euro (come hanno pubblicato i giornali), presso la direzione artistica dell’Accademia, per progetti riguardanti la musica sacra (di cui il programma generale dell’Accademia non fa menzione alcuna) e il prossimo ‘Belcanto Festival’ 2010 (in svolgimento a settembre, ma del quale ancora non si conosce il programma), specificamente per le celebrazioni dell’Unità di Italia, previste dal festival.
Musica per Roma ha precisato che Filippo Balducci non ha mai lavorato per detta società, come qualcuno ha scritto, bensì per ’Accademia di Santa Cecilia.

Filippo Balducci, secondo l’Accademia di Santa Cecilia, vanta specifica competenza nel campo della musica sacra, come attestano il suo Diploma di Organo, conseguito presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, e la Laurea in Teologia conseguita presso la Pontificia Università Lateranense; ed anche una pubblicazione, edita dalla Libreria Editrice Vaticana nel 2000, in occasione del Giubileo, in coppia con Fabrizio Terrone, dal titolo: “Musiche sacre rinascimentali in uso nella Chiesa di S. Giovanni Battista de’Fiorentini in Roma” (Suo padre Angelo, all’epoca, era a capo della complessa macchina organizzativa del Giubileo).

Quanto alle celebrazioni musicali per l’Unità d’Italia - previste anche all’interno del prossimo ‘Belcanto Festival’ e per le quali lavora Filippo Balducci - l’Accademia di Santa Cecilia, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, lo scorso gennaio, ha presentato il calendario ufficiale.


Alla presentazione, oltre al prof. Cagli, Presidente dell’Accademia, erano presenti gli altri partners del progetto, e cioè il dott. Carlo Feltrinelli (Fondazione Feltrinelli) ed il prof. Giuseppe Vacca (Istituto Gramsci). Mentre l’invito per il concerto inaugurale delle celebrazioni, affidato alla Banda dell’Esercito, lo scorso 3 febbraio, partiva con le firme congiunte di Bruno Cagli, ‘Sovrintendente dell’Accademia’ e di Mauro Della Giovampaola, ‘Direttore Generale dell’Unità Tecnica di Missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia’, in carcere (Angelo Balducci, padre di Filippo, e Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, era il titolare del troncone ‘romano’ dei grandi lavori da effettuare per tale ricorrenza). 

Stando comunque alle intercettazioni telefoniche, è al Direttore generale dello Spettacolo dal vivo, dott. Salvatore Nastasi, che fu segnalato il giovane Balducci ; e il Presidente-Sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia, prof. Bruno Cagli, sollecitato, lo ha materialmente assunto, con contratto di ‘collaborazione professionale/progetto’.

sabato 3 febbraio 2018

Dario Dario che hai combinato, chiedono studiosi ed addetti ai lavori al Ministro Franceschini

Questa volta, nell'immediato, a fare danni non è Francechini, bensì il Consiglio di Stato il quale , in Italia, in combina con i  vari Tar,  in diverse occasioni ha detto tutto ed il contrario di tutto, anche contraddicendosi e smentendo con una sentenza ciò che aveva affermato con una sentenza precedente.

 I guai Franceschini li ha fatti prima, quando  ha deciso di affidare  i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso  una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta,  riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi  al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di  aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato  ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.

Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e  se ne accorga solo ora, gettando  nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici.  Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in  tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per  metà aprile. Fino a quella data  tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.

 Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a  Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi -  fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.

 Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso  sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo,  Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.

Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro -  dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo.  Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito  Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).

Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali -  come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed  è a conoscenza di questo,  come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?

domenica 29 ottobre 2017

Conflitti e raccomandazioni. Giovanni Minoli ne è esente

Sul Corriere di oggi, Aldo Cazzullo vice direttore del giornale di proprietà RCS -  Cairo editore! - intervista Giovanni Minoli che, a giorni, torna  con il suo programma - alla seconda edizione - su La7- Cairo editore. Il quale può vantare anche un critico televisivo come Aldo Grasso, che nessuno si azzarderebbe a criticare, neppure quando non critica  - e come potrebbe? -  o critica benevolmente  - potrebbe fare altrimenti? -  i programmi della tv del suo editore, che un bel gruppetto di suoi giornalisti ha piazzato e piazza in molte trasmissioni a qualunque ora del giorno. E non solo a La 7.

Ma adesso non ci interessa parlare della tv di Cairo o di Grasso, bensì di Giovanni Minoli, l'intervistato  speciale del Corriere. Il quale, sollecitato da Cazzullo, racconta - non per  la prima volta - la sua storia professionale. Soffermandosi anche su un punto sul quale chissà quante altre volte è stato pizzicato, quello delle raccomandazioni, sia attive che passive.

Dando ad intenderci che lui mai e poi mai si sarebbe fatto raccomandare,  smentito da Luigi Gubitosi   direttore generale della Rai che dichiarò che non ricordava più, tanto era lungo, l'elenco di coloro che lo avevano raccomandato, prima di incontralo. Lui non si sarebbe mai fatto raccomandare e tutti quelli che lo hanno raccomandato, l'hanno fatto evidentemente, 'a sua insaputa'; e l'essersi sposato con Matilde Bernabei, figlia di uno, Ettore, che non ha mai avuto nessun potere in Italia ed in Rai,  non gli è stato mai di aiuto, semmai il contrario. E, proseguendo, forte di questa educazione, lui non ha mai raccomandato a se stesso sua figlia,  Giulia, portandosela a lavorare in Rai, come, invece, ha fatto  Piero Angela con suo figlio Alberto, che - ammette Minoli - è bravo. Se avesse fatto altrettanto l'avrebbero fucilato sulla pubblica piazza. Un momento.

 Sua figlia Giulia, figlia anche di Matilde Bernabei e nipote di Ettore, anche a Lei quel doppio cognome è stato di ostacolo alla carriera,  prima che lo rimuovesse, dopo che ha lasciato il tetto di famiglia,  Salvo Nastasi, che, invece, essendo anche lui un signor nessuno - come signori 'nessuno'  sono Giovanni Minoli, Matilde ed Ettore Bernabei, ha finalmente  fatto valere e mettere a frutto le sue capacità, senza bisogno di aiutini. Andiamoci piano.

Giovanni Minoli, in arte 'Mixer',  fa entrare nel mondo del lavoro, sua figlia Giulia, in occasione del terremoto aquilano, quando convince l'allora capo della protezione civile, Bertolaso, il quale coinvolge Nastasi, a dare agli aquilani terremotati anche cibo e nutrimento per le loro anime, ottenendo anche che  fra le mani incaricate di porgere tale cibo spirituale, ci fosero anche quelle immacolate della giovane Giulia.  In quello stesso periodo, ma non ricordiamo con esattezza se prima dopo o durante, la giovane Giulia, preso il volo, fonda una società dal titolo significativo, ma in inglese che però noi traduciamo: ' La crisi è una opportunità'. Inutile ironizzare sui destinatari di tale opportunità, che certamente erano i terremotati ma anche la giovane Minoli.

Le rovine aquilane e la disperazione e disgregazione dei cittadini furono l'occasione perchè Salvo incontrasse Giulia, e Giulia Salvo, i due si innamorassero e successivamente si sposassero, a Filicudi, testimone di nozze Gianni Letta che di Nastasi è padrino riconosciuto. Anche noi fummo testimoni della loro  passione aquilana, della quale da subito  si accorsero i più assidui frequentatoti dei due in quei giorni.

Una volta preso il volo, Giulia, senza nessun aiuto del padre e della madre e neppure del nonno - mai l'avrebbero aiutata, è contro la loro morale! -  al fianco di Nastasi, si afferma come una grande imprenditrice di se stessa, anche attraverso quella sua società. Girerà, in seguito, per  i teatri con uno spettacolo di educazione civica, con la regia della  brava Emanuela Giordano, che fa parte per suo merito, della corte di Nastasi. Il quale  è inviato a Napoli a commissariare il Teatro San Carlo nella bufera (in verità la storia della bufera che aveva investito il San Carlo ha ancora lati oscuri, perchè proprio Nastasi, negli anni di commissariamento, affermava che il sovrintendente Lanza Tomasi, mandato a casa dai venti di bufera, era stato un ottimo o grande addirittura sovrintendente. E se lo diceva lui che aveva guardato nelle pieghe della bufera occorreva credergli!).

Senonchè la sposina Giulia soffre della lontananza del maritino Salvo costretto a Napoli per molto tempo, tutto quello necessario per calmare le acque, che, una volta calmate, non sopportando più la lontananza della mogliettina, e non avendo più tanto da fare, si inventò un Museo del Teatro. Anche qui non si è mai chiarito da dove Nastasi prendesse i soldi per il Museo, visto che era stato mandato a sanare il buco di bilancio del teatro (oltre venti milioni di euro?). Fatto sta che, per non far più soffrire Giulia della lontananza, la chiamò a dirigere il Museo (coordinatrice e responsabile dei progetti speciali).

Da dove era venuta a Giulia  la passione per l'arte? Ma come? Da suo padre che era stato nominato dallo stesso ministero dal quale dipendeva Nastasi (ne era direttore generale, in verità)  direttore del Museo di Rivoli, in Piemonte?

Comunque Giulia viene assunta al San Carlo  con uno stipendio - si disse - di seimila Euro circa mensili, con i quali elle doveva pagarsi viaggi e vitto e alloggio a Napoli, dove la vita costa molto e a lei in tasca restava ben poco.

Senonchè ad un certo punto quella nomina suscitò uno scandalo, per invidia!, e Nastasi  amministratore correttissimo e la stessa Giulia, che non aveva certo bisogno di quel lavoro e neppure della raccomandazione del maritino, come anche di quei soldi, essendo ricca di suo, lasciarono Napoli.

Ora , per fortuna nostra e per mettere definitivamente a tacere le chiacchiere, Giulia e Salvo sono a Roma,  dove hanno molto da fare con biberon e pappette. Auguri!

Chiuso il capitolo raccomandazioni,  Giovanni Minoli apre quello delle sue scoperte da manager e giornalista.  L'elenco che sciorina e che lo mette allo stesso livello di Pippo Baudo che in Rai ha scoperto praticamente tutti, termina con Sveva Sagramola, che da  oltre vent'anni - sottolinea Minoli - fa da traino, la domenica, al TG 3 serale. Viva Minoli, abbasso le raccomandzioni.

mercoledì 4 ottobre 2017

Conflitto di interessi n.1: Enrica Laterza - Salvo Nastasi

Notizia di questi giorni. Enrica Laterza, giudice della Corte dei Conti notissima, preposta alla vigilanza sugli 'enti' (pubblici) potrebbe diventare alla fine di quest'anno la Presidente della Corte. Fino ad oggi, nonostante il suo delicato incarico e qualche parentela forse ingombrante, nessuno ha avuto da ridire su di lei. E così sarà sicuramente in futuro, anche promossa ed eletta Presidente della Corte.

Non molti sanno - o lo sanno tutti? - che la giudice Enrica Laterza è la madre di Salvo Nastasi, attuale vice segretario generale della Presidenza del Consiglio e Commissario per Bagnoli,  per volere di Renzi, dopo essere stato per oltre una decina d'anni il gran manovratore del Ministero della Cultura, dove si sono insediati uno dopo l'altro ministri senza competenza alcuna e quindi bisognosi di un suggeritore. Del tutto disinteressato come Salvo Nastasi?

Ricordiamoci che Nastasi  ha fatto numerosi danni al sistema musicale in Italia, prima di traslocare anche con quel suo algoritmo bestiale ( l'ultima sua trovata prima di abbandonare via del Collegio romano, per insediarsi nel vicino Palazzo Chigi, da dove comunque qualche occhiata al ministro Franceschini sembra continui a darla ), che ha decimato tante istituzioni, medie piccole e qualcuna anche grandicella  ( senza parlare dello scandalo del comportamento del ministero nei confronti dell'Orchestra Verdi di Milano) sparse sul nostro territorio, con anni di lavoro meritorio.

Un esempio che riguarda il passato che, se fosse passato sotto la lente di ingrandimento della giudice Laterza, lo avrebbe sanzionato. Ne siamo certi. Quando era commissario al Teatro San Carlo con il quale il suo ministero era stato, in quel periodo, di manica larga finanziando anche una tournée inutile ma costosa negli USA, Nastasi si inventò un Museo dell'Opera che fece allestire ed aprire, affidandone la cura a sua moglie  Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di  Matilde Bernabei, evidentemente in cerca di lavoro, come ogni giovane in Italia. Con la sola differenza che Nastasi per trovar lavoro a sua moglie può anche inventarsi ex novo un museo, mentre nessun altro italiano preoccupato per un figlio disoccupato può fare altrettanto, non avendo la disponibilità di soldi pubblici, come Nastasi.

Giulia venne fatta scappare da Napoli quando lo scandalo venne alla luce, e probabilmente ora non pensa a cercarsi altro lavoro, essendole sopraggiunto quello di mamma. (Auguri sinceri anche al papa! noi sappiamo quanto l'arrivo di un figlio o di un nipotino, come nel nostro caso, possa cambiare la vita di un adulto).

La storia di quel museo deve far riflettere, anche perchè il suo gemello veronese sembra navighi in cattivissime acque, perché costoso ed inutile. A Napoli le cose vanno diversamente? Nessuno parla, neppure la sovrintendente Purchia, di Nastasi fedelissima,  da lui sostenuta ed imposta anche contro il parere del sindaco partenopeo.

Per tornare al conflitto di interessi - che ovviamente è solo sulla carta e nella nostra testa - la presidente Laterza, quando dovrà fare la sua annuale relazione, non farà un Euro di sconto,  neanche al ministero  dove suo figlio è al vertice dirigenziale, perchè quando si tratta di giustizia, non c'è figlio o parente che tenga.

lunedì 3 luglio 2017

Valerio Cappelli con la sua fuoriserie (Corriere della Sera) punta dritto contro il Festival di Spoleto, gestione Ferrara

Valerio Cappelli appartiene a quel gruppo ristrettissimo (già, chi altro c'è?) di bravi cronisti prestato allo spettacolo, musica e cinema soprattutto. Che negli ultimi anni ha deciso di saltare lo spartitraffico per  andare dall'altra parte della carreggiata, con una manovra spericolata, non vietata ma rischiosissima sì: con Mario Sesti ha firmato ben quattro spettacoli teatrali, andati in scena in teatri e festival fra i quali egli  solitamente si muove a bordo della fuoriserie  del Corrierone.

Non è certamente l'unico, anche nel suo giornale:  prima di lui la stessa strada l'ha percorsa Emilia Costantini già autrice di un paio di fortunati romanzi e di qualche spettacolo teatrale.
 Premetto che a nessuno può vietarsi di effettuare una manovra pericolosa, con tutti i rischi che essa comporta, anche se, col tempo, le conseguenze di simili 'testacoda' posso rivelarsi non indolori, diciamo così.

E veniamo al 'caso' Cappelli, che oggi sul Corriere punta dritto con la sua fuoriserie contro la gestione Ferrara del Festival di Spoleto; c'era già stato un tentativo nei giorni scorsi quando aveva giustamente fatto rilevare che, a dieci anni dalla scomparsa del fondatore del festival, neanche una parola  in ricordo sulla bocca del suo successore che, siamo sinceri, non ha nulla a che vedere con Menotti.

 Giorgio Ferrara non solo ha cancellato l'impronta  che del suo fondatore restava ancora sul festival spoletino, anche durante e dopo lo sciagurato interregno del figlio adottivo Francis; ma nel decennale della scomparsa ha cancellato qualunque traccia, anche del suo stesso nome. Di Menotti non si parla neppure. E l'Archivio storico del festival non fosse stato per la famiglia Monini, sarebbe andato disperso.

Cappelli, anche nell'era Ferrara, ha sempre difeso il 'sigillo' menottiano del Festival spoletino; lo ha fatto anche quando come consulente musicale Ferrara aveva chiamato Alessio Vlad - amico di Cappelli - il quale l'aveva successivamente ricambiato con una regia abbastanza penosa della Butterfly pucciniana all'Opera di Roma ( gennaio 2012); e mettendo in croce anche sua moglie, la bravissima Adriana Asti, nell' improbabile ruolo di Voltaire, in Candide di Bernstein, con la regia di Mariani, qualche settimana dopo (febbraio 2012), sotto la sciagurata sovrintendenza di Catello De Martino.

Senonchè quattro anni fa, Cappelli presenta proprio a Spoleto, in coppia con Mario Sesti ( con il quale ha scritto tutti i suoi spettacoli teatrali ( Sinopoli, Truffault e prossimamente Morricone-Monicelli), e con la regia di Pizzi- protagonista Remo Girone - Kleiber, il titano insicuro, da una espressione di Sviatoslav Richter, il grande pianista - replicato anche a Caracalla, sotto la direzione artistica del suo amico Vlad.

 Noi non siamo così idioti da pensare che l'attacco al Don Giovanni di Mozart, per il quale Ferrara ha curato  regia,  luci, drammaturgia, pur essendo del festival  direttore artistico (non aveva detto e  scritto Salvo Nastasi che i direttori artistici di un teatro dovevano astenersi dal firmare regie di spettacoli  nella loro istituzione? Certo lo  fa regolarmente anche Cristina Muti a Ravenna, e la sig.ra Muti e Giorgio Ferrara sono - erano - legati a doppio filo al 'grande & grosso' direttore generale dello spettacolo) possa essere stato dettato a Cappelli anche  dall' assenza sul palcoscenico spoletino di altri suoi spettacoli, dopo quello del 2013.

Né Valerio Cappelli è così ingenuo e sprovveduto da cadere in simili trappole. Però non sarebbe stato più opportuno che con Spoleto  e con l'Opera di Roma,  come con la Fenice (per lo spettacolo su Sinopoli) i suoi rapporti fossero rimasti esclusivamente quelli del cronista? Anche sulla carta avrebbe avuto più mano libera;  perchè nei fatti mano libera l'aveva allora - quando non ha criticato nulla perchè non c'era nulla da criticare - ed anche ora, quando  ha criticato Ferrara, esclusivamente perchè da cronista attento, qual egli è e resta anche in un corpo di drammaturgo, non poteva chiudere un occhio.


giovedì 16 marzo 2017

Barbareschi accusa e getta la spugna: a fine stagione chiudo l'Eliseo! Franceschini e Raggi non possono chiamarsi fuori

Il teatro Eliseo, che negli ultimi anni, con la gestione di Luca Barbareschi, sembrava essere tornato agli antichi splendori: spettacoli di qualità, aumento della programmazione, e tutto esaurito per quasi tutti gli spettacoli,  oltre il restauro delle sale, è sull'orlo del precipizio finanziario!
 Il teatro che ha una programmazione più ricca del Piccolo di Milano o dell'Argentina di Roma - tanto per fare due esempi - ed anche più pubblico, dal Ministero, attraverso il FUS, riceve un contributo di appena 480.000 Euro.
Nell'ultimo decreto 'milleproroghe', gli illuminati parlamentari amanti della cultura e dei tesori italiani, avevamo inserito uno stanziamento speciale per l'Eliseo di 4.000.000 di Euro per gli ultimi tre anni. Passato alla Camera, era saltato al Senato e... buonanotte ai suonatori!

Barbareschi se la prende con il ministero di Franceschini e dà la colpa al suo 'gabinetto' - come si vede c'è sempre un 'cesso' di mezzo!- accusandolo di distrazione colpevole. Franceschini dal canto suo dice di comprendere le lamentele, ma le leggi son leggi. Bella faccia tosta!

Alla fine della storia chi se la deve prendere in quel posto è il pubblico che, riempiendolo quasi ogni sera, aveva mostrato di gradire la programmazione di uno dei teatri più antichi della capitale.

Ma questa storia dimostra chiaramente un altro  fatto e cioè che le istituzioni culturali senza un adeguato contributo dello Stato- qualora non venga sperperato ! - non possono proseguire la loro attività che sebbene non procuri profitti in termini esclusivamente economici,  arricchisce civilmente e fa crescere un popolo.

E richiama alla mente un altro caso che solo ora dopo oltre vent'anni di resistenze e lotte, sembra giunto a soluzione, quello dell'Orchestra 'G.Verdi' di Milano, che un capo di gabinetto dello stesso ministero, nome e cognome: Salvo Nastasi, non si è premurato di risolvere. Anche in quel caso l'orchestra aveva una produttività superiore a qualunque altra in Italia, aveva più pubblico di qualunque altra, ma di finanziamenti del Ministero neanche a parlarne, per  una contestazione burocratica  da paese dell'assurdo: non ti finanzio perché non sei in regola con i versamenti di legge - diceva il Ministero. Ma se  tu non ci dai i finanziamenti che ci spettano, come facciamo a versare i contributi di legge - rispondeva Milano? E così si è andati avanti per oltre vent'anni fino a quando la faccenda è stata risolta. Non poteva essere risolta prima?

Non sarà che anche nel caso dell'Eliseo, quel capo di gabinetto, integerrimo - magari lo fosse e lo fosse con tutti ed in ogni occasione - è lo stesso  che ha tenuto per vent'anni 'a bagno maria', con grandi problemi per i giovani musicisti, l'Orchestra Verdi di Milano?

Sembra perfino inutile aggiungere che dei nuovi barbari - Pentastellati - insediati al Campidoglio nessuno mai ha avuto il tempo e l'interesse per affacciarsi all'Eliseo.

mercoledì 30 settembre 2015

Marino, Chailly, Benni, Nastasi

Ogni giorno aggrava la sua posizione il sindaco di Roma Ignazio Marino, chiamato a parlare in America sul tema : chirurgia e rianimazione della capitale, Roma che, per incapacità del medico curante sta morendo. Perfino il papa è 'imbufalito' - secondo l'espressione di mons. Paglia, chiamato a riferire sul caso da un finto Renzi  - per quell'imbucato di Marino, che il PD non può purtroppo scaricare immediatamente per due ragioni: l'imminente Giubileo e l'impossibilità di sostituirlo con un candidato forte, dal che consegue la difesa, ormai comica e pietosa di Orfini, commissario  PD a Roma.
 Riccardo Chailly proclamato da una rivista di musica 'direttore dell'anno' in assoluto - ormai il feeling della stampa internazionale  con Pappano sembra affievolito -annuncia che torneranno alla Scala certi direttori che da tempo vi erano assenti, che nella buca d'orchestra del teatro milanese non entreranno più giovanotti di belle speranze, perché la Scala è 'un punto d'arrivo' ( come non lo era stato per lui agli inizi di carriera quando, a 23 anni, divenne assistente di Abbado della Scala di papà Luciano Chailly, ed a 25 debuttava a Chicago) e dice anche , senza mezzi termini che l'Elisir all'aeroporto di Malpensa non era fra le cose che lui avrebbe fatto. Poi, riflette un attimo e fa marcia indietro, per non dispiacere il suo capo e il noto melomane  Bobo Maroni.
 Stefano Benni il noto scrittore  ha rifiutato il 'Premio De Sica' che avrebbe dovuto ricevere dalle mani di Franceschini, peer protestare contro anche questo governo che della cultura se ne fotte. Curioso che tale dichiarazione compaia proprio all'indomani di un'annuncio- del tutto falso e di facciata- di Renzi che chiede al mondo di reagire ai delitti contro il patrimonio artistico nel mondo, e promette una squadra di carabinieri specializzati in tale difesa. Che se li tenesse in casa nostra a fare altrettanto saerbbe più credibile.
Salvo Nastasi, ex direttore generale del Ministero dei beni ed attività culturali, spostato a Palazzo Chigi da Renzi come vice segretario generale, è stato inviato  a bonificare Bagnoli dai veleni, con decreto del premier. Il quale non ha ancora stabilito, d'accordo con 'mezzo disastro' Franceschini, chi andrà a bonificare - la bonifica è necessaria, anche dagli ultimi casini creati dall'algoritmo scelto da Nastasi per dispensare il FUS - il Ministero dai veleni di Nastasi.

giovedì 10 settembre 2015

Carlo Fontana, presidente AGIS, come può condividere i nuovi criteri per il FUS, messi in atto da Salvo Nastasi?

Nel precedente post, a firma  Maurizio Roi, sovrintendente del Nuovo Carlo Felice di Genova, nel quale si puntualizza l'assurdità dei nuovi criteri usati da quest'anno per l'attribuzione del FUS, affidati ad un algoritmo, si dice  anche che da anni il mondo dello spettacolo si attendeva dei cambiamenti e che ora che sono arrivati hanno scontentato quasi tutti. Per una ragione molto semplice. In un baleno sono scoparsi dalla lista dei  soggetti finanziati  oltre centocinquanta istituzioni, facendone restare solo 15 , fra le associazioni concertistiche in Italia; il discorso vale anche per  i festival e tutti gli altri settori. L'esclusione più clamorosa è senz'altro quella del CEMAT che  lavora da molti anni per la  diffusione della musica contemporanea, compiendo azione unica e meritoria, e che quest'anno sarebbe stata esclusa del tutto dal finanziamento pubblico. Diciamo 'sarebbe' -   il condizionale vale per tutti i soggetti - perchè  è nato un movimento nel quale sono presenti importanti esponenti del mondo dell'arte italiano che ha già chiesto al ministro, ed ha presentato interrogazioni parlamentari per la revisione operato da quell'Attila a tutti noto che risponde al nome di Salvo Nastasi. Sì, un vero barbaro che in un sol anno ad alcuni soggetti ha decurtato il finanziamento, magari del 15% , non parliamo di quelli esclusi che sono la maggioranza, ad altri lo ha aumentato del 150%- sì ci sono anche casi simili, senza che dell'uno come dell'altro cambiamento se ne capiscano le ragioni, le quali poi sono del tutto assenti nella giustificazione dell'esercito di esclusi.
 Senonché nella sua denuncia, Maurizio Roi - che invoca anch' egli un cambio urgente di rotta per non arrivare al 31 dicembre, quando si devono presentare i progetti per il prossimo anno con relativi preventivi ( in base ai quali si fanno le attribuzioni di finanziamento: altra anomalia, scrive Maurizio Roi), nella medesima  anacronistica situazione di oggi - scrive anche che la nuova disciplina ministeriale sarebbe stata concordata da Nastasi con l'AGIS, presieduta da Fontana.
 Ora noi ci RIFIUTIAMO di pensare che Carlo Fontana , che questo mondo lo conosce bene, possa  aver avallato od anche semplicemente consigliato a Nastasi l'adozione dell'algoritmo - garanzia di oggettività, secondo il ministero - nell'assegnazione dei finanziamenti alle istituzioni musicali (vale anche per gli altri settori dello spettacolo dal vivo). Se così è stato, Carlo Fontana, ora presidente AGIS, non è più quello che consociamo e abbiamo stimato.
 P.S. A ben pensarci, da qualche tempo, forse anche prima dell'arrivo di Fontana,  non sentiamo più parlare dell'AGIS. E non sentiamo più parlare l'AGIS. S'è normalizzata?

martedì 8 settembre 2015

Catena di sant'Antonio e Società di mutuo soccorso fra l'ACCADEMIA di SANTA CECILIA e la FONDAZIONE 'TEATRO FLAVIO VESPASIANO' di RIETI.

 Di 'catene di sant'Antonio' e 'Società di mutuo soccorso' ve ne sono e tante, oltre quelle che si formano e disfano sulle onde della rete, spesso inoffensive e senza peso.
 Come quella che corre, e non da ora, fra l'Accademia di Santa Cecilia di Roma e la Fondazione Teatro 'Flavio Vespasiano' di Rieti, e che vede protagonisti, nel ruolo di 'apricatena' due personaggi,  sempre verdi e sempre attivi: Gianni Letta e Bruno Cagli, con il seguito delle rispettive corti e famigli.
 Gianni Letta, presidente della Fondazione 'Flavio Vespasiano' di Rieti vuole che  nel teatro 'più bello del mondo' sia ospitato un festival, e così nasce, con l'ideatore e fondatore Bruno Cagli, pochissimi anni fa, il 'Reate Festival', con una robusta iniezione di soldi da parte del sempre ubbidiente Salvo Nastasi, la cui prima edizione, con squilli di trombe e rulli di tamburi, viene presentata nei luoghi istituzionali del nostro paese.
Nel frattempo sia Letta che Cagli  hanno trovano il modo di  farci entrare nella fondazione che gestirà il festival, di immediata costituzione, due loro protetti: Letta ci mette Lucia Bonifaci come sovrintendente, sia della fondazione  che, di conseguenza, del festival, e Bruno Cagli, Cesare Scarton, sempre al suo fianco, ed ora anche direttore artistico del festival che, in pochi anni, s'è perso parecchi soldi, giorni di programmazione, ed altrettanto smalto.
Dagli oltre 600.000 Euro delle prime edizioni, è passato ora a poco più di 100.000, attinti dal FUS,  forniti sempre da Nastasi che  è da poco passato ad altro incarico presso la Presidenza del Consiglio, sebbene - da quel che ci è stato riferito - con un piede sempre nel settore dello Spettacolo, come se non vi avesse già fatto tutti i danni che sappiamo, da ultimo quello della estromissione di un enorme numero di istituzioni piccole e grandi, ed alcune anche storiche e meritevoli, dall'elenco di quelle finanziate con il FUS.
 Nel frattempo, ancora sotto la gestione Cagli, Gianni Letta entra a far parte del CDA dell'Accademia di Santa Cecilia, quando fa già parte del CDA di 'Musica per Roma'.
 Via Cagli da Santa Cecilia, che comunque via non va,  perchè nominato, senza interruzione di mandato, presidente onorario dell'Accademia, con la nuova sovrintendenza,  Gianni Letta diventa addirittura vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia.
 E' notizia di questi giorni quella sul Premio 'Ratto delle Sabine, inventato da Laura Lattuada, attribuito - MERITEVOLMENTE, sia chiaro - a Renata Scotto (direttrice dei corsi di canto dell'Accademia di Santa Cecilia, la cosiddetta 'Opera studio' dove insegna  anche Cesare Scarton) da una giuria presieduta da Maddalena Letta, moglie di Gianni Letta e consegnato domenica scorsa dal di lei marito, Gianni.
 Ed intanto viene reso noto il 'programmino'  2015 della grande fondazione reatina, di cui resta sovrintendente Lucia Bonifaci, in quota Letta, e direttore artistico Cesare Scarton, quota Cagli, il quale sarà sempre fondatore ed ideatore.

P. S.
 Nella pagina 'amministrazione trasparente'  della Fondazione reatina, si legge, sul documento del consiglio di amministrazione  relativo alla gestione 2014, che la sovrintendente ha ricevuto un compenso di oltre 37.000 Euro, il direttore artistico 40.000 con l'aggiunta di 1.500 euro circa per spese, e il collegio sindacale, complessivamente, 20.000 Euro circa, che, sommati, fanno quasi 100.000 Euro. Somma che, se per il 2015 non è stata ridotta o mutata, rappresenterebbe i 4/5 dell'intero finanziamento del FUS, per l'anno in corso, che ammonta a 126.000 Euro.  Con quali soldi, viene da domandarsi, il festival produce la pur risicata programmazione che, da qualche anno,  ha come perno la presenza di Fabio Biondi e del suo ensemble 'Europa galante'?