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venerdì 24 luglio 2015

Ignazio Marino non ci sta e ribatte

 A Ignazio Marino non va giù quell'attacco durissimo del 'New York Times' sul degrado della città di Roma, a pochi mesi dall'apertura del Giubileo, quando il Comune, a detta dello stesso sindaco che comunque non accetta che il Governo gli metta al fianco un  commissario che  sa fare  meglio di lui, è ancora a 'buongiorno e buonasera' nella preparazione della macchina comunale.
 E rimprovera ai giornalisti italiani che hanno ripreso con grande evidenza l'articolo del quotidiano americano di non conoscere l'inglese e di aver tradotto male, ai suoi danni, il titolo dell'articolo.
 Che, secondo Marino, avrebbe il senso di indicarlo come un eroe nella fossa dei leoni del degrado e malaffare cittadino. Sì, ma se, pur non facendosi sopraffare dai leoni continua a restare nella fossa, chi governa la città, hanno risposto al professorino? Dell'onestà del sindaco, sebbene sia ormai merce rarissima fra i politici, ne abbiamo piene le tasche; non basta che sia onesto, serve che sappia governare la città, mestiere che non è capace di esercitare. Indubbiamente.
 Ed allora lui che non è deciso a mollare ed anzi vuole continuare a lottare con i leoni, ribatte, prendendo ad esempio ciò che gli accadeva  di fare  nella sua precedente vita di chirurgo. Il chirurgo sa, prima ancora che lo sappiano i familiari, come è andato a finire l'intervento sul loro congiunto. Marino ci vuol dire: aspettate, e fra qualche anno vedrete che la città sarà cambiata, perchè lui sa che il suo intervento chirurgico è riuscito ( da dove prenda tanta sicurezza non è lecito capire). Ma Roma può attendere? E Quanto?
 Sì perchè, prendendo anche noi  un esempio dal mondo della medicina, possiamo ribattere al chirurgo che non è stato ancora capace di rimettere in piedi la Capitale 'paziente'- perchè di pazienza ne ha davvero troppa - che non solo non siamo sicuri dell'esito del suo intervento, sul quale anzi nutriamo e non solo noi parecchi dubbi, ma ci sembra che il chirurgo Marino abbia messo il paziente Roma, in lista di attesa e chissà quando deciderà di intervenire oppure di togliersi mascherina, camice e guanti e uscire dalla sala operatoria, sbattendo la porta. Che è ciò che molti gli consigliano di fare prima che, per troppa attesa, la malattia si aggravi ulteriormente ed il malato Roma crepi.
 Ieri poi ancora un male grave nel corpo della Capitale del quale il chirurgo Marino non s'era ancora accorto, nonostante l'abbia in cura da un anno e mezzo, e cioè quello dei trasporti, dove regna l'assessore  Improta, per la cui partenza dalla giunta tutti piangono di dolore, mentre dovrebbero piangere di gioia,  perchè neanche lui  si è accorto del casino generale dell'azienda che ha governato da quando c'è Marino, nella sala 'operativa'.
 E infine la faccenda delle strade alle quali Pucci, l'assessore, sta pensando in queste settimane. Ieri s'è saputo che i precedenti affidatari di tale manutenzione non usavano  materiali adatti, dal che  ad ogni pioggerellina venivano fuori buche che puntualmente la ditta appaltatrice risanava con toppe, pronte a riaprirsi. Che altro deve succedere perchè Marino tragga le dovute conclusioni?

domenica 31 maggio 2015

Roma, città allagata; ma anche l'amministrazione della Capitale fa acqua da tutte le parti.

Certo che Ignazio Marino,  per quanto amministratore disastroso, non può essere incolpato anche del grave delitto compiuto da una macchina piena di rom  delinquenti e minorenni che alcuni giorni fa hanno  investito a folle velocità una signora filippina, mandandola al creatore e un altro bel gruppetto di gente dritta all'ospedale.
 Ma certo è anche che ogni volta che succede qualcosa di ancor più grave di ciò che succede di grave quasi giornalmente,  sindaco presente, Marino non è a Roma: ora era in America - lui dice per trovare sponsor per i restauri dei monumenti di Roma, per i  suoi avversari politici, invece, per ritirare una laurea 'disonoris causa' per  cattiva amministrazione.
Ricevuta la laurea è tornato a Roma per affermare solennemente che i delinquenti vanno assicurati alla giustizia, ma non si faccia una questione razziale, del tipo: tutti i rom sono delinquenti, che naturalmente non è vero; forse lo è solo per Salvini.
 Ma Roma fa acqua da tutte le parti. Prendiamo gli ultimi fatti. L'assessore alla mobilità - Improta? - dichiara che il Giubileo proprio non ci voleva, perchè è una sorta di calamità in una città sempre sull'orlo del disastro, senza però spiegare chi è causa di tale disastrosa situazione.
Ma non aveva detto Marino che la città sarà pronta, come lo è sempre stata per occasioni che hanno visto calare a Roma folle oceaniche di fedeli anche negli ultimi anni? Evidentemente il suo assessore non la pensa come lui, conoscendo meglio del sindaco i problemi di Roma, a cominciare dal traffico,  per finire alla manutenzione delle strade ecc...  ma se c'è il rischio che Roma non sia pronta ad ospitare il Giubileo che partirà a dicembre, perché Marino non vuole sentir parlare di un Commissario che  prepari la città al grande evento mondiale?
 E poi anche Pucci, assessore ai lavori pubblici, aiutante di campo di Rutelli al tempo del Giubileo del 2000, ha avuto il suo momento di celebrità, quando c'è stato nei giorni scorsi l'acquazzone che ha inondato Roma, mandando sott'acqua non poche zone della città. Lui s'è giustificato: non abbiamo ricevuto nessuna 'allerta' meteo dalla protezione civile, scaricando quindi la responsabilità della cattiva, insufficiente  se non addirittura del tutto assente manutenzione della città sulle cattive condizioni atmosferiche.  E se l'avessero avvertito, cosa avrebbe fatto Pucci? Avrebbe fatto  pulire in ventiquattrore i tombini che sputavano acqua perché sporchi ed intasati da anni? Lui stesso ha annunciato che a giugno e fino al prossimo novembre verranno fatti lavori di manutenzione ordinaria, che diventa straordinaria perché da anni non viene più fatta.  Ha anche dichiarato Pucci che l'anno scorso la pulizia dei tombini è stata iniziata, ma che ha riguardato solo un decimo dell'intera operazione di pulizia, necessaria e non più procrastinabile. Ma allora perché dare la colpa dell'inondazione da pioggia alla protezione civile?