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sabato 3 dicembre 2016

Nuovi librettisti usciti dalla scuola Holden di Torino che, sulla musica, hanno idee 'avanguardistiche'

Il panorama dei librettisti  italiani per il teatro d'opera - per quel che ne resta - si è enormemente allargato  in questi ultimi anni ed anche diversificato. Allargato, perché, nonostante i proclami, l'opera continua a vivere e ad avere cultori; diversificato, perché  l'opera si è trasformata in 'teatro musicale' lasciando a musicisti e librettisti la libertà di farne ciò che vogliono, fino a trasformare il vecchio melodramma, dato per morto o in disuso da molti anni, nonostante la sua vitalità, nel 'melologo' - che è poi il genere che oggi va per la maggiore. E che consiste in un pezzo di musica, alla maniera di una colonna sonora, o, nel migliore dei casi, del 'poema sinfonico', o più in generale della 'musica a programma' con l'aggiunta di un testo, non più sottinteso, ma dichiarato apertamente e fatto ascoltare (come nella tradizione del melologo) durante l'esecuzione del brano musicale, magari con la stessa suadente voce dell'autore, naturalmente impostata e che costituisce, nelle intenzioni di chi quel brano ha commissionato, un valore aggiunto.
 E' la conversione più  ricorrente fra le fila dei librettisti, o sedicenti tali, fra i quali sono da considerare anche le matricole. E così, oggi, il panorama del 'teatro musicale' si presenta suddiviso in tre categorie:
- la prima è data dai musicisti-librettisti che non vogliono al loro fianco nessun altro, moderni Wagner, penando essi stessi oltre che alla musica anche al libretto (o ciò che del libretto ne resta) magari attingendo ai classici del teatro o della letteratura; Salvatore Sciarrino, il musicista più noto ed attivo nel teatro, è rappresentativo di tale categoria; mentre, invece, Battistelli ed anche Tutino, seppure in misura minore, vampirizzano titoli e situazioni da celebri film, dei quali sperano di bissare anche il successo in palcoscenico.
- la seconda, dagli autori di romanzi o libri che  collaborano, in vario modo, a fianco o a distanza, con i musicisti a trarre dalla loro opera un libretto - qualche volta questo lavoro lo fanno in coppia( Saramago con Corghi) oppure concedendo l'approvazione al neonato libretto, tratto dal loro romanzo ( ad esempio, Oz per Vacchi);
-la terza , da coloro che si servono di librettisti veri e propri che per il loro 'musico' approntano un libretto, quale che sia, dalla vecchia maniera con  versi in rima e pezzi chiusi, alla nuova forma, più in voga della precedente, che è quella della scelta di un testo,  anche non in versi, ma ricco di suggestioni ed allusioni.
E, poi,  ci sono gli autori di testi o di drammaturgie da utilizzare come filone narrativo, che è - come abbiamo detto - la modalità più in voga, che forse rendono di più e più immediatamente.

Nel variegato panorama dei librettisti di oggi, vanno segnalati Giuliano Compagno, a suo tempo anche collaboratore dell'assessore  Croppi per il teatro, che fa coppia quasi fissa con Vittorio Montalti, al quale ha già fornito, a breve distanza, due libretti ( uno dei quali ha vinto il concorso di composizione dell'Opera di Roma, Un romano a Marte, che dovrebbe essere rappresentato  l'anno prossimo;l'altro, Ehi Giò,dedicato a Rossini- che abbiamo letto - con le classiche forme chiuse, corrisposte dalla musica; Marcoaldi che ha lavorato con Battistelli e Vacchi - teatro musicale e melologo (Sconcerto, con Toni Servillo, per Battistelli; Teneke ed altro per Vacchi); spesso si ricorre ad un attore di grido per  animare il lavoro musicale); un altro giornalista, come Bianchin con Cerantola (per Aquagranda di Perocco, che ha inaugurato la stagione alla Fenice).

Mentre sembra in ribasso il Cappelletto librettista, definitivamente votato a creare drammaturgie, cogliendo occasioni di anniversari (Aldo Moro, magari per usufruire di contributi ministeriali) e personaggi vari (Chopin, Schubert); lavoro avviato con Farinelli, in coppia con l'amico Barbieri,: la  produzione di quest'ultimo, in campo drammaturgico,  è a getto continuo,  con la specializzazione in episodi e  fatti tragici, dal terremoto, al primo disastro nucleare, agli annegati del Mediterraneo, fino alle donne digiunatrici per Lucia Ronchetti, per la quale ha collezionato un testo, frutto di ricerche di altri, fra cronaca, pensieri, relazioni anatomopatologiche.

Ci sono naturalmente  anche librettisti che si sono ritirati dall'agone, come Giuseppe di Leva, un tempo molto attivo, librettista anche del notissimo e fortunato Pollicino di Henze; ed altri che solo di recente si sono affacciati nel panorama del teatro musicale. Fra loro Baricco, librettista suo malgrado - ha fatto tutto Peter Eotvos - ha precisato - traendo un libretto dal mio romanzo Senza sangue; ma anche Mattioli, giornalista della Stampa e loggionista dichiarato - della medesima scuola 'torinese' del noto scrittore, che per  il Teatro Coccia di Novara, in due anni ha scritto due libretti, prima per Sciortino ed ora per Taralli, dal titolo La rivale, in scena proprio questi giorni.
En passant, serve notare che alcune coppie di librettisti e musicisti sono legate  a particolari istituzioni musicali (associazioni, festival, o teatri, per i quali lavorano in condizioni di quasi stabilità o monopolio, chissà perchè).

Abbiamo parlato di scuola 'torinese', perché nella coppia appena citata di librettisti, e cioè Baricco e Mattioli  serpeggiano le medesime convinzioni sulla musica di oggi che essi considerano agonizzante,  quasi sul punto di spirare, e perciò Mattioli, ad esempio, va a cercarsi musicisti che 'praticano una musica contemporanea non punitiva'; e Baricco se ne lava le mani, lasciando fare al compositore, il cui lavoro  egli riconduce alla musica di Bartok ( ancora accettabile?);  ed ambedue attribuiscono alla musica il ruolo principale nel teatro musicale.  Ammette Mattioli: 'le opere sono di chi scrive la musica, non le parole'.
Ma anche le parole contano, perchè come dicevano gli antichi, un brutto libretto (o testo) difficilmente ispira musica bella.

sabato 30 aprile 2016

A Salvatore Sciarrino il 'leone d'oro alla carriera' attribuitogli, buon ultima, dalla Biennale di Venezia

Non deve sorprenderci la notizia che per il 2016, il Leone d'oro alla carriera,  per la musica, sia stato attribuito a Salvatore Sciarrino,  già premiato - e con premi  importanti e prestigiosi - in tutto il mondo ( qualche esempio, fra quelli che ci vengono in mente al momento: Premio 'Frontiere della conoscenza', Premio 'Feltrinelli', Premo 'Salisburgo', Premio 'Principe di Monaco' e perfino il  veneziano Premio 'Una vita nella musica').
Non deve sorprenderci tale tardiva attribuzione; anzi deve rassicurarci, il pensiero che la Biennale di Venezia prima di attribuire il suo 'Leone d'oro', nei vari settori, musica compresa,  ci pensi un bel pò, e vuole essere convinta che il premiato se lo meriti davvero, quell'ambito riconoscimento.
Tale e tanto è lo scrupolo con cui la severa Biennale veneziana concede i suoi premi che, in qualche caso (vedi Boulez!) poco è mancato che al musicista francese gli venisse concesso 'alla memoria'.
 Quello dell'attribuzione del Leone d'oro a personalità anche lontane dal cinema ( per questo stesso  2016, il Leone d'oro per la danza è andato a Maguy Marin, meritatamente!) - per il quale il Leone d'oro è stato inventato sin dalla prima edizione della mostra-concorso veneziana - è decisione recente. Nelle prime edizioni il Leone, venne sguinzagliato in casa, nella laguna; si premiarono esponenti della musica veneziana. Solo successivamente i severi giudici  della Biennale hanno allargato l'orizzonte e guardato anche oltre laguna.
Ma forse negli anni precedenti loro hanno pensato che non serviva attribuire il Leone d'oro a musicisti che premi, forse ancora  più 'ruggenti' di quello veneziano, li ricevevano fuori dai nostri confini.
Tale vicenda ci fa venire in mente un caso analogo, che riguarda Hans Werner Henze, oggi defunto. Qualche anno fa, quando il noto musicista aveva già raggiunto gli ottant'anni, l'Accademia di Santa Cecilia, si vantò di commissionargli, per la prima volta, un lavoro, nonostante che egli risiedesse in Italia dagli anni Cinquanta e da molti anni figurasse fra gli Accademici ceciliani. Il compositore sorrideva, amaramente, per tale 'commissione' così tardiva che per poco egli non avrebbe potuto neppure onorare, per sopraggiunto decesso.
 Anche tardi, è pur sempre gradito un Leone specie se d'oro; come anche un premio 'alla carriera', mentre la carriera, nel caso di Scairrino, è ancora in pieno svolgimento, alla viglia dei suoi primi settant'anni. Appena!

Ecco la motivazione:

Cultore d’arte e raffinato pedagogo, Salvatore Sciarrino è universalmente riconosciuto come una delle voci più originali e autorevoli del nostro tempo” - così recita la motivazione del premio del Direttore Fedele, che prosegue: “Sciarrino ha dedicato la propria esistenza all’arte del compore con spirito di ricerca e invenzione incessanti che lo hanno portato a scoprire un mondo sonoro inaudito dando un impulso decisivo al rinnovamento della musica contemporanea e dimostrando come la musica, per rinnovarsi e ritrovarsi, debba uscire dalla propria forma storicizzata per farsi esperienza d’ascolto in cui lo spettatore è al centro di fenomeni misteriosi e quasi ancestrali”.
È proprio alla Biennale di Venezia che il talento precocissimo ed eretico di Sciarrino si rivela, quando nel 1969, al 32. Festival Internazionale di Musica Contemporanea debutta con un pezzo sinfonico, Ancòra (Berceuse). Da allora la musica di Sciarrino è stata costantemente presente nelle programmazioni dell'istituzione veneziana e nei più importanti teatri di tutto il mondo.

lunedì 30 novembre 2015

L'Opera di Roma non è più un carrozzone. Ma qualche asino c'è ancora.

A destra si legge: 'venite a vedere come è cambiato il pubblico dell'Opera di Roma', e a sinistra: 'male ha fatto il Presidente della Repubblica ( che non va neanche a Milano, alla Scala, per non offendere nessuno) e peggio il ministro Franceschini a disertare l'opera inaugurale della stagione 2015-2016 a Roma - The Bassarids di Henze, che si rivede in Italia dopo mezzo secolo e che perciò ha richiamato critici anche stranieri - perchè avrebbero constatato che il Teatro della Capitale non è più quel carrozzone che sempre si è detto e che è stato a lungo'.
 Ormai i giornali  elevano canti di gloria all'unisono, da quando si è intronato, all'indirizzo di Carlo Fuortes, il quale mai una critica negativa od un semplice appunto ha lambito, neanche marginalmente, da quando ha cominciato a Musica per Roma.  Perfino nei giorni caldi della sua pazza idea di 'esternalizzare' orchestra e coro - una vera IDIOZIA!- perfino in quei giorni le critiche erano sommesse e solo a giorni alterni per non infastidire il 'nerone dell'opera' - appellativo che si stava guadagnando sul campo - e alcuni giornali lo fiancheggiavano addirittura. DA NON CREDERE.
 Comunque dopo l'esperienza positivissima dell'opera inaugurale, l'Opera di Roma darà  ancora una accelerata sulla programmazione che guada all'oggi e al domani perchè diventi - come lo specchio di Martone, nell'opera di Henze - immagine perfetta del mondo contemporaneo e squarcio sul futuro che ci attende, come, per il futuro imprevisto, è accaduto  ai giovani, nell'opera di Adams, quando alzando gli occhi verso il soffitto, hanno visto il cielo, causa terremoto di San Francisco, ma la sala  del Costanzi non proprio piena.
 In questa prospettiva va letta la premiazione della nuova opera, uscita dal concorso di composizione bandito nel 2013, e concluso solo nel 2015 - poche settimane fa - del compositore Vittorio Montalti,  libretto di Giuliano Compagno, dal titolo ' Un romano a Marte', premiato con la bella somma di 20.000 (VENTIMILA!!!) Euro, per la cui colletta si sono prodigati  ENI, Deutsche Bank e Maite e Paolo Bulgari.
La quale opera verrà messa in scena nella stagione 2016-17, nell'ambito del progetto 'Contemporanea' che occuperà la stagione fra maggio e giugno a partire dal prossimo 2016, e dunque nell'estate del 2017, dopo cinque anni di attesa.
Quello della contemporaneità, insistiamo, è un pallino di Fuortes, che una analoga rassegna,  ma non di teatro musicale, faceva svolgere anche all'Auditorium ( al suo interno si son visti soprattutto volare gli elicotteri di Stockhausen, muoversi sincronizzati i 100 metronomi di Ligeti, o sentito suonare per ventiquattrore di seguito lo stesso pezzettino di poche battute di Satie), affidandone la realizzazione e progettazione a Oscar Pizzo, che è poi volato a Palermo, lasciando orfano il sovrintendente che invece si consola con Giovanni Bietti, che sì è portato dietro dall'Auditorium, per le lezioni di presentazione delle opere.
 Per arrivare alla proclamazione del vincitore ce n'è voluto di tempo, dopo l'uscita di Riccardo Muti, pezzo forte della giuria, la quale in seconda composizione, come previsto dal regolamento, dopo la prima scrematura, era composta dallo stesso Fuortes, in rappresentanza e  per competenza della cassa, da Alessio Vlad, perchè ci doveva necessariamente essere in coppia con Battistelli, che ha spinto per questo concorso, e poi il regista  Giorgio Barberio Corsetti e la poetessa Patrizia Cavalli.
 Insomma la prima giuria, pur senza Muti, ha decretato la terna di finalisti; successivamente un sovrintendente, ben due direttori artistici, un regista ed una poetessa, seconda giuria, hanno incoronato il vincitore

P.S. Per la seconda volta, a quei ciucci dell'Opera di Roma, vogliamo segnalare un errore madornale che ricorre nella home page del sito del teatro laddove si annuncia lo sbarco di Vinicio Capossela in teatro. Del musicista si legge che è 'band lieder'. Asini! si scrive 'band leader'. CORREGGETE!

venerdì 27 novembre 2015

Opera di Roma. Miracolo Fuortes.

Sugli altarini costruiti in città, nel teatro del Costanzi, ma anche dalle parti del Campidoglio e Palazzo Chigi - i tre siti archeologici, moderne catacombe - nei quali si venera la fortuna di Carlo Fuortes, stasera i suoi devoti fedeli aggiungeranno ancora un ex voto, per l'ultimo miracolo di cui si ha notizia: inaugurazione della stagione con un'opera di autore contemporaneo, Henze, composta negli ultimi cinquant'anni, anzi sessanta e data l'ultima volta alla Scala, nel secolo precedente.
 L'inaugurazione con l'opera di Henze è stata strombazzata più d'una volta anche in queste ultime settimane, ad opera del venerato Carlo Fuortes che ha elencato, con la modestia che lo ha sempre contraddistinto, che l'Opera sotto la sua protezione e devozione, è diventata la prima istituzione culturale della Capitale, avendo aumentato del 25% gli spettatori e portato a 10 milioni  lordi gli incassi. In un sol anno, il che ha permesso all'Opera di superare nei risultati perfino il suo precedente principato e cioè Musica per Roma e la fabbrica dell'Auditorium che , per Fuortes, resta sempre, anche se sorpassato, un modello.
E, infatti, appena archiviata l'inaugurazione di stasera, nella quale già si potrà vedere la rivoluzione che sta investendo sotto ogni aspetto il vecchio Costanzi, e cioè i nuovi bar e la nuova biglietteria, un'altra provvidenziale iniziativa pioverà in capo all'Opera: l'apertura di un ristorante, modello Auditorium, dove i ristoranti e bar, tutti in un sol mucchio, sono gestiti dalla ditta della figlia e del genero di Gianni Letta - per lo meno lo erano fino all'altro ieri, non sappiamo se ora, essendo Gianni Letta addirittura vicepresidente dell'Accademia di Santa Cecilia oltre che membro del Consiglio di amministrazione, per  ragioni di semplice decenza, abbiano mutato il gestore.
 Fuortes vuole impiantare all'Opera due o tre bar ed un ristorante per rifocillare anche gli animi dei suoi spettatori. E, per il ristorante, sta attendendo l'ok della sovrintendenza alla quale ha chiesto di poterlo impiantare, allargandosi notevolmente con nuova occupazione di suolo pubblico, nel piazzale antistante il teatro, ben noto a tutti per la sua inospitalità. Carlo Fuortes è certo che all'Opera di Roma ogni giorno piomberanno frotte di turisti e visitatori anche fuori dell'orario di spettacolo e ad essi egli vuole offrire, (con modica cifra, almeno si spera) un pranzo per rifocillarsi, ed anche un bar per il caffè d'ordinanza.
Come all'Auditorium - dove oltre le sale da concerto c'è un piccolo museo, ed anche una libreria,  e nei vari periodi dell'anno feste e festival d'ogni genere e piste di pattinaggio, e mostre agricole e floreali, con un gran concorso di pubblico specie nei fine settimana e nei giorni di concerto, ma in proporzione ridotta, anche negli altri giorni infrasettimanali - aspettiamoci altre insospettabili novità dalle prossime conferenze stampa, una a settimana, per annunciare l'idea di sempre più frequenti miracoli, poi per assicurare che sta lavorando per compierli, un'altra per  annunciare il 'fine lavori', ed infine una per l'inaugurazione. Dopo un mese ancora una conferenza stampa, estrema, per dirci che è stato un successo.
 Insomma l'Opera, che ha superato per incassi l'Auditorium, si rivolge ancora una volta ad esso per trarre suggerimenti onde allargare la massa dei fedelissimi di Fuortes, che sono già tanti, lo adorano e non si sono ancora ripresi dalla decisione di quei senzafede che  prima l'hanno candidato e poi non l'hanno  più voluto a reggere le sorti del Giubileo sotto il profilo della cultura, lui che vanta i suoi primi miracoli proprio nel campo dell'economia della cultura.

giovedì 5 novembre 2015

Gli 'EVENTI' sulle gazzette sono diventate 'COLLABORAZIONI'. Ha cominciato il Sole 24 Ore

Quelle pagine 'Eventi' presenti sui maggiori quotidiani nazionali, in occasione di importanti avvenimenti - 'eventi', secondo il loro gergo, anche se si tratta di una  intera stagione, compresa quella dell'Opera di Roma che vede 'Roma protagonista della GRANDE Opera' - d'ora in avanti si chiameranno,  'collaborazioni', come ha cominciato a fare domenica scorsa Il Sole 24 Ore, a proposito della stagione incipiente dell'Opera della Capitale. E infatti in cima alla doppia pagina c'era scritto 'Teatro dell'opera ( minuscolo!) di Roma, In collaborazione con la Fondazione Teatro dell'Opera di Roma'. che letto senza ipocrisia, voleva significare: vi presentiamo la stagione dell'Opera di Roma, secondo i desideri e le richieste dell'Opera di Roma che queste pagine - lo si sappia, anche se non lo diciamo apertamente - le ha pagate, come sempre ed anche questa volta. Chiaro? direbbe papa Francesco.
 Sì è chiaro, anzi chiarissimo. A noi era parso chiaro già  da qualche settimana l'arrivo di quelle due pagine pubblicitarie, in linguaggio cifrato. Da quando avevamo letto il critico di quello stesso giornale che, parlando dell'ultimo spettacolo visto a Roma, aveva scritto: "l'Opera di Roma è tutta un'altra cosa, da quando c'è Fuortes".
E la spiegazione/conferma s'è avuta in quelle due pagine, dove si  fa il panegirico della nuova stagione, quella della 'grande opera'- non normale, e neanche piccola opera - come si legge nei manifesti gigante o sulle fiancate degli autobus. Il rinnovamento dell'Opera della capitale passa attraverso i registi della grande scena italiana ed internazionale; attraverso la stagione sinfonica che ogni volta passa un'opera di tradizione, una moderna e una contemporanea; attraverso il festival 'contemporanea'' della prossima primavera, ed anche attraverso qualche cantante che 'viene fidelizzato' dal teatro, ma non passa anche attraverso i direttori che certo nella concertazione di un'opera, sembra debbano avere un qualche peso. Di loro si tace, dando per scontato che si tratti delle migliori bacchette in  circolazione, mentre si accenna alla prossima inaugurazione, quella del 2016, con Daniele Gatti sul podio per Wagner .  Come si tace anche, dandolo per scontato, che l'orchestra è 'settebellezze'.
 L'opera inaugurale di Henze mette d'accordo - forse unico caso di stagione - Battistelli e Vlad, i due  angeli custodi del cartellone, ambedue molto legati a Henze.
 I direttori di gran nome che neppure si citano, tanto sono conosciuti  nell'universo terraqueo, rispondono ai nomi (che noi facciamo, solo per quei pochissimi ignoranti che accedono al nostro blog) di Daniele Rustioni, Jader Bignamini, Riccardo Frizza, Chris Mould,  Alejo Perez, Stefan Soltesz, oltre che  di Jesus Lopez Cobos, Roberto Abbado, Donato Renzetti.

Non osiamo pensare che il cambio di rotta (da 'eventi' a 'collaborazione') sia avvenuto anche a seguito dei nostri ripetuti inviti a mollare l'ipocrisia di quelle pagine;  ci basta  vedere che è avvenuto.

P.S. Passano due domeniche e nel presentare il cartellone della 'Filarmonica della Scala' un altro pezzo di ipocrisia cade, quando si legge, sempre sul domenicale del Sole 24 Ore. ' Filarmonica della Scala. In collaborazione con Unicredit', dove non c'è bisogno di chiarire il perchè della collaborazione di Unicredit, sia alla stagione che alla presentazione giornalistica.

lunedì 19 ottobre 2015

Giorgio Battistelli. Un compositore dalla memoria corta

Leggiamo dal 'Messaggero' di ieri, in una di quelle pagine 'Eventi' che non ci sono mai piaciute, per il fatto che non si limitano ad illustrare un prodotto, ma si arrischiano ad
 esaltarne  caratteristiche e  qualità miracolose - come Dulcamara nell'Elisir donizettiano! - anche quando di tali prodotti si conoscono difetti di fabbricazione, criticità ed effetti collaterali.
 Leggevamo ieri, a proposito della incipiente stagione dell'Opera di Roma che, per l'anno in corso, si è chiusa con due opere 'contemporanee ( una di Adams e l'altra di Weill-Brecht) e con un'altra contemporanea si inaugurerà prossimamente, di Henze, della iniziativa,  annunciata per maggio-giugno 2016, che reca la firma e lo stampo di Giorgio Battistelli, direttore artistico 'in seconda' dell'Opera di Roma, ingaggiato per ancorare con maggior forza la stagione del teatro al presente - che poi è un vanto di cui si pavoneggia il sovrintendente Fuortes, al quale chiediamo di farci sapere le presenze a dette rappresentazioni ( quando non sono entusiasmanti lui non le diffonde, temendo che gli si consigli di cambiar rotta!), prima che assuma anche l'incarico di sub-commissario del Comune di Roma, per il Giubileo.
 Ieri su quelle pagine del Messaggero, Giorgio Battistelli dichiarava, a proposito della sua iniziativa della prossima primavera, testualmente: "Per la prima volta nella sua storia il Teatro dell'Opera ha programmato un FESTIVAL CONTEMPORANEO ... Ci è sembrato necessario aprire una finestra su quanto accade oggi nella scena operistica proponendo anche lavori del recente passato che non sono allestiti da parecchio tempo. Mi riferisco, per esempio, alla 'Passion selon Sade' di Bussotti che proporremo in una nuova produzione".
Fin qui il Battistelli disinformato. Il quale, bastava che si fosse rivolto al suo collega  nella direzione artistica, Alessio Vlad, per sapere  che non si tratta affatto della prima volta di un 'Festival contemporaneo' all'Opera di Roma. Perchè Alessio Vlad? Perchè il figlio di Roman proprio sull'argomento ha scritto, certamente a quattro mani con il padre, un racconto sull'indimenticabile 'Festival di opere contemporanee' che ebbe luogo nientemeno che nell'autunno del 1942, proprio all'Opera di Roma, sotto l'occupazione nazista ed in piena guerra, per volontà di Tullio Serafin, caldeggiato anche da Goffredo Petrassi e Fedele d'Amico; e il Duce che  telefonò a Hitler, che parte di quella musica aveva proibito, per rassicurarlo in qualche modo (L'articolo di Alessio Vlad si legge nel catalogo della mostra ' Sotto le stelle del '44' che ebbe luogo al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1994, a cinquant'anni esatti dalla Liberazione).
 In quel festival di oltre settant'anni fa, si ebbe la prima italiana del Wozzeck di Alban Berg (direttore Serafin, regista Milloss), con una recita rivolta esclusivamente ad un pubblico di operai; Belfagor di Respighi;  I capricci di Caillot di Malipiero, con scene e costumi memorabili di Enrico Prampolini; Arlecchino di Busoni; Volo di notte di Dallapiccola, Coro di morti di Petrassi in una versione scenica ec...
 Queste cose Battisetlli avrebbe dovuto sapere, nè vale  come scusante il fatto che egli  non era ancora nato - non lo eravamo neanche noi che pure ci siamo informati (e ne abbiamo già più d'un volta anche scritto), quando nel 2004, in occasione della nostra unica esperienza di 'direzione artistica', al Festival delle Nazioni di Città di Castello, organizzammo ed ospitammo una mostra dedicata esclusivamente ad Enrico Prampolini, scenografo e costumista del melodramma, il cui materiale, preziosissimo, ci fu prestato da Francesco Ernani, gratuitamente,  proveniente dall'Archivio dell'Opera di Roma.
 Strano che di tutto ciò Battistelli non sapesse nulla, quando ha fatto quelle dichiarazioni, prontamente e acriticamente - ma non gratuitamnte, s'intende  - raccolte dal Messaggero.

lunedì 28 settembre 2015

Piccole bugie e mezze verità sugli abbonati all'Accademia di Santa Cecilia.

Leggendo le tante interviste al sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia, nei giorni scorsi, ci siamo dimenticati di segnalare una mezza verità, positiva, contenuta in una di esse che va a sanare qualche  piccola bugia detta negli  anni scorsi.
 Nei quali anni, mai abbiamo letto, se la memoria ancora ci assiste, di un calo, seppure fisiologico ( perchè devono calare? non possono mantenersi stabili o addirittura aumentare?), degli abbonati. Che anzi, ogni anno, i precedenti gestori, ci avevano detto che gli abbonati erano fedelissimi e forse aumentavano anche. Magari di poco, ma aumentavano.
 Ora, la nuova sovrintendenza ci viene a dire, seppure sommessamente , per quel che riguarda il passato, che gli abbonati avevano subito una calo appena percettibile ma costante, e che, invece, quest'anno  sono tornati  a crescere forse nella stessa, ma contraria, lenta ed impercettibile misura.
 Ah, i  numeri. In italiano si dice che uno 'dà i  numeri', non quando fornisce cifre che si presumono reali e corrette, bensì quando le dà a modo suo,  distanti dalla realtà.
 Tale uso noi diverse volte abbiamo segnalato, tutte le volte che abbiamo letto di spettatori aumentati e di 'totale spettatori' superiore ai posti disponibili. Come anche di un numero tale di concerti piccoli o grandi - ma che oggi si preferisce chiamarli 'manifestazioni' ed ancor più 'eventi' - che se corrispondessero a realtà, avrebbero visti impegnati i musicisti di questa o quella istituzione giorno e notte. E sinceramente così non è mai stato e mai sarà.
Quest'ultimo caso ci ha riportate alla memoria le cronache di qualche decennio fa, a Palermo, quando, stante il Teatro Massimo, che era l'istituzione musicale più importante di quella città, chiuso,  si dichiarava un coefficiente di attività superiore a qualunque altra istituzione del mondo,  perchè  gruppi, gruppetti e solisti dell'orchestra, venivano impegnati contemporaneamente in dieci o forse più appuntamenti fuori del teatro - perchè chiuso - in piazze strade scuole ecc...
 Sempre a proposito di numeri e di generali che vanno cantando vittoria prima ancora che la battaglia sia terminata, segnaliamo che da qualche settimana i proclami sugli spettatori aumentati in  numero considerevole all'Opera di Roma si sono diradati. Forse a causa della programmazione degli ultimi titoli della stagione corrente - opera di Adams e prossimamente di Weill-Brecht - e del primo della stagione prossima, di Henze, frutto di una identità di vedute della doppia direzione artistica che non fanno esultare per presenze in teatro. Non sarebbe male conoscere i dati delle presenze - li hanno già - per Adams, e non sono stati lusinghieri, come qualche giornale, sommessamente, per non disturbare il manovratore, ha segnalato; entro ottobre anche quelli del prossimo titolo in cartellone, e poi, a fine novembre, per tirare le somme di questo trittico 'contemporaneo' in rapida successione, che forse dovrebbe far riflettere, se la tendenza negativa dovesse essere confermata, sull'annunciato festival 'contemporaneo' di maggio, annunciato, senza che si conosca la programmazione nel dettaglio, e che dunque potrebbe ancora essere modificato dal direttore artistico in seconda, Battistelli, che sta all'Opera quasi esclusivamente per tale programmazione 'contemporanea', o giù di lì.

mercoledì 15 luglio 2015

A Montepulciano, tutti parlano di Henze, anche quelli che non l'hanno mai conosciuto.

In questi giorni, nella Montepulciano animata dal rinmato Cantiere, inventato dal celebre musicista tedesco, naturalizzato italiano e scomparso da  qualche anno appena, Hans Werner Henze, è tutta una celebrazione del fondatore. Il responsabile della Fondazione, intitolata ad Henze, anima, quasi giornalmente, incontri  con musicisti di ogni genere, per celebrare il fondatore, come merita; e c'è anche una mostra della collezione d'arte del musicista, fatta - da quel che leggiamo - di due soli pittori : una tedesca, il cui nome non ricordiamo, e l'altro  italiano, anzi romano, Renzo Vespignani. E si annuncia anche la costituzione di un archivio del Cantiere perchè tutta la ricchezza di questi anni, intensi, non vada perduta o dispersa.
 In questi giorni sbarca a Montepulciano anche Gaston Fournier-Facio, strettissimo collaboratore di Henze nei primi anni di attività, il quale ha poi fatto il giro delle sette chiese italiane, con incarichi artistici di grande prestigio, dal Maggio a Santa Cecilia, dalla Scala al Regio di Torino, dove ora è in pianta stabile. Uno dei pochi che può parlare di Henze con cognizione di  stretta  e lunga vicinanza.
 Senonchè quando hanno saputo che Fournier ha un figlio avuto da sua moglie Leonetta Bentivoglio, che di nome fa Francesco, avviato alla professione musicale, tanto hanno insistito con Founier padre da ottenere che lo portasse con sè a Montepulciano, per presentarlo ufficialmente al consesso musicale internazionale, vista anche la vocazione del Cantiere a promuovere i giovani.
 E per nessun altra ragione, men che mai per parlare di Henze che Francesco non  ha mai conosciuto o forse incontrato  solo qualche volta, perchè suo padre potrebbe averlo portato con sè nella villa di Marino di Henze.
Dopo tanta insistenza da parte degli attuali organizzatori del Cantiere, Fournier padre ha acconsentito, ottenendo in cambio l'assicurazione che non verranno diffuse foto del giovane musicista.
 Tra i parlatori 'di e su' Henze manca Giorgio Battistelli che ha frequentato assiduamente la villa del musicista. Chissà perchè.

martedì 6 gennaio 2015

Imitare Palermo. Pizzo e Ferro lavorano gratis al Massimo.

La Sicilia dei miracoli. Sessanta persone a guardia della casa natale di Pirandello e, di contro, direttore artistico e direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo, ambedue con incarico triennale, che  prestano la loro opera, preziosissima, GRATUITAMENTE. Gli eroi della cultura si chiamano rispettivamente Oscar Pizzo e Gabriele Ferro, ambedue insediatisi solo qualche mese fa, chiamati dal grande bravissimo sovrintendente Francesco Giambrone, che per tali risparmi, notevoli, viene compensato con 170.000 Euro l'anno. Tutti meritati.
E che ora, con un colpo da maestro, s'è assicurato , in apertura di stagione, la prima italiana, di 'Gisela', ultima composizione di Hans Werner Henze, opera che parla di una tedesca che fugge dalla cupa Germania e si stabilisce a Napoli, per amore di un 'pulcinella' ( regia di Emma Dante) che certamente non piacerà alla cancelliera Merkel.
Ma perchè Pizzo e Ferro non pesano  sulle casse del Massimo  per l'incarico nell'isola? Perchè  Pizzo,  è fuggito dalla provinciale Roma per riparare nella capitale Palermo, e perciò, grato di tale asilo,  ripaga il Massimo con la sua opera di direttore artistico.
E Ferro, siciliano come Pizzo, contento finalmente di tornare alla terra delle sue origini, si fa pagare solo per i concerti o le opere che dirige, come del resto fa Pappano (così ci sembra) a Roma, e sempre a Roma faceva Muti all'Opera, che per il suo prestigiosissimo incarico di 'direttore onorario a vita' non percepiva neppure un Euro, come compenso simbolico; lo aveva rifiutato quando glielo avevano proposto, limitandosi a pretendere solo il compenso per le sue presenze sul podio. Solamente quelle.

martedì 18 febbraio 2014

Francesco Antonioni. In Europa lo manda Henze?

Francesco Antonioni è la seconda volta che viene eseguito in questi ultimi anni all'Accademia di Santa Cecilia. La prima, qualche anno fa in un concerto in onore di Henze che s'era portato appresso alcuni giovani compositori, da lui stimati - si disse. Il vanto che Santa Cecilia si fa da alcuni anni di  dare una mano alla musica di oggi, con l'aiuto preziosissimo di Antonio Pappano, ha del vero, ma solo in parte e merita qualche riflessione. Critica. A cominciare dalla famosa commissione ad 'Henze', giunta quasi alle soglie del decesso del musicista,  sulla quale lo stesso compositore aveva scherzato. L'Accademia lo aveva ignorato per oltre cinquant'anni, che senso aveva vantarsi di avergli commissionato un'opera ad ottanta e passa?
  Ciò che risulta comunque strano, nella politica dell'Accademia è la logica delle 'commissioni', negli ultimi anni a D'Amico, Panfili, Battistelli ed altri i cui nomi al momento non ci sovvengono, Ah, no, c'è stata anche la commissione alla Ravinale, appena entrata nel consiglio di amministrazione. Insomma giovanotti per buona parte. In musica anche i quarantenni e cinquantenni sono considerati giovani, come viene considerato Antonioni che di anni ne ha qualcuno più di quaranta.
 Il  suo brano per orchestra, 'Gli occhi che si fermano', che Pappano ha diretto all'inizio di febbraio, non è una commissione dell'Accademia, come avevamo supposto - erroneamente - bensì la prima 'romana' di una commissione fattagli  cinque anni fa dal Teatro di Cagliari, da parte del direttore artistico  Massimo Biscardi, ora sbarcato a Bari, sua terra d'origine. Terra anche di Antonioni, del quale a breve verrà eseguito un nuovo pezzo scritto per 'I solisti di Mosca' alla Camerata barese'  feudo artistico della famiglia Antonioni. A conferma che senza agganci, di qualunque genere, in Italia non si fa nulla, si resta al palo.
 L'Orchestra di santa Cecilia, guidata da Pappano, ha fatto nella settimana passata, una tournée europea, facendo ascoltare anche il brano di Antonioni. Nulla di male in sè, se si aggiunge che la benedizione di Henze in terra tedesca - la sua terra d'origine che l'ha mandato in esilio in Italia - si presume conti qualcosa.
Però il pubblico straniero, tedesco in particolare, si domanderà - forse, come ingenuamente crediamo noi -  ma chi è questo Antonioni  che l'Orchestra di Santa Cecilia porta addirittura in tournée?  Perchè in Germania sono altri i nomi dei più noti musicisti italiani che circolano regolarmente.
Le grandi orchestre  straniere in tournée portano spesso compositori nuovi  delle rispettive nazioni, ma solitamente si tratta di compositori 'residenti'. La domanda, dunque, non è priva di senso, perchè il pubblico straniero si aspetterebbe forse di ascoltare qualcuno dei  più noti musicisti italiani, quasi tutti accademici.
E, invece, sembra che le commissioni, e le conseguenti esecuzioni nei concerti dell'Accademia, siano dettate da ragioni elettorali interne, o dal gradimento o meno da parte della dirigenza o ancora dall'atteggiamento ossequioso di questo o quel musicista verso la dirigenza. Sempre quella. Le recenti lettere di accusa del Cardinale Bartolucci, scmparso nei mesi scorsi, e di altri noti Accademici, fanno pensare.
 Questo  induce ad un'altra riflessione. E cioè che in tutti questi anni l'Accademia non è riuscita a legare a sé i musicisti più noti, suoi membri, i quali si sono sempre sentiti estranei. Non c'entrano le richieste economiche dei medesimi per una commissione.  Se l'Accademia avesse legato a sé tutti i musicisti membri,  siamo certi che taluni avrebbero scritto anche gratis. Sentendosi invece quasi estranei, addirittura sgraditi, è chiaro che pretendano di essere pagati secondo il loro valore di mercato .
 Ed allora ci si rivolge ai giovani che costano  certamente meno o forse niente e che in questa maniera  si legano all'Accademia anche in funzione delle future tornate elettorali.
 Scommettete che Antonioni, sarà presentato, come vuole la consuetudine, da qualcuno alle prossime elezioni accademiche? Se già non lo è stato una prima volta.
Se si guardano i programmi degli ultimi anni, si nota che  alcuni nomi nuovi ENTRATI con  una certa frequenza nelle stagioni ( compositori o interpreti) o sono in procinto di diventare ACCADEMICI O LO SONO DIVENTATI  DA POCO.
Perchè se l'Accademia fosse veramente interessata alla sorte dei giovani musicisti, limitiamoci ai compositori, fuori da queste logiche, allora comincerebbe col dare spazio al miglior laureato del suo corso di composizione affidato a Ivan Fedele. Se non lo fa è perchè attende conferme esterne. Ma allora non  si fida del proprio fiuto poco accademico?
A proposito, perchè l'Accademia non esegue  Lucia Ronchetti che in questi ultimi anni sta conoscendo un grande successo in tutta Europa? Non ci sembra che musiche sue siano state eseguite nelle stagioni ceciliane. Se ci sbagliamo chiediamo venia, perchè  la memoria non sempre ci assiste.
P.S. Contrariamente a quanto pensavamo, il pezzo di Antonioni non è andato in tournée. Chiediamo scusa per l'imprecisione. Resta, comunque valido il discorso relativo alle carriere che si fanno solo appartenendo a consorterie. Chi  pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia. E ciò vale in qualunque parte del mondo.  In Italia, chi solo lo pensa  è finito.

martedì 25 giugno 2013

Pappano resta a Roma. Ma si faccia sentire di più

Alla fine Tony Pappano ha deciso di restare a Roma e a Londra. E perciò l'idea, avanzata da molti mesi, del suo prossimo approdo a Milano, una volta scaduti i suoi contratti a Roma e Londra, è definitivamente abbandonata. Almeno per ora. Se ne riparlerà nel 2017 quando terminerà il contratto appena prolungato, come direttore musicale dell'Orchestra di santa Cecilia iniziato nel 2005( mentre quello londinese al Covent Garden  scadrà l'anno prima, nel 2016). Allora e solo allora si vedrà: quattordici anni di permanenza a Londra e dodici a Roma potrebbero cominciare a pesare anche sulla vita di Pappano che, è cosa nota, a queste due creature  sta dedicando ogni sua energia. Alla fine  del 2017 Pappano  sarà prossimo al sessantesimo anno e forse vorrà dare una svolta alla sua vita professionale.
 Che avesse già preso una decisione sarebbe dovuto risultare chiaro a tutti già dallo scorso febbraio, ben prima della designazione di Pereira alla Scala. Da quando cioè un suo amico fraterno, il gioielliere Nicola Bulgari, che si era trascinato appresso suo fratello Paolo,  aveva deciso di destinare all'Accademia il sostanzioso contributo di 1.200.000 Euro in tre anni. In realtà quel contributo non sarebbe finito nelle casse dell'Accademia senza Pappano. Se il direttore avesse avuto in testa di lasciare Roma, i fratelli Bulgari si sarebbero tenuti quei soldi, perchè l'Accademia , la sua Orchestra e Bruno Cagli al vertice sono lì da anni, e loro non hanno mai manifestato tanta solidarietà  economica verso la storica istituzione musicale  e verso i suoi vertici. Quindi bando alle illusioni: senza Pappano quel sostegno non sarebbe mai venuto. E perciò,  almeno da quando Lissner aveva fatto sapere che sarebbe andato a Parigi e cominciavano a circolare indiscrezioni sui prossimi giri di poltrone, Pappano aveva detto ai Bulgari che sarebbe rimasto a Roma.
 In una delle sue ultime interviste, uscite su Music@, anche Hans Werner Henze che  aveva conosciuto Pappano soltanto nei suoi ultimi anni di vita, a seguito di quella commissione che l'Accademia gli aveva fatto - di cui Cagli si faceva vanto, ma che Henze  aveva commentato " hanno aspettato che avessi oltre ottant'anni, non ci potevano pensare prima?" - era quasi certo che Pappano non sarebbe andato via dall'Italia nè si sarebbe spostato a Milano- come invece si diceva con molta insistenza: Pappano resterà in Italia, sosteneva il grande compositore; e a Roma, perchè ha un ottimo rapporto con l' orchestra. Di lasciare poi l'Italia neanche a pensarne. Sia Pappano che sua moglie amano il nostro paese, hanno preso da poco anche una casa in Toscana... ".
 Dunque Pappano resta a Roma, perchè si sente a casa, e il pubblico romano gli vuole un gran bene, come ha notato, di recente, anche il sovrintendente di uno dei nostri più importanti teatri, Cristiano Chiarot sovrintendete della Fenice, presente all'Auditorium per una delle recite del 'Ballo in maschera'.: "Si sente anche nell'aria che fra Pappano ed il pubblico romano c'è stima ed affetto; appena  è entrato in sala il pubblico lo ha applaudito con un calore davvero sorprendente. Non accade così spesso".
 Ora, però, Pappano, se non vuole continuare nella rosea routine di tutti questi anni, deve incidere di più nella programmazione dell'Accademia, non può badare solo ai suoi concerti e lasciare che la segreteria artistica che affianca Cagli, faccia il resto.
E' vero, dall'Accademia passano grandi solisti e grandi direttori. Ma da anni non si vedono mai facce nuove, sempre gli stessi interpreti,  le stesse agenzie. Questo non può continuare. Ora che l'Orchestra gode di un prestigio internazionale, grazie a Pappano non certo a Cagli  - sia detto in tutta sincerità -  occorre rinnovare, cambiare i criteri di programmazione; e, per la musica contemporanea, non lasciarsi consigliare da ragioni elettoralistiche interne. Ed è necessario avere una attenzione maggiore  verso gli artisti italiani, banditi in massa dai cartelloni accademici. E questo è scandaloso!
 Insomma, avuta  la bella notizia della permanenza, fino al 2017, di Pappano a Roma, ora ce ne attendiamo delle altre;  soprattutto qualche novità, come non se ne vedono nella programmazione prossima, appena annunciata.
Pietro Acquafredda