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domenica 28 febbraio 2016

Ennio da OSCAR. Finalmente Morricone

Da tempo  Ennio Morricone meritava l'Oscar per la musica da film, lui che di musiche da film ne ha composte a centinaia ( oltre cinquecento),  molte delle quali indimenticabili e meravigliose, sono immediatamente riconoscibili  e riconducibili a lui; ma si sa come nascano il più delle volte  le decisioni per tali premi e quanto conti la nazione di appartenenza rispetto all'industria in  questione che è pravalentemente americana.
Certo  anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati  strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era  come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva   era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
 Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui,  proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di  Roberto Benigni).
 In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di  analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
 Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di  sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a  sofisticati  'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.

lunedì 20 gennaio 2014

E' morto Claudio Abbado. Lunedì 20 gennaio. A Bologna. Aveva 81 anni.

Che la situazione  stesse precipitando  c'era da supporlo. Parecchi erano stati i segni premonitori negli ultimi mesi. Dalla sua assenza al ricevimento al Quirinale per la nomina di senatore a vita, alla cancellazione dei suoi impegni di novembre, tournée europea compresa, dalla successiva cancellazione anche di altri impegni ed addirittura dei suoi concerti di febbraio, dal comunicato della Mozart che giungeva proprio alcuni giorni fa nel quale si annunciava la sospensione dell'attività dell'orchestra; fino all'appello di Roberto Saviano sull'Espresso di questa settimana, panegirico del grande direttore ed appello perchè la Mozart viva, anche dopo Abbado. Questo Saviano non lo diceva, ma era quello che voleva dire. Saviano, come anche Benigni, amici ambedue di Abbado, avevano evidentemente informazioni più precise  e frequenti.
 Della gravità della situazione noi avevamo avuto notizia,  negli ultimi giorni di dicembre, quando eravamo a Venezia per il Concerto di capodanno alla Fenice, diretto da Diego Matheuz.  Il giovane direttore, pupillo di Abbado, fra un concerto e l'altro di fine anno, s'era assentato una mattinata, per andare a Bologna a salutare 'Claudio'. Al suo ritorno in teatro, gli domandammo: Abbado sta molto male, vero? Sì, Claudio sta male, ma lui è forte ed anche questa volta ce la farà - fu la sua risposta. Nei giorni di agonia, a Bologna per il Parsifal al Comunale, c'era suo nipote Roberto,  suo erede nella direzione: gli sarà stato certamente vicino, assieme ai suoi figli, prima di tutti Alessandra che, da quando suo padre si ammalò gravemente, è stata anche la sua assistente ed infermiera, quasi l'ombra che lo seguiva ovunque.
 Claudio Abbado era stato operato per un tumore nel 2000. Dopo alcuni mesi di convalescenza, ed avendo superato momentaneamente il rischio di morte, era comparso in pubblico a febbraio del 2001, a capo dei Berliner,  a Roma, nell'Auditorium della Conciliazione, visibilmente provato, per una intensa settimana di concerti, nel corso della quale presentò le sinfonie ed i concerti per pianoforte di Beethoven.
 Va ricordato che quella'residenza' romana' era venuta fuori dopo che Parigi aveva rinunciato alla trasferta dei berlinesi, già programmata. Per salvare la tournée, Mimma Guastoni l'aveva  presa per Musica per Roma che allora presiedeva; senonchè si era dovuta dimettere, e Berio da poco nominato a Santa Cecilia ( forse commissario, ancora?) s'era attribuita la paternità di quella trionfale tournée romana. Abbado era visibilmente provato - raccontano che fra un tempo e l'altro dei concerti fosse curato in camerino con farmaci  potenti.  Abbado, nonostante la malattia non voleva arrendersi. Per quasi quindici anni ha continuato, amministrando bene il suo tempo, alternando periodi di lavoro ad altri di riposo nei climi caldi o salutari del Venezuela o dell'amata Sardegna.  E forse la nascita della sua ultima creatura, l'orchestra Mozart ha avuto in lui un effetto ringiovanente.
 Poi,  negli ultimi  mesi dello scorso anno, la ricaduta che l'ha condotto alla morte. Noi vogliamo ricordarlo più che come direttore d'orchestra - chissà in quanti lo stanno facendo in queste ore - come padre amorevole di grandi orchestre di giovani, da quella Europea a alla Mahler, fino alla Mozart, senza dimenticare il suo sostegno alla missione di Abreu in Venezuela, da dove ha fatto emergere oltre Matheuz, Dudamel; come anche il sostegno concreto alla Scuola di Musica di Fiesole, alla quale aveva devoluto interamente il suo stipendio da senatore a vita, il cui incarico non ha potuto onorare.
Addio maestro,  educatore entusiasta di giovani!