Quanto ad inopportunità, il programma del Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di retta da James Conlon, confezionato dal suo attuale direttore artistico, Cesare Mazzonis, e che Rai 1 sta trasmettendo in questi minuti dal Quirinale, in occasione della festa della Repubblica, se anche non supererà uno di qualche anno fa, diretto da Gianluigi Gelmetti, nel quale veniva eseguita, previa pratica degli scongiuri da parte dei presenti nel cortile del palazzo presidenziale, anche la raveliana Pavane pour une infant défunte - non proprio di buon auspicio per una Repubblica in fondo ancora giovane - certamente non è da meno, quanto ad inopportunità.
Nella seconda parte s'è scelto di eseguire il Triplo Concerto di Beethoven, chiamando a collaborare con l'Orchestra tre generazioni di notissimi musicisti italiani( Accardo,Brunello,Rana) aggiungendo un elemento di interesse maggiore al notissimo concerto beethoveniano; ma nella prima, dedicata esclusivamente a Giuseppe Verdi, Mazzonis ha optato per tre brani da sue opere, del tutto o quasi sconosciute sia al pubblico televisivo che agli ospiti del Presidente Mattarella, mentre data la circostanza delle festa 'popolare' della Repubblica, ad altri avrebbe potuto pensare.
Ha scelto brani da La battaglia di Legnano, Macbeth e Luisa Miller. E viene da chiedersi perchè non Nabucco, Rigoletto, Forza del destino - tanto per citare qualche titolo fra i più popolari - e perchè non anche una bella sinfonia di Rossini che sprigiona vitalità e mette buon sangue nelle vene?
Mazzonis, se interpellato, potrebbe rispondere seccamente: perchè il programma lo faccio io e non altri. Giusta risposta. Alla quale chiunque potrebbe replicare: ma è evidente che Lei, caro Mazzonis, non ha saputo confezionare un programma adatto alla circostanza. Proprio così, senza scusanti.
E' ricorso a brani non noti, per un concerto - ripetiamolo - popolare, non rivolto al pubblico di un teatro o di una istituzione sinfonica nelle normali stagioni - e trasmesso anche in tv. Mazzonis ha voluto impartire attraverso il programma di un concerto popolare, una lezione pratica di musicologia che nessuno è disposto ad ascoltare, oltretutto inopportuna in questa occasione.
Noi, che vantiamo una lunga esperienza di discussioni con i vertici del Teatro La Fenice con i quali ogni anno, per incarico della Rai, abbiamo dovuto concertare il programma del Concerto di Capodanno, su Rai 1, possiamo ora confessare che se quel concerto ha mantenuto negli anni indici di ascolto altissimi, con un pubblico televisivo al di sopra dei 4 milioni (almeno fino a quando ce ne siamo occupati), ciò è potuto accadere perchè, dopo animatissime discussioni, siamo riusciti a conservare al concerto veneziano, il 'tono' popolare di un concerto in giorno di festa.
Di italiano al concerto c'era anche il pianoforte che era un gran coda Fazioli. Il suo artefice, l'ing. Paolo Fazioli, è stato nominato Cavaliere del Lavoro.
P.S. IL concerto ha avuto uno share di poco sopra l'8%, ed una media di telespettatori intorno aile 900.000 unità.
Da registrare, infine , sul Corriere di oggi, la promozione a pieni voti sia del Concerto dal Quirinale, definito 'sobrio', che sul programma.
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mercoledì 1 giugno 2016
Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai al Quirinale, con un programma fuori luogo. il pianoforte era Fazioli
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venerdì 8 maggio 2015
Piovani, Brunello, Chailly inneggiano al silenzio, ma poi suonano e parlano. A ruota libera. Perchè?
Bisognerebbe, in verità, andare ancora più indietro nel tempo per leggere un elogio del silenzio in termini esaltanti. Bisognerebbe andare a Cage. Ma, al momento, lo tralasciamo, e partiamo, per comodità, da Piovani. Il quale proprio sulla salutare necessità del silenzio ha scritto sui grandi quotidiani, lamentando l'invasione del suono e del rumore. Ha ragione . Ormai non si può fare un passo senza che si sia costretti a sorbirsi immediatamente il sottofondo di una colonna sonora, quasi mai desiderata o richiesta, perfino nei bagni. C'è musica di sottofondo a tavola nei ristoranti, all'aeroporto, nelle stazioni, nei negozi, dappertutto, al punto che un nostro collega, idiota - come altro definirlo? - dalle pagine di Repubblica, in un Natale di non so quale anno, consigliava di mettere , come sottofondo, le Suite per violoncello di Bach - un 'pensiero' in musica - durante il pranzo di Natale, quello in cui le famiglie si riuniscono, bambini vocianti compresi.
Più di recente sulla stessa linea s'è mosso anche Mario Brunello, ottimo violoncellista e sperimentatore musicale ed anche intelligente organizzatore. Lui s'è limitato a cantare la poesia del silenzio, quello che 'si ascolta' prima che inizi la musica o nel corso di una esecuzione, con tutto il suo carico di tensione. Ad esso sembra che Brunello presti maggiore attenzione che alla musica. Ma allora perché suona? La coerenza dovrebbe spingerlo a immergersi nel 'suono' del silenzio, e rimanervi, rimandando ad altri il 'suono della musica. E, invece no, lui si mette a suonare e del silenzio se ne scorda. Come se ne è certamente scordato, quando, sotto i fumi dell'alcool, ha raccomandato, suggerendole, le musiche da abbinare ai vini per gustarli nella loro rotondità e pienezza. Roba non da poco. Beethoven con il barolo, Bach con il barbaresco, Vivaldi con il prosecco e via bevendo(si) anche il cervello.
A Brunello ci permettiamo di consigliargli la frequenza di uno dei tanti corsi - tema 'il silenzio è d'oro - che si tengono in una singolare università, ad Anghiari. Chissà che a diploma ottenuto, non ne tragga le conseguenze.
Sul medesimo argomento - il silenzio - torna a parlare Riccardo Chailly, nella biografia, fresca di stampa, scritta con Enrico Girardi, ed edita da Rizzoli. Il silenzio - a leggere le due contemporanee anticipazioni ( uscite ieri sul 'Venerdì' di Repubblica, con una intervista al direttore, e sul 'Sette' del Corriere con una breve recensione) - sembra al centro dell'attenzione anche del direttore milanese che ora si è insediato di fatto alla Scala. Lui tiene talmente tanto al silenzio che le sue case, da quella in Engadina a quella al mare ed alle tante altre che sicuramente avrà, le sceglie sempre in luoghi dove si può aprire la finestra ed 'ascoltare il silenzio'. Povero cocco, verrebbe da dirgli. E poi, naturalmente, anche lui pontifica sul silenzio che precede l'inizio della musica, prima che la sua bacchetta - costruita appositamente da un americano che fa questo di secondo lavoro oltre il contrabbassista - si alzi per dare il via alla nobile cagnara.
Dobbiamo confessarlo - e lo facciamo ben sapendo che anche a noi potrebbe essere rimproverata la scrittura di una biografia, quella di Pappano, dove però tante idiozie, per nostra fortuna e volontà, non si leggono, essendoci noi limitati a far conoscere un direttore salito prepotentemente alla ribalta internazionale - che neanche un rigo di ciò che abbiamo letto nei due articoli di ieri ci ha particolarmente interessato; anche perché sapevamo già tutto.
Ecco un'altra occasione in cui si sbaglia a non stare zitti: quando si dicono e ridicono sempre le stesse cose. Uffa.
Più di recente sulla stessa linea s'è mosso anche Mario Brunello, ottimo violoncellista e sperimentatore musicale ed anche intelligente organizzatore. Lui s'è limitato a cantare la poesia del silenzio, quello che 'si ascolta' prima che inizi la musica o nel corso di una esecuzione, con tutto il suo carico di tensione. Ad esso sembra che Brunello presti maggiore attenzione che alla musica. Ma allora perché suona? La coerenza dovrebbe spingerlo a immergersi nel 'suono' del silenzio, e rimanervi, rimandando ad altri il 'suono della musica. E, invece no, lui si mette a suonare e del silenzio se ne scorda. Come se ne è certamente scordato, quando, sotto i fumi dell'alcool, ha raccomandato, suggerendole, le musiche da abbinare ai vini per gustarli nella loro rotondità e pienezza. Roba non da poco. Beethoven con il barolo, Bach con il barbaresco, Vivaldi con il prosecco e via bevendo(si) anche il cervello.
A Brunello ci permettiamo di consigliargli la frequenza di uno dei tanti corsi - tema 'il silenzio è d'oro - che si tengono in una singolare università, ad Anghiari. Chissà che a diploma ottenuto, non ne tragga le conseguenze.
Sul medesimo argomento - il silenzio - torna a parlare Riccardo Chailly, nella biografia, fresca di stampa, scritta con Enrico Girardi, ed edita da Rizzoli. Il silenzio - a leggere le due contemporanee anticipazioni ( uscite ieri sul 'Venerdì' di Repubblica, con una intervista al direttore, e sul 'Sette' del Corriere con una breve recensione) - sembra al centro dell'attenzione anche del direttore milanese che ora si è insediato di fatto alla Scala. Lui tiene talmente tanto al silenzio che le sue case, da quella in Engadina a quella al mare ed alle tante altre che sicuramente avrà, le sceglie sempre in luoghi dove si può aprire la finestra ed 'ascoltare il silenzio'. Povero cocco, verrebbe da dirgli. E poi, naturalmente, anche lui pontifica sul silenzio che precede l'inizio della musica, prima che la sua bacchetta - costruita appositamente da un americano che fa questo di secondo lavoro oltre il contrabbassista - si alzi per dare il via alla nobile cagnara.
Dobbiamo confessarlo - e lo facciamo ben sapendo che anche a noi potrebbe essere rimproverata la scrittura di una biografia, quella di Pappano, dove però tante idiozie, per nostra fortuna e volontà, non si leggono, essendoci noi limitati a far conoscere un direttore salito prepotentemente alla ribalta internazionale - che neanche un rigo di ciò che abbiamo letto nei due articoli di ieri ci ha particolarmente interessato; anche perché sapevamo già tutto.
Ecco un'altra occasione in cui si sbaglia a non stare zitti: quando si dicono e ridicono sempre le stesse cose. Uffa.
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mercoledì 1 aprile 2015
All'Accademia di Santa Cecilia, due papi come in Vaticano. Annunciata la stagione 2015-16: qualche italiano, 'non solo classica' ( c'è anche cinema) e Beethoven. Pappano resta fino al 2019.
L'esempio di papa Ratzinger che si dimette e diventa 'emerito'- per le dimissioni?- e di papa Francesco che prende il suo posto, è stato trapiantato con pari efficacia all'Accademia di Santa Cecilia, che la con la Chiesa di Roma ha legami storici, e non solo geografici.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
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giovedì 4 settembre 2014
Cancellare dal vocabolario critico:'complice', 'da par suo'...
Leggiamo proprio oggi su un grande quotidiano che non citiamo per nome, non volendo prestarci a fargli pubblicità gratuita, che a Città di Castello, 'ridente cittadina umbra' - come si diceva una volta- ci sarà questa sera un concerto/lettura per l'annuale Festival delle Nazioni, frutto di un progetto di Gabriella Caramore, voce recitante ella stessa, di Radio tre - presenza fissa al festival una volta con simpatici speaker, altra con compositori regolarmente trasmessi da quella emittente radiofonica ed anche altro... e con Mario Brunello. Il concerto/lettura ( solita solfa indigesta ma di uso assai frequente, che mette insieme ingredienti che starebbero meglio da soli, separatamente e distanti) si terrà in un chiesone, San Domenico, che conosciamo assai bene, avendo avuto la responsabilità artistica di quel festival per l'edizione 2004. Scrive l'acuto critico che 'complice anche l'acustica della Chiesa di San Domenico' ecc.. dal che si deduce che l'acuto critico non sa di cosa sta parlando, perchè l'acustica di quella grande chiesa è disastrosa, e per uno strumento solista e voce recitante sarà una débacle. Avrebbe perciò dovuto scrivere 'nonostante la terribile acustica della Chiesa di san Domenico'. La prossima volta, perciò, scriva soltanto l'indicazione del luogo dove avviene il concerto, e prima di aggiungervi un aggettivo di colore o funzionalità, chiami a telefono gli organizzatori e si faccia dire che razza di chiesa è quella, come nel caso di Città di Castello. Meglio ancora se evitasse , per il futuro di usare quell'aggettivo che oggi gli ha fatto fare un brutto scivolone.
Quante volte abbiamo letto di un direttore d'orchestra, del quale la valutazione di ogni prestazione è sempre una incognita, che ha 'diretto da par suo', che per noi potrebbe voler dire qualunque cosa, cioè anche in paniera pessima. Mentre le volte che viene usata, quella locuzione la si usa in senso positivo. D'accordo, ma non quando l'operato del direttore è preceduto da valutazioni del tutto negative, dell'orchestra, coro e magari anche solisti. Alla fine di una tale bollettino di sconfitta, che vuol dire che il direttore ha diretto bene? Nient'altro che chi ha scritto quell'articolo è un idiota o un venduto, e, nell'uno e nell'altro caso, meriterebbe un meritato eterno riposo dalla sua professione.
Quante volte abbiamo letto di un direttore d'orchestra, del quale la valutazione di ogni prestazione è sempre una incognita, che ha 'diretto da par suo', che per noi potrebbe voler dire qualunque cosa, cioè anche in paniera pessima. Mentre le volte che viene usata, quella locuzione la si usa in senso positivo. D'accordo, ma non quando l'operato del direttore è preceduto da valutazioni del tutto negative, dell'orchestra, coro e magari anche solisti. Alla fine di una tale bollettino di sconfitta, che vuol dire che il direttore ha diretto bene? Nient'altro che chi ha scritto quell'articolo è un idiota o un venduto, e, nell'uno e nell'altro caso, meriterebbe un meritato eterno riposo dalla sua professione.
domenica 6 luglio 2014
Brunello e Battiato, zitti!
In questi ultimi mesi è in atto una campagna apparentemente contro la musica, il suono, ed anche il rumore. Una campagna con molti sostenitori, fra i quali molti musicisti in prima linea. Aveva cominciato mesi fa Piovani, chiedendo che venisse per legge, se non era possibile altrimenti, eliminata la musica di sottofondo cosiddetta, invasiva. Dovevasi farla sparire ovunque, chiedeva Piovani. Anche dai programmi televisivi o radiofonici dove c'è sempre il 'sottofondo musicale'. Anche quello scritto anche da Piovani e messo lì per procuragli ore ed ore di diritti d'autore - verrebbe da chiedergli? Non sarebbe male. ma noi con l'idea di Piovani siamo perfettamente d'accordo. Quando entriamo in un ristorante e dobbiamo sorbirci anche la musica che non pagheremo nel conto, e che non abbiamo richiesto, diciamo sempre che abbiamo un fortissimo mal di testa e che quindi sarebbe opportuno, per non peggiorarlo e costringerci a lasciare il ristorante, che quella musica venisse spenta. Non sempre il trucco ci riesce, ma almeno otteniamo il più delle volte che venga ridotto il volume.
Che il silenzio faccia bene è lapalissiano, anche perchè permette di cogliere meglio ogni suono anche il più delicato, flebile. Ed anche, soprattutto, di riflettere. Oggi fondamentale. Chi vuole approfondire il tema può anche andare alla Libera Università di Anghiari dove si tengono corsi creativi sul silenzio. Ad una docente di tali corsi noi stessi, per la nostra amatissima Music@ (ora sostituita dalla più importante Musica+, edita dal medesimo Conservatorio aquilano), chiedemmo anni fa un 'elogio del silenzio' che ella ci scrisse con passione.
Ora però questo silenzio sta diventando una ossessione. Oggi, con un trafiletto pungente su 'La Lettura' del 'Corriere della sera', Marco Del Corona ci dà notizia di due libri, a firma rispettivamente di Franco Battiato e Mario Brunello, due musicisti appunto, ad esso silenzio dedicati. 'Il silenzio e l'ascolto' di Battiato per Castelvecchi; 'Silenzio' di Brunello per 'Il Mulino'. Sul secondo leggemmo tempo fa una intervista all'autore uscita sul 'Venerdì' di 'Repubblica', non ci capimmo molto e rinunciammo ad acquistarlo, non ritenendolo che un inutile spreco di parole senza senso. Marco Del Corona termina sarcasticamente il suo trafiletto: "Da chi sa far musica piacerebbe sentir musica, non parole, anche se sul silenzio". Perciò fate silenzio.
Che il silenzio faccia bene è lapalissiano, anche perchè permette di cogliere meglio ogni suono anche il più delicato, flebile. Ed anche, soprattutto, di riflettere. Oggi fondamentale. Chi vuole approfondire il tema può anche andare alla Libera Università di Anghiari dove si tengono corsi creativi sul silenzio. Ad una docente di tali corsi noi stessi, per la nostra amatissima Music@ (ora sostituita dalla più importante Musica+, edita dal medesimo Conservatorio aquilano), chiedemmo anni fa un 'elogio del silenzio' che ella ci scrisse con passione.
Ora però questo silenzio sta diventando una ossessione. Oggi, con un trafiletto pungente su 'La Lettura' del 'Corriere della sera', Marco Del Corona ci dà notizia di due libri, a firma rispettivamente di Franco Battiato e Mario Brunello, due musicisti appunto, ad esso silenzio dedicati. 'Il silenzio e l'ascolto' di Battiato per Castelvecchi; 'Silenzio' di Brunello per 'Il Mulino'. Sul secondo leggemmo tempo fa una intervista all'autore uscita sul 'Venerdì' di 'Repubblica', non ci capimmo molto e rinunciammo ad acquistarlo, non ritenendolo che un inutile spreco di parole senza senso. Marco Del Corona termina sarcasticamente il suo trafiletto: "Da chi sa far musica piacerebbe sentir musica, non parole, anche se sul silenzio". Perciò fate silenzio.
venerdì 30 agosto 2013
Federico Colli vince a Leeds.In Italia nessuno lo prende in considerazione
Leggo sul Sette ( Corriere della Sera) di oggi che alla prossima
edizione del Festival Mi.To. (che si svolge fra Milano e Torino e che ha al suo
vertice Francesca Colombo che ha tenuto questo suo incarico anche nei due
anni in cui è stata Sovrintendente a Firenze - quando si è giovani il piede in
più scarpe non infastidisce più di tanto! ) debutterà in Italia il
venticinquenne pianista bresciano Federico Colli che dopo una sua non
recente vittoria ad un 'concorsino' italiano, l'anno scorso ha
vinto il prestigioso concorso inglese di Leeds. Debutterà con il Terzo di
Rachmaninov, sotto la guida di Temirkanov ed accompagnato dalla Filarmonica di
San Pietroburgo. Il nome di Colli, prima di oggi, neanche a noi che
leggiamo regolarmente i giornali diceva nulla, semplicemente perchè nessuno mai
ne ha parlato, al di fuori di una ininfluente rivistina di settore che l'ha
intervistato dopo la vittoria a Leeds. Sul suo sito ufficiale leggiamo
dei suoi debutti internazionali di grande rilievo nei quattro continenti, ma in
Italia no. E' un altro caso di MALAMUSICA, contro cui non smetteremo mai di
gridare il nostro sdegno. Ancora una volta i direttori artistici nostrani,
messi lì in molti casi da politici ignoranti quanto loro o per successione
familiare, sbandiereranno la libertà di programmazione. Se così fosse ne
saremmo lieti ed anche orgogliosi. Ma il guaio è che gli ingaggi si fanno
dietro suggerimento di agenzie o di gruppi e comitati di appartenenza, e
senza le une e gli altri, in Italia si fatica a far carriera. O non è così?
E Colli non è la sola vittima, di
casi come il suo ve ne sono a centinaia e in ogni stagione. Un altro esempio.
Nei primi anni Ottanta ci fu il primo vincitore italiano di un rinomato
quanto difficile concorso, il Ciaikovskij di Mosca, nella sezione :violoncello.
Il vincitore fu Mario Brunello, violoncellista e musicista di grande e
superiore bravura e di non minore fantasia. In Italia quella nomina fu
ignorata. Anche allora noi denunciammo il fatto, esattamente come stiamo
facendo con il giovane Federico Colli.
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