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lunedì 29 febbraio 2016

Morricone Oscar 'alla carriera'. 25 febbraio 2007 (da Music@,marzo-aprile 2007)

Finalmente l’Academy ha messo fine all’inspiegabile ed ingiusto procrastinarsi dell’attribuzione dell’Oscar per la musica da film a Ennio Morricone, classe 1928 – che forma, maestro! - dopo ben cinque ‘nominations’ degli anni passati, andate a vuoto per ragione quasi esclusivamente commerciali, attribuendogli l’Oscar ‘alla carriera’, graditissimo dal musicista. 
Morricone apprendendo la notizia direttamente dal direttore dell’Academy, via telefono e in ore in cui stava “per andare a letto” – ha dichiarato, con il suo solito candore – s’è detto ovviamente felice e non è stato a discutere se l’Oscar alla carriera fosse inferiore a quello per un singolo film, o addirittura superiore. L’ha a lungo atteso, ed ora che l’ha finalmente ricevuto, si gode il grande riconoscimento, che segue di poche settimane i trionfi newyorkesi, compreso quello al Palazzo dell’Onu, davanti ai potenti del mondo. 
Morricone (insieme a Nino Rota) è il musicista italiano che al cinema ha dato la più bella musica, più bella di quella che altri italiani, ‘Oscar’ anch’essi, hanno potuto realizzare. Perché Morricone (e Rota) a differenza degli altri, è un musicista vero, di gran classe e con una formazione musicale superlativa. E, a dimostrazione che tanti film, senza la loro musica, non sarebbero gli stessi, e difficilmente avrebbero raggiunto la grande notorietà, vogliamo raccontarvi un aneddoto assai istruttivo. 
Nel sud della Spagna, dalle parti di Almeria, in un ambiente che sembra il paesaggio delle montagne rocciose ricostruito in terra spagnola, ancor oggi esiste ed è meta di un turismo crescente, ‘Western Leone’, set di tanti film del grande regista, mai smantellato. All’interno, l’ufficio dello sceriffo, di fronte il patibolo per i malfattori, la stalla, il bar, la chiesa, alcune case tutte di legno. A guardia di quel set, intatto da decenni, strani individui, mezzi ubriachi, cinturone e pistole in vita. Quegli strani individui, attendono il segnale della colonna sonora di Morricone. Allora si alzano, barcollanti, tirano fuori la pistola in atteggiamento minaccioso, e attaccano per la gioia dei numerosi turisti che ogni giorno lo visitano, a girare - registi di se stessi - l’ennesimo western, con la musica di Ennio Morricone. Musica da Oscar!  
                                                                                                                                (da Music@.2007) 

domenica 14 febbraio 2016

Tutti, ma proprio tutti cantano 'A' Sanremo

Se aggiungiamo una semplice vocale, la prima delle cinque, una 'A', allo slogan che ci ha ossessionati ancora due mesi prima che il festival cominciasse, realizziamo, sfruttando quello stesso slogan con una leggera modifica, la sintesi più completa ed azzeccata del festival di Sanremo  di quest'anno, ma anche di ogni Sanremo: festival della canzone, dove la musica è un semplice ingrediente e non dei più sapidi del gran minestrone sanremese che ogni anno ci fa vedere la bionda e la bruna, e ce le fa vedere senza nasconderci nulla quasi senza veli; ci  fa pentire delle nostre cattive azioni chiamando chi lotta ogni giorno per dare un senso alla vita, chi non si arrende mai anche a cent'anni tondi tondi ecc... e la musica? la musica c'è anche, ma non è necessaria ed indispensabile.
Basta guardare chi dirige l'orchestra - dove   si salvano Beppe Vessicchio e magari anche Renato Serio - per mettersi le mani nei capelli.  Un esercito di dilettanti che non sa  muovere le mani a tempo,  e che forse non sa neanche leggere la musica, sebbene abbia sotto gli occhi la partiture delle varie canzoni che qualcuno ha preparato.
 Lo spettacolo è desolante, le canzoni tutte uguali, manco a a dire che sono tagliate sui canoni della canzone popolare; i testi  inutili o talmente prosaici da risultare inascoltabili. E i cantanti - a Sanremo li chiamano ancora così - che hanno bisogno di mascherarsi per farsi notare o di arrivare in palcoscenico con mise improbabili che ci stanno a dire?
 Che vincono gli anziani, più normali, che sanno costruire una canzone, e che sanno raccontare, a differenza di quelli che partono con una buona idea - come quella canzone che apre la borsa di una donna, che poteva essere fra le più inconsuete se condotta sul filo dell'umorismo, ma dalla quale si estrae l'ennesima paccottiglia sentimentale... che noia.
E poi dopo il successo delle 'cinque giornate' di Sanremo - ascolti record  che indurranno Campo Dall'Orto all'indulgenza nei riguardi di Giancarlo Leone che a giorni sloggerà da RAI 1 - si fa, oggi domenica, nel salotto di casa Presta  e di nonno Costanzo, il contro Sanremo, dove  si rigiudicano le canzoni, andando contro la giuria composita che le ha giudicate,e che ha mandato a casa solo quattro gatti, fra cui anche gli 'Zero Assoluto' per timore che all'indomani, nella serata finale,  avessero ad incontrasi troppi Zero,  con lo show di Renato - il primo e più autentico degli 'Zero' - sul palcoscenico dell'Ariston.
 A Sanremo quest'anno, come sempre cantano proprio tutti. Come tutti i cantanti improvvisati dello slogan pubblicitario del festival dove si ascoltavano tutti, ma proprio tutti, perfino qualcuno intonato.

martedì 9 febbraio 2016

Michele Anzaldi, PD, sbaglia. E sbaglia di grosso.

Il segretario PD della Commissione di vigilanza RAI, sbaglia e di grosso quando afferma- come ha fatto per l'ennesima volta oggi in una intervista al Corriere - che Dall'Orto, Maggioni, e poi anche Massimo Giannini ( per un'altra ragione) li ha messi lui, intendendo il partito al governo, cioè Renzi che, nei vari recenti interventi sulla tv - ricorda Anzaldi - non ha mai smentito le sue dichiarazioni, dunque le ha condivise.
 Questo è davvero grave, perchè  fa supporre  che Dall'Orto, Maggioni e Giannini ma anche altri, dovrebbero rispondere a lui (al partito che li ha messi in quei posti di responsabilità)  delle azioni in RAI. Ma allora i  succitati non sono stati scelti esclusivamente per la loro competenza, ma innanzitutto per la appartenenza politica (leggi: Renzi).
Tralasciamo volutamente gli accenni  volgari agli stipendi (per Giannini), quando dice testualmente e volgarmente: chi te li da tutti quei soldi che prendi? Ancora noi ( leggi Renzi, o il PD di Renzi), nonostante gli ascolti  scandalosi in una rete scandalosamente in passivo come quella guidata da Vianello? E tralasciano anche  quel che dice del telegiornale della Berlinguer ( TG3) che  Anzaldi ritiene l'unico dei tre non allineato.
Insomma una assurda dichiarazione di potere in una società che queste intromissioni non tollera più.
 E, tanto per non farcelo passare dalla memoria, vale la pena ricordare che ai tempi in cui Marino cercava un assessore alla cultura  per Roma, che poi trovò prima nella Barca e poi nella Marinelli, propose perfino Michele dall'Ongaro, che evidentemente con il PD di Anzaldi aveva stabilito un feeling forte, altrimenti non lo avrebbe candidato.
Poi, però - certo bisogna superare tutte queste volgari insinuazioni di Anzaldi prima di arrivare a qualcosa di condivisibile - accenna ad una tecnica di governo dei vertici RAI, i quali di fronte a qualunque piccolo o grande problema, piccolo o grande scandalo, rispondono col silenzio. E che sia una tecnica lo dimostra anche il fatto che sul Caso 'Giancarlo Leone- Capodanno in tv', nell'unica dichiarazione di Campo Dall'Orto, si lodò il silenzio di Leone.  Non avrebbe dovuto egli rispondere, giustificarsi, e prendere sulle sue spalle le manchevolezze che si rimproverarono ed addossarono solo ad un capo struttura, poi licenziato?
Leone sta ancora lì, troppo protetto, e si aspetta la fine di Sanremo per vedere se, una sola volta, Campo Dall'Orto, è capace di prendere posizione contro i poteri forti ed i padrini eccellenti che proteggono alcuni alti dirigenti RAI.