Francesca Gentile Camerana. La signora la conosciamo da molti anni, anche se la nostra conoscenza è stata sempre a distanza, prevalentemente telefonica o epistolare, e semplicemente di tipo professionale. Dagli anni in cui dirigevamo Piano Time, anni Ottanta, a metà degli anni Novanta, quando con la rivista Applausi da poco nata ed anche quella da noi diretta, partecipammo ( distribuendola materialmente al pubblico) all'inaugurazione dell'Auditorium del Lingotto, con Abbado sul podio.
Da sempre per Lei abbiamo nutrito la più grande ammirazione per la 'sua' straordinaria 'De Sono', nata nel 1988, che ha allevato tanti tantissimi talenti in campo musicale, strumentisti e studiosi di valore.
Premettiamo che noi con Lei e la sua 'De Sono' o con l'attività dei 'Concerti del Lingotto' avviata successivamente, lavorativamente non abbiamo mai avuto rapporti, come invece non possono dire tanti che poi ne hanno scritto positivamente e forse non senza un diretto interesse; dunque tutto quello che sempre abbiamo pensato e detto lo abbiamo pensato e detto semplicemente riflettendo sulla sua attività. E la stessa regola vale anche oggi per ciò che stiamo per dirvi e che, sinceramente, non nasconde critica alcuna.
In questi giorni è uscita una intervista alla signora a firma Alberto Mattioli, su 'La stampa', alla vigilia della stagione di concerti sinfonici - che sono magna pars della sua attività strettamente musicale - nella quale si legge che anche Lei ha sentito i riflessi della crisi. Dichiara infatti la signora che la sua stagione attinge soldi dal botteghino ( 10%, una nullità), dagli sponsor ( 30%) e dalla Compagnia di San Paolo ( 60%). E perciò, se per assurdo dovesse mancare il pubblico ai suoi concerti -dove non è mai mancato né mancherà questa volta - il bilancio economico chiuderebbe senza perdite. E questo perchè la Gentile Camerana e le sue attività sono state sempre finanziate da Casa Savoia alla Fiat, da Carlo Alberto a John Elkan. Nonostante ciò la crisi la sente anche Lei e se ne lamenta, ma non più di tanto, visti i conti delle entrate e la loro ripartizione.
Non ci viene detto da Mattioli, en passant, se la Fondazione guidata dalla dott. La Rotella, sposata Vergnano, procacciatrice di soldi per la cultura a Torino ( a proposito che fine ha fatto La Rotella, dopo l'insediamento della Appendino?), ha a che fare con la Gentile Camerana, ma forse non se ne accenna nell'intervista, perché appartenenti a due parrocchie diverse.
Mattioli, acuto ed arguto intervistatore, le chiede poi: non c'è troppa musica a Torino? La signora risponde candidamente - ma inesattamente - che a Torino l'Opera la fa il Regio, la cameristica, l'Unione Musicale ( due feudi musicali con direzioni eterne per la loro durata!) e lei pensa alla musica sinfonica. E Mattioli tace a seguito della risposta, mentre avrebbe dovuto presentare alla signora il 'conto della spesa' musicale torinese.
Ma come signora Camerana - d'ora in avanti la chiamiamo con il solo cognome da sposata, per non allungare il brodo ai lettori - lei dimentica di citare altre istituzioni che hanno attività sinfonica a Torino, ben più intensa della sua, che in fondo fa solo 9 concerti, seppure tutti di grande livello, per gli esecutori invitati, soldi permettendoglielo. C'è il Regio che fa 12 concerti sinfonici e poi - come fa a dimenticarlo? - la Orchestra sinfonica nazionale della Rai, che ne fa 25 di concerti, con una replica per ciascuno, e dunque, alla fine, 50 concerti.
Che rappresentano allora i suoi nove concerti, se non una goccia nel mare? La diversità con tutti gli altri più numerosi concerti torinesi sta nel fatto che Lei si può permettere di invitare orchestre di grande fama (ma anche di grandi costi), disponendo di grandi soldi, seppur ridotti dalla crisi; soldi che il salotto buono torinese a Lei, che ne fa parte, non farà mai mancare e che, comunque, è sempre meglio spenderli nella musica piuttosto che ...
Questo per dire che le dimenticanze della Camerana - sfuggite, chissà perchè, anche a Mattioli - non sono casuali; nascondono falle e guerre intestine nel 'Sistema Musica' torinese, non note a chi, guardando da lontano, registra solo l'intensa attività musicale di una delle capitali del nord.
Poi la signora Camerana accenna ad una mancanza di lealtà. Ma non siamo riusciti a capire cosa intenda. Forse che i giovani che Lei ha allevato non sono riconoscenti - e perciò sleali? - perché spesse volte non citano l'apporto consistente della De Sono nella loro formazione? La signora avrebbe dovuto imparare in tanti anni - noi lo diamo ormai per scontato - che non ci si può sempre aspettare riconoscenza, giacché questa virtù non cresce spontanea e neanche nei giardini.
E comunque, senza avere il minimo appiglio per esserle personalmente riconoscente desideriamo rivolgerle i più sinceri auguri per la sua attività, ed anche RINGRAZIARLA per tutto quello che ha fatto - come noi, benché in minima parte rispetto a Lei, senza ricevere mai riconoscenza da nessuno - per la musica in Italia.
P.S. Già che ci siamo desideriamo comunicare ai nostri lettori che l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai ha rinnovato i suoi vertici. Nuovo direttore musicale è James Conlon, e nuovo direttore artistico (al posto di Cesare Mazzonis che si ripromette di riposare; sarà vero? ) Ernesto Schiavi che arriva direttamente dalla Filarmonica della Scala. Un segnale di pace fra le due capitali del nord, nonostante la brutta storia del doppio antagonistico Salone del libro?
Infine, come abbiamo tante altre volte sottolineato, anche in questa stagione tutti gli artisti ospiti della stagione sinfonica della Rai di Torino, sono stranieri. Le uniche presenze italiane sono quelle di Andrea Battistoni ( direttore) e Bearice Rana (pianista). Se questa non è una vergogna?
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martedì 25 ottobre 2016
Francesca Gentile Camerana: anche i ricchi piangono
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mercoledì 1 giugno 2016
Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai al Quirinale, con un programma fuori luogo. il pianoforte era Fazioli
Quanto ad inopportunità, il programma del Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai di retta da James Conlon, confezionato dal suo attuale direttore artistico, Cesare Mazzonis, e che Rai 1 sta trasmettendo in questi minuti dal Quirinale, in occasione della festa della Repubblica, se anche non supererà uno di qualche anno fa, diretto da Gianluigi Gelmetti, nel quale veniva eseguita, previa pratica degli scongiuri da parte dei presenti nel cortile del palazzo presidenziale, anche la raveliana Pavane pour une infant défunte - non proprio di buon auspicio per una Repubblica in fondo ancora giovane - certamente non è da meno, quanto ad inopportunità.
Nella seconda parte s'è scelto di eseguire il Triplo Concerto di Beethoven, chiamando a collaborare con l'Orchestra tre generazioni di notissimi musicisti italiani( Accardo,Brunello,Rana) aggiungendo un elemento di interesse maggiore al notissimo concerto beethoveniano; ma nella prima, dedicata esclusivamente a Giuseppe Verdi, Mazzonis ha optato per tre brani da sue opere, del tutto o quasi sconosciute sia al pubblico televisivo che agli ospiti del Presidente Mattarella, mentre data la circostanza delle festa 'popolare' della Repubblica, ad altri avrebbe potuto pensare.
Ha scelto brani da La battaglia di Legnano, Macbeth e Luisa Miller. E viene da chiedersi perchè non Nabucco, Rigoletto, Forza del destino - tanto per citare qualche titolo fra i più popolari - e perchè non anche una bella sinfonia di Rossini che sprigiona vitalità e mette buon sangue nelle vene?
Mazzonis, se interpellato, potrebbe rispondere seccamente: perchè il programma lo faccio io e non altri. Giusta risposta. Alla quale chiunque potrebbe replicare: ma è evidente che Lei, caro Mazzonis, non ha saputo confezionare un programma adatto alla circostanza. Proprio così, senza scusanti.
E' ricorso a brani non noti, per un concerto - ripetiamolo - popolare, non rivolto al pubblico di un teatro o di una istituzione sinfonica nelle normali stagioni - e trasmesso anche in tv. Mazzonis ha voluto impartire attraverso il programma di un concerto popolare, una lezione pratica di musicologia che nessuno è disposto ad ascoltare, oltretutto inopportuna in questa occasione.
Noi, che vantiamo una lunga esperienza di discussioni con i vertici del Teatro La Fenice con i quali ogni anno, per incarico della Rai, abbiamo dovuto concertare il programma del Concerto di Capodanno, su Rai 1, possiamo ora confessare che se quel concerto ha mantenuto negli anni indici di ascolto altissimi, con un pubblico televisivo al di sopra dei 4 milioni (almeno fino a quando ce ne siamo occupati), ciò è potuto accadere perchè, dopo animatissime discussioni, siamo riusciti a conservare al concerto veneziano, il 'tono' popolare di un concerto in giorno di festa.
Di italiano al concerto c'era anche il pianoforte che era un gran coda Fazioli. Il suo artefice, l'ing. Paolo Fazioli, è stato nominato Cavaliere del Lavoro.
P.S. IL concerto ha avuto uno share di poco sopra l'8%, ed una media di telespettatori intorno aile 900.000 unità.
Da registrare, infine , sul Corriere di oggi, la promozione a pieni voti sia del Concerto dal Quirinale, definito 'sobrio', che sul programma.
Nella seconda parte s'è scelto di eseguire il Triplo Concerto di Beethoven, chiamando a collaborare con l'Orchestra tre generazioni di notissimi musicisti italiani( Accardo,Brunello,Rana) aggiungendo un elemento di interesse maggiore al notissimo concerto beethoveniano; ma nella prima, dedicata esclusivamente a Giuseppe Verdi, Mazzonis ha optato per tre brani da sue opere, del tutto o quasi sconosciute sia al pubblico televisivo che agli ospiti del Presidente Mattarella, mentre data la circostanza delle festa 'popolare' della Repubblica, ad altri avrebbe potuto pensare.
Ha scelto brani da La battaglia di Legnano, Macbeth e Luisa Miller. E viene da chiedersi perchè non Nabucco, Rigoletto, Forza del destino - tanto per citare qualche titolo fra i più popolari - e perchè non anche una bella sinfonia di Rossini che sprigiona vitalità e mette buon sangue nelle vene?
Mazzonis, se interpellato, potrebbe rispondere seccamente: perchè il programma lo faccio io e non altri. Giusta risposta. Alla quale chiunque potrebbe replicare: ma è evidente che Lei, caro Mazzonis, non ha saputo confezionare un programma adatto alla circostanza. Proprio così, senza scusanti.
E' ricorso a brani non noti, per un concerto - ripetiamolo - popolare, non rivolto al pubblico di un teatro o di una istituzione sinfonica nelle normali stagioni - e trasmesso anche in tv. Mazzonis ha voluto impartire attraverso il programma di un concerto popolare, una lezione pratica di musicologia che nessuno è disposto ad ascoltare, oltretutto inopportuna in questa occasione.
Noi, che vantiamo una lunga esperienza di discussioni con i vertici del Teatro La Fenice con i quali ogni anno, per incarico della Rai, abbiamo dovuto concertare il programma del Concerto di Capodanno, su Rai 1, possiamo ora confessare che se quel concerto ha mantenuto negli anni indici di ascolto altissimi, con un pubblico televisivo al di sopra dei 4 milioni (almeno fino a quando ce ne siamo occupati), ciò è potuto accadere perchè, dopo animatissime discussioni, siamo riusciti a conservare al concerto veneziano, il 'tono' popolare di un concerto in giorno di festa.
Di italiano al concerto c'era anche il pianoforte che era un gran coda Fazioli. Il suo artefice, l'ing. Paolo Fazioli, è stato nominato Cavaliere del Lavoro.
P.S. IL concerto ha avuto uno share di poco sopra l'8%, ed una media di telespettatori intorno aile 900.000 unità.
Da registrare, infine , sul Corriere di oggi, la promozione a pieni voti sia del Concerto dal Quirinale, definito 'sobrio', che sul programma.
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mercoledì 18 maggio 2016
L'italianità nella stagione 2016-17 dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia è andata a farsi benedire.
Se avete qualche attimo di tempo, fate - come abbiamo fatto noi per l'ennesima volta per meravigliarci ed indignarci una volta ancora - questa prova.
L'esperimento è abbastanza istruttivo se si pensa ai vari proclami, anche di Pappano, sull'italianità del 'suono' dell'orchestra ceciliana e della tradizione in generale del nostro paese, sia vocale che strumentale.
Andate sul sito dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata ora da Michele dall'Ongaro; sulla home page, cliccate in alto su 'area stampa', e vedrete anche le immagini di tutti gli artisti presenti nella stagione prossima annunciata da qualche settimana.
Le foto presenti degli artisti inclusi nel prossimo cartellone sinfonico e cameristico, senza differenza di nazionalità ovviamente, sono 105. Non abbiamo controllato se sono tutti o se ne mancano alcuni, o se di qualcuno, per un raro caso, ve ne siano due di foto.
E gli artisti italiani?
Togliamo quelli che ormai appartengono al grande giro come Cecilia Bartoli, Sonia Ganassi, Daniele Gatti - che italiani vanno considerati ormai soltanto per l'anagrafe; togliete poi anche le prime parti dell'orchestra che partecipano in veste di solisti ad alcuni concerti ( Parazzoli, spalla, Carbonare, clarinetto, Briatore, viola) ed avrete, nudo e crudo, l'elenco degli artisti italiani invitati. Che sono Andrea Lucchesini, Beatrice Rana, e Enrico Pace. Stop. A tre si riduce la presenza italiana nei prossimi cartelloni concertistici dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia.
L'esperimento è abbastanza istruttivo se si pensa ai vari proclami, anche di Pappano, sull'italianità del 'suono' dell'orchestra ceciliana e della tradizione in generale del nostro paese, sia vocale che strumentale.
Andate sul sito dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata ora da Michele dall'Ongaro; sulla home page, cliccate in alto su 'area stampa', e vedrete anche le immagini di tutti gli artisti presenti nella stagione prossima annunciata da qualche settimana.
Le foto presenti degli artisti inclusi nel prossimo cartellone sinfonico e cameristico, senza differenza di nazionalità ovviamente, sono 105. Non abbiamo controllato se sono tutti o se ne mancano alcuni, o se di qualcuno, per un raro caso, ve ne siano due di foto.
E gli artisti italiani?
Togliamo quelli che ormai appartengono al grande giro come Cecilia Bartoli, Sonia Ganassi, Daniele Gatti - che italiani vanno considerati ormai soltanto per l'anagrafe; togliete poi anche le prime parti dell'orchestra che partecipano in veste di solisti ad alcuni concerti ( Parazzoli, spalla, Carbonare, clarinetto, Briatore, viola) ed avrete, nudo e crudo, l'elenco degli artisti italiani invitati. Che sono Andrea Lucchesini, Beatrice Rana, e Enrico Pace. Stop. A tre si riduce la presenza italiana nei prossimi cartelloni concertistici dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia.
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mercoledì 1 aprile 2015
All'Accademia di Santa Cecilia, due papi come in Vaticano. Annunciata la stagione 2015-16: qualche italiano, 'non solo classica' ( c'è anche cinema) e Beethoven. Pappano resta fino al 2019.
L'esempio di papa Ratzinger che si dimette e diventa 'emerito'- per le dimissioni?- e di papa Francesco che prende il suo posto, è stato trapiantato con pari efficacia all'Accademia di Santa Cecilia, che la con la Chiesa di Roma ha legami storici, e non solo geografici.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
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