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venerdì 10 novembre 2017

Quale sorte per le Fondazioni liriche dalla nuova legge sullo spettacolo dal vivo?

  • Viene aggiornata la disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, che godranno di un fondo specifico governato da nuovi criteri di erogazione dei contributi statali, parametrati in base alle risorse ricevute da privati, Regioni e Enti Locali e alle capacità gestionali dimostrate.
Sinteticamente, in attesa di leggere nel dettaglio la nuova disciplina generale, e per le Fondazioni liriche, in base a quali criteri verrà assegnata la ripartizione del  fondo 'speciale' FUS , dà intanto da pensare il criterio principale. Chi si saprà procurare fondi altrove, da altri enti oltre che dai privati, ed avrà dimostrato proprie capacità gestionali, sarà premiato anche dal FUS statale.

 Intanto la quota del FUS destinata alle Fondazioni liriche diventa un 'fondo specifico', finora valutato intorno al 50% circa del FUS, per la semplice ragione che le Fondazioni liriche, se si vogliono far esistere, devono necessariamente avere almeno orchestra e coro, oltre a tecnici ed impiegati, il che li pone in una situazione molto diversa da tutti gli altri enti finanziati dal FUS.  Inutile perciò prendersela con le 'Fondazioni liriche che si mangiano buona parte del FUS', anche perchè le idee balzane paventate da alcuni, anche dallo stesso ex direttore generale dello spettacolo, Nastasi - che, in un convegno non molto lontano, a Firenze, espose la sua idea pazza di trasformare le Fondazioni liriche in istituzioni non  più produttive  -  come anche dal geniale sovrintendente attuale dell'Opera di Roma, Carlo Fuortes, quando si mise in testa che per risolvere la crisi del teatro della Capitale, occorreva ESTERNALIZZARE ORCHESTRA E CORO, sarebbero una catastrofe procurata proprio da chi dovrebbe avere a cuore le sorti delle nostre Fondazioni liriche.
Ad ora non si riesce a capire che si fa con quelle Fondazioni che non riescono a procurarsi consistenti entrate proprie, oltre quelle delle istituzioni del territorio, da sommare a quelle statali. Perchè non bisogna dimenticare che non tutte le Fondazioni liriche hanno lo stesso appeal della Scala, ad esempio, o di Santa Cecilia - le quali comunque appartengono , sole solette, ad un comparto a parte, esterno al FUS, avendo ricevuto dallo Stato la cosiddetta 'autonomia'.

Insomma se, mettiamo, una Fondazione  è ben amministrata, e  con i fondi che riceve dalle istituzioni locali e dallo Stato riesce ad avere i conti in ordine,  ed a  proporre una programmazione che richiama pubblico, che fa lo Stato? La punisce? Consigliando indirettamente alle istituzioni locali di diminuire i loro finanziamenti, ad imitazione dello Stato che i finanziamenti non glieli aumenta?

Le incognite ci sembrano ancora molte, e per scioglierle attendiamo di leggere nel dettaglio la legge. Ma sappiamo fin d'ora che le Fondazioni liriche che beneficiano già dell'Art Bonus non hanno trovato sufficienti benefattori amanti del melodramma disposti ad affiancare lo Stato  nel tenere in vita dette Istituzioni; sappiamo anche  che la gran parte di esse ha fatto ricorso alla cosiddetta 'Legge Bray' per chiudere il conto con un passato in rosso per i conti; e sappiamo anche, notizia fresca fresca, fonte Federculture, che i concerti classici e le rappresentazioni liriche  solo gli unici settori dello spettacolo dal vivo che nella passata stagione hanno registrato un calo notevole: - 15%, riguardante ovviamente il pubblico e relativi introiti da botteghino. E, da tempo, sappiamo anche che il giorno del giudizio per dette fondazioni sarà il 31 dicembre del 2018: chi ha i bilanci in ordine resta, chi no, esce dal club. Ma non sappiamo ancora dove finirà, che farà, se potrà rientrare, a quale condizioni? Insomma sappiamo che il Ministero sta  montando una sorta di 'porta girevole'  per il melodramma italiano, senza dirci perciò dove immette e quando  si ferma, dove si ferma.

Gli unici a gioire sono i protagonisti  della cosiddetta musica popolare - dove anche l'interpretazione dell'aggettivo genera equivoci - cui viene riconosciuta dignità artistica ed è quindi ammessa al finanziamento pubblico. Il quale  registra un massiccio ( !) aumento, dopo le decurtazioni catastrofiche degli ultimi anni:  il FUS aumenta di una decina di milioni di Euro nei prossimi due anni, e di una  ventina fra tre, quando arriverà alla stratosferica cifra di 350 milioni di Euro, che si avvicina a quanto alcuni Stati europei danno al proprio teatro d'opera nazionale, insomma all'equivalente della nostra Scala, che di fondi statali ne riceve molti meno.

lunedì 19 dicembre 2016

Domani a Roma la nuova edizione degli Stati generali della cultura, dedicati alla 'nuova economia dell'arte e della musica'

Domani a Roma, presso l'Auditorium, si terrà un nuova edizione degli 'Stati generali dell cultura' lanciati nel 2012 da  Sole 24 Ore', attraverso un manifesto che oieri Pier Luigi Sacco, proprio dalle pagine del disastrato giornale di Confindustria, prova a rinfrescare, sintetizzando i cinque punti in cui si articolava. All'epoca noi pubblicammo sulla nostra Music@ il discorso  di Napolitano che lanciò pesantissime accuse contro lo Stato, accuse di colpevole disattenzione verso la cultura.
 Non pubblicammo su Music@ anche il manifesto perché avrebbe richiesto molto spazio e grande impegno per la semplice lettura, figuriamoci per la sua comprensione, giacchè era scritto nel più inutile  'politichese' da imbroglio.
 Ci siamo tornati sopra , leggendo la rinfrescata di Pier Luigi Sacco, ieri sull'inserto domenicale del quotidiano economico.

Due solo dei punti, fra i cinque in cui si articolava il Manifesto, vogliamo riproporvi, perchè chi legge capisca quanto anche il giornalismo abbia bisogno di 'semplificazione' e 'chiarezza'.
1. necessità di dare vita ad una costituente per la cultura che raccogliesse le migliori energie su scala nazionale per creare le condizioni per un salto di qualità nelle strategie di sviluppo a base culturale;
2. l'importanza di pensare allo sviluppo culturale in un'ottica di lungo periodo che privilegiasse gli impatti sistemici rispetto agli effetti transitori, invitando implicitamente tutti gli operatori, comprese le pubbliche amministrazioni, ad un cambio decisivo di mentalità;
E basta, perché ci è  già venuto il mal di testa, essendo gli altri tre punti  un crescendo di vuoto incomprensibile di parole.

Domani, per venire al concreto, l'intera mattinata vedrà sfilare i rappresentanti dell' arte e della musica ( per questa seconda sezione parleranno i sovrintendenti di alcuni fra i più noti teatri italiani) che racconteranno conquiste, progressi e problemi, criticità.
 Si parlerà anche dell'Art Bonus, dei suoi benefici, per il quale forse verrà chiesto di allargare l'ambito di applicazione.

Verso fine mattinata la conclusione affidata al Roberto Napoletano, contestatissimo e sfiduciato direttore del Sole 24 Ore, che intervisterà il ministro Franceschini, noto a tutti come 'mezzodisastro' - così almeno lo aveva indicato Renzi che ora lo teme - perché anche lui è a capo di una  corrente del PD. Già perchè in Italia - ma forse non solo in Italia - accade che uno come Franceschini faccia il ministro e sia il temutissimo capo di una corrente del suo partito, tanto temuto e tanto capo che anche il suo nome s'era fatto come possibile successore del premier che gli aveva affidato la Cultura, per non avere contro la sua popolosa corrente (della quale faceva parte anche Mattarella).


lunedì 17 ottobre 2016

Le inchieste di una rivista di musica i cui risultati si sciolgono come neve al sole

Una rivista di musica  con CD -  prendere nota del particolare assai rilevante  ai fini delle vendite in edicola, ammesso che siano  accettabili - si è specializzata in inchieste che hanno solitamente dell'inverosimile ma che rivelano al mondo cose mai udite. Ad esempio che la più grande cantante del secolo è stata Maria Callas, che l'Orchestra di Santa Cecilia è diventata con l'arrivo Pappano la migliore del mondo, e che  fra i registi attivi nel campo del melodramma, il più grande è stato Strehler - e questa rivelazione, frutto dell'ultima inchiesta, è fresca fresca.

Alcuni mesi fa, la rivista fece una indagine sull'Art Bonus, sulla legge cioè che consente  di detrarre dalle proprie trasse un discreta percentuale su donazioni fatte al settore della cultura.  Emerse che il melodramma, ed i teatri, erano stati i soggetti più beneficiati da tale legge (non ricordiamo relativamente a quale anno, forse il 2014 o 2015) ma il risultato, secondo la rivista, era assai interessante (lo era anche per la rivista che, per  le sue vendite, poteva sperare in un futuro migliore) perchè rivelava che l'amore per il melodramma in Italia non si era ancora sopito del tutto, anzi  sembrava in buona salute,  addirittura in crescita.

Raccontava l'inchiesta che in  cima ai soggetti che avevano ricevuto donazioni c'erano la Scala - ovvio, il teatro che fa comunque gola  al salotto buono e ricco della nostra nazione - e poi l'Arena di Verona, la disastrata e dissanguata Arena.
 Poi si viene a scoprire relativamente all'Arena che il dato offerto dalla rivista non era stato letto come si doveva, perché all'Arena era arrivata una somma considerevole, ben 14 milioni di Euro, IVA compresa (detratta la quale diventano 11) da due fondazioni bancarie ( Unicredit e Cariverona) destinata al restauro dell'Anfiteatro che ovviamente non se la passa tanto bene.
Dunque quei fondi arrivavano all'Arena per la stessa finalità  con cui Della Valle ha finanziato il Colosseo. Non perché gli piacciano i giochi dei gladiatori che vuole ripristinare su suggerimento del folle Franceschini, ma semplicemente per legare il suo nome al monumento più famoso al mondo, come le due fondazioni bancarie, relativamente al teatro più grande esistente; dunque nulla che possa far pensare all'amore per l'opera da parte delle fondazioni bancarie.
 Ma questa precisazione non s'è avuta dalla rivista, per non dover aggiustare il tiro di quella inchiesta come di tante altre.
 Dobbiamo solo aggiungere, per amore di verità, che quei soldi non sono stati ancora utilizzati perchè - come succede in Italia troppo spesso - i lavori non sono ancora iniziati, forse anche perchè il monumento viene sfruttato più del dovuto, oltre che dal melodramma, in estate, anche in autunno ed inverno per sfilate di moda e giochi sul ghiaccio.
 E forse potrebbe anche accadere - come sta per accadere a Roma per il mausoleo di Augusto, i cui lavori di restauro sono stati finanziati da Telecom ma non sono ancora iniziati- che le fondazioni bancarie - come  ha minacciato già Telecom se i lavori non dovessero partire entro questo ottobre - rivogliano i soldi già stanziati, per denunciare le lungaggini burocratiche che  bloccano anche progetti finanziati da privati.

mercoledì 28 settembre 2016

L'ANFOLS al ministro Franceschini

 "Vogliamo essere interlocutori del percorso di riforma delle Fondazioni lirico sinfoniche, per questo abbiamo chiesto un incontro con il ministro Franceschini. Pensiamo che in questa fase vada coinvolta anche l'Anci, perchè i  Comuni avrebbero molto da dire".
Lo afferma all'Adnkronos Cristiano Chiarot, presidente dell'Anfols e sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia. L'associazione, che rappresenta le 14 fondazioni lirico sinfoniche, si è riunita ieri e ha chiesto un incontro con Franceschini sul futuro dei teatri lirici italiani, alla luce delle misure previste per il settore dal decreto Enti locali, convertito in legge e in vigore dallo scorso 21 agosto. "E' chiaro che la politica fa il proprio lavoro, ma noi dovremmo dare qualche indicazione. Anche perchè - sottolinea Chiarot - entro giugno prossimo dovranno essere messi a punto i regolamenti, previsti dalla legge, che stabiliranno i parametri entro i quali i teatri verranno mantenuti come fondazioni o trasformati in teatri lirici. Queste istituzioni, che custodiscono un patrimonio culturale che rappresenta l'Italia nel mondo, oggi vengono gestite con forte oculatezza e una certa attenzione al territorio. Vorremmo dimostrare che siamo in grado di amministrarle". Quanto all'Art Bonus, di cui hanno beneficiato 13 su 14 fondazioni liriche (tutte tranne Cagliari), "un provvedimento utile del quale ringraziamo il Governo, ma non uguale per tutti, perchè ci sono territori con istituzioni culturali che magari hanno una maggiore visibilità del teatro. E' una strada che stiamo percorrendo, ma non facile. Spesso ci sono mecenati che preferiscono altri tipi di donazioni. Per le fondazioni - conclude Chiarot - la defiscalizzazione dovrebbe essere portata all'anno in cui si versa", mentre in questa fase il credito di imposta ripartito in tre quote annuali di pari importo. (Orl/AdnKronos)

martedì 23 dicembre 2014

Ancora un'altra dimenticanza del Franceschini, 'mezzo disastro', innamorato

 Non si è ricordato di inserire fra i beneficianti del decreto 'Art Bonus' i teatri di prosa, ed Escobar glielo ha fatto notare, chissà se 'mezzo disastro' ci ripenserà. In verità non ci aveva pensato neanche a metterci dentro le fondazioni lirico-sinfoniche che poi si sono tirate  dietro anche i cosiddetti 'teatri di tradizione'; ma poi in uno dei suoi rari mommenti di sveglia ha fatto in tempo a farlo inserire nella cosiddetta 'legge di stabilità'. Meno male.
 Ora però un altro settore di pregio s'è risentito ed ha scritto una lettera pubblica a  'mezzo disastro' Franceschini, in questi termini: aho, ma che noi  dei festival siamo fessi? Che aspetti a svegliarti ed a metterceli dentro.
 I firmatari sono tutti illustrissimi salvo qualcuno, intendiamo i sovrintendenti del Rossini Opera Festi al - giusta lamentela - la sovrintendente del Ravenna Festival - lamentela giusta, appena - Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto - presenza ingiustificata, visto la fine che ha fatto fare alla musica ed all'Opera con la sua gestione teatrale -  ed il Festival Puccini che, secondo un notissimo critico, se lo chiudono non farebbero un soldo di danni.
 La lamentela è però in sé giusta.
 Ma vai a far capire a Franceschini che va alla Scala solo per esibire la sua bella e giovane signora, non per vero interesse, né suo né della sua bella signora - che invidia che ci fa, per la sua bella
signora - che per beni culturali di grande interesse devono necessariamente intendersi anche tutte le istituzioni che hanno come fine statutario l'arte musicale, Opera o concerto che sia. No, per lui la musica non appartiene ai beni culturali da sostenere e preservare. La pensa come quell'altro ignorante dell'ex direttore del Corriere - di cui ora non ci viene neanche il nome, anzi no, c'è venuto in mente: Ronchey - il quale pensava che i beni culturali fossero solo i monumenti; del resto anche lui la musica non sapeva neppure dov'era di casa. Non è stato lui che ha destinato una caserma a fianco del Museo degli strumenti musicali ( Piazza santa croce in Gerusalemme) ad archivio, piuttosto che a sede per ampliare l'importante museo, che aveva ed ha magazzini stracolmi di begli esemplari di strumenti musicali?
 Renzi, che ha fatto di male l'Italia per meritarsi i peggiori ministri della storia repubblicana? Di mali ne ha fatti tanti, ma non che giustifichino tale punizione per il paese.

domenica 25 maggio 2014

Letto sulla stampa. Daverio;Orchestra sinfonica di roma e La Vecchia

Philippe Daverio, sul Sette di oggi, ha fatto una geniale proposta per la tutela e promozione dei nostri beni culturali, anche se cade proprio negli stessi giorni in cui il decreto legge di Franceschini con l'Art Bonus potrebbe far sperare in un  cambiamento. La validità della proposta, nonostante ciò, resta intatta ed attuale. Noi non siamo stati capaci, dice Daverio, di badare agli immensi tesori che la natura, l'ingegno, e  la storia ci hanno regalato, allora affidiamo tutto ad un commissario europeo- anzi alla stessa Europa - che magari li restaura, li custodisce come necessario e ce li riconsegni,  qualora emerga il nostro ravvedimento, sperando che questa volta non li mandiamo nuovamente in malora dopo che  alcuni ci sono giunti dopo qualche millennio, per la nostra ammirazione.
 Forse non  sarebbe da sottovalutare. E, del resto, dice Daverio, una  nazione come la nostra che abolisce il Ministero del Turismo che renderebbe molto più dello stesso Ministero del tesoro, come altro definirla se non una  nazione di citrulli?
 Sulle pagine di repubblica ( sulla romana) l'ultimo campanello d'allarme per la fine annunciata dell'Orchestra Sinfonica di Roma, fondata oltre dieci anni fa, che tiene le sue stagioni di concerti all'Auditorium della Conciliazione c che è stata diretta in tutti questi anni da Francesco La Vecchia. La fine la decreterebbe la stessa fondazione che dall'inizio si è fatta carico della sua  esistenza, e cioè la Fondazione Roma, presieduta da Emanuele Emmanuele, che ha deciso di tagliare il suo finanziamento, portandolo da 2,8 milioni a 2 milioni di Euro, mentre per gestire l'attività dell'orchestra, formata da 70 strumentisti, occorrono 3 milioni di Euro a stagione.
 Non si sono levate molte voci a favore della sopravvivenza dell?orchestra e lo stesso La Vecchia, in febbraio, si è dimesso da direttore dell'Orchestra, una decisione che avrebbe dovuto prendere da tempo per dare più possibilità all'orchestra stessa che era praticamente il  deus ex machina della stagione, con pochi altri direttori aggiunti, e non tanto di peso. Questo non ci fa naturalmente restare insensibili di fronte alla chiusura dell'orchestra. Però, a dirla in tutta sincerità, non sapremmo quale consiglio dare, a che santo votarsi? A Renzi, a Marino, e Franceschini? Manco a parlarne. Che gli frega ai tre se un'orchestra chiude? Forse Emmanuele Emanuele potrebbe ripensarci, dopo un pellegrinaggio a Lourdes? Qui serve un miracolo.

sabato 24 maggio 2014

L' Art Bonus per Repubblica finisce nella 'romana'.

Ieri il consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto legge del m inistro Franceschini che dà un pò di fiato alle istituzione culturali italiane. In che consiste?   chi fa una donazione a enti culturali ecc.. avrà un  bonus del 65% detraibile in tre anni dal reddito, puchè non superi il 15% del redditto imponibile. Chi vorrà venire a girare film in Italia avrà benefici fiscali  di certa entità; e il fondo per salvare le fondazioni liriche  in difficoltà è stato portato da 100 a 150 milioni.
 Notizia dell'Art Bonus cosiddetto l'avevamo letto sul Messaggero, solitamente molto informato, perchè ha un filo diretto con il ministero e con Nastasi; in questi giorni ne hanno parlato - giustaamnte - anche gli altri giornali, trattandosi di una vera svolta nella politica culturale italiana - sempre che le cose non vadano a puttane come qualcuno paventa ogni volta che viene proposto qualcosa di nuovo -  Repubblica invece relega la notizia in un trafiletto della 'romana', ma soprattutto per dirci che il Teatro dell'Opera di Roma, d'ora in avanti si chiamerà 'Teatro dell'Opera di Roma Capitale'. Direte : chissenefrega. Sì certo, però una ragione c 'è  e la spiega lo stesso direttore generale del ministero, NASTASI,  sempre al fianco di Muti e mai di Abbado. Roma può aspirare all'autonomia, la stessa che la legge riconosce a Roma per il suo ruolo di capitale. E' chiara la canzone? E il debito che fine ha fatto? viene inghiottito nel vortice della funzione di 'rappresentanza' di Roma Capitale? ci pare di sentire una vecchia canzone, intonata da  Cresci e non solo da lui, la cantò anche Ripa di Meana, ogni volta che andavano a battere cassa per ripianare voragini nei conti. 
 Ora le cose devono cambiare veramente, non si può andare avanti alla maniera di sempre, nè aprire un a linea di credito eccessivo a Fuortes, solo perché bravo. Prima attendiamo di vedere un teatro davvero rinnovato e con una produttività almeno doppia quella presente che, sinceramente, crea imbarazzo anche al più solerte avvocato nella difesa del teatro dell'Opera di Roma Capitale.  

venerdì 16 maggio 2014

Sta a Roma la merda italiana, non alla Scala

Sabato,cioè domani, c'è la 'Notte dei Musei'. Musei siti archeologici monumenti aperti per la gioia dei turisti stranieri e degli italiani che, una tantum, dedicano tempo alla scoperta di bellezze del proprio paese verso le quali si dimostrano forse distratti nel resto dell'anno. Bene, anzi benissimo. Senonchè succede che il Colosseo, il nostro massimo monumento, sarà aperto a metà. Vi potranno entrare solo 3000 visitatori, in sei turni da 500 ognuno, ogni mezzora. Perché questa restrizione nella 'Notte dei Musei'? Perché i custodi non sono disponibili; non tutti, una ristretta minoranza sulla decina che ogni giorno vigilano su un monumento, il più visitato, che meriterebbe ben altra cura e più folta vigilanza. Ora di quella decina alcuni non sono d'accordo a presentarsi, non accettano l'intervento di esterni, neppure di volontari, tenendo così in ostaggio tutti gli altri e facendo fare a Roma, al ministero ed alla sovrintendenza, ma anche al comune, una pessima figura, proprio nella 'Notte dei Musei'. Indisponibili a tutto, disponibili solo ad 'aprire un tavolo'. Rovesciateglielo addosso quel tavolo; basta con queste tavolate di inutili trattative che non conducono a nulla o, nel migliore dei casi , alla peggiore conclusione ( il tavolo del Cda scaligero insegna!). E il ministro decisionista? non può far nulla? ma come non può far nulla?
 Calma. Una cosa sembra l'abbia fatta, anzi stia per farla, ma non riguarda direttamente il 'caso Colosseo'. Presenterà al prossimo preconsiglio dei ministri e subito dopo alla prima seduta utile, regolamentare il cosiddetto 'Art Bonus' - rivela Rita Sala sul Messaggero. I privati che devolveranno al settore culturale alcune risorse avranno un più consistente bonus fiscale, del 60% nel 2015, del 50% l'anno successivo. Ora è solo una notizia, anzi l'annuncio di una notizia, troppo presto per cantare vittoria e cambiare marcia.