Dopo i disastri che ha procurato in tutti i modi, compresi quelli di immagine, quand'era ministro, la Gelmini, Maria Stella, ha anche il coraggio di parlare e criticare quello che il Governo non ha ancora fatto, dimenticando che se la scuola è oggi nelle condizioni disastrose in cui è, qualche responsabilità ce l'ha avuta anche lei. Ed, invece, se ne dimentica. Critica il governo che non assume tutti i cosiddetti aventi diritto - il termine 'diritto' ricorre spesso sulle bocche di molti e nelle pagine di giornali in questi ultimi tempi, quasi sempre a sproposito. La usano soprattutto coloro che intendono difendere con l'espressione 'diritti acquisiti', privilegi che la classe politica s'è data, e la usano esclusivamente i privilegiati, perchè tutti gli altri non hanno diritti ed anche quei pochi e miseri, acquisiti una volta, nessuno assicura che lo saranno per sempre.
Alla Gelmini 'faccia tosta', nel tempo sono succeduti al dicastero di Viale Trastevere rettori universitari, da Profumo alla Carrozza ed ora la Giannini, che con la Gelmini può fare solo rima, e nient'altro, visto che lei all'università di Perugia, da dove è stata presa, c'è arrivata per meriti, non come la sua 'rimata' che è andata a rubare la promozione all'esame di Stato per esercitare la professione forense in Calabria e non nella sua terra d'origine dove giustamente l'avrebbero bocciata, e così forse non l'avremmo avuta a Viale Trastevere.
In una lunga intervista al Messaggero, 'faccia tosta' Gelmini' - che l'unica cosa che sa dire, e dice perciò sovente, è: 'il Presidente Berlusconi - interviene su tutti i temi caldi della scuola, dall'edilizia scolastica - critica Renzi che ha promesso, come altrove, e non ha ancora fatto quasi nulla, mentre il governo del 'presidente Berlusconi' aveva fatto una anagrafe sui lavori urgenti per mettere in sicurezza gli edifici scolastici. bella impresa!; al potere dei presidi- che Lei vuole e che la scuola non vuole concedere; ai precari da assumere - perchè non li assume tutti, non è giusto, dice 'faccia tosta' che ha tolto alla scuola anche i soldi per la carta igienica dei bagni, ed ha accorpato scuole che ha fatto diventare spesso, le singole classi, dei pollai, governati da un solo insegnante ; ed interviene anche sulla carriera degli insegnanti che non hanno una vera progressione, con aumento di stipendio.
Cara 'faccia tosta' che nei lunghi anni in cui 'il presidente Berlusconi' ti ha graziato, hai imparato solo a vestirti meglio, a nostre spese, e pure cambiato parrucchiere, quando mai, se fossi rimasta nel tuo paesino, senza andare a rubare l'abilitazione in Calabria e senza metterti a fare politica, avresti avuto quello che la politica ti ha dato e tu non hai in nessun modo restituito? Bene, 'faccia tosta' che cosa hai fatto per pagare gli insegnanti che ora fai finta di difendere? La tua difesa suona per la scuola come un' offesa. Agli altri ministri che ti sono succeduti ti unisce la medesima faccia tosta con la quale avete promesso di 'premiare il merito' anche economicamente e nessuno l'ha fatto. In questo caso, con tutta l'inefficienza dei governi che hanno mandato a casa Berlusconi, il' presidente Berlusconi', un vantaggio, non da poco, è quello di non dover più ascoltare le idiozie che andavi dicendo ogni volta che aprivi bocca su qualunque argomento che aveva a che fare con la formazione , il massimo quello sul tunnel che da Ginevra conduceva al Gran Sasso, quando parlavi dell'acceleratore di particelle che non produce quasi mai effetti di accelerazione sul cervello.
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domenica 3 maggio 2015
giovedì 26 marzo 2015
Francesca Barracciu, sottosegretario ai beni culturali, nei guai si è messa da sola. Alessandro Gassman non c'entra
Questi giorni, Francesca Barracciu, è alla ribalta della cronaca. Ed è la prima volta, da quando nel febbraio del 2014 Renzi l'ha nominata sottosegretario ai Beni culturali, per toglierla dai guai nei quali s'era cacciata nella nativa Sardegna.
Sorvolando sulla gaffe della commemorazione del Satta confuso, della quale s'è scusata dicendo in pratica: oh, ma io sono laureata in filosofia, vi pare che non me ne sia accorta? mentre ha insistito a commemorarlo, gettando poi la croce dello scambio di persona, sulle spalle del suo staff. Stessa scusa di quell'altra laureata della Gelmini, che sul tunnel da Ginevra al Gran sasso, incolpò il suo segretario, che ovviamente aveva studiato nella sua stessa università.
Laureata in filosofia la Barraciu, ha insegnato nelle scuole superiori, laureata come tantissimi altri, insegnante come tantissimi altri; solo che, a differenza di tantissimi altri, lei come la Gelmini - non so chi si deve scusare con l'altra per l'accostamento - se non si mettevano a fare politica, dove si vede di tutto, la Barracciu sarebbe ancora a fare l'onesta insegnante, e la Gelmini, a fare l'avvocata onesta, mentre fino ad oggi la Gelmini non passa giorno senza che ci dispensi briciole di sapienza, e la Barracciu di giorni ne ha lasciati passare tanti, troppi, senza spiegarci le ragioni vere della sua scappata in continente, aggrappata all'ancora che le ha gettato Renzi.
Non vogliamo parlare anche di Alessandro Gassman che le direzioni degli Stabili deve forse non alla sola sua bravura, sulla quale non osiamo neppure dubitare. Come invece ha osato fare la Barracciu, che se dovesse applicare a se stessa il criterio che ha usato con Gassman, dovrebbe giungere alle medesime conclusioni e conseguente autoconfessione. Lei, che meriti per fare il sottosegretario ai beni culturali, ed anche competenze non ne può vantare, bensì solo la sua laurea in filosofia, con la quale ha potuto insegnar. perciò su simili rivendicazioni professionali è preferibile tacere dall'una e dall'altra parte.
Le medaglie al petto che chiunque esibisce, a fronte di un incarico di responsabilità e prestigio, si valutano partendo da quelle guadagnate in trincea. Tanto per restare ai beni culturali, la sig.ra Ilaria Borletti Buitoni, sarà anche laureata oppure no non importa, ma da presidente del FAI, dove ha dimostrato cosa sapeva fare, la sua nomina a sottosegretario è più che giustificata dalla sua competenza dimostrata sul campo; mentre altrettanto non si può dire nè della Barracciu nè dello stesso ministro Franceschini. Condizioni queste per l'esplosione del potere del Nastasi grande&grosso.
Tornando alla Barracciu, la sua fuga in continente, dopo essere stata eletta anche parlamentare europea, subentrata a Crocetta, salvata da Renzi, lei renziana, ovviamente, nasce dal clamore suscitato dalle sue spese 'pazze' - così le definì l'opinione pubblica - da consigliera regionale: 33.000 Euro circa di carburante in tre anni - così almeno si legge negli articoli di giornali riguardanti il suo caso.
Calcolatrice alla mano, se il carburante costava all'epoca all'incirca 1,70 Euro, e con un litro di carburante lei poteva percorrere mediamente una ventina di km, in tre anni la Barracciu avrebbe percorso con la sua macchina 390.000 Km. circa, e perciò ogni anno avrebbe potuto oltre cento volte percorrere la distanza 'dalle Alpi alle piramidi' della nostra amata penisola, lunga 1200 Km circa, solo che quegli oltre 130.000 km annui, li avrebbe percorsi nella 'incarcata' patria Sardegna, lunga 270 Km. ( l'avrebbe percorsa 500 volte circa circa per anno, una volta e mezza al giorno per tutti i giorni e per tutti e tre gli anni, ogni giorno) andando su e già all'impazzata, con l'acceleratore a tavoletta, perchè l'altra ipotesi sarebbe, oltre quella dell'alta cilindrata della sua macchina, che non sapendo la consigliera guidare, abbia consumato il doppio o il triplo di quanto consumerebbe un normale ma avveduto guidatore.
Morale della favola. La cultura, quella vera, che dovrebbe essere appannaggio di ogni politico, benché non lo sia quasi di nessuno, non dovrebbe far cadere il politico di turno nelle trappole dei falsi o indebiti rimborsi che sono una vergogna fin troppo diffusa nel nostro paese,. E non aggiungiamo altro. L'unico vantaggio, adesso che sta al ministero, è chela Barracciu, usi la macchina di servizio e perciò non debba farsi rimborsare nulla. E con ciò evita altri possibili addebiti politico culturali futuri.
Sorvolando sulla gaffe della commemorazione del Satta confuso, della quale s'è scusata dicendo in pratica: oh, ma io sono laureata in filosofia, vi pare che non me ne sia accorta? mentre ha insistito a commemorarlo, gettando poi la croce dello scambio di persona, sulle spalle del suo staff. Stessa scusa di quell'altra laureata della Gelmini, che sul tunnel da Ginevra al Gran sasso, incolpò il suo segretario, che ovviamente aveva studiato nella sua stessa università.
Laureata in filosofia la Barraciu, ha insegnato nelle scuole superiori, laureata come tantissimi altri, insegnante come tantissimi altri; solo che, a differenza di tantissimi altri, lei come la Gelmini - non so chi si deve scusare con l'altra per l'accostamento - se non si mettevano a fare politica, dove si vede di tutto, la Barracciu sarebbe ancora a fare l'onesta insegnante, e la Gelmini, a fare l'avvocata onesta, mentre fino ad oggi la Gelmini non passa giorno senza che ci dispensi briciole di sapienza, e la Barracciu di giorni ne ha lasciati passare tanti, troppi, senza spiegarci le ragioni vere della sua scappata in continente, aggrappata all'ancora che le ha gettato Renzi.
Non vogliamo parlare anche di Alessandro Gassman che le direzioni degli Stabili deve forse non alla sola sua bravura, sulla quale non osiamo neppure dubitare. Come invece ha osato fare la Barracciu, che se dovesse applicare a se stessa il criterio che ha usato con Gassman, dovrebbe giungere alle medesime conclusioni e conseguente autoconfessione. Lei, che meriti per fare il sottosegretario ai beni culturali, ed anche competenze non ne può vantare, bensì solo la sua laurea in filosofia, con la quale ha potuto insegnar. perciò su simili rivendicazioni professionali è preferibile tacere dall'una e dall'altra parte.
Le medaglie al petto che chiunque esibisce, a fronte di un incarico di responsabilità e prestigio, si valutano partendo da quelle guadagnate in trincea. Tanto per restare ai beni culturali, la sig.ra Ilaria Borletti Buitoni, sarà anche laureata oppure no non importa, ma da presidente del FAI, dove ha dimostrato cosa sapeva fare, la sua nomina a sottosegretario è più che giustificata dalla sua competenza dimostrata sul campo; mentre altrettanto non si può dire nè della Barracciu nè dello stesso ministro Franceschini. Condizioni queste per l'esplosione del potere del Nastasi grande&grosso.
Tornando alla Barracciu, la sua fuga in continente, dopo essere stata eletta anche parlamentare europea, subentrata a Crocetta, salvata da Renzi, lei renziana, ovviamente, nasce dal clamore suscitato dalle sue spese 'pazze' - così le definì l'opinione pubblica - da consigliera regionale: 33.000 Euro circa di carburante in tre anni - così almeno si legge negli articoli di giornali riguardanti il suo caso.
Calcolatrice alla mano, se il carburante costava all'epoca all'incirca 1,70 Euro, e con un litro di carburante lei poteva percorrere mediamente una ventina di km, in tre anni la Barracciu avrebbe percorso con la sua macchina 390.000 Km. circa, e perciò ogni anno avrebbe potuto oltre cento volte percorrere la distanza 'dalle Alpi alle piramidi' della nostra amata penisola, lunga 1200 Km circa, solo che quegli oltre 130.000 km annui, li avrebbe percorsi nella 'incarcata' patria Sardegna, lunga 270 Km. ( l'avrebbe percorsa 500 volte circa circa per anno, una volta e mezza al giorno per tutti i giorni e per tutti e tre gli anni, ogni giorno) andando su e già all'impazzata, con l'acceleratore a tavoletta, perchè l'altra ipotesi sarebbe, oltre quella dell'alta cilindrata della sua macchina, che non sapendo la consigliera guidare, abbia consumato il doppio o il triplo di quanto consumerebbe un normale ma avveduto guidatore.
Morale della favola. La cultura, quella vera, che dovrebbe essere appannaggio di ogni politico, benché non lo sia quasi di nessuno, non dovrebbe far cadere il politico di turno nelle trappole dei falsi o indebiti rimborsi che sono una vergogna fin troppo diffusa nel nostro paese,. E non aggiungiamo altro. L'unico vantaggio, adesso che sta al ministero, è chela Barracciu, usi la macchina di servizio e perciò non debba farsi rimborsare nulla. E con ciò evita altri possibili addebiti politico culturali futuri.
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sabato 7 marzo 2015
La BUONA(?) SCUOLA Giannini del CATTIVO(!) GOVERNO Renzi
Tre governi, tre diversi ministri dopo la Gelmini per mettere finalmente una toppa alle cosiddette riforme della ministra del governo Berlusconi, la Maria Stella, la quale era stata messa lì dal Cavaliere proprio in dispregio al merito, al quale andava dicendo che avrebbe improntato la sua riforma scolastica. Sì questo diceva anche la Gelmini, proprio lei che per prendere l'abilitazione alla pratica forense era andata in un distretto calabrese dove gliel'avrebbero data con più facilità. Come poi regolarmente accadde. Berlusconi, per dimostrare che sì vale il merito e valgono anche le capacità, però se uno si industria, non importa in quale modo, ottiene sempre quel che vuole, la mise all'Istruzione. Non lo dimostrò, sempre sotto il governo Berlusconi, anche il 'trota' di bossiana filiazione, come del resto la Gelmini, con la sua laurea 'albanese', pagata con i soldi pubblici, di cui l'altro genio 'verde', Salvini, ha perso la memoria?
Berlusca chiese al suo ministro Maria Stella - che mai ha luccicato, salvo che per il suo cavaliere benefattore - in linea con le richieste sottoscritte anche da Tremonti, di ridurre le spese, e lei non solo, ubbidiente e riconoscente ridusse le spese, ma ridusse anche gli insegnanti. Ridusse quasi tutto, e poco ci mancò che non riducesse, fino a cancellarli, anche i cosiddetti 'plessi' scolastici, che pur ridusse. Con il miraggio del premio al merito, agitato sotto il naso degli insegnanti. I più bravi e meritevoli li premiava. Così disse.
Poi fortunatamente per la scuola, la Maria Stella fu mandata a casa, e da quel momento si disse 'niente più analfabete al Ministero dell'Istruzione'. Ancora gira la barzelletta dei neutrini che da Ginevra viaggiavano, in un tunnel sotterraneo, alla velocità superiore a quella della luce fin sotto il Gran Sasso. Poverina, Lei, oltre i suoi dati anagrafici e la devozione totale per il Berlusca, non sapeva nient'altro.
E perciò, nei governi che si succedettero al ritmo di uno all'anno, si ricorse a professori per il Ministero dell'Istruzione, anzi a Rettori di istituti universitari. Prima Profumo, dal Politecnico di Torino, nel governo Monti, poi la Carrozza dalla Scuola di Sant'Anna di Pisa- da dove proveniva il suo capo, Letta, il nipote - ed infine con il Governo dello sveltino Renzi, la 'straniera' Giannini, da Perugia. Tutti e tre con un'unica missione: cancellare i danni prodotti dalla cosiddetta riforma Gelmini che della scuola voleva fare un riformatorio. Oltre il riformatorio che la scuola - come qualunque altro ambiente professionale - è già, senza neppure la geniale Gelmini.
Chi ha insegnato per tutta la vita, come noi abbiamo fatto in diversi ordini di scuola, sa che la scuola - gli insegnanti intendiamo - presentano vizi e virtù in egual misura di qualunque altro ambiente. Con una sola differenza. che nella scuola le criticità caratteriali e di preparazione degli insegnanti producono maggiori danni che in altri ambienti. Di insegnanti bravi ne abbiamo incontrati tanti, ed anche di insegnanti dediti al loro lavoro senza mai risparmiarsi, convinti che al centro della loro professione andavano sempre e comunque messi gli alunni. Ma anche di insegnanti disadattati, di insegnanti con turbe mentali, tutti dannosi per la crescita e la formazione degli alunni, ne abbiamo anche incontrati. Insegnanti ai quali noi non avremmo mai, e per nessuna ragione, affidato un nostro figlio, anzi avremmo fatto di tutto per farlo cacciar dalla scuola. Cosa che non sempre riesce ed è possibile. E nei Conservatori, dove abbiamo insegnato per trent'anni, casi simili, purtroppo, ve ne sono più d'uno.
Dopo la Gelmini la canzone del merito l'hanno cantata tutti da Profumo alla Carrozza ed ora alla Giannini. Tutti convinti che la scuola 'buona' la fanno i 'buoni'( bravi) insegnanti.
Naturalmente ci sono anche altri problemi, senza arrivare ai soldi per l'acquisto della carta igienica o alla messa in sicurezza degli edifici - un problema che accomuna scuole di ogni ordine ed in ogni angolo del paese. Questo sì da risolvere immediatamente, come va promettendo Renzi da quando è arrivato a Palazzo Chigi, mentre ogni tanto si ha ancora notizia di controsoffitti o intonaci che crollano sugli allievi, per fortuna senza danni negli ultimi mesi. O di scuole che, semplicemente entrandoci, mettono il malumore ed invitano a degradarle sempre più, senza ritegno, tanto fanno schifo.
Per certi ordini di scuola - vedi il settore AFAM - oggi c'è anche il problema dei capi di istituto eletti direttamente dai docenti i quali assai spesso preferiscono avere un capo di istituto 'ciuccio' del tutto, che già non dovrebbe insegnare, che però asseconda ogni loro richiesta, piuttosto che uno bravo che, invece, discute, in nome della buona scuola, ogni richiesta. quando sia di dubbia provenienza. Ed ha un progetto in testa. Potremmo fare anche qualche nome, per conoscenza diretta. Evitiamo solo per carità cristiana.
Adesso con la Giannini le cose stanno per cambiare davvero, sempre ed ancora un volta sotto la bandiera del 'premio al merito'. Ed anche per altre cosucce di cui si parla da tempo ( studio delle lingue, scuola-lavoro, istruzione artistica, musica ecc..).
Finalmente con la buona(?) scuola della Giannini , dopo una decina d'anni di fermo, anche i compensi degli insegnanti - che sono fra i più bassi del mondo civile! - riprenderanno a salire, perchè a detta di Renzi un buon governo si misura dall'impegno che mette nel migliorare la sua scuola, quella che forma i cittadini di domani. E gli insegnanti sono il perno di questa riforma.
Sono pronte già le tabelle che saranno presto approvate dal Consiglio dei ministri e avallate dal Parlamento.
L'anzianità degli insegnanti si tradurrà in 10,00 Euro lordi al mese in busta paga, e per i più bravi, il merito sarà premiato con 16,00 Euro lordi al mese, che sommati- ma solo e soltanto per i più bravi e meritevoli - fanno 26,00 Euro lordi al mese; e netti, qualcosa - ma solo per i più bravi e meritevoli - come 192,00 Euro all'anno. Finalmente. Converrebbe agli insegnanti, autoridursi di poco lo stipendio, per essere iscritti di diritto nelle liste dei più bisognosi per avere 80.00 Euro al mese. Ma da subito.
Perchè invece gli aumenti della Giannini e di Renzi dovrebbero - il condizionale è necessario - a partire dal 2019. Il domani della riforma della Scuola. Quando Renzi non ci sarà più, ed il suo successore lavorerà per premiare merito e bravura degli insegnanti. A partire dal...
Berlusca chiese al suo ministro Maria Stella - che mai ha luccicato, salvo che per il suo cavaliere benefattore - in linea con le richieste sottoscritte anche da Tremonti, di ridurre le spese, e lei non solo, ubbidiente e riconoscente ridusse le spese, ma ridusse anche gli insegnanti. Ridusse quasi tutto, e poco ci mancò che non riducesse, fino a cancellarli, anche i cosiddetti 'plessi' scolastici, che pur ridusse. Con il miraggio del premio al merito, agitato sotto il naso degli insegnanti. I più bravi e meritevoli li premiava. Così disse.
Poi fortunatamente per la scuola, la Maria Stella fu mandata a casa, e da quel momento si disse 'niente più analfabete al Ministero dell'Istruzione'. Ancora gira la barzelletta dei neutrini che da Ginevra viaggiavano, in un tunnel sotterraneo, alla velocità superiore a quella della luce fin sotto il Gran Sasso. Poverina, Lei, oltre i suoi dati anagrafici e la devozione totale per il Berlusca, non sapeva nient'altro.
E perciò, nei governi che si succedettero al ritmo di uno all'anno, si ricorse a professori per il Ministero dell'Istruzione, anzi a Rettori di istituti universitari. Prima Profumo, dal Politecnico di Torino, nel governo Monti, poi la Carrozza dalla Scuola di Sant'Anna di Pisa- da dove proveniva il suo capo, Letta, il nipote - ed infine con il Governo dello sveltino Renzi, la 'straniera' Giannini, da Perugia. Tutti e tre con un'unica missione: cancellare i danni prodotti dalla cosiddetta riforma Gelmini che della scuola voleva fare un riformatorio. Oltre il riformatorio che la scuola - come qualunque altro ambiente professionale - è già, senza neppure la geniale Gelmini.
Chi ha insegnato per tutta la vita, come noi abbiamo fatto in diversi ordini di scuola, sa che la scuola - gli insegnanti intendiamo - presentano vizi e virtù in egual misura di qualunque altro ambiente. Con una sola differenza. che nella scuola le criticità caratteriali e di preparazione degli insegnanti producono maggiori danni che in altri ambienti. Di insegnanti bravi ne abbiamo incontrati tanti, ed anche di insegnanti dediti al loro lavoro senza mai risparmiarsi, convinti che al centro della loro professione andavano sempre e comunque messi gli alunni. Ma anche di insegnanti disadattati, di insegnanti con turbe mentali, tutti dannosi per la crescita e la formazione degli alunni, ne abbiamo anche incontrati. Insegnanti ai quali noi non avremmo mai, e per nessuna ragione, affidato un nostro figlio, anzi avremmo fatto di tutto per farlo cacciar dalla scuola. Cosa che non sempre riesce ed è possibile. E nei Conservatori, dove abbiamo insegnato per trent'anni, casi simili, purtroppo, ve ne sono più d'uno.
Dopo la Gelmini la canzone del merito l'hanno cantata tutti da Profumo alla Carrozza ed ora alla Giannini. Tutti convinti che la scuola 'buona' la fanno i 'buoni'( bravi) insegnanti.
Naturalmente ci sono anche altri problemi, senza arrivare ai soldi per l'acquisto della carta igienica o alla messa in sicurezza degli edifici - un problema che accomuna scuole di ogni ordine ed in ogni angolo del paese. Questo sì da risolvere immediatamente, come va promettendo Renzi da quando è arrivato a Palazzo Chigi, mentre ogni tanto si ha ancora notizia di controsoffitti o intonaci che crollano sugli allievi, per fortuna senza danni negli ultimi mesi. O di scuole che, semplicemente entrandoci, mettono il malumore ed invitano a degradarle sempre più, senza ritegno, tanto fanno schifo.
Per certi ordini di scuola - vedi il settore AFAM - oggi c'è anche il problema dei capi di istituto eletti direttamente dai docenti i quali assai spesso preferiscono avere un capo di istituto 'ciuccio' del tutto, che già non dovrebbe insegnare, che però asseconda ogni loro richiesta, piuttosto che uno bravo che, invece, discute, in nome della buona scuola, ogni richiesta. quando sia di dubbia provenienza. Ed ha un progetto in testa. Potremmo fare anche qualche nome, per conoscenza diretta. Evitiamo solo per carità cristiana.
Adesso con la Giannini le cose stanno per cambiare davvero, sempre ed ancora un volta sotto la bandiera del 'premio al merito'. Ed anche per altre cosucce di cui si parla da tempo ( studio delle lingue, scuola-lavoro, istruzione artistica, musica ecc..).
Finalmente con la buona(?) scuola della Giannini , dopo una decina d'anni di fermo, anche i compensi degli insegnanti - che sono fra i più bassi del mondo civile! - riprenderanno a salire, perchè a detta di Renzi un buon governo si misura dall'impegno che mette nel migliorare la sua scuola, quella che forma i cittadini di domani. E gli insegnanti sono il perno di questa riforma.
Sono pronte già le tabelle che saranno presto approvate dal Consiglio dei ministri e avallate dal Parlamento.
L'anzianità degli insegnanti si tradurrà in 10,00 Euro lordi al mese in busta paga, e per i più bravi, il merito sarà premiato con 16,00 Euro lordi al mese, che sommati- ma solo e soltanto per i più bravi e meritevoli - fanno 26,00 Euro lordi al mese; e netti, qualcosa - ma solo per i più bravi e meritevoli - come 192,00 Euro all'anno. Finalmente. Converrebbe agli insegnanti, autoridursi di poco lo stipendio, per essere iscritti di diritto nelle liste dei più bisognosi per avere 80.00 Euro al mese. Ma da subito.
Perchè invece gli aumenti della Giannini e di Renzi dovrebbero - il condizionale è necessario - a partire dal 2019. Il domani della riforma della Scuola. Quando Renzi non ci sarà più, ed il suo successore lavorerà per premiare merito e bravura degli insegnanti. A partire dal...
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mercoledì 3 settembre 2014
I vitalizi non si toccano, e perciò i contratti non si rinnovano, ma il merito verrààààà premiato. Ma quando? Dalla Gelmini alla Giannini,passando per la Madia
Che il merito verrà premiato lo dicono da tempo molti ministri, soprattutto quelli della scuola, il cui nome finisce in... INI. Memorabile la pormessa della Gelmini, maristella del nostro firmamento culturale e politico, quella che ha sostenuto l'esame di stato per la professione forense in Calabria, perchè al nord l'avrebbero bocciata, tutti tranne Berlusconi che oggi, senza pagarla, se la ritrova nel suo pool difensivo, più determinata ed accanita di Ghedini. E quella stessa del tunnel che univa ginevra al Gran Sasso per farci passare i neutrini della materia o i suoi neuroni cerebrali, ma anche qualunque altra scemenza. Dunque il merito della Gelmini, come lei stessa aveva dichiarato, è stato premiato. Cancelliamo dalla memoria i due mini ministri Profumo e Carrozza, provenienti dal mondo della scuola che del loro passaggio ha saputo dai giornali, anche perchè durato il breve tempo di una primavera. E veniamo, invece, all'altra ...INI, la Giannini, che viene dall'Università di Perugia, che Renzi si tiene, benché il suo partito 'Scelta Civica' non conta un c... e che la scuola , il mondo ed i problemi di esso conosce bene e dall'interno. Lei sta rivoluzionando la scuola. Stop al precariato, assunzione di 150 docenti, ma dal prossimo anno ( che bisogno c'era di annunciarlo ora?); lo ha detto al meeting di Comunione e Schiavitù (ai poteri forti, al cattolicesimo illiberale). Poi ha taciuto per qualche giorno, perché il premier voleva egli annunciare la riforma, non semplice riforma, ma rivoluzione. La scuola non sarà più la stessa. In questa storica rivoluzione si inserisce anche madonna Madia, santificata da Veltroni ed anche da Renzi, senza che mai nessun miracolo abbia fatto se non a se stessa per l'improvvisa fulminea ascesa politica, con una sua dichiarazione: anche per il 2015 niente rinnovo contratti per gli statali, scuola compresa. Vige invece il criterio del merito.
Chi, fra tutti quelli che insegnano da anni e sono in attesa di carriera anche economica, dimostrerà 'inclinazione' verso l'insegnamento - come scriveva un idiota su qualche giornale nazionale - e dedicherà più tempo di quello oggi a lui richiesto per l'espletamento delle sue funzioni didattiche, quello e solo quello verrà premiato. Si è saputo poi che la quantificazione del premio, ancora semplicemente promesso esattamente come aveva già fatto la Gelmini, avverrà con un aumento del minimo ad ora di lezione, quelle richieste e quelle aggiuntive. Per il resto acqua in bocca. Tanto, ha detto renzi, prima che un qualche aumento anche per merito venga riconosciuto alla scuola passeranno anni, ben più dei mille giorni del mio governo. E così ha finto di mettere una toppa alla 'precarite' ma l''annuncite' malattia, non è stata ancora né tenuta sotto controllo né tantomeno debellata.
E Renzi ha dato anche una ragione da usare come stampella dalla spaesata Madia. Perchè non rinnoviamo i contratti pubblici? In parole povere perchè non diamo neanche un euro in più ai dipendenti pubblici , ancora per il 2015? La ragione è semplice. ha spiegato Renzi. E' quella stessa per cui non tagliamo stipendi immeritati di tanti ladruncoli pubblici, e neanche i vitalizi di ex ladruncoli, inefficienti ed incapaci, i quali per grazia di dio non possono più nuocere alla nazione, se non con la riscossione dei loro vitalizi.
Finalmente una parola chiara. Bravo Renzi!
Chi, fra tutti quelli che insegnano da anni e sono in attesa di carriera anche economica, dimostrerà 'inclinazione' verso l'insegnamento - come scriveva un idiota su qualche giornale nazionale - e dedicherà più tempo di quello oggi a lui richiesto per l'espletamento delle sue funzioni didattiche, quello e solo quello verrà premiato. Si è saputo poi che la quantificazione del premio, ancora semplicemente promesso esattamente come aveva già fatto la Gelmini, avverrà con un aumento del minimo ad ora di lezione, quelle richieste e quelle aggiuntive. Per il resto acqua in bocca. Tanto, ha detto renzi, prima che un qualche aumento anche per merito venga riconosciuto alla scuola passeranno anni, ben più dei mille giorni del mio governo. E così ha finto di mettere una toppa alla 'precarite' ma l''annuncite' malattia, non è stata ancora né tenuta sotto controllo né tantomeno debellata.
E Renzi ha dato anche una ragione da usare come stampella dalla spaesata Madia. Perchè non rinnoviamo i contratti pubblici? In parole povere perchè non diamo neanche un euro in più ai dipendenti pubblici , ancora per il 2015? La ragione è semplice. ha spiegato Renzi. E' quella stessa per cui non tagliamo stipendi immeritati di tanti ladruncoli pubblici, e neanche i vitalizi di ex ladruncoli, inefficienti ed incapaci, i quali per grazia di dio non possono più nuocere alla nazione, se non con la riscossione dei loro vitalizi.
Finalmente una parola chiara. Bravo Renzi!
mercoledì 9 aprile 2014
Michelangeli, il pianista dei pianisti
Si torna a parlare di lui alla vigilia del
ventennale della morte. A Roma un convegno in occasione della mostra alla Biblioteca Nazionale,
aperta sino alla fine di questo mese.
E’ curioso ma
neanche poi tanto che su grandi, taluni addirittura immensi, intrepreti - parliamo di Michelangeli, ma vale anche per
Horowitz, Richter – dopo la loro morte, sia
calato il silenzio più assordante. Ed è
ancor più curioso in tempi di rare nuove registrazioni, quando le case
discografiche, se opportunamente amministrate, potrebbero vivere di rendita,
rimettendo in circolazione gli immensi tesori custoditi nei loro archivi
sonori, che, invece, non fanno. A risvegliare la memoria, o l’interesse - speriamo - su uno degli interpreti più
osannati, al vertice della piramide novecentesca dell’interpretazione pianistica
ci pensano altri, probabilmente solo per anticipare le celebrazioni centenarie,
nella speranza che qualcosa, in seguito a tale sollecito non casuale, si muova.
Quando Arturo
Benedetti Michelangeli era in vita, ogni sua apparizione rappresentò davvero
un fatto unico ed irripetibile, nonostante che il suo repertorio - ma solo
quello pubblico, perché in privato Benedetti Michelangeli suonava molto altro
ancora - fosse abbastanza circoscritto e quasi immutato da anni. Non c’era
nulla di nuovo, e pure Benedetti Michelangeli era in grado di richiamare
schiere di adoratori ed anche di pianisti che noi stessi abbiamo sentito
esclamare, sconsolati, al termine di un concerto in Vaticano: come si fa a
suonare ancora, dopo aver ascoltato lui?
Le notizie delle meravigliose imprese del nostro
avevano superato i confini nazionali e raggiunto anche terre lontane: “ Si dice che in Italia viva un genio. Ha
una biografia romantica, un aspetto misterioso ed è molto originale. Dà
concerti molto raramente, ha un repertorio modesto ma quando suona il pianoforte
è un miracolo. Il suo nome, sembra, è Michelangeli”- si dice abbia detto
Sofronitskji, uno dei più grandi pianisti e maestri. Solo su quel ‘raramente (‘dà concerti’)
andrebbe detto qualcosa, per il resto, soprattutto del suo repertorio, era ciò
che tutti sapevano. “Non è vero che Benedetti Michelangeli dava concerti raramente
e che molte volte ne annullava alcuni già in calendario” - afferma senza
timore di essere smentito Angelo Fabbrini che per molti anni è stato
al fianco di Michelangeli con i suoi pianoforti. Michelangeli, questo è
vero, non tollerava compromessi, era maniacalmente interessato alla perfezione
sonora dello strumento che conosceva profondamente. Fabbrini ha ricordato le notti passate,
talvolta anche in compagnia del maestro, per mettere il pianoforte nelle
condizioni migliori in rapporto alla sala ed al repertorio. Michelangeli, nel
corso della sua carriera di concertista, ha disdetto concerti in numero molto
inferiore di quel che si pensa. Forse era diffusa convinzione in Italia, dove
per anni, per le ben note vicende anche fiscali, non ha più suonato,
concedendosi solo in rarissime occasioni, come in onore di due pontefici, e per il Sovrano
Militare Ordine di Malta, in uno storico concerto di beneficienza in favore
dell’Ospedale Bambino Gesù, nel corso del quale un uccellino, per ascoltare
Michelangeli s’era intrufolato fra le foglie di una pianta, e, avendo cominciato
a cinguettare, costrinse il pianista a interrompere quel canto imprevisto ed a
ricominciare il Ravel di ‘Gaspard de la
nuit’. (A proposito di quel memorabile concerto, quando Benedetti
Michelangeli venne a sapere che i soldi raccolti non erano ancora andati
all’Ospedale pediatrico romano, si infuriò e restituì all’Ordine di Malta
l’onorificenza ricevuta per l’occasione benefica. E bene fece!). Sulla unicità
della sua arte pianistica, molti illustri concertisti, mettendo da parte
rivalità professionali ed anche comprensibilissime invidie, hanno scritto. Non
fece la stessa cosa qualche storico che ancora in anni in cui l’arte di Benedetti
Michelangeli era universalmente riconosciuta, assieme a qualche lato del suo
carattere che certamente non lo rendeva simpatico, si esercitava a demolire il
personaggio piuttosto che a rendere onore al merito.
Un altro grandissimo pianista-didatta russo, Nejhaus,
avendolo ascoltato a Mosca, nel corso
della lunga tournée in URSS del 1964, disse di Michelangeli: ”La sua musica rammenta una scultura di
marmo, perfetta, bella, idonea a resistere per secoli senza mutare, come se non
fosse sottoposta alle leggi del tempo, alle sue contraddizioni e mutevolezze”.
Carlo Zecchi,
un altro dei nostri monumenti musicali, anch’egli ingiustamente dime nticato, ci scrisse di Michelangeli : “ La prima volta che ebbi occasione di
ascoltare ARTURO BENEDETTI MICHELANGELI, fu al Concorso di Bruxelles, molti
anni fa ( La testimonianza manoscritta di Zecchi era del 1984. Benedetti Michelangeli aveva
partecipato al Concorso in questione nel…
ndr.) Egli s’impose subito per le alte qualità di pianista e di
musicista. La commissione era composta dai più alti nomi del pianismo ( Artur
Rubinstein, Wilhelm Backhaus, Gieseking e Annie Fischer) e di rinomati
musicologi come Baumgarter ed altri del suo tempo. Lasciò una grande
impressione che si ripetè al Concorso di Edimburgo, qualche anno dopo, presente
Kleiber, Furtwaengler ed altri. Suonò il ‘Concerto di Schumann, accompagnato da
Vittorio Gui e il pubblico gli decretò un vero trionfo. Personalmente lo
considero un GRANDE, con le lettere maiuscole, e se il suo carattere fosse un
po’ meno chiuso, egli potrebbe avere il triplo di ammiratori. Quando era più
giovane studiava molte ore al giorno e anche di notte. La variabilità e
dolcezza del suo tocco sono le sue doti più spiccate, il suo discorso musicale
sempre persuasivo e dei più convincenti. Io ho per lui una venerazione e vorrei
che Lugano fosse un po’ più vicino a Roma per seguirlo nelle sue peregrinazioni
artistiche! L’Italia può essere fiera di quanto Egli dà per l’arte pianistica e
di quanto l’apprezzino i suoi colleghi. Carlo zecchi ( Piano Time. Anno II,
n.14. maggio 1984). Nella voce
Michelangeli del Dizionario Biografico della Treccani,2010, Rattalino ipotizza
che sia stato proprio Zecchi a votare contro il giovanissimo Michelangeli a
Bruxelles, e che anche in altre occasioni, forse per invidia, Zecchi non avrebbe apprezzato le qualità del
pianista - come invece aveva scritto a
noi.
E Aldo Ciccolini, al quale Benedetti Michelangeli
pare fosse molto legato: “L’Arte di
Benedetti-Michelangeli non si presta ad analisi di sorta. Si constata e basta.
Sarebbe infatti inutile volerne tentare la descrizione ed interi volumi non
basterebbero a coglierne i molteplici, straordinari aspetti. Un pianista del
calibro di Benedetti-Michelangeli non può esser paragonato a nessun altro – è
un fenomeno a parte, una somma di qualità di natura trascendentale sorrette da
una organizzazione mentale al di là dell’eccezionale. Non esito ad affermare
che nessun artista di questa seconda
metà del ventesimo secolo è in grado di reggere il confronto con A.
Benedetti-Michelangeli che ha saputo innalzare l’Arte pianistica a vette
sublimi, insospettate, irraggiungibili”. Aldo Ciccolini ( sempre da ‘Piano
Time’, in un numero dedicato a Michelangeli).
E Tito Aprea:
“ Il pianismo di Michelangeli è costruito
su fondamenta tecniche di infallibile perfezione, si avvale della bellezza di
un tocco espressivo fascinoso per creare atmosfere interpretative di rara
suggestione. E un così acceso clima di conquista spirituale è realizzato con
una imperturbabilità somatica che, già da sola, è misteriosa ed avvolgente.
Michelangeli non si abbandona a quegli atteggiamenti svenevoli o irosi con i
quali molti esecutori ‘mimano’, talvolta, il carattere delle musiche che
eseguono”.
Né va dimenticato
il lavoro di didatta di Benedetti Michelangeli, assai raro in musicisti del suo
calibro; memorabili i suoi corsi di Arezzo, dove aveva formulato un decalogo per
gli allievi dai quali esigeva rispetto per la musica e osservanza ferrea delle
regole della scuola. Si racconta, a tal proposito, di un allievo, molto dotato,
ma che presentandosi a Michelangeli, senza un briciolo di umiltà, gli disse: “Maestro,
sono venuto a farle sentire l’Appassionata”. Il maestro, gelido, rispose: “La
conosco”.
Questo
aspetto del suo carattere, particolarmente evidente nel suo lavoro di
insegnante, ci fa venire in mente un altro grande musicista italiano, venerato
e rispettato da tutto il mondo musicale, che non si faceva scrupolo di manifestare
durezza nei confronti degli allievi poco umili e irrispettosi della musica,
Franco Ferrara, alle cui lezioni, in quel di Assisi, ci capitò di assistere,
nei primi anni Ottanta, mentre non abbiamo mai avuto modo di assistere a quelle
di Michelangeli, ad Arezzo, negli anni Cinquanta, anche per ragioni anagrafiche.
Le
caratteristiche principali del suo pianismo
furono subito evidenti a tutti dal suo debutto internazionale a Ginevra
, al primo Concorso, nel 1939, Michelangeli diciannovenne, sintetizzate da
Cortot che presiedeva la giuria che lo salutò come il ‘nuovo Liszt’. Il
virtuosismo risolto senza apparente difficoltà la prima caratteristica
distintiva, testimoniata anche dalle prime registrazioni. Ad esso si affiancò,
nel tempo, uno straordinario ‘cantabile’, al punto che ascoltandone alcune
esecuzioni particolarmente segnate da
tale stile pianistico si aveva l’impressione fossero due i pianoforti a
suonare, perchè l’accompagnamento differiva dal modo, tutto vocale e sulla scia
della grande tradizione della vocalità italiana, arricchita anche dall’apparizione rivoluzionaria della
Callas, di porgere la linea del canto. Verso gli ultimi anni di carriera si
osservò nel suo pianismo un forte tensione verso l’oggettività
dell’esecuzione. A quale altra svolta
avremmo assistito qualora Michelangeli, se non morto prematuramente in
quell’11 giugno del 1995, avesse
messo in atto quel suo proposito di incidere nuovamente tutto il suo
repertorio, come aveva rivelato anche ad Angelo Fabbrini che, proprio nel
giorno in cui il pianista scomparve si accingeva a raggiungerlo
per discutere e concordare calendario di prove e registrazioni. ( Chi
volesse leggere il ‘diario’ di Angelo
Fabbrini, consegnato, in esclusiva, al bimestrale Music@, non ha che da sfogliare,
sul sito : www.consaq.it,
i nn. 28-31 del 2012 di Music@).
Una
curiosità, per finire. Michelangeli era nato il 5 gennaio del 1920. Esattamente
undici anni dopo, il 5 gennaio del 1931 nacque Brendel e undici anni dopo ancora,
il 5 gennaio 1942, nacque Pollini. Semplice coincidenza, o vogliamo pensare che
esista un giorno propizio per la nascita di grandi pianisti?
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