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lunedì 11 novembre 2013

Hanno la faccia come il CULO - perdonate la proprietà di parola - e sono anche LADRI

Leggo sui giornali che stanno lavorando per non  bloccare le pensioni fino a 3.000,00 Euro lordi, che netti significa intorno ai 1700,00 Euro. Stanno lavorando perchè loro vorrebbero bloccare anche quelle, nel senso che  vogliono  annullare l'automatico  adeguamento al costo della vita, al 100%. Cioè questa massa di ladroni, da Letta nipote fino a Bossi - nel qual caso l'appellativo non è  detto a caso, lui e quella banda bassoti costituita da moglie ( con la sua bella pensione da quando aveva 19 anni!!!!) e figli !- che vivono con 15.000,00 Euro mensili e si lamentano:  tutto sommato  dicono - non sono poi tanti e  dobbiamo sacrificarci per arrivare a fine mese. Loro non prendono assolutamente in considerazione la possibilità di decurtare  quello che guadagnano - più propriamente: RUBANO - per mesi e mesi, anzi per anni, e continueranno a RUBARE, anche quando andranno in pensione. E ruberanno ancora perchè e con la bella pensione che si sono rubati vivranno  a lungo, senza stress per ragioni economiche. Ma la vogliamo finire con questi ladri? Continuano a  non vergognarsi.  Che paese di facce di culo è il nostro ( ritornello)
 Devono solo ringraziare gli italiani per la grande  pazienza, che però potrebbe finir,e e costringendoli, malgrado la nostra paciosità, a scendere in piazza. La storia di altre nazioni europee sembra non insegni nulla a questi MASCALZONI.
 Poi c'è quell'evasore dichiarato , condannato in tre gradi di giudizio, che pretende di tenere in scacco la nazione, e non accenna ad andarsene in galera o ai servizi sociali, ammesso che anche lì non lo schifino.  E' patetico lui ed il suo cameriere Bondi quando di questo o quel parlamentare o ministro si ostinano a dire: t'ho creato io!  bell'impresa! L'evasore, in verità,  ad alcuni dovrebbe dire - come le procure stanno accertando - t'ho pagato io! Pretende l'evasore, con la tecnica del ricatto mafioso, di salvarsi il culo o la faccia, essendo  l'uno al posto dell'altro. Che paese di facce di culo è il nostro( ritornello)
 Infine leggo di Prodi, sì,  del nostro più splendente luminare della politica, mai interessato agli affari, e sempre in sintonia con gli interessi del paese. In un editoriale per il Messaggero scrive che con il Turismo,  che ha tantissimi addetti e che costituisce addirittura il 10% del PIL, l'Italia potrebbe salvarsi. Che scoperta, mortadella! solo che i governi non prestano mai attenzione a questo settore strategico. E lo dice proprio lui che negli anni in cui ha governato ha ridotto i finanziamenti alla cultura , turismo compreso, allo 0,1 % del PIL. Bella faccia di culo, pardon, di mortadella ( ritornello, con variazione)

sabato 24 agosto 2013

Ora la crisi colpisce anche la cultura, lo dice Federculture

Ci siamo. Per la prima volta, il calo dei ‘consumi’ culturali è grave, quasi drammatico, dopo anni di tenuta nonostante la crisi. Nel 2012, infatti, gli italiani sono andati di meno a cinema, a teatro, ai concerti e alle mostre d’arte, oltre al fatto che leggono meno libri (ma questa non è una novità), mentre i musei hanno perso un visitatore su 10, come racconta il rapporto di Federculture, sulla cultura in Italia nell’anno 2012.
Il Rapporto di Federculture lancia l’allarme sul settore, ma avverte: il problema non è solamente imputabile alla crisi. Nonostante tutto, agli italiani la cultura piace. Il problema è da imputarsi al sistema. Basti considerare che i visitatori di tutti i musei statali italiani superano leggermente quelli di Londra, ad esempio. Il presidente di Federculture, Roberto Grossi, denuncia apertamente:
“Siamo in un tunnel: si registra una completa assenza di fiducia, anche tra gli operatori del settore, e tutto questo a causa di leggi stupide. La responsabilità cade sulla totale assenza di programmazione e su una politica debole che allontana i privati”.
Alla luce di quanto diffuso dal rapporto 2012 sulla cultura stilato da Unioncamere e Symbola, si evidenziava invece un potenziale produttivo del Pil di quasi il 5% da parte della cultura, capace di coinvolgere centinaia di migliaia di imprese e di creare posti di lavoro.
Ciò denota come la colpa del sistema sia effettivamente non priva di ragioni. Basti considerare l’esempio Pompei, emblema di noncuranza del Governo per quello che da più parti, e non a torto, viene definito il vero petrolio del Paese.
Nel dettaglio, dai 72 miliardi del 2011 si è scesi ai 68,9 miliardi di spesa "culturale" del 2012. Il settore che ne ha risentito di più è quello dei concerti (-8,7%), seguito dal teatro (-8,2%), dal cinema (-7,3%) e dai musei (-5,7%).
A pesare di più sul settore, la mancanza delle attenzioni statali e soprattutto degli investimenti privati, con un crollo delle sponsorizzazioni (-9,6% rispetto all’anno precedente, e addirittura -42% rispetto al 2008).
Bologna e Torino sono le città italiane che hanno più risentito della crisi della cultura, registrando un calo rispettivamente del 17,7% e del 14,7%.
Male anche Roma e Milano, con una riduzione del 6,3% e del 5,7%. Sugli scudi, invece, Firenze e Venezia, con un incremento, rispettivamente, dell’8,3% e del 4,8%. Ma forse il peggio non è finito, e la luce in fondo al tunnel non si vede ancora.