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domenica 8 gennaio 2017

Due buone notizie in questo inizio di 2017: crescita del turismo culturale, rinascita dell'Orchestra Mozart

La notizia migliore delle due, se non altro perché coinvolge un numero altissimo di persone, è l'aumento consistente del visitatori di musei, monumenti e siti archeologici nell'anno appena passato, con un incremento oltre che di visitatori, conseguentemente, anche di entrate da botteghino. Ed è una notizia che ci rende oltremodo contenti, perché l'aumento del pubblico in Italia è in controtendenza rispetto all'Europa, dove si registra, invece, un calo non irrilevante, perfino al Louvre (dopo gli attacchi terroristici a Parigi ed in Francia).

I particolari del resoconto del 2016 , fatto da Franceschini, sono oltremodo interessanti. Naturalmente i soliti  notissimi monumenti sono in cima alla lista dei siti visitati: Colosseo, con un leggero calo - causa controlli all'entrata? - Pompei, Uffizi ecc... ma anche una maggior presenza di tanti altri monumenti e siti  del nostro ricco territorio. Entrano nella lista dei monumenti visitati anche il Pantheon, fino a poco tempo fa negletto; brilla anche la Reggia di Venaria, che conferma Torino come una delle mete più ambite del turismo nazionale e non. Nella lista delle mete preferite c'è anche Mantova, capitale della cultura nell'anno appena trascorso.

Non pochi attribuiscono tale insperato successo a due fattori di incentivazione. Il primo, interessante, la domenica prima del mese, in cui  si può visitare tutto gratuitamente; il secondo, l'arrivo di direttori stranieri, scelti attraverso un bando internazionale, che,  per cultura, sono più abituati dei nostri ed anche più addestrati oltre che alla conservazione alla valorizzazione del nostro patrimonio.  Un giovane musicista ha lanciato una proposta. Perché non affidiamo a direttori stranieri anche le nostre istituzioni musicali, nella speranza che le rivitalizzino almeno per il pubblico?

 La seconda buona notizia - ma ad essa avevamo accennato già nei giorni scorsi - è la rentrée dell'Orchestra Mozart, che dopo tre anni di silenzio dal quale non si sapeva se sarebbe mai rimersa, è tornata a suonare al Manzoni di Bologna, diretta da Bernard Haitink che aveva diretto prima del suo forzato scioglimento ( causa malattia di Claudio Abbado, il fondatore) l'ultimo concerto chiamato a sostituire il fondatore ormai in gravi condizioni di salute e assai prossimo alla morte. Lunga vita alla Mozart!
Solo che... della Mozart non è fregato nulla alla città di Bologna, alla Regione, allo Stato (al Ministero di Franceschini) e poco, anzi pochissimo anche ai 1000 che hanno donato poco più di 90.000 Euro, attraverso la raccolta fondi diffusa.

mercoledì 4 gennaio 2017

Torna a suonar l' Orchestra Mozart di Abbado padre

La notizia è di quelle belle, già anticipata negli ultimi mesi dell'anno passato. La Mozart, l'orchestra fondata e diretta da Cludio Abbado, che aveva dovuto arrendersi di fronte alla malattia mortale che era tornata  colpire il direttore, sciogliendosi qualche settimana prima della  sua morte, torna ora a riunirsi per suonare, dopo alcune esperimenti cameristici in questi ultimi tempi.

Intanto gli appuntamenti fissati per questo gennaio sono due, il 6 a Bologna e l'8 a Lugano. Si tratta di una 'prova generale' di possibile ripresa, in tutt'altre condizioni. Per questi due concerti gli strumentisti - gran parte dei quali illustri e stabili in formazioni di prestigio in vari paesi europei - sì sono prestati a provare e suonare gratuitamente, e la stessa cosa ha fatto - e dichiarato pubblicamente anche per invogliare altri suoi colleghi a fare altrettanto -  Bernard Haitink, l'87. enne direttore che aveva sostituito Abbado negli ultimi concerti a capo della Mozart : per riprendere, in certo modo, proprio da dove aveva lasciato, prima della morte di Abbado, ha dichiarato a motivare la sua risposta alla chiamata della Mozart.

Dicevamo che la Mozart rinasce con altri presupposti di gestione: si sta stimolando una sorta di piccolo 'azionariato' diffuso ( c'è un termine inglese che lo definisce, ma a noi non piace) alla cui generosità e quantità affidare le sorti della bella orchestra. Facciamo il tifo perché riesca, per intanto.

Resta un mistero il fatto che con la morte di Abbado sponsor e benefattori 'pesanti' dell'Orchestra abbiano ritirato le loro  munifiche donazioni, come un mistero altrettanto incomprensibile resta l'assenza totale del ministro Franceschini e della sua corte che neanche un proposta ha avanzato  per aiutare la rinascita dell'Orchestra di Abbado, per la quale, quando il direttore era ancora in vita, ma anche subito dopo la sua morte, aveva promesso attenzione - che tradotto significa finanziamenti, in questo caso ben spesi - e il proposito di non vederla defunta definitivamente.

Per noi, non sappiamo se anche per chi legge, resta come il mistero dei misteri il silenzio e l'assenza dei figli del maestro in questo tentativo di rinascita, soprattutto di sua figlia Alessandra che  a fianco ed alle dipendenze del padre è vissuta per una vita, ma anche di Daniele che del nome di Abbado ha tanto beneficiato, anche se ora non più. Alessandra potrebbe rispondere che ora si dedica ad altri progetti avviati da suo padre, e che intrecciano arte e solidarietà. Bene, ma ha perso l'uso di parola sulle traversie della Mozart, per non dire almeno una parola di augurio?

Anche per questo e molto altro ancora, il gruppo di persone che si è impegnato in questa difficile operazione di rinascita merita attenzione ed incoraggiamento . Come meriterebbe un concreto sostegno del Ministero di Franceschini, che brucia  alcune decine di milioni per rifare la platea in legno del Colosseo.

martedì 13 settembre 2016

Dove visse Abbado a Bologna ore c'è un bed&breakfast. Ci sarà la corsa ad abitarlo?

" L'appartamento in cui ha vissuto per 10 anni il maestro Claudio Abbado trasformato in un bed&breakfast. Apre oggi 'Casa Isolani-Residenze d'epoca' in pieno centro a Bologna, nel luogo in cui ha vissuto ed è morto uno dei più grandi direttori d'orchestra della storia. Una struttura con quattro camere, di cui una chiamata proprio 'Camera Abbado' (o Abbado Room), che - come si legge sul sito del B&B - il maestro "scelse come studio e abitazione privata". Abbado affittò nel 2004 la sua ultima residenza in questo storico palazzo settecentesco di proprietà della famiglia Cavazza-Isolani: si trova nella centrale via Santo Stefano e si affaccia sulla piazza delle Sette chiese. Come racconta l'edizione locale di Repubblica, nell'appartamento - da cui si ha una vista su tutta la città - sono rimasti pochi pentagrammi a testimonianza della vita del maestro. In queste stanze il 20 gennaio 2014 vennero a dare l'ultimo saluto ad Abbado uomini come Giorgio Napolitano, Renzo Piano, i grandi della musica e dell'arte".

Con questo 'lapidario comunicato' l'ANSA annuncia il cambio della 'destinazione d'uso' dell'appartamento nel quale è vissuto negli ultimi dieci anni a Bologna Abbado, e dove è morto. 
Lo hanno deciso i proprietari del palazzo nel quale l'appartamento è situato  e che era stato affittato al maestro.  
Chissà se i frequentatori, che i proprietari del bed&breakfast si attendono numerosi, saranno così felici di abitare le stanze nelle quali aleggia ancora lo spirito di Abbado.
 Esperimenti, per certi versi simili, appena ventilati negli anni passati - come quello di far girare (vivere per qualche giorno) Pavarotti nelle stesse stanze dell'attuale Casinò di Venezia, dove all'ultimo piano visse e morì Wagner - naufragarono miseramente al primo annuncio. E la ragione non c'è bisogno di spiegarla: scaramanzia!

venerdì 20 maggio 2016

Stanno uccidendo anche la speranza dei giovani musicisti. Nel silenzio generale chiude l'EUYO.Tace l'Associazione nazionale critici musicali

Se non ci fossimo imbattuti, per caso, nella notizia della chiusura della EUYO ( Orchestra Giovanile dell'Unione europea),  pescata  fra le pieghe di una rivista on-line, non l'avremmo appresa neanche noi, pur leggendo ogni giorno tre quotidiani. Perchè? Forse perchè per i tanti giornalisti che si occupano di musica questa non è una notizia, è una delle morti, ritenute naturali, vittime della crisi economica. Comunque non è un giustificazione del silenzio. Come non si può giustificare il silenzio caduto anche su un'altra chiusura eccellente degli ultimi tempi, quella della Orchestra 'Mozart' fondata da Claudio Abbado - i cui discendenti si sono chiamati fuori, tanto era l'attaccamento all'opera del loro genitore - e che ora un gruppo di volenterosi tenta il tutto e per tutto per far rinascere, come del resto starebbero per fare i dirigenti della EUYO che chiedono l'aiuto di tutti.
 E' sorprendente l'indifferenza dell'intero mondo musicale che  sembra ragionare seconda la tragica logica 'mors tua vita mea'. Non è il primo caso in cui si riscontra tale colpevole sordità nei riguardi del futuro dei giovani musicisti, ai quali ormai si sbatte la porta in faccia, e si prospetta un futuro buio, senza speranza.
 La nostra insistenza, e non da oggi, sulla colpevolezza di alcune, ora più d'una, importanti istituzioni musicali italiane, finanziate con denaro pubblico, nei cui cartelloni sono rare, perfino più rare delle mosche bianche, le presenze di artisti italiani va proprio nella stessa direzione di questa denuncia. Che accusa anche il silenzio di tanti giornalisti che, facendo affari più o meno consistenti e frequenti con dette istituzioni, tacciono volutamente e colpevolmente delle tante incongruenze che si rivelano ad occhio nudo. Nessuno ne parla. Anzi la gran parte di tanti pezzi  che leggiamo, ha il tono del panegirico e del bollettino della vittoria.
 Avanti così ancora per un pò e poi potrà anche accadere che la presenza della musica anche sui giornali si ridurrà al lumicino o forse sparirà. Ed una mano la daranno anche le molte imbecillità che ci capita di leggere un giorno sì e l'altro pure.
 Inutile sottolineare, in questo come in altri casi, la colpevole cronica assenza e distrazione, ed il silenzio che ne consegue, dell' Associazione nazionale Critici musicali che raccoglia la crema di coloro che esercitano tale professione che si bea ormai quasi esclusivamente nell'attribuire , con cerimonia pubblica - quest'anno ai primi di giugno - dei famosissimi 'premi Abbiati', che, nella logica perversa, segnala i meriti mai i demeriti o le storture.

giovedì 28 aprile 2016

'Quando a tordi e quando a grilli'. A proposito delle edizioni critiche delle opere di Giacomo Puccini

Il popolare detto: 'quando a tordi e quando a grilli' che  per i cacciatori indica il succedersi di stagioni floride e stagioni magre, se letto all'incontrario, e cioè 'quando a  grilli e quando a tordi' fotografa con esattezza la situazione dell'edizione critica delle opere di Giacomo Puccini. Musicista sul quale solo di recente abbiamo acquisito una più approfondita conoscenza,  a seguito della quale abbiamo  faticato non poco per districarci fra le varie istituzioni di Lucca o Viareggio e del resto della Toscana, che vantano progeniture nello studio  e nella cura degli interessi 'musicali' del maestro.
 Queste ed altre notizie abbiamo appreso sfogliando il primo volume dell'epistolario del musicista edito a cura del Comitato scientifico per 'L'Edizione nazionale delle opere di Puccini', nel quale siede la crema degli studiosi del musicista lucchese,  che  è stato incluso, di diritto, nell'edizione nazionale, consci del valore che la corrispondenza di un musicista  può avere nello studio delle sue opere.
 Ad essere sinceri abbiamo anche appreso che c'è ancora chi, fottendosene del valore delle lettere per gli studiosi, pone il veto sulla pubblicazione del contenuto di alcune di esse inviate dal musicista a sua moglie,  Elvira,  durante i primi anni di convivenza, nelle quali naturalmente il 'protofemminismo' pucciniano, si esprime in tutta la sua forza,  nel tentativo di spezzare le catene con le quali Elvira voleva tenere legato a sé il musicista, donnaiolo incallito.
 Adesso però ci interessa un altro aspetto della questione,  riguardante l'edizione delle opere del maestro; di esso siamo venuti a conoscenza leggendo l'intervista di Giuseppina Manin a Chailly che ha anticipato al Corriere alcuni particolari della Fanciulla del West che sta per tornare nella stagione scaligera.
 Un fatto assolutamente nuovo per la Scala che  aveva condannato all'ostracismo le opere pucciniane negli ultimi anni, sotto la gestione Lissner,  e che, per sempre, le  ha  espunte dal suo repertorio uno dei nostri più noti direttori, Claudio Abbado, e forse non solo lui ( Su quest'ultimo argomento e sulle ragioni di una tale inspiegabile esclusione, avevamo richiesto, per uno degli ultimi numeri di Music@, un articolo a Michele Girardi,  studioso pucciniano, al massimo della nostra stima,  alla vigilia di un suo corso universitario dedicato ad 'Abbado alla Scala';articolo che non ottenemmo prima di abbandonare la direzione di Music@).
 Abbiamo appreso dall'intervista al Corriere che Chailly  riceverà l'edizione critica dell'opera pucciniana dalle mani di Gabriele Dotto 'direttore dell'edizione critica' delle opere di Puccini per Ricordi'.
E l'edizione nazionale delle opere di Puccini, finalmente varata dal governo (nel 2007) ha nulla a che fare con quella curata da Dotto? E Dotto  fa parte anche del comitato scientifico al quale prima accennavamo. No.  Da una parte Ricordi, con Dotto e Parker, dall'altra il Comitato per l'Edizione nazionale ecc...
Insomma si è atteso anni ed anni per  promuovere l'Edizione nazionale di un musicista fra i più rappresentati al mondo, ed al momento in cui la si ottiene, dopo durissime lotte, di edizioni critiche se ne preparano due, una contro l'altra, una indipendente dall'altra (Dotto, che prepara quella per Ricordi,  prima  incluso nel Comitato  di cui sopra, assieme a Parker, subito dopo si era dimesso. Ha avuto qualche responsabilità Ricordi in tale decisione?).
 E' chiaro che le due edizioni e gli studiosi preposti sono un anacronismo che solo in Italia poteva prendere forma. Anacronismo su anacronismo, laddove tutti si attenderebbero che correndo in due si faccia prima, sembra che tutti e due procedano al rallentatore.
 Ora verrebbe da chiedersi perché Casa Ricordi, una volta avviata l'Edizione nazionale non si sia fatta avanti per proporre una fruttuosa e naturale collaborazione fra il Comitato e la casa editrice che per tutta la vita è stata quella di Puccini? Non è facile dare una risposta. Forse al comitato scientifico non piacciono, perché sorpassate( ?), le edizioni delle opere già messe in commercio da Ricordi; o Dotto pensa la medesima cosa di quel poco che l'Edizione nazionale ha già pubblicato?
 Nel settore degli studi non dovrebbe contare tanto chi è arrivato prima, quanto il valore e l'attendibilità del risultato. Ora se le opere già edite da Ricordi - che è un editore e che quindi sacrosantemente bada anche al guadagno - non sono condivise dagli studiosi, perchè non dirlo, proponendo le necessarie correzioni?
 Dalla stessa intervista a Chailly, apprendiamo che ascolteremo, questi giorni alla Scala, una Fanciulla come non l'abbiamo mai ascoltata, e cioè quella scritta da Puccini, l'Urtext pucciniano; mentre  noi l'abbiamo ascoltata con i tagli e le correzioni che vi aveva apportato Toscanini, vivo Puccini che le aveva accettate, lasciando correre, fin dalla 'prima' a New York.
 E qui una domanda sorge spontanea a proposito di Toscanini. Non s'è sempre detto che per il noto direttore la parola del musicista - la sua musica - era intoccabile come la Bibbia?

sabato 5 marzo 2016

La Fondazione Claudio Abbado - figli ed esecutore testamentario - sceglie Berlino per trasferirvi l'archivio del musicista. Bocciata l'Italia

Cominciamo col dire che la decisione dei figli di Abbado - Daniele ed Alessandra - di spedire l'archivio del loro padre alla Biblioteca nazionale di Berlino,  a portata di mano dei Berliner Philharmoniker, che lo ebbero direttore per molti anni, nonostante che abbia qualche ragione di opportunità, non ci piace affatto, per le ragioni che i due rampolli che un pò conosciamo, direttamente o indirettamente, hanno addotto  a sostegno di tale decisione.
 No Milano perchè, in fondo, il loro padre, dopo essersi formato ed aver mosso i primi passi ed aver avuto il primo importante incarico alla Scala, andò via sbattendo la porta, molti anni fa, e non ci è più tornato, salvo una fugace apparizione  nel 2012 .
No Bologna, dove Abbado ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, e dove ha messo su l'ultima sua creatura 'giovanile', l'Orchestra Mozart; ma qui non abbiamo capito perchè.
E no Ferrara, dove Claudio Abbado per anni,  a cominciare dagli anni Ottanta  ha avuto una sua residenza con l'Orchestra europea, altra sua creatura musicale, ma dove ha trovato lavoro a sua figlia Alessandra... ed anche qui la ragione non  ci è chiara.
 Per Milano s'è ascoltata anche la voce di Filippo Del Corno, compositore ed assessore alla cultura del gabinetto Pisapia, e ovviamente in buoni rapporti con gli eredi del maestro, nonchè esponente dei salotti buoni della capitale lombarda, che ovviamente ha detto di essere d'accordo con la decisione autonoma degli eredi del maestro -  che ha anche altri due figli più piccoli, rispetto a Daniele ed Alessandro - perchè, in buona sostanza, Berlino 'fa buona guardia'.
Cioè - ed è lì'unica ragione che capiamo e possiamo condividere - andando a Berlino tutto il lascito 'musicale'  (soprattutto partiture, libri, corrispondenza poca) di Claudio Abbado sono sicuri che verrà catalogato, come sottoscritto dagli affidatari, e digitalizzato, cosa che in Italia, con i chiari di luna attuali, nessun'altra istituzione avrebbe garantito nei modi e tempi assicurati dai tedeschi.
 Noi stessi, si parva licet... ,quando abbiamo deciso di donare ad una biblioteca una decina di lettere manoscritte che Stockhausen ci scrisse ai tempi della nostra direzione di Piano Time, abbiamo subito deciso per la biblioteca musicale dell'Istituto Storico Germanico di Roma, perchè siamo sicuri che quelle lettere  in quello straordinario centro di cultura e di studio saranno conservate e rese accessibili nella migliore maniera  possibile.
 Ma noi che non abbiamo ricevuto nessun favore nè dal celebre istituto romano, del quale però in tante occasioni abbiamo potuto verificare di persona l'efficienza e la cortese sollecitutdine, nè da nessun altro, essendo liberi di fare dono delle nostre cose a chicchessia, abbiamo scelto secondo un nostro personale insindacabile parere.
 I figli del maestro, specie i due più grandi, Daniele il regista e Alessandra la manager, non possono dire altrettanto. perchè- senza timore di essere smentiti - in Italia, in nome del padre, hanno ricevuto opportunità come in nessun altro paese, neppure in Germania. E allora avrebbero dovuto tentare altre possibili strade, giustificare altrimenti la scelta senza quel  tipico atteggiamento riprovevole di chi sputa nel piatto nel quale ha mangiato e continua a mangiare.
E la figlia Alessandra - come abbiamo scritto alcuni giorni fa - perchè ora che suo padre è morto, non continua a lavorare per l'ultimo suo progetto rappresentato dalla 'Mozart'  - dove lei ha trovato lavoro per anni - che ora faticosamente si tenta di far risorgere?
 E Daniele, regista, lavora all'estero come in Italia? Ce lo dica se sbagliamo.
Spunta poi una collaborazione con l'Accademia di Santa Cecilia, guidata dal loro parente Michele Dall'Ongaro che dovrebbe avere un accesso 'privilegiato' all'ARCHIVIO BERLINESE. Ma come fa se, notizie degli ultimi tempi, il personale della Bibliomediateca ceciliana è stato ridotto all'osso al punto che  neanche la normale attività di consultazione e studio è oggi garantita?

mercoledì 24 febbraio 2016

L'Orchestra Mozart RISUONA. Per volontà e donazioni di molti. E il mondo della musica che fa? E Franceschini dove si nasconde?

Chissà che non si avveri  la rinascita dell'Orchestra Mozart, inventata e diretta per anni da Claudio Abbado,  e chiusa - 'momentaneamente, si disse allora - alla viglia dell'acutizzarsi della malattia che lo condusse alla morte a gennaio del 2014.
 Tutti si dissero allora che quell'Orchestra - un vero gioiello -  non poteva morire con il direttore. E promisero anche che, in qualche modo, sarebbe risorta. Ed invece sono trascorsi ormai due anni senza che nulla in tal senso sia accaduto. E l'Orchestra che, unica al mondo, faceva suonare insieme solisti strepitosi e giovani dotatissimi, si è dovuta arrendere al destino ed all'indifferenza  che ne hanno decretato la chiusura.
Fino a ieri, perchè da oggi - ci informa il 'Corriere', con una articolo di Giuseppina Manin - c'è un progetto concreto, gestito da Ginger, società di crowdfunding ( in parole povere, un progetto di azionariato diffuso, per entrare nel quale  ogni donazione di qualunque entità è la benvenuta: fino a questo momento sono stati donati 8.000 Euro circa, da poco più di un centinaio di donatori. Il traguardo è ancora lontanissimo, ma l'inizio è promettente ed entusiasta), al quale partecipa come capofila la Accademia Filarmonica di Bologna, guidata da Loris Azzaroni, che organizza ed ospita le attività di formazione ed anche qualche concerto della Orchestra.
Sulla cui culla non vigila più Alessandra Abbado, figlia del maestro esempre al suo fianco, in veste manageriale, dai tempi della direzione dei Berliner, di Ferrara Musica (con Mauro Meli), e poi alla Mozart . Come mai, si è spento, con la morte del padre, il sacro fuoco che bruciava nel suo petto e che la spingeva a lavorare nella musica? A proposito che belle facce quelle delle giovani che costituiscono lo staff che lavora alla nascita dell'orchestra che fu di Abbado.
 Adesso, dandosi delle regole precise nel settore economico - un rimborso spese uguale per tutti, per abbattere le spese, e dunque nessun cachet- si vuole ad ogni costo far rinascere l'orchestra. C'è già un mini calendario di concerti  nei quali, dopo la rinascita, alcuni musicisti di gran fama, si sono offerti di suonare, facendo  da amorevoli levatrici al  nuovo parto, che arriva dopo il doloroso distacco da Abbado.
 In questo bel progetto risalta, come nota stonata, l'assenza totale del ministero di Franceschini, quello della ricopertura della platea del Colosseo - sulla quale speriamo che almeno si esibisca lui: sarebbe  la vera novità  che giustificherebbe l'interesse eccessivo mostrato dal ministro per il progetto che costa alcuni milioni di Euro. Potremmo aggiungere a questa inutile enorme spesa da parte di un ministro che va  ogni giorno gridando in giro che la musica è ciò per cui l'Italia è conosciuta nel mondo, una seconda idiozia anche storica - ha ragione, lo è anche per le orchestra che chiudono, nella totale indifferenza anche sua!- ventilata  e caldeggiata dal sindaco di Verona, Tosi, che ha ottenuto una notevole somma, per formulare il progetto di fattibilità della copertura dell'Arena, da 'Calzedonia'.
Si vuole rifare il Colosseo - magari anche Franceschini penserà in un secondo momento alla sua copertura - coprire l'Arena di Verona per ospitarvi spettacoli di ogni genere anche d'inverno  oltre che d'estate, a dispetto della pioggia, e poi  si resta insensibili ed impermeabili alla chiusura di un'orchestra che si era segnalata per la sua grande qualità  oltre che per la atipicità ( grandi solisti e giovani promettenti ).
 Il prossimo 9 marzo un film sull'orchestra, realizzato nel 2104 dalla coppia Failoni/Merini, verrà proiettato alla Philharmonie di Berlino, segnando l'avvio ufficiale della raccolta fondi per far 'RISUONARE la MOZART'.
 Ma sarebbe il caso che tutti i musicisti che contano, che hanno conosciuto e lavorato con Abbado, di cui si sono professati amici( veri? occasionali?presunti? di comodo? amici/nemici?)  e che in tante occasioni dicono di avere a cuore il futuro dei giovani musicisti passassero dalle parole ai fatti; e cioè che solisti e direttori ( soprattutto direttori indispensabili alla rinascita, e pensiamo a  Muti, Pappano, Mehta e Barenboim ed altri) suonassero, cantassero o dirigessero un concerto della Mozart per riavviarla, più bella di prima. Fatti, non bastano più solo le parole.
(www.orchestramozart.com)

sabato 9 maggio 2015

Aldo Nove, scriptor optimus, scopre Mozart, invitandoci a leggere l'epistolario. Modernissimo.

Leggere dopo quasi cinque anni dalla sua uscita in libreria un invito alla lettura dell'epistolario di Mozart, fa un certo effetto. Ancora più forte se ci viene da uno scrittore di  genio come. Vuol dire che Mozart colpisce ancora e non solo con la sua musica. E' così. Dalle pagine del 'Sette' del Corriere, Aldo Nove ci invita a leggere l'epistolario completo di Mozart e famiglia, dopo molti anni dalla sua pubblicazione in lingua italiana, per conto dell'editore Zecchini, tradotto e curato da un notaio con la passione per Mozart, Marco Murara.
Perchè solo oggi  Nove si accorge dell'acutezza della modernità della genialità della creatività che emerge anche da queste lettere, al pari della sua musica? Forse  perchè solo ora ha cominciato a leggere quell'epistolario? Non lo sappiamo, ma raccogliamo il suo invito.
 Ci sarebbe piaciuto che Nove avesse avuto qualche parola, non più di qualche parola, per elogiare il traduttore e curatore del monumentale epistolario patrocinato anche dall'Associazione 'Mozart Italia'. Già. Perchè in Italia, sebbene promesso tante altre volte, l'epistolario di Mozart non era ancora stato mai pubblicato prima del 2011. Se ne conosceva una vecchia, parziale, edizione, come anche la raccolta 'sporcacciona' delle lettere alla cugina con la quale amava scriversi di culi ed anche  di cacche. Culi e cacche presi alla  lettera dalla premiata ditta 'Fanny & Alexander' per mettere in scena il Flauto, atteso ora a  Bologna, al Teatro Comunale, per il quale serviranno anche occhiali che fanno vedere la scena in 3D ( ci sarà spazio per un briciolo di attenzione  anche per la musica e la sapiente favola?). culi e cacche che  piacciono anche ad un musicologo 'della domenica' come Corrado Augias, che in vecchiaia ha scoperto  questo nuovo remunerativo filone  professionale.
 In verità, una edizione completa dell'epistolario, era stato promesso - ma solo promesso, e mai realizzato - in occasione dell'anniversario mozartiano del 2006 (duecentocinquanta anni dalla nascita) da una musicologa impostasi all'attenzione mondiale dopo i suoi voli, con Claudio Abbado, nel cielo di Berlino, la quale ha  poi preferito  dedicarsi alla massoneria di Mozart - trattata con 'straordinario acume' dalla su citata musicologa, Lidia Bramani, come annota Aldo Nove. L' argomento le è evidentemente più famigliare e congeniale, ragione per la quale Aldo Nove approfitta per suggerirci di leggere il suo 'fondamentale' studio in materia, al punto che ci viene il sospetto che Nove possa aver scritto questo articolo-invito per accennare al libro della Lidia. Ma dobbiamo leggere anche questo di libro? Non basta l'epistolario, per  il quale non basta una vita?