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domenica 7 gennaio 2018

L'Accademia di Villa Massimo a Roma accoglie l'organaro tedesco KLAIS

Villa Massimo è la sede della gloriosa Accademia tedesca di Roma, che ha un attività culturale intensa  e di primissimo piano. Ha borsisti tedeschi nelle varie discipline, soprattutto artistiche, ai quali,  in alcuni campi più che in altri, offre il privilegio di vivere nella città più bella del mondo (non più ai tempi di Virginia Raggi)  e che è considerata da sempre, come del resto l'Italia tutta , un museo a cielo aperto.

Per il 2018 ha accolto, per decisione del suo valente direttore il dott. Bluher, fra i suoi borsisti, che solitamente, sono pittori, scultori, architetti, scrittori, poeti,  per la prima volta un organaro, in coincidenza dell'ammissione dell'organo tedesco -  inteso  come strumento musicale - fra i beni immateriali dell'umanità da parte dell'Unesco.

Klais è l'erede di una antica famiglia di organari tedeschi. Ha potuto già compiere un giro per visitare l'immenso, vario ed importante patrimonio organario della Capitale, dove vi sono anche strumenti antichi di fabbricazione tedesca, ed infine, guardando ad un futuro diverso, l'Auditorium  costruito da Renzo Piano che un organo - come nella prassi delle più importanti sale da concerto - non ha; e per la cui costruzione si sta battendo da tempo a Roma, con varie iniziative, l'organista Giorgio Carnini, senza risultati concreti.

 La storia della mancata costruzione di un organo da concerto nella Sala 'Santa Cecilia', non tutti la conoscono; è stata raccontata una volta, in lungo e largo, dal bimestrale Music@, edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila.

Durante la costruzione dell'Auditorium si pose il problema della costruzione dell'organo, che avrebbe offerto la possibilità di effettuare concerti e festival organistici che, come si sa, sono molto seguiti. La sola immensa letteratura organistica di Johann Sebastian Bach, dovrebbe convincere delle meraviglie organistiche,  negate ai cittadini della capitale, per mancanza di strumenti idonee e di sale provviste.

Ma chi non volle l'organo fu proprio uno dei più noti musicisti, all'epoca a capo dell'Accademia di Santa Cecilia, che aveva alle spalle una tradizione organistica di famiglia: Luciano Berio, il quale anche dopo che fu fatta fare a Renzo Piano una variante del progetto per posizionare l'organo,  troncò ogni discussione sull'argomento, dichiarando che "l'organo è uno strumento da chiesa e lì deve restare". Dichiarazione degna di un ignorante totale, pur musicista. Nonostante la campagna di stampa e di opinione ( nella quale si impegnarono anche i Radicali e Italia nostra) non ci fu verso per convincere  il musicista a desistere dal suo insensato proposito da analfabeta, imposto con fare dittatoriale, come in altre occasioni.

 Quella vergogna non è stata ancora sanata, nonostante gli sforzi  di Carnini. Ed è assai difficile  che l'attuale dirigenza di Santa Cecilia prenda in considerazione la possibilità di dotare la sala grande dell' auditorium di uno strumento di pregio, a canne (a prescindere dal costo), come vediamo ed ascoltiamo in tante sale da concerto sia di recente costruzione, vedi Lucerna, sia antiche, come la Sala d'oro del Musikverein di Vienna.

Michele Dall'Ongaro, sovrintendente dell'Accademia, dimostrerà attenzione al problema? Boh! Lui ha altri pensieri per la testa, in cima ai quali come farsi rieleggere alla fine del suo primo mandato, sapendo che l'organo certamente non aggiungerebbe nuovi elettori a quelli che si è già assicurato con adeguata amministrazione. Perciò... al prossimo sovrintendente, semmai.

giovedì 14 dicembre 2017

Bucarelli, nipote di Palma, portavoce di salotti; Franceschini, romanziere prezzemolino, ministro 'mezzodisastro'

Bucarelli, Angelo, nipote di Palma, rappresenta a Roma il portavoce dei salotti. Li racconta anche quando non ne  fa parte. Come l'altro ieri, quando ha scritto sul 'Corriere' di una 'canasta' fra dame della società romana, vere o finte, in fibrillazione  da giorni, per un evento cin grado di  sballottare i loro petti oltre che i loro occhi.

 La prossima settimana saranno a Roma due noti tenori, invitati dall'Accademia di Santa Cecilia, per due distinti concerti: in quell'occasione ci sarà una cena per raccogliere soldi per l'Accademia - chissà se una parte il sovrintendente li destinerà alla Bibliomediateca che adesso esige  da chi ci va a fare ricerche una tessera a pagamento. 

 Naturalmente le dame in fibrillazione - alle quali, rivela il Bucarelli,  importa meno dei due concerti e della bravura dei due tenori - sono agitate, nell'immediato, per l'abito da  sfoggiare alla cena di gala, che costerà ad ogni commensale 1.000 Euro ( Fra parentesi: quanto ci caveranno dalla cena,  se il catering - che presupponiamo costosissimo - sarà di 'Relais Le Jardin' del genero e figlia di Letta, il cameriere di Sua Santità?)

 Perchè fibrillano le dame romane, di nuovo o antico lignaggio? I loro petti sussultano - sussulterebbero -  nelle mise scollatissime, e le  ciglia sbattono - sbatterebbero - per i due tenori che,  conferma Bucarelli, sono 'due bellissimi': Juan Diego Florez e Jonas Kaufmann. 
In attesa della  cena pro Santa Cecilia, discutono e si accapigliano, su chi  far sedere accanto ai due bellissimi, dei quali  ancora non sanno se verranno accompagnati dalle rispettive mogli o fidanzate, o saranno sciolti. 

Mettiamo allo stesso tavolo giovani dame -  poche in verità, quelle che non hanno già realizzato il sogno della loro vita: accalappiare il miglior partito su piazza - o innocue signore per le quali le fibrillazioni sono solo un lontano sbiadito ricordo da riattivare a comando, se gli riesce ancora?

Adesso, che siamo alla viglia della cena di gala, Bucarelli sta cercando di rubare il segreto delle quattro selezionatissime, da far sedere  ai lati dei due tenori, e chissà che non ci dia notizia,  in queste ore, delle ambitissime  predestinate. E, visto che ci siamo, anche della raccolta fondi che, in questi casi,  non è detto sarà soddisfacente.

Franceschini, da quando sta con Michela, sua moglie, non perde occasione per mostrarsi  ovunque,  sempre al suo fianco, al punto che molti si domandano dove trovi il tempo per scrivere romanzi, come l'ultimo che ha presentato, anche quello ovunque, con grandi salamelecchi dei recensori di turno.
Adesso non si perde una inaugurazione, dalla Scala all'Opera di Roma, al Museo ebraico della sua Ferrara, nella speranza di raccogliere applausi per l'aumentato pubblico di musei e siti storico-archeologici, come fosse merito suo, mentre è il risultato delle domeniche gratis, in massima parte.
Mai che accenni, in tutte le dichiarazioni pubbliche, ai problemi  ai quali il suo dicastero, cioè lui, non dà ancora risposte. Ad esempio, al funzionamento delle biblioteche, almeno quelle importanti, o anche - ultimissime notizie - ai soldi necessari per restaurare le coperture in piombo, urgenti, degli 'scarabei' di Renzo Piano, al Parco della Musica di Roma. Servono due milioni, i lavori sarebbero urgenti, ma alle porte cui ha già bussato l'attuale amministratore, e cioè a quelle di Ministero e Comune, nessuno si è ancora affacciato per una risposta.

Quando pensiamo alla sbandierata efficienza e messe di successi di Franceschini, potente capocorrente PD, ci viene in mente anche un altro caso che ci racconta la drammatica situazione dei nostri tesori artistici. A Sansepolcro, Arezzo, la Risurrezione di Piero della Francesca - 'la più bella pittura del mondo ', secondo Huxley - per essere restaurata ha avuto bisogno di un mecenate, un privato cittadino italiano emigrato in Svizzera, che ha offerto i 120.000 Euro necessari. Il Ministero di Franceschini non li aveva, o se li era tutti mangiati per ricostruire il Colosseo, dove  la nuova sovrintendenza, vedrebbe bene ospitati, un giorno, i concerti di  Bono Vox o Sting,
  

venerdì 8 dicembre 2017

Nella Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, a Roma, succedono cose strane

Prima di leggere questo post vi invitiamo a leggerne uno precedente ,sempre in questo blog, datato 19 aprile c.a., nel quale si pubblicano alcune lettere, a firma Domenico Bartolucci, Michelle Campanella ed altri, anonimi, inviate agli Accademici di Santa Cecilia, allora presieduti da Bruno Cagli, per denunciarne alcuni comportamenti insoliti ed anche irregolari nella gestione della celebre istituzione, con particolari riguardanti l'ascesa di Michele Dall'Ongaro in Accademia e la 'promozione/ pressione' di Cagli per far entrare fra gli accademici la dott. Annalisa Bini, senza averne forse  le carte del tutto in regola per la promozione ( e perciò più frutto di pressione) ora a capo della Bibliomediateca, generosamente retribuita per tale incarico.

Veniamo ai fatti recenti nei quali la dott. Bini - forse l'unica donna fra gli accademici o una delle pochissimissime - per il suo incarico dirigenziale ha un ruolo decisivo.

 Ieri ci siamo recati nella Bibliomediateca, progettata anche quella da Renzo Piano e ben allestita, per restituire dei testi avuti in prestito. All'ingresso ci accoglie l'altolà della direzione la quale tramite cartello, fa sapere che  a partire dl 1 ottobre l'ingresso alla Bibiliomediateca può avvenire solo dopo aver acquistato, al prezzo di Euro 30,00 ( 10 per i giovani) la tessera che un tempo veniva data gratis a chi ne faceva richiesta, naturalmente per ragioni di studio - come del resto avviene in qualunque biblioteca che si rispetti, a cominciare dalla Nazionale di Via Castro Pretorio, ancora a Roma.

La cosa ci è parsa molto strana, pensando ai bilanci dell'Accademia, in funzione quasi esclusiva della sua attività concertistica, ed a detrimento di quella didattica e di studio. L'Accademia ci è stato spiegato non ce la fa più a sostenere le spese di gestione della Bibliomediateca e perciò è ricorsa all'obolo della tessera d'ingresso. Che, per quanto possa avere consistenza, quelle spese non potrà mai ricoprire, tanto valeva allora, evitando anche la figuraccia,  continuare a lasciare l'ingresso libero a quanti vi si recano per ragioni di studio.

Mesi fa abbiamo scritto un post a difesa della Bibliomediateca, quando un nostro conoscente ci aveva informato che alcuni servizi - come il prestito - l'Accademia non riusciva più a garantirli, scrivemmo allora, dopo esserci andato, che la sua lamentela  non corrispondeva a verità e che a noi il prestito era stato dato in tempo debito ecc...

La dott. Bini ci disse più tardi che l'attuale sovrintendente, Michele Dall'Ongaro, con il quale è ben noto quanto deteriorati anzi inesistenti siano i rapporti nostri, aveva apprezzato tale precisazione che  metteva fine a false notizie.  Ma adesso sia la dott. Bini che Michele Dall'Ongaro certamente non gradiranno quanto stiamo per scrivere perché getta un'ombra sinistra  sui principi ai quali  ispirano la loro attività in seno all'Accademia ed alla Bibliomediateca.

Andiamo in ordine. Oltre un anno e mezzo fa, ragalammo alla Bibliomediateca alcuni numeri introvabili di Piano Time ed Applausi che mancavano nella collezione della Bibliomediateca, privandocene.

In quella stessa occasione facemmo dono  anche di un numero speciale della nostra ultima  rivista, cioè MUSIC@, un numero molto particolare che l'ottusità del direttore del Conservatorio dell'Aquila, Piermarini, non ha consentito che fosse stampata, benchè già in tipografia, e che noi abbiamo fatto stampare a nostre spese, in poche copie, ed abbiamo inviato alle più importanti biblioteche italiane che avevano, dal 2007 in avanti e  fino alla fine del 2013, ricevuto regolarmente, il noto bimestrale edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila. In quel numero 'VIETATO' comparivano anche le lettere alle quali facevamo  riferimento e che abbiamo ripubblicato su questo blog.

Un anno e mezzo fa regalammo quel numero anche alla dott. Bini perchè completasse la collezione della Bibliomediateca. La dott. Bini lo conosceva già, perchè quel numero era stato pubblicato, in rete ,da un noto blog italiano, quello di Luigi Boschi, sul quale si può ancora sfogliare e leggere. ( Ne vale la pena perchè un numero di grande qualità!) e noi stessi l'avevamo inviato in pdf a molti dei destinatari di Music@

Quando siamo tornati, dopo mesi, alla Bibliomediateca ed abbiamo riscontrato che quel numero non era stato  ancora catalogato e messo assieme agli altri, abbiamo chiesto ragione alla dott. Bini, la quale ci ha risposto che  stavano procedendo alla catalogazione e che presto sarebbe stato conservato dove doveva.  Non sulla scrivania della Bini, ben occultato. Alle nostre rimostranze, ci aveva risposto  che se lo volevamo indietro ce lo avrebbe volentieri ridato. Naturalmente a noi premeva che quel numero di Music@ completasse la collezione della rivista in Bibliomediateca; noi a casa avevamo una copia del numero in questione.

Ieri, giacchè eravamo di nuovo, dopo  sette mesi, nella Bibliomediateca dell'Accademia, siamo andati a controllare se quel numero 'speciale' di Music@ si trovasse al suo posto, e cioè con gli altri del bimestrale. Non sorpresi più di tanto, abbiamo scoperto che quel numero non c'era, e che la dott. Bini, così facendo, aveva assecondato la volontà, inespressa (?), del suo sovrintendente, che  non avrebbe sopportato che nella biblioteca dell' istituzione da lui presieduta, comparisse una rivista che lo accusava apertamente, e qualcosa di non proprio positivo azzardava anche a proposito dell'ascesa della dott. Bini. Ed ambedue le accuse non contenute in scritti di nostro pugno, ma in quelle lettere, pesanti come un macigno, cadute sulla gestione 'Cagli' dell'Accademia, a proposito della caldeggiata successione di Dall'Ongaro al vertice di Santa Cecilia , e della 'promozione/pressione, per far  accogliere la dott. Bini fra gli Accademici ceciliani.

P.S. Quando la dott. Bini leggerà questo nostro post, che  riterrà come una pugnalata alle spalle, quando invece la pugnalata alle spalle l'ha data Lei e il suo capo, alla cultura ed alla ricerca, ci risponderà che Lei quel numero 'speciale' di Music@, l'ha catalogo e messo assieme agli altri ma che qualcuno deve averlo trafugato, portando come prova che  altri numeri della stessa rivista, un tempo in dotazione alla Bibliomediateca, ora mancano.

Ma noi non ci meraviglieremmo se scoprissimo che le stesse mani, che non hanno messo quel numero di Music@ al posto che le spettava, sono le stesse che, per camuffare la brutta operazione, hanno fatto, qualche istante dopo,  sparire definitivamente, o occultare temporaneamente, anche gli altri numeri mancanti, che noi avevamo, anche quelli, regalato alla Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia. 

martedì 13 settembre 2016

Dove visse Abbado a Bologna ore c'è un bed&breakfast. Ci sarà la corsa ad abitarlo?

" L'appartamento in cui ha vissuto per 10 anni il maestro Claudio Abbado trasformato in un bed&breakfast. Apre oggi 'Casa Isolani-Residenze d'epoca' in pieno centro a Bologna, nel luogo in cui ha vissuto ed è morto uno dei più grandi direttori d'orchestra della storia. Una struttura con quattro camere, di cui una chiamata proprio 'Camera Abbado' (o Abbado Room), che - come si legge sul sito del B&B - il maestro "scelse come studio e abitazione privata". Abbado affittò nel 2004 la sua ultima residenza in questo storico palazzo settecentesco di proprietà della famiglia Cavazza-Isolani: si trova nella centrale via Santo Stefano e si affaccia sulla piazza delle Sette chiese. Come racconta l'edizione locale di Repubblica, nell'appartamento - da cui si ha una vista su tutta la città - sono rimasti pochi pentagrammi a testimonianza della vita del maestro. In queste stanze il 20 gennaio 2014 vennero a dare l'ultimo saluto ad Abbado uomini come Giorgio Napolitano, Renzo Piano, i grandi della musica e dell'arte".

Con questo 'lapidario comunicato' l'ANSA annuncia il cambio della 'destinazione d'uso' dell'appartamento nel quale è vissuto negli ultimi dieci anni a Bologna Abbado, e dove è morto. 
Lo hanno deciso i proprietari del palazzo nel quale l'appartamento è situato  e che era stato affittato al maestro.  
Chissà se i frequentatori, che i proprietari del bed&breakfast si attendono numerosi, saranno così felici di abitare le stanze nelle quali aleggia ancora lo spirito di Abbado.
 Esperimenti, per certi versi simili, appena ventilati negli anni passati - come quello di far girare (vivere per qualche giorno) Pavarotti nelle stesse stanze dell'attuale Casinò di Venezia, dove all'ultimo piano visse e morì Wagner - naufragarono miseramente al primo annuncio. E la ragione non c'è bisogno di spiegarla: scaramanzia!

mercoledì 24 febbraio 2016

'Un Organo ( a canne) per Roma': altre rivelazioni. La bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia senza personale

Il nostro articolo sul festival,  diretto da Giorgio Carnini, nato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità che anche l'Auditorium di Roma - Sala Santa Cecilia - si doti  di uno strumento a canne - come hanno fatto e fanno regolarmente tutti i nuovi auditorium nel mondo costruiti in questi ultimi decenni - ha  rinfrescato la memoria di quanti, negli anni della presidenza ceciliana di Berio,  fecero di tutto per contrastare la decisione del noto musicista di cancellare dall'Auditorium la presenza di uno strumento a canne, perchè considerato inutile, per eseguirvi la  grande letteratura organistica del passato ma anche concerti scritti nel Novecento, per organo e orchestra. Costringendo,  nei casi dei concerti con orchestra, a ricorrere ad un organo 'elettronico' - vergogna delle vergogne! - ed impedendo di fatto alla grande letteratura organistica, molto amata e seguitissima - come dimostrano anche le prime serate del festival diretto da Carnini - di essere inserita nella programmazione dell'Accademia. Perché - insisteva Berio - la musica per organo è stata scritta per la chiesa e nelle chiese deve restare. Ogni commento è inutile perchè la posizione del musicista nasceve da patente malafede.
 Poi l'organo non si  potè costruire  anche perchè mancavano i soldi - così  almeno pensavamo. Ed invece persone molto informate ci hanno fatto sapere che la storia è molto diversa e che i soldi c'erano, erano stati già stanziati. E allora? Quei soldi, destinati alla costruzione dell'organo furono dirottati verso altri  diversi capitoli di spesa. Qualcuno dice per la pavimentazione della cavea o per altri usi. Tutto questo rende la storia ancora più ingarbugliata e aggiunge inganno e imbroglio a vergogna.
 Ora chi sa queste cose, perchè le ha seguite fin dall'inizio, come ad esempio la dott. Annalisa Bini, segretaria del 'Comitato per l'organo' creato da Bruno Cagli, deve parlare e chiarire.

E dirci anche come mai la Bibliomediateca che Lei dirige,  da qualche tempo manca di personale, rendendo sempre meno agevole lo studio e la ricerca di  musicologi giovani e non.
 Anche nella storia della Bibliomediateca c'entra Berio, il quale volle ad ogni costo, anche contro il parere di studiosi e di illustri musicisti, come Petrassi, smembrare la Biblioteca di Santa Cecilia, presso il Conservatorio, dove convivevano i due fondi bibliografici del Conservatorio e dell'Accademia, per portarsi all'Auditorium quello dell'Accademia.
La Bibliomediateca potè usufruire anche della consulenza dello Studio 'Piano' che disegnò  appositamente gli arredi della biblioteca ed ogni altra cosa, tutto di gran pregio ed, immaginiamo, anche  di gran costo (finirono forse anche in Biblioteca, parte dei soldi destinati all'organo?).
 Ora la Bibliomediateca  non ha praticamente più personale. Per le consultazioni occorre presentare la richiesta in un determinato giorno e solo dopo  che ne sono passati due o tre ritornare per consultare i volumi richiesti.
 I resposnabili dell'Accademia dovrebbero fare un salto alla biblioteca dell'Istituto Storico Germanico, dove si respira altra aria, altra efficienza, altro rispetto per lo studio e la ricerca. E dove, per eccesso di zelo tutto teutonico, ciò che non si trova a Roma ma che si sa essere presente in altre biblioteche tedesche, si riesce a procurare - digitalizzato! -  agli studiosi italiani. Un miracolo? No, l'efficienza tedesca.
Santa Cecilia che spende soldi per il superfluo e l'inutile, come tante pubblicazioni, che fanno concorrenza a editori specializzati o  di carattere ed intento autocelebrativi ( l'ultima, per la ricorrenza dei dieci anni di Pappano a Roma, come se nessuno se ne fosse accorto ed avesse bisogno che l'Accademia lo ricordi!), dimentica di destinarne, anzi decide di non destinarne a cose molto più importanti (come il funzionamento della biblioteca), perchè evidentemente mette lo 'spettacolo' in cima a pensieri e aspirazioni.

P.S. Ciò che abbiamo scritto a proposito del servizio della Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Annalisa Bini, risponde a verità il fatto che c'è stata una riduzione di personale, ma è assolutamente falso che non vengano assicurati i servizi elementari di una biblioteca, come la ricerca, il prestito nella sala lettura ecc.. Noi lo avevamo scritto a seguito di  notizia fornitaci da persona affidabile e che, ritenevamo, non avese nessuna ragione per affermare il falso. Oggi ci siamo recati nella Bibliomediateca, abbiamo richiesto dei volumi che seduta stante ci sono stati forniti, e nella sala lettura abbiamo notato molti studiosi, in gran parte giovani. Ce ne scusiamo.