Questa sera si inaugura il 61° Festival dei Due Mondi, oggi noto come 'Festival di Ferrara' - che non è la città, ma il nome dell'attuale direttore artistico, che il festival inventato da Menotti, lo ha 'rivoltato come un pedalino', secondo la felice e calzante espressione romana.
Si inaugura con una nuova opera di Silvia Colasanti, che Ferrara - con quale comptenza? - considera il 'Mozart italiano', su libretto di De Ceccatty e dello stesso Giorgio Ferrara, alias 'Da Ponte romano', colpito al cuore dalla compositrice, alla quale già l'anno scorso aveva commissionato un 'requiem' per le vittime del terremoto del centro Italia. Va aggiunto che dell'opera della Colasanti, Ferrara, il direttore del festival e librettista dell'opera, è anche regista e qualunque altra cosa. L'Orchestra Giovanile Italiana sarà diretta da Jonathan Webb.
Ma Giorgio Ferrara, direttore artistico, librettista, regista, anche quest'anno, in una breve ma acidissima intervista al Corriere della Sera, ha tentato - invano, perché senza contraddittorio - di scalfire la memoria in generale, ed in particolare 'il fiuto' di Menotti nello scovare giovani e promettentissimi artisti da portare a Spoleto, che fondò nel 1958 e ha diretto magnificamente per molti anni, facendolo ammirare da tutto il mondo, fino a quando non gli subentrò quello sciagurato del figlio adottivo, Francis, che ha fatto solo guai.
Cosa ha detto Ferrara? E' andato con la memoria flebile di oggi, ma la volontà ferrea di demolire l'immagine del fondatore di Spoleto, all'edizione del 1969 - egli aveva da poco compiuto vent'anni - quando venne presentato l'Orlando furioso (adattato da Sanguineti, musiche del giovanissimo Sciarrino) con la regia di Ronconi che avrebbe riscritto la storia del teatro italiano.
Ferrara ricorda le vicende che precedettero quel debutto spoletino, lui che allora era ai primi passi nel mondo del teatro, già alle costole di Ronconi.
Menotti e De Banfield, che era direttore artistico del festival - ricorda nei minimi dettagli Ferrara - non compresero la novità dello spettacolo di Ronconi e immediatamente non mostrarono interesse alcuno al suo debutto speoltino. Ci volle una successiva abilissima diplomazia per convincere i due a far rappresentare a Spoleto la versione ronconiana dell'Orlando. E chissà se se ne convinsero. Fatto sta che all'esordio il successo dello spettacolo fu travolgente.
Perchè Ferrara ha raccontato quell'episodio, solo ora che sia Menotti che De Banfield come anche Ronconi sono morti e quindi non possono dare la loro versione dei fatti? E perchè lo ha fatto quando non c'era ragione alcuna e nessun appiglio per parlarne?
Noi abbiamo un sospetto, al quale abbiamo già accennato, e cioè che Ferrara - che con il 'suo' festival non ha fatto nessuna scoperta in nessun campo, ad eccezione del 'Mozart italiano' che, comunque, appellativo fuori luogo a parte, non è certo una scoperta di Ferrara, il quale ha voluto sempre giocare sul sicuro sbarcando a Spoleto un vagone di glorie consolidate, in gran parte teatranti, musicisti pochi, quasi sempre le stesse, una specie di 'sua' famiglia artistica - voglia demolire del tutto il mito di Menotti, inventore di Spoleto e scopritore di talenti. Qualità quest'ultima che tutti hanno sempre riconosciuto a Menotti, come ad esempio D'Amico il quale, sin dalla prima edizione sottolineava che a Spoleto non ci si va per sentire o vedere cose che si vedono e sentono anche altrove, ma per constatare la grande fantasia, l'inventiva di Menotti e soprattutto la sua capacità di scoprire talenti che poi si affermeranno in molti campi. La storia del festival, ante Ferrara, sta a dimostrarlo.
Dell'epoca Ferrara, oltre Ferrara, ricorderemo i collaudati Ronconi, Bob Wilson, Adriana Asti e qualche altro ancora, del tipo Paolo Mieli e Corrado Augias, suo assiduo dai tempi di Parigi, all'Istituto culturale italiano. Ed anche le sparate sulla crescita esponenziale del pubblico che lui ha fatto aumentare del 16.000%, comprendendovi ovviamente anche il pubblico che riempiva, senza pagare biglietto, il campo di calcio durante le esibizioni bandistiche a Spoleto, durante la sua reggenza.
Di nuovo, a basso costo e dietro segnalazione dei diretti interessati, e non perchè frutto di una sua scoperta, gli allievi dei Conservatori vicini, e quelli dell'Accademia nazionale drammatica di Roma.
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venerdì 29 giugno 2018
Oggi si inaugura Spoleto con 'Il Minotauro', opera nuova di Silvia Colasanti che Giorgio Ferrara considera il ' mozart italiano' . Come andò con l'Orlando di Ronconi? Rivelazioni senza possibili contestazioni di Ferrara
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sabato 7 maggio 2016
Ancora sul Festival di Spoleto.La lezione di Cordelli
La quotidiana lettura dei giornali ci ha fatto cadere gli occhi su un articolo del Corriere, a firma Franco Cordelli, critico teatrale fra i più acuti, che gliele canta e gliele suona a Giorgio Ferrara per il suo festival spoletino. Per la ragione che ha perso, financo nel settore del teatro - che Cordelli conosce assai bene e che Ferrara pratica da tempo, anche per ragioni famigliari - lo spirito da cui il festival era nato.
Nel settore del teatro, egli sostiene, a Spoleto si assiste da molti anni - e i nove della direzione artistica di Ferrara sono davvero troppi - allo stanco rituale dello sbarco di vecchie glorie (le stesse) e, quest'anno in particolare, all'arrivo di un' avanguardia che sarebbe ora si dichiarasse apertamente per ciò che non è più - Cordelli cita i casi della Dante e di Castellucci.
Mentre Ferrara, che nessuno si arrischia a criticare, avrebbe dovuto, piuttosto che starsene sicuro seduto sulla montagna di soldi che il Franceschini di turno gli mette a disposizione - ben 5 milioni di Euro - girare in lungo e largo per l'Italia ed anche fuori a scovare musicisti, registi ed artisti nuovi e giovani, come Spoleto ci aveva abituati fin dall'inizio. Lui certo i giovani li invita, sono presenti nel settore negletto della musica, ma sono i giovani studenti dei vicini Conservatori che fa venire a suonare per quattro soldi, se pure, mentre sarebbe più naturale che restassero nelle aule dei loro istituti a studiare o a perfezionarsi negli studi, mentre gli si fa fare la gita a Spoleto, per un intervento a 'mezzogiorno' (che poi non si è capito bene se i concerti che recano quel nome hanno effettivamente luogo a quell'ora, o anche quelli non siano stati spostati per assecondare le diverse abitudini del pubblico che, certamente, non è più quello di un tempo).
A Spoleto un tempo venivano da tutto il mondo per vedere quali sorprese Menotti avesse riservato nei rispettivi domini dell'arte, quali scoperte inattese.
Oggi, viene da chiedersi, perchè andare a Spoleto a vedere uno spettacolo di Wilson, o magari di qualche altra gloria - Cordelli cita anche Nekrosius - che già si è visto altrove prima, o che si sa quel che potrà essere, dopo decenni di attività? Non sarebbe assai più interessante scoprire cosa si sta inventando, ovunque, prima che arrivi al palcoscenico; ma che al pigro Ferrara non interessa?
E' di moda dire che 'nulla è come una volta' in ogni campo, ma a Spoleto dirlo, suona più vero che altrove.
Nel settore del teatro, egli sostiene, a Spoleto si assiste da molti anni - e i nove della direzione artistica di Ferrara sono davvero troppi - allo stanco rituale dello sbarco di vecchie glorie (le stesse) e, quest'anno in particolare, all'arrivo di un' avanguardia che sarebbe ora si dichiarasse apertamente per ciò che non è più - Cordelli cita i casi della Dante e di Castellucci.
Mentre Ferrara, che nessuno si arrischia a criticare, avrebbe dovuto, piuttosto che starsene sicuro seduto sulla montagna di soldi che il Franceschini di turno gli mette a disposizione - ben 5 milioni di Euro - girare in lungo e largo per l'Italia ed anche fuori a scovare musicisti, registi ed artisti nuovi e giovani, come Spoleto ci aveva abituati fin dall'inizio. Lui certo i giovani li invita, sono presenti nel settore negletto della musica, ma sono i giovani studenti dei vicini Conservatori che fa venire a suonare per quattro soldi, se pure, mentre sarebbe più naturale che restassero nelle aule dei loro istituti a studiare o a perfezionarsi negli studi, mentre gli si fa fare la gita a Spoleto, per un intervento a 'mezzogiorno' (che poi non si è capito bene se i concerti che recano quel nome hanno effettivamente luogo a quell'ora, o anche quelli non siano stati spostati per assecondare le diverse abitudini del pubblico che, certamente, non è più quello di un tempo).
A Spoleto un tempo venivano da tutto il mondo per vedere quali sorprese Menotti avesse riservato nei rispettivi domini dell'arte, quali scoperte inattese.
Oggi, viene da chiedersi, perchè andare a Spoleto a vedere uno spettacolo di Wilson, o magari di qualche altra gloria - Cordelli cita anche Nekrosius - che già si è visto altrove prima, o che si sa quel che potrà essere, dopo decenni di attività? Non sarebbe assai più interessante scoprire cosa si sta inventando, ovunque, prima che arrivi al palcoscenico; ma che al pigro Ferrara non interessa?
E' di moda dire che 'nulla è come una volta' in ogni campo, ma a Spoleto dirlo, suona più vero che altrove.
sabato 9 maggio 2015
A Spoleto, il direttore Giorgio Ferrara programma per un triennio.
Presentato l'altro ieri a Roma il programma triennale del Festival di Spoleto, cinquantottesimo della storia, manifesto di Botero, ottavo della gestione Ferrara, Giorgio, fratello di Giulianone, secondo l'invito/prescrizione del Ministero che vuole programmazioni pluriennali, come pluriennali ( triennali) saranno (dovrebbero essere; lo promettono da tempo, senza mai mantenere l'impegno assunto, ed ogni anno, cambiano) i finanziamenti.
Ferrara si allea con Ravenna, importa la orchestra Cherubini di Muti ( c'è lo zampino di Alessio Vlad che del festival era fino a ieri, oggi non sappiamo, il suggeritore, non disinteressato, per la parte musicale?) e così fa contento anche il ministro che fa riascoltare in Italia Muti, anche fuori dalla Ravenna di famiglia, e soprattutto fa contento Nastasi che di Muti, e della sua famiglia, è buon amico.
L'orchestra Cherubini sarà orchestra residente per tre anni, per l'esecuzione, uno per anno, dei titoli della trilogia italiana Mozart-Da Ponte, a cominciare quest'anno da 'Così fan tutte', diretta da Conlon, per proseguire con Nozze e Don Giovanni negli anni a venire. E la stessa orchestra, servirà a Muti per dirigervi il Concerto in piazza nel 2017, nel 2016 è invece atteso Pappano con Santa Cecilia, e quest'anno l'Orchestra Giovanile Italiana con Tate.
Qualche altra piccola presenza della Musica, abbastanza banalotta ( le musiche per film, che noia! le faranno anche a Santa Cecilia), per virare dritti verso il teatro, dove Ferrara si muove con più abilità, reimportando a Spoleto la compagnia di giro, seppure altisonante, che da anni vi dimora. Nella quale si distingue lo spettacolo con Bob Wilson e Barishnikov, sullo scandaloso Nijinski, del quale già ci hanno raccontato molto, cogliendolo nei giorni di prove a Milano.
Certo ci sarà anche la danza, con un paio di spettacoli, e poi i Concerti di mezzogiorno, affidati come a Spoleto s'è fatto negli anni passati, agli allievi dei Conservatori del circondario. Per risparmiare, per non scegliere o non saper scegliere.
In una celebre corrispondenza di Fedele D'Amico da Spoleto, anni o secoli fa, si raccontava dell'unicità di Spoleto, dove non si andava per ascoltare o vedere la star, ma per vedervi le sorprese che il vecchio Menotti era abilissimo a scovare, soprattutto in campo musicale. Ferrara non ha tempo per fare questo lavoro e perciò, messa nell'angolo la musica, si occupa del teatro che conosce e dove naturalmente spera ancora di lavorare, anche fuori di Spoleto.
Ma non aveva prescritto il Ministero che i direttori artistici non potevano figurare in cartellone, soprattutto in veste di registi di spettacoli che essi stesi avevano programmato? Se la cosa valeva per l'Argentina di Roma, perché non vale per Ravenna ( per Cristina Magiavillani Muti) o per Spoleto, dove Ferrara firmerà la regia della trilogia mozartiana, da qui al 2017, mentre Dante Ferretti baderà alla scena?
Ferrara si allea con Ravenna, importa la orchestra Cherubini di Muti ( c'è lo zampino di Alessio Vlad che del festival era fino a ieri, oggi non sappiamo, il suggeritore, non disinteressato, per la parte musicale?) e così fa contento anche il ministro che fa riascoltare in Italia Muti, anche fuori dalla Ravenna di famiglia, e soprattutto fa contento Nastasi che di Muti, e della sua famiglia, è buon amico.
L'orchestra Cherubini sarà orchestra residente per tre anni, per l'esecuzione, uno per anno, dei titoli della trilogia italiana Mozart-Da Ponte, a cominciare quest'anno da 'Così fan tutte', diretta da Conlon, per proseguire con Nozze e Don Giovanni negli anni a venire. E la stessa orchestra, servirà a Muti per dirigervi il Concerto in piazza nel 2017, nel 2016 è invece atteso Pappano con Santa Cecilia, e quest'anno l'Orchestra Giovanile Italiana con Tate.
Qualche altra piccola presenza della Musica, abbastanza banalotta ( le musiche per film, che noia! le faranno anche a Santa Cecilia), per virare dritti verso il teatro, dove Ferrara si muove con più abilità, reimportando a Spoleto la compagnia di giro, seppure altisonante, che da anni vi dimora. Nella quale si distingue lo spettacolo con Bob Wilson e Barishnikov, sullo scandaloso Nijinski, del quale già ci hanno raccontato molto, cogliendolo nei giorni di prove a Milano.
Certo ci sarà anche la danza, con un paio di spettacoli, e poi i Concerti di mezzogiorno, affidati come a Spoleto s'è fatto negli anni passati, agli allievi dei Conservatori del circondario. Per risparmiare, per non scegliere o non saper scegliere.
In una celebre corrispondenza di Fedele D'Amico da Spoleto, anni o secoli fa, si raccontava dell'unicità di Spoleto, dove non si andava per ascoltare o vedere la star, ma per vedervi le sorprese che il vecchio Menotti era abilissimo a scovare, soprattutto in campo musicale. Ferrara non ha tempo per fare questo lavoro e perciò, messa nell'angolo la musica, si occupa del teatro che conosce e dove naturalmente spera ancora di lavorare, anche fuori di Spoleto.
Ma non aveva prescritto il Ministero che i direttori artistici non potevano figurare in cartellone, soprattutto in veste di registi di spettacoli che essi stesi avevano programmato? Se la cosa valeva per l'Argentina di Roma, perché non vale per Ravenna ( per Cristina Magiavillani Muti) o per Spoleto, dove Ferrara firmerà la regia della trilogia mozartiana, da qui al 2017, mentre Dante Ferretti baderà alla scena?
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