Vittorio Emiliani, a capo del 'Comitato per la bellezza' non passa occasione per farsi sentire su argomenti che con il suo Comitato, benemerito!, sono di stretta pertinenza.Due volte negli ultimi giorni, sul Corriere della Sera.
La prima a proposito dell'uso che se ne sta facendo di certi monumenti noti nel mondo da parte di mecenati che hanno contribuito con soldi propri al loro restauro e manutenzione. Ad Emiliani non è andato giù il fatto che la griffe Fendi, che aveva fatto restaurare la Fontana di Trevi, l'abbia ottenuta per una sfilata di moda. Da non dimenticare che fino a qualche anno fa la più grande sfilata di moda a Roma, si svolgeva sulla scalinata di Trinità dei Monti, e senza che nessuna delle griffe avesse tirato fuori una lira per il suo restauro, come invece ha fatto di recente Bvlgari, al quale sarebbe ingrato rispondere negativamente qualora domandasse la scenografica scalinata, a due passi dalla sua boutique di via de' Condotti, per una sfilata della maison. Eppure 'AltaRoma' domandava ed otteneva la scalinata per le sue sfilate, senza aver mai tirato fuori una lira per il suo restauro. Allora forse meglio darla ad alcune griffe se intervengono con soldi propri nel restauro. E non si dica che oggi c'è il beneficio del cosiddetto 'Art Bonus'.
Il discorso vale anche ed a maggior ragione per Della Valle, che ha tirato fuori ben 25 milioni per il restauro del Colosseo. Può la Sovrintendenza dirgli, una volta restaurato il monumento, che lui i piedi - è proprio il caso di dirlo, essendo Della Valle un prestigioso 'scarpaio' -in quel monumento non deve più metterceli? Sarebbe un gesto di profonda ingratitudine. E non venga a dirci Emiliani che di 'pubblicità, in questi anni, Della Valle ne ha avuta a sufficienza. Vero, però se non ci fossero i Della Valle, noi avremmo soltanto i Franceschini che trovano soldi 'pubblici', solo quando si mettono in testa balzane idee, come ricostruire l'inutile 'platea lignea' del celebre anfiteatro; mentre, nel contempo, chiede aiuto ai privati per la manutenzione e conservazione del nostro patrimonio architettonico e monumentale, al quale egli dovrebbe primo fra tutti provvedere.
Altra cosa sarebbe se Fendi o Della Valle o Bvlgari pretendessero per gli anni a venire di poter utilizzare quei monumenti che hanno contribuito a restaurare, come stabili passerelle per i loro prodotti.In quel caso e solo in quello avrebbe senso la protesta di Emiliani.
La seconda volta Emiliani è intervenuto in difesa di alcune istituzioni musicali storiche della capitale, prima fra tutte l'Accademia Filarmonica Romana presieduta da Paolo Baratta, dalle cui sedi il Comune intende sfrattare, essendo concluso il contratto di locazione a prezzi scontatissimi. L'Accademia Filarmonica, se non ricordiamo male, paga ogni anno una lira di affitto per la sua celebre sede di Via Flaminia, nella quale certo l'Accademia ha negli anni prodotto alcune migliorie, costruito la cosiddetta 'Sala Casella' ecc... Sebbene questo il Comune non possa non riconoscerglielo, ma una lira ad anno per un quarto di secolo o giù di lì, costituisce comunque trattamento di favore che poche altre istituzioni hanno. Perciò, forse, sarebbe più ragionevole un adeguamento del canone di affitto, certamente non ai prezzi di mercato, considerando l'opera meritoria che l'Accademia svolge, anche nel settore didattico, comunque non gratuitamente, è bene non dimenticarlo e che non lo dimentichi neanche Emiliani.
Tanto per fare un esempio, il Comune di Roma paga a 'Musica per Roma' un affitto abbastanza alto per l'Accademia di Santa Cecilia; e proprio il mancato pagamento di tale affitto da parte del Comune, ha prodotto nel bilancio di Musica per Roma del 2015, un buco. Il Comune paga 1.500.000 Euro a Musica per Roma; perchè l'Accademia Filarmonica non dovrebbe pagare l'affitto al Comune? Un affitto equo, come quello di enti che non mirano al profitto, ma un affitto sì che lo deve pagare. Lo deve pagare l'Accademia come devono pagarlo gli altri enti o istituzioni che nell'articolo di Vittorio Emiliani sono citati e che, se non ci sbagliamo, anche dal Comune, oltre che dallo Stato, ricevono finanziamenti per la loro attività.
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martedì 12 luglio 2016
Vittorio Emiliani, sul Corriere, a difesa delle istituzioni culturali e dell'uso dei monumenti. Rifiutarli a Fendi, Bvlgari, Della Valle?
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sabato 21 maggio 2016
Marco Pannella e la compagna Liliana, sorella di sangue e di lotta
Guardando la tv, in questi giorni di onori generali e calorosi a Marco Pannella dopo la sua morte, c'è venuta in mente sua sorella Liliana, Marco 'clonato', anche fisicamente.
Abbiamo cercato in rete, e siamo venuti a sapere che lei è morta lo scorso 18 agosto, a 83 anni. E così abbiamo capito la ragione della sua assenza al funerale del fratello.
Ma gli onori resi al fratello Marco, questi giorni, vanno estesi anche a Liliana, che noi abbiamo conosciuto molti anni fa, e per un tempo anche frequentato, affiancandola nelle battaglie contro i nemici della musica. Che non è riuscita a sconfiggere ma ai quali un duro colpo - ne fummo testimoni - l'ha inferto ogni volta.
Ricordiamo solo alcune di quelle battaglie sacrosante che lei ha combattuto con una tenacia ed una forza inimmaginabili in una donna fragile, solo in apparenza. Difficile, quasi impossibile, era starle dietro, come del resto per i tanti che hanno seguito, arrancando, dopo un pò, suo fratello nelle grandi battaglie civili, senza le quali l'Italia sarebbe più povera e meno a misura d'uomo.
Come dimenticare la battaglia contro l'estensione della durata del diritto d'autore, nella quale ci coinvolse - e ne fummo pienamente convinti - al punto da partecipare ad alcune tavole rotonde di Radio radicale da lei organizzate e guidate. E poi la battaglia in difesa della diffusione della musica che la convinse a stampare musica e rivenderla al prezzo di 1 lira, che non esistendo in circolazione, veniva ceduta praticamente gratis. E poi la battaglia contro il 'noleggio', vero furto perpetrato dalle case editrici nei confronti delle istituzioni musicali.
Negli ultimi anni aveva alzato fortissima la sua voce contro il Ministero di Nastasi che ogni stagione, per punizione contro le ribellioni pubbliche e le pubbliche denunce, le tagliava in misura considerevole i contributi per le sue attività, a capo della Fondazione Bucchi, in special modo per il Concorso di composizione ed esecuzione, che non molti mesi fa le scipparono per farlo finire nel calderone di Musica per Roma, con scuse vergognose - le denunciammo a suo tempo - e senza il minimo riguardo per una persona cui la musica avrebbe dovuto erigere un monumento - MA NON L'HA FATTO! - come l'Italia a Marco, suo fratello e compagno di lotta, al quale lo farà ed intitolerà da subito anche una strada nella capitale.
L'ultima immagine che abbiamo di Liliana davanti agli occhi, risale a pochissimi anni fa. Nella galleria intitolata ad Alberto Sordi, a lato di palazzo Chigi, Liliana, alla verde età di quasi ottant'anni, lottatrice fino alla fine, in versione 'ragazza sandwich' mentre distribuiva volantini per l'ultima sua battaglia in favore della musica (lei come suo fratello non hanno mai badato a se stessi, non si sono mai arricchiti, non hanno brigato per avere cariche ed incarichi ben remunerati e di potere), al collo appesi due manifesti che invitavano ad aderire al suo appello. Ciao Liliana,grazie.
Abbiamo cercato in rete, e siamo venuti a sapere che lei è morta lo scorso 18 agosto, a 83 anni. E così abbiamo capito la ragione della sua assenza al funerale del fratello.
Ma gli onori resi al fratello Marco, questi giorni, vanno estesi anche a Liliana, che noi abbiamo conosciuto molti anni fa, e per un tempo anche frequentato, affiancandola nelle battaglie contro i nemici della musica. Che non è riuscita a sconfiggere ma ai quali un duro colpo - ne fummo testimoni - l'ha inferto ogni volta.
Ricordiamo solo alcune di quelle battaglie sacrosante che lei ha combattuto con una tenacia ed una forza inimmaginabili in una donna fragile, solo in apparenza. Difficile, quasi impossibile, era starle dietro, come del resto per i tanti che hanno seguito, arrancando, dopo un pò, suo fratello nelle grandi battaglie civili, senza le quali l'Italia sarebbe più povera e meno a misura d'uomo.
Come dimenticare la battaglia contro l'estensione della durata del diritto d'autore, nella quale ci coinvolse - e ne fummo pienamente convinti - al punto da partecipare ad alcune tavole rotonde di Radio radicale da lei organizzate e guidate. E poi la battaglia in difesa della diffusione della musica che la convinse a stampare musica e rivenderla al prezzo di 1 lira, che non esistendo in circolazione, veniva ceduta praticamente gratis. E poi la battaglia contro il 'noleggio', vero furto perpetrato dalle case editrici nei confronti delle istituzioni musicali.
Negli ultimi anni aveva alzato fortissima la sua voce contro il Ministero di Nastasi che ogni stagione, per punizione contro le ribellioni pubbliche e le pubbliche denunce, le tagliava in misura considerevole i contributi per le sue attività, a capo della Fondazione Bucchi, in special modo per il Concorso di composizione ed esecuzione, che non molti mesi fa le scipparono per farlo finire nel calderone di Musica per Roma, con scuse vergognose - le denunciammo a suo tempo - e senza il minimo riguardo per una persona cui la musica avrebbe dovuto erigere un monumento - MA NON L'HA FATTO! - come l'Italia a Marco, suo fratello e compagno di lotta, al quale lo farà ed intitolerà da subito anche una strada nella capitale.
L'ultima immagine che abbiamo di Liliana davanti agli occhi, risale a pochissimi anni fa. Nella galleria intitolata ad Alberto Sordi, a lato di palazzo Chigi, Liliana, alla verde età di quasi ottant'anni, lottatrice fino alla fine, in versione 'ragazza sandwich' mentre distribuiva volantini per l'ultima sua battaglia in favore della musica (lei come suo fratello non hanno mai badato a se stessi, non si sono mai arricchiti, non hanno brigato per avere cariche ed incarichi ben remunerati e di potere), al collo appesi due manifesti che invitavano ad aderire al suo appello. Ciao Liliana,grazie.
lunedì 22 febbraio 2016
La danza balla in tutta Roma in queste settimane. E nel resto dell'anno?
Si è spesso scritto del successo che la danza ha in Italia, nonostante sia considerata e diventata la cenerentola delle fondazioni liriche e di tante istituzioni che ci fanno sapere che non ci sono soldi per la danza (vedi chiusura di Maggiodanza, ma anche di tante compagnie ed iniziative, ridotte all'immobilità anche dalla politica miope del ministro Franceschini e del suo fedelissimo scudiero Nastasi).
Si scopre, ad esempio, che la danza, sì proprio la danza, sotto le feste di Natale ha fatto registrare al botteghino dell'Opera di Roma, il maggior incasso di tutti i tempi e di tutti gli spettacoli sia di danza che d'opera: intorno al milione di Euro.
In una politica che sa programmare, le istituzioni di una grande città come Roma, a seguito di tale successo della danza, potrebbero organizzare un calendario che mese dopo mese assicuri, in Roma, a cultori ed appassionati di danza spettacoli ogni mese. Ed invece, no.
Accade che fra gennaio e marzo si lancino tutti in iniziative, programmi, rassegne di danza, sovrapponendosi fra loro, e contendendosi spettatori, quando invece potrebbero averne tutti se ognuno organizzasse spettacoli di danza senza sovrapporsi ad altri.
E così mentre all'Auditorium Conciliazione si svolge la rassegna 'Tersicore', finanziata, da quel che sappiamo, dalla stessa Fondazione bancaria che un tempo finanziava l'Orchestra sinfonica di Roma - che peccato averci rinunciato, si poteva continuare magari correggendo qualcosa, come l'affidamento, semiesclusivo, ad un direttore che fuori della sua orchestra non ne dirigeva nessuna altra); l'Auditorium di Renzo Piano, per conto di 'Musica per Roma' ospita l'annuale rassegna di danza 'Nuovi equilibri' (anche se poi si mischiano i nuovi equilibri della intitolazione ai vecchi, come i popolarissimi flamenco o tango sempre verdi), il Teatro Olimpico, in collaborazione con l'Accademia Filarmonica Romana, presenta alcuni spettacoli di danza contemporanea, come quelli dei Momix che, per il crollo del palazzo sul Lungotevere, ha dovuto spostare in altra sede ( ma poi la danza riprenderà fra aprile e maggio, con altre due o tre spettacoli) ed infine l'Opera, incassato il successo del Barbiere ( sempre tutto esaurito e con quasi 800.000 Euro di incasso; Fuortes dove va segna vittorie e punti a suo favore, non c'è scampo e non ci si può sbagliare, lui è il signor 'sold in', fa cioè entrare soldi in ...cassa) presenta alcuni spettacoli di danza contemporanea, nei quali alcune coreografie saranno danzate dalla stella Abbagnato, ingaggiata come direttrice del Corpo di ballo del teatro.
Se si accordassero fra loro le istituzioni romane che coltivano anche la danza potrebbero assicurare alla città una programmazione spalmata lungo tutta la stagione, mentre oggi sono costretti per la loro insipienza, ad affollare lo stesso periodo, ed a contendersi spettatori.
Si scopre, ad esempio, che la danza, sì proprio la danza, sotto le feste di Natale ha fatto registrare al botteghino dell'Opera di Roma, il maggior incasso di tutti i tempi e di tutti gli spettacoli sia di danza che d'opera: intorno al milione di Euro.
In una politica che sa programmare, le istituzioni di una grande città come Roma, a seguito di tale successo della danza, potrebbero organizzare un calendario che mese dopo mese assicuri, in Roma, a cultori ed appassionati di danza spettacoli ogni mese. Ed invece, no.
Accade che fra gennaio e marzo si lancino tutti in iniziative, programmi, rassegne di danza, sovrapponendosi fra loro, e contendendosi spettatori, quando invece potrebbero averne tutti se ognuno organizzasse spettacoli di danza senza sovrapporsi ad altri.
E così mentre all'Auditorium Conciliazione si svolge la rassegna 'Tersicore', finanziata, da quel che sappiamo, dalla stessa Fondazione bancaria che un tempo finanziava l'Orchestra sinfonica di Roma - che peccato averci rinunciato, si poteva continuare magari correggendo qualcosa, come l'affidamento, semiesclusivo, ad un direttore che fuori della sua orchestra non ne dirigeva nessuna altra); l'Auditorium di Renzo Piano, per conto di 'Musica per Roma' ospita l'annuale rassegna di danza 'Nuovi equilibri' (anche se poi si mischiano i nuovi equilibri della intitolazione ai vecchi, come i popolarissimi flamenco o tango sempre verdi), il Teatro Olimpico, in collaborazione con l'Accademia Filarmonica Romana, presenta alcuni spettacoli di danza contemporanea, come quelli dei Momix che, per il crollo del palazzo sul Lungotevere, ha dovuto spostare in altra sede ( ma poi la danza riprenderà fra aprile e maggio, con altre due o tre spettacoli) ed infine l'Opera, incassato il successo del Barbiere ( sempre tutto esaurito e con quasi 800.000 Euro di incasso; Fuortes dove va segna vittorie e punti a suo favore, non c'è scampo e non ci si può sbagliare, lui è il signor 'sold in', fa cioè entrare soldi in ...cassa) presenta alcuni spettacoli di danza contemporanea, nei quali alcune coreografie saranno danzate dalla stella Abbagnato, ingaggiata come direttrice del Corpo di ballo del teatro.
Se si accordassero fra loro le istituzioni romane che coltivano anche la danza potrebbero assicurare alla città una programmazione spalmata lungo tutta la stagione, mentre oggi sono costretti per la loro insipienza, ad affollare lo stesso periodo, ed a contendersi spettatori.
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