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mercoledì 1 febbraio 2017

Dalla copertura dell'Arena, immaginata da Orazi, alla restituzione di 120.000 Euro ordinata a Meli in favore del Teatro di Cagliari retto da Orazi

Il progetto di Orazi (ex Sferisterio, ex Arena, ex Verdi di Trieste, ora a Cagliari: sovrintendente del PD) di coprire l'Arena di Verona, quand'era sovrintendente, così caldeggiato al punto da mostrare durante una conferenza alla Stampa estera di Roma, il modellino architettonico - per il quale lo prendemmo in giro, quando il suo sodale Franceschini dichiarò di voler ricostruire la platea lignea del Colosseo; invitandoli a mettersi insieme per coprire il Colosseo, al posto dell'Arena, e ricostruire la platea - pare che ora possa davvero realizzarsi.

Orazi ci scrisse  per precisare che sua intenzione era coprire solo una fetta dell'Arena, quella del palcoscenico, onde evitare che la complessa macchina scenica  avesse problemi a causa delle intemperie. Orazi, paragonato a Tosi, scherzava. Perchè adesso il sindaco di Verona - ancora per molto? - aiutato dai titolare di 'Calzedonia' che ha già mostrato più di un semplice interesse per quell'immenso spazio unico al mondo, ha bandito un concorso internazionale di progettazione - con i soldi di Calzedonia -  che si è concluso proprio in questi giorni, con la vittoria di uno studio architettonico tedesco che ha presentato un singolare progetto di copertura 'mobile', a ventagli, che si apre e  si chiude. Come si fa con gli ombrelli, se piove. Ma non per evitare che si bagni la scena e si chiuda, causa pioggia, alcuni giorni d'estate. Ma perchè, dice Tosi , la pioggia e le intemperie stanno corrodendo i gradoni dell'Arena. E, se si vuole salvarli, occorre coprire il grande anfiteatro. Coprirlo, immaginiamo Tosi intenda, durante i .lunghi mesi invernali, quando il tempo è solitamente più inclemente. E magari approfittare per darlo a Calzedonia che ci può fare, nell'Arena coperta, le sue sfilate - come del resto ha già fatto.E d'estate si può scoprire e ricoprire, ma solo in caso di maltempo.

Ci sono ancora dei problemi da risolvere. Come si fa, ad esempio, sotto la pioggia, a fare spettacolo dentro, con la pioggia che sicuramente farà rumore sulla tela della copertura? Hanno adottato un sistema simile  nel cortile di un castello austriaco che ospita d'estate una  'schubertiade' , ma hanno desistito dal fare concerto dopo aver constatato il baccano che la pioggia produceva sul telone. A Verona c'è anche da risolvere il problema di come e dove far defluire l'acqua che si fermerebbe sicuramente sul 'ventaglio', appesantendolo e, se lacerato, creando una bomba d'acqua sui gradoni che si intendono proteggere.  Vedremo che ne sarà. Intanto Tosi, come già Orazi, ha ricevuto l'incoraggiamento di Franceschini, a causa del suo progetto bislacco per il Colosseo, per il quale ha trovato i soldi e che dovrebbe già essere in cantiere.

 Ora Orazi è sovrintendente a Cagliari, dove ha  chiamato come direttore artistico Mauro Meli, già sovrintendente di quel teatro, dal quale all'uscita, anni addietro, pretese una indennità di circa 120.000 Euro, che la magistratura gli accordò e  fece pagare al teatro. Il quale gli ha fatto causa (ma non per il buco milionario che aveva lasciato nei conti del teatro: qualche decina di milioni, bazzecole!)) ed ora la Cassazione, con sentenza definitiva, ha ordinato la restituzione di quella somma, di cui Meli non aveva diritto. Orazi ora deve coprire quel buco chiedendo i soldi al suo direttore artistico.

Qualche problema per  Orazi,  sovrintendente, a pretendere da Meli, suo direttore artistico, la restituzione di quella somma? Nessun problema, forse Meli chiederà la rateizzazione.
Qualche imbarazzo? Assolutamente no, Orazi non l'ebbe neanche quando  qualcuno gli fece notare che stava per chiamare l'ultimo che avrebbe dovuto chiamare, cioè Meli, e lui negò, salvo poi a chiamarlo effettivamente qualche giorno dopo. Una catena di 'grembiulini' ben cementata - si disse allora - che nessun imbarazzo può interrompere.

sabato 8 ottobre 2016

Roberto Bolle su Rai 1. Liberate la sua danza

Annunciata da tempo con squilli di trombe e rulli di tamburo è finalmente arrivata su Rai 1, in prima serata, la danza. Con Roberto Bolle, 'il bello che balla', altrimenti la danza si va a cercare nella riserva di Rai 5. La cui programmazione, più di una volta, a prima mattina comincia  con un faccione, la cui  semplice vista ci mette di cattivo umore.
 Senza Bolle e senza il ricco contorno, la danza sarebbe rimasta relegata nella sua riserva  Rai. A breve un'altra serata dall'Arena di Verona, questa volta trasformata in pista di ghiaccio per gli 'svestiti' di Calzedonia.
Noi eravamo sicuri del successo di Bolle e della danza( e noi ci mettiamo anche l'opera, la quale per qualche estate sbarcò a Rai 1, d'estate, agli inizi degli anni 2000, raccontata da Lubrano con discreto successo. Campo Dall'Orto sicuramente lo ricorderà. Perchè, allora, non la fa tornare?); non erano  altrettanto sicuri  in Rai, altrimenti  avrebbero evitato gag e qualche  'personaggetto', come direbbe De Luca,  introdotti per insaporire un piatto che al loro palato risulta priva di gusto. Tutto sarebbe filato ugualmente a meraviglia, con i soli interventi di Bolle e dei suoi partner.

Invece... i presentatori. Pannofino e Ranieri (per  la quale non si è capito perchè non le hanno fatto indossare un abito diverso), con un inutile siparietto iniziale - roba nuovissima per un pubblico deficiente ( ah, se la signora Ciampi avesse voluto parlare!). Chi sei tu, e che ci fai, non sai chi sono io, via ... presento io... lasciando a Pannofino il compito di raccontare, fuori campo, cose astruse che cozzavano con la tinta popolare e l'intento divulgativo che si voleva dare alla serata di danza, per farla entrare nelle case degli italiani da una porta grande come Rai 1.

I  numeri di danza di Bolle sarebbero certamente bastati, con qualche breve essenziale raccordo. E sono, di fatto, bastati. Passi l'accoppiata con altri artisti che avevano un ruolo subalterno e funzionale, alcuni dei quali però il demiurgo Ballandi  (ma la Rai non è capace di fare da sola uno spettacolo di danza?) ha voluto per forza portare in video senza che ce fosse una vera ragione (come Cortellesi e Ramazzotti, bravissime, ma che hanno approfittato per  reclamizzare il loro film in  uscita; Elio delle Storie tese che poteva benissimo starsene a casa, assai meglio 'Bollani che suona per 'Bolle che balla'  o Jovanotti, 50 anni, che  spinge Bolle a ballare con lui). Mentre  c'azzeccava il siparietto con la finta e vera Fracci e la successiva 'impresa' con Bolle.
 E poi, quei venti minuti circa  d'inizio trasmissione a  elencare le 'posizioni' della danza, fatte, rifatte e insistite da Pannofino e realizzate da Bolle, sinceramente troppi.  Ci stava anche il ballo a fine trasmissione, di Bolle con la Ranieri, finalmente ben vestita.
 Ballandi ed i suoi si son ben guardati dal puntare sul balletto classico, quello che - a detta dei numeri - fa riempire i teatri italiani. Hanno fatto bene, hanno fatto male, non sappiamo. Forse hanno pensato che la danza moderna ed il ballo avrebbero attirato più pubblico. E forse potrebbero aver ben ragionato.

lunedì 3 ottobre 2016

Arena Lirica spa a Verona. Con l'intimo di Calzedonia. A Parma uno spettacolo da 'mille e un Euro'

Veronesi, patron di Calzedonia-Intimissimi e Manni, dell'omonima azienda veronese, sono - sarebbero - pronti a partire con il progetto di privatizzare la gestione dell'Arena (si limiterebbero alla gestione dell'Arena in estate - quella che produce, se ben amministrata, i maggiori guadagni e che potrebbe essere ancor più produttiva, qualora il progetto di coprirla, finanziato proprio dal patron di Calzedonia - dovesse un giorni realizzarsi).

Dunque una società privata che ogni anno (stagione) assume e licenzia, per i tre mesi in cui l'Arena  allestisce gli spettacoli all'aperto, ma che forse potrebbe ospitare, anche in altri mesi dell'anno, altri 'eventi'- li chiamano così, anche quando si tratta di spettacoli lirici o concerti; sono sempre 'eventi', perché una 'replica' ha poco appeal!). In questo secondo caso l'Arena diventerebbe soltanto un luogo che ospita spettacoli - o 'eventi' , secondo il nuovo dizionario trecani e tregatti.
 E tutto il resto dell'anno, e la Fondazione Arena di Verona, quella che fa opera e concerti tutto l'anno al Teatro Filarmonico e che ha orchestra e coro stabili?
 Di quella i due lungimiranti investitori privati non si danno pena, e giacché Fuortes ha già ottenuto che per risanare i conti, venga chiusa proprio in autunno per un paio di mesi ( con risparmio di costi di 2 milioni circa per anno), tale chiusura - pensano i due industriali - si potrebbe estendere a tutto il resto dell'anno, chiudendo la Fondazione, completamente, in favore di 'Arena Lirica spa'.
Per lo Stato, qualora dicono i due industriali veronesi lo Stato decidesse finalmente di farla gestire ai privati, sarebbe un gran risparmio, e si toglierebbe dalle scatole una Fondazione lirica, delle 14 attive.

Tale modello potrebbe poi applicarsi anche ad altre, portando a compimento il progetto che Nastasi, negli anni in cui ha fatto il buono e cattivo tempo al Ministero, ha fortemente  desiderato anzi voluto, ma che non gli è riuscito di realizzare.  Ma non è detto che il suo fedelissimo scudiero Franceschini 'mezzo disastro' non ci riesca.
 E, infatti la legge che si sta discutendo, in previsione della quale l'ANFOLS ha chiesto al Ministro di essere ascoltata, prevederebbe che  le Fondazioni che entro il 31 dicembre del 2018 non hanno i conti in ordine, vengano declassate da Fondazioni a 'Teatri lirici'. Che vorrebbe dire, meno finanziamenti e molto altro ancora.

Qualche nostro collega che si intende particolarmente di cose economiche ha  specificato che potrebbero essere declassati a 'teatri di tradizione',  ad enti cioè sempre finanziati dallo Stato, che ospitano di tutto nelle loro stagioni e soprattutto che non hanno 'masse' artistiche - come volgarmente si definiscono in Italia orchestra e coro delle Fondazioni' - stabili.
Ci sembra di risentire l'eco della 'pazza idea' di Fuortes a Roma, quando. d'accordo con Nastasi - sempre lui, il mostro in agguato - voleva 'esternalizzare' orchestra e coro, per risolvere i problemi del teatro dell'Opera di Roma di cui era stato nominato commissario dal ministro 'facente funzione' (Nastasi) ' come accade in tanti teatri nel mondo' - dichiarazione di uno sprovveduto  alla quale avevano replicato proprio i sovrintendenti di grandi teatri d'Europa, dando a Fuortes dell'incompetente oltre che del folle.
 Insomma i teatri sarebbero dei carrozzoni da smobilitare, però Nastasi non ci ha mai spiegato perchè in uno di questi, benchè carrozzone, Napoli, aveva fatto sorgere ex novo un Museo, dove ha trovato lavoro per sua moglie.

Ciò che gli imprenditori veronesi non hanno spiegato è cosa farebbero il giorno in cui si rompessero di  organizzare l'opera in Arena. Non è come nell'idustria dell'intimo, dove ,passato di moda un modello di reggiseni e mutandine, se ne fa un altro, senza una grande fatica. Con l' Arena che si fa? ci direbbero soltanto: basta, ora vogliamo pensare ad altro? oppure vi porterebbero spettacoli di circo,  gare di ogni genere, sfilate di intimo e costumi da bagno - il settore nel quale Calzedonia viaggia a vele spiegate?
 La storia dell'Arena, il vanto dell'opera italiana, le ricadute economiche sulla città a seguito ed in ragione degli spettacoli lirici (non sui conti bancari di Calzedonia- Intimissimi) ecc... che fine farebbero? Veronesi e Manni lo spieghino.

E il Ministro spieghi, dal canto suo, che fa una 'fondazione lirica' quando viene declassata a 'teatro lirico' ( con lo stesso meccanismo dei teatri di prosa ma con la grandissima differenza che i teatri di prosa non hanno orchestra e coro stabili)? Licenzia tutti i professori d'orchestra e del coro? E di tutti i dipendenti tecnici e amministrativi che se ne fa, non avendo più un'attività che li giustifichi e  soprattutto nè orchestra nè coro?
 Il Ministro che vuole ricostruire la platea del Colosseo per ospitarvi ogni genere di spettacolo si renderà responsabile di tale atto barbarico distruttivo della grande tradizione operistica italiana, che il mondo intero ci invidia - è proprio il caso di dirlo?
 E poi, se un 'teatro lirico' raddrizza le sue gambe può aspirare nuovamente a far parte delle Fondazioni, dalle quali era stato espulso per cattiva amministrazione? E allora che fa? Riassume orchestrali e coristi, magari in numero decisamente inferiore, come anche gli amministrativi? E se poi dovesse nuovamente ricadere nel vizio di non far quadrare i conti? Di  nuovo fuori?

Non sarebbe più saggio - sempre che tale virtù venga ancora coltivata nelle stanze del potere - mettere  come amministratori e direttori artistici nei teatri persone competenti e responsabili con incarichi a tempo, dicendo da subito loro che se i conti non tornano, se non riescono cioè a farli quadrare con i soldi pubblici e privati, pagano di persona?
 Questo sarebbe veramente una mossa saggia dello Stato - altro che privatizzazione! - che invece tende sempre a dare tali incarichi come premio per i servizi resi al potere da questo o quel funzionario.

In questi giorni l'amministrazione Pizzarotti ha deciso, nel corso dell'annuale 'Festival Verdi' di Parma', di ospitare  nel celebre Teatro Farnese - una meraviglia che toglie il respiro ancora oggi! - alcune recite della 'Giovanna d'Arco', affidandone la realizzazione ad un noto regista cinematografico ( Greenaway, in coppia con la sua signora). Ma sembra che - tanto per restare in tema di buona amministrazione - lo spettacolo che si avvale soprattutto di luci e proiezioni, e di costumi che si possono comprare anche ai grandi magazzini, sia costato - secondo fonti giornalistiche sempre molto informate, come il blog di Luigi Boschi - intorno ai 500.000 Euro. Una enormità.
Quanto sarebbe costato se avesse dovuto -ma non al Farnese - prevedere anche scene? E quanto frutterà, in termini di biglietti venduti, quello spettacolo fortemente voluto, oltre che da Pizzarotti, dai nuovi vertici del Regio di Parma, per le cui nomine Pizzarotti si beccò una denuncia per irregolarità amministrative, dalla quale proprio nei giorni scorsi è stato del tutto scagionato?

mercoledì 24 febbraio 2016

L'Orchestra Mozart RISUONA. Per volontà e donazioni di molti. E il mondo della musica che fa? E Franceschini dove si nasconde?

Chissà che non si avveri  la rinascita dell'Orchestra Mozart, inventata e diretta per anni da Claudio Abbado,  e chiusa - 'momentaneamente, si disse allora - alla viglia dell'acutizzarsi della malattia che lo condusse alla morte a gennaio del 2014.
 Tutti si dissero allora che quell'Orchestra - un vero gioiello -  non poteva morire con il direttore. E promisero anche che, in qualche modo, sarebbe risorta. Ed invece sono trascorsi ormai due anni senza che nulla in tal senso sia accaduto. E l'Orchestra che, unica al mondo, faceva suonare insieme solisti strepitosi e giovani dotatissimi, si è dovuta arrendere al destino ed all'indifferenza  che ne hanno decretato la chiusura.
Fino a ieri, perchè da oggi - ci informa il 'Corriere', con una articolo di Giuseppina Manin - c'è un progetto concreto, gestito da Ginger, società di crowdfunding ( in parole povere, un progetto di azionariato diffuso, per entrare nel quale  ogni donazione di qualunque entità è la benvenuta: fino a questo momento sono stati donati 8.000 Euro circa, da poco più di un centinaio di donatori. Il traguardo è ancora lontanissimo, ma l'inizio è promettente ed entusiasta), al quale partecipa come capofila la Accademia Filarmonica di Bologna, guidata da Loris Azzaroni, che organizza ed ospita le attività di formazione ed anche qualche concerto della Orchestra.
Sulla cui culla non vigila più Alessandra Abbado, figlia del maestro esempre al suo fianco, in veste manageriale, dai tempi della direzione dei Berliner, di Ferrara Musica (con Mauro Meli), e poi alla Mozart . Come mai, si è spento, con la morte del padre, il sacro fuoco che bruciava nel suo petto e che la spingeva a lavorare nella musica? A proposito che belle facce quelle delle giovani che costituiscono lo staff che lavora alla nascita dell'orchestra che fu di Abbado.
 Adesso, dandosi delle regole precise nel settore economico - un rimborso spese uguale per tutti, per abbattere le spese, e dunque nessun cachet- si vuole ad ogni costo far rinascere l'orchestra. C'è già un mini calendario di concerti  nei quali, dopo la rinascita, alcuni musicisti di gran fama, si sono offerti di suonare, facendo  da amorevoli levatrici al  nuovo parto, che arriva dopo il doloroso distacco da Abbado.
 In questo bel progetto risalta, come nota stonata, l'assenza totale del ministero di Franceschini, quello della ricopertura della platea del Colosseo - sulla quale speriamo che almeno si esibisca lui: sarebbe  la vera novità  che giustificherebbe l'interesse eccessivo mostrato dal ministro per il progetto che costa alcuni milioni di Euro. Potremmo aggiungere a questa inutile enorme spesa da parte di un ministro che va  ogni giorno gridando in giro che la musica è ciò per cui l'Italia è conosciuta nel mondo, una seconda idiozia anche storica - ha ragione, lo è anche per le orchestra che chiudono, nella totale indifferenza anche sua!- ventilata  e caldeggiata dal sindaco di Verona, Tosi, che ha ottenuto una notevole somma, per formulare il progetto di fattibilità della copertura dell'Arena, da 'Calzedonia'.
Si vuole rifare il Colosseo - magari anche Franceschini penserà in un secondo momento alla sua copertura - coprire l'Arena di Verona per ospitarvi spettacoli di ogni genere anche d'inverno  oltre che d'estate, a dispetto della pioggia, e poi  si resta insensibili ed impermeabili alla chiusura di un'orchestra che si era segnalata per la sua grande qualità  oltre che per la atipicità ( grandi solisti e giovani promettenti ).
 Il prossimo 9 marzo un film sull'orchestra, realizzato nel 2104 dalla coppia Failoni/Merini, verrà proiettato alla Philharmonie di Berlino, segnando l'avvio ufficiale della raccolta fondi per far 'RISUONARE la MOZART'.
 Ma sarebbe il caso che tutti i musicisti che contano, che hanno conosciuto e lavorato con Abbado, di cui si sono professati amici( veri? occasionali?presunti? di comodo? amici/nemici?)  e che in tante occasioni dicono di avere a cuore il futuro dei giovani musicisti passassero dalle parole ai fatti; e cioè che solisti e direttori ( soprattutto direttori indispensabili alla rinascita, e pensiamo a  Muti, Pappano, Mehta e Barenboim ed altri) suonassero, cantassero o dirigessero un concerto della Mozart per riavviarla, più bella di prima. Fatti, non bastano più solo le parole.
(www.orchestramozart.com)